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Full text of "Litterae quadrimestres ex universis, praeter Indiam et Brasiliam, locis"

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LITTERAE QUA DBIIf ESTRES 

EX ÜNIVERSIS 

PRAETER INDIAM ET BRASILIAM 

LOCIS 

IN QDIBUS ALIQUI DE SOCIETATE JESU VERSABANTUR 

ROMA M MISS A E 



TOMUS PRIMUS 




MATRITI 

EXCUDEBAT AUGUSTINUS AVRIAL 
via S. Bernardi , 92 
1894 

BOSTON COLLEGE LIBRARY 
GHESTKUT BILL, MASS, 



AD LECTOREM 



Anno 1540 , quo per diversa Italiae loca , ad vineam Domini 
excolendam, dispersi, sunt Societatis eo tempore nascentis 
Patres, hoc eis inter alia a Superiore suo Ignatio injunctum 
est , ut Romam singulis hebdomadibus litteras mitterent, in qui- 
bus quid per eos Dominus gereret, breviter sed dilucide enar- 
rarent (Vide Cartas y otros escritos del B. Padre Pedro Fa- 
bro , passim). Veruni aucto Sociorum numero, qui non per 
Italiae solum, sed etiam Germaniae, Flandriae, Galliae, Hispa- 
niae, Portugalliae , Siciliae, immo et Africae et Indiae loca, 
dispertiti erant, difficile admodum pluribus fuit tam crebras 
scribere litteras easque Romam statuto tempore mittere ; quare 
prius praeceptum tempera vit Ignatius , jubens omnes , qui pro- 
vinciarum vel collegiorum, vel congregationum quarumcumque 
Societatis, quae duorum numerum excederet, Praepositos vel 
Rectores, vel quocumque nomine Superiores, eos quidem, qui in 
Italia vel Sicilia, singulis hebdomadis, eos vero, qui in Germa- 
nia , Flandria, Gallia, Hispânia ac Portugallia, singulis mensi- 
bus , eos autem qui in remotissimis Indiae regionibus versaban- 
tur , singulis annis per se vel alios , Romam ad Praepositum Ge- 
neralem scribere, et ad litteras transmittendas convenientem 
curam adhibere ( Cartas de San Ignacio , t. n, pp. 207 et 423); 
et ne hoc onus scribendi grave nimis Superioribus redderetur, 
statuii (a. 1546) ut sive per se sive per alios, quibus hanc ipsi 
provinciam tribuerent, quidquid ad aedi/i cationem facer et non 
singulis aut hebdomadibus aut mensibus scriberent, sed in 



6 Ad Lectorem 

litteris congererent , quas quarto quoque mense , scilicet , Ja- 
nuário, Majo et Septembri, Romam mitterent. De quibus lit- 
teris , quomodo conficiendae et etiam de tutiori certiorique via 
quaerenda ad eas Romam transmittendas , longam, ex com- 
missione Ignatii, ad omnes Societatis domos misit Polancus 
epistolam seu Instructionem 27 Julii anno 1547 datam, cujus 
capita praecipua, ut lex forent, quae Societatem universam 
obstringeret , in Constituí io num parte Vili, c. i, § 9 et deci. N. 
inserta postea ab ipso Ignatio fuere. 

Has igitur litteras, quotquot in tabulariis tum nostris tum 
alienis reperimus, hic tibi, lector benevole, offerimus, ut iis 
Polanci, Orlandini, Rivadeneirae et aliorum historias confir- 
mare, elucidare et etiam quandoque emendare valeas. (Vide 
paragraphum ultimam Praefationis in Historia Societatis 
Jesu a P. Polanco scripta, voi. i, pag. 8.) Eas juxta id quod, 
antequam haec Monumenta edere inceperimus, tibi polliciti 
sumus , ea lingua et orthographia , qua primi earum auctores 
usi sunt, haud immutata, nisi ubi error evidens est, transcri- 
bemus. Quarumdam tamen latinam versionem, quam nacti 
sumus, ipso Polanco aut dirigente aut emendante confectam, 
etiam subjiciemus. 

Tandem, si forte unum alterumve ex his monumentis repe- 
reris, quod in libro aliquo tibi cognito sed nobis ignoto editum 
jam fuerit, ne nobis succenseas; non enim omnes videre nobis 
licuit libros de rebus Societatis editos , et gratius quid tibi fa- 
cturos existimavimus , si in hac re abundare potius quam defi- 
cere mallemus. 



A. M. D. G. 



I 



P. Hieronymus Domenech. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Bononia, 24 Julii 1546 l . 



Copia de carta del P. Gerónimo Domenech, de Bolonia a 24 de Julio 1546. a S. Ignacio; 
da cuenta del gran fructo que hacia en aquella ciudad con sus sermones en italiano 
y la frequência de sacramentos , y que di<5 los exercícios a cuatro señoras 2 . 



La summa gratia et Amor de Christo N. S. sia sempre in 
nostro continuo favor et ajutto. Quello che per altre ho pro- 
messo a V. a R. a di fare, cioè in particular avisarla d'il frutto 
ch'I Sig. re Iddio qui si degna far, non havendo potuto questa 
settimana passata per alcune indispositioni che ho havuto, sera 
adesso, piacendo al Sig. re , con tutta quella brevità et simplicità 
che mi serà possibile, a laude et gloria d'il Sig. re , qui omnia in 
omnibus operatur a consolatione d'alcune anime divote, le quali, 
risguardando tutte queste cose con occhio semplice, sono certo 
laudaranno et ringratiaranno il Sig. re Iddio. 

Quando io sono qui giunto, partim per la diligentia grande 
che ha usato il nostro Fran. co de palmio, partim per la predica- 
tione della quadragesima passata di M. re Salmeron, ho trovato 



« Ex transumpto , quod Complutum Roma misit P. Polancus et in voi. i. Historiae 
variae intra Europam , fol. 99 nunc asservatur.— Volumina haec Historiae variae de- 
scripta sat habes in Cartas de San Ignacio, t. i, Introducción. Vide Polanco, Historia 
seu Chronicon Soe. Jesu , t. i, a. 1546, n. 123, pag. 174. 

s Titulus hic appositus est a P. Christophoro de Castro, Collegii Complutensis hi- 
storiographo , qui documenta haec, quae Historiam variam conficiunt , in unum col- 
ligere curavit. 




8 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

che sono stati ridutte, secondo mi dicono, fin'a 200 persone a 
communicarsi ogni prima domenica d'il mese, dove si sono per- 
sone principali et al mio parer di molto buoni spiriti. Queste 
persone si sono ridutte per questa Compag. a del S. mo Sacra- 
mento, quale poco tempo fa è stata publicata per queste bande 
et in ogni parrochia, benché così non si osserva della s. ma com- 
munione come qui in S. ta Lucia. Ultra di questo seranno fin a 
25 o 30 persone , le più di esse nobili , che ogni Domenicha si 
communicano et alcune d'esse due volte la settimana , di modo 
che è una grande edificatione di tutto questo populo in veder 
una tal frequentatione di questi S. mi Sacra. t¡ ; et come si spera, 
andará ogni dì in più aumento. Io dal primo giorno di penthe- 
costes fin hora sempre ho perseverato di predicare tutte le feste 
di Domenica fin a questa Domenica passata, che non potete per 
la detta indispositione ; et per gratia d'il Sig. re Iddio penso non 
sia stato senza frutto di molte persone , secondo ch'io in par- 
ticular ho sentito. L'auditorio è stato sufficiente, più presto 
augmentando sempre che altramente; benché li caldi fossino 
grandi et buona parte di Bologna stia fuora nelle possessioni in 
questi tempi , secondo mi dicono ; et buona parte dell'auditorio 
erano persone principali et nobili della terra , et che alloggia- 
vano ben discosto dalla chiesia. Et così aspetto di seguitar, 
piacendo a Iddio, hora che mi trovo meglio. Il Vescovo, cioè 
Suffraganeo di questo vescovato, voleva ch'io predicassi in 
S. t0 Pietro, ch'è il Duomo di questa città. A queste persone de- 
vote li è parso che seria più utile et expediente in questa chiesa 
di S. ta Lucia. Et così mi ho lassato reggere da loro. Oltra di 
queste prediche continue , il detto Vescovo mi ha pregato ch'io 
volessi predicare in alcuni Monasterii de Monache, che sono 
sotto il suo governo , il che ho fatto , trovandosi presente Sua 
Sig. ria La prima che feci piacque tanto a Sua Sig. ria che mi es- 
sortò non havessi rispetto di far il medesimo in uno altro Mo- 
nasterio, che n'haveva molto bisogno. Così spero di seguitar con 
la gratia del Sig. re et che non serà senza qualche buono frutto. 

Qui m'hanno pregato molto alchune principali donne di 
questa città ch'io li dessi li exercitii , il che non ho potuto ne- 
garli, vedondo il suo sancto et buono desiderio, con la grande 
instantia che m'hanno fatto; et così li do a quatro gentildonne, 
quali con molta humilità mi vengono a ritrovar in S. ta Lucia, 



An. lf>4(i 9 

acciò li habbia di dare le meditationi, benché discosto habitan 1 © 
dalla tal chiesia ; ma vengono con tanta diligentia et sollicitu- 
dine che a me molto mi confondono. Intra l'altre ci è una, la 
quale per sua molta humilità et grande devotione ch'ha a que- 
sti exercitii, stando quasi uno miglio dalla chiesa nostra, non 
haverá animo, senza prima domandarme a mi parer et licentia, 
di venire in cocchio o carretta, come vanno in Roma le gentil- 
donne principali; et se bene in questo li dessi ampia libertà et 
licentia, anzi la exortassi a quello per il grande caldo, cioè, 
che venesse nel detto cocchio, mi pregò ch'havessi per bene 
che solamente alla ritornata andasse in cocchio, parendoli che 
con più divotione venerebbe a pigliar questi S. u exercitii et in 
humiltà; et così l'ha fatto. Questa è già quasi in fin delli exerci- 
tii ; ha fatto la confession general con me ; è ridutta che si con- 
fessi et communichi ogni Domenica et ogni festa; le altre sono 
anchora principianti; spero molto frutto di loro, secondo per li 
segni si vede. 

Per grafia del Sig. re Iddio sono excitati qui tanti buoni desi- 
derii, che fin'adesso che ho havuto questa pocha indispositione, 
sono stato sollicitato di varie persone, chi per confessar, chi 
per consigliar con meco , chi per esser instrutto nella via d'il 
Sig. re , persone che desiderarebbono servir al Sig. re et andare 
innanzi ; di modo che sono stato occupato molto , et penso che 
sia stata la causa della mia infirmità havermi lassato tanto 
occupar il dì; non poteva far di manco per veder quelli desiderii 
tanto ferventi, li quali non poteva lassar discontenti. Certo 
grande dispositione ci è in questa città, se gli fosse altro opera- 
tor ch'io. Qualche volta sono venuto a maravigliarme grande- 
mente della tepidità che è in Roma, vedendo il poco che cogno- 
scono et si serveno delli servi de Dio et instrumenti suoi, che so 
che ivi si sono; et certo non posso non riaverli una grande com- 
passione d'il conto che n'hanno di render al Sig. re Iddio del poco 
conto che ne fanno et il poco che si giovano di tali servi di Dio; 
considerando dalla altra parte che d'uno così vile et inutile in- 
strumento come sono io , tanto conto se ne facia qui et tanto 
pensano aiutarsi et crescere in servitio de Iddio et utilità delle 
anime sue. 

Questi giorni passati venne qui un' huomo, discosto 36 mi- 
glia, a far una confessione general con mi, et conferire altri casi 



10 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



di conscientia , havendo inteso il buono odor della Comp.* Et 
così Jacomo li ha dato li exercitii della prima settimana , et 
penso che presto con assai conoscimento, dolor et contritione 
farà la confessione. 

Adesso sta in li exercitii uno giovine di 22 anni, di buona 
effigie et al mio parer ha molto buono ingegno et judicio; è 
bene provecto in littere humane ; il quale questi giorni passati 
fece una oratione publica in laude del Bocca di ferro, eh' era 
uno Doctore in philosophia, che morse sera uno anno '; la quale 
oratione, secondo intendo, piacque molto; fù in presentía di 
molti Doctori et scolari. Studiava adesso nelle arti. Ha fatto 
già la confession general, et secondo vedo li suoi andamenti, 
penso che d'il tutto rinuntiarà al mondo et che pigliarà stato di 
perfettione. Pregate il Sig. re Iddio per lui, acciò piglia quello sia 
più il suo sancto servitio. E certo uno giovine , il quale il 
Sig. re Iddio ha dottato de grandi doni et gratie, et spero che 
non poco se servirà di lui; è anchora quanto al mondo di buona 
parte. 

Da Pistoia è venuto uno per parte d'il Vescovo pregandomi 
molto s' io potessi transferirme fin là, dicendomi che Sua 
Sig. ria ha voluntà di far una scola de preti, et che vorrebbe che 
fosseno della Compag. a Io mi sono scusato con la obedientia; 
penso che per altra via procuraranno di scriver a V. R. a per 
alcuno della Compag. a De Parma anchora sono sollicitato, et 
così da alcuni luochi della Romagna , che volessi visitarli per 
alcuno tempo, et predicarli; et particularmente di Ferrara per 
alcuni particulari bisogni che ci sono. Io con la medesima scusa 
mi sono scusato con tutti. 

Questi giorni passati , perche fui molto pregato dal padre di 
Jacomo 2 che lo lassasse andar a visitar li suoi , si partirno lui 
e Ludovico 3 , et così sono stati là alcuni giorni, et, secondo ho 
intesso, è stato con frutto; perche 1' hanno fatto predicar cinque 
o sei volte , d'il che sono stati molto satisfatti et commossi. Di 
modo che messis ubique multa, operarti autem pauci. 

1 Ludovicus Boccadiferro, obiit Bononiae, 3 Maii 1545. 

2 Nullibi adhuc hunc invenimus appellatimi nisi tantum Jacobum. 

5 Hunc opinamur fuisse Ludovicum de Coudreto, vel Codreto, de quo nullibi adhuc 
invenimus quando Societatem est amplexus; constat tamen certo in ea fuisse non 
multo post fratrem suum, Annibalem, qui hoc anno Bononiae ingressus est. Vide Po- 
lanco, 1. supra c. 



An. 1546 



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Non dirò per questa altro havendomi steso più di quello mi 
pensava. Solo mi resta che desidero molto che le nostre humili 
raccomandationi siano date alla Tll. e Sig. ra Donna Leonor 1 et 
alla S. ra Donna Isabella s con tutto il resto della casa sua, quali 
tutti habbiamo specialmente in memoria nelle nostre povere 
orationi. Al Sig. re Doctor Iñigo Lopez s , et Doctor Torres 4 , et 
alla Sig. ra Isabella Roser, con tutte le altre sue sorelle, et quelle 
che ha in governo particularmente, ci raccomandiamo, acciò 
che in le sue orationi ci habbino a memoria 5 . Non altro. 

Di Bologna, il 24 di Julio, 1546. 

Dell' obedientíssimo figliuolo di V. R. in Christo Nostro 
Signore. 

Jo. 6 Hieronymo Domenech, prete indegno. 



' Eleonora de Osorio, uxor Joannis de Vega, Caesarei in romana curia oratoris. 
2 Elisabeth seu Isabella de Vega, Joannis de Vega filia. 

r > Doctor medicus, de familia Joannis de Vega, Ignatii amicus, et Societatis Romae 
Neapoli et in Sicilia fautor. 

•* Doctor Michael de Torres , qui hoc ipso anno Societati nomen dederat Romae. 
5 Elisabeth Roser, Barcinonensis matrona, quae Romae hoc tempore, cum tribus 
aliis matronis, sub Ignatii obedientia erat. 
fi Joasnes. 



J 



1 2 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



II 



P. Hieronymus Domenech 
Patri Ignatio de Loyola, 
Bononia, 24 Julii 1546 *. 

t 

R. d0 in Christo Padre. 

Lo que me ocurre de escribir á V. R. particularmente es 
esto. P.°, cómo el mancebo que hace los ejercicios es el her- 
mano de Maestro Francisco de Palmio 2 ; está ya á la fin de ellos 
y con determinación etc. de ser de la Compañía. Tiene á mi jui- 
cio muchas buenas partes para ser de la Compañía, y á mi pa- 
recer no es mancebo ligero y mudable como su hermano se ha 
mostrado en Roma. En fin, para que con una palabra concluya, 
días ha que yo en casa no he visto mancebo que á este se pueda 
comparar. 

Maestro Laynez me acuerdo que en Parma puso una gran 
diligencia para ganar este mancebo , y no pudo , aunque muy 
mucho lo desease. Espero en el Señor que quedará Maestro Pe- 
dro Codacio muy satisfecho de él 5 . Ahora será menester que 
V. R. me avise lo que tengo de hacer de él. Él querría ir para 
este Agosto á Roma y huir muchos inconvenientes é impedi- 
mentos, que aquí tiene: todavía él hará lo que V. R. ordenare 



1 Ex autographo manu ipsius Patris Hieronymi exarato in folio duplici , cui in ve- 
teri Archivii ordine obtigerant numeri 180 et 181. 

Non sunt stricto sensu quadrìmeslres ; sed cum praecedentibus quadrimestribus 
missae sunt easque explicant, ac proinde opportuniorem hoc locum, ut edantur, haud 
facile invenire possunt. Idem intellige de aliis , licet paucis, quas in hanc quadrime- 
strium seriem inseremus. 

2 Et vocabatur Benedictus Palmius. 

r> Pater Petrus Codacius domus romanae temporalia curabat , seu officium in ea 
Procuratoris exercebat. 



A.\. 1540 



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de él. Estando yo aquí, pienso que podrá estar: partiéndome, á 
mi parecer, no cumple dejarle aquí. Cuando yo aquí allegué, 
este mancebo me ha detenido que yo haya disimulado con Maes- 
tro Francisco de Palmio, esperando que viniese á estos térmi- 
nos primero, antes que otra cosa se siguiese. Ahora yo iré más 
libremente, y en esto le diré todo lo que pasa, para que V. R. me 
diga su parecer y lo que tengo de hacer. 

V. R. sepa que yo, después que aquí soy, siempre he disimu- 
lado con él 1 y mostrado que lo tenía por uno que quiere ser de la 
Compañía después de sus estudios; y él á mí no me ha signifi- 
cado el contrario. Lo que yo siento de él y puedo juzgar es esto. 
El dicho Maestro Francisco es á mi parecer un buen mancebo, 
que tiene una muy buena voluntad y deseo de servir al Señor: 
más, tiene á mi parecer, grandísima afección á la Compañía y 
á cualquiera cosa de ella; y todo su deseo sería si pudiese ha- 
cernos aquí hacer algún colegio. A mí particularmente me ha 
mostrado siempre una gran afección y acatamiento; en todo re- 
giéndose por lo que 3-0 le he dicho; y á mi parecer, si yo pusiese 
una poca de diligencia , pienso que con la ayuda del Señor , de 
nuevo, aunque no hubiese hecho determinación de ser de la 
Compañía, la haría, v mucho más confirmar lo que ha hecho. 
Mas como he dicho, en esta parte no he querido tentar cosa al- 
guna sin primero ganar á su hermano. Ahora , si le parece á 
V. R. que haya de aclarirme de esto -, lo haré; mas le diré á 
V. R., que el dicho Maestro D. Francisco á mi parecer y aun 
de su hermano, que está ahora en ejercicios, no es para estu- 
diar. Bien que él es buen gramático; mas para ir adelante, no 
creo que sería. Tiene por otra parte una habilidad y gracia, que 
el Señor le ha dado, para regir una Cura 3 como esta de Santa 
Lucía, que parece que nació para ello. Y cierto , en esta parte 
Dios ha obrado mucho por él, y pienso que es para mucho ser- 
vir al Señor; quien le quitase de una Cura como esta sería per- 
dido 4 , digo, que no podría vivir, y en esto él toma gran ánimo 
y parece que Dios mucho le ayuda. Más, tiene otra habilidad, 

1 Scilicet cum Francisco Palmio. 

4 Aclarirme, ex italico chiarirmi , me ostendere , quid in animo menteque habeam 
aperte profiteri. 

3 Paroecia, seu ecclesia, cui animarum cura adnexa est. 

* Sensus est : si ah hoc aut simili muñere Franciscus removeretur, animo caderci, 
periret. 



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LlTTERAE QUADRIMESTRES 



que para procurar limosnas y hablar con uno y con otro es se- 
mejante á Maestro Pedro Codacio, y todo con tanta diligencia 
y voluntad, que cierto á mí me edifica mucho. Yo pienso que de 
éste la Compañía se podrá servir y que estará á obediencia 
como de un coadjutor de ella ; y ansí conservándolo por ahora, 
pienso se ganará más que otramente *. Con el tiempo suce- 
diendo otro, se podrá tomar otro parecer. V. R. en esto, si otra 
cosa siente, me lo escriba, que tanto se hará como mandare. 

Madonna Violante 2 y D. Francisco siempre son estados muy 
afectados á esta Santa Lucía para que aquí se fundase el cole- 
gio; y á mi parecer, y aun de muchos otros amigos nuestros, no 
es cosa que convenga, por ser el lugar muy angosto, y más, 
cura de ánimas, y después el mucho trabajo que hay de poderla 
haber. Yo no he amostrado muy apertamente esto á ellos, es á 
saber, no convenir la tal iglesia; mas, habiendo alguna espe- 
ranza de otra cosa mejor, pienso de aclarirlos. Lo que ahora se 
ofrece es una iglesia sin cura de ánimas con un gran huerto, la 
cual tienen ciertos religiosos, que se dicen de San Juan in Bo- 
scho, los cuales tienen el monasterio fuera de la puerta, y den- 
tro de la ciudad tienen una gran casa , de modo que de la igle- 
sia no se sirven, que está en otro lugar; y las casas que tienen 
junto á la iglesia me han dicho que las tienen alquiladas á cier- 
tas cortesanas; de modo que me dan esperanza que este lugar 
se podría haber; y es cerca de las escuelas, y lugar que mucho 
se podría dilatar. 

Ultra de este lugar, he entendido cómo el Cardenal de Hi- 
brea, que quondam era Legado en esta tierra 3 , principió aquí 
un colegio, para el cual mercó un gran sitio de tierra, y según 
me dicen, quería hacer renta para doce estudiantes, y en esto 
murió. He entendido que un sobrino suyo, el cual es Obispo, y 
pienso que está en Roma , tiene á cargo de llevar adelante esta 
obra. Si Maestro Pedro Codacio pudiese hacer algún buen oficio, 
esto sería cosa que mucho nos convendría, porque la casa es ya 
hecha, y el sitio muy grande y en muy buen lugar. 



1 Otramente, aliter, secus, ex italico altramente, altrimenti. 
* Madonna Violante Gozzadini. 

' Bonifacius Ferrerius, patria Vercellensis, Episcopus Ipporegiensis seu Epore- 
diensis (Ivrea), a Leone X creatus Cardinalis anno 1517. De ejus nepote, etiam Epi- 
scopo, certi nihil affirmare valemus. 



An. 1546 



15 



V. R. lo comunique con Maestro Pedro y me haga escribir 
lo que en ello se hiciere. 

El Gobernador de esta tierra, el cual es ahora Vicelegado, 
es. piacentino, tío de Maestro Juan Francisco, que ha venido 
ahora de París; esnos muy afecto '. Ha dado facultad al dicho 
Maestro Juan Francisco, que dentro de tres fiestas ó domingos 
pueda recibir todos los órdenes, pues tenemos la licencia de 
V. R. Luego, placiendo al Señor, recibirá los sacros órdenes, 
porque el sufragáneo, también muy afectado á nosotros, se ha 
ofrecido de muy buena gana de este domingo á ocho días darle 
los primeros órdenes, del que espero que el Señor será servido, 
por el mucho que hay que hacer en el confesar, que no pode- 
mos suplir nosotros. Y me ha parescido que para nuestro pro- 
pósito cumplía más que aquí nos ayudase uno como Maestro 
Juan Francisco, que otro que no conociésemos ó que no fuese 
de los nuestros. 

Yo pensaba este domingo de predicar, y según ha parescido 
á otros, no lo haré por no teñir aún cumplida sanidad. Creo 
que cada día tenga alguna poca de calentura según me siento, 
bien que por gracia del Señor muy mejor de lo que ántes me 
sentía. 

Jacobo y Ludovico a por gracia de N. Señor, á mi parescer, 
van bien y son obedientes. A ellos y á mí por amor de Dios que 
particularmente nos tenga por encomendados. 

Ciertas cosas de harta importancia dejé á cargo á Maestro 
Francisco para negociar por mí. No puedo haber respuesta de 
ello, si ha hecho algo, ni aun saber de él si es vivo ó muerto. 
V. R. por amor de Dios mande á Maestro Bartolomé 5 que sobre 
ello me escriba algo ; que yo no oso escribir á la tierra por la 
vergüenza que tengo de no haber cumplido con lo que tantas 
veces les tengo offerescido , y aun de parte de V. R. y á mi pa- 
rescer compliría mucho que les scriviesse. 

Por esta no tengo que escribir otra cosa á V. R. en particu- 
lar, y esta he scrito porque Maestro Bartolomé me ha scrito 



« Bononiae Gubernator et Vicelegatus erat hoc tempore Camillus Mentovato, seu, 
ut scribit Gams, Mentuati, Satriani-Campagnae Episcopus. 
- Vide supra, pag. 10. 

5 Bartholomaeus Ferron, seu Ferrão, lusitanus, qui a litteris erat Ignatio et Po- 
lanco. 



16 LlTTERAE QUA DK Di ESTRES 

que á V. R. le place que escriba en particular y largo de lo que 
passa por acá, y por esto he scrito lo sobredicho. Jesús sea con 
todos. 

De Bologna, 1546 l . 

Su indigno hijo et siervo en el Señor Nuestro, 

Jo. Hieronymo Domenech , presbyter indignus. 



Cuando Maestro Bartolomé scrive la carta principal, si á 
V. R. le paresce que siempre hiziesse alguna mention de ma- 
donna Violante y de D. Francisco, pienso sería bueno. 

Madonna Violante tiene un hermano, el cual se llama el ca- 
valer Casal ; es uno de los quaranta 2 y persona que mucho puede 
y que nos tiene una grandíssima affection. V. R. lo tendrá por 
encomendado, porque es mucho benemérito nuestro y spero 
que nos ha mucho de affavorescer y ayudar en nuestras cosas 
como siempre lo ha echo. 

Siiperscriptw=-f Domino Ignatio Solí. 



Alia manu : De Mgro. Hier. mo , de Bolonia, 1546 "'. 



* Sic, die non designato. Sed ex contextu patet eodem ac praecedentcs litteras die 
missas fuisse. 

2 Bononiae supremum civitatis consilium seu senatus dicebatur dei quadraginta. 
Vide Polanco, Hisf. Soc. Jes , t. ir, pag. 58. 

3 Totam hanc epistolam linea circumducta conclusit Polancus et in margine scri- 
psit: en el secreto; quod significai transcribendam a librariis fuisse in ea Regesti parte, 
quae non omnibus patere debebat, utpote ea continens, quae ad intimiorem de quibus- 
dam sociis notitiam spectabant. Dein sequentia suis in margine locis scripsit: de be- 
nedillo = de mro. frañ.co palmio = del lugar de sta. lucia = el coli." de ybrea. 



Ax. 1546 



17 



III 



P. Franciscus Enriquez. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Conimbrica, 23 Novembris, 1546 

Copia de una larga Carta del P. Franzo Henrriquez con data en Coimbra a 23 de 
Nov. e 1546. a S. Ignacio dando particular quenta del fructo que el P. sancta cruz y 
otros de la Compañía hacian en Portugal. Hay cosas particulares , mas no da lugar 
el margen de notarlas; es digna de leerla toda por consuelo i maior gloria de Dios *. 

f 

JESUS 

La gracia y amor de Jesuchristo nuestro Señor sea siempre 
en nuestras ánimas. Amen. 

Son tantas y tan continuas las ocupaciones y negocios, que el 
padre Sancta Cruz 3 tiene, á que de necessidad él ha de acudir, 
que esta pequenha de aora escrevir algunas nuevas de lo que 
acá en estas partes ha sobcedido, fué necessario darla á otro. 
Y ya que nuestro S. or me quiso hazer merced que á my cupiesse 
la suerte, V. R. por la charidad, la qual principalmente no 
quiere contentamiento particular, sintiendo lo que yo de aquesto 
recibo, passe por las faltas que en esta viere. 

Los días passados estando aquí el padre Maestro Simon 4 , 
veniéndonos a vesitar como él suele todas las veces que para 

* Ex Historia varia, t. i, fol. 101-104. Scripta est hispanice; saepe tamen sensus 
obscurus erit, cui lusitana lingua non sil nota. 

2 Titulus additus manu propria a P. Christophoro de Castro. 

3 P. Martinus de Santacruz , Conimbricensis Collegii Rector. Ejus cognomen híc et 
alibi saepissime scriptum est Sancta f. 

* P. Simon Rodericius seu Rodriguez, Societatis in Portugallia Provincialis. 

T. I. 2 



18 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



eso tiene lugar, parecióle bien que el P. Francisco d'Estrada 
fuesse á exercitar su vocación de aquí hasta Santiago de Gali- 
cia, posando en ospitales, pediendo limosna, predicando, con- 
fessando y haziendo todo lo que el nuestro instituto pretende: 
y con él otro padre para confessar. 

Y partidos de aquí, el primer logar en que asentó de absolu- 
tamente poner en obra lo á que yva, fué la ciudad del puerto \ 
que está deziocho legoas desta, onde el Obispo 2 los recebió con 
mucha charidad , offereciéndoles casas en que posasen y todo 
lo necessario con tanta ymportunacion que no pudieron escu- 
sarse de aceptar lo que les era menester para su comida, lo 
qual les mandó dar cada dia todo el tiempo que ahy estuvieron. 
De su llegada á un dia hizo el primer sermón, dia de la apari- 
ción de Sancto Michael , en un campo frente una yglesia suya, 
á do fuera procision con la mayor parte de la gente de aquel 
pueblo. Plúgoles tanto la predicación y quedaron della tan mo- 
vidos y deseosos de más , que á todas las que de ally adelante 
hyzo, siendo muchos dias tres y quatro, sin algunas pláticas 
particulares , que hazia a religiosos , el menor auditorio que 
dizen tener fué el de tres mil personas é de aquy per á cima 
subió á gran número. Estuvo en la misma ciudad obra de dos 
meses , teniendo continuamente muchas ocupaciones de servi- 
cio de nuestro Señor, fructificando mucho, reformándose mones- 
terios d» monjas y flaires , los quales claramente dezian sentir 
en sí otra manera de ánimos y nuevos deseos de aprovechar, 
vesitando muchas vezes los Padres con gran devoción, traba- 
jando por todos los medios que les era posible de comunicarlos. 
De los canónigos, clérigos, y seculares assy casados como sol- 
teros, hombres y mugeres, grandes y pequeños, pobres y ricos, 
de todo estado y calidad , con grandes fervores y propósitos de 
tomar manera de vida más propinca al servicio de nuestro Se- 
ñor, se y van á poner en las manos del Padre , unos yndiferen- 
tes, queriendo estar para lo que él les escogiesse y aconsejasse 
que hiziessen ; otros ya determinados de tomar religión , como 
luego tomaron y parte dellos están en este colegio. De los qua- 
les es hun mancebito, canónigo de allí, que hizo una gran mu- 



1 Oporto. 

- Is erat Fr. Balthasar Limpo de Moura, O. Carm. 



An. 1546 



tacion '; que en dándole nuestro S. or deseos de servirle, dexó la 
calosía 2 y otro beneficio que tenia y sus parientes , que toda 
confianza avian puesto en él, y partiósse con un mozo para 
aquí, y sabiéndolo el padre, manda dos ó tres otros en pos dél, 
y alcanzándole siete ó ocho legoas de la ciudad , por fuerza lo 
tornaron. Passando por cerca del ospitai, dixo á los que con él 
y van que lo esperasen á la puerta, que queria ir tomar una 
loba r> , que allí avia dexado; y ansí se acogió á una casa, do los 
padres posavan; y como se allá vido, mandólos espedir diziendo 
que no avia de salir de allí. Donde su padre y tios , que son de 
los principales de la tierra, tanto que lo supieron, venieron 
y muchos otros, amonestándole que- se tornasse pera casa, 
queriéndole persuadir per muchos modos , hasta le dezir que el 
quarto mandamiento era obedecer á su padre y madre, la qual 
por su partida estava muy desconsolada y casi para perder el 
seso. No aprovechó nada; mas ántes respondió que el primer 
mandamiento era amar a Dios y que á El determinaba de servir. 
La madre también no pudo dexar de ir verle y hablarle, mos- 
trando con muchas lágrimas gran dolor de dexarla.JDespues de 
tenerle dicho cosas mucho para moverlo, fuesse. Después em- 
biávanle hermanos suyos, y muchas otras personas, y reca- 
dos, y cartas, en que le hazian muy áspera y deficultosa de sofrir 
nuestra vida; mas á todo resistió con grande ánimo. Passado 
esto, mándanle pedir unos vestidos de seda, que trahya, pare- 
ciéndoles que no aprovechavan pera acá, y él entónces, mos- 
trando desso alegría, desnudóse hasta zapatos y mandóselos y 
vestióse de otros de un mozo, que allí servia; y ansí quisiera yr 
pedir por la ciudad limosna, si le fuera dado licencia. Es man- 
cebo de XVI ó XVII añios, muy bonico. 

Deste y de otros contara otras particularidades ; mas témo- 
me de ser prolixo. Baste que fué tan grande la mutación, que los 
unos se determinavan venir en pobreza , los otros pelegrinar, 
otros ser ermitanhos, otros vivir apartados de conversación de 
gente, como escandalizados della. Avia allí cada dia muchas 
confessiones, y como tanto crecían, sabiéndolo el Padre Sanc- 



1 Vasco Ferrás. Vide Tellez, Chronica da Companhia de Jesu em -Portugal, 1. il, 
•c. 9 et 10. 

2 Canongia, canonicatus. 
5 Talaris tunica, sotana. 



20 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



ta cruz , mandóles otro Padre , y los dos con otro de fora , que 
se offereció á ajudarlos, no bastavan para cumplir con los que 
venían a confesarse, estando algunos dias desde por la men- 
hana hasta mucho de noche, y aviendo también por las otras 
yglesias y monesterios muchas confessiones, cosa que hasta 
allí no se costumbrava fuera de la quaresma. Hiziéronse ami- 
zades, reconceliaciones, restetuyciones ; cessaron odios anti- 
gos ; vesitaran muchas vezes los ospitales , consolando , confes- 
sando, y socorriendo los enfermos con limosnas, que por la ciu- 
dad pedían de puerta en puerta. 

Vesitaron la cárcel, la qual en lo spiritual y temporal estava 
de manera que fué necessario tomaren della particular cuidado; 
porque siendo avia dias passada la quaresma , no estava allí 
persona confessada, y algunos morían sin confession, y en todo 
el añyo no oyan missa ni palabra que les hyziesse lembranza 1 
de su Dios y Criador. Empezaron entonces á les predicar, y 
hazer algunas pláticas, y entender en sus negocios, y averies 
algunas limosnas , porque muchos por su desamparo padecían 
grandes necessidades ; y juntamente con esto ordenaron modo 
de dezirles missa y donde tuviesen agoa bendita, y por amor 
de Dios dieron al Padre Estrada hun lugar cerca de la cárcel, 
adonde de limosnas , que ellos con tres ciudadanos honrrados 
pidieron por la ciudad, se hizo una capilla, donde ouvissen 
missa ; y hízose de manera que no solamente ellos, mas aun de 
muchas partes otras se puede allí ver á Dios por ser en alto. 
(Mereciéronse algunos clérigos a dezirles missa por tiempo de 
un añyo, mas como el Padre, por esta obra ser tan sancta, de- 
seava que quedase perpetua y firme, habló al Obispo, el qual 
puso un capellán, escogiendo el más apto que halló, y dióle 
cierto salario cada año, porque admenistrasse los sacramien- 
to. Assy que, acabado de asentar esto y la capilla hecha y con 
algunos ornamientos y tres o quatro retablos, dexando por ad- 
menistradores los tres ciudadanos, que pedian las limosnas, 
que son hombres que mucho se emplean en servicio de nuestro 
Señor, despediósse el Padre Estrada de la cárcel y de todos los 
otros monasterios, en que solia predicar, con sermones; y fué 
tanta la saludad 2 , que dexó por lo amor que le tenían anssí 



' Lembranza , memoria. 

- Lusitanice saudade, desiderimi!. 



An. 1546 



21 



grandes como pequenhos, que era cosa maravillosa; muchos lo 
quisieron seguir y huvo harto que hazer en los quietar. 

Partióse de allí y fué al mesmo dia á un monesterio dos 
leguas, donde predicó, y estando allá, venieron algunas muje- 
res del puerto , las quales con muchas lágrimas le pedian que 
las dexase ir en su compañía, pelegrinando , pera gozaren 
de su doctrina y serviren á nuestro Sor.; y por parte delias 
seren personas honrradas y mozas, hijas suyas de confession, 
las hizo volver, lo que ellas hizieron con mucha desconsola- 
ción. Fué su camino dexando en todas las partes sembrada 
mucha buena doctrina, hallando siempre en toda la gente 
mucha devoción y disposición de la recibir. Y yendo á Braga, 
el Arcebispo 1 con grande eficacia le pedió por amor de nuestro 
Señor que mirase todo lo que él acerca de su vida y governa- 
cion del Arcebispado devria hazer , porque todo lo haria de la 
manera que se lo él dixesse. Y luego después de comer mandó 
pregonar que todos sob tanta pena veniessen al sermón, donde 
en muy breve espacio, con ser la yglesia mayor muy grande, 
fué llena hasta de fuera. Predicada bien dos horas; y tan ede- 
íicada y deseosa estava la gente que les parecia que entonces 
empezava. Posaron en su acostumbrada casa y no se pudo 
acabar con el Arzobispo que no les embiase allí lo necessaryo; 
y embiava de tal manera que, ajuntándose allí con los que 
y van , que eran quatro, con seis otros pelegrinos de los nues- 
tros, comían todos y repartían aún por los otros pobres. Des- 
pués allí predicó otra vez ó otras dos. Deseava mucho el Arzo- 
bispo que se quedasse allí por el fructo , que le parecia que se 
podia hazer en sus ovejas; mas no lo hyzo, y fué por su ca- 
mino adelante, hasta llegar á Gallizia, donde ya llega va su 
fama. 

Y el asistente , que estava en la ciudad de Redondela , honde 
empezó á predicar, embió por la ciudad un hombre con una 
campanilla, deziendo que todos veniessen á la predicación sob 
pena de tanto de cera. Tuvo grande auditorio esta y otras ve- 
zes, que allí predicó, con muchas lágrimas y devoción. Posó 
en casa de un clérigo rico y muy disoluto en su hablar y ma- 
nera de vivir; mas con la gracia de nuestro Señor luego fué tan 



1 Emmanuel Je Sousa. 



22 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

movido que se determino á tomar una religión , y en esto quedó 
muy determinado. 

A este tiempo , pasando unos pelegrinos nuestros por el 
Puerto camino de Santiago, fueron conocidos por de la Compa- 
ñía, y estando uno dellos en el ospitai , do aquel dia, que era do- 
mingo, se fuera servir y curar los enfermos, fueron ter con él 1 
muchos hombres honrrados, los quales, en le viendo, se le echa- 
van á los pies, pidiéndole unos que les diesse la mano, y otros la 
bendición, y otros le querrían besar la ropa, que era bien vieja 
y pobre. Estuvieron con él hablando , diziendo quán huérfana 
aquella ciudad estava sin el Padre Estrada y que si pensasen 
que no lo ternian allí ántes de pocos días, no podrían dexar de 
lo ir á buscar, y que para que estuviese en aquella ciudad 
avrian de buscar todos los medios hasta pedirlo al Papa , quan- 
do otro remedio no ocurriesse, porque por mengoa de un hom- 
bre no se perdiesse un pueblo como aquel. Mas á poca costa 
alcanzaron esto del Padre maestro Simon por algunos días , al 
qual lo pedieron estos hombres y los principales , y también el 
Obispo ; y ansí , volviendo de la pelegrinacion , estuvo allí hun 
mes y medio. 

Y llegando al colegio, fuéle dado el officio de barrendero , y 
á su companhero hizieron cozinero, con los quales quedan 
tanto ó más prósperos que con toda la veneración délos ciuda- 
danos del Puerto; á los quales Dios nuestro Señor hizo tanta 
merced que entre sí ordenaron una congregación al modo de la 
Compañía, diziendo que, pues por seren casados no eran en 
sus manos ser siervos delia , anssí en aquel estado la querrían 
emita r lo mejor que pudiessen. Hizieron entre sí Rector, vice- 
rector y maestro de novicios; ocúpanse en todo género de 
obras pias, y á los domingos ordinariamente se ajuntan en 
casa del Rector, y cada uno le da rezón de las offensas de 
Dios por que ha salido 2 , de los enfermos que visitó, de las ne- 
cesidades á que socorrió , etc. ; y anssí provêem y ordenan lo 
de adelante , con lo qual se hace mucho servicio á nuestro Se- 
ñor. El sea bendito para siempre. 

Fué esta salida del Padre Estrada cousa que dió mucha no- 



1 fueron ter con él, illum adierunt. 

- por gite fia salido, quibus obstitit, vel quas impedivit. 



As. 1546 



23 



ticia de la Compañía por todo este regno, y sus obras denun- 
ciaron el fin della , porque con grande admiración se habla en 
ello en todas las partes, y como una novidad jamas usada pon- 
deran mucho- ver que se emplean todos en todo género de cha- 
ridad, sin quereres interesse algún temporal, y solamente pre- 
tenderen la gloria del Señor y provecho del próximo. El Obispo 
del Puerto pidió al Padre Maestro Simon que en aquella ciudad 
tuviesse algunos Padres. Y lo de la Guarda \ viéndose con un 
hermano nuestro, que allá fué á algunos negocios del colegio, 
quedó tan satisfecho que escrevya al Padre Maestro Simon que 
por amor de nuestro Señor le embiasse algunos predicadores, 
que le visitassen el obispado. Fray Ant.° de lix. a , don prior del 
convento de Thomar 2 , le pidió confessores. De manera que 
todos estos principales se ajudan pera lo spiritual de los de la 
Compañía. Plazerá á nuestro Señor que por medio dellos se le 
hará en toda parte mucho servicio. 

Aora no sé quantos dias que el secretario que fué del Carde- 
nal don A.° r * que sancta gloria haja , offereció al Padre Sancta 
cruz una quinta, que tiene quatro legoas desta ciudad, que 
riende cien mil maravedís en cada un añyo, para el colegio, y 
pide que en ella mande poner seis padres , con dos personas 
que los sirvan , pera visitaren muchos lugares que están perto 4 
della; para los quales, allende de la quinta, quiere mandar 
hazer aposiento muy largo con su yglesia , que ya está empe- 
zada , y darles todo lo necessario para su mantenimiento en su 
vida dél, y esto sin obligación alguna. No le respondieron aún 
á este requerimiento, porque es embiado desto recado al Padre 
maestro Simon , y no ha venido hasta hoy respuesta ; empero 
parece cosa mucho pera aceptar. Nuestro Señor mostrará lo 
que será más gloria suya pera que esso se haga. 



1 Y lo de la Guarda, Et Guardensis (Egitaniensis, Idañensis) Episcopus. Is erar 
Georgius de Mello. 

2 Frater Antonius de Ulyssipona , Dominus Prior monasterii Ordinis militaris 
Christi in urbe Thomar.— "O seu Superior conventual tem titulo de Doni Prior, e de 
Geralda Ordem de Christo.„ Lima, Geografia histórica, tomo segundo, etn que se trata 
de Portugal, pag. 196. 

s Haud clare apparet in Mss. an legendum sit A. o (Antonio), an vero Af.° (Alfonso 
sud indubium videtur sermonem hic esse de Alfonso, Portugalliae Infante et Cardinali 
qui Guardensis Episcopus fuerat (1517-1519) et translatus Ulyssiponam , Guardensi* 
Episcopatus administrationem retinuit usque dum (1540) obiit. 

* perto , prope. 



24 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Avrà tres ó quatro días que un doctor desta Universidad 
habló al Padre Sancta cruz que una señora , mujer que fué de 
un cavallero principal, tiene una cierta hazienda, que valderá 
bien quatro mil ducados é treinta ó cuarenta mil maravedís de 
juro perpetuo, y que de todo esto quiere hacer heredero al Co- 
legio. No tiene hijo ne hija; es sola y quiere acabar bien este 
poco tiempo que le queda, porque es de más de sesienta añyos. 
Ha grande devoción á los Padres y, según dixo, parece que 
tomará casa junto del Colegio pera más poder comonicarlos y 
aprovecharse de su doctrina. Esto creyó que se aceptaraa. 

Aora el Duque de Avero l , teniendo grande afición á la 
Compañía desdel principio que aquy vinieron los Padres, de- 
seando mucho que un hijo suyo que tiene , de XIIII ó XV añyos, 
fuesse muy vertuoso , pidió muy instantemente el Padre maes- 
tro Simon le tuvyesse en el Colegio y que allí le daria todo lo 
necessario ; y él , como por nos le sea tanto obligado , aceptólo 
para estar como uno de nosotros , y anssí ir á sus leciones y 
mesa , como qualquiera de nos. Es tan afable y bien ynclinado 
que esperamos gran fructo dél. 

En dos monesterios, de los que el Rey ha dado pera el cole- 
gio , están dos Padres , en cada un suyo , los quales tienen cui- 
dado de administraren los sacramentos y entender en lo spiri- 
tual , que pareció muy necessario por quam mal los á que esso 
competia lo hazian; y ansí se sirve mucho nuestro Sor. Aora 
va el Padre Sancta -cruz á visitarlos y apaziguar algunas de- 
mandas que se llevantan , y dar orden cómo venga madera de 
Galizia pera el Colegio , el qual parece que se empezará pasado 
Diciembre , y ya agora se ajuntan otros pertrechos necessários 
para la obra, y se determina la traza. El Rey tiene muy gran 
deseo de se acabar con brevedad; ama mucho á la Compañía, 
y el Padre maestro Simon esle muy acepto. Tiénele dicho que 
tome uno escrivano , con que haga todas las provisiones que 
cumplen para favor de los negocios del Colegio , y que en los 
despachos ymportantes, de renta y otras cosas gruesas, sola- 
mente le hable , sin de uno ni de lo otro dar cuenta ny relación 
á despachador alguno ; y ansy se haze'y puédese tener por gran 
cosa y á lo ménos hasta ahora no usada. 



4 Joannes de Alencastrc. 



An. 1546 



25 



Los dias passados fueron á romerías en pelegrinacion XVI 
hermanos. A algunos dellos acaecieron cosas en que mostra- 
ron teren aprovechado en el camino del Señor ; y por seren de 
edificación, diré algunas delias. Un don león l , yendo magi- 
nando en qué se mortificaria, ocorrióle que, pidiendo desnudo, 
hallaría gran repugnancia, y haziéndosele esto muy áspero, 
determinó vencerse y propuso de en la primer villa se desnudar 
3' pedir limosna ; y acaeció que, allegando á una, hazia un viento 
muy fresco, que, temiendo le hiziesemal, estuvo dudando; em- 
pero, no queriendo perder el fructo de su propósito, desnudóse * 
y ansy anduvo pidiendo por toda la villa, en la qual le fueron 
dichos y hechos muchos obrobrios, porque claramente en su 
persona parecia que era aquello nuevo. Después en la yglesia, 
do era su romería, hallando en ella dentro mucha gente con can- 
tares y danzas haziendo grande ruydo, no pudiendo sofridos, 
subióse en el cruzero y de allí hízolos callar y callados empezó 
de predicarles, tomando por tema aquello de San Matheo XXI: 
Domus mea, etc. ; y sin aver mucho dicho, un hombre prieto 3 , 
yéndose á él, le dixo que se callase; él respondiendo que no ca- 
llaría, que aquello eran palabras de Dios, dióle de bofetones; á 
lo qual sentió en sy muy grande alegría, y llevantó las manos 
al cielo, y con voz alta bendixo al Señor por aquella merced, y 
luego se echó en el suelo á besarle los pies y la mano, con que 
le diera. A esto dixo el prieto para la gente que mirasen cómo 
estava beudo 4 ; respondióle el hermano que beudo no estava y 
que él no sabia el bien que le hiziera , y no cesando de predicar, 
quisiéronle oyr fuera de la yglesia, do les predicó un buen rato, 
y dello quedaron edeñcados. Deste y de los otros pelegrinos po- 
diera contar otras cosas ; mas heme alargado mucho y dicho 
poco. Baste que fueron probados y dieron muy buena cuenta 
de sy y quando sobciede tiempo de morteficaciones, piérdenles 
el areçeyo 5 ; usa van tanto deste spíritu que les fué necessario 
poner mano sobrello el Padre Sancta Cruz. 

1 P. Leo Enriquez. Vide Tellez, 1. c, cap. 12 et 13. 

2 "Chegou a êtrar por hü lugar, hindo quasi nú , cuberto somente com hum pobrís- 
simo fato de mendigo.. .„ Tellez, 1. c. 

3 prieto, niger. 

* bendo, beodo, ebrius. 

5 y quando sobciede tiempo de mortificaciones , piérdenles el areçeyo; et cum 
aliquid patiendi occasio, seu tempus, sese offert , formidinem exuunt , vel id non formi- 
dant. 



26 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Recebiéronse del derr adero 1 día d' Abril hasta aora, que es 
el tiempo de que V. R. tiene recado de los que eran recebidos, 
treze hermanos, de los quales va aquí un ytem 2 . Muchos uvo, 
que no quisieron aceptar, que pasarían de quarienta ; y siempre 
hai algunos que piden que los reciban , como aora, que andan 
en esse requerimiento quatro, que tienen muy buenas partes. 

Dia de los Sanctos, que aora pasó, confirmaron sus votos los 
que los tenían hechos, y los demás los hizieron teniendo esta 
manera. A las dos horas y media después de media noche, por 
causa de la gente que siempre ocurre, fueron llamados todos, y 
de allí á un rato se ajuntaron en la capilla , y luego el padre Es- 
trada hizo una predicación y tomó por tema aquello de San Ma- 
theo, 5.° : Gatidetc et exultai e , quoniam mercês vestra copiosa 
est in coelis. Acabado el sermón, empezó el padre Sancta cruz la 
missa y queriendo consumir, con el sancto sacramiento en las 
manos, llevantada la voz, hizo los votos y luego consumyó; y 
después , al dar de la comunión , yva uno y uno y de la misma 
manera lo hazian. Duró per grande espacio de tiempo con conti- 
nuas lágrimas y mucha devoción y edeficacion. Acabado esto, 
estando assy juntos dando gracias á nuestro Señor, vino el Pa- 
dre Sancta cruz después de se desvestir, y en rodillas delante del 
sacramiento, que estava en el altar, hizo una plática en cómo nos 
amava en su ánima por amor de Jesu-Cristo y que por sintirse 
muy defectuoso y no ser para el carrego que tenia, assy por sus 
defectos]como por sus yndespossiciones , por lo qual nos podia 
escandalizar, nos pedia le perdonásemos lo pasado y que por 
amor de nuestro Señor pidiésemos a nuestros Superiores diessen 
aquel cuidado á otro. Esto con muchas lágrimas y palabras 
otras, quejiixo, causó en todos los desta casa mucho exemplo y 
edeficacion, porque sus obras muestran bien lo contrario de lo 
que de sy siente. Acabada la plática abrazónos á todos uno y 
uno con mucha humildad y charidad. Lo mismo hizimos unos á 
otros dándonos el Señor nuevos fervores y deseos de servirle 
perfectamente. Plazerá á El por su bondad ynmensa que nos 
dará gracia para ello. 

Los dias passados vino un moro de su tierra á hazerse chris- 



* derradero dia, postremus dies. 
- ytein, item, catalogus. 



An. 1546 27 

tiano, el qual era capitan de gente de caballo, que ellos entre sí 
llaman alcayde, dizen que tenia algunos vasallos. Al tiempo 
que el Señor le avia tocado, le fueron por los moros cometidos 
grandes partidos; mas como ya su ánima, como el venado fe- 
rido de la yerva, deseosa de la melezina, no reposava, aquello 
no le empedió, y ansí se vino ; y llegado á Santaren, mandólo 
el Re}' entregar al Padre maestro Simon para que le hiziese 
enseñar la doctrina Christiana. Súpola en breve tiempo, y sa- 
biéndola, le bautizó el Obispo de Ceuta , hijo del Maestre de 
Santiago. Aora está aquí en el colegio para que con la conver- 
sación de los hermanos , y ensenhándole más algunas cosas, 
sienta en su ánimo mejor la verdad de la fe. Tiene grandes se- 
ntíales de ser muy buen christiano. Plazerá á nuestro Señor que 
le dará gracia para esso y á nos para que en todo hagamos per- 
fectamente su sancta voluntad. 

De coimbrã a XXIII de noviembre 1546. 

Siervo inútil, 

Fran. co Anrriquez l . 



Superscríptio in foi. 104. r.=f Copia de una carta de 
F. co Anrriquez para M. Ignatio. De Portugal. 



1 Sic ipse fere semper nomen suum scribebat; ab aliis tamen communius Enriques 
et Henriques. 



28 



LlTTERAE QUADR1M ESTRES 



IV 



P. Daniel Paeybroeck 
Patri Ignatio de Loyola, 
Lovanio, 17 Martii 1547 *. 

Copia de una carta de Flandes para nuestro Santo Padre Ignacio-. 

J- 
I 

Gratia Domini nostri Jesu-Christi sit semper cum omnibus 
nobis. Amen. 

Litterae ex jussu Paternitatis vestrae ad nos circa festum 
Circumcisionis Domini scriptae, Pater mi in Christo semper 
observande , tandem decima tértia Martii ad nos , avide easdem 
exspectantes, pervenerunt; in quibus mihi eas legenti primo oc- 
currit, in Octobri Romam intrare esse concessum : quod animo 
meo non potuit non esse acceptissimum; unde illud perficere an- 
mtar sedulo, hinc aut in principio Augusti aut citius recedens, 
tum quia illud tempus peregrinationi inter Alpes est commodis- 
simum, tum etiam, quia bene existimo hoc Paternitati vestrae 
acceptum fore, si fra tres circa iter meum commorantes visita - 
vero, eisdemque diebus aliquot rationem omnium. Pat. V. red- 
diturus, adfuero. Interim tamen (ut Consilio fratrum coepi) hic 
theologiae operam dabo. 

Quod autem ad fratrum attinet cohabitationem, sciat R. V. 



* Historia varia, fol. 111.— Daniel Paeybroeck, né à Termonde vers Tan 1518, 
admis à Louvain en 1543, mort à Palerme le 25 décembre 1558; il fut recteur de Mon- 
reale (Sicile). P. L. Delplace, L'établissement de la Compagnie de Jésns dans les 
Pays-Bas, Appendice , Document I. 

- Ita in superiori margine P. Christophorus de Castro. 



An. 1547 



29 



illam, antequam litterae Pat. V. diu exspectatae ad nos perve- 
nissent, factam fuisse. Et non, ut opinor , sine magna fratrum 
utilitate et proximi aedificatione , et totius Societatis conforta - 
tione. Quod autem responsum Pat. V. non exspectaverint , hoc 
rei factum est exigentia , ut ex superioribus litteris a me scri- 
ptis piene V. R. opinor intellexisse. Hoc tamen interim negare 
haudquaquam possimi, si quid in hac cohabitatione peccatimi 
est, hoc mihi, non alteri, esse imputandum, atque etiam omne 
peccatimi in me unum libenter recipio, humillime Patri me sub- 
mittens clementíssimo corrigendum. Attamen si causa et modus 
hujus cohabitationis, Patri nostro gregis sui vigilantissimo, in- 
dicata forent, non dubito quin factum probaretur maxime. Nam 
ilio, quo antea , manere modo, hoc fieri non potuit, tum sine fra- 
trum detrimento, tum totius Societatis vituperio. Deinde etiam 
non nisi summa discretione et providentia hanc rem sunt ag- 
gressi. Primo enim singulorum conditiones, mores, et vitam 
examinaverunt. Deinde quid Societatis et quid non esset consi- 
derantes et attentius examinantes, regulas quasdam constitue- 
runt , quibus defectus aliquorum corrigerentur , aliorum vero 
praevenirentur: quas quidem regulas praesentibus litteris inclu- 
simus, ut animum fratrum R. a V. a agnoscat, et quid in his cor- 
rigi, et praeterea observan velit insinuet. Ipsos enim ad quaevis 
subeunda inveniet paratissimos. Ego autem videns rem tanto 
moderamine procedere, non possum non de fructu fratrum gau- 
dere, Domino scilicet mirabiliter in eis operante, et in his parti- 
bus Societatem nostram mirabiliter confortante. Quod cum ita 
sit, et rei necessitas, quae non nisi gratia Dei fuit singularis, 
concludere istud compulerit, confido omnino Pat. m V. m in opti- 
mum partem istud, quicquid est, accepturum: atque pecuniam 
omnem, quam ex meo recepi et recepturus sum patrimonio, 
illis donaturum. 

Deinde, ut aliquid adhuc de fratribus hic existentibus seri- 
barn, sciat Rev. a V. a omnia hic adhuc ordinatissimum habere 
progressum, praesertim cum nemo sit qui suo confidai ingenio, 
sed quisque fratrum Consilio agit, si quid agat. Et ut paucis 
conditiones omnium hic commorantium exprimam, sciasomnes, 
quotquot in his partibus vota Societatis habent, esse viros, tum 
vita tum doctrina praeclaros, nec quisquam admittitur nisi spe- 
cialiter ad nostram Societatem a Domino vocatus inveniatur. 



30 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

His vale in Christo, dilecte pater, nosque omnes tuis fratrum- 
que orationibus commenda tos recipe. 

D. Cornélius mini scribere committens nihil scripsit ne 
V. m R. m litteris molestarei. 

Lo vanii in domojD. Cornelii Wischaven 1 juxta coemeterium 
D. Michaelis habitantis, 17 Martii anno 1547. 

Vester inutilis servus 

Daniel Paribrouch (sic) a Denderamonda. 



Super scriptio in ibi. Ili v.— Copia de una de flandes pera 
m. Ignatio. 



« Corneille Wishaven, né à Malines 1509, admis a Louvain en 1543, mort à Lorette 
le 24 aoùt 1559; il fut maitre des novices à Rome et a Messine. Delplace, 1. c. 



An. 17)47 



31 



V 



P. Elpidius Ugoletti. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Patavio, 15 Aprilis 1547 '. 

f 

La gratia et pace di Christo N. Signor sia sempre in nostro 
continuo favor et aiuto. 

La convalescentia del P. Mag. Salmeron è andata tanto 
inanti che, per gratia d'il Signor, Lui è il portator delle presente 
a Venetia con Mgro. Don Claudio per visitar Monsignor et 
mandare le presente a Roma -. Qua tutti stiamo bene per la di- 
vina gratia, andando inanti ogni giorno li studii delli fratelli. 
Questa quadragesima anchora se fussimo stati molti sacerdoti, 
non haveria mancato mai da fare per la grande concurrentia 
che havemo havuto, et anchora molte persone franzose, le quali, 
non trovando persona che 1' intendesse, sono venuti qui da noi 
et confessati con il P. Don Claudio. 

Alli giorni passati per la fama di questo luogho è venuto un 
monacho canonico regolare, di quattro meglie lontano da Pa- 
dova, qui da noi, et essendo alquanto sviato, io li detti alcuni 
punti per fare la confessione generale et hoggi per la gratia d'il 



> Tota autographa in fol. n. 316. Manus est Petri de Rivadeneira, qui hoc tempore 
studiis Patavii ¡ncumbebat; sed verba illa: II vestro in Xpo figlinolo indigtiissimo , do 
Elpídio , sunt manu Patris Ugoletti. 

- Patres Alphonsus Salmeron et Claudius Jayus cum Patre Jacobo Laynez expete- 
bantur Bononiam a Concilii Praesidibus, Pontificis Legatis. Antequam illuc se Patavio 
confcrrent Salmeron et Jayus (Laynez cum Canisio recta prius Bononiam perrexk., 
Venetiis substitere ut inviserent Andream Lipomanum. quem hoc nomine Monsignor 
della Trinità communiter omnes appellabant. 



32 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Signor s' è confessato qui in casa generalmente con tanta muta- 
tone ch'io mi sono stupito, et ha cominciato già a insegnare la 
dottrina Christiana ad altri, che stano in villa , et ha gratia et 
animo di servire al Signor. 

Per questa non altro se non che neh' orationi della R. V. et 
de tutti i fratelli molto ci raccomandiamo nel Signor N.; il 
quale per la sua divina bontà ci dia la sua piena 1 gratia per 
fare la sua santa volontà. 

Di Padova 15 de Aprile 1547. 
Il vestro in Christo figliuolo indignissimo, 

Don Elpídio. 



Superscriptio =f Al molto R. do in Christo Padre Mag. Don 
Egnacio de Loiola, Prepósito della Compagnia, mio osservatis- 
simo. In Roma 2 . 

Et alia maini: 1547, Padoa. 

Potanti: per il tempo di rivedere. 

Tertia denique : Vista. Della convalescencia del P. Salme - 
rone — della frequenza delle confessioni — della conversione d' un 
cano. co regolare disviato.— Nihil ad historiam. 



1 piana scripsit Rivadeneira; sed videtur mendum. 

8 Vene tia Scripserat prius, sed, linea obducta, delevit et superscripsit Roma. 



An. 1547 



33 



VI 



P. Andreas Frusius. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Florentia, 16 Aprilis 1547 '. 

JHS 

La gratia et pace di Christo N. Signore sempre ci conforti. 
Amen. 

Rdo. P. mio nel Signor: Perche credo che per lettere mie, 
da due settimane inanzi la presente, sarà la R. V. informata 
come il Signor Duca, senza voler altra approbatione delle cose 
della Compagnia , concesse con brievi et rispettate parole che 
Gierolamo 2 et io ci essercitassimo in opere pie. Il che habbia- 
mo procurato di fare per tutte le vie , che ci sono parse possi- 
bili et convenienti, usando il conseglio di questo nostro buon 
hospite r> et d' un altro giovine da bene 4 , che Mag. Polanco co- 
nosce, perche fin qui non habbiamo trovato nessuno che mostri 
darci favore et introduttion solamente a farci essercitar secondo 
la commissione et intentione nostra ; et acciò che, per troppo 
ingerirci, non importunassimo alcuno, havemo fatto procurare 
per il detto giovine che potessimo fare eshortationi in alcuni 
monasterii di donne. Ma perche sono difficili da contentare, 
essendo ingenióse (non voglio dire curiose), già ci è stato dato 



1 Tota autographa, raanu ipsius Patris Andreae de Frusis, in fol. n. 307. 

* Hieronymus Ottellus, nondum sacerdos. 
"• Joannes de Rossis, medicus. 

* Is videtur esse Joannes Xicolozzi , de quo saepius. ut Polanci speciali amico, in 
his et Ignatii litteris fit mentio 

T. i. 3 



34 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

d' intendere eh' el predicare di Gierolamo è troppo semplice per 
edification loro, talmente che par risolutamente a questi pochi 
amici nostri che non debba farlo senon le feste in un monaste- 
rio fuora della porta, chiamata Monticelli, dove si ritrovano 
contadini, et ivi potrà insegnare la dottrina Christiana; et io por 
essere più presuntuoso a toccare cose più sottili , benché mal 
intese, potrò almanco un pezzo fare havere patientia fin che 
venga meglio, in quattro o cinque monasterii dentro della terra, 
predicando tre dì la settimana , salvo di più et se accadesse in 
un medesimo giorno farlo in diversi. Visitiamo d' ordinario una 
volta il giorno qualche hospédale, consolando alcuni amalati; 
ma dicono non esser 1' usanza et che non sarebbe ordine di far 
eshortationo predica ivi dentro. Di confessioni non ho trovato 
ancora nessuna, eccetto una generale, che mi è stata promessa; 
et per dire in somma, oltra che ci conoschiamo per instromenti 
del Signor molto deboli, pure non troviamo di adoperarci come 
vorressimo. Dicono che bisognarebbe haver un luogo et ghie- 
sia da predicare, leggere et administrar i sacramenti, per fare 
conoscere la Compagnia con maggior rumore, perche altra- 
mente non sogliono moveresi gli ingegni fiorentini, massime che 
non mancaranno contrarii, come luterani, che dicono essere pa- 
recchi migliai, et altri. Questi pochi amici non vogliono che an- 
diamo più sforzatamente, come di predicare per le piazze, per 
non fare invilire il nome della Compagnia appresso il populo, 
nè anche 1' habbiamo proposto fare, havendo commissione dalla 
R. V. di andare basso et con rispetto che pare qui molto neces- 
sario a questi tempi. Si aspetta fra pochi giorni il Signor Duca. 

Questo così ho voluto apertamente dire alla R. V. senza 
affettion nessuna in parte nè altra , senon di far allegremente 
ogni sorte d' obedientia possibile, che ci sarà imposta. Ma acciò 
che intendendo espressamente la disposinone delle cose et delle 
persone, ella si possa più facilmente risolvere di quel che gli 
parerà più espediente al servitio di N. Signor per ogni conto; et 
di questo aspettaremo la determination per compire con gratia 
d' Iddio quel che toccarà a noi, servi inutili (dico me principal- 
mente, che almanco in questo viaggio ho guadagnato molto 
maggiore occasion di bassar el capo, riconoscendo la mia mise- 
ria et puzza). 

Non altro per hora senon che humilissimamente ci raccom- 



A \". 1547 



35 



mandiano alle orationi della R. da P;« V. et di tutti gli R. d * Pa- 
dri et charissimi Fratelli di casa. 

Da Firenza, alli 16 d' Aprile 1547. 

Della R. da P.* V. 

Indegnissimo servo in ChristoN. Signor, 

Andrea da Fruzi. 

Alia manus apposm't iti margine: 1547, fior. a — Concede il 
Duca liberamente licenza di poter essercitare li ministerii della 
Compagnia. 



VII 



P. Andreas Frusius. 
Fratri Bartholomaeo Ferron. 
Florentia, 23 Aprilis 1547 ». 



JHS 

La santa gratia et vera pace di Christo nostro Sommo Si- 
gnore empisca gli cuori nostri. Amen. 

Molto honorando et carissimo in N. Signore. Per una vostra 
scritta in più volte et un' altra di Magistro Giacomo Speg 2 , al 
mome del R. d0 P. M. Egnacio, siamo stati avisati della riceputa 
di tutte le nostre ; onde sia lodata sua Maestà ; perche molto ci 
travagliava il non saperlo et mi maraveglio come siano stato 
così differite quelle di maggior importantia et che stimavamo 
douer andare più sicure. Onde credo che sarà più sicuro scri- 
vere ad alcuno di casa ordinariamente in cose che non importe- 

» Tota autographa , manu ipsius P. Andreae de Frusis, folio duplici, n. 306.— Vide 
Polanco, Chron. Soc. Jes., t. r, pp. 172 et 219. 

* Jacobus Speg, Caesaraugustanus, Societatis scholasticus. 



36 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



ranno troppo, le quali potremmo scrivere per lettere duplicate, 
indrizzando le une a qualche persona , che vi parerà nominare, 
come Monsignore de Puteo specificando gli tituli suoi et il 
luogo dove sta, o qualche altro. Non so se sarebbe a piacere al 
Rev. mo di Carpi 2 , non mettendose porto a' Cardinali. Per scri- 
vere qua, se fosse sospetto el ricapito solito, potrebbe il R. d0 
Mag. Gasparo 3 indrizzar le lettere a Mag. Francesco Rosati, o 
altro per instruttion di Mag. Pollanco, della cui R. a molto mi 
son consolato et anche un suo buon Padre confessor, fratre 
Alessandro, che non habbia d' andare in Spagna, se non per 
scritti et orationi sue, alle quali mi raccomando. L' altra setti- 
mana spero rimandargli quelle charte, che mi lasciò. Aspettia- 
mo con desiderio la resolutione del R. d0 P. Mag. Egnacio con 
animo di prontamente fare ogni obedientia possibile mediante 
1' aiuto divino, come scrissi otto dì fa per una mia, che penso 
sarà stata ricevuta. 

Però non occorrendo adesso altro da scrivere, farò fine, 
replicando solo questa parola, che se Mag. Laynez ha da 
venire, tanto meglio sarà quanto più presto per molti conti. 
Il Signore Duca sta per hora qui. Secondo eh' io posso intendere, 
sta molto occupato in facende d' altra sorte che non sono le 
nostre ; però mediai or ibas opus esset. 

Non altro per adesso senon che humiliter ci raccomandiamo 
alle orationi di tutti. 

Da Firenza, alli23 d' aprile 1547. 

Adesso adesso qui è arrivato il R. d0 Mag. Pascasio 4 con 
Mag. Gioan Philippo 5 et dice sua R. :l che scriverà da monte 
Puliciano. 

Servo in Christo Giesù, 

Andrea da Fruzi. 
Super script io — f Al molto hon. do fratel mio in X.° Bartho- 

1 Jacobus Puteus , Rotae romanae Auditor , Ignatii amicus et Societatis fautor. 

2 Rudolphus Pio de Carpi, Cardinalis, Societatis Protector. 

5 Gaspar de Dottis, vel Doctius, ut eum appellat Orlandinus, quem vide , Hist. Soc. 
Jes., p. i, 1. i, n. 121. 

4 Paschasius Broet, unus ex novem primis Ignatii sociis. 

5 Joannes Philippus Casini, nondum sacerdos, comes nunc Patri Broet, sequenti 
vero anno Patri Laynez. 



An. 1547 



37 



lomeo Ferron , A Sancta Maria della Strada, appresso Saneto 
Marco, in Roma. 
Si pagherà il porto. 

His addidiì i fise. Ferron: fiorenza, 1547, M. Andrea da Fru- 
zi, de 23 di Aprile. 



Vili 



F. Andreas Frusius. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Florentia, 21 Maii 1547 *. 



JHS. f M.* 



La gratia et pace del unico Signor N. sempre ci conforti tutti. 

Havendo scritto otto dì fa alla R. V. quel che occorreva di 
qua, ricevessimo la domenica già notte le lettere sue mandate- 
ci dal Signor Malchina 2 , et subito andassimo fare riverentia a 
sua Signoria, con la quale conferendo delle cose de qui et delle 
persone a chi sarebbe buono che parlasse , mi pareva che non 
potrebbe senon giovar il parlare con tutte che si nominavano, 
eccetto Mag. Alessandro Strozzi, perche il medesimo giorno gli 
ha vea parlato et non trovai disposition di cavar algun favore 
per hora. Sua Signoria si deliberò parlar prima con il Signor 
D. Pietro da Toledo et poi vedere del resto , et così mi disse el 
lunedì, tornando da palazzo, havergli parlato, et a Mag. Lelio, 
secretario del Signor Duca , et che trovava bastare di questi 
due, promettendogli el Signor D . Pietro di fare ogni buon officio 



1 Ex autographo ipsius P. Andreae Frusii, fol. n. 308. 

4 Marquina, hispanus quidam, cujus ministerio in mittendis litteris usus est saepe 
Ijrnatius, ut videre est in opere Cartas de San Ignacio. Hic i 1 le videtur esse, quem 
meminit M. Mkniìndez y Pelayo, Historia de los Heterodoxos españoles, t. H, pag. 210, 
his verbis: u Un español, llamado Marquina, especie de correo de gabinete , que llevaba 
los despachos del Emperador á la corte de Roma..,, 



38 LiTTERAE CUADRIMESTRES 

appresso di Sue Excellentie circa di far havere el pulpito per 
Mag. Laynez, et di far dare, quando accadesse, un luoco in 
Firenza per la Compagnia , et nelle altre cose che per la Com- 
pagnia sua Signoria potrebbe esseguire, come credo che scriva 
il detto Signor Marquina alla R. V., partendosi da Firenza dopo 
desinar et comettendomi d'andare a retrovare il Signor D. Pie- 
tro per confirmation della promessa sua ; il che ho fatto ; et sua 
Signoria pigliò l'assumpto per adesso di parlare al Signor Duca 
circa il pergolo. Pur hoggi, oltra le altre volte, son andato a 
ritrovarla et mi ha detto che non l'haveva ancora fatto et che 
tornassi domane. Spero non mancare in questo nè in altro, eh' io 
possa, se pure posso niente per gratia del Signor. 

D'altra parte Mag. Bernardo Bigliotti , al quale scrisse 
Mag. Gioan Polanco, dice havere havuto buona risposta dal Si- 
gnor Vicario, che havressimo ogni cosa facilmente. Et si è of- 
ferto esso Mag. Bernardo, venendo Mag. Laynez, di parlarne 
al Duca ; del quale pure non gli ha verno detto parola che acca- 
desse o non parlar a su Excel. a 

Quanto è del negotio di quella giovane che sta in S. ta Mar- 
ta , io n'ho scritto a Pistoia a un amico di Mag. Gioan , hospite 
nostro, in nome suo, et aspettiamo la risposta. 

Ho lasciato da dire ch'el detto Signor D. Pietro certifica 
ch'el Signor Duca et altri suoi sono bene informati et edificati 
della Compagnia , et specialmente la Signora Duchezza , chi ha 
havuto piacer di quel che gli scrisse Mag. Polanco. 

Circa delli essercitii nostri seguitiamo quel poco che N. Si- 
gnore ci mette nelle mani, come havemo scritto alla R. V. et mas- 
sime quel della dottrina Christiana con assai buon numero de 
putti, etanche putte; et credo verrebbono in assai più numero, 
se non fosse il caldo, che qui è già grande, et la discommodità, 
che bisogna aspettare nella strada, finche si apra la chiesia, la 
quale è del detto Mag. Alessandro Strozzi , il quale è contento 
ch'io vi predichi et insegni et faccia tutti altri ministerii pii. 
Ma del resto si ritira per adesso. Il suo zio, Mag. Lorenzo Stroz- 
zi, un giorno volse che andasse a pranso con lui et mi commu- 



1 Magister Lelius, Ducis Florentiae secretarius, Dominus Petrus de Toledo, Ducis- 
sae cognatus et toti ejus domui et familiae praepositus, Magister denique Bernardus 
Bigliotti, noli sunt in Historia Societatis Orlandini , Sacchini , Bartoli , Polanco et 
aliorum. 



An. 1547 



39 



nicò delle cose sue et alcune compositioni pie. Io mi sforzai 
consolarlo et aiutare in quel che scriveva secondo che per 
l'hora mi occorse, onde si mostra assai satisfatto et non volendo 
me accettare alcuni danari per eleemosyna , si è offerto d'aiu- 
tarci al bisogno. 

Un piovano da bene mi volse parlar et seni ire delle cose 
della Compagnia, et per un breve discorso che ne gli feci, restò 
tanto consolato che mi pareva vedere Simeone nel tempio, 
quando Christo gli fù presentato. Onde mi disse che voleva 
narrare quello per modo di predica a un monasterio di donne, 
che governa, fuor della terra, dove mi vuole menare qualche 
volte a far eshortationi ; et se non era un poco d'impedimento, 
ci voleva tenire in casa sua. Un altro piovano di certa villa, 
stando in Firenza alquanti giorni per purgarse delle infirmità 
corporali , ha cominciato a pigliar purgation spirituale delli es- 
sercitii, di che haveva necessario et quasi extremo bisogno. Io 
spero che N. Signore farà un grandissimo beneficio all' anima 
sua et ad altre per mezzo di lui. 

Non altro per hora senon che humilissimamente ci racco- 
mandiamo alle orationi continue della R. V. et delli R. di Padri 
et charissimi Fratelli nostri tutti. 

Da Firenza alli 21 di Maggio 1547. 

Della R. da P. V. 

Servo indignissimo in Christo Giesù , 

Andrea da Fruzi. 

Super se riptio = f Al molto R. d0 P. in X.° M. Ignatio di Lo- 
yola, et Oss. mo mio, in Roma. 

His Polancus super scripsit in secundo folio verso: fior.* 
1547 de 21 de Maggio. M. Andrea. 

Et alia manus: la duchessa sentiva bene della Compagnia. 
Incominciavano ad insegnare la dottrina Christiana a' putti. 



40 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



IX 



Hieronymus Ottellus. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Florentia, 3 Junii 1547 *. 



t 



R. Padre mio: Aviso V. R. P. qualmente Iddio ha comin- 
ciato aprir la porta alla parola sua di modo tale che, predicando 
in S. Maria de Rizi, prima senza pulpito perche non ce ne era, 
dipoi , venendo assai gente alla predica , fù subito trovato un 
pulpito e, cominciando il giorno della Ascensione di Nostro 
Signore Ihu Christo per insino alla Pentecoste , predicai tepi- 
damente ; ma poi, volendo il Signore mandar per sua liberalità 
in quelli giorni sancii il suo Spiritu a' suoi fedeli, me ne mandò 
un poco, col quale riscaldato, quelli tre giorni bombardai la 
rocca del cuore humano in modo tale , che il terzo giorno , es- 
sendo la chiesia piena di gente, fù quasi presa questa rocca del 
cuor, e tutti meco con pianto gridavano misericordia; e adesso 
sono tanto accessi gli animi che mi aspettano con grande desi- 
derio per la Domenica , et forse bisognarà mutare chiesia e 
pigliarne una maggiore. Mi ha detto Giovan Nicolozzo , qual è 
noto a Maestro Polanco , che uno prete , pariéndose dalla pre- 
dica, disse non voler più quelli beneficii , quali cercava. Questo 
prete era sta dubio per alcun tempo se doveva accettar alcuni 
beneficii, e mo per la parola del Signore è risoluto. Un altro 
prete, qual è maestro del figliuolo di M. Giovanni tedescho 



1 Tota epistola est manu ipsius Hieronymi Ottelli, folio unico, n. 25; quae, licet inter 
epistolas anni 1548 reperiatur, ad annum 1547 spectat certo, ut ex contextu patet ; non- 
dum enim erat sacerdos Hieronymus, dum hanc scripsit. 



An. 1547 



41 



nostro*, mi disse nel partirsi dalla predica che voleva mutar 
vita, e così gli ho incominciato a dar un puoco di essercitii, 
/// vita ej'us mutetur in melius. 

Son chiamato dalli cittadini a visitar li suoi amalati e gli vo. 
Io dissi nel pulpito voler che nel settimo giorno fusse presa 
questa rocca del cuor nostro a similitudine della città di Hie- 
rico, quale nella settima tuba fu presa; e così pensava predi- 
care la Domenica , Lunedì , e Marti e Mercordì sopra questa 
materia. Gli altri giorni mi disse il spirito che faccia gettar a 
terra tutti i lor piaceri, pompe, richezze, e che dovesse io 
andar discalcio con li nudi piedi per la terra per incitar più il 
popolo a penitentia , quale è necessaria adesso che è venuto un 
turcho in questa terra , il quale o per industria humana o pet- 
arte magica fa cose mirabili a gì' huomini; va sopra le fune, 
sopra le nude spade con li piedi nudi, e fa che il popolo paghi 
un tanto se vuol vedere , e Sua Eccellentia li ha dato danari et 
etiam li ha dato in prestio un luoco, dove possa fare questi suoi 
giocchi ; di modo che il popolo è tutto disviato , e la festa non è 
santificata più, et il mio Signore è bestemmiato e l'honor suo 
è per terra. Di modo che, se non fosse sta la paura che ho di 
perder la obedientia , haveria fatto penitentia per il popolo, e 
rilaverebbe incitati a compassione. Ma non essendo M. Andrea 
di parer che faccia alcuna cosa senza licenza di V. R. , mi esta 
necessario scriverli questa, e la prego mi dia presto risposta, 
perche me ne sto in pianto e cruciato di cuor, vedendo non 
poter fare quel che mi pare che saria grande honor di Dio; e 
consideratis considerandis , non vedo alcuna cosa in contrario. 

Item vorria saper se V. R. mi dette la cura circa il viver, 
perche se così fosse, io useria maggior libertà con M. Andrea, 
e già 1'haverebbe menato meco a star in un ospedale povera- 
mente, over in un'altro luoco con edirìcatione de' prossimi. Sua 
R. - va molto piano in queste cose, e io vo temerariamente; 
qual sia mo meglio Iddio il giudichi. V. R. m'intende. 

Item son sforciato a dire quel che mi consegliano alcune 
persone, tra le quali è il nostro medico M. Giovanni 3 . Vorreb- 

1 Hic idem est ac Mgr. Joannes de Rossis, Mgr. Joannes, hospes noster. Mgr. Joan- 
nes, medicus, etc., etc. Ipse suis litteris nomen suum subscribebat sic: Giovannes de 
Rossi, alamanno, pliysico. 

- Sua R., se, M. Andreas Frusius. 

r> Joannes de Rossis. 



42 



LlTTERAE QUA DRIMES TRES 



bono che avisasse V. R. che mi mandasse, se apparesse a lei, 
licenza di potermi ordinar d'evangelio e messa, e questo solo 
per maggior honor di Dio e edificatione de' prossimi, che tutti 
mi domandano se son sacerdote, e molti si vorrebbono confes- 
sar da me, e pur il mercoredi un prete voleva che io l'udisse. 
Per me io non vorria esser per la indignità mia e insuficientia. 
A. V. R. non accade dir altro. Quella faccia come gli appare e 
piace ; a me non sta consegliarla ma servirla et essergli ubi- 
diente per insino alla morte. 

Temo un' altra cosa che , bisognandomi fare ogni giorno il 
sermone in questa publica chiesia, non potria occuparmi in 
cose esteriori, nè appena quasi in scrivere; perche ho visto che 
bisogna che non habbie cura di cosa alcuna; altrimente la testa 
non mi serve. E dimando a V. R. se gli appare che, trovan- 
domi una camera appresso la chiesia dove predico, cioè in casa 
del piovano , e havendo ivi il vivere , se potria lasciar M. An- 
drea star occupato anchora esso in un' altra chiesia, dove il 
predica; perche più facilmente e con più commodo d'un e l'altro 
staressemo. 

Di V. R. figliuolo indegno. 

Die 3 Junii. 

Girolamo. 

Super scriptio.—A\ R. Padre Superiore in Roma. 



An. 1547 



43 



X 

Hieronymus Ottellus. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Florentia, 3 Junii 1547 l . 

t 

Leggete anche questa. 

R. Padre: Aviso V. R. qualmente il Nostro Signore ha co- 
minciato aprir la porta alla parola sua, di modo tale che si 
spera grande frutto. Scrivessimo alla R. V. già li passati giorni 
che andava a predicar a prigionieri: ma poi lassai 1' impresa, 
non per mia colpa ma per colpa d' altri, etc. Fui poi richiesto 
a predicar in una chiesia dimandata Sancta Maria de Rizi , e 
tacendo un poco d' impedimento il piovano , o perche non fossi 
prete o per altro , me ne andai solo dal Vicario , et gli diman- 
dai la licentia in scritto ; e lui , senza interrogarmi o se fosse 
prete o no , volse esser il cancellier , et con propria mano mi 
scrisse la licenza , non solo per me ma per tutti etiam della 
Compagnia, di poter predicar per tutto il territorio. Et cosi 
predicai nella detta chiesia all' aitar , perche non ce era pul- 
pito : ma correndo la gente alla predica , subito ne fu trovato 
uno, et così predicai per insino alla pentecoste, tepidamente; 
ma venuto il sancto giorno della Pascha , nella quale il Signore 
suole mandar dal cielo a' suoi fedeli le gratie del Spirito San- 
cto , mi mandò il Signore una gocciola della sua gratia , con la 
quale riscaldato bombardai tutti quelli tre giorni la rocca de* 
cuori humani, di modo tale che il terzo giorno, essendo la chie- 
sia piena di gente , fù quasi del tutto presa la rocca delli cuori, 
e tutti meco con pianto gridavano misericordia ; e mi ha detto 
Giovan Nicolozzo che uno prete vuol rifiutar alcuni benefi- 
cii , etc, come ho detto nell' altra. Il spirito mi dice che in 



1 Autographum Hieronymi, n. 25. 



44 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

dieci o quindici sermoni si vedrà quel che il Signore vuole far; 
di modo tale che vorria che V. R. fosse poi contento che an- 
dasse in altre parti, compita che sarà la festa in Firenza e nel 
circuito. Questo dico per poter avisar il popolo che piglino la 
gratia per insino a che il Signore si la manda. El mi are- 
cresce star a scriver quel che nell' altra e scritto, perche 
penso che V. R. le haverà tutte due. Solo gli dirò in replica 
che quella dia risposta sopra la penitentia , che vorrebbe faccia 
per il popolo, come è scritto nell' altra. 2.° che quella veda e 
faccia quel che gli appare circa quello, che mi hanno consi- 
gliato alcune persone che avisasse V. R., se gli appareva di 
mandare una licenza da potermi ordinare d' evangelio e missa 
extra tempus ordinartum. Io ho meco quella licenza di poter- 
mi ordinar a quocumque extra dioccesim. Vero è che dal canto 
mio mi sento indegno e insofficiente. Pur V. R. faccia quel che 
gli appare e piace, perche la so per servir et obedir. Quella mi 
perdoni se non scrivo quel che ho scritto nell' altra , perche la 
mente mia è tutta occupata in quello sermone , qual ho da far 
Domenica infra tanta gente , dove penso fargli toccar con mano 
la morte , et sensibilmente gli mostrerò un corpo morto , sopra 
quale sarà il mio ragionar. Mi ajutino, prego, le orationi di 
V. R. e di tutti li fratelli et amici, benché sono agiutato anche 
qua da moltre divote persone , e quel piovano , che prima mi 
era un poco d' impedimento , adesso è tutto mio e mi ama più 
che a figliolo , e mei mostra con opere. E molte persone mi vo- 
gliono dar robba , et io non la voglio ; e vedo che vale più una 
parola del Signore che non valeno quante raccomandationi 
d' huomini che si voleno. 

Mi perdoni V. R. se ho scritto qualche cosa in questa lettera 
o in queir altra, che non sia da scrivere. Grande impedimento 
e disviamento mi esta 1' andare ogni giorno in palazzo per 
veder la cosa del nostro P. D. Giac. 0 Laynez. Io penso che ha- 
verà ogni cosa, come scriverà M. Andrea. 

Die 3 Junii. 

Girolamo , etc. 

Super script io. Al mio R. Superiore in Roma. 
Polancus in margine: fior. a Hieron. m0 , 3 de Junio. 
Alia manus: nihil pro historia. 



An 1547 



45 



XI 



P. Andreas Frusius. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Florentia, 2 Julii 1547 ». 

JHS 

La gratia et pace di X.° N. Signore sempre ci conforti tutti 
nel S. m0 servitio suo. 

Molto R. d0 P.: Scrissi la settimana ultima passata della ve- 
nuta delli charissimi P. miei Mag. Laynez et Mag. P. Canisio in 
Firenza con molta consolation di Mag. Gierolamoetmia; et tutto 
quel che ci ha potuto rincrescere è stato il non havere tutta la 
commodità che si richiedeva a fargli honore e carezze secondo il 
debito nostro, per essere in casa d'altrui, benché sian persone di 
molta carità, ma pure pare bisogno tenirsi con qualche rispetto 
per edificare ogniuno in ogni cosa al possibile. Hieri fece fine il 
P. Mag. Laynez delle sue prediche de 1' ottava \ nelle quali ha 
trattato la materia de regno Dei, che pare non si potesse elig- 
gere più utile et necessaria in tal luogo et a tali tempi; et 1' ha 
trattato et predicato con molto grande auditorio et grandissima 
satisfattione di esso, talmente che mi pareva ogniuno dire con 
la bocca o nel cuore suo: nunquam sic homo locutus est, saltem 
da tempi nostri; et questo posso affirmare in conscientia mia 
che mai non ho sentuto ne spero sentire in vita mia prediche 
più absolute et perfette in spirito , dottrina , pronuntiatione et 
gesti moderati, come convenuta, et il tutto con tanta chiarezza 
et facilità nel dire et esprimere le cose, dando essempi familiari 



1 Autographum P. Andreae de Frusis, in duplici folio, n. 3L'l. 
a Octava Sancti Joannis Baptistae. 



46 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

(dove occorrevano passi più alti et sottili del comune intendere) 
che fin alle donne più semplici si faceva capire. 

Io non so dove habbia imparatto gli tuoni , ma mi pare che- 
gli ha tanto bene che'non ha bisogno della scuola del diarissimo 
maestro mio, Mag'. Antonio di Santa Marta, al quale non mi re- 
puto manco obligato di quel che m'ha insegnato, se ben mi man- 
cano gli organi da poter ben usare gli suoi tuoni. Per dire in una 
parola, di Mag. Laynez io me trovo molto ingannato, truovando 
assai più in lui de 1' arte et gratia del vero predicar che non per 
il passato in Padoa et Venezie. Sia lodato N. Signore che fa et 
adopera simili instromenti, et piacesse pure a sua Maestà dar- 
cene un numero di così fatti, con patto che mai non me ne do- 
vessi intromettere. 

Mag. Gierolamo la piglia molto da vero , et per gratia di 
N. Signore gli riesce benissimo , massime dopo che per il conse- 
glio di Mag. Laynez, seguita più altri autori et scrittori che pro- 
prie inventioni, et così studia gagliardamente, imparando a 
mente quasi ogni cosa. 

Seguitiamo insegnar la dottrina Christiana et predicare in 
alcuni monasterii, oltra la predicha ordinaria delle feste; et si 
ben pare che per il caldo che patiscono gli uditori alla mia, che 
fò dopo il véspero, segli potrebbe dare vacantie questi due mesi: 
nientedimeno starò a quel che mi sarà ordinato, se non mi ve- 
nirà evidentia di maggior peccato che non è fare l'obedientia, 
alla quale Dio mi dia gratia così di satisfare come m' ha dato 
gratia di sottomettermegli puramente. Et a questo effetto molto 
mi raccomando alle orationi della R. da P. V. et de tutti gli 
R. di Padri et Fratelli charissimi di casa. 

Mag. Gioanni con la consorte, etc., mandano le sue racco- 
mandationi, aspettando una risposta da Mag. Pollanco, il quale 
anche potrà scrivere in Pistoia per gli suoi scritti. 

Non havemo ancora ricevuto information circa a quella gio- 
vane. 

Da Firenza alli 2 di guglio 1547 
Della R. P. V. 

Indegnissimo servo in X.° nro. S. e 



Andrea da Frussi. 



A.\. 1547 



47 



Superscriptio.=-f Al molto R. do P. in X.° Ignatio de Loiola 
della Comp. a di Giesù, Prepo. to deg. mo et oss. mo mio. AS. ta M. a 
della Strada, appresso a San Marco, in Roma. 

Alia manti: M. Andrea, de iìor. a 2 di Julio 1547. Dà conto 
dell' arrivo delti Pri. Laynez et Canisio et come il P. Laynez ha- 
veva predicato con molto concorso et spirito. 



XII 

P. Hieronymus Domenech. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Panormo, 4 Julii 1547 ! . 

f 

La suma gracia y amor de Cristo N. Señor sea siempre en 
nuestro continuo favor y ayuda. Amen. 

La carta de mi H.° en Cristo carísimo Maestro Jo. de Po- 
lanco de 1 1 del pasado recibí poco ha , por la cual entendí las 
justas quejas que V. R. tiene de mis yerros y faltas, como en el 
escribir tan general de lo que aquí pasa y del escribir á V. R. 
en otra lengua que en español. V. R. por amor de Dios me per- 
done del pasado y espere con la ayuda de N. Señor por el ave- 
nir la enmienda, como verá por la presente, con la cual pienso 
escribir algún tanto largo, y avisarle en qué he entendido, des- 
pués que aquí llegamos, y al presente entiendo con la ayuda de 
N. Señor y favor de estos señores. 

V. R. sabrá cómo luego que aquí llegamos, la señora Viso- 
reina fué á visitar el monasterio de las Convertidas, que aquí 
hay, el cual le fué mucho encomendado por cartas de la Vireina 



1 Ex autographo, quoJ totum est manu P. Hieronymi Domenech, in triplici folio, 
nn. 328, 329 et 330.— Vide Polanco, Chron. Soe. Jes., a. 1547, nn. 191 et seq. 



-18 



LiTTERAE Cuadrimestres 



pasada y hallando que tenían necesidad ansí de ayuda tempo- 
ral como espiritual , ofrecióles de enviarme para que entendiese 
en ayudarlas; y ansí fui á visitarlas, á donde hallé el monaste- 
rio tan mal gobernado, que, si presto no se remediaba, pasaba 
á mi juicio peligro de deshacerse y perderse esta tan santa 
obra. Los que eran elegidos de la ciudad por diputados de esta 
obra , habia más de un mes que eran elegidos y no habían que- 
rido tomar el tal cargo por la mala información, que del dicho 
monasterio tenían, que era muy trabajoso de ser gobernado, 
ansí por la gran discordia que en él habia entre las monjas y 
abadesa , como que las más estaban descontentas y con volun- 
tad de quererse ir ; y el pueblo habia perdido cuasi toda la de- 
voción á este monasterio por los rumores que de él eran espar- 
cidos. 

Luego hablé con los diputados y roguéles de parte de la 
vireina que tomasen el cargo que les era impuesto por amor de 
Dios; que ella quería favorescerles y ayudarles en lo que pudie- 
se. Ellos fueron contentos; y ansí entendí en que la abadesa sa- 
casen y enviasen al monasterio de donde habia salido, lo que 
mucho tiempo habia que el Vicario y diputados habían querido 
hacer, y por no hallar quien tomase el tal gobierno, no se habia 
efectuado. Mas hablé con una mujer principal viuda y muy es- 
piritual, la cual habia dado principio á esta obra, y roguéle que 
tomase el cargo, del monasterio hasta que se proveyese de una 
abadesa, y ansí lo ha tomado; y entrando ha quietado todo 
aquel monasterio. 

Después se ha procurado que de un monasterio muy refor- 
mado, que está en una ciudad á dos jornadas de aquí , que se 
llama Trapena l , viniesen dos ó tres monjas para el gobierno 
del tal monasterio, porque aquella señora no podia tomar el 
cargo sino por pocos días; y más, yo les he dado los ejercicios 
y ahora entiendo en confesarlas generalmente. Es cosa para 
mucho alabar á nuestro Señor por la mutación grande que han 
hecho y lo mucho que se han aprovechado y cada día se van 
más aprovechando. Espero, después de haberlas confesado y 
dado los ejercicios, darles algún orden y regla de vivir, enco- 
mendarlas á algún buen confesor para que yo pueda entender 



1 Infra scribit ipsc Trapatta, nunc Trapatti, quod latine dicitur Drepaiiutn. 



An. 1547 



49 



en otro ; porque no poco me ha ocupado esta obra. Mas por 
gracia del Señor no solamente se ha remediado de perdida qué 
era , mas espero que quedará en tan buenos términos que será 
para dar también á los otros monasterios. Los lloros grandes y 
penitencia y deseos tan crecidos que tienen de servir al Señor, 
seria muy largo de escribir. Excepto dos ó tres, todas las otras, 
que son cerca de treinta, por gracia de Dios se son tanto redu- 
cidas que parecen unas Magdalenas. 

Cuanto á lo temporal, se ha procurado que dos marqueses 
buscasen la limosna por ellas entre los caballeros, y ansí les 
han habido una buena limosna; más, cien onzas, que les eran 
dejadas y no se podian cobrar, se entiende en que las cobren. 
También aquí habia una usanza, que el dia del Corpus Christi 
en una abadía, de donde salia el Ssmo. Sacramento, se hacia 
una colación 1 al Virey y á la ciudad, de la cual, ultra que 
eran mal expensos los dineros y sin necesidad, se ofendia N. Se- 
ñor no poco. He procurado con el Virey que lo que se expen- 
dia en esta colación se convertiese en limosna para las con- 
vertidas; y ansí se ha obtenido, y ya este año han dado veinti- 
cinco escudos. 

Su Excelencia algunas penas 2 ha dado al dicho monasterio, 
de modo que el monasterio etiam en lo temporal se ha de tal 
suerte remediado, que adonde ántes no tenían que comer, ahora 
por gracia del Señor no les falta, y se han vestido todas que, 
según dicen, eran despojadas; y más, se hacen ahora ciertas 
celdas en el dormitorio muy necesarias. Finalmente de perdido 
que era, como he dicho, está por gracia de N. Señor remediado 
de suerte que espero en el Señor que esta obra ha de mucho 
crescer y aumentar así en número de las convertidas como en 
espíritu. 

Ultra de esto sabrá V. R. cómo al principio yo hablé al Vi- 
rey cómo habia entendido que los monasterios de esta ciudad 
tenían mucha necesidad de reformación, y que á uno á lo mé- 
nos, adonde habia ido por entender en esto de esta abadesa y 
de las convertidas, yo era buen testigo de vista. Él me res- 



* Colación, jentaculum, magnis sumptibus... Sic Polancus, 1. c. 

* Vox pena hic non punitionem significai sed pecuniam quae a delinquentibus in 
delieti p initionem exsolvebatur, et vocabatur muleta. Unde recte vertit Polancus, dum 
ait : "Aliis etiam , ut mulctartun , eraolumentis sic monasterium fuit adjutum...„ 1. c. 

T. i. 4 



50 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



pondió también había habido la misma relación del marqués de 
Terranova, y que él entenderia en ello ; y ansí un domingo llamó 
al Marqués, á D. n Diego de Córdoba , que es Sindicador de este 
reino, una persona de mucha cualidad, y más al Vicario y al 
Doctor Iñigo Lopez y á mí, y tratamos esta materia, y se orde- 
naron algunas cosas pertenecientes á la dicha reformación, 
entre las cuales me cometieron que yo hubiese de ver las re- 
glas de los monasterios y que fuese con el Vicario á visitarlos. 
Y ansí, ultra de lo que he entendido en las convertidas, muchos 
dias hay que juntamente con el Vicario entiendo en la tal visi- 
ta ; hasta ahora aun no habernos acabado un monasterio, por- 
que se toma muy de propósito ; y con haber estado yo enfermo, 
y el Vicario, ultra de sus ocupaciones, que han empedido, no 
se ha podido hacer más. Esta semana pienso acabaremos la 
visita de este monasterio que habernos empezado. El Doctor 
Iñigo Lopez se halla presente, cuando puede y quiere. El Vi- 
rey está muy animado en esta obra de la reformación , y esta 
es la voluntad de S. M., según que por cartas ha manifestado; 
es muy trabajosa , mas de mucha edificación y de mucho ser- 
vicio á N. Señor. 

Para esta reformación me pareció que mucho aprovechara 
un Breve de S. S. para que no se pusiese impedimento alguno; 
y ansí di un memorial al Virey sobre lo que le pareció bien, y 
me ha dicho que ha escrito á Roma sobre ello, según la forma 
del de Cataluña, y que escribiese á V. R. en nombre suyo que 
entendiese en ello ; si fuese menester hablar al Embajador ó á 
algún Cardenal, que lo hiciese V. R. por amor de Jesucristo. 
Procure de haberlo, que importa mucho, y con toda la breve- 
dad posible; y de lo que se hiciere nos dé aviso. Cuanto á esta 
obra, con el tiempo, del suceso de ella será mas informado á 
laude del Señor. 

Más, sabrá V. R. que aquí se ha publicado el decreto de los 
médicos lo que ha sido por la diligencia é instancia que en 
ello ha puesto el Doctor Iñigo Lopez, por donde no ha sido me- 
nester que yo entendiese en ello mucho ; ha habido gran resis- 
tencia y contradicción. Esperamos ahora que se publiquen por 
todo el reino. La copia del bando le enviaré otra vez. Pienso 



' Vide Bollandianum opus Acta Sanctorum, mense Julia, de Sancto Ignatio Loyo- 
la, Confess., Commetti praevius, nn. 374-379. Restauratio Decretalis Imiocetttii III. 



As. 1347 



51 



que sobre ello el Doctor ha escrito largo á V. R. y por eso no 
me alargo más. 

La Señor;i Visoreina está muy puesta en que aquí se haga 
una casa de huérfanos y otra de huérfanas y me ha dado el 
cargo para que entienda en ello, y ansí se va practicando. Para 
los huérfanos he hablado á los rectores de una confraternidad, 
que aquí hay, que se llama la Anunciada, para que fuesen con- 
tentos de darnos una iglesia muy buena, que tienen, para ello, 
y les he dado in scriptis una información de esta obra. Hanse 
de juntar todos los cofrades y determinar esto ; aun no me han 
dado la respuesta. Para las huérfanas hay mejor aparejo ; por- 
que la ciudad tiene más de dos mil 1 de renta para casar 
huérfanas, y con esta renta se pretende que se podrá hacer esta 
obra. La Vireina habló dos dias ha á los jurados, siendo yo el 
que les informaba é intérprete ; no se han aún resuelto. Plúgoles 
mucho la obra y restaron que lo platicarían y darían después 
la respuesta. A mí me queda el cargo de solicitarlos. 

Con todo esto desea la Señora Vireina de hacernos aquí un 
colegio, de lo cual no poco servicio se haria á N. Señor, porque 
seria un grandísimo bien de todo este reino, y particularmente 
de esta ciudad; porque aquí hay una grandísima ignorancia 
entre los clérigos, cosa para no poder creer si no lo viese; y 
buena parte de ello es no tener comodidad de estudiar, que aun 
en esta ciudad, que es la cabeza del reino, no hay una lección 
pública en gramática; y con este colegio, ultra de las personas 
que allí estudiarían, que después con sus buenas costumbres y 
letras podrían mucho aprovechar en todo el reino, podrían 
otros oir y aprovecharse de las lecciones del colegio, como está 
instituido en Gandía ; y los clérigos tendrían de quien tomar 
buen ejemplo, y juntamente en letras y costumbres se podrian 
aprovechar. Ha hablado la Señora Vireina con el S. r D. n Die- 
go sobre ello, el cual le ha dado muy buenas esperanzas. Ansí 
ahora se va practicando; de lo que sucediere le daré aviso 
á V. R. 

Negocios particulares son tantos, que cada dia ocurren, que 



1 Abscissa chartae ora, deest verbum escudos, quod ex Polanco, qui litteras, duin 
i'ntegrae erant, legit, accipimus. Is enim ita scribit : "cumque civitas supra duo mitü.i 
teutatorum , annui reditus, ad puellarum orphanarum dotes haberet., 1. c, n. 195, 
j>ag. 249. 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



no puedo cumplir con la mitad de ellos. Entre las otras cosas 
entiendo en una paz entre ciertos gentiles hombres, ó por mejor 
decir, parentados que si se efectúa , como espero en el Señor, 
según los términos en que andamos , no poco servicio se hará 
á N. Señor, que será quietar casi toda una ciudad, que se dice 
Trápana, que está en division por este bando, que es entre es- 
tas personas principales de la tierra. Ruegue á N. Señor que se 
efectúe y me dé gracia que entre tantas obras, queme pone entre 
manos, me sepa bien regir; y que mis pecados y negligencias. 
no impidan el buen efecto que de ellas se podría seguir. Que 
cierto cosas se ofrecen que, no digo yo, mas la mitad de la 
Compañía tendría harto en que ocuparse en servicio de N. Se- 
ñor; y si otro fuese que yo, sucederían las cosas de otra suerte 
que no suceden. La inhabilidad, ignorancia y poca experiencia, 
pusilanimidad y miseria mia es tan grande, que cierto, si algo 
se hace, lo tengo por milagro, pareciéndome que más presto 
impido y lo borro todo, que no ayude á ninguna obra de estas; 
de modo que me parece que el Señor sólo obra, ó, por mejor 
decir, que adopera 2 un instrumento muy inepto y vil en lo que 
quiere para que toda la 3 y gloria sea suya, 

qui est benedictus. 

Por esta no puedo más alargarme, ansí por las muchas ocu- 
paciones como por el poco tiempo que me da el secretario 4 . Lo 
que podrá conocer V. R. en mi escribir de esta, que con la prisa 
que me dan no la puedo corregir. Solo me queda avisarle cómo 
no poco siento la partida del S. r Doctor Iñigo Lopez, el cual de 
verdad me era un buen brazo para ayudarme en todas estas 
obras, y no poco refrigerio y consolación me era pensar de ha- 
berle de tener aquí, el cual me parecia que en voluntad y deseos 
no diferia de uno de la Compañía; mas por alguna indisposición 
que aquí ha tenido , considerada su complexión y aer (aire) de 
esta tierra , tres ó cuatro médicos han hecho una colazion 3 



1 Parentado, italice parentado , pareiitaggio, cognatio , familia , consanguineorum 
et affìnium universitas. 

2 Adopera, adhibet; ex italico adoperare, adhibere, uti. 

3 Abscissa charta, desunt duo vel tria verba. 

4 Voce secretario hic minime designatur Hieronymi Domenech amanuensis seu 
librarius. Tota enim epistola manu ipsius Hieronymi scripta est. Unde opinamur intel- 
ligi hic deberi Pro-regis Secretarium, cui fortassis, ut saepe alias, suas litteras tradi- 
turus erat Hieronymus cum litteris Pro-regis Romam transmittendas. 

5 Colasion, colación, hic est collocutio ; minime vero, ut supra, jentaculum. 



An. 1517 



sobre él. Han determinado que para su salud más le cumple que 
vaya á Roma, y ansí pienso que lo hará; bien que no lo veo aún 
determinado, sino con deseo de hacer aquello que fuere en ma- 
yor servicio y gloria de Nuestro [Señor]. 

Rueguen á N. Señor que á él y á todos nos dé á entender su 
santísima voluntad y aquella poner por obra. 

Jesus sea con todos. 

De Palermo á 4 de Julio 1547. 

Tuus in Christo filius. 

Jo. Hieronymus Domenech. 

Juliano está muy bueno in utroque hontine De Maestro 
Hierónimo Nadal deseo saber nuevas y de Benedicto y de Aní- 
bal *. V. R. les haga escribir. 

Super script io. f Al Reverendo in Christo Padre Maestro 
Ignacio de Loyola, Prepósito de la Compañía de Jesus. 

Romae. 

1 "Frater laicus erat, nomine Julianus, natione Flander, Messanae in Societatem 
admissus, qui cum P. Hieronymum Domenech comitaretur, aliis etiam pietatis operibus 
diligenter vacabat, ac praesertim in ministerio distribuendarum eleemosynarum Pro- 
regis.,, Polanco, 1. c, n. 369. 

â Natalis, Benedictus Palmius et Annibal a Coudreto Romae hoc anno versaban- 
tur, sed sequenti Messanam missi sunt. 



54 



LiTTERAE QUADRIMESTRE^ 



xni 



P. Sylvester Landinus 
Patri Petro Codacio. 
Margrato , 8 Septembris 1547 

JL 

i 

Padre mio nel Signore : 

Già nove lettere ho scritto in honor delli novi chori angelici, 
ne sino adesso son sta degno di risposta ; ma piacesse al Signor 
che la x. a 2 riportasse la smarrita pecora al suo amato ovile, 
ut majus gaudium , etc., et acciò sia, supplico per amor d' il 
Nostro Signore Iddio a Vostra Riverenza non si sdegni di pre- 
gar, et placar la giusta ira del nostro sancto Padre contra 
1' inutile servo suo et inubidiente, qual io son stato sempre, 
quantunque non merito la sua sancta gratia , nè la infervorata 
intercessione di Vostra Riverentia, et delli altri Padri et Fra- 
telli appresso di Sua Reverenda. Nondimeno la sua clementia 
merita di far misericordia alli contriti , et la vostra ampia ca- 
rità di solicitarla; et tanto più che io non casco dalla speranza: 
etiam si me occidcret , sperarem in eum. 

Tre lettere il mese passato scrissi a Sua Reverentia, come 



1 Autographum, totum manu Patris Landini, fol. n. 311.'. Ad rectam harum et alia- 
ì um Patris Sylvestri Landini litterarum intelligentiam oportet in memoriam revocare 
quae de eo scribit Polancus. "Cum sacerdos quidam, nomine Sylvester Landinus, Ro- 
mae in adversam valetudinem venisset, et in ea satis impatienter et morose se gessis- 
set , diligenter quidem P. Ignatius curavit ut sanitati restitueretur; quoniam vero pa- 
runi aedificationis, cum aegrotaret, bonus ille sacerdos reliquisset, ut domum suam se 
conferret P. Ignatius injunxit, non quidem omnino a Societate hominem dimittens; sed ta- 
men ille, conscius impatientiae suae, id timebat. Et tandem vir alioqui bonus, correctio- 
nem Patris admittens, Malgratum Sarzanensis dioecesis, quae patria ipsi erat, confirma- 
turus interim valetudinem se contulit, dubius animi an eum P. Ignatius in Societatem 
revocaturus esset ; quo in dubio, data opera , correctionis gratia, relictus erat.,, Chron. 
Soc. Jes., 1. 1, pag. 232, n. 190. 

- X.o, decima lettera, decima epistola. 



An. 1547 



55 



era risanato per la misericordia del Nostro Signore; come 
quella mi comandò, di nuovo raffermo esser sano; ma quanto 
all' interior huomo non so s' e curabile senza il consiglio et 
presentia di Sua Reverenda , qual spero asseguir per mezzo 
di Vostra Reverentia, qual puote ciò che vuole con Sua Reve- 
renda. 

Non accade eh' io scriva più il frutto che si fa, già tante 
volte scritto, nelle anime, nel frequente predicar che mi bi- 
sogna fare, perche sono richiesto da più di venti terre; vado 
mo in questa mo in quella ; et similiter del frequente confessar 
et communicar ogni domenica et legger publice la somma an- 
gelica 1 a sacerdoti et laici. Il Vicario vecchio ora mi ha scritto 
che io debbia andar a predicar nella sua terra et eh' io porto 
meco le constitutioni che Sua Signoria mi ordinò eh' io facesse 
et de commune consenso di tutti li sacerdoti, per riformarsi , io 
l'ho fatte, ma sono facile per la prima volta. 

Circa il disponer delle nostre facultadi temporali , non sono 
inspirato nè alli miei ne alli altri , senon che vorrei il parer et 
comandamento di Sua Reverentia , quantunque habbia fatto far 
orationi a Padri di San Francesco osservanti et li habbia ordi- 
nata la eleemosina sopra ciò, acciò il Signore inspiri quello, 
che [sia] a sua maggior gloria; pur non sento quiete nel cor 
mio sino che non sento il consiglio del Nostro Padre Reverendo, 
Maestro Ignatio. Li miei sono bisognosi, ma più di devotione, 
perche mi promettono di communicarsi ogni domenica et poi 
stanno quindici dì et uno mese da una volta et 1' altra. Io non 
mi satisfacio troppo , quando mancano alla sua promessa et al 
ben suo. Ma se si volessino obligar ogni otto dì a communi- 
carsi, parendo bene a Sua Reverentia, non me ne faria scropolo, 
perche comprono quasi ogni anno pane et vino. Vostra Reve- 
rentia mi comandi quel che piace a Sua Reverentia et tanto 
farò ; a cui con lei et tutta la casa mi raccomando con le sue 
orationi. 

In Margrato , il dì della Natività della Madonna , 1547. 
In Xpo. indegno servo, 

Silvestro Landino. 



Stimma angelica, de casibus conscientiae,. auctore Angelo de Clavasio, O. Min. 



56 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



Il signore mi ha dato gratia di confondere li heretici et co 
autorità et con minaccia di fuoco. 

t 

Super script io. =IHS. Al molto mio R. in Xpo. Pre. M. Pie- 
tro Codaccio, nella Compagnia de Jesu, provisor dig. m9 , in 
Sancta Maria della strada, presso a Sancto Marco, in Roma. 

Di porto tre baiochi. 
X. S. 



XIV 



F. Antonius Suarez 
Patri Martino de Santacruz. 
Conimbrica, 24 Septembris, 1547 *. 

t 

IHS 

Gratia et pax Domini Nostri Jesu Christi sit semper nobis- 
cum. Amen. 

Non inficior, mi Pater, quin merito in numero eorum haben- 
dus sim , qui cum praesentia bona non norunt , amissa postea 
deflent. Neque tamen possum non confiteri quam sit firmus 
atque stabilis meus erga te amor , quippe cum nulla locorum 
distantia, nulla temporis diuturnitas, nulla corporum separatio 
efficere possit, ut animus, semel charitate Christi devinctus, ab 
officio ne tantillum quidem recedat. Sed de hoc satis, ne in 
aliud erumpam. Hoc tamen unum scias velim, nihil mini jucun- 
dius accidisse, quam si, quam modo absens haudquaquam reti- 
nere possum, tibi coram meam erga te voluntatem apertius de- 
clararem. 

Superioribus diebus ad te binas dedi litteras non uno tempore 
scriptas; haud scio an tibi sint redditae. Nunc tamen, qüoniam 
id tibi pollicitus sum , tabellari© Romam proficiscenti nonnihil 



1 Ex autographo, in duplici folio, cui erant, in pristino Archivii ordine, nn. 391 et 
392, nunc «utem sunt 3 et 4. 



An. 1547 



r>7 



litterarum ad te dare decrevi, quibus te brevi facerem certio- 
rem de his, quae apud nos geruntur. Longiores enim a me lit- 
teras non exspectes; quamvis copiosa mihi proponitur materies 
scribendi, at certe ingenii mei parvitati minime accommodata. 

Primum itaque scito nos fere omnes recte valere, praeter- 
quam oppido paucos, quorum nomina praetermitto; nulla enim 
incommoda valetudine laborant. Litteras a M. Ignatio accepi- 
mus a nobis jamdiu exspectatas, neque minus flagitatas l . In- 
credibili gaudio sumus affecti, quibus perlectis, omnium fratrum 
animi usque adeo sunt incitati , cum ad litterarum studia , tum 
ad virtutes acquirendas, ut bis nobis legerentur, idque ut semel 
singulis hebdomadibus fieret multi postularent; quas ne obli- 
vioni traderentur plerique descripserunt. Neque mirum, siqui- 
dem omnia , quae nobis lubrica ac difficilia subinde proponun- 
tur, perlectis his litteris, validis argumentis dissolvuntur, ani- 
mique ad summum tam virtutum quam litterarum petendum, 
magis ac magis virtute augentur et confirmantur. 

Post tuum a nobis discessum, Antonius Gomez et Gonzalus 
Vaz omnes fere civitates atque oppida finitima monasterio 
Sancii Felicis circuierunt usque ad portum 2 , multaque nobis a 
se gesta , tum concionando tum audiendo confessiones , per lit- 
teras latius nunciarunt. Hi sane apostolico muñere funguntur, 
quippe qui civitates, oppida, vicos, villas, campos, agros quam- 
plurimos peragrantes, eleemosynis vivunt, in hospitalia sereci- 
piunt, pauperibus evangelizam ac subveniunt, divitibus libere 
loquuntur, atque denique impios a sceleribus deterrent, pios ad 
meliora provocanti quid plura?, pigros a desidia avocant, fervi- 
dos ad subeundam crucem invitant, quos etsi studio omnes 
prosequimur longe tamen secus est "\ Orate igitur Patres ac 
Fratres Dominum, ut mittat ex nobis operarios, etsi non omnino 
litteris confirmatos vel aliquo virtutum genere munitos. Quid 
enim nobis, qui hanc Societatem divini Spiritus afflatu ingressi 
sumus, deterius contingere posset, quam si his angustiis inter- 
clusi, nostrorum majorum vestigia sequi nequeamus, aetate- 
que jam confecti ad nullum laborem aut periculum propter 



1 Sermo est de litteris ab Ignatio ad fratres in Collegio Conimbricensi studentes 
datis Roraae 17 Maji hujus anni 1547. 
- usque ad urbem Portus, Oporto. 
r * Sic; nec sententiam certo capimus. 



58 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

Christum subeundum apti simus? At, ne nimis exardescere vi- 
dear, cum sim frigidus, ad rem redeam. 

Séptimo Kal. Sextilis, unas a Magistro Simone litteras acce- 
pimus, quibus quatuor ex fratribus accersebat ut ad Aethiopes 
mitterentur, qui regnum Manicongo incolunt, quorum maxima 
pars est baptizata. Sed cum nondum sint doctrina Christiana 
confirmati, multique infideles, ut ad fidem Christi deducantm\ 
rege Lusitaniae petente, hos fratres P. Simon constituit mitten- 
dos: Georgium Vaz, Christophorum Ribeiro, Jacobum Diaz, 
omnes Sacerdotes, et Didacum do Soveral. Néscio verbis ex- 
primere quam ille dies sit dignus memoratu , quot celebratus 
lacrymis fratrum discessus , non quod illi abirent sed quod ipsi 
manerent : videre erat fervida suspiria, denique alacritatem 
abeuntium. Quid plura?, multa, quae hic contigerunt aliisque 
inlocis, nonnulli fratres latius enarrant per litteras; idcirco nolo 
esse longior nec tempus ad hoc mihi conceditur. Haec latine 
scripsi stili exercendi gratia : hoc enim tantum grammaticos 
decet. 

De nostro collegio nihil est quod scribam praeterquam quod 
nemo est qui opem ferat. Fere omnes obsistunt magnates, penes 
quos est pecunia, consilium et alia hujusmodi. Rex tamen sem- 
per manet in officio. Atqui omnes sumus in spe, licet paulatim 
ac lente, opus procedat. Non enim in homine confidimus sed in 
Deo, qui, ut ánimos, sic parietes aedificabit. Itaque antiquus 
hostis omnes suos conatus adhibet ut temporalia impediat, 
quando spiritualia minus valet ; ñeque dum satis contentus ho- 
minibus adversantibus , monachorum etiam ánimos sibi adver- 
sus nos concitare intentai, sed non efficiet, quoniam si Deus pro 
nobis, quis contra nos '? 

Vierão nos aquy por impedimento a hüa cisterna que fazia- 
mos, por parte dos frades de Santa Cruz (a qual se faz ao longo 
do muro pera colher en sy a agoa, que ven polla rua dereita) 
con pena de excomunhão; areceando as latrinas que se aly am 
de fazer, que lhes farião laa maa companhia , e asi a terra que 
estaa lançada de fora do muro, que correria con as enxurradas 
e lhes faria muito dano. Forão la o Padre Luis Gonçalez e Ma- 



* Hucusque grammaticus hic in scribendo latine se exercuit ; quae sequuntur lusi- 
tana fecit. 



An. 1547 



59 



nucí Godinho pera os amansar, porque determinavâo de seguir 
demanda ; nõ aproveitava nada darelhes a entender quã pouco 
perjuizo lhes tudo ysto fazia. Porê ya gora estão apaziguados. 
Rogé a Nosso Senhor que, asi como nos faz muy assinada merce 
en sermos perseguidos, non permita que os autros reçebão 
nisso detrimento è suas concientias, que en quanto non for mais 
que isto, pouco seraa. 

Non pude proseguir com o latim; nisto e no stilo juzgaraa 
quam pouco tenho aproveitado. E así me mandan ainda este 
ano estudar no latim. Praza a Nosso Senhor que aproveite nas 
virtudes. 

Tenha per amor de Nosso Senhor cuidado de mi en suas 
orações, e así o peça ao nosso P. M. Ignatio, e aoP. Hercoles, 
e a os Irmãos Isidoro e Botelho e a todos os mais, os quais eu 
todos queria no amor de Christo Jesu muito mais perfeitamente 
amar. 

Agora recebemos Baltesar Neto, girmão de L. d0 Francisco 
Neto. Esta ê exerçiçios cõ outro Padre. Non falo no receber 
por que tantos quasi sernos quantos nos vem importunar pera 

ysso. 

Nosso Senhor nos tenha ê seu sancto amor. 
A 24 de Setembro de 1547. 
Minimus et inutilis servus, 

Antonius Soarez. 



Super script io. IHS, Patri Martino de Sancta f Romae 
agenti. 

Alia manus ad marginem: 1547. Antonio Suarez , di Coim- 
bra, á 24 de Setiembre. 
Et alia: d' edificai. e 



» Pater Hercules Bucerius, et fratres Isidoras Bellini et Michael Botelho fuerant 
brevi tempore Conimbricae. 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



XV 



P. Melchior Nuñez 
Patri Martino de Sancta Cruz. 
Conimbrica, 27 Septembris 1547 *. 

t 

La graça et paz de IHU. XPO. Nosso Senhor seia sempre 
cõ nosco. Amen. 

Se o jugo da obediença fosse tam facile et suave para as 
cousas de mortificação da vontade, como é para aquellas, a que 
ho proprio amor et gosto inclina , mui fácil seria de abraçar: 
digo isto, Padre meu, porque mandándome o Padre Luiz Gon- 
çalez que escrevesse esta a Vossa R. a , dandolhe cota de todo 
ho que qua, depois de sua ida, passou, cõ muita alegria obedeci 
a tam doce mandamêto, assi por ter rezão de parlar largo por 
carta, pois d'outra maneira não posso cõ ho meu dilectissimo 
Padre Sancta Cruz, tanto meu amigo et pai, et que con tanto 
amor me guiou tãto têpo no caminho do Senhor, como por re- 
novar a memoria das mercês, que Deos Nosso Senhor tem fei- 
tas a Çompanhia nestas partes cõ muito honor seu et ben das 
almas. 

Depois da partida de Vossa R. forão mandados Jorge Mo- 
reira et Silvestre Afonso a Guarda, onde andava o Padre Nó- 
brega -, avia dias; et ficando Silvestre Af.° em Bemespera, onde 
facia muito fructo, pregando et facendo ha doctrina aos meni- 
nos, não somente ali mas por todos os lugares derrador , satis- 



i Ex autographo, quod totum est manu P. Melchioris Nuñez, quadruplici folio, 
un. 394, 395, 396 et 397. — Habemus etiam transumptum , Roma ad Complutenses fratres 
missum, in Historia varia, voi. i, foi. 105-109. 

- Pater Emmanuel de Nóbrega. 



An. 1547 



61 



facendo a toda ha gente, de maneira que lhe pedían de muitas 
partes que fosse la pregar, prometendolhe cruzados &c. He era 
de maneira que escreveo o Padre Jorge Moreira que acharão la 
ho Padre Silvestre Af.° pregador. Coube ao Padre Moreira ha 
Guarda, onde pregando polia manhã et atarde façendo ha doc- 
trina, et em outras exhortações publicas et particulares, fez 
muito serviço a Déos, onde lia hüa lição cada dia do Evangelho 
de Sam João ha todos os cónegos na See , antes de començarê 
as vésperas, ho que elle assi ordenou per poder mais livremente 
reprehéndelos de muitos peccados públicos , que ali como em 
outras muitas partes reinão, et prometeolhes em hüa pregação 
de facer todo possivel per se emmendarê, et, si não quisesse per 
bem, que por justiça ho avian de facer; concluindo finalmente 
que, se não oubesse meirinho et justiça, que procedesse contra 
elles, que elle avia de tomar ho carrego sobre si. Fez também 
pazes entre elles, que estavão divididos, hüs por parte do Bispo 
et outros pollo adaião. Assi mesmo cõ suas amonestações se 
enmèdou muito ho rezarse as missas, que segundo escreveo 
quando ali chegou, se dicião as missas a maneira de esgrima; 
et se evitarão muitos peccados mortaes públicos. Hü cónego, 
que estava em peccado pubrico, cõ ho qual não pode ho Bispo 
ne ho Cabido da Guarda acabar nuca nada, indoo ho Padre Mo- 
reira amõestar primeiro cõ humildade, depois cõ rigor, ho co- 
meçou a meaçear et prometer pancadas, et por derradeiro, 
vendo a costança do Padre Moreira , abrandou de tal maneira 
que se tirou do seu peccado mortal et lhe comencou a pregar, 
louvando muito a Cõpanhia, dizendolhe que perseverasse, que 
era impossível aver nenhü home tã duro , cõ ho qual não po- 
desse acabar tudo, porque con elle Bispo ne justiça nuca pode- 
rão acabar ne timia a nigüe senão a elle et a suas exhortações ; 
et assi ficou fora do peccado et muito amigo da Cõpanhia. 

Ao Padre Nóbrega cõvelhe ir visitar as villas et lugares, que 
estão ao redor, onde cõ seu zelo sancto foi instrumento de mui- 
tos se tiraré de peccados mortaes; et muitos sacerdotes, que 
estavão como casados , dos quaes ha grande frequentia na 
iieira, començarê a viver castamente. Indo o mesmo Padre Nó- 
brega a villa de Gabugal, descalço por falta de çapatos, et sê 
sobreiro, porque lho furtarão no caminho, pregou algüs dias et 
fez a doctrina cõ grãde edificação da quelle povo. Depois que 



62 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

pregava, pedia a sua esmola et recolhiase ao sprital. Sabendo 
isto dõ duarte, hü Comendador et principal da quella terra, cõ 
muita instãçia o queria levar para casa, et vendoo nisto impor- 
tuno, lhe fogia, indose cõ suas esmolas a mìa silveira, que 
estava fora da villa , onde os criados da quelle fidalgo o forão 
hü dia desemcovar, levandoo meo por força a casa do seu se- 
nhor; et não querendo elle ir senão ao espital, lhe mâdava de 
comer em carrella de prata , onde ao pobre Nóbrega servião 
cõ ho barrete na mão, como a seu senhor. Das pregaçâoes que 
fez naquelle lugar cõ grãde zelo das almas, bradou cõ alta voz 
justiça de Deos sobre todos os que estavan em pèccados pubri- 
cos, prometendolhes que se não enmedavâo delles, que a porta 
de cadahü iria dar vozes pedindo justiça de Deos sobre aquella 
casa, ho que meteo gradissimo medo ao povo et foi causa de 
muita emenda. 

Em outro lugar, que estava todo posto em bandos, acabando 
de pregar, se deçeo do pulpito et se pos de giolhos entre elles, 
pedindolhes cõ grãde instançia que todos fossem amigos, et pi- 
dendo perdão a nus por parte dos outros, foi causa que todos se 
possem de giolhos et pidissê perdão nus aos outros. Assi que 
neste lugar et em todos os outros por donde andou fez muitos 
amizados et muito proveito nas almas; com todavia as veces ho 
desomrrarê publicamente, ne decsset illa pr aerro gativa apo- 
stolica, videlicet, pro nomine Jesn contumelia?}! pati. 

Na villa de Covilhã, chegando ahi Nóbrega cõ fome et can- 
sado, indose logo a pregar, gragueiou tanto que se lhe saião da 
pregação manifestamente mostrando que lhes descõtentava. O 
outro dia disse o Padre ao Cura que dizesse ao povo que atarde 
avia de pregar; ho Cura, ainda enfadado da comfusão passaci;;, 
lhes disse que em tal igreia pregava o clérigo gago, que bem no 
podiâo ir ouvir, mas que pouco aproveitaria porque ha fim elle 
não dizia nada. Acabada ha pregação, ficarão todos tam cõtè- 
tos et satisfeitos, que lhe rogarão et pedirão cõ muita instançia 
que ficasse ahi por algü tempo, que se cofessarião todos; et fize- 
rão camará assetando que o mandassen pedir a el Rei, et vin- 
dose ia o Padre Nóbrega, lhe mandrão ao caminho os principaes 
da villa pedir que quisesse tornar et estar alli ao menos seis 
meses, et que elles cõ toda a villa se cofessarião cada oito dias. 
Em fim que se em principio foi muito ho descõtêtamento que 



Ají. L")47 



63 



delle tinhão, foi muito maior ho cõtêtamento que depois tive- 
rão; et assi se cofesarão muitos et se fez na quella villa molto 
serviço a Nosso Senhor. Hü Abade de muita renda , que vive 
em Pinhel, sabendo o Padre Nóbrega que estava publicamente 
em peccado cõ hüa molher casada, ho apartou em sua casa et 
ho amõestou primeiro cõ palavras brandas ; et vendo que não 
aproveitava, usando de seu zelo custumado, deu tam altas vo- 
zes, que, ouvindoo dous clérigos de casa et outra gente, acudi- 
rão et ho lançarão fora de casa aos impuxões. A hüa molher, 
que desde meninha era demoninhada et lhe vinha o demonio 
fallar a orelha todo o que queria que fizesse ; ouvindoa de con- 
fessão, lhe disse que não ouvisse mais cousa, que o demonio lhe 
dixesse, et que lhe respondesse que, se quisesse algüa cousa, 
que fosse a Nóbrega; escreveonos que lhe não viera mais. 

Depois de la estare algü tempo , mandou ho Padre Mestre 
Simão vir ho Padre Moreira para este Collegio, onde como veo, 
leo bõa parte da sintaxi aos grammaticos cõ tanta diligentia, 
como se lera alguas grãdes materias. Depois leo na terceira 
parte de Sancto Thomas os sacramentos cõ muito ingenho et 
doctrina. Cedo os acabara et començara, segundo me parece, 
a prima secundae. Et isto ordenou ho Padre Mestre Simão, por- 
que nas escholas lem tam de vagar que averia mester muito 
tempo para passar todo Sancto Thomas, se senão ouvisse senão 
ho que la lem. Et desta maneira creo que para todo tempo da 
escolastica abastarão tres annos, et cõ mais dos da Escriptura, 
nos poderão lançar voar, avendo as virtudes et deseios, que 
para tal empresa se requere. 

Os Padres Antonio Gomez et Gonçalo Vaz , que ia estavão 
em San Fins ha partida de Vossa Reverença, sendo la manda- 
dos por causa de suas infirmidades por se refaceré dos traba- 
lhos do estudio et de casa, començandose a achar bem, sairãose 
a Caminha para fazer ali algü fructo, onde Nosso Senhor quis 
tanto obrar por elles que toda a villa deu hüa volta, confessan- 
dose toda et quedando cõ custume de se confessar et coniugar 
muito a meude; et todos os dias que ali estiverão confessarão cin- 
quenta pessoas cada dia pouco mais ou menos, et fizerâo muitas 
pazes pregando et praticando a doctrina cada dia. Cõ isso creçeo- 
lhes tanto o fervor et o zelo de aproveitar as necessitadas almas, 
que por aquellas partes ha, que depois de alli estaré algüs dias, 



64 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



mandou Antonio Gomez a Gonçalo Vaz, porque lhe tinha a obe- 
dientia, por hüa parte et elle foi por outra; et rodearão todos 
aquelles lugares, s Viana, Braga, Porto et Guimarães et Barce- 
llos. Em Viana se fez muito fructo, et passando Gonçalo Vaz, indo 
so, hü rio de hü lugar daquelles, por não achar barqueiro que o 
passase, se meteo descalço a passalo, avendo grâdes lameiros; 
et vendoo os que da outra parte do rio esta vão, lhe derão hüa 
grãde apupada, façendo escarneo delle, et assi entrou cõfuso na 
villa o Padre pregador. Em Viana fizerão muito fructo, pare- 
çendo a gente que os visitava Deos por elles, tanto que as mo- 
lheres vinhão as tres oras depois de mea noute ao spital para 
se confessar. Em dia se facía de tres et quatro pregações de ma- 
neira que para satisfazer a devação da gente erguiâose a mea 
noute et a hüa ora a rezar et estudar, et porque não podiâo bem 
satisfazer a todos os que se quirião confessar , lhes diziâo que 
não poderião ouvir as confessiões de todos; et por isso, que os 
que tivesse duvidas de sua coscientia, que as viesê praticar cõ 
elles sub sigillo confessionis. 

Partindose de Viana, ouve muito que os acompanharão cõ 
grãde pranto ate embarquarem, rogandolhes que se não par- 
tisse dalli tã çedo ou lhes prometesse de tornar la çedo ; et assi 
desta villa, como de todos os outros lugares por onde vem, pe- 
dem cõ muita instançia que lhes manden algüs da Companhia, 
dizendolhes que ha alli muita necessidade delles et que peccan 
de se irê dali, pois vê quêta necessidade ahi de pessoas, que 
tenhão zelo das almas, sem buscare nisso seu proprio interesse. 
Et dali se partirão cada hü pera sua parte. Et como Antonio 
Gomez, ciiius fervores Vossa Reverenda bem conhesce, seiao 
capitão desta conquista, andão cõ a maior abjeiçâo et probreça 
honesta, que elle pode enventar; et he tanta a devação da gente 
por aquelles lugares, por onde vem cada hü delles pregando et 
confessando, que he cousa d'espanto. Edificanse muito de os 
verê pobres, pousar nos hospitaes, viver d'esmolas, não açeitar 
cousa nenhüa das muitas que lhes mandão; espantâose muito de 
ver homês, que tanto trabalho padece sem pretender delles nen- 
hü interesse temporal, mais que o proveito de suas almas ; de 
maneira que ahi pubricos prantos nas suas pregações a altas 



• .s., â saber, scilicet. 



Ají. 1547 



65 



vozes, et hüs dizem que vem cousas que seus antepassados nuca 
virão, outros que Deos quer reformar a sua Igreia , outros que 
se cerqua o dia do juizo; outros se vão depois elles de lugar em 
lugar, parecendolhes que cõ os siguirê tê sua salvação mais 
preste. Muitos por aquellas partes donde andão se move para 
entrar na Cõpanhia, mas como seião sê letras, os despedê: to- 
davia vierão qua dez ou doze para entrar: algüs receberão que 
sabião latin et tinhão bom natural, dos quaes hü é primo de 
Atanasio, et tres outros. 

Onte recebemos cartas suas polias quaes soubemos como se 
partião do Porto, no qual fizerão muito fructo cõ suas prega- 
ções; cõmoveose tanto a gente que escreverão elles delia que 
todos os Padres do Collegio não abastarião para satisfaçer a 
devação delles et a frequentia das cofissões, de maneira que por 
lhes não poder satisfacer, foi necessario iremse, avendo estado 
ali nove dias. Et partió Gonçalo Vaz para Aveiro , et Antonio 
Gomez para Lamego , o qual escreveo ao Padre Luis Gonçalez 
que se esquecesse delle, hoc est , que ho não mandasse vir para 
ho Collegio; que he sinal que se acha la bem. A gente por aquel- 
las partes por onde andão et por outras por onde tê algüa noti- 
cia da Cõpanhia tem tanta sede de receberem verdadeira doc- 
trina de homês vivão bem, que não pretendão sus interesses 
senão ha gloria de Deos, que esta ha materia muito bem dispos- 
ta para se muito fructificar. De muitas partes pedem gente, et 
em que mandé algü que , quanto as partes que nelle ha , não se 
poderia esperar delle nada, todavia por ser mêbro da Cõpanhia, 
Nosso Senhor obra por elle grades cousas. Et certo que nos 
mete todos grãde espanto conhecermos Antonio Gomez et Gon- 
çalo Vaz, hüs homês tã emfermos obrarem tanto, que todas as 
partes por onde vão, movê et encendê no amor do Senhor. 
Elles mesmos escrevê que estão espantados de Deos por tã 
baixos instrumêtos obrar tã grâdes cousas. 

He tanta a concurrença da gente que dia da Visitação de 
Santa Isabel em Caminha, avendose de fazer grâdes festas, et 
avendose de correr touros aquelle dia atarde, Gonçalo Vaz pre 
gando polla manhana, depois de reprehender muito as vãida- 
des do mundo, disse na pregação que aquella tarde avia d'aver 
competêcias do mundo cõ Deos, porque elle avia de pregar, et 
avian se de correr touros no mesmo tempo, et que se virião os 
T. i. 5 



66 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



que erão servos do mundo et os que erão servos de Déos , et 
quaes estimavão mais as vaidades do mundo ou as cousas de 
Déos , et que elle não avia de leixar de pregar ainda que não 
viesse mais que Ima velha a ouvilo. Cõmoveose cõ isto tãto a 
gête a quererse antes por da parte de Deos , que não ouve quê 
quisesse ver touros; et estando elle cõfessando, o vierão a cha- 
mar para que pregasse , que estava a igreia chea de gête. He 
espato o fervor cõ que quella gête andava. 

O Padre Estrada ainda esta ê Lisboa ; prega cõ grãde audi- 
torio et faz Nosso Senhor por elle grãde fructo. Cresce muito o 
numero dos disciprinãtes , et todos os dias ê Sancto Antão ahi 
muitas pessoas que se cofessê et cõmuguê. 

Mestre João * esta la, le Sancto Thomas a Estrada et apro- 
veita aos Framêgos. O Padre Mestre Simão tãbê esta em Lix- 
boa; achase melhor do que se nuca achou. Tem grãde trabalho, 
assi cõ negocios como cõ satisfazer a muitas cotradições , que 
cada dia se ergue cõtra nos. Manoel Alvarez vai ê seu curso ia 
são de todo. Os outros doentes ainda quedâo ê Lixboa; pare- 
ceme que cedo virão para o Collegio. 

Hü Chatre da See de Lixboa, home de muita renda et valia, 
movido de Nosso Senhor et instrumental iter do Padre Mestre 
Simão et de Estrada, chegou aqui os dias passados cõ proposito 
de fazer grãde mudâça de vida ; pousa aqui ê casa , sinte muito 
da Cõpanhia; he home prudête, arregoadamete letrado; faz 
agora os exercícios ; espero ê Deos que se determinara para a 
Cõpanhia; êcomêdeno a Deos. 

Dõ João , filho do Duque D' Aveiro , que Vossa R. ia deixou 
aqui, cõ muito conhecimêto se determino para a Cõpanhia. He 
de muita cõsideração a sua entrada. Primeiramente elle entrou 
en casa mui armado de antitatos contra nos outros , porque o 
tinhão amõestado algüs fidalgos , seus parentes , que se guar- 
dasse muito de nos, que enganávamos a gête, &c. ; et como en- 
trou ê casa , vendo a conversação dos irmãos et a alegria , que 
cõ todos os trabalhos tinhão, comêçou logo a ser mui instigado 
do Spiritu para entrar na Cõpanhia; porê cõ as amõestações et 
cõ a esperança que tinha de suceder no Ducado do pai, por ser 



> P. Joannes de Aragon, communiter dictus Mosen Juan, qui jam sacerdos Societa- 
tem ingressus et Patrem Petrum Fabrum in Germaniam fuerat comitatus. 



An. 1547 



unico filho seu , usava de preservativos para não acabar de ser 
vencido. Confessounos que tinha hü rol de todas as cousas que 
lhe parecían mal en casa, et que o lia cada dia et meditaba nel- 
le. Hüa das cousas , que mais o des varata vão , erâo as cartas 
que vinhão dos Padres da Cõpanhia et do fructo que faziâo. Ho 
defensino que tomava cõtra esta peçonha, segundo o que então 
lhe parecia, era fugir quando se avião de ler as cartas et hiasse 
ao monte de Sam Sebastião et lia o seu rol; de maneira que, 
quando chegou hüa carta, que Nosso Padre Maestro Ignacio 
mandava, usando cõ nosco de tata charidade, como de pai be- 
nigno para seus filhos se pode esperar, non se atrevendo a espe- 
rar o encõtro della, se recolheo ao mote, aproveitandose de 
suas defensivas. Depois de se ler ha carta, gerando nos ânimos 
dos irmãos grãde fervor de spiritu, mandou o Padre Luis Gon- 
çalez que fossemos todos a capella pelo Padre Maestro Ignacio 
et polia Cõpanhia. Pareceolhe a elle, ouvindo o rumor, que erão 
as cartas lidas, et veose para os irmãos, os quaes se tornarão 
a juntar logo que cõ aquela vinhão ; et vendo hüa carta , que o 
diarissimo Irmão Bartholomeu Ferrão escreveo , da diligentia 
que se poserà em se não dar o Bispado a Maestre Jaio, et a 
cõfusão em que se virão os irmãos, quãdo se comencou a ler, 
temendo em que iria parar, et a alegria que mostrarão cõ mui- 
tas lagrimas, quando virão o fim dela, ha qual foi tã grãde que 
o Padre Joannes de San. Miguel, impidido de lagrimas cõ a ale- 
gria, ha não pode acabar de ler, et foi necessario que o Padre 
Luis da Gram a acabasse por elle, pareceolhe aquelo tã bem, 
que acabou de assentar côsigo que vere Deus est in loco isto et 
castra Dei situi Jiic; todavia dissimulando dez dias et ruminando 
cõsigo o que faria , dia de San Silvério papa , que forão vinte 
dias de Junho (no qual dia Luis da Gram , que todos os dias o 
encomêdava a Deos et por seus rogos a maior parte dos irmãos 
faziâo por elle devações , avia entrado na Cõpanhia) , recolhen- 
dose em hüa camará, començou cõ grãdes lagrimas et fervores 
a pedir a Nosso Redemptor Jesu Christo que lhe mostrasse cla- 
ramente ho que queria que fizesse , que estava indifferente de 
sua parte, pedindolhe que em hü livro que tinha na sua mão, 
que era o Testamento novo , lhe mostrase isto. Abrioo cõ este 
spiritu, et no meo da pagina se lhe forão os olhos a ler de pri- 
meiro impeto aquelas palavras, que parece especialmente de- 



68 



LlTTERAE QUADRIMESTR&S 



putadas para a Còpanhia: qui vult venire post ine, abnegct 
semetipsum et tollat crucem suam et sequatur me. Não podêdo 
ia então resistir a clara vocação , se foi logo chorando et lan- 
çouse aos pes do Padre Luis Gonçalez , pedindolhe que logo ho 
recebesse, acusándose que até ali avia resistido ao Spirito Sanc- 
to, cõtandolhe as resistentias , que lhe avia feito et ho claro 
modo de sua vocação. Depois disto temse tato aproveitado et 
acquirido tata humildade, que nos edifica muito. Folgaria Vos- 
sa R. de o ver ha padiola et em todo o mais. 

Outros sõ tãbè entrados depois da ida de Vossa R. , entre os 
quaes hü deles he Balthasar Neto ; tãbè hü primo de Jerónimo 
d'Osouro, et outros quatro cõ latim, et hü mercader castelhano, 
que tinha logia emLixboa, cõ assaz edificação de muitos que o 
conhescião. A sua vocação foi mui notável; ho instrumento foi. 
Ambrosio Ferreira cõ suas circüstantias. Entrarão tãbè outros 
dous sacerdotes assaz humildes. Entrou tâbê outro estudiante,, 
por nome Pero Carvalho, o qual nos tê estremo edificados cõ 
sua firmeza et costantia ; porque sobre ser de poca idade, tê 
muito resistido a seu pai et parentes; porque como em pequenho 
ho tivessê desposado cõ nua menina nobre, tendo o pai perto 
de mil cruzados de renda para lhe dar, porque não tê outro, 
não ha promessas nê amêaças, nê medos que lhe ponâo, que ho 
movão do seu proposito sancto. Nê abastão relligiosos et letra- 
dos a lhe persuadir que mais serviço a Deos farà em estar pol- 
los desposouros que ê entrar em relligião. He de maneira que 
foi necessario ao Padre Mestre Simão deixar isso em mãos de- 
homês pios et letrados que o determinem. Agora esta la ê Lix- 
boa, et temno depositado em casa de hü homê, onde não o deixão 
falar cõ néhü irmão de casa , et a menina ê outra parte , para 
lhes fazerê pregütas et procederé por modo de justiça cõ elles. 
Prazerá a Deos que lhe escolhera ho que for mais seu serviço. 

Pouco ha que recebemos cartas da India, polias quaes sabe- 
mos como todos os irmãos deste anno passado chegarão la et 
estavão no Collegio de Goa et o Padre Antonio 1 et João da 
Beira cõ Francisco de Mâssilhas no Cabo de Comorin , doutri- 
nando et cõservando aquelles xpãos, que ali deixou Mestre 
Francisco cõvertidos a fe. Também escreveo o Padre Mestre 



* Antonius Criminalis. 



Av. 1547 



69 



Francisco de Maluquo, que silo perto de duas mil legoas de 
Goa. Tem Deos obrado por elle muito. Porque me parece que 
lhe mandarião as cartas, não fago mais rellação delias. 

Qua estamos è grãde esperança do Patriarcha; hay grades 
fervores para ir cõ elle et poneré animas suas pro nomine 
Jhu. Xpi. Desponha Deos de tudo o que mais for sua gloria \ 

Agora pouco ha pedio el Rei a Mestre Simão algüs de nos 
outros para os mandar a Manicõgo , dizendolhe como aquelle 
reino do Manicõgo fora guanhado a fe de Xpo. cõ milagros no 
tempo de el Rei seu pai, et que avia ao presente muitos xpãos 
et o Rei, que agora ali reinaba era xpâo , ao qual mandarão hü 
fraile de San Domingos, Bispo d'ãnel, ho qual Bispo descõeer- 
t ira cõ o Rei outro Rei cõ elle; et que por se não perder hü tã 
grâ serviço de Nosso Senhor, quisesse mandar algus da Cõpa- 
nhia para sosterê este reino , que tã perto esta de tornar a seus 
erros passados. Et comovèdose o Padre Mestre Simão de vei* 
estar tã perto de se cõculcar o sangue de Jhu. Xpo. et perderse 
a memoria delle , et quasi cõstrãgido mais do spiritu que não 
da vontade, tendo por fe que os Reis são governados por Deos, 
principalmente nas taes cousas , escreveo ao Padre Luis Gon- 
çalez que lhe mandase quatro do Collegio ; et sendo todos cha- 
mados a capella de çima, leose a carta do Padre Mestre Simão, 
não nomeando ainda quaes erão os que avião de ir; et acabán- 
dose de ler, estando todos mui deseiosos de lhe cahir a sorte, 
mandou o Padre Luis Gonçalez que encomèdassê este negocio 
todos a Nosso Senhor; et logo ali nomeou os que avião de ir. 
Et antes de nomear nenhü , Dõ Lião , não cabendo o impeto d o 
spiritu dentro nelle, in cor por e an extra corpus ne se io , Deus 
scit , se arremeçou con lagrimas et sospiros aos pes do Padre 
Luis Gonçalez, voando por çima de hüs irmãos, requerendolhe 
que o mandasse, que não prestava para qua, que por Nosso Se- 
nhor Jhu. Xpo. queria ser depedaçado em quinhentas mil 
migalhinhas; assi que dezia muitas cousas, como home que 
quasi esta fora de si, mostrando tã encendido deseio de derra- 
mar seu sangue polla fe de Jhu. Xpo. , que nos meteo a todos ê 
grade espãto. Denique, o Pater mi , si adesses , quomodo canta- 



1 Sermo est de Patriarcha, quem mitti in regna Conji et Aethiopiae cupiebat 
Joannes III, Portugalliae Rex. 



70 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

res Domino, qui magníficatus est , etc. Por derradero mandou 
o Padre Luis Gõçalez que se fossem logo a aparelhar para par- 
tir, ao Padre Jorge Vaz, et ao Padre Xpovão de Ribeiro, et 
Jacome Diaz (o qual fizerão sacerdote ê Lixboa) et SoveraL 
Mandou tãbê cõ elles a Dõ Lião; mais o Padre 1 tornoulo a man- 
dar ao Collegio a acabar seus estudos. 

Nas obras do Collegio até agora trabalharão ; vai edificado 
sobre cruz que he assaz bõ sinal. De hüa parte os da cibdade 
murmurão que lhes tomamos os muros et os caminhos, mais ia 
agora estão apazigados et nossos amigos. D'outra parte os 
nobres do Reino cõtradizê quãto podé a se fazer, dizendo que 
el Rei que tudo gasta cô frades et que deixa de prover os luga- 
res da lem , que forão ganhados cõ o sangue de seus antepas- 
sados. D'outra parte tãbê frades, hüas vezes em pulpitos et 
outras polla via que podê, nos cõtrarião. Os dias passados os de 
Sancta Cruz nos mãdarão embarguar as obras cõ grâdes 
penas, alegando que lhes fazemos cõ ellas sogeição. Mas a infi- 
nita bondade de Déos he muito de admirar et louvar, que por 
hüa parte nos da cõtradições para nos humiliarmos et exerci- 
tarmos em toda virtude, da outra cõserva a cabeça, fazendo 
cada vez a el Rei crescer mais ê opiniõ et amor da Companhia, 
tomandoo por instrumento para as cousas de sua gloria irem 
cada vez mais avãte, ordinadas todavia cõ a dulcíssima divisa 
de Jhu. Xpo. , que he a bandeira da Sanctissima Cruz et perse- 
cuções. 

O Collegio spiritual, ê que nos ora vai mais que no mate- 
rial, procede muito adiante è virtudes et letras, et como agora 
cõ estas cõtradições aia poucas occupações exteriores , quasi 
todo o têpo se guasta ê oração et estudo et a vezes se entre- 
mete a padiola. 

Brandão et Quadros 2 cõ todos os do seu curso, que são dez,, 
ordenou o Padre Mestre Simão que lhe lessen o residuo da phi- 
losophia estas ferias, para que, como comêçarê as lições, co- 
mêçê a ouvir theologia, a lo menos hüa lição cõ o mais da philo- 
sophia; assi que cõ isto forrão hü anno d'artes, et cõ este deseio 



1 Simon Rodericius, Provincialis. 

2 Patres Antonius Brandão et Tiburtius Quadros. Postremus hic , in Indiam paucis. 
post annis missus, Antonius coepit appellari. 



An. 1547 



71 



de poder sahir mais çedo a cavar na vinha do Senhor , tiverão 
tanta diligentia neste tempo a estudiar que me pareçe que sou- 
bera o mais que si ouvirão todo o anno remissamente. Assi que 
creo que d'aqui a tres o quatro annos poderão d'aqui sahir 
perto quarenta theologos cõ sua theologia ouvida. Seia para 
gloria de Déos o qual nos de graça que, abnegadas nossas pró- 
prias vontades, obedeçamos até morte. 

De Coimbra, a 27 de Setembro de 1547 annos. 

Frater et conservus in Dno. 

Melchior Nuñez. 



Super script io. t Pera o Padre Sancta Cruz em Roma. 
Alia manus , quac videtur Bartiiolomaei Ferrão, addiãit: 
Melchior Nuñez, Coimbra. 

Et alia: 1547, Coimbra, Melchior Nuñez, 47. 



TL' 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XVI 



P. Christophorus Leitão 
Patri Martino de Santacruz. 
Conimbrica, 6 Januarii 1548 \ 

t 

A graça e pax de Christo Nosso Senhor seia en nossas almas. 

Não sei cõ que palavras diga a V. R. a muita consolação e 
alegria que recebemos todos quando nos ven cartas de V. R.; 
ca fora das que nos escreveo de Castella e Barcelona , receve- 
mos outra que escreveo de Roma ao dia seguinte depois que 
chegou, e depois outra que foi a derradera, que escreveo da 
cidade donde desembarquou. Demos muitas graças a Nosso 
Senhor pola sua chegada e dos irmãos a essa cidade ; e asi tem 
os irmãos muito cuidado do encomendare a Deos; e de mi 
digo a V. R. que tenho lembrança particular de rogar a Deos 
por V. R. e tirei sempre e cõ todo deseio e amor pidir a Nosso 
Senhor que seia acrecentado en todos os dões spirituaes e 
graça do Spiritu Sancto. Deseiamos todos cõ grande affeito 
ver V. R. e não so nos, mais toda a gente que nesta terra nos 
conhece, e pregutão muito ameude por V. R. ; e lhe pedimos 
que nos escriva muitas vezes e que se nosso M. R. do Padre Mi- 
cer Ignacio disposer que torne V. R. pera qua, que de sua 
parte não ponha enconveniente, mais ainda que lho peça, pera 
que agora cõ ista sua ausencia nos saibamos ia agora gozar e 
aproveitar delle , que todos sernos seos amados filhos , peço a 
V. R. , ainda que eu não mereço, que humilmente da mia parte 



1 Autographum est totum manu P. Christophori Leitão, foi. 518. 



An. 1548 



73 



peça a sua benção para mi a noso Muito R. do Padre Mestre 
Ignacio, e lhe peça da minha parte hüa missa, pola qual Nosso 
Senhor me conceda cõpir inteiramente meos votos nesta sancta 
Compagnia e me de inteira obedientia que não no impidão 
meos peccados. 

Depois que V. R. se foi, fui sempre doête, e nas cousas de 
Noso Senhor ouveme sempre muito fraquamente , nem me vai 
como eu queria e deseio; peçolhe que rogue por mi a Noso 
Senhor, e asi o peço aos nosos charissimos irmãos, que de 
aqui forão .s. 1 Isidoro Mazcarenhas e Gonçalo, a quem nos 
encomendamos muito , e escreven tantos irmãos que não cuido 
que poderão ir tantas cartas; e por isso não escrivo mais par- 
ticularmente a V. R. , porque polas cartas dos outros irmãos 
seia de tudo informado. 

Oje veo Belchior Carneiro de pregar de fora , e emtrando ê 
hüa estalagè no Rabaçal 2 , estavã hüs hornees omrrados e hüa 
dona parentes de Belchior Nuñez, comèdo, que o chamavão 
para lhe dar esmola ; e estava ahi comèdo hü frade dominico 
castelhano, o qual, ê Carneiro emtrando, se llevantou e dixe: 
estos são apostólicos , e seu padre se chama Micer Ignacio , e 
es hü grande ereje, preso por tal em Salamãca, ê Alcala e 
Valhadolid, e merçe ser quemado, e anda por Roma è mula 
cò quatro moços cõ gualdrapa; e sua ordè non val nada, que 
solamente Madama 5 os sostenta ; e otras cousas como estas. 
Quis Déos Noso Senhor que Carneiro cõ sua umildade e pru- 
denza não lhe dixe êtão nada ; e depois ouvese cõ elle de ma- 
neira que tornou a fiquar na verdade e dixe donde lhe nacerá 
aquel spiritu: que o Papa dera ao R. P. Mestre Ignacio o mare 
manho da sua ordem *, e que elle lho fora pidir , e que o Papa 
não lho quisera dar , mais que lhe dixera que a sua ordem avia 
mester ser reformada. Os irmãos alegrarãose disto ; e pareçe- 
nos que depois que acabaré seos estudos e andare por este 
reino exercitando a vida da Companhia , que se ai de alevantar 
è algüa maneira grande contra nos. 



1 . s., scilicet. 

4 Rabaçal, oppidum tres leucas Conimbriea distans. 

s Margarita de Austria, Caroli V Imperatoris filia. Vide Cartas de San Ignacio, 
t. i, pag. 108, not. 4. 

* Mare manho, mare magnum, privilegiorum Ordini concessorum summa. 



74 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Encomêdome ê a benção de V. R. e nela encomêdo mor.' 1 e 
Gaspar Francisco que são a pregar per fora, Silvestre Affon- 
so, e Pero Lopez, e Couceiro, e todos os ausentes. Encomendeme 
V. R. muito nas devotas orações e sanctos sacrificios do Padre 
Miona, do P. Poncio, do P. Codacio, do P. Ferrã , do P. Micer 
Jerónimo, do outro P. parente secunãum cameni do P. Roxas,, 
de todos nosos PP. e Irmãos, e de todos os que se chamã da 
Companhia , que Noso Senhor nos de seu sancto amor e graça 
para que perfeitamente o sirvamos e saigamos por sua omrra 
e gloria em têpo de tãta necessidade; e me encomende V. R. ê 
todos até nos gatinhos dessa sancta casa , que tãto deseiamos 
de ver. Veni , Pater , veni , quia exquisivit te cor nostrum, 
faciem tuam requirimus. 

De Coimbra , a XVI de Janeiro 548. 

Peço a V. R. hüa cota, porque não tenho néhüa , e ao P. Mi- 
cer Jerónimo outra , e ao P. Ferrão outra. Cõ ellas terei maior 
cuidado de os encomendar a Noso Senhor ; e vehã nomeadas 
para mi , ca si lhe peço que não esqueça de suplicar isto pera 
ml ao P. R. d0 Mestre Ignacio. 

Filius tuus minimus in X.° 

Cristovã Leitão. 



Super scriptio.= Ao muito R. meu ê X. Noso S. o Padre 
Martinho de Sancta Cruz en Roma. 

Manu Patris Hieronymi Natalis: 1548, de Cristovã Leitão. 
De Coimbra a 6 de Ja.° 



1 P. Georgius Moreira et P. Gaspar Franciscus, vel Francisci, Barzaeus. , quj 
hoc ipso anno Indiani petiit. Vide Polanco, Chron. Soc. Jes., t. i, pag-, 193, net. 1. 



An. 1548 



75 



XVII 

Hieronymus Otello 

Patri Joanni de Polanco. 
Prato 6 Januarii 1548 *. 

f 

La gratia e pace di Giesu Christo Nostro Signore sia sempre 
nelli cuori nostri, Amen. 

Fui mandato dal P. M. Giac. 0 Laynez a Pistoia per ordinar- 
mi da prete, e gionto a Prato intesi il Vescovo haver da venire 
in Prato, e fui consegnato di aspettarlo in Prato. E la mattina 
seguente venuto il Vescovo, alla cui obedientia fui soggetto per 
una lettera de P. D. Giac. 0 ; e cominciai a predicar, perche così 
fui richiesto, a un monasterio. E perche allogiava in casa d' un 
canonico del Duomo di Prato, fui richiesto da' canonici a pre- 
dicar nella sua chiesia; e dimandai al Vescovo la licenza, e non 
• mi la volse dare , dicendo che volea che essi canonici s' humi- 
liassero a dimandar a lui questo servitio; e questo fu perche 
non è troppo ben visto dalli canonici. E havendo loro in mia 
presentia dimandato al Vescovo questa gratia di lassare eh' io 
predicasse nella loro chiesia, e havendogli concessa la gratia, 
predicai la vigilia della Epiphania e il giorno della festa ; e per 
la Domenica seguente fu invitato il popolo , il quale accorse in 
assai moltitudine ad udire la parola del Signore. 

Il Vescovo poi in sua presentia mi fece predicar de obedien- 
tia ad uno suo monasterio di monache, quale per il tempo pas- 
sato , e anchora presente , non sono state obediente a Sua Si- 
gnoria. E nel medesimo giorno della Epiphania feci tre predi- 
che : la prima a quatuordici hore a quel monasterio del Vesco- 



• Autographum est in duplici folio n. 419. 



76 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



vo; la seconda nella chiesia de' canonici; la terza è in un'altro 
monasterio di monache governate da un canonico , quale me 
richiese al Vescovo, e questa fu a hore ventidue. 

Quelli della terra dicono che molti pii, che fanno profes- 
sione di santa vita , dicono essere della nostra Compagnia ; ma 
perche non sono dotti, non credono esser de' nostri. Sicché 
aviso V. R. che molti sotto nome della nostra Compagnia cer- 
cano di esser havuti in bon conto apresso questi pratensi. Mi 
hanno dimandato di uno che predicò in piazza già due anni , e 
questo penso fusse il '.Mi hanno dimandato di M. Ste- 

phano *, quale passò di qui via. Io gli ho risposto mi non sa- 
pere di certo se fusseno de' nostri, benché possa conjetturare 
esser sta* de' nostri. 

Penso andare in Pistoia di presto col Vescovo per ordinarmi. 

Interea è venuto quivi in Prato uno a posta mandato dalli 
canonici e mi portò questa lettera quale vi mando. Io non gli 
parlai nè di sì nè di no del predicar per la septuagésima , per- 
che così mi consegliò il P. D. Laynez dicendomi: lassali scri- 
vere, a modo suo. Adesso mi vanno cercando e dicono che 
sono fugito , e che non gli ho sodisfatto alla promessa. Prego 
a V. R. che provegia col suo scrivere in modo tale che questi 
canonici restino contenti , e più presto sia possibile gli sia data 
la risposta; perche è quasi propinqua la septuagésima. 

Quando mi vuoisi partire da Firenze , feci molti sermoni a 
monache, e fra futti ritruovo havere predicato in nove mona- 
steri; e tanto me pregamo che non le volesse lassare ma ritor- 
nare a visitarle; e in questo mi disse una donna molto da bene, 
el ce ha fatto per la gratia del Signore qualche frutto , perche 
hanno lassati tanti suoi cicalamenti, e dicono haver conosciute 
adesso il suo errore. Nel nostro predicar in San Lorenzo il Si- 
gnore ha convertito una vergine nobile a lassar le vanità del 
mondo e entrar in uno monasterio. Ho lassato in Firenza molti 
spiriti sconsolati con la mia partida , quali hanno scritto a uno 
di Prato che mi torna a condurre al mio grege; queste sono sue 
parole. 



1 Atramento coopertum est nomen, ne legi possit. Videtur tamen scriptum esse 
uro. m. Polanco. 

- Coopertum etiam est atramento nomen Stephano, sed clare satis legitur. Is vide- 
tur esse Stephanus Capumsachus, Aretinus. 



An. 1548 



77 



In quanto al mio piccolo giuditio, el mi appare che più frutto 
si faccia in Firenza che qui, per vedere gli animi più inclinati 
ad udire la parola del Signore; pur esso Iddio sa meglio il tutto. 
Havea promesso ad uno monisterio , quale ha più di cento mo- 
nache, di farli un sermone, quale per la mia partida nonpoteti, 
e penso che più frutto si faccia in questi monisterii che nel pre- 
dicar a secolari ; perche le monache non sono assuete ad udir 
la parola d' Iddio, e, quando l'hanno, presto si muovono al bene. 

A dì 6 di Gennaio 1548 '. 

Girolamo, di V. R. servo e fratello minimo. 

Il P. M.° Giac. 0 mi dette una forma di tutto quello havea da 
far nel predicar, così in Pistoia come in Prato; e questo seguito. 

Il sabbato di mattina il nostro Monsignor di Pistoia mi fa pre- 
dicare in due monasterii. 

Super scriptio. Al R. d0 M.° Giovan Polanco della Compa- 
gnia di Giesù, in Roma, a S. a Maria della Strada, appresso a 
S.° Marco. 

/// margine scrtpstt Polanctis: de Prato. Hier. mo 6 de Enero 
de 1548. 

Alia manas: quidam sacerdotes ad captandam populi bene- 
volentiam in districtu pratensi se e Societ. e esse simulabant. 
Vulgus autem aliter sentiebat, eo quod indoctos esse sciret. 



* Perspicuus est in autographo numerus 6, tum is qui exaratus est ab Ottello , tur» 
qui a Polanco; sed error est manifestus. Loquitur enim Ottellus de concione , quam 
rima post Epiphatiiam dominica die habuit, quae dies hoc anno 1548 fuit Januarii 8. a 
Quai e suspicamur voluisse Ottellum scribere , pro die 6, diem 9. 



78 



LiTTERAE QUADRIMESTRES 



XYIII 

P. Hieronymus Otello 
Patri Joanni de Polanco. 
Prato, 19 Januarii 1548 ». 

J. x.° 

La gratia et pace sia con noi. 

R. do in Xpo. Padre: scrissi a V. R. una lettera, nella quale 
gli dissi il successo nostro in Prato. Dipoi se partissemo per 
Pistoia con la S. ria del Vescovo, dove Sua S. ria ci ordinò di 
messa la domenica alli 15 di Gennaio, et in quel medesimo 
giorno ci fece fare un sermone a uno suo monisterio, et il gior- 
no sequente mi fece caminare a Prato et venne poi Sua S. ria se- 
guitando. Et così il giorno di S.° Antonio dissi la nostra prima 
messa; et allogiai in casa di uno R. d0 canonico, perche il no- 
stro Mons. or dicea non haver in Prato allogiamento, et parte 
acciò conversando con questo canonico si facesse frutto da una 
parte et 1' altra; et poi mi ha detto che mi metta in camino per 
Pistoia. Et questi canonici di Prato ci haveano richiesto a Sua 
S. ria che ci lasciasse stare almanco per insino a domenica, per 
poter havere un' altra nostra predica, attento che il popolo 
suo era desideroso d' udire. Et Sua S. ria li ha risposto che era 
tenuto pascere prima le sue pecorelle, cioè alcuni monisterii di 
Pistoia, et che questo popolo non era così suo per alcune diffe- 
rentie, che esta con Sua S. ria et col Rev. mo Cardinale D. Ridolfi. 
Et così non ha verno fatto altro. 

Vedemo in Prato le persone essere molto desiderose et siti- 
bonde, et haver buono odore della Compagnia nostra; et quivi, 
passata che fosse la 40. ma (quadragesima), penso che il Signore 
faria far frutto, et daria alla voce sua, come dice David, vocem 



Tota autographa in folio duplici , n. 418. 



An. 1548 79 

virtutis a ciascuno che fosse mandato da V. R. Dico dopo la 
40. ma , perche adesso tutte le chiese, grandi et piccole, sono già 
provedute di predicatori et in quelle chiese non se ne potria pre- 
dicar ; ma dopo la 40. ma i pergoli sariano vacui, et all' hora si 
haveria commodità di chiese et luoco capace da predicare al 
popolo a beneficio delle anime. In Pistoia non vedo nè via nè 
modo che per adesso si possa far frutto per essere tutte le chiese 
similmente come in Prato provedute di predicatori; et 1- altro 
impedimento è ex parte che la nostra Compagnia non è ben vo- 
luta. Sed de his hactenus. 

Vero è che in qualche monistero si potrà far qualche ser- 
mone, come vedo esser 1' opinione del nostro Episcopo, quale 
mi fa grandi carezze et mi tiene volentieri. 

I nostri fiorentini non ci lasciano stare, che sempre ci mo- 
lestano con sue lettere ; et una cittadina è partita da Firenza, et 
è venuta a Prato ad udire de nostri sermoni. 

Penso che V. R. haverà dato risposta a quelli di S. Lorenzo, 
quali hanno detto che aspettano risposta per la via di Siena dal 
R. do P. e D. Giac. 0 , al quale come penso haveranno scritto. 

A V. R. piacerà raccommandarci alle orationi delli nostri 
Padri et precipue M. Girolamo, ministro di casa, et d' il nostro 
M. Benedetto parmesano, et di tutti gli altri. 

Di V. R. indegno servo in Chro. 

Girolamo, Ott. ps. 
A dì 19 di Gennaio 1548, in Prato. 

Super scriptio. Al molto R. do M. Giovanni de Polanco, della 
Compagnia di Jhu. in Roma, a S. Maria della Strada, appresso 
S. Marco. 

Et Polanci manu : Prato. Hieronimo. 19 de Enero 1548. 
Et alia : Nihil pro historia. 



SO 



LlTTERAE CUADRIMESTRES 



XIX 

P. Sylvester Landinus 
Patri Joanni de Polanco. 
Margrato, 7 Februarii 1548 

IHS 

La gratia del Signore sia sempre nelli cuori nostri. 

Rispuosi a quella di otto di ottobre di Vostra Reverentia et 
come insin là il Signore havea oprato qua nelle anime sue. Et 
non havendo scritto dal' hora in qua, hora fació intender a 
quella come per lettere di M. Don Batta. 2 Pezzan mi transferrì 
insino a Parma , et fui molto edificato della humilità di quelle 
convertite, che condannava la mia superbia; et per commis- 
sione di M. Batta, li feci quattro parole della ubidientia, più 
necessaria a me che a loro. Vi siano racomandate per amor del 
Nostro Signore. 

Tanto nel tornare quanto nell' andar si fece frutto nel Si- 
gnore pel viaggio in confessioni et communioni et exhortationi; 
et se non fosse stato che' 1 nostro Vicario Generale del Vesco- 
vado m' havea dato la cura della diocese con autoridade et pa- 
tente ampia per aiutar 1' anime a conoscer et amar il suo Crea- 
tor , mi constringevono con le loro humili preghiere a restar 
per qualche dì a servirle del Nostro Signore più che noi feci. 

Ritornato nella diocese nostra andai a Castellione , Castillo 
de' fiorentini, et stetti ivi molti giorni, et più volevano eh' io 
stessi ; ma non potete perche io era dimandato dalla commu- 
nità di Gragnana con grandissima instantia. Et poi finito ivi, 
andai a uno castello del Marchese Manfre, detto Fillaterra. Da- 
poi fui dimandato nella communità d' Alturano, poi da quella di 



1 Tota est manu ipsius Patris Landini in folio n. 451. 

2 Joannes Baptista Pezzanus. 



An. l.")4N 



Moeorone, intanto che solamente dalla Natività de Nostro Si- 
gnore insino la domenica dell' ottava dell' Epiphania si sono 
communicate più di trecento persone, et dal maggior al minore 
delle case tutti si confessarebbono , se ci fosse chi volesse du- 
rare la fatica; ma in tutta la diocese ne sono duoi solamente, 
che hora se sono missi a confessar et exhortar nella sua terra. 
Pregate il Signore che mandi operarii nella sua messe. 

Le tribolationi non mancano. Quante volte li preti congre- 
gati in moltitudine mi sono venuti a dosso con parole ingiu- 
riose, dicendomi: traditor, tristo, ti caveremo gli occhii; tu hai 
il diavolo adosso; oh, se tu torni a predicar più, io ti rinego Id- 
dio, se tu predicarai mai altra volta! Et con pugni et con detti 
nelli occhii et evaginar V arme et molti altri improperii ; altri 
mi han posto li partesanoni al petto sull' almo , afrandome (sic) 
dall' altra parte, per sfondarmi insino sulli piedi. Io era muto et 
il Signore per esperientia mi dette ad intender quello detto di 
Sancto Hieremia, propheta: saturabitur opprobriis. Questo è 
vero che per molto tempo saria stato satio di opprobrii senza 
cibo alcuno materiale. Altri mi dicevano: tu ti crede metterne 
questa legge, tu, che si communica? tu non haverai mai la 
forza. Pur il Signore per sua bontà m' ha liberato et tutti li 
popoli odono volentieri la parola del Signore , et hanno voluto 
scacciar loro dalle chiese, et darmele a me, quali io ho ringra- 
tiati assai; et domenica si fondò una compagnia di 46 persone, 
che sono per communicarsi almanco ogni prima domenica del 
mese in Sancto Lorenzo a Gragnana, quali hanno attender ad 
insegnar la dottrina xpiana. et alle opre di misericordia ai po- 
veri et infermi. Andaranno crescendo per gratia del Signore in 
loro et in 1' altri circonstanti, li quali già sono venuti a vedere 
li capitoli, et già si tiene il Sanctissimo Sacramento nell' aitar 
di questa compagnia; che sono più di trenta anni che in quella 
chiesa non ce sta tenuto, ne hor si tiene in nessuno loco da Pon- 
tiemoli insino a Sarzana per il longo et largo, senon in Sancto 
Lorenzo. Hora che è principiata questa compagnia , prego Vo- 
stra Reverentia ne facia havere tutte le gratie, che ha la Compa- 
gnia del Corpus domini in Sancto Pietro in Roma ivi , non solo 
per questa compagnia ma per tutte le compagnie che si sono 
per far per la diocese di Sarzana. 

Già havevamo trattato col Signore Vicario per far una casa 
T. i. 6 



82 



LiTTERAE QUADRÍMESTRES 



da metter zittelle povere , perche non ce sono peccatrici qua r 
senon alcune concubine di quelli che dovriano esser la luce et 
sale del mondo, ma è tanta la carestia al presente di pane et 
vino che ci da fare assai. La fame fa saporito il pane d' orzo et 
di panico. Si vende l'orzo et fave insieme, quel che pesa 70 li- 
bre, giulii 18. Del vino, si beve dell'acqua. La tempesta ha ro- 
vinata ogni cosa et non c' è un quattrino appresso de' pove- 
retti, che sono in moltitudine, da comprarsi d'il pane negro. E 
una grande compassione. Facia il Signore che sia in remissione 
delli nostri peccati. 

Hora sono stato chiamato su quel di Parma et su quel di 
Fiorenza da preti et da frati et con lettere. Io andarò su quel di 
Fiorenza, cioè a Fievezano \ perche è su la nostra diocese et 
sodisfarò al nostro Vicario. 

Pregate il nostro Reverendo Padre M. Ignatio con tutta la 
casa che preghi il Signore per noi tutti, che dà fare assai con- 
tra li mali costumi et dogmati perversi. A quelli preti che mi 
hanno fatto insulto, ho dimandato processo; ma loro molto te- 
mono, et tremono et non riposano dì et notte di mandarmi 
messi et eh' io non voglia cercar processo, et che loro s' ingi- 
nocchiaranno, a domandarmi perdonanza, in ogni luogo dove 
mi piacerà, et che si mentirono per la gola ; et mi faranno pa- 
tente longho due braze in testimonio della mia bona vita et dot- 
trina, et che il diavolo li ha tentati. Me mandano a pregar dalli 
ufficiali, da consoli, da castellani, da vicarii foranei, da parenti, 
d' amici, et io li ringratio et per suo amore li rimetto l' ingiuria 
fatta a me, come a me, ma che io non posso disponere della vo- 
lontà delli miei superiori. Così stanno sospesi. Vorria saper la 
volontà del Pre. circa a questo, quando a Sua Reverentia pia- 
cesse. 

Non altro; mi raccomando sempre alle orationi di Vostra 
Reverentia. 

In Margrato, alli 7 di Febraio 1548. 
De V. R. in Xpo. servo indegno. 

Silvestro Landino. 



1 Sic clare Landinus; sed Polanci librarius in Chron., 1. 1, pag. 279, n. 241, Firisatw,. 
et in Litterarum Regento, Finizanum, ut Orlandinus, Hist. Soc. Jes., 1. via, n. 30. 



Ax. 1548 



83 



Supcrscriptio.= f IHS Al molto R. Pre. in Giesù X.°N. S. re , 
M. Giovanni Polanco, nella Compagnia de Giesù, a S. a Maria 
della strada, presso Sancto Marco in Roma. 

Di porto tre baiochi. 

/// margine Polancus: Margrato, Dò Silvestro, 7 de hebre- 
ro 1548. 

Alia mamt s : Don Silvestro Landino nella missione di Fio- 
renza et Sarzana patisce contradictione , ingiurie da ale. 1 
part. ri 

Ma dalli popoli è accettato ed introduce la confessione, com- 
munione ed altre opere pie. 
Nihil aliud ad historiam. 



84 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XX 

P. Franciscus de Estrada 
P. Joanni de Aragon. 
E civitate Portus (Oporto) 10 Februarii 1548 

Copia de carta del P. Francisco de Estrada , con data en el Puerto en 10 de Febrero 
de 1548, al P. Juan, del fruto que se hacía por los Padres de la Compañía s . 

IHS 

Charissimo en X. Padre: 

La gracia y amor del Señor y la diligentia y solicitud de su 
servicio crezca siempre y se aumente en su ánima. Amen. 

Por dos cartas suyas me pide le escriba largo. Bien creo 
que el largo amor con que lo pide no le deja mirar mis largas 
ocupaciones que lo estorban. Esta con grande priesa escribo, 
por no quedar del todo sin le obedecer. Doy infinitas gracias 
al Señor que tan infinitas mercedes nos hace, especialmente en 
quererse tanto comunicar y querer tanto sembrar sus dones en 
esta tierra, que hasta á sí mismo siembra como verdadero 
grano de trigo en los terrenos corazones , y para que más su 
virtud y bondad juntamente se conozca , siémbrase cada dia en 
tierra , que no solia llevar sino espinas y abrojos, siendo el 
mismo que en otro tiempo no se sembró sino en la tierra virgi 
nal y bendita, de donde salió el fruto bendito, que comen los 
hijos de Adan, tanto en esto más dichosos que su padre, cuanto 
á ellos mucho mejor fruto es comunicado en el paraíso de la 
Iglesia, donde á quien quiera es lícito hacer sin pecado lo que 
sus padres con pecado hicieron. Miró nuestra madre Eva al 
^ruto que estaba colgado del árbol de la ciencia , y estendiendo 



1 Historia varia, voi. i, fol. 125 et 120. 
- Ita P. Christophorus de Castro. 



An. 1548 



á élla mano, pecó. Mas quien ahora mirase al fruto pendiente 
del árbol de la cruz , no pecará. Desobediente fué Eva en comer 
del fruto vedado, y obedientes son ahora los que comen del 
Iruto concedido. Abriéronse los ojos de Eva después del fruto 
comido para conocer su desnudez , y ábrense en esta tierra los 
de muchos para conocer á Dios que los viste de gracia. Nues- 
tros padres como comieron aquel fruto se comenzaron á escu- 
sar, y los que ahora comen este otro fruto, luego se comienzan 
á acusar, especialmente porque ántes no estendieron los ojos 
de su entendimiento para le contemplar y las manos de sus 
obras para con imitación de su vida le tocar y gustar. 

Este fruto es la fruta, Padre mio, que en esta tierra ahora 
mucho se usa, porque en este año nuevo y primavera, más 
que en los pasados, se ha gustado el sabor de ella. Tanto que 
hay muchos golosos, y tan apetitosos, que della no se pueden 
hartar con la comer muy amenudo; y no es maravilla, porque 
la misma fruta dice de sí: los que me comen quedarán con 
hambre, y los que me beben quedarán con sed. 

Pide V. R. en su carta le escriba el fruto que acá se hace; 
mejor lo podría escribir el que en sí más que yo lo sintiese; 
pero si á señales exteriores se debe dar algún crédito, mayor- 
mente en cosas que por maravilla se suelen hacer fingidas, es 
cierto que el fruto es mucho más de lo que yo puedo escribir, 
por mucho que me dilatase, dejando aparte lo que el Señor 
ocultamente obra en los corazones. De lo que su Divina Majes- 
tad quiere que pase por mis manos, puedo decir que es mucho, 
y seria mucho más, si yo me dejase del todo regir y mover á 
voluntad del que conmigo tan pequeño quiere obrar cosas tan 
grandes. Piega á su Divina Bondad que las obre no solamente 
por mí, mas en mí ; de manera que no solamente sea yo canal 
por do pase el agua, mas vaso en que se recoja tanto en abun- 
dancia, que tenga que dar á los otros con quedar yo lleno, sin 
detrimento padecer propio en el procurar provecho ajeno. 

Mis predicaciones, después que en esta tierra entré, son tres 
cada semana ; el fruto delias veese por aumento cotidiano de 
confesiones, y comuniones, y paces, y restituciones, limosnas^ 
oraciones , libramiento de presos , subsidio de hospitales , sepa- 
ración de amancebados, visitación de enfermos necesitados, 
ordenación de testamentos y ejecución de obras pias, en las 



86 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

cuales confio Dios Nuestro Señor dará siempre aumento, pues 
claramente se vee ser El el que todo esto obra. 

Cerca la comunión, por ser mucha la gente que la frecuenta, 
y no ser todos iguales en la libertad, devoción y espíritu, guár- 
dase esta regla : que muchos dellos comulgan cada ocho dias, 
otros cada quince , todos los demás cada mes ; y esto está ya 
tan puesto en costumbre que se avergüenzan de no lo hacer, 
así como al principio se avergonzaban de lo hacer. 

Cuanto á las paces y concordias que aquí se han hecho, so- 
lamente diré tres á gloria del que es nuestra paz y cada dia no 
cesa de hacer el mismo oficio á que fué enviado del eterno Pa- 
dre , pacificando los hombres con Dios y con todos sus próji- 
mos. Unas de estas paces fueron entre dos de los principales 
de esta tierra; procurando el demonio su muerte corporal y es- 
piritual, temporal y eterna, quedó engañado con las paces que 
Jesu Cristo entre ellos sembró. Otras fueron entre dos ciuda- 
danos , de que se habían seguido y seguían grandes difamacio- 
nes y males, y son ahora por la gracia del Señor no ménos que 
muy amados hermanos en el Señor, procurando el uno por el 
bien y honra del otro. Las terceras fueron de un hombre, á 
quien otro dió una bofetada, y habiendo mucho tiempo que, 
dejada su casa con mujer y hijos, andaba perdido y buscando 
cómo le acabar de matar, hablando yo á la parte injuriada, 
luego movido por la divina gracia con entera voluntad perdonó 
al que le había injuriado, ofreciéndose á le dar muchas piezas 
de oro, si hubiese menester, para ayuda del gasto, en que aquel 
tiempo podia haber incurrido. Otras particularidades que cada 
dia acontecen, no se pueden escribir; baste que alabemos al 
Señor por quien es El y por todas las obras que cada dia en las 
ánimas hace, de las cuales las ménos sabemos. 

La soledad 1 que V. R. escribe que tienen las personas de 
esa ciudad de mí, me hace pensar la mayor que deben sus áni- 
mas tener de Dios; porque si la ausencia de una criatura causa 
desconsolación, cuánta debe causar la del Criador? y si la pre- 
sencia de un hombre, y tal como yo, es deseada, cuánto más 
debe ser la de Dios, que solo puede consolar? Dígales V. R. de 
mi parte que pierdan los deseos que de mí tienen , pues son tan 



1 Soledad, ex lusitano saudade , desiderimi!. 



An. 1548 



87 



mal empicados los que en tan vil metal se gastan. Muchas ve- 
ces buscamos consolación en las criaturas porque no tenemos 
la del Criador. Y aunque la que en la criatura se busca sea en 
Dios y por Dios, muy más pura , más segura y duradera seria, 
si se buscase en el mismo Dios. No se queria consolar en nin- 
guna cosa el ánima del profeta; acordábase de Dios y allí dice 
que se deleitaba. Entren luego los tristes en los placeres del 
Señor, y allí se alegrarán. Entren los desconsolados en las con- 
solaciones del Señor, y allí se consolarán. Entren los enfermos 
en la impasibilidad celestial, y allí se fortificarán. Entren los 
hambrientos en la tierra de promisión, y allí se hartarán. Va- 
_yan los sedientos á la fuente de la vida y allí se hartarán sin 
hartar. Cinco fuentes salen de la piedra viva, sobre que la Igle- 
sia está fundada, para que de ella saquen agua de lágrimas, 
con que los desconsolados se consuelen con Aquel, que por los 
consolar estuvo desconsolado en la cruz. 

Estando escribiendo esta, me han venido á llamar para pre- 
dicar, porque es sexta feria y se allega la hora en que lo suelo 
hacer. Es verdad que con ocupaciones varias, tiempo ninguno 
he tenido ni tengo para estudiar, sino que es menester que 
Nuestro Señor supla, así como su Divina Bondad lo suele ha- 
cer, en todas mis faltas; por las cuales así V. R. como todas las 
demás personas, que en Jesucristo me aman, quieran asidua- 
mente rogar para que ellas cada dia más fallesciendo en mí, y 
por otra parte acrecentándose en mi ánima los dones divinos, 
merezca ser instrumento idóneo del Señor, cuya gracia y amor 
sea siempre en nuestras ánimas. Amen. 

Del Puerto á X de Hebrero de 1548. 

Siervo inútil al Señor, 

Francisco de Estrada. 



Su pe y script io. Copia de una de Estrada para Mosen Juan. 



88 



LlTTERAE CUADRIMESTRES 



XXI 

P. Franciscus de Estrada 
Patri Simoni Rodericio (Rodriguez). 
Conimbrica, 20 Februarii, 1548 l . 

Copia de carta del P. Francisco de Estrada con data de 20 de hebrero 1548, de Coimbra 
al P. Simon. Da cuenta de sus sermones y de un niño de cinco años prodigioso en. 
hablar de Dios Ntro. Señor -. 

JHS. 

La gracia y charidad de Jesuchristo more siempre en nues- 
tras ánimas. Amen. 

Por otras tengo dado cuenta de mí á V.'" 1 R. a hasta la domi- 
nica in quinquagesima. Después acá passo esto: que yo me 
despedí aquel dia de la ciudad con dos sermones pensando 
luego, 2. a feria, partirme y llegar á Coimbra dia d'entruydo s . 
Sucedió que después de la predicación de la tarde miserunt ad 
me sacerdotes et seniores ut interro garent : tu, quo vadis? fué 
de tal suerte la embaxada de parte de la ciudad sobre que á lo 
ménos esperase la respuesta de unas, que á V. R. avian escrito, 
que por no les dexar descontentos, condescendí á esperar hasta 
la 4. a feria de ceniza , en el qual dia me hizieron también predi- 
car ; y la quinta , estando para me partir , por la manyana me 
vienen a dezir que estava la yglesia llena de gente, que espera- 
van mi predicación ; de suerte que huve de ir á predicarles la 
penitencia de Ezechías, con la qual les dexé, partiéndome luego 
esse dia, sin dar más orejas á sus continuas inportunaciones. 



1 Historia varia, voi. I , fol. 112. 
- Ita P. Christophorus de Castro. 

5 Dia de entruydo , et melius ani ruido et antruejo , tempus cantis privii seu tres 
dies, qui immediate praecedunt feriam quartam cinerum. Dum scribit P. Estrada dia 
d' entruydo, significai tertiam feriam seu diem tertium. 



An. 1548 ,s<> 

I .R uando essa noche á Rifana, me vinieron' á la possada á pedir 
por amor del Señor predicasse ántes que me partiesse; lo qual 
hize ántes que me partiesse por la manyana , y después me 
partí , predicando cada dia donde me acertava llegar , que fué 
otro dia en Agueda, y otro en Botón, y después de comer llegué 
a Coinbra donde al presente quedo. Sea á gloria del Señor 
nuestro. 

V. il R. a , pues me ha hecho venir aquí, ruegue al Señor que 
sea para mayor fruto del que acullá se hazia, que cierto yo no 
lo pensé de ver tan grande. En esta ciudad donde falta toda la 
aparência de frutificar yo, sola la fe tiene lugar , pues es de 
creer que nuestro Señor no permitiera que se inpiediera el fruto 
y los desseos, oraciones y lágrimas tantas del Puerto fuessen 
frustradas, si no supiera que en mí ó en los otros avia de re- 
dundar mayor provecho en esta ciudad. V. a R. a haga enco- 
mendar al Señor los estudiantes della , para que halle delante 
dellos un poco de benevolencia, sin la qual no tan bien se puede 
en ellos frutificar. 

Agora en acabando estas reglas l , me vinieron cartas del 
Puerto. Embio essas á V. a R. a , porque son sobre el mancebo, 
que vino conmigo, determinado para la Compañía. Esse nuestro 
devoto , cuya es essa carta , es el de más espíritu que yo dexo 
en el Puerto ; tiene un hijo de cinco añyos, el qual es prodigio 
en nuestros tiempos en el hablar de Dios; llévanlo por las casas 
de los caballeros para le oir como cosa monstruossa. Sea el Se- 
ñor bendito, qui ex ove infantium et lactentium perficitlaudem. 
. imen. 

De Coimbra á XX de hebrero de 1548. 
Siervo inútil 

f Fran. co d'estrada f 

Superscrtptio=C<ypia. de una de fr. co de strada pa. el p. e m. e 
Simon. 



reglas, renglones, lineae, verborum tractus. 



90 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXII 

P. Elpidius Ugoletti 
Patri Ignatio de Loyola. 
Pata vio, 16 Martii 1548 

IHS 

La gratia et pace di Christo N. Signor sia sempre con esso 
noi. Amen. 

Una de V. R. di 3 d' il presente recevessimo con consolatione 
grande nel Signor , domeneca passata ; et quanto a Mag. Don 
Pietro Fabro 2 , lui sta come suole et più presto peggio , secondo 
che mi pare , bendi' il medico ci dica che potria durare assai; 
et lui la settimana passata rispose alla lettera di Mag. Pietro 
Canisio. 

De Stephano Aretino 3 per havere scritto già più volte , et 
lui scriver adesso , non dirò altro senon che , benché 1' habbia 
trovato il medico meglio quanto alla febre , ha però una facia 
tal brutta che spaventa tutti. 

Pietro Bressano, eh' attendeva a Mag. Don Pietro, talmente 
che F altri non si turbassino nel studio , ha havuto questi quat- 
tro giorni passati un poco di febre et se ha salassato et pur- 
gato, benché per gratia d' il Signor sia già libero della febre; 
et però è stato bisogno che Lorenzo (per esser lui, al parere 
d' il medico, più atto et più forte) pigliasse la cura d' attender 
a tutti dui. L' altri tutti per gratia d' il Signor tutti stiamo bene, 
et gli fratelli si sforzano studiare con diligentia. 

Per questa non altro senon che humilmente ci raccoman 



* In folio n. 194. Manus est Petri Rivadeneira, praeter illa verba , il vostro indegno 
figlinolo, dò Elpídio, quae ipse apposuit Ugoletti. 

- Pierre de Smet (Faber), né à Hai, près de Bruxelles, en 1518, admis à Louvain 
cn 1543, mort recteur a Padoue en 1548. Delplace , 1. c. 

5 Stephanus Capumsachus. 



An. 1548 



91 



diamo nell' onitioni de V. R. et de tutti li diarissimi fratelli nel 
Signor Nostro, il quale sempre sia con noi. Amen. 

Di Padova 16 di Marzo 154S. 

Il vestro indegno figliuolo . 

Don Elpídio. 

Sitpcrscriptío. f Al molto R. d0 in Christo P. Mag. 0 Don 
Ignacio de Loiola , Prepósito della Compagnia di Giesù osser 
santissimo. 

In Roma. 



XXIII 

Socii in Siciliani proficiscentes 
Patri Ignatio de Loyola. 
Neapoli, 24Martii 1548*. 

Copia de una embiada de los padres y hermanos que yvan a Cecilia (Sicilia), escrita 
de Nápoles á los 24 de marzo -. 

En Marino, por la brevedad del tiempo, solamente vesita- 
mos el espital, donde hallamos un doliente solo, el qual se con- 
fesó y quedó asaz consolado en el Señor. La tarde llegando á 
Velitre , y habiendo el dia de la fiesta concurso de gente , pre- 
dicó uno de nosotros en la plaza y después se confesaron algu- 
nos en la iglesia y en el ospitai , y otros quedaron por causa de 



1 Historia varia, voi. i, fol. 120 v. et 121.— Non est integra epistola, nec autographa 
sed transumpta, et forsan ex latino aut italico sermone translata est in hispanum, 
priusquam in Hispaniam ad Complutenses fratres missa fuit. Socii in Siciliam profici- 
scentes erant Sacerdotes quatuor , videlicet: Hieronymus Natalis, in Baleari majore 
ortus; Andreas Frusius, Carnutensis; Cornélius Wishaven, Mechliniensis; et Petrus 
Canisius, Noviomagensis ; fratres vero nondum sacris initiati sex: Benedictus Palmius, 
Parmensis; Isidorus Bellini (qui et Sbrandus), Romae parentibus germanis natus; An- 
nibal Codretto, Allobrox; Raphael Riera, Barcinonensis; Martinus Mare, Gallus; et 
joannes Baptista Passarinus, Brixiensis. 

* Sic P. Christophorus de Castro. 



92 LiTTERAE (CUADRIMESTRES 

la noche; pero todavía se confesó también el huésped y su cria- 
do; y aunque el percacho 1 nos diese mucha prisa, en tanto que 
con dificultad podíamos albergar, comer y reposar de las 3 ó 4 
horas de noche hasta las 7 2 , todavía siempre por gracia de 
Dios se ha hecho algún fruto con diversas personas; y entre las 
obras ha acaecido el empezar á poner por obra aquello que la 
santidad de N. S. nos encomendó, es á saber, de impugnar las 
herejías; porque ultra el disputar por el camino probando los 
votos y otras cosas de la Ylesia católica , una noche al hoste- 
ría algunos gentileshombres disputaron contra el uso de las 
imágenes, y siendo confutados por las razones que les dimos, 
el uno quedó muy satisfecho, y tanto se humilló que, siendo 
persona de grado y autoridad, según que podíamos conocer, la 
mañana por tuerza quiso tener el estribo al uno de nosotros, 
que montava á caballo; y el otro, el qual se habia mostrado 
más pertinaz, el dia siguiente hizo penitencia; porque, estrope- 
zando el caballo, fué forzado pedirnos ayuda por amor de Dios, 
y nosotros le ayudásemos de muy buena gana. 

Viniendo también en compañía del percacho tres moros, de 
los quales decían que los dos eran cavalleros y el uno pariente 
del rey de Túnez , y por su causa van en aquellas partes , uno 
de los legos nuestros empezó á hablar con este , que sabe un 
poco de la lengua española , de las cosas de nuestra fe , y des- 
pués uno de los sacerdotes, después de muchas razones, le 
traxo con el favor divino hasta hazerle consentir que es cosa 
possible y convenible á la razón que Dios sea uno y trino y que 
todo aquello que de Christo se dice sea verdadero. Más, se le 
mostró que el Pater noster era oración conviniente de hazerse 
á Dios, et iam según la suya ley, exhortándole á dezirle y rogar 
de ser alumbrado. Ahora están para hazer su viage, y habiendo 
de passar por Sicilia, dessean venir con nosotros hasta Mesina, 
y dizen que nos ternán por padres. Si assi verná la oportunidad , 
esperamos ayudarlos quanto nos fuere possible. 

Han venido aquí á buscarnos algunos gentileshombres, lo 
qual es por la gran afflcion que tienen á la Compañía. Nos han 



' Percacho, italice per caccio et melius procaccio, tabellarius , quo fortassis duce 
ut mos erat , iter nostri faciebant. 

a Designantur hic horae veteri italorum aliarumque nationum more, quibus occa- 
sus solis finis erat horae vigesimae quartae et initium primae. 



A.N. 1548 



offrecido dos estancias, y entre otras cosas nos han dicho cómo 
una su congregación, quesera de 400personasde bien, que atien- 
de á obras pias, etc. desseava tener á lo menos dos de la Com- 
pañíá, que ayudasen spiritualmente, y ultra desto demostrando 
el gran fruto que se podria hazer en esta ciudad, la qual, según 
lo que podemos ver, es muy dispuesta para recebir, si huviesse 
los operarios que se requieren. No puedo dexar de avisar á 
V. R. del gran concurso de naciones diversas que aquí ay ordi- 
nariamente. Los dichos caballeros nos rogaron que escriviése- 
mos sobre esto á V. R. y paréceme que también ellos le scrivi- 
rán más particularmente. 

Avernos hallado etiam dos ó tres escolares por gracia del 
S. or asaz en buena disposición y se querian yr con nos á Meci- 
na, mas pareciónos por ahora no expedir tanto, etc. 



94 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXIV 



P. Hieronymus Natalis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, 10 Aprilis 1548 \ 

t 

Muy R. do p. e : miércoles de la semana sancta, 28 de marzo, 
screvimos á V. R. todo el suceso de nuestro camino hasta aque- 
lla hora, que queríamos embarcar. Resta agora que sea avisado 
del resto del camino, que por la mar havemos cumplido; y así, 
partiendo el dia sobredicho de Nápoles en una fragata, en com- 
pañía del S. or Juan Osorio *, á cerca de las 23 horas, y habiendo 
navegado casi diez ó doze millas, aconteció que el S. or Juan 
Osorio fué forzado tornar atrás , lo qual veyendo nosotros , sin 
saber la causa de su tornada, por ser algún tanto más adelante 
que ellos , volvimos á Nápoles ; y llegando casi á las dos horas 
de la noche, con grande dificultad hallamos donde nos recoger, 
siendo muy necesario, por ser ya, máxime m. ro Benedeto 3 y yo, 
muy trabajados por aquel poco camino. Seyendo el S. or Juan 
Osorio llegado ántes que nosotros , mucho se alegró en vernos 
á la mañana sanos y salvos , diziendo que el Señor mayordomo 
de Su Ex. a y él tuvieron grande solicitud de nosotros, temiendo 
que aquella noche no nos hubiese acaecido alguna cosa en la 
mar, no sabiendo si éramos tornados. Y pensando Su Señoría 
de partir dentro de tres dias , tuviendo el mismo dia el tiempo 
asaz próspero, todos juntos nos partimos cerca de las 22 horas 



1 Historia varia, voi. i, fol. 118 verso, 119 et 120. Est transumptum Roma missum. 

2 Joannes de Osorio, praetoriae cohortis praefectus apud Joannem de Vega, Sici- 
liae Pro-regem (Capitan de la guarda de D. Joan de Vega). Vide Cartas de San /g- 
n acto, t. v, pag. 165 et seq. 

3 Benedictus Palmius. 



An. 1548 



95 



Y navegamos todo aquel dia y parte de la noche fácilmente; mas 
después fueron los vientos tan impetuosos , la mar tan levanta- 
da, el ayre tan escuro y brusco, juntamente con lluvia y relám- 
pagos del cielo, que en mucho fuymos atribulados , y perdimos 
de vista la otra fragata, cuyo patron avia concertado con el 
nuestro yr á alguna tierra de Calabria, que se llama Scalea,, 
nosotros pasando aquella noche sin llegar á tierra, en semejan- 
tes trabajos , y viérnes hasta las 20 horas. Aun de dia no eran 
tantos porque se veya que no llovía tanto. 

Por fin llegamos al dicho lugar. No digo particular trabajo 
de cada uno, pues en toda la noche solo el P. e M. ro Cornelio 1 
estuvo bueno , haziendo la guardia sin dormir y despertando á 
los marineros que dormían , en parte porque éramos en peligro 
de la mar y no era tiempo de dormir, parte tanbien por el miedo 
de las fustas de moros , que decian estar en aquellas partes y 
pocos dias antes havian tomado otras fragatas. M. ro Benedicto 
y yo sobre todos parecíamos medio muertos. 

Venidos á tierra todos por gracia de n. tro S. or contentos y 
alegres aunque trabajados, dimos gracias á Dios que nos havia 
librado de aquel peligro y tanbien por havemos traydo á puerto 
á tiempo tan opportuno ; porque luego que fuymos llegados , se 
levantó una tempestad tan grande en la mar, que era casi impos- 
sible escapar, si entónces huviéramos navegado. En el lugar, 
buscando á donde nos recoger, y no hallando casa de ningún 
modo, por ser la tierra pobre y sin hospital, nos fué dicho de un 
hospital de frayles de San Fran. co fuera de la tierra ; y yéndo- 
nos á pedirles por amor de Dios nos quisiesen alojar, nos pres- 
taron una cámara muy pequeña, donde estuvimos nosotros diez 
y un mercader de Mesina. Habiendo tomado un poco de esfuer- 
zo, pensando hazer algún fructo aquel dia sancto de Pasqua, 
comenzamos á exhortar los marineros á la confesión y sancta 
comunión ; y estando ellos oceupados en concertar la fragata, 
esperaron hasta sábado de noche , que diez dellos vinieron y 
fueron confesados aquella noche del Padre Jerónimo Nadal y 
Andres Fruzio ; y estando ya tan fatigados los otros marineros, 
movidos por exemplo destos, se han querido confesar y junta- 
mente comulgar todos juntos con los nuestros dia de Pasqua;, 



• P. Cornélius Wischaven. 



96 LlTTERAE QUADRIMESTRKS 

lo que no ha sido poco ; porque algunos no estaban deliberados 
á hazerlo; antes al contrario, como espresamente nos dixo uno, 
que, si no viniera con nosotros, no se huviera confesado. El dia 
de Pasqua después de comer fué el hermano M. ro Benedicto á 
la iglesia parochial para pedricar, y no pudiendo por una fiesta 
que allá se hazia , le rogó el parrochiano volviese el dia si- 
guiente. El dia de pasqua aviendo celebrado los sacerdotes y 
oydo misa los láyeos y marineros nuestros, viendo el buen 
tiempo, nos partimos de la escalea, y haviendo navegado cerca 
de quatro millas, fué el viento tan impetuoso que la entena de 
la vela se quebró con gran peligro de perdernos , como ellos 
mismos dezian; mas ayudándonos nuestro S. or , pusieron los 
marineros tanta deligencia, cogiendo presto la vela y aderezán- 
dola, que fuymos librados, y poco á poco remando llegamos á 
una tierra de Calabria, que se llama Paula, donde el mismo dia 
se celebraba la fiesta de San Francisco, nacido en ella. Muchas 
gracias dábamos á Nuestro S. or y también los marineros por su 
parte, diciendo ellos haber sido gran maravilla suya; porque, 
habiendo el tal viento, dezian algunos de los más antiguos que 
era necessario ó que la fragata se anegase , ó que quebrase , ó 
otra cosa semejante. Y no hay duda sino que juntamente con la 
misericordia fué la providencia de Dios; porque luego en lle- 
gando á Paula, se levantó tempestad en la mar y no sin trabaxo 
tomamos tierra; y fué esto acerca de las 22 horas el mártes. 

No haziendo tiempo para partirnos, ínterim vesitamos aque- 
lla mañana el monesterio de San Francisco de Pavía, donde los 
Padres del dicho monesterio nos mostraron mucha caridad, 
mostrándonos el Prior los lugares donde hazia penitencia el 
dicho Sancto y contando algunos milagros que havia hecho ; y 
yo después procurando hazer algún fructo en la ciudad, fué uno 
de los nuestros legos 1 á predicar á la plaza; y placiendo mucho 
á los oyentes, los quales fueron muchos, me rogaron que el dia 
siguiente predicase alguno en la iglesia principal. Y ansí, no 
haziendo buen tiempo para partir el dia siguiente, predicó el 
mismo, presente el capitan de la tierra, y archipreste, y muchos 
nubles y otra gente de la tierra, á contentamiento y consolación 
dellos, en tanto que me rogaron que todos los dias que estuvié- 



• Unus eorum, qui nondum sacris erant initiati. 



An. 1548 



9¡7 



sernos allí predicase alguno de nosotros. Y ansí el dia siguiente 
predicó un sacerdote y el viérnes otro; no pudiendo por el 
tiempo partirnos, siempre exhortando á la frequentacion de la 
sancta confession y comunión. 

Entre los otros fructos que Dios nuestro S. or tuvo por bien se 
hiziesen en esta tierra por medio de nuestra venida, son dos 
principales. Primero, que se dió Orden para que se hiziese una 
compañía de personas de bien, que se comulgasen muchas vezes; 
lo que plugo mucho al capitan y al archipreste , los quales han 
tomado el cuydado de perficionar esta obra , y ya cinco o seys 
gentileshombres de la dicha tierra eran dispuestos para ser de 
>dicha compañía, y dos dellos en todo caso querían que yo los 
confesase generalmente; 2.° que por la mañana hagan oración 
y á la noche el examen de conciencia; 3.° que se confesasen de 
ocho en ocho dias ó de 15 en 15, ó á lo ménos cada mes; 4.° que 
se exerciten en obras generales de charidad. El otro fructo es 
que, hablando al S. or capitan y al archipreste sobre enseñar á los 
muchachos la dotrina Christiana, les ha placido mucho, y se dió 
órden que por el tiempo que estuviésemos allí , uno de nosotros 
les enseñase. Y tomando la cosa por muy encomendada los so- 
bredichos señores, se halló un buen sacerdote, el qual prometió 
confesarse generalmente y que ternia cuydado de seguir la obra 
después de nuestra partida ; y ansí el viérnes fué un lego de los 
nuestros á la iglesia mayor por comenzar esta sancta obra , y 
fueron dos de la tierra con una campanilla, diziendo por la tierra 
que los padres llevasen los hijos á la prédica ; y ansí vino una 
grande multitud de muchachos y muchos gentileshombres y 
mugeres, el S. or capitan y archipreste; y no puedo decir á V. R. 
quanto se mostravan aficionados, hasta andar por las casas.de 
la tierra á recoger huevos, y pan y vino para npsotros , de que 
nos hizieron una gran provision. Estando en esta tierra , .un dia 
el P. e Maestro Andrés hizo unos versos de San Fran. co de paula. 

Estos son los buenos principios que hemos podido dar á tan 
buenas obras, las quales dejamos en los términos sobredichos, 
porque el viérnes en la noche á cerca de seys horas vinieron los 
marineros á llamarnos, pareciéndoles el tiempo ser propicio 
para poder navegar; y luego, por no perder la comodidad, por 
-complir el viaje con la mayor brevedad que nos fuese possible, 
.yendo á la ribera, ya hallamos el mar más hinchado cfue qüand o 
Ti i. 7 



98 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



nos llamaron. Tamcn , queriendo obedecer á los marineros y 
dexarnos guiar según que les parecia , procuramos de embar- 
carnos; y assi entrando la fragata en el mar quisimos como 
mandavan los marineros entrar dentro , y no fué possible que 
entrasen mas de tres de los nuestros ; pues siendo la fragata en 
la mar, tan grandes eran las ondas en la ribera que no fué pos- 
sible que se allegase para tomar los otros; antes por evitar que 
no fuese submersa, fué necesario que se fuese en lalto mar donde 
más quieto estaba. Viendo esto los marineros, quisieron tomar 
una navecilla para que nos llevase hasta la fragata; mas siendo 
muy pequeña y mal segura, no nos quisimos confiar. 

No sabiendo el patron qué hazernos, rogó que fuésemos á pie 
cerca de dos millas y que allá hallaríamos mejor puerto para 
podernos embarcar; y ansí él con algunos sus marineros se 
partieron en aquella navecilla para ir en su fragata; y llegado 
á ella, la llevó al lugar que nos havia señalado. Mas aquellos 
que retorna van la navecilla atras, fueron en grande peligro, 
porque como fueron casi á la ribera, la navecilla se volcó y ca- 
yeron algunos marineros en el agua; mas porque eran junto de 
la ribera, todos por gracia de Dios se salvaron fácilmente y vi- 
nieron por tierra. Por el camino junto á un torrente, el qual por 
ser un poco largo nos daba trabajo de pasarlo , máxime por ser 
de noche, y ya yo ayudándome con pies y manos lo habia pas- 
sado, estando los otros por pasar, quiso el S. or proveerlos, y en- 
tonces llegaron aquellos marineros, que nos pasaron fácilmente 
este y otro que después hallamos, hasta que llegamos ya en la 
alba del dia al lugar destinado para meternos en la fragata ; y 
por gracia de Dios fácilmente entramos, y caminando 16 millas, 
hallamos al S. or Juan Osorio en una tierra, que se llama Matia ' 
y quando allí queriendo Su Señoría embarcarse para que fué- 
semos en su compañía, fuéle necesario andar seys millas á ca- 
ballo por tierra, hasta que llegase la fragata á algún lugar, 
donde el mar no fuese tan impetuoso ; y assi al cabo de San> 
Julián se embarcó, no tamen del todo sin peligro, porque uno 
de los suyos cayó en el mar, mas por gracia de Dios fué tanto 
bien ayudado que al fin fué librado. Digo todo esto para que 



1 Sic ; sed vidttur per errorem scriptum, forte pro Maida, quod oppidum medium* 
tst inter Scaleam et Ti opeam, in sinu Sanctae Euphemiae. 



An. 1548 99 

más claramente se vea la gracia de Dios , la qual de tantos y 
tales peligros tan fácilmente nos ha librado, que casi no los ave- 
rnos sentido. 

Siendo el S. or Juan Osorio embarcado, navegamos aquel dia 
60 millas, y venimos fácilmente y sin fastidio á una tierra de Ca- 
labria, que se llama Tropea, y allí estuvimos solamente el sá- 
bado de noche; y el domingo de mañana poco ántes del dia, par- 
tiendo con buena y feliz navegación, passamos el phario que 
es el lugar más peligroso de todo el camino, y cerca de las 15 
horas llegamos en Mecina por gracia del Señor, habiendo de 
Tropea á Mecina 60 millas. 

Y luego en llegando al puerto de Mecina, ántes que desem- 
barcásemos, se hallaron allí presentes el R. d0 p. e m. ro Jerónimo 
Domenech y el R. d0 doctor ynigo lopez, donde todos recebimos 
tanta consolación que ya no nos recordábamos más de los fas- 
tidios del mar, aunque fuesen grandes, máxime a Benito y a mí 
que nunca hemos estado sin pesadumbre de estómago, estando 
en el mar, lo qual en tierra no sentíamos. Los otros no tanto 
eran trabajados; algunos dezian que este viaje havía sido una 
buena probación. Como quiera que sea, todos por gracia de 
Dios estamos sanos y alegres y contentos en el servicio de 
Nuestro Señor, cuya misericordia se digne hazernos sentir y 
conocer su sancta voluntad para que aquella entera y perfecta- 
mente cumplamos. 

De Mecina á 10 de Abril 1548. 



Sic; pro Faro, promontorium in Sicilia prope Messanam. 



100 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXV 

P. Hieronymus Ottello 
Patri Joanni de Polanco. 
Florentia 13 Aprilis 1548 

f 

La gratia et pace di Jesu diro. Nostro S. re sia sempre nelli 
cuori nostri. Amen. 

R. Padre: Noi semmo anchora in Firenze; la causa penso 
che la sappiate, perche il R. nostro M. Giac. 0 Laynez la ha vera 
scritta, cioè la malatia di Baldassar. Hora al presente la febre 
1' ha lassato. Et in quanto a noi seressemo espediti et in pro- 
cinctu a venire ; ma restemmo quivi per insin' a che il nostro 
medico M. Giovanni ci da la licentia; perche così ci ha lassato 
ordine il Padre M. Giac. 0 , et il medico dice che non vuole ci 
mettiano in viaggio, se prima non vede che il tempo sia buono 
et opportuno, accioche il nostro Baldassare non ricascasse in 
qualche altra febre, dove esset error peior priore. Pertanto 
resteremmo quivi per insin' a che le strade si acconcino, et 
tanto faremo quanto ci ha ordinato il Padre Laynez , non scri- 
vendo da costì altro la R. V. 

Partito che fu il Padre Laynez per Bologna , D. Pietro * 
mandò per il Padre Laynez, et non lo trovando lo nuncio, ri- 
portò indietro alcune lettere di D. Pietro, il quale era a Pisa; 
et disse che haveva commissione da D. Pietro che se non tro- 
vava il Padre Laynez, riportasse le lettere indietro. 

Siamo sta richiesti da alcuni cittadini a predicare queste 
domeniche passate et prossime; ma non havemo voluto conten- 
tarli, perche il Padre Laynez ci lassò ordine che più presto 



i Tota epistola est manu Patris Hieronymi Ottelli in duplici folio, n. 429. 
- Dominus Petrus de Toledo, e domo et familia Ducum Florentiae. 



An. 154« 



101 



fosse possibile che Baldassare stesse buono, ci mettessemo in 
viaggio et non stessemo a dimorare in predicationi. Il Padre 
Laynez se partite la domenica in albis , et per sua guida prese 
il procacio. M. Pietro Santini il lunedì dopo 1' ottava di Pascha 
ándete verso Lucha. Noi al presente semo nel monistero di 
S. Felicità, perche questa veneranda Abbadessa non vuole che 
in altro luocho andiamo allogiare per insin' alla nostra partita; 
e ha voluto essa far le spesse per Baldassar de sue medicine, 
anehora che M. Giovanni con molti altri nostri amici haveriano 
loro voluto fare il tutto; et questa molto si raccomanda alle 
orationi di V. R., pregandola che gli voglia a tempi delle pre- 
dicationi mandarli sempre alcuno della Compagnia, quale pre- 
diche nella sua chiesa. 

E M. Bartholomeo de Venuti da Cortona molto si racco- 
manda a V. R. pregandola che quella si ricordi di mandare al- 
cuno della Compagnia alla sua città di Cortona. 

Altro non havemo che scriver a V. R., senon raccomandarci 
molto alle sue orationi et a quelle di tutti di casa , avisándola 
che come il nostro medico ci darà licentia di venire , subito ci 
metteremo in via. 

Di V. R. servi in Chro. Jesu indegni, 

Baldassar et Hieronimo 1 . 



In Firenze a di 13 de Aprile 1548. 

Saper script io. Al R. M. Giovanni Polanco della Compagnia 
di Giesu, Padre suo in Chro. honorando, in Roma, appresso 
S.° Marco a S. Maria della Strada. 

Et alia marni: Nihil pro historia. 



* Nomen Baldassar ab ipso Ottello scriptum est. 



102 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXVI 

P. Emmanuel Godinho 
Patri Martino de Sanctacruz. 
Conimbrica, 25 Aprilis 1548 

IHUS 

A. graça et amor de Xpo. Nosso Senhor seja sempre en 
nossas almas. 

Charissimo Padre: Porque spero çedo escreverlhe, quero ser 
breve nesta, a qual não é para mais que para lhe dar enforma- 
ção destes papees, que aqui vão, os quaesnâo poderão ir mais 
çedo por serem negocios, que não se podem acabar quando ho- 
men quer. 

O hü delles he treslado da apelação d'Aífonso Estevez, cõ a 
reposta do Doctor Alarcão. Et outro como da fee que não obe- 
deçeo a seus mandados et censuras, por onde esta escomulgado 
o dito Affonso Estevez 2 . 

Por agora não se offerece mais materia de negocio de que de 
cõta, senão que até hoje xxv d' Abril não temos cartas de 
V. R. de suas ultimas que recebemos em Janeiro; porem eu 
spero que até fim deste mes não faltara de recebermos algnas; 
porque a IIII de Maio que vem , se espiden os seis meses do 
Breve. 

Novas dos irmãos et de toda a casa são muyto boas, louvado 
Nosso Senhor. De Janeiro para qua ão emtrado em casa xxv, 
afora outros, que não acavarão exercitios et se ão ydo et expe- 
dido. Dos xxv são algüs estudantes et hü de oito annos de câ- 
nones, que anda na cocinha muyto avante , bendito Nosso Se- 



» Autographa, n. 35. 

2 Hucusque sermo est de negotiis Conimbricensis Collegii, ad quae expedienda Ro- 
mani venerai P. Martinus de Sancta Cruce. 



* 



An. 1548 103 

Tibor. Outros latinos et que anda van no curso de Luis Alvarez, 
o qual le ao filho do Infante. Outros sacerdotes et hu irmão de 
Francisco Pires de Coxa, o viuvo. 

Esta tam quieta et va tam bem a casa que me alegra muyto 
em o Senhor; bendito seja elle per todo. Moreira 1 ainda anda, 
íiinda anda (sic) em seu exercício de aproveitar aos próximos, 
et Luis Gonçalez veo esta semana polo facerem vir , que esta 
mal desposto. Ahy lhe mando nua carta sua, que nos tinha man- 
dados da Sertam. Item chegou João Fernandes de Salamanca, 
que foi cõ o Padre Estrada, o qual foi cõ muyta alegria recebido 
do Doctor Torres 2 que alaa estava cõ Maximiliano et Sevilhano 
et Bautista 3 . Cõ o Padre Estrada forão o Padre Moraes 4 et ou- 
tro irmão novo. 

Do Patriarcha não escrevo, porque deLixboa creo escreve- 
rão largo 5 . 

Nosso Senhor seja cõ V. R. et cõ todos. Não s'esqueça 
V. R. de me encomendar a Nosso Padre et a todos que me aju- 
den cõ suas oraciones. Nosso Senhor nos de a todos sua benção. 

De Coimbra a xxv d' Abril de 1548. 

Filius in Domino. 

Guodinus. 



Super script io. Ao Meu em Xpo. Padre Martinho de Sancta 
"Cruz. 

Et alia maini: 1548. De Coimbra a xx6. (sic) de Abril , de 
Manoel Godinho. R. da 6 a 13 de Agosto. 
Resposta. 

R.da 

1 P. Georgius Moreira. 

5 P. Doctor Michael de Torres , Salmanticensis Collegii Rector. 

3 PP. Baptista Sanchez et Maximilianus Capella (Chapelle) et Frater Petras Sevil- 
lano. 

4 P. Emmanuel Morales. 

5 Sermo est de Patriarcha in Aethiopiam mittenlo. 
* R.da, Recibida, recepta. 



104 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXVII 



P. Elpidius Ugoletti 
P. Ignatio de Loyola. 
Patavio, mense Aprili, 1548 

Pocos dias ha el P. e P.™ Fabro , flamengo 2 , persona de mucha edifficacion y letras, es- 
tando en Padua, Nuestro S.or le hizo merced de llevarle para sí. Fué su enfermedad 
y muerte á muchos de grande edificación, tanto que etiam hasta acá se estendió el 
gozo de su sancto passamiento, y parece que no se hallaba acá sin el otro , bonac 
memoriae, nuestro P. e M. ro Fabro, que está en gloria. Lo que se sigue es una copia 
de una del P.« M.*° Elpidio , Rector del Colegio de Padua para Nuestro Padre 5 . 

f 

La suma gracia de Cristo Nuestro Señor, etc. la qual suma 
y estrema bondad se ha dignado librar el nuestro car. mo her- 
mano M. ro Pedro Fabro de los trabajos y miserias deste mundo, 
llevándolo á sí, como esperamos, á la vera y eterna vida. Por- 
que, considerando su vida pasada tanto santa y deseosa de ser- 
vir á su divina Mag. d , y más particularmente esta su enferme- 
dad , no podemos dexar de haber grandísima esperanza que él 
se haya en bonísimo lugar. En la qual enfermedad tan pacien- 
temente se ha havido, y con tanta alegría la ha suportado,, 
quanto yo no sabré dezir ; á todas las cosas obedientísimo, ansí 
al médico como á aquel, que tenia cargo dél; en ninguna cosa 
se entristecia, aunque no le fuese concedida. El dia ántes que 
muriese, pidió que le lavasen, diciendo tamen, si ansí pareciere 
á mi Superior. Y yo diciéndole que por ventura le haria mal 
lavarle, me respondió que era verdad , y que era justo que los. 
hijos obedeciesen á los padres, y que ansí quería él hacer. 

El segundo dia de pasqua *, pidiéndola él , le dimos la ex- 

1 Historia varia, voi. i, fol. 117. — Transumptum Roma ad Complutenses fratreç> 
missum. 

a Vide supra , pag. 90, not. 2. 

5 Haec sunt a P. Polanco ante transumpti initium scripta. 
* Fuit is 2. a Aprilis. 



An. 1548 



105 



trema unción ; y siempre fué peorando y prevaleciendo la en- 
fermedad hasta la muerte. Y aunque hubiese muchas vezes, 
comunicado, Domingo á la tarde me pidió que por amor de 
Dios le diese el lúnes el viático, el qual recibió con grandísima 
devoción y después siempre se sintió peor hasta las ocho horas 
de la noche que murió. Y ya en estos postreros dias de la enfer- 
medad decia que no deseaba otra cosa sino que el Señor le 
librase deste cuerpo, siendo por más su servicio; y esto mismo 
dixo una hora ántes que muriese. El mártes fué sepultado su 
cuerpo en la iglesia con grandísima consolación de todos aque- 
llos que lo veyan; y aunque no tuviese en el cuerpo otro que 
huesos, era tanto bello y un vulto alegre mostraba quanto 
nunca lo he conocido sano, y así nos consolaba muerto como 
nos habia con la buena vida edificado, siendo vivo. Rueguen 
al Señor por él, etc. 



106 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXVIII 



Frater Emmanuel Leite 
P. Ludovico de Grana. 
Ulysipona, 25 Augusti 1548 

Carta de edificación de la muerte de un hermano nuestro de Portugal 2 . 

JESUS 

diarissime Pater : 

O affeito et a reção me faze duvidar se as novas que a Vosa 
R. quero escrever são de alegria se de tristeza; pois cõ o affeito 
tanto o sinto, et cõ a reção vejo quanto me devo cõformar cõ 
a vontade do Senhor, et lhe dar infinitas graças por me achar 
presente a hüa obra de que cõ a mesma reção , como dise , pa- 
rece devo de ser muito em o Senhor consolado. 

Nosso charissimo irmão Dom Rodrigo 3 acabou sua jornada 
et morreu. Estando elle em mediocre disposição, depois de ser 
vindo della *, polla particular devação que tinha de ser sacer- 
dote, determinou o Padre Mestre Simão 5 que junctamente cõ 
nosquo se hordenasse, do que elle estava muyto alegre et con- 
tento. Sábado, véspera de Nossa Senhora ad nives, as oito ho- 
ras da noite pouco mais o menos , aos 4 d'Agosto de 1548 , lhe 
deu hüa puntada na ylharga dereita , et levantouse as tres ho- 
ras et meia pera tomar hü cristel, cuidando acharse cõ elle mi- 



* Historia varia, voi. i, fol. 129 et 130.— Autographa Patris Emmanuelis Leite. 
2 Ita P. C de Castro. 

5 D. Rodrigo de Meneses , filho de D. Henrique de Meneses . Gobernador da casa do 
Civel, comendador da Azinhaga et da Idanha a velha et Capitam em Tangere... et de 
Dona Brites de Vilhena, filha de Ruy Barreto, alcaide mor de Faro (Tellez, Chronica 
da Companhia de Jesu em Portugal, liv. i, cap. 22, n. 8). Ingressus erat Societatem 
Rodericus de Meneses anno 1543. 

4 Depois de ser vindo della , postquam venisset istinc, scilicet , Conimbrica, ubi 
studiis incumbebat. 

5 Simon Rodericius, Societatis in Lusitânia Praepositus Provincialis. 



An. 1548 



107 



lhor disposto para poder estar ao officio. Permitió Nosso Senhor 
que este cristel lhe movesse tanto os humores et causasse tan- 
tos vómitos cõ muytos accidentes, que até o dia do seu faleci- 
mento nunqua mais o deixarão. 

Logo os físicos et elle desconfiarão da doença. Nestes dias 
padeçeo muyto cõ grandes agastamentos et accidentes sem 
dormir nem comer. Dia de São Sixto, que erão nove do dito 
mes, se achou por la menhãa mais leve et porem não sem acci- 
dentes. A hüa hora depois de meio dia, não estando ahy o Pa- 
dre, medisse: yme chamar o Padre Mestre Simão, porque eu 
voume. Et Ile vantando os olhos ao çeo, disse: Nosso Senhor va 
comigo. Et me tornou a dir que o chamasse muyto de pressa 
para lhe vir dar a unção; et depois d'eu ser ido, lhe deu hu acci- 
dente muyto grande et pedio hü crucifixo et candea, et tomou a 
cruz dizendo co muyto fervor: X. vincit, X. regnat, X. impe- 
rai. Et chegouse Valeriano 1 a elle esforçando et dicendolhe que 
se esforçasse et alegrasse, pois ya vera o Senhor. Elie mostrou 
folgar muyto cõ aquellas palavras et lhe disse: Valeriano, ficai 
vos em bora que eu me vou. Et quasi rindosi disse: louvado seia 
Nosso Senhor, que me quis levar véspera de São Lorenço; mais 
padeçeo Noso Senhor, por my, et São Lorenço mais padeçeo do 
que eu padeço nestas dores. As quaes erão muy grades, mais 
encubriaas em sy polla muyta paciencia que tinha. 

Et chegando o Padre Mestre Simão a elle , disse elle muyto 
de pressa: Nosso Senhor venha cõ V. R. , porque isto he feito; 
eu me vou; V. R. me dee a sua benção et me dee a unção. Et 
tomou a mão do Padre et la beisou et tornou a dir que lhe desse 
a unção. Respondeolhe o Padre que se Déos era asi servido, 
que fosse feita sua vontade; ao que elle respondeo : seu muyto 
contento. Et o Padre lhe disse se sentia algüa cousa em sua 
conscientia. Respondeo que nêhua, et pedio que o absolvesse 
plenariamente polas bulas que tinha ; et disse a confisão geral 
et foi absolto. Et logo començ.ou a instar por algüas veces que 
lhe truxessen a unção antes que acabasse. O Padre lhe disse 
que se aquietasse, que não ho avia Nosso Senhor de defraudar 
dos sacramentos da Igreja; et nisto alevantou outra vez seu spi- 
rito ao Senhor et disse, ainda que os accidentes não lhe davan 



' P. Valerianus Mendes. 



108 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



lugar a falar senão cõ muyto trabalho : bendito sejais vos, Se- 
nhor, que sois servido de me levar em tal dia; et vindo a unção, 
disse: Padre, mándeme V. R. dar hüa pouca d'agua para estar 
mais esforçado para receber este sancto sacramento; et comen- 
çando a ungir , parece que se arrebatava em spiritu et cõ os 
olhos quasi postos em alvo et as mãos juntas postas em modo 
de oração abaixo da boca, gemia et suspirava ; et dantes disto 
tinha dito ao Padre : a doença me não da lugar a falar , mais 
dentro do meu spiritu falo et estou bem. Et acabándose quasi a 
unção, o Padre lhe dissse: remittitur tibi quiãquid peccasti per 
visum &c; olhay como Nosso Senhor vos cerqua de remedios, 
como vos vala et que valo vos poem. Et aqui se adiantou et não 
deixou o Padre yr mais adiante, et deu hü grande gemido , que 
cõ as mãos alevantadas ao çeo disse: o Senhor, o Senhor ; que 
pareçia que estava de dentro todo inflamado et encêdido no 
amor do que nomeava. Acabado o sacramento, falou o Padre 
cõ elle algüas praticas de Deos, de que diz que não se alembra 
mais, que achalo em tudo tam esforçado et quieto et avante de 
tudo o que lhe queria dir, que lhe pareçia escusado falarlhe, se- 
não deixalo descorrer polo que contemplava. Et estando asi hü 
pouco quedo, se virou para o Padre et lhe tomou as mãos et 
disse cõ grande affeito: Padre charissimo, et depois se calou hü 
pouco et tornou a dir: não sera necessario encomendar minha 
anima a V. R ., dando de sy geito que o tinha per certo. Et tor- 
nou a estar sobre sy et o Padre lhe pedio que se não esqueçesse 
delle; et elle lhe respondeo: não farei, não farei, et tornou a estar 
sobre sy, et d'ahy hü pouco lhe tornou o Padre a dizer: lembrai - 
vos sempre de encomendar a Nosso Senhor a Companhia; et elle 
respondeo: sy, sy, Padre; et pedio que lhe dessem a candea et 
lha derão. 

Porem não morreo deste accidente, et chegando hü fisico, et 
palpandolhe o pulso, et achandoo mortal et calándose , disse 
elle: eu me vou. Et o fisico disse: ysvos de muyto mao mundo 
para muyto boa terra. Ao que elle disse : quê duvida disso? 
como quê o sentia milhor do que o fisico o dezia. O qual ido, se 
chegou o Padre a elle, et olhava para o Padre et os irmãos cõ 
hüs olhos muy amorosos, que parecia que nos levava em suas 
entranhas, et não sem grande moviménto et sentimento das 
nossas. Et disse ao Padre: ja estou no cabo, não posso falar, 



Ax. 1548 



109 



acabo. Et o Padre lhe disse: muy presto seremos todos cõ 
vosquo. Sendo caso que vos venha algüa tentação depois de 
não poderdes falar , pedy mentalmente cõ vosso spiriti! a 
Jesu X. perdão, et alembraivos da misericordia que usa cõ os 
peccadores. Elie disse: eu sey bem, Padre, não aja V. R. medo. 
Et nisto lhe disse hü irmão: Dom Rodrigo, o Padre Mestre 
Ignacio, estando para morrer, não queria que lhe lembrasse, et 
elle tomou a palavra et disse: senão seus peccados. Et o Padre 
Mestre Simão deu de cotovelo ao irmão, et disse: nem disso vos 
aveis agora de alembrar. Ao que elle disse: sy, nem disso, fa- 
zendo também cõ o rosto sinal de lhe aprazer o que o Padre 
dissera, senão das chagas de Jesu X.° et da sua misericordia. 

Et o Padre tomou hü crucifixo et lo meteo na mão et disse: 
esta es a candea que aveis de ter ; vedes aquy a semelhança do 
que vos ha de alumiar; et elle pos os olhos no crucifixo; et ja 
não falava et tirava muyto de pressa ; et na outra mão le pos 
hüa vela et disse : exaudiat te Dominus in die tribuí ationis 
tuae, protegat te nomen dei Jacob , mittat Ubi auxilinm de 
sancto et de Syon tueatur te. Et a todas estas praticas estava 
eu lendo a Paixão , que elle mandou que lhe lessem ; et pregun ■ 
toulhe : ouvisnos ainda? Et elle acenou que sy. Et quasi logo 
levantou a cabeça , et pois os olhos no Padre cõ hüa blandura 
d'amor, que parecia acabar muy consolado, et todavia cõ elles 
muy cãsados et fracos, et logo os acabou de cerrar; et elle fa- 
zendolhe deitar agua benta , a qual elle antes que perdesse a 
fala pedira , deçia : infundat Dominus ror em coelestem et gra- 
tiae suae super te. Et lhe disse algüas vezes Jesus, Jesus. Et 
assi acabou as seis horas da tarde pouco mais ou menos 

Et estando todos dantes cõ lagrimas, as perdemos, vendo o 

1 Hujus mutui amoris Simonis Rodericii et Fratris Roderici de Meneses indicium 
aliquod esse possunt sequentia, quae ex illius ad hunc litteris excerpsit Tellez : "'O en- 
tranhavel amor que em o Senhor vos tenho, me faz desejar vervos unido con Christo, 
prezo das cadeas de sua charidade, et apacentado de seus olhos, et recreado com a 
agoa de suas fontes; com a union de Jonathas com David vos amo em o Senhor; et 
desejo sejais em seu amor fervente , pera que nam entibiéis; circumspecto, pera que 
nam vos canseis com estremos indiscretos ; invencível, pera que os trabalhos et dou- 
trina de Christo nam vos espantem. Amai docemente a cruz como a fim suavíssimo et 
alvo de vossos desejos; sejavos doce Christo pera que firmemente e sem mudança este- 
léis em elle sem nunca vos apartar; pois o misterio da cruz aos que se perdem he lo- 
cura, mas aos que se salvan he virtude de Deos. Por isso gostai de o amar, pera que 
vos seja doce o Senhor, porque os que sam levados pelo spiritu de Deos, esses sam 
seus filhos, et desprezadores dos falsos contentamentos deste mundo.,, Chronica da 
Companhia de Jesu em Portugal, liv. i, c. xxx, pag. 153. 



HO LlTTERAE QUADRIMESTRES 

asosego et seguridade cõ que acabava; et cõ muy ta consolação, 
vendo hü fim tam quieto, deziamos entre nos: assi como na 
vida viveo sem tentação, asi morreo sem ella; moriatur anima 
morte illius et fiant nostra novissima similia novissimorum 
ipsius. Em todas estas cousas que açima escrevo, muyto mais 
erão os fervores que lhe sentíamos dentro do que mostrava de 
fora; et isto bem o pode V. R. crer, pois sabe como elle sempre 
viveo; et certo que para os accidentes et o trabalho que tinha, 
parece que em falamos não era senão de muyta redundancia 
que dentro sentia. 

Ergo Pater et fratres diarissimi , consolamini ad invicem 
in verbis istis et nêhua cousa nos pareça nesta vida trabalhosa, 
se deseiamos alcançar o descanso , que eu para my tenho que 
o irmão Dom Rodrigo agora possee vendo a Jesu X. et gozando 
a conversação dos sanctos et bema venturados , que cõ em elle 
reinâo sem fim. 

De Lixboa a 25 d'Agosto de 1548. 

Filiorum tuorum minimus. 

Manoel Leite. 



Super scriptio .—Para o Padre Luis de Grana. 



An. 1548 



ut 



XXIX 



P. N. lusitanus 
Patribus Fratribusque Societatis Salmanticae degentibus. 
Conimbrica, sub finem Augusti aut initio Septembris 1548 

Copia de dos cartas, sin data ni nombre, de los Padres de la Compañía, que residían? 

en Portugal 2 . 

IHS 

Gratia et pax Domini Nostri Jesu Christi sit semper nobis- 
cum. Amen. 

Qua escribe Maximiliano 3 que las cartas que se de aqua 
embiaren, no sean escritas en portugués. Yo como no tenga 
otra natureza y haya versado muy poco en Castilla , no creo 
podré escribir en la lengua castellana como seria menester; 
pero algo mejor se podrán entender mis cartas que si fuesen 
escritas en la portuguesa, bien que á mi sensualidad no le 
agrada tanto, porque piensa sentir en ello alguna dificultad, lo 
que doive causar mi poca mortificación. Con todo, la obedien- 
cia y oraciones de esos caríssimos en Jesucristo suplirá la falta 
que en mí hay. 

Lo que al presente se ofrece escribir de las cosas de acá , es. 
estarmos buenos, loado Nuestro Señor, quanto á lo corporal; 
aunque no faltan malas disposiciones, máxime neste tiempo por 
los calores grandes y trabajos del estudio. Solo el hermano Al- 
fonso Ferraz tiene unas tercianas recias, que hacen no llevan- 
tarse; algunos otros están algo mal dispuestos. V. R. por amor 
de Dios les haga encomendar á Nuestro Señor. 

Los dias pasados, diguo á cinco de Agosto, que fué dia de 
Nuestra Señora de las Nieves, tuvo Nuestro Señor por bien 



« Historia varia, voi. i, fol. 127 et 128. 
* Ita P. C. de Castro. 

3 P. Maximilianus Capella, paulo ante Conimbrica Salmanticam missus. 



112 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



llevar para su reino á nuestro caríssimo hermano Jerónimo 
Feo; y á lo que se puede collegir, creemos que estará en la glo- 
ria, porque su vida fué tal, que se puede bien dizer que divia 
estar su ánima muy dispuesta para haver Nuestro Señor de 
usar con ella de su misericordia infinita, porque su humildad, 
paciencia, caridad y obediencia era exemplo á todos. 

Principalmente travajava por no discrepar en las cosas de 
obediencia ne in minima quidem re; oy yo dezir á hun padre 
que le avia dado exercicios y confesado quasy todo tiempo que 
estuvo en casa, que nunca avia visto proceder por tan derecho 
camino como á este hermano, porque no era menester dezirle 
más que una vez que le era necessario apartarse de alguna cosa 
<3 dexar tal afection, etc., para de su parte poner toda diligen- 
cia y cuidado, ni cesaba hasta hazer lo que en ello era necessa- 
rio. Tandem mortuus est , mostrando en su enfermedad mucha 
paciencia, queriendo indiferentemente lo que Nuestro Señor dél 
tuviese por bien ordenar. Por amor de Dios le haga encomen- 
dar á los hermanos. 

Nuestro charíssimo hermano don R.° 1 hallándose aquí malo, 
pareció bien al P. luis de Grana embiarlo á Lisboa para que 
ayudado de la tierra pudiese más presto sanar ; mas Nuestro 
Señor, como sabe lo que nos es mejor, quiso por su bondad 
llevarle á otra tierra, donde dexada acá toda enfermedad y 
miserias, gozase de perpetua sanidad y alegría ; itaque dió su 
ánima al Señor á nueve dias de Agosto, que fué bíspera de 
Sancto laurentio ; y porque sepan largamente de su muerte le 
embio la copia de una carta que el hermano m. el leite escribió 
al p. Luis de Grana, dándole de todo cuenta por se haver ha- 
llado presente a . 

Copia d« una carta para el p. luis de gran etc. 

IHS 

diarissime pater : 

El affecto y la razón me hazen dudar si las nuevas que á 

1 Frater Rodericus de Meneses, vide supra, pag. 106, not. 3. 

8 Sequens epistola illa est quam sub n. XXIII lusitanice edidimus, supra pag. 106; 
eam tamen denuo transcribimus, quia hic hispánica est et, ut fere semper hujusmodi 
versionibus accidit, in quibusdam, levibus licet, a lusitanica differt. 



An. 1548 



113 



V. R. quiero escrevir sean de alegría ó de tristeza ; pues con 
el affecto tanto lo siento, y con la razón veo quanto me devo 
conformar con la voluntad del Señor y darle infinitas gracias 
por me hallar presente á una obra , de que con la mesma razón, 
como dixe, parece devo ser muy consolado en el Señor. 

Nuestro diarissimo hermano Dom R.° acabó su jornada y 
murió. Estando en mediocre disposición, después de ser venido 
de allá, por la particular devoción que tenia de ser sacerdote 
determinó el P. M. ro Simon que se ordenase juntamente con 
nosotros, de lo que él estaba muy alegre y contento. Sábado, 
víspera de Nuestra Señora aã uives, á las 8 horas de la noche 
poco más ó ménos , que eran 4 dias de Agosto de 548, le dió una 
puntada en la ilharga 1 derecha, y levantóse á las tres horas y 
media para tomar un cristel 2 , pensando hallarse con él mejor 
dispuesto para poder estar al officio. Permitió Nuestro Sor. que 
le moviese esto tanto los humores y causase tantos vómitos con 
muchos accidentes, que hasta el dia de su fallecimiento nunca 
le mas dexaron. Luego los médicos y él desahuciaron de la en- 
fermedad. 

En estos dias padeció mucho con grandes agastamientos y 
desmayos, sin dormir ni comer. Dia de San Sixto, que fueron 9 
del dicho mes , se halló por la mañana mejor, pero no sin acci- 
dentes. A la una después de medio dia, no se hallando presente 
el P. M. ro Simon, me dixo, idme á llamar el P. M. ro Simon que 
yo me voy; y levantando los ojos al cielo, dixo : nuestro Señor 
va conmigo ; y otra vez me dixo que lo llamase á priesa, para 
le ver dar la unction. Y después de averme partido, le dió un 
accidente muy grande, y pidió un crucifixo y candela, y tomóle 
diziendo con mucho fervor : Christus viucit, Christus regnai, 
Christus imperai ; y llegóse Valeriano á él, animándole, di- 
ziendo que se esforzase y alegrase pues iba á ver el Señor. El 
mostró holgarse mucho con aquellas palabras y díxole : Vale- 
riano, quedaos en buena hora, que yo me voy; y sonriéndose 
dixo : loado sea Nuestro Señor que me quiso llevar víspera de 
San Laurentio ; más padeció Nuestro Señor por mí, y San Lau- 
rentio más padeció de lo que yo padezco con estos dolores; los 



1 Ilharga, hispanice ijada , latine ilia. 
* Hispanice clister aut clistel. 

T. I. 



114 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



quales eran muy grandes, mas encubríalos él con la mucha pa- 
ciencia que tenia. 

Y llegando el P. M. ro Simon á él, dixo él muy á priesa: Nues- 
tro Señor venga con V. R. Padre, esto es hecho, yo me voy; 
V. R. me dé su bendición, y me dé la unction; y tomó la mano 
al P. y besósela. Tornó á dezir que le diese la unction; respon- 
dióle el Padre que si Dios era así servido, que se hiziese su vo- 
luntad ; á lo que él respondió : yo soy muy contento ; y el P. le 
preguntó si sentia alguna cosa en su conciencia; respondió que 
ninguna, y pidió que le absolviese plenariamente por las bulas 
que tenia, y dixo la confesión general, y fué absuelto. Empezó 
luego á instar por algunas vezes que le traxesen la unction 
antes de acabar. El P. le dixo que se aquietase; que no le de- 
fraudaria Nuestro Señor de los sacramentos de la iglesia. En- 
tonces levantó otra vez su spíritu al Señor y dixo (aunque los 
accidentes no le davan lugar á hablar sino con mucho tra- 
bajo) : Bendito seáis vos, Señor, que sois servido de me llevar 
en tal dia. Y viniendo la unction dixo : Padre, mándeme V. R. 
dar una poca de agua para estar más esforzado para recibir 
este sancto sacramento. Y comenzándolo á ungir, parece que 
se arrebataba en spíritu, y con los ojos quasi puestos en albo y 
las manos juntas en modo de oración puestas abaxo de la boca, 
gemia y suspiraba. Y ántes desto tenia dicho alP. : la enferme- 
dad no me dá lugar á hablar, mas de mi espíritu hablo y estoy 
bien. Y acabándose quasi la unction, el P. le dixo: rernittitur 
Ubi quicquid peccasti per vistim, auditiim, etc., mirad cómo 
Nuestro Señor os vala y qué valo os pone l . Aquí se adelantó 
y no dexó proseguir al Padre más, y dió un grande gemido, y 
con las manos levantadas dixo : o Señor, o Señor, que parecia 
que estava de dentro todo inflamado en el amor de quien nom- 
braba. 

Acabado el sacramento tuvo el Padre con él algunas pláti- 
cas de Dios, de que dize no se acuerda más que aliarlo en todo 
tan esforzado y quieto y amante de todo lo que le querría dezir, 
que le parecia escusado hablarle , sino dexarlo discurrir por lo 



1 Nimium litteralis versio est et fortassis nemo sensum capiet. Leite scripserat lu- 
sitanice: como vos vala (valla) et que vaiò (vallo) vos poem ; quod est hispanice : cómo 
os cerca y qué cercado ó vallado os pone; et latine : quomodo te vallai et quod valium 
circutn te ponit. 



An. 1548 



115 



que contemplava. Y estando así un poco quedo, se volvió para 
el Padre y tomóle las manos, diziendo con grande affecto: Pa- 
dre diarissimo. Después calló un poco y tornó á dezir: no será 
necessario encomendar mi ánima á V. R.; dando á entender 
que lo tenia por cierto. Y tornó á estar sobre sí, y el Padre le 
pidió que no se olvidase dél, y él respondió: no haré, no haré. 
Y tornó á estar sobre sí, y pasado un poco de tiempo, le tornó 
el Padre á dezir : acordaos siempre de encomendar á Nuestro 
Señor la Compañía; y él respondió : sí, sí , Padre. Y pidió que 
le diesen la candela. Diéronsela, pero no murió deste accidente. 

Y llegando un médico, tomóle el pulso; y como le hallase 
mortal, callóse; entónces dixo él: yo me voy; á lo que el médico 
respondió: idos de mundo muy malo para tierra muy buena; á 
lo que Don R.° dixo, quién dubda deso?, como quien lo sabia 
mejor de lo que el médico lo dezia. 

El qual ido, se llegó el Padre á él, al qual le mirava y á los 
hermanos con ojos muy amorosos, que parecia llevarnos en sus 
entrañas , no sin gran movimiento y sentimiento de las nues- 
tras. Y dixo al Padre: ya estoy en el cabo, ya no puedo hablar, 
acabo. El Padre le dixo: muy presto serémos todos con vos; 
aconteciendo que os venga alguna tentación después de no po- 
der hablar, pedid mentalmente con vuestro spíritu perdón á 
Jesu Christo y acordaos de la misericordia que usa con los pe- 
cadores. A lo que él respondió: yo sé bien; no tenga V. R. miedo. 
Entónces le dixo un hermano: Don R.°, el P. M. ro Ignacio, es- 
tando para morir, no quería que le acordasen (y él continuando 
dixo: sino sus pecados). Y el P. M. ro Simon hizo señal 1 al her- 
mano y dixo, ni deso os haveis agora de acordar. A lo que él 
dixo: sí, ni deso (haziendo también con el rostro señal de que 
le agradaba lo que el Padre dixera), sino de las llagas de Jesu 
Christo y de su misericordia. 

Y el Padre tomó un crucifixo y dióle en la mano diziéndole: 
esta es la candela que habéis de tener, veis aquí la imágen del 
que os ha de alumbrar; y él puso los ojos en el crucifijo, y no 
podia hablar más, y arrancava muy á priesa. En la otra mano 
le puso una candela y dixo: Exaudiat te Dominus in die tribu- 



1 Leite dixerat: deu de cotovelo, quod hispanice est : diá de codo ; et latine : cubito 
tetigií , adiuonuit . 



116 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



lationis tuae, protegat te nomai Dei Jacob, mittat Ubi auxi- 
liam de sancto et de Sion tueatur te. Y todo este tiempo ley a 
yo la Pasión, que él mandó que le leyesen. Preguntóle el Pa- 
dre: oisnos aún?; y él hizo señal que sí. Levantó luego la ca- 
beza y puso los ojos en el Padre con una blandura de amor, 
que parecia acabar muy consolado, y todavía con ellos muy 
cansados y flacos; y luego acabó de cerrarlos; echándole agua 
bendita, que él habia pedido antes de no poder hablar, dezia el 
Padre: infundat Dontinus rorem coelestem et gratiae snae 
saper te, diziéndole también algunas vezes Jesus , Jesus , Je- 
sus, etc. Y desta manera acabó á las 6 de la tarde poco más ó 
ménos. 

Y teniendo todos lágrimas ántes de su muerte, las perdimos, 
viendo el sosiego y seguridad con que acababa ; y muy conso- 
lados, viendo un fin tan quieto, dezíamos con nosotros mismos: 
así como en la vida no tuvo tentación, así murió sin ella. Y 
mucho más le sentíamos de dentro de lo que mostraba de fuera; 
ni pudo ser ménos, pues se vida fué tal qual V. R. bien sabe. Y 
cierto parece que hablarnos, con los paroxismos y dolores que 
tenia, no procedia sino de mucha abundancia de amor que de 
dentro sentia. Ergo pater et fratres diarissimi consolamim 
ad invicem quousque eum in patria coelesti convenire possi- 
mus. Amen. 



As. 1548 



117 



XXX 

P. Franciscus de Estrada 
Sociis Conimbricensibus. 

Vallisoleto, 12 Septembris, 1548 ». 

IHS 

La gracia y paz de Christo Nuestro Señor sea siempre y 
crezca en nuestras ánimas. Amen. 

La semana pasada recibí cartas de allá, con que aquí dimos 
gracias al Señor, entendiendo por ellas el dichoso tránsito de 
nuestro muy buen hermano Don Rodrigo de Meneses. Mucho 
nos debemos todos alegrar , porque aunque tengamos un her- 
mano ménos en la tierra, Dios tiene un hijo más en el cielo. Dis- 
minuyó el número de ese colegio; mas acrecentó el número de 
los colegiales del cielo. No se lee bien la theología en la tierra, 
y él fuéla á aprender en el cielo. Tenia de cantar missa, y por 
se ordenar de más buen Obispo , passóse adonde le halló. Ya 
hecho sacerdote, celebra cada dia por nosotros muchas ve- 
ces , lo que acá no podia hacer. 

O bendito el Señor, que tan liberal es en hacer mercedes! 
Era Don Rodrigo flaco y hale hecho fuerte ; era enfermo y le 
hizo sano; era estudiante, hale hecho maestro; era sugeto y 
hale hecho libre, y tanto más libre, cuanto más él por amor de 
Dios se sugetó. 

O Don Rodrigo! agora sabeis qué tal es la mutación de la 
mano del muy alto; agora experimentais que el que se humilla 
será ensalzado; agora entendeis cuán bienaventurados sean los 



• Non est haec epistola quadrimestris nec inedita; sed quia narrationem complet 
pcrficitque de vita et morte fratris Roderici de Meneses, et oratoriae artis eximii illius 
oratoris, Francisci de Estrada, indicium non spernendum praebet, et tandem quia 
opus, ubi edita reperitur, scilicet, Chronica da Companhia de Jesu em Portugal, 
liv. i, cap. xxx, haud facile ad omnium manus perveniet, nemini ingratum fore sumus 
arbitrati quod eam hic in lucem edamus. 



118 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



pobres de espíritu, pues dellos es el reino de los cielos que pos- 
seeis; agora conocéis cuánto es el valor de la obediencia, que 
más vale obedecer que sacrificar. 

O Dios, que pagas adelantado á los que te sirven, y previe- 
nes con bendiciones de tu dulzura á los que por tí trabajaron! 
por qué eres tan adelantado á pagar á tus obreros ántes que 
acaben su jornada? Mucho tiempo aún pensaba Don Rodrigo 
que le quedaba de trabajar en su viña; por qué, Señor, le lla- 
maste al mediodía de su mocedad para le pagar? Hicístelo por 
ventura, Señor, porque él ya desfallecía en el trabajo? No. Pues 
por qué, Señor, lo hiciste? Quia consummatus in brevi explevit 
tempora multa; placita enim erat anima illius. 

Pues así es , hermanos míos , trabajemos en este breve 
tiempo, que tenemos, cumplir muchos tiempos, y hacer tanto 
en poco tiempo como los negligentes en mucho : uno andando 
poco á poco gastará un año en poco camino, y otro en una se- 
mana acabará á buen andar. No víamos que caminaba Don Ro- 
drigo, mas en llegar tan presto á la posada podemos conocer 
que ántes volaba que corria: y esto entendieron los que cono- 
cían sus deseos, y cuántas veces él decía: quis dabit mihi pen- 
nas sicut columbae, et volabo et requiescam? Bien sabemos to- 
dos que miéntras vivió volaba muy amenudo, como pájaro, al 
ramo verde de la cruz; mas después no se contentó con tan pe- 
queño vuelo; quiso volar como águila allá, donde estaba el 
cuerpo, que fué quitado de la Cruz, Jesu Christo, que en ella 
murió. 

Y quien en la muerte á Don Rodrigo favoreció , nos favo- 
rezca en la vida, porque con su favor, bien viviendo, no hay 
que tener temor en ella , donde se coje el fruto de los buenos 
trabajos. 

Ea, pues, hermanos mios, con nuevas fuerzas comenzemos 
desde agora á trabajar, porque como fuimos compañeros de 
Don Rodrigo en tierra, merezcamos ser también suyos en el 
cielo. Amen. 

De Valladolid, 12 de Setiembre de 1548. 

Francisco Estrada. 



An. 1548 



119 



XXXI 

P. Hieronymus Natalis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, mense Novembri 1548 
(Fragmenta litterarum) 

Capitulo de algunas letras de M.™ Jerónimo Nadal que de ocho en ocho dias se han 
recebido como es el sólito escrevir. 1.° de Nov. e 1548 s . 

Las nuestras liciones y otros exercicios por gracia del S. or 
van siempre en aumento. Bien que nos detenemos mucho en el 
recibir, hemos recibido estos dias en casa, para el servicio 
solamente, un mancebo de 21 años, el qual tiene principios de 
latin; pero es de buen ingenio y habilidad. El y otro, que poco 
antes aceptamos , como fué escrito , se han muy bien en humil- 
dad y deseo de servir á Dios y á la Compañía en el más baxo 
officio. 

Estamos de buen ánimo por gracia del Señor. Todos traba- 
jan muy bien. Se haze gran fruto y se espera mayor. El Señor 
será con nosotros. La tierra está edificada del órden que se 
tiene, y se comienza más á gustar la obra y el fruto della. En 
la lición de San Paulo crece el auditorio , que yo estoy mara- 
villado. 

De otra. 

Estamos en las sólitas liciones y ocupaciones spirituales,. 
como confesiones, y en la clase última crece el número y espera 
crecer casi sin número ; y vienen también algunos de fuera de 
la tierra para oir la lógica. No dudamos que las cosas irán en 
continuo aumento , como se verá y gustará el fruto de las pri- 
mitias. 



» Historia varia, voi. I, foi. 139. 

* Ita P. Polancus, qui haec ex Natalis litteris excerpsit et Complutum mitti cu- 
ravit. 



120 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXXII 



P. Annibal de Coudreto 
Fratri Ludovico de Coudreto. 
Messana, 9 Decembris 1548 

IHS 

Gratia Domini Nostri Jesu Christi sit cum omnibus nobis. 
Amen. 

Quod e gravissimo morbo convalueris, quod semimortuus 
revixeris nobisque sis redditus, postremo quod Romam vene- 
ris, et audio et tibi gratulor, jucundissime in Xpo. frater. Sed 
brevi gratulor, quoniam pluribus non licet. Non enim, alioqui 
satis occupato, mihi fuerat in animo quicquam ad te hodie seri- 
bere, cum praesertim dies non sit in nostro collegio feriatus. 
Verum ut primo te Romae esse cognovi, nescio quomodo inex- 
piabilis cujusdam negligentiae et tarditatis notam effugere non 
posse mihi videbar, si silentio praeterirem quam ex eo sim de- 
lectatus , quantamque tibi meo nomine salutem impertitam ve- 
lini. Sed haec satis. 

Datae sunt mihi jam inde a multis diebus tuae perbreves lit- 
terae, una cum his fratris in Xpo. charissimi Claudii 2 . Quibus 
nihil habeo quod respondeam praeter hoc unum, Dominum 
Decanum non reposuisse mihi pecunias illas, quarum se debi- 
torem, te praesente, confessus est, cujus chirographum reliqui 
Rev. do P.ì D.° Polanco, cum in Siciliam venissem. Haec eo 
scripsi quod petieras ut te hujus rei facerem certiorem. Is, si 



1 Tota autographa manu Annibalis de Coudreto, fol. n. 449. Eam ideo hic inseri- 
mus, quia Messanenses quadrimestres comitabatur , quas reperire nondum valuimus. 

- Claudius a Coudreto, Ludovici et Annibalis frater, qui Societati etiam paulo 
ante nomen dederat. 



An. 1548 



121 



adhuc Romão est, vide quid apud eum poteris, cum in hoc, tum 
maxime ut eum ad confessionem vel potius exercitia inducas. 

Librum illuni annotationum Sylvii l , quem tibi Bononiae re- 
liqueram, quoties desiderarem non facile dixerim. Sunt enim 
persaepe quaerenda apud varios authores , quae in eum conje- 
cimus. Juvatur unusquisque facile suis laboribus. Quamobrem, 
si quo modo licebit commode, rogo ut ad me quidquid est illius 
libelli transmitías. Ñeque est quod ab humanarum litterarum 
studio illa esse aliena putes, quae ibi continentur. Nullum enim 
librorum genus est non evolvendum illi, qui Ciceronis opera 
suscipit interpretanda ; ut ñeque ullum fuit disciplinae genus 
quod ipse Cicero ignorarit. Quod cum in omnibus ejus lucubra- 
tionibus apparet , tum maxime in eo opere , quod ipse magnum 
appellavit, Tusculanarum Quaestionum, ubi et de corporis 
compage et de animi notionibus et similibus habentur non 
pauca. Has autem ut enarrem una cum Arte poetica Horatii, et 
librum Erasmi de verborum et rerum copia , mihi commissum 
est. Cui oneri ut me nosti imparem, ita quibuscumque potes 
modis juves necesse est. Interim tamen graecarum litterarum 
studium non penitus intermisi, sed jussus sum huic singulis die- 
bus unam horam impendere. Verum de studiis et his, quae hic 
geruntur, alias fortasse commodius. 

Quotquot hic sunt R. di PP. et Fratres, hi omnes te salvere 
cupiunt. Tu, si placet, nostra omnium causa eos qui Romae sunt 
salutato. Vale. 

Messanae, quinto idus Decemb. 1548. 

Tuus in Chro. Fr. minimus. 

Annibal a Coudreto. 



Superscriptio. ihs. Charissimo in Chro. fratri Ludovico a 
Coudreto. 

Et Ludovici manti: Accepi et rndi. (respondi) xxv Decembre. 



• Anno 1531 prodierat Parisiis , ex officina Roberti Stephani , "Jacobi Sylvii in lin- 
guam gallicani Isagoge , una cum ejusdem Grammatica latino-gallica, ex Hebraeis, 
Graecis et Latinis authoribus„.— Eratne hoc opus quod annotaverat noster Annibal? At 
si ita est , non fuit cur vereretur ne a Ludovico fratre alienum ab humanarum studio lit- 
terarum haberetur 



122 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXXIII 



P. Sylvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Fulginio, 18 Decembris 1548 
(Fragmentum litterarum) 

Del p. e m.ro Silvestro que está en fulgino. 18 de Dizienbre de 1548. 

El viérnes por gracia del S. or llegué aquí; el uno de los dos 
ciudadanos compañeros en el camino, que V. R. me mandó hi- 
ziese santos, me prometió ayer de venirse á confesar conmigo, 
y aun el doctor, que es otro compañero, no está lexos del Reino 
de Dios. Es mui apto para la Compañía y la ama. El Señor lo 
disponga todo. 

Un Abad de Spoleto, de los principales , de edad de XXVTII 
años, deliberado de dexar la Abadía y todo el mundo, pone su 
ánima en manos de V. R. Tiene en sí partes buenas para la 
Compañía. Con esta escribe á V. R. 

Otro mancebo, maestro de gramática, querría entrar en la 
Compañía; es de edad de XX años. 

Un canónigo noble , constituido del Obispo por maestro de 
los otros clérigos, de edad de XX años, empezará hoy los exer- 
cícios, y él está ya deliberado para hazer lo que V. R. le man- 
dare, y tiene buenas partes. 

El Abad dicho es muy humilde y siente bien de las cosas 
espirituales. 

El Domingo se comunicaron 8, que se confesaron conmigo. 
Toda esta tierra está muy aficionada á la Compañía. 



1 Historia varia, voi. i, fol. 144 v.° — Haud dubium esse potest quin has litteras, 
quas hispanice damus, et alias, quas dabimus , latine aut italice scripserit Landinus; 
sed quas scripsit ipse ad nos usque non pervenerunt. 



An. 1548 



123 



XXXIV 

P. Sylvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Fulginio, mense Decembri 1548 *. 
(Litterarum fragmenta) 

De otra después de Navidad. 

La semana pasada no he podido escribir á V. R. por las fre- 
quentes confesiones, siendo necesario algunas vezes, empe- 
zando á la mañana antes del dia , estar confesando hasta dos 
horas de noche. Ahora por gracia del Señor sabrá v. r. cómo 
esta navidad, acá se ha hecho quasi como una Pasqua de Re- 
sureccion por la multitud de los que se han comunicado , bien 
que cada domingo muchos se comulgan. De más se han hecho 
muchas limosnas. Muchas personas han venido para se confe- 
sar generalmente , y serian veinte ó veinticinco y más. 

Pluguiese á Nuestro S. or que yo fuese así resignado en las 
manos de v. r. como el Abad que he escrito. 

Un ciudadano se confesó , el qual avia dos años que estava 
sin querer perdonar ni hazer pazes con otros dos principales 
de la tierra , de los quales uno dellos es capitan , aunque mu- 
chos han entrevenido y rogado ; agora por gracia del Señor se 
ha deliberado del todo hazer como nos pareciese. 

Monseñor el Obispo en el púlpito mandó á grandes y peque- 
ños que vengan á la doctrina Christiana , que se lee cada dia, 
diziendo conocer que Dios ama á esta ciudad habiéndoles 
mandado uno de los de v. r., que tales no se hallan en ninguna 
parte. 

De otra. 

V. R. sabrá cómo el Abad ha hecho la confesión general con 
los exercicios , con deseo de andar por el mundo siempre ves- 



1 Historia varia , voi. i, fol. 144 v.° et 145. 



124 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



tido de saco, predicando penitencia, y máxime acá donde es 
conocido y tenido en mucha cuenta. Por mi consejo no lo hará, 
ni tampoco lo dexará , especialmente dos ó tres vezes , por al- 
canzar de sí victoria, si ya v. r. no lo prohibiese. 

Un doctor me ha venido á hazer ofrecimientos por sí y por 
la comunidad, y dar las gracias , etc. , diciéndome que tiene un 
hermano, que de dos años á esta parte no se ha comunicado, 
no pudiéndole diversos persuadir á ello; y que él sabia que 
Nuestro Señor lo reduziria por nuestro medio ; y así por gracia 
del S. or ayer de mañana lo ha hecho. 

Por gracia del S. or la doctrina Christiana se enseña quándo 
á 50, quándo á 100 muchachos, ultra que vienen clérigos y 
frailes y otros hombres y mujeres. 

Estos de la compañía perseveran en la santa comunión cada 
domingo, y en proveer á pobres, y persuadir á otros que hagan 
lo mismo. 

Monseñor me ha dicho que ninguno en el Concilio tanto 
bien ni con tanta brevedad y claridad dezia sus proposiciones, 
como hazian los Padres Maestro Laynez y Maestro Salmeron. 

De otra. 

Ultra del secretario de la comunidad y el sacristán, los 
quales perseveran aún en los primeros exercícios, tres otros los 
han empezado; uno es sacerdote, y otro maestro de escuela, y 
el tercero librero. 

La doctrina Christiana se enseña por gracia del Señor con 
augmento y se persevera en la frequente confesión é comunión. 

De otra. 

He confesado entre otros algunos enfermos y comulgado; 
uno dellos , hijo de un capitan , me ha prometido de comulgarse 
cada ocho dias; y los de su casa y los que le vienen á visitar 
me han prometido cada primero domingo del mes; y así en las 
otras casas , donde visito enfermos. Quatro de aquellos enfer- 
mos, que he confesado, en un dia y su noche han pasado á la 
otra vida. 

No puedo suplir á todas partes que soy llamado, 
En las exhortaciones á los sacramentos fué tan eficaz la 
gracia del Señor, que los oyentes no solo son venidos á confe- 



An. 1548 



125 



sarse, mas aun rogarme que cada ocho dias les quiera confe- 
sar y comulgar, como yo tengo hecho en un buen número; y 
unas mujeres mozas de las principales han echado por las ven- 
tanas todos sus ungüentos preciosos y aguas odoríferas , y las 
demás delicadezas y afeites que tenían, y después en hábito 
simple han tornado á nosotros, aparejadas á lo que en el S. or les 
será ordenado. 

La doctrina Christiana se augmenta en 150 á 200 muchachos, 
ultra sacerdotes, de los quales algunos vienen á confesarse á 
nosotros. 



XXXV 

P. Hieronymus Natalis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, mense Decembri 1548 *. 
(Litterarum fragmenta) 

De otra de Dicienbre. 

Procedemos con el favor divino en todos los exercicios sóli- 
tos de letras y espíritu, confessándose agora todos los schola- 
res y gran número de otras personas de la ciudad. La nuestra 
iglesia se va frequentando cada dia más en las missas , leccio- 
nes y prédicas que se hazen. 

Pocos días ha un gentilhombre de Calatagirona nos dixo que 
pasando por allí el Virey, los jurados suplicaron á S. E. que hi- 
ziese el collegio para la compañía. 

En esta nuestra iglesia de San Nicolao han celebrado los co- 
frades la fiesta de Santo Nicolao con mucha solemnidad y con- 
curso de gente con personas principales, y para que con la 
magnificencia exterior creciesse la devoción de todos, me he 
esforzado de declarar en un sermón cómo se debia celebrar 
principalm. te la tal fiesta. También M. ro Canisio predica los do- 



I líittoria varia, voi. i, fol. 139 v.° et 140. 



126 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



mingos, y M. Andrea y yo las fiestas, y ordinariam. te la iglesia 
es quasi llena de auditores. Las confesiones van multiplicán- 
dose de modo qii2, sin ayuda de más sacerdotes, no podremos 
satisfacer para esta obra, que se empieza á gustar de veras 
cada dia más, viéndose ya el fruto, que por gracia del Señor 
nuestro se haze, con edificación de toda la ciudad. 

Los scholares se aparejan para hazer públicas disputas den- 
tro de pocos dias. 

De otra. 

Las nuestras cosas acá por gracia de nuestro Señor van en 
continuo aumento de su servicio y del fruto que se haze de le- 
tras y espíritu : mas el espiritual excede , máxime en este ad- 
viento, en el qual se multiplican las confessiones generales y 
otras, de modo que no podemos cumplir con todos, aunque no 
hiziésemos otra cosa de la mañana hasta la noche , como acon- 
tece en los dias de fiesta. En ellos y en otros tiempos que se 
puede, predicamos, como ya tengo dicho, con mucho concurso; 
y también M. benedito y Isidoro 1 han predicado en algunos mo- 
nasterios con satisfacción. 

Aquí no se habla sino de confesiones generales ó frequentes, 
reformaciones de vidas, comulgarse á menudo, y otras ayudas 
espirituales, como prédicas, lecciones, consejos y conversar 
con los próximos por ganarlos, digo, encaminar sus ánimas al 
cielo; y especialmente concurren á nosotros personas de dos 
extremos: ó muy buenas, ó muy descuidadas por el pasado. 
El domingo pasado se comulgaron en nuestra iglesia mucho 
número de personas con mucha devoción y edificación del pue- 
blo. Y así esperamos, viendo tales principios, que nuestro 
S. or quiere hazer grandes mercedes á esta ciudad y también á 
otras. 

En otra dize el dia de Navidad. 

Hemos estado quasi de continuo ocupados en confesiones, 
y máxime estos dias no hazemos otra cosa desde la mañana 



1 Benedictus Palmius et Isidorus Bellini. 



An. 1548 



127 



hasta un gran rato de la noche; ni podemos cumplir con todos, 
viniendo muchas generales. 

Por gracia del S. or se predica en la iglesia nuestra quasi 
llena de hombres y mujeres todos los domingos y fiestas á la 
mañana; y los domingos se lee San Pablo en la iglesia mayor 
después de vísperas , y en los dias de fiesta también después de 
vísperas se lee en la nuestra iglesia de casos de conciencia y 
doctrina Christiana; pero en las fiestas solemnes se lee S. Pablo 
en la iglesia mayor todo por gracia de Christo con mucha ope- 
ración del Señor en esta tierra, la qual toda quasi está movida 
á frequentar las confesiones y mudar de vida; en tal manera 
que ni nosotros ni otros diez habrían podido este adviento sa- 
tisfacer á la multitud; y no solamente nosotros, mas aun los 
conventos de los frayles sabemos que se han maravillado que 
tanta gente hubiese concurrido á ellos por confesarse, no acor- 
dándose frayles muy antiguos de otra tal concurrencia. 

El dia de Navidad se comulgaron en nuestra iglesia cerca 
de 200 personas y otros muchos se han querido comulgar, unos 
en sus parrochias, otros en la iglesia mayor, y gran parte de 
los que se han confessado con nosotros, están determinados de 
hazer después de las fiestas confessiones generales: que á la 
verdad yo no sé qué me haga con tantas ocupaciones. 

Hay tanbien muchos scholares y otros excitados para ser 
de la Compañía: y creo haberse acertado en no haber hasta 
agora recebido ninguno de la tierra por la edificación material 
del collegio continua y tanta turbación de tantos maestros y 
operarios en casa. Agora esperamos que podremos presto ce- 
rrarnos y tener quietud. Es esta obra loada de todos, y aun 
algunos etiam principales que de ántes no tenían mucha fe, 
confitentur aperte, etc., y se animan todos y excitan á glorifi- 
car al Señor qui est benedictas in saecula. Los scholares de la 
ciudad se ayudan mucho en las letras y en espíritu todo junto, 
et adolescentulorum jam non erit numerus; de los quales es 
cosa para ver y de grandíssima edificación cómo van creciendo 
con las letras juntamente en costumbres buenas , por donde 
mucho se confirma cada dia más la esperanza que nuestro Se- 
ñor quiera hazer un gran fruto en estas partes. 



128 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



De otra. 

Quanto á las cosas de acá, corno ya habernos escrito, van 
muy bien por gracia de Dios, creciendo en utilidad y edifica- 
ción pública , tanto de las letras como de espíritu , en prédicas, 
lectiones, confessiones y otras buenas ocupaciones, excepto 
que no podemos satisfacer á todos y nos hallamos impedidos; 
y también que nos es necesario hazer una otra clase de los gra- 
máticos, siendo los de la última clase en número 180 y de cada 
dia crece el número. 

Se dan los exercitios á un sacerdote del qual se espera fruto. 

Queremos agora recibir en casa entre nosotros uno de la 
propria tierra, y aun otros desean y buscan modos para que los 
recibamos en casa, ó hazer exercitios. Assi que de todas partes 
vemos grande speranza de mucho fruto por gracia de nuestro 
Señor. 



An. 1548 



129 



XXXVI 



P. Stephanus Baroellus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Panormo, 1548'. 
(Excerpta ex litteris) 

De una de M. Stephano de Palermo. 

Los días pasados estando ocupado, no siendo presente el 
confesor de la vireyna, en confesar á S. E. y á los de su casa, 
item una mujer del mundo no poco estimada, la qual ha enlazado 
otros asaz grandes y uno de los mayores de la iglesia, ha hecho 
los exercitios de la primera semana, y ha estado en ellos 15 
dias, y en la presente semana ha hecho la confesión general, la 
qual nunca hasta agora ha querido hazer, aunque solicitada de 
otros; mas Dios muchas veces usa ministros viles en la gracia 
suya multiforme, para que conozcamos ser él que obra, á quien 
sea gloria siempre. Amen. 



1 Historia varia, voi. r, fol. 141.— Stephanus Barocllus in Siciliani, antequam col- 
legium nostrorum eo perveniret, missus fuerat. Polancus, Chron. Soc. Jes., an. 1548, 
t. i, n. 244, pag. 283. 



T. i. 



9 



130 



LlTTERAE QUADRIMESTRBS 



XXXVII 



P. Hieronymus Domenech. 
Patri Ignatio de Loyola. 
Panormo, 1548 *. 

(Excerpta ex litteris) 

Después de ser hecho aquel collegio en Messina, se han movido otras ciudades á 
querer hazer lo mesmo y especialmente Calatagirona, siendo, como escrive el P. Maes- 
tro Jerónimo Domenech (á quien haze el Señor instrumento de todas estas buenas 
obras), muy á propósito para los estudios. Acerca dello escribe el mesmo lo que se 
sigue : 

"Es venido de Calatagirona un doctor con un jurado para 
concluir con Su Excelencia el negocio del collegio , como orde- 
namos quando yo pasé por allí ; y he visto el lugar y sitio para 
la fundación del dicho collegio. El Doctor está aquí por concluir 
esta obra; y si V. R. es contento de hazer con Calatagirona, 
como ha hecho con Messina, habremos otro collegio en Calata- 
girona, porque ellos se han deliberado de hazer lo mesmo que 
Messina.,, 

Aquellos de Catania, como he dicho , querrían tanbien algunos de la Compañía y ya 
sobre ello han escrito al Virey y hecho instancia por otras , y agora por las últimas de 
Palermo el P. M.™ Jerónimo en una suya dize así : 

"Su Ex. tia del ViRey está muy puesto en que acá se haga 
otro collegio y así buscamos la manera y comodidad que podrá 
haber para ello. V. R. en este medio piense ya en la gente que 
nos ha de enviar ; que Palermo , por ser cabeza del Reyno y 
querer llevar en todo la preeminencia á Messina, querrá gente, 
si fuese posible, más escogida que la de Messina.,, 



1 Historia varia, voi. i, fol. 138. 



An. 1548 



131 



De otra de M. Jerónimo Domenech. 

He visitado el monesterio de las convertidas cuya gran con- 
versión ya se escrivió y por gracia de nuestro Señor le he ha- 
llado en aquel buen Orden que le dexé; spero con la ayuda de 
nuestro Señor que con la venida de S. Ex. tia será ayudado en 
lo temporal comprándoseles alguna Renta, y esta obra ansí en 
el temporal como en el spiritual quedará con la ayuda de nues- 
tro Señor muy bien ; la obra de los huérfanos he hallado en 
buenos términos; agora se tomará más y con la venida de 
S. E. que va visitando el reyno, placiendo á nuestro Señor, se 
dará algún buen órden assi en lo temporal como en lo spiri- 
tual; speramos también de hazer una casa de huérfanas ; he en- 
tendido agora en hazer ciertas pazes entre unos cavalleros y 
entre sí deudos y según me dezian pasava peligro que no se 
encendiese un gran fuego. 



132 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XXXVIII 



P. Sylvester Landinus 
Patri Joanni de Polanco. 
1548 «. 

M.io Silvestro ha muchos dias que anda en la Toscana, exercitándose siempre en 
obras de mucho servicio de Nuestro Señor; de quien uno de aquellos principales , escri- 
biendo á nuestro padre dize assi : 

R. d0 P. M. Ignacio: se da aviso á v. r. cómo Dios nos ha 
vesitado esta sancta quaresma por un discípulo suyo , M. r0 Sil- 
vestro , por el qual podemos dezir ser resucitados. La tierra 
nuestra estaba muy mal por las heregías , que habian sido sem- 
bradas , de tal manera que toda la devoción desta pobre tierra 
era perdida por ciertos obstinados luteranos, que hay en ella. 
Aquí se negaban las buenas obras, la invocación de los santos, 
los ayunos y limosnas, purgatorio, limbo, libre arbitrio, que 
somos predestinados, que el Papa no puede sino como los 
otros; y de muchas otras cosas, que seria largo dezir. Yo con 
toda la comunidad agradecemos á v. r. por un tan gran bene- 
ficio , que nos ha concedido en este año bendito , de habernos 
enviado un tal hombre, que continuamente combate é impugna 
estos falsos engañadores. Esta nuestra tierra ternia necesidad 
siempre de algunos desa bendita y sancta compañía, etc. 

Lo que se sigue es del Padre Mestre Silvestro: 

Ya escribí á v. r. cómo Dios N. S. or obra mucho en sus 
almas, librándolas de los errores de los heréticos modernos, 
de los quales está llena la tierra , porque todos los libros que 



• Historia varia, voi. i, fol. 121 et seq. — Videntur scriptae paulo post quadragesi- 
mam hujus anni 1548; sed cum non certo constet de die et mense , eas hic in fine hujus. 
anni reponimus. 



An. 15fS 133 

eran condenados en Luca truxeron algunos luteranos á estas 
partes, y han hallado la materia dispuesta á recibir tales erro- 
res conformes á la concupiscencia de la carne y á la superbia 
del espíritu de los hijos de Adan; y esta simiente ha mucho 
crecido y va adelante más en hechos que en palabras. Todo lo 
niegan, reportándose á la predestinación, ó al fato 2 ; viven 
como bestias , y aun peor , negando el libero arbitrio , la gracia 
no ser dada á todos, no ser traydos, porque ninguno dellos no 
se dexa traher sino por su carnalidad ; niegan el infierno y el 
purgatorio; dicen de dos muchachos codem instanti baptiza- 
dos, muriendo, el uno se salva y el otro ser damnado; niegan 
los sufíragios de los defuntos, la veneración de los Sanctos, las 
imágenes de nuestro S. or y de todos los Sanctos, los altares por 
las iglesias, el rezar en la iglesia; no ser de obligación el oficio: 
quitan las coronas de Nuestra S. a y osan dezir que la constitu- 
ción del matrimonio es de Dios pero que la virginidad es del 
diablo del ynfierno , y que los clérigos hazen bien de tener las 
concubinas; que todas las cosas son comunes y que Dios cria 
lo malo y lo haze , y que el hombre no puede hazer resistencia 
á Dios; que las constituciones de la sancta romana y apostó- 
lica Iglesia son tradiciones humanas, y que se debe comer 
carne el viérnes y sábado , las vegilias y quatro témporas , y 
toda la quaresma ; comen carne el viérnes sancto ; nunca ayu- 
nan; no observan fiesta alguna; juran que es gran mérito en 
todo tiempo etiam in passione desiderii et sine honore usar el 
matrimonio; niegan todas las religiones; detestan los hábitos; 
los predicadores mesmos, habiendo compassíon á la carne, 
defienden carnalmente y persuaden á los frayles tentados que 
rasguen los hábitos; niegan la confession sacramental y el 
Sancissimo Sacramento del altar , diziendo que es un poco de 
pan; algunos muestran dezir misa y no levantan después la 
hostia , y esto el dia de la cena de Nuestro Señor ; niegan todas 
las buenas obras; y predican, y escriven en cartas y en mármoles 
á los laminares 5 de las puertas en público á todos con letras 
grandes : omnia gratiae et fidei; tienen sumarios de las Escritu- 



1 Verbum Luca haud facile legitur in mss. 
1 fato, hispanice hado, latine /atum. 
3 umbrales, latine Umilia. 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



ras, beneficios de Christo Fabro, Bucero, Martino Lutero,. 
Colampadio y semejantes libros heréticos; han persuadido otros 
clérigos á tomar mujeres; predican Jacob dilexit , Esaù autem 
odio habuit , et non est volentis ñeque curentis , et ut lutum in 
manu figuli; y el crescite et multipl ¿caminí agora lo hazen 
mandamiento y general etiam á religiosos ; dizen que holgarse 
en este mundo y darse buen tiempo, etc. , es al beneplácito del 
S. or , y quando el cuerpo padece, el alma no puede alabar á 
Dios , y que el hombre no puede ser casto , y que bienaventu- 
rados los castos (sic) ; predican que la sola fe justifica, que se 
puede dispensar sin la autoridad de Su Sanctidad en el pa- 
rentesco, que los clérigos tienen la potestad de Christo. Otros 
no dicen ni oyen misa. Traen grandes y pequeños en tales 
errores, cuales speran con deseo los luteranos que se llaman 
predicadores del Evangelio manifiesto y que ya no le quieren 
predicar con máscara. Dicen que la gloriosa Madre no es ma- 
dre de Dios y que es una vil sierva; llaman á San Pedro por 
desprecio Petruccio, á San Paulo traverso 2 ; y hazen duda si 
seria mejor que el christiano tuviese las epístolas de San Pablo 
y pusiese de parte el Evangelio. Refutan los sacros Doctores 
en fuera de la predestinación y masa de Sancto Agustino s ; dizen 
él es de mayor autoridad que todos los otros y que él aprobó á 
los otros. Dicen que Dios no es obligado por las buenas obras 



1 Intellige exemplaria famosi libelli, cui titulus: Del beneficio della morte di Chri- 
sto, cujus historiam sic enarrat Menendez }• Pelayo: "Libro de tan extraña fortuna^ 
dice César Cantu, que bien pudiera tomarse por símbolo de las vicisitudes de la Re- 
forma en Italia. Su verdadero autor fué un monje benedictino de Sicilia, llamado don 
Benedetto, natural de Mantua, el cual lo escribió al pie del Etna y se lo envió á Marco 
Antonio Flaminio para que le revisase y puliese el estilo , que es, en verdad , muy puro 
y elegante. Dicen que se imprimieron de él más de 40.000 ejemplares , pero que todos 
fueron destruidos; y aunque en 1548 se hizo una traducción inglesa, en 1552 una fran- 
cesa, y en 1568 otra en croato, el original pasaba casi por un mito, hasta que en 1552 se 
descubrió un ejemplar en Cambridge y otro en 1557. Hay varias reimpresiones moder- 
nas, y la Sociedad Bíblica las ha difundido á bajo precio por Italia. En el siglo xvi ha- 
bía sido el principal instrumento de propaganda. Lorenzo Romano lo repartió en Nápo- 
les y Caserta, y fué atribuido por unos á Flaminio, por otros al Cardenal Polo, á Moro- 
ne, á Carnesecchi, al Cardenal Contarini, á Aonio Paleario, y, sobre todo, á Valdés, de 
quien reproduce la doctrina, y á veces hasta las palabras.,, Heterodoxos españoles, 
t. il, c. iv, § 4., pag. 204. 

* Sic; fortassis tarso, tarsettse. 

5 Sermo est de mente Sancti Augustini, cui peculiare esse asserebant haeretici 
"quod praedestinationem explicet per separationem a massa corrupta et exitio devo- 
ta, genus humanum post Adae lapsum repraeseatante,,. Vide Wirceburgensicm Theol. 
dogm., t. li, pag. 246 et quoscumque catholicos theologos, dum agunt de praedestina- 
tione. 



An. 1548 



135 



â nosotros , que sus mandamientos no se pueden observar , que 
la Iglesia vera no es la Romana mas la suya. Dicen que 
Su S. d me paga porque yo defienda la Iglesia por estas partes, 
y que me ha embiado con siete clérigos á predicar de este 
modo para hazer bolver los hombres á la Iglesia Romana. Y 
muchas otras zizañas han sembrado. Mas por gracia de Nues- 
tro S. or Jesuchristo, y de su sanctíssima Madre, y de todos los 
choros angélicos , y Sanctos del parayso , y de las fervientes y 
continuas oraciones de mi amadísimo Padre M. ro Ignacio, y de 
toda la Compañía ya diffusa por todas las quatro partes del 
mundo , en gloria de su divina Magestad y consolación de la 
sancta Madre Iglesia Romana , no queda perro , que ose ladrar 
contra su autoridad, en las tierras donde yo he predicado, y 
enseñado la doctrina Christiana , y puesta la sancta comunión 
cada domingo, y máxime en Casóla, donde prediqué la qua- 
resma pasada , se ha puesto órden : Primero de comulgarse 
cada domingo y se observa; 2.°, se ha puesto el Santíssimo 
Sacramento encima el altar con lumbre continuamente, que 
antes no se hazia ansí; 3.°, todos los dias de fiesta todos los 
muchachos van en procesión de un cabo de la tierra hasta el 
otro, cantando las letanías; 4.°, cada noche un sacerdote confe- 
sor persevera en enseñarlos la doctrina Christiana ; 5.°, cada no- 
che se canta la corona en la iglesia tanto muchachos quanto 
hombres con mucha devoción. Suenan tantos ángeles que yo 
nunca he oydo voces tan suaves ; 6.°, cada fiesta por la mañana 
una compañía canta devotamente el officio de Nuestra Señora, y 
la noche muchas devotas laudes, y todos escuchan; 7.°, han he- 
cho limosneros , que cada fiesta llevan las limosnas á los po- 
bres; 8.°, diputados para hazer confesar cada domingo; 9.°, 
diputados para hazer confesar y comulgar luego que uno ca- 
yere malo y proveerle de su necesidad; 10.° había personas de 
quarenta años , que no se habían comulgado y agora se comul- 
gan los primeros cada fiesta por gracia de nuestro S. or ; 11.°, 
quienes por mucho tiempo no habían querido estar con sus 
mujeres , se les han ajuntado ; otra , se han dispuesto algunos 
clérigos y han dexado las concubinas y las han puesto con la 
dote que los han de dar en nuestra baylía; también se han 
hecho concordias y paces ; 12.°, junto a Casóla en tres ó cua- 
tro tierras se ha puesto órden, donde predique uno algunas 



136 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



vezes de la comunión cada domingo ; 13.°, porque hay muchas 
muchachas, que tienen deseo de dexar el mundo y servir al 
Señor por los santos consejos, y no tiniendo ellas cincuenta ni 
diez escudos para entrar en los monasterios, se ha determinado 
de hazer un lugar para ellas con mucho consentimiento de toda 
aquella bendita comunidad; se han hecho quatro diputados 
y un superintendente para esta obra. 

Después desto me partí de allí y he entendido donde estaba 
el S. or Vicario que queria estar presente al principio de la obra. 
El todo quanto tiene me offrece ; no se puede hartar de manifi- 
car el nombre del Señor en ver quánto fructo se haze en las 
ánimas , que tiene á su cargo , en tanto que en todo lugar 
donde Su S. ria va, no dexa de predicar lo que en esta parte 
Dios N. S. or obra; y ama mucho la Compañía; y así todos se 
maravillan del grandíssimo fructo , que Dios N. S. obra por 
medio de la Compañía y que en todo el mundo querrían todos 
uno de la Compañía , no digo para cada tierra , pero para cada 
casa y familia ; tanto desean tener una persona de la Compañía 
que con un niño della se contentarían; paréceles que son bien- 
aventurados quando pueden tener tiempo de confesarse con- 
migo. Sé dezir á V. R. que no hay tiempo para estudiar cada 
dia la prédica por la muchedumbre de la gente que viene cada 
dia á la sancta confesión y comunión; y por gracia del Señor 
más frequentemente los principales que los más baxos. Yo pre- 
dico de los pecados , de la muerte , del juicio , del infierno y de 
las mis miserias ; nunca me faltan estos sanctos exercícios , y 
hazen gran fruto, y son causa de muchas lágrimas y dolor de 
sus pecados, y hazen desear á muchos la confesión general. 
Vienen hombres y mugeres, y se me echan á los pies, y llorando 
me demandan misericordia. Cuando estoy algunos dias en al- 
guna tierra , no me quieren después dexar partir , y lloran , y 
lamentan , y se me echan al cuello los principales y gobernado- 
res de la tierra y con singultos me tienen apretado un gran 
pedazo ántes que me dexen partir. 

Seys dias haze agora que llegué á una tierra del duque de 
Florencia, esperado de muchos dias; los primeros tres días pre- 
diqué contra los heréticos, y muchos se han reconocido, y des- 
pués contra los otros pecados y en exortar á la confesión y co- 
munión, en tanto que si yo hubiese quatro compañeros, siempre 



An. 15-18 



137 



temíamos que hazer todo el dia en confesar, así legos como re- 
ligiosos, etc. Los heréticos, por gracia de nuestro S. or , aora no 
osan aparecer en esta tierra en público , aunque tiene nombre 
de haver muchos y muy excelentes, y uno que ha compuesto un 
sumario. El Señor los pone en terror por su bondad y vuestras 
sanctas oraciones. Aquí se enseña cada tarde la doctrina Chris- 
tiana, y siempre está la iglesia llena de gente, etc. El S. or comi- 
sario del duque de Florencia no dexa jamas prédica; hame offre- 
cido con tanta caridad su casa, diciéndome: esta cámara es la 
vuestra, yo la he hecho aparejar para vos. Hame enviado des- 
pués dineros , y yo infinitamente le he hecho gracias de su cor- 
tesía y buen amor; y el semejante ha hecho el juez y el capitan. 
Turnen, yo por la gracia de Dios más me contento de no tomar 
para mí nada, etc. 



138 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



XXXIX 



P. Hieronymus Natalis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, sub finem Decembris 1548 aut initio Januarii, 1549 

Mas tornando á aquellos de Messina , es cosa de grande edificación ver quánto de- 
sean conformarse con la voluntad de nuestro Padre M.™ Ignatio en todas cosas, etiam 
mínimas, de tal manera que han hecho un extracto de todos los preceptos, comissio- 
nes, consejos y inclinationes en que puedan conocer la voluntad de nuestro Padre , ha- 
ziendo mucha instancia por entenderla. Y esta obediencia tan grande del P. Nadal 
creemos le aya alcanzado especial ayuda de Dios, porque siendo aquí en Roma muy 
enfermo y débil etiam con poco trabajo , se ha tanto confortado en el Señor nuestro y 
en la santa obediencia, que por su amor guarda, que se halla con fuerzas para leer tres 
lecciones tales como las que lee, y atender al gobierno de todo el estudio y casa, y oir 
confesiones, y dar exercitios, y resolver casos de conciencia de mucha importancia, y 
otras cosas públicas y privadas, que parece darían que hazer á más personas sanas y 
fuertes y con todo esto está mucho más sano y fuerte que quando acá estava. Entre 
otras cosas particulares escribe en una suya lo siguiente -: 

Pocos dias ha que llegó á esta ciudad un muchacho de 13 
años con un su tio, el qual mochacho por don y gracia especial 
de Dios ha comenzado á predicar de la edad de cinco años, y 
perseverado de modo que haze espantar la gente que le oye, 
por la gracia y libertad que tiene en el predicar, más de lo que 
se puede creer no viéndole. Y la Señora vireyna, habiéndolo 
oido diversas vezes, le tomó tanta afficion y deseo de que venga 
á la perfección , que dél se puede esperar con el adjutorio divino 
y humano, que nos ha hecho grandíssima instancia que lo re- 
cibiésemos en casa entre nosotros ; y no nos pareciendo así 
fácilmente recibirlo, fuimos de parecer por agora de tenerlo 
con los muchachos huérfanos, vestido á su modo dellos, y que 
venga cada dia á nuestra casa, hasta que hayamos la resolu- 
ción de V. P. 3 



i Historia varia, voi. I, foi. 138. 
4 Haec P. Polancus. 

3 Vide Polanco, Chronicon Soe. Jes., t. i, pag. 288, n. 251. 



An. 1ÕJ9 



XL 

P. Sylvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Mutina?, mense Februario 1549 

De una del p. e Silvestro a 5 de hebrero. 

Quatro, que en un dia con su noche confesé, han mudado la 
vida en mejor. 

En las prédicas fué tan eficaz la gracia del S. or , que los 
oyentes, hombres y mugeres, no solamente son venidos á con- 
fesarse y rogarme que cada ocho dias les quiera comulgar, sino 
ya muchos mancebos he confesado la semana pasada y comul- 
gado y perseveran cada dia en esto. Más, unas mugeres mozas 
principales de la tierra , llegando á casa , han echado por las 
ventanas sus ungüentos preciosos, y aguas odoríferas, y las de- 
mas delicadezas aun lícitas, y después en sinple hábito han tor- 
nado á mí como símplices palomas aparejadas á hazer lo que 
les ordenase y aconsejase á major gloria divina. La fama es di- 
vulgada por la ciudad y fuera; y monseñor el Obispo ha rece- 
bido tanta alegría que me ha dicho de nuevo: toda la super- 
intendencia del Obispado sea en vos ut plantes et aedifices, evel- 
las et destruas. Ha mandado al prior de Santo Feliciano que 
apareje los monasterios para oir la palabra del S. or 

La doctrina Christiana se augmentó en 150 ó 200 mochadlos, 
allende de los sacerdotes, de los quales algunos vienen á acon- 
sejarse conmigo. 

De otra de 18 de hebrero. 

Allende de los mochachos vienen á la doctrina muchos hom- 
bres y mugeres, sacerdotes y de la cofradía. El número de los 



i Historia varia, voi. i, fol. 147 v.° et 148. 



140 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



muchachos, que se confiesan cada ocho dias, era esta semana 
pasada de 35, agora es augmentado más de la mitad, que serán 
79, por gracia de Nuestro Señor, y va de dia en dia creciendo 
con alegría del Obispo, de la ciudad y de los gobernadores. 
Estos que se confiesan tienen un oratorio por sí , que es del 
Obispo, y se ayuntan cada tarde á la oración, después de veni- 
dos de la escuela y de la doctrina, con mucha devoción; y se han 
intitulado, sin que yo lo supiese, y tomado el título de nuestra 
Compañía, la Compañía de Jesu. 

De otra. 

Yendo á nuestra Señora de Loreto, prediqué en muchos luga- 
res, y á la tornada he dado el santíssimo Sacramento á muchos 
y hecha una paz; y otro que estava herido me ha prometido de 
perdonar á su contrario y hazer la paz. Sabiendo las villas y 
lugares vezinos que yo tornaba, mandaron cabalgaduras para 
llevarme á sus tierras. Y en uno de aquellos pueblos donde pre- 
diqué, concurrió tanta gente de 7 ó 8 lugares vezinos, que fue 
necesario predicar en el campo; y muchos sacerdotes me roga- 
van que quisiese ir á sus iglesias y curados, pidiéndomelo muy 
instantemente, diziendo que ellos no conocían á Dios. Después 
de la prédica hize pazes entre cuatro personas, y coram populo 
se abrazaron, y han prometido de confesarse y comulgarse con 
su pastor, estando él presente, con mucha alegría de todos 
ellos. 

Por estas tierras han grande hambre de la palabra de Dios. 



An. 1549 



141 



XLI 

P. Christophorus de Mendoza 
Patri Antonio de Araoz. 
Villanova Scutariorum, 14 Martii 1549 

JL 

i 

IHUS MARIA 

Gratia et pax Domini Nostri Jesuchristi sit semper nobi- 
scum. Amen. 

La carta de V. P. recibí; bendito sea Nuestro Señor, bendito 
sea Nuestro Señor. Amen, Amen. Aunque cierto soy muy car- 
nal y sensual por haberla deseado y haberla pedido tantas ve- 
ces, y por haber puesto los ojos á otras que V. P. ha mandado á 
otros hermanos y no á mí, y también por no ponerlos en mí; 
que si los pusiera en mí, cierto demasiadamente viera que no la 
merecia ni aun de acordarse de mí; y esto creo que más lo ha 
permitido Nuestro Señor por mi fragilidad , pues que yo tanto 
pongo los ojos en hombres y no en él, buscando en él solo la 
consolación y no en quien falta á cada paso. En todo me enseña 
el Señor; sino que yo estoy muy sordo y muy enfermo. Bendito 
sea Su Majestad. Amen. 

Padre mio, 3-0 me partí de un lugar, que es anejo del Doctor 
Vergara *, aquí, donde estoy; donde estuve catorce dias y 
donde pasé harto trabajo corporal, porque no tenia donde dor- 
mir; y de aquella frialdad, que allí recibí, estoy agora muy mal 
dispuesto y sin lo necesario para la enfermedad. Bendito sea 
Nuestro Señor , que con ello estoy consolado que non in solo 



1 Tota antographa , unico folio, n. 635. P. Christophorus de Mendoza, Astensis, 
Beati Joannis de Avila discipulus, in Societatem admissus ab Ignatio Romae fuerat 
ante Septembrem anni 1546. 

* Doctor Alphonsus Ramirez de Vergara, Canonicus Conchensis, Complutensium e 
Societate fratrum et domus eximius benefactor. 



142 



LlTTERAE QUADRIM ESTRES 



pane vivit homo, etc. Con toda mi mala disposición, con no dor- 
mir de noche, me ocupo en confesar, porque hay mucho, y en 
predicar; y agora me han venido á pedir de un lugar que les 
predique los dias de fiesta en la tarde, pues que por la mañana 
estoy aquí ocupado. Si el Señor dá salud para ello, lo pienso 
hacer. Parece que se satisfacen de lo que les dicen. 

No sé qué decir de mí, porque creo que estoy muy engañado 
conmigo y por eso no osaré dar parecer de mí. 

Cuanto á lo del Señor Doctor Vergara, solamente he estado 
con él obra de medio dia, y entonces le toqué del ir á Gandía. 
Díjome que cómo irá sin haber ocasión, y que si la hubiese, irá. 
Parece agora haberla harta, si el enemigo nuestro no lo impide. 
Yo le escribiré lo que el Señor me diere á sentir. Allá está en 
Villora Olvidóseme arriba decir lo que en aquel lugar me 
pasó, y pienso fuera mejor dejarlo pues se me habia olvidado, 
y es, en aquel tiempo ántes de cuaresma con una gente tan rús- 
tica quiso el Señor que primero que de allí me partiese , no me 
dejaron ir sin que primero confesase á todas cuantas mujeres 
allí hay y las comulgase, y á buena parte de los hombres que 
allí hay. Quedaron muy consolados en el Señor Nuestro y con 
muy gran deseo que por allí volviese. Bendito sea quien todo lo 
hace. Amen. 

Pocos dias ha que recibí cartas de mi tierra , por donde me 
avisan que han mandado doscientos ducados á Roma 2 , y me 
enviaron la cédula de cómo los enviaron; ahí la mando. Si han 
llegado allá no lo sé. Pienso que ya estarán allá. También me 
escriben que seria necesario para un resto que queda , que yo 
me llegase allá, pues que á V. P. le parece, aunque por esto no 
me mudara. 

Yo me llegaré allá principalmente porque el M.° Gaspar Lo- 
pez está en los mesmos propósitos que estaba 3 . Esa letra me es- 
cribió. Y está allí otro hijo de un caballero , gran subjecto, el 
cual está con Gaspar Lopez, bachiller en artes y cuasi del todo 
teólogo; y así otras personas. Parece por lo uno y lo otro ser 

• Vide Polanco, Chron. Soe. Jes. , 1. 1, pag. 436. 

a Hanc et alias pecuniae summas mittebat P. Mendoza uc quo modo poterai juvaret 
aedificationem templi Societatis romani. Vide Polanco, 1. supra c, pag. 437, not. 3. 

3 Mgr. Gaspar Lopez, etiam Astensis et Beati Joannis Avila discipulus , qui theolo- 
giam in urbe Astensi (Jerez de la frontera) docebat et aliis in animarum utilitatem ope- 
ribus vacabat. 



An. 1549 



143 



expediente allegarme allá y ver lo que el Señor querrá hacer, 
aunque cierto de mí desconfio; que piega al Señor que lo que él 
ha hecho, yo no lo deshaga con mi ida. Amen. Por amor de 
Nuestro Señor que V. P. lo vea y, si le pareciere que no es con- 
veniente que yo vaya , me avise ; porque luego me partiré en 
pasando Pascua ó para Valentía ó para mi tierra; porque no se 
hará otro de lo que V. P. mandare, aunque de Roma me lo re- 
miten l . Y digo que saldré de aquí pasado Pascua, porque según 
mi indisposición es necesario. Y también digo que sum paratus 
mori pro Oír isto hic et ubique. Para una parte ó para otra no 
tengo para ir; pues mi indisposición me constriñe á desco- 
brirme, espero que él lo proveerá de una manera ó de otra. 

En lo que V. P. me escribió de ir yo al P. Ávila, parecióme 
ser más conveniente que fuese el Padre "Villanueva , por tener 
don para ello, que yo por no ser para ello ; y así le envié las 
cartas á él para ello *. 

V. P. en lo desta carta avisará, lo que le parecerá, á Nues- 
tro Padre, porque yo no le escribiré sino muy breve por mi in- 
disposición, y mándele este aviso que me mandaron cómo 
habían mandado doscientos ducados. Y con tanto ceso. 

Por amor de Nro. (sic) que me mande encomendar al 
P. M. Anderez 3 y á los demás hermanos y al M.° Baeza y al 
H.° Vaena, que mucho me consolara con ver sus letras; y Xpo. 
sea con V. P. y con todos. Amen, amen. 

De Villanueva de los Escuderos, á 14 de Marzo de 1549. 

Inútil hijo de V. P. 

f Memdoza. 

Super ser iptio. Al muy R. P. Nro., el Doctor Araoz, Vicario 
General 4 de la Compañía del nombre de Jesus, en Gandía. 

Alia manu: 1549, Villanueva de los Escuderos. Mendoza á 
14 de Marzo. R. a en mayo. 

» Ita Polancus, litteris ad P. Antonium de Araoz datis sub finem Januarii hujus 
anni 1549. 

4 Vide Polanco, 1. e, pag. 433, n. 465, et Cartas de San Ignacio, t. n, pag. 159, 167 
et 502. 

5 Sic, pro Andres, se, Andrea de Oviedo tune temporis Gandiae degenti. 

* Verba haec Vicario General linea obducta delevit aut ipse Araoz aut Polancus. 



144 



LlTTERAE QUA DRIMES TRES 



XLII 

P. Leonardus Kessel 
Patri Joanni de Polanco. 
Colonia, 21 Martii 1549 ». 

t 

1HS 

Gratia et pax Xi. Dni. sit semper nobiscum. 

Reverende in X.° Pater: Diebus aliquot elapsis, litteras 
P. V. accepi scriptas 17 Decembris, quibus P. V. indicat ea, 
quae ultimis nostris litteris scripsimus, vobis piacere; quare 
etiam non potuerunt nisi summe nobis piacere. Animo quoque 
ferventiore ad haec nos totos dare, et quae Dominus Opt. Max. 
operari dignatus est, in serie temporis vobis explicare. 

In primis adolescens quidam, Martinus nomine 2 , naturali- 
bus bene dotatis, honestis parentibus, conscientiae stimulis 
agitatus, clam Loranium relinquens, vela ventis committens, 
Coloniam appulit; qui brevi tempore ita est mutatus, relictis 
vitiis, ut etiam parentes amicosque omnes relinquere cogitave- 
rit, X.°que Domino soli famulari; cui post multas preces con- 
sensi ut faceret votum studentium Societatis , quod ad Reve- 
rendum Patrem Ignatium in suis litteris clausum mitto. Ipse in 
studiis et simplici obedientia multum proficit , in tergendis cal- 
ceis totus agilis. Parentes apud nos suas curarunt expensas, 
ignorantes tamen quod se Societati dederit, quos spero tempore 
congruo contentos reddet. Nepotem suum jam litteris vocavit; 
plures quoque alios per eum spero habendos. 

Est et alius adolescens , Arnoldus nomine 3 , ejusdem aetatis 
et patriae, eisdemque studiis, in naturalibus etiam bene dotatus v 



1 Tota autographa, folio unico, n. 620. 

2 Martinus Stevordianus (Polanco, Chronicon Soc. Jes., t. i, p. 416, n. 437). 

3 Arnoldus Hezeus (Polanco, 1. c'.). 



An. 1549 



14T> 



qui etiam votum Societatis íecit, quod in suis litteris inclusum 
ad R. P. D. Ignatium mitto. 

Est et alius, Erardus nomine l , qui pertempus aliquod domi 
nostrae habitavit, qui etiam votum íecit, sed jam non mitto, 
quia non est praesens, sed eum Leodium misimus cum quodam 
Licentiato júris, qui per annos aliquot in curia leodiensi advo- 
catum egit , bene naturalibus dotatus , vigesimum quartum an- 
num agens, ex primatibus Pontani, civitatis in Flandria, ortus, 
qui tandem, urgente conscientia, ciam Leodio discedens Colo- 
niam venit; magno cum fructu lachrimisque multis exercitia 
primae, secundae et tertiae hebdomadae fecit, seX.° Dno. totum 
resignans et huic sanctae societati, nec aliud desiderans quam 
X.° Dno. in omni obedientia, paupertate et castitate servire. 
Sponsalia cum sorore officialis ejusdem curiae ante suum ad- 
ventum praecesserant ; sed hanc jam relinquit , quia gratiam 
continentiae satis in se cognoscit. Ad studia theologica semper 
ejus animus fuit , licet nescio qua amicorum persuasione sedu- 
ctus, numquam suae conscientiae in hoc satisfecerit. Omnibus 
Leodii dispositis ad nos revertetur, quem cogitavi Romam mit- 
tere cum uno aut duobus. Adolescentes praedictos non satis 
commendare possum. Duo domi nostrae jam sunt in exercitiis. 

Unus est conterraneus M. Andreae Siderii, confratris no- 
stri, nomine Godefridus; alter, adolescens leodiensis quoque, est 
in primae hebdomadae exercitiis. 

Confitentium numerus etiam augetur. 

Reliquum tempus quod habeo, in studiis colloco. 

A multis Coloniae alii ex nostris desiderantur, nec immerito, 
cum hic tanta sit nobis parata messis. 

Concilium provinciale pro reformatione cleri coloniensis est 
incoeptum. 

Domino Canonico responsione P. V. satisfactum puto et 
bene contentum. 

Haec scribenda occurrerunt. 
R da P. V. his in Christo bene valeat. 
Ipso die Sancti Benedicti Abbatis 2 1549. 
Vester indignus servus, 

Leonardus Kessel. 



* Erardus Leodiensis (Id. ibid.). 

* Ifãrtii 21. a 

T. i. 



io 



146 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



Super ser iptio. R. d0 In X.° Patri Johanni de Polanco, de So- 
cietate Jesu, Romae. 

Alia matm: 1549. Colonia. P. Leonardo Kessel. In die Sancii 
Benedicti. 

Nomen dederunt Societati. 

Martinus ) 

Arnoldus ¡ Leodienses. 
Erardus j 

Fit mentio de Mro. Godefrido Barnos et Mro. Andrea Si- 
derio 

Et alia: Nihil aliud ad historiam. 



1 Circa hos quinqué, quos nominat Kessel, haud facile concordes invenies scripto- 
res. Tres primos, Martinum, Arnoldum et Erardum, Leodienses, ut vides, facit qui 
eorum nomina litteris Kesselii superscripsit; sed Delplace, L'établissement de la 
0« de Jésus dans les Pays-Bas, Appendice, pag. 2*, solum Erardum Dawant (Avan- 
tianum) Leodiensem facit, quod jam prius, 1. e, fecerat Polancus; Arnoldum vero Van 
Hees (Hezium) in oppido Lummen in Brabantia natum affirmat, et communem huic et 
Martino patriam fuisse ex Kesselio discimus. Unde nomen Stevordiauns, vel potius 
Stenordianus, et Steuordiensis, quod sibi ipse in suis litteris adscribit Martinus , non 
a patria, sed a familia desumptum credendum esset, nisi certo ab ipso habuissemus 
suum familiae cognomen esse Gewarts. 

Godefridi cognomen nunc primum novimus; quod quidem Barnes scribebat ipse 
Godefridus et non Barnos, ut superscriptum est hisce litteris Kesselii. 

Andreae notitiam quamdam et cognominis Siderius aut Sidereus, a germanico 
Slern, originem et etymologiani olim legimus; sed locum seu librum non meminimus. 
Hic ille est , quem semper Polancus Zutphemcnsem appellai ; nam et Godefridus 
Zutphemensis erat. 

Moveri etiam aliqua difficultas posset circa locum et tempus, quo admissi in Societa- 
tem ii dicuntur. De eorum enim voto ingrediendi Societatem hoc anno 1549 primum 
loquitur Kessel, et ab eis non Romae sed Coloniae emissum ait; cui consonat Polancus, 
dum, 1. e, Erardum, Martinum et Arnoldum ad Societatem hoc anno Coloniae a Domino 
motos affirmat; et e contra Delplace, 1. e, Erardum ait Coloniae admissum jam anno 
1547 , et Arnoldum Romae hoc anno 1549. Verum difficultatem facile enodabis, si 
recte memineris eos, qui illis in initiis Societati nomen dabant, statim ac ad cohabi- 
tandum cum aliis de Societate admittebantur, votum Societatem ingrediendi emittere 
solitos, at non statim permissos esse ut affìrmarent se de Societate esse sed solum votum 
ingrediendi Societatem habere. Quo fiebat ut si qui eorum Romam mitterentur, ita in 
probationibiis exercebantur quasi nullum sui adhuc experimentum praebuissent. Tan- 
dem , certum est in Societatem ab Ignatio cooptatos seu acceptatos Erardum , Marti- 
num, Arnoldum et Godefridum fuisse per litteras hoc anno, Julii die octava, Romae 
datas. Vide Polanco, 1. e, not. 1.— Neque quod ad Erardum attinet, Patri Delplace 
adversatur Kessel, qui fatetur "Erardum per aliquod tempus (ante Martium 1549) domi 
nostrae habitasse,,, et votum ingrediendi Societatem emisisse antequam Leodium ad 
sua expedienda negotia se contulisset. 

Godefridi et Martini vota, vel potius litteras ad S. Ignatium, dabimus , volente Deo, 
in Nova Serie operis Cartas de San Ignacio. 



An. 154 f > 



147 



XLIII 



P. Christophorus de Mendoza 
Patri Ignatio de Loyola. 
Compiuto, 15 Aprilis 1549 ». 

f 

Muy Reverendo en Xpo. Padre Nuestro : 
Gratia et pax Domini Nostri Jesu Christi sit semper nobi- 
seum. Amen. 

La causa que me movió á escribir esta á V. P. fué la mucha 
noticia que ha dado Dios Nuestro Señor de la Compañía, en esta 
villa de Alcalá, por medio del P. Licenciado Araoz, porlo cual 
sea su sacra Majestad glorificado, amen. 

El Padre Licenciado Araoz vino á esta villa de Alcalá 
el Sábado ántes del Domingo de los cinco panes en la cua- 
resma y estuvo hasta el Domingo en la tarde de Ramos 3 . En 
este tiempo hizo siete sermones de grande espíritu y doctrina. 
Quasi toda la gente del pueblo le seguia ; y tanta gente seguir 
á predicador aquí en esta Universidad, no así fácilmente se vee. 
Entre ellos hizo dos á las Infantas 4 , uno en santo Ylifonso 5 el 
Domingo dela Cruz, qui ãicitur in Passione , donde vinieron 
las infantas, y decían algunas personas que vinieron por oir al 
Licenciado, donde hizo un sermón de la Cruz muy bueno, donde 
hubo muy notable atención y muchas lágrimas, en lo cual pienso 
se hizo mucho provecho en las ánimas. Desde á tres ó cuatro dias 



• Tota autographa, folio unico, n. 753. 

2 Dominica quarta in quadragesima, in qua legitur Evangelium S. Joannis, cap. 6. 
5 Dominica in Palmis. 

* Maria et Joanna, Caroli V filiae. 

In ecclesia Sancto Ildephonso dicata. 



148 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



me habló un sacerdote y me dijo que una persona muy metida 
en el mundo se habia muy notablemente ayudado por aquel 
sermón, á tanto que parece agora ser otra aquella persona, lo 
cual la mesma persona lo confesaba ; y así pienso que Nuestro 
Señor haria en otras muchas. 

Otro hizo en Palacio á las Infantas, y tal fué, que, si la gente 
tuviese conocimiento vero, debian de ir á buscar al Padre 
Licenciado á donde quiera que estuviese para oillo , como hizo 
la reina Sabá para oir á Salomon , lo cual es grandemente de 
llorar. Tamen con todo esto los movió tanto, que dicen que 
nunca havian visto á la Infanta Doña María tan atenta á ser- 
món, y el Marqués 1 decia que nunca tal habia oido en su vida; 
y al fin toda la gente lo mesmo , diciendo que más era aquel 
hombre divino que humano. Ciertamente hasta hoy lo dicen 
muchas personas. Y ciertamente, según mi mal juicio, yo no 
pudiera creer que tal sermón hiciera, porque fué una cosa ad- 
mirable. El Señor sea bendito. 

Al fin tal fué la noticia que de nosotros dió en esta Univer- 
sidad, que donde quasi estábamos escondidos, quiero decir, que 
no nos conocían, agora nos conocen tanto que, cuando sale 
algún hermano, le van mirando y diciendo: ecce ex Mis est, etc. 
Al que lo hace sean dadas las gracias. Amen. 

El Señor Doctor Torres está bueno de salud así corporal 
como espiritual. En esta Universidad está tenido por muy gran 
letrado, por donde le salen muchos partidos cada dia quasi. Y 
para saber defender, así de sí mismo como de las gentes que se 
lo aconsejan que los acepte , ha menester gran espíritu , el cual 
por la gracia de Nuestro Señor pienso que no le falta. Y entre 
ellos fué que le vinieron á rogar con la cátedra de Santo Tomas, 
para Sigüenza y pulpito de la mesma iglesia. La cátedra es una 
calongía que valia ciento y diez mil maravedis , y más el púl- 
pito, de modo que era un gran partido; y teníalo tan cierto que 
no querían dél otra cosa sino que se opusiese, y que opuesto se 
le darían sin ninguna contradicción. Y para esto vino el mesmo 
Rector de la Universidad de Sigüenza á Alcalá; y el S. r Doctor, 
después que habló al Licenciado Araoz, lo despidió al Rector, 
diciendo que no era cosa que le cumplía ; y de esto están mu- 



! Is, cui commissa erat cura domus Mariae et Joannae. 



An. 1549 



149 



chas personas maravilladas de cómo no quiso aceptar tan gran 
partido 

Cerca de mí no tengo que decir nada, porque, donde está el 
S. r Doctor, el cual tengo por señor y padre, él verá, y si hu- 
biere que escribir, escribirá. Cerca de ir á la tierra no sé si iré, 
según ordenará el S. r Doctor. Si fuere, parece que quiere que no 
venda los tributos por agora, sino cobre lo corrido y las deudas 
que me deben, y todo lo traiga á los hermanos de Alcalá; y que 
los tributos los venden, cuando V. P. dispusiere de mí otra cosa 
que de estar en esta Universidad de Alcalá. Nuestro Señor en- 
camine lo que más fuere servido su Majestad. Amen. 

El Hermano Villanueva y todos los demás están buenos y 
se encomiendan en las oraciones de V. P. ; y particularmente á 
mí, como hombre que siempre tengo necesidad. Nro. Señor sea 
con todos. Amen. 

De Alcalá, á los 15 de Abril de 1549. 

Mínimo hijo de V. P. 

Xvl. de Mendoza. 



Super script io. Al muy R. en Xpo. Padre Nro. Miser Ignatio 
de Loiola, Prepósito de la Compañía de Jesus, en Roma, 

Roma. 



1 "Profectus fuerat Roma mense Septembri Doctor Michael de Torres cum P. Chri- 
stophoro de Mendoza, jam tune in Societatem admissus, quamvis animi sui proposi- 
tum non prius manifestaturus erat, quam alia quaedam in Hispânia negotia absolvis- 
set.„ Polancus, Chron. Soc. Jes., 1. 1, pag. 185, n. 138. Et prius, pag. 169 dixerat: Doctor 
Torres , "Deo se totum consecrare statuens , quamvis in saeculari habitu... in Hispa- 
niam se contulit„. Non igitur innotuerat Compiuti eum de Societate esse, ideoque ei 
offerebantur munia, quibus tantum honoris et proventus erat adnexum. 



150 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XL1V 



P. Adrianus Adriaenssens 
Patri Joanni de Polanco. 
Patavio, 21 Aprilis 1549 ». 

IHS 

Gratia Domini Nostri Jesu Xi. abundet semper in cordibus 
nostris. 

Reverende Pater : Postremis Reverentiae Vestrae litteris 
eodem die per postam respondi, quo eas accepi, videlicet, ipsa 
die veneris sancta ; quibus litteris pro hoc tempore nihil occur- 
rit addendum nisi quod Magister Andreas 8 et nos omnes sani 
et laeti in Domino cum ipsius gratia perse veramus. Sit Domi- 
nus benedictus. Suo tempore et loco, dum aliquid occurrerit, 
spero me exacte et prolixe omnia ad Reverentiam Vestram me 
scripturum. Hoc solum oro omnium fratrum nomine, ut nos 
commendes imprimis orationibus amantissimi Patris nostri 
Ignatii, dein vestris ac omnium Patrum et Fratrum. 

Accepi quoque per Magistrum Andream litteras R. V. cum 
bullis fabricae sancti Petri de Urbe, quibus sane plurimum in 
Domino gavisus et recreatus fui. Dominus Jesus dignetur esse 
merces vestra pro laboribus, quos tam hilari ac prompto assu- 
mitis animo. 

His vale in Domino Jesu, Pater amantissime. 

Tacere tamen non possum quod mira quadam humanitate et 



1 Tota epistola est marni Adriani ab Adriaenssens. De hoc ita Delplace, 1. e: 
"Adrien Adriaenssens (Adriani) né à Anvers en 1530, admis à Louvain en 1545, mort ã 
Louvain le 18 October 1580; il fut supérieur des Je'suites de Louvain, de 1549 à 1558.„ 

2 Andreas Sidereus, Zutphemensis, qui itineris comes datus erat Adriano. Vide 
Polanco , Chronicon Soc. Jes., t. i, pag. 405, not. 1. 



An. 1549 



151 



affabilitate Reverendus Dominus Elpidius, collegii hujus prae- 
ses, nos omnes in Domino susceperit, similiter et fratres omnes. 
Dein concionis loco, tempore refectionis corporalis, aliqui ex 
fratribus eisdem latinam habuere orationem magna profecto 
cum gratia. Ego sane tam latinam ornatamque orationem tan- 
tamque eloquentiam ab eis non expectaveram, quamquam sae- 
pius antea audieram omnes plurimum in studiis proficere. 

Iterum vale in Domino. Raptim. 

Patavii, ipso die Paschae anno 1549. 

Vester indignus filius in Domino. 

Hadrianus Hadriani 

ab antuerpia. 

t 

Super script io. IHS. R. in X.° Patri Dno. Joanni Polanco, 
Societatis Jesu. Romae. 

Alia manu: 1549. Pádua. M.° Adriano, 22 d' aprille. 



152 



LíTTERAE QUADRIMESTRES 



XLV 

P. Hieronymus Natalis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, Aprili 1549 ». 

(Excerpta ex litteris) 

t 

Copia de lo que el P. Nadal y otros scrivieron a S. Ignacio de los progresos que hacían 
en cada provincia los Padres de la Compañía 2 . 

Las nuevas que diversas partes donde andan los padres de 
la Compañía tenemos son las siguientes: primeramente de Me- 
cina, de donde scrive m.° Nadal la siguiente á nuestro padre Ig- 
nacio 5 . 

El domingo pasado recebimos las reliquias de las santas vír- 
genes mártires, que V. P. embió. Fué mucha consolación á esta 
ciudad; y luego se juntaron el Vicario , Jurados, con todos los 
nobles de la ciudad, y mandaron intimar por todas las órdenes 
y por la tierra una solenne procision : y allegados todos con el 
pueblo en una iglesia léxos de la nuestra, vinieron en procesión 
con las reliquias hasta llegar á la nuestra. La procesión fué 
muy solenne y con mucho gozo de las almas, viendo que en 
estos tiempos se honrrasen y magnificasen con tanta solenidad 
los Sanctos á confusión de los heréticos , que tanto estrago te- 
nían hecho en estas tierras ; y creo ha sido una obra de Dios. 
Después de comer prediqué el mismo dia, por no haver habido 
lugar por la mañana , y hubo gran auditorio. Solamente traté 
de la veneración de los sanctos, dándoles á entender que no 



* Ex transumpto Roma Complutum misso a P. Joanne de Polanco ; in Historia va- 
ria, voi. i, foi. 55. 

2 Haec Pater Christophorus de Castro. 

3 Haec Polancus. 



An. 1549 



153 



buscaba esta Compañía haber limosnas dellos por medio de las 
reliquias, mas que los gloriosos sanctos fuesen reverenciados y 
acatados, y los herejes confundidos V 

Haciéndose en esta ciudad un capítulo provincial de frayles 
de la Orden de Sancto Domingo, donde se juntaron los más in- 
signes de la Orden desta ínsula, fuimos por muchas veces lla- 
mados para arguir á sus conclusiones : y ansí , vista su volun- 
tad, por algunos respetos fuimos Maestro andreas 4 y maestro 
Canisio y yo y micer Isidoro s . A gloria del Señor hubo mucha 
satisfacion destos Padres. 

Yo estoy muy ocupado en dar exercícios: al presente los doy 
á un caballero y á otro sacerdote también caballero y letrado. 
A otro M.° piamontés embié á Palermo después de muchas 
aprobaciones. También estoy muy ocupado en sermones y con- 
fesiones, y M.° Andreas anda en el Obispado del S. or Inquisi- 
dor \ el qual lo pidió con gran instancia para que visitase su 
Obispado. Escrive de allá M.° Andreas que lee cada dia una le- 
cion de la doctrina cristiana á los canónigos y los demás cléri- 
gos en presencia del Señor Inquisidor; ocúpase en confesar, 
predicar y dar exercícios, demás de la lección que lee á los canó- 
nigos. Hase hecho mucho fruto en aquel Obispado con la ida de 
M.° Andreas, con sus sermones, en las ánimas; y aun en lo cor- 
poral se ha dado orden cómo los clérigos pobres fuesen ayuda- 
dos en lo corporal, para que, más desocupados, pudiesen asistir 
á lo espiritual y provecho de las almas. 

Está la Compañía tan acepta en esta ciudad, que si alguno se 
ve en alguna necesidad espiritual, luego envia por alguno de la 
Compañía. Este dia, estando una muger de parto, desahuziada 
de los médicos, por tener la criatura muerta en su cuerpo, em- 
vió á llamar uno de la Compañía, paresciéndole que Nuestro 
Señor le haria vivo; y el Señor fué servido por la fe y buena 
confianza que en El puso, acabándose de confesar, de alum- 
brarla y darle salud. Este dia, yendo Micer Estéfano 5 y Isidoro 

1 Breviter haec enarrat Orlandinus, Hist. Soc. Jes., 1. ix, n. 14, et paulo fusius 
Aguilera, Provinciae Siculae Societatis Jesu ortus et res gestae, cap. i, a n. 30 ad 32. 
- P. Andreas Frusius. 
1 Fr. Isidorus Bellini. 

« Bartholomaeus Sebastianus de Aragon, Pactensis (Patti) Episcopus et Siciliae 
Inquisitor. 

5 Stephanus Barofllus, qui Panorrai aliquantisper fuerat, postea, ut ait Aguilera, 
"Messanensi Collegio multum diuque utilis„, 1. c. t cap. n, n. 2. 



154 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



una peregrinación (como la Compañía suele ya de costumbre 
enviar) fué muy alborotado el pueblo , dándose á entender que 
ir ansí de los de la Compañía era señal que habían tenido al- 
guna revelación de algún mal, que habia de venir sobre la ciu- 
dad. Es para dar gracias al Señor de la moción que hay en las 
ánimas y el crédito que tienen desta Compañía. Frequentan 
tanto la confesión y comunión que con dificultad se puede sa- 
tisfacer á todos. Al Señor se dén las gracias por todo. 



XLVI 

P. Sylvester Landinus 
P. Joanni de Polanco. 
Fulginio, toto mense Majo 1549 
(Excerpta ex litteris) 

De otra de 6 de mayo. 

Quanto al fruto que se haze por gracia del Señor es este: en 
una tierra se ha comenzado á continuar la sacra comunión y se 
persevera cada 8 dias, de hombres y mugeres; lo qual se prin- 
cipió quando fui á S. ta María de Loreto ; se han hecho algunas 
pazes, y comulgado algunos, los quales no se habían querido 
comulgar la Pascua pasada; se han hecho dos prédicas al dia, 
la una á los sacerdotes , la otra al pueblo , y hay mucha necesi- 
dad de la doctrina Christiana; yo no puedo respirar á tantas 
confesiones, hasta la noche escura, comenzando á la mañana. 

De otra. 

Allende de las sólitas confesiones y comuniones con aug- 
mento y la doctrina Christiana, se haze cada tarde, después de 



1 Ex transumpto Roma Complutum misso a P. Polanco; Historia varia, voi. i x 
fol. 148-151. 



An. 1549 



155 



la completa, en la iglesia mayor, un sermón con grata audientia 
del pueblo , hombres , mugeres , clérigos y frailes , canónigos y 
doctores. El Obispo 1 convidó públicamente al pueblo á oir nues- 
tros sermones, porque no puede Su S. a R. ma cada dia predicar, 
como havia comenzado ; mas revezándose me constituyó en el 
tal oficio, que yo no sabia desto. Si yo predicare primeramente 
á mí mesmo, el Señor, con el medio de las oraciones de nuestro 
R. d0 P. e y de sus hijos, no me faltará. 

De otra. 

Una cofradía de Orbieto, quando por allí pasé, me prometió 
de comulgarse cada domingo; lo mismo en otros lugares. Cada 
mañana he comulgado, veniendo por el camino de Loreto cinco 
ó diez personas, y predicado, excepto el juéves, que no se halló 
iglesia. Lo mesmo hize en la capilla de Nuestra Señora de Lo- 
reto, y di el Santísimo Sacramento, y hize una breve plática de 
la sacra comunión. 

Un maestro de escuela me siguió después hasta un cierto 
lugar, diziéndome que quería hazer quanto yo le ordenase ; no- 
tiene muger y es de quarenta y siete años; me ha dicho que ver- 
nia á fulgino. 

Uno en Camerino, que negaba la Resurrección, se convertió. 
Todos los 2 me an prometido de dexar las blasfemias 

y mudar sus vidas. Un presidente de una cofradía de Perosa 
dezia, por el mucho amor que me tenia, que querría perder un 
dedo de la mano y que pudiese estar donde yo estuviese. En 
los jugadores (los quales en el camino por las hosterías repre- 
hendía) he hallado mucha contradicion y resistencia ; mas des- 
pués nuestro S. or de tal manera les tocava, que tenia trabajo yo 
á resistirles que no quisiesen pagar por mí al huésped. A otros 
enseñaba el modo de su vivir christianamente. A otros el modo 
de dexar las blasfemias. Y finalmente á todos me esforzaba á 
satisfazer, según mi poco talento. 

Una muger, junto á Camerino, después de la comunión y 
prédica, salió del medio del pueblo corriendo y con alta voz 



« Isidorus Chiari, O. S. B. 

* Deest hic in transumpto aliquod verbum. 



156 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



dezia: Padre, esperad que os quiero proveer para el camino. 
Y yo, dándole las gracias por la buena voluntad, no he querido 
acceptar nada y la exhorté á la frequente comunión. 

No huvo villa ni ciudad, que de una puerta á la otra no ha- 
blásemos por diálogo de la preparación á la muerte con voz 
inteligible , y de la frequente confesión ; y así me miraban con 
atención , y algunos confirmaban diziendo : estote parati. Lo 
mesmo por todo el camino se ha hecho, sin otras muchas cosas, 
á gloria de la divina Magestad. 

De aqui se entró á Luca y Florencia. Y el Obispo escribió , y uno de los principales 
que gobiernan la ciudad, á nuestro P. e , por retenerlo ; mas como él entendió la instan- 
cia que eran por hazer al P. e Maestro Ignacio , ha cortado los diseños dellos , partién- 
dose, aunque lloviese, por no faltar á la voluntad que entendió del superior. El testimo- 
nio que dél dió el Obispo, como es sólito, quando uno es estado en servicio ó ministerio 
de aquel que es agora, es el siguiente: 

Testimonio del obispo de folginio. 

Nos, Isidoro, Obispo de Folginyo, habiendo merecido por 
divina gracia de tener cerca de nos algunos meses el R. d0 sacer- 
dote Micer Silvestro, de la Compañía nombrada de Jesu, y sir- 
viéndonos dél en su santo oficio, en el enseñar los fundamentos 
de la doctrina Christiana, le hemos conocido no como hombre, 
mas ángel de Dios ; y no teniendo nosotros en qué agradecér- 
selo, hemos querido que, al ménos por memoria de nosotros, 
truxese consigo esta testimonianza hecha de propria mano á 
los 14 de Mayo de 1549. 

De otra. 

Nos , Isidoro , Obispo de Folginio , enviamos el presente 
R. do sacerdote Micer Silvestro por predicar el verbo de Dios 
por la nostra diócese folgini ; por tanto mandamos á todos los 
clérigos y parrochianos , donde anduviere, que le presten obe- 
diencia y reverencia quanto se haría á la nuestra propria pre- 
sentía. 

IDEM, ISIDORUS, EPISCOPUS FULGINENSIS. 

No se dize aquí de las cosas pertinentes especialmente á su vida , mas creo que con 
aquella más edifica que con el resto, como verdadero siervo de Dios. 

Lo que escribe el Obispo al P. e Maestro Ignacio es la grandísima satisfaction y edi- 
ficación, no solo en aquella ciudad, mas en toda la diócesis, en los meses que allí havia 
estado, quexándose de la partida y del daño que en ella recibieron , y mucho instando 
que se lo dexase á lo ménos gozar por algún mes *. 



1 Ita Polancus. 



Av. 1549 



157 



XLvrr 



P. Sylvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Pugianello, 125 Junii 1549 l . 

IHS 

S. re mio nel Nro. S. re 

La somma gratia et eterno amor de Chro. Nro. S. re V. R. P. 
saluti e visiti. 

Da questa, eh' è la terza e quarta, domando la penitentia per 
non haveria scritto a 1' ottavo dì per le soprabondanti confes- 
sioni, communioni et predicationi continue, et due et tre volte 
il giorno, di due et tre hore 1' una. Il frutto ha fatto qua il 
Nostro Signore per li meriti di V. P. R., sono questo, dopo la 
seconda lettera: P.°, Si sono dedicati nove sacerdoti della Gar- 
fagna 2 a confessar et communicar per amore del Nostro Signore 
Iddio, 2.°, Quattro di quelli , che hanno fatto la confessione ge- 
nerale, sono al voto di V. P. R.; il primo Maestro Santino, Ret- 
tor della Sanbucca, diocesi lucense. Il 2.° Don Mariano da 
Sancto Romano, Rettor sul ferrarese, robusto di 28 o 30 anni. 
Il primo 45 o circa. Il 3 0 M.° Don Francesco da Naggi, Rettor 
sul ferrarese, di quaranta anni, disposto come il secondo. 
Il 4.° M.° Don Andrea di Camporegiano de primi Vicerettor, 
de T età ss. ta 3 , non tanto robusto; ma tutti buoni et essemplari, 
quali tanto s' affaticano nella vigna del Signore che gli bisogna 
piutosto il freno che speroni, con allegrezza. 



1 AutogTapha Sylvestri in folio duplici, n. 667, cui adhaeret adhuc cera rubra si- 
gilli. 

* Sic Landinus; alias ipse et alii fere semper Garfagnana. 

s Sessanta. 



158 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



Terzo, nessuno che presta ad usura, più ardisce di prestar, 
vedendo che nessuno di questi nostri fratelli, apprezzati più 
che tutti gli altri sacerdoti, non gli vogliono passar et ricer- 
cano di riuscirne delle passate , et restituir pro posse ; et sono 
infiniti usurarii, et più di duecento famiglie per questi sono dis- 
perse per queste bande del ferrarese , confine al fiorentino et 
luchese. 

4.° Alcuni di Camporegiano, commissariato d' il Duca di 
Ferrara, dove fa residentia il suo Commissario, et il Collonello 
Generale della battaglia modenese, havevano indutte molte he- 
resie nella detta terra et castello; et intendendo eh' io veniva in 
queste parti , mi venirno incontra alcuni di quelli preti et 
medici macchiati, quali m' havevano publicato pelagiano et vo- 
levano far l'amico. In breve io conclusi che nella giustificatione 
dell' huomo adulto erano necessarie le buone opere fatte in cha- 
rità dopo il battesimo, et asserir l'opposito era heresia; loro 
saltarno in tanto furore che saglirno fuora et minacciavano che 

10 non ardiria d' andare a predicare in Camporegiano; che loro 
mi fariano apparer una bestia. Io all' hora dissi ad alcuni di 
questi fratelli: non è tempo anchora; ma passati li quindici 
giorni n' andai a predicare per tutta una settimana. Tanto fu 

11 temor che il Signore misse in loro, che '1 medico fugite al 
primo giorno con tanta fuga che la sua cavalcatura havete da 
morir per la gran stretta che lui li dette ; et si come havea ne- 
gata la veneratione de santi, l' invocava, Santo Alo l , S. a Maria, 
S.° Antonio et altri santi che volessero liberar da tal pericolo la 
sua mula; così mi riferite il Signore Commissario et Collonello 
di sua Ecc. a essendo a tavola. L' altro prete mi disse che lui era 
contro gli heretici. Et ogni mattina veniva alla predica. Et si 
come si mangiava tutta la quaresima carne , mercordì , che 
non era vigilia, digiunavano. Et il Commissario giovedì si com- 
municò il primo con molte persone , frequentando la predica et 
offerendomi tutta la sua autorità et favor; et il simile il Signor 
Collonello; tanto che il Signore ha sbassato il capo al serpente 
seminatore d' errori : a cui sia sempre ogni honor et gloria. 

Quinto, Le persone ne sono tanto affettionate che passando 
da una terra ad un' altra, vengono incontra et s' inginocchino 



1 Ita Landinus; Polancus latine scripsit Aloyum. Chron., t. i, pag. 398, n. 406. 



An. - 1549 



159 



in terra pregandomi che per amor di Dio voglia andar alle sue 
terre che tutti si confessaranno et communicaranno et faranno 
quanto io li dirò ; et senza dubio sono disposti dal Signore a 
ricever la sua gratia. 

A mille parti sono chiamato, pur eh' io sia magnanimo, il 
Signore manda gente et moltiplica il numero, adeo che si veri- 
fica il detto : omnis locus , quem calcaveri't pcs vester, vester 
erit, come nel sesto capitolo narrerò a V. P. R. Li preti, li laici, 
le donne, li fanciuli et fanciulle si gettano a terra a soppli- 
carmi per la Passione di Jesuchristo Nostro Signore che voglia 
consentire a loro. S' io potessi da me far cento parti, li servi- 
ria. A tanta humilità et divotione, o Signore, perchè non e' è 
chi apra gli occhii a tanta necessità et bisogno delle povere ani- 
me ricomprate col vostro pretiosissimo sangue? Et più si cura 
1' huomo della vanità che della verità. 

Sesto, In ogni loco dove io ho predicato (piutosto il Signore 
et Vostra Reverenda P.), di tal sorte si son risentiti che li prin- 
cipali della terra a nome di tutta la terra , et li giovani a nome 
di tutti li giovani, mi chiedevano perdonanza, et capitanei offe- 
rendomi la vita et la robba loro; et maxime la terra de Sillano, 
pregandomi per amor di Dio che volessi accettar alcuni pre- 
senti da loro. Ringratiai il suo buono animo et mi contentava 
lassando a loro le sue cose. Et dapertutto dove havemo pre- 
dicato, cosa maravigliosa, si piantava la frequente communio- 
ne, quivi trenta, ivi quaranta, altrove sessanta, in altro luogo 
ottanta, o chi cento; et mai in memoria d' huomo si communi- 
carono, senon a fatica una volta 1' anno, et tali diciasette anni 
che non si erano communicati, perche non c' è chi curi le po- 
vere anime, si bene 1' intrade; guai a noi! 

L' infrascritte sono le terre, che n' ha dato il Signore che 
frequentano la santissima communione dopo la venuta nostra: 
P.° Sillano; 2.° Bursigliano; 3.° Cogno; 4.° Levignia con Orza- 
do, Valle el altre Ville; 5.° Le Verucula, fortezza di Sua Ecc. a , 
Sesto, Pugianella; 7.° Santo Romano con Naggi, con altre ville; 
8.° Sarcognano; 9.° La Roca; x.° Cappoli ogni otto dì; xi.° Cam- 
poregiano; tutte terre del Duca di Ferrara \ Taccio le terre de 



1 Hisce, siquidem recte ab ipso Landino scripta hic sunt, emendare facile poteris 
horum nomina locorum, quae habes in Polanco 1. supra cit. 



160 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



fiorentini, che hanno dato essemplo alle altre, et di luchesi, che 
entrai nel primo tratto, quali frequentano la communione ogni 
otto dì. Mi manca il tempo di dire delle mille parti una che fa 
il Signore , in tante altre opere pie , mortificatione di questi sa- 
cerdoti, in cercar eleemosine publiche, predicar per le piazze, in 
provedere alli poveri, in fare fare ogni sorta di oratione, in 
componer pace, in insegnar la dottrina Christiana; nè al mondo 
penso siano tanto instruid li fanciulli, figliuoli et figliuole, nella 
dottrina Christiana quanto in queste bande, dapoi che quella me 
mandò et maxime in Casóla. 

Baccio li santi piedi a V. P. R., raccomandandomi sempre 
alle sue sanctissime orationi et con tutta la beatissima casa. 

In Pugianello, alli 25 di Giugno 1549. 

Di V.P. R. 

Nel Nostro Signore indegno servo, 

Salvestro (sic) Landino. 

t 

Super script io . ÍHS. Al mio molto R. Pre. et S. re nel 
N.° S. re il S. re Ignatio Loyola, della Compagnia di Giesù, Pre- 
pósito dig. mo in S. a Maria della Strada presso S.° Marco, in 
Roma. 

Alia marni : 1549, Pugianello. Silvestro Landino , 25 di 
Jugno. sa 

Et alia: Nel ferrarese ha scorso per tutte queile terre ; ne ha 
introdotto la confessione et communione, essendo vene di co- 
loro chi per 17 anni non s' erano confessati. 

Dottrina Christiana universalmente imparata da tutti. 

Molti sacerdoti indotti a predicare publicamente et adminis- 
trare li sacramenti per amor di Dio senza premio humano. 

Quattro sacerdoti dedicati alla nostra Compagnia. 

Heresie scoperte in Camporegiano , et un medico herético 
se ne fugge. 

Dapertutto concorso et divotione verso il Padre , Ricercan- 
dolo per aiuto delle loro anime. 

Opere pie di mortificatione, oratione sera et mattina, limo- 
sine, et paci abbracciate da' popoli. 

Et una pace generale fatta in Camporegiano. 



Sic, nec affirmare certo possumus quid sibi velit hoc Sa. 



A.\. tô49 



Ibi 



XLVIII 



P. Sylvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Car regio, 4 Julii 1549 

IHS 

S. mio nel S. ie N.° 

La somma gratia et amor eterno di Christo Nostro Signore 
V. P. R. saluti et visiti. 

In questa 4. a quella saperà qualmente in alquante terre, dove 
io passando non truovavo il S. mo Sacramento, hora, udita la 
parola del Signore, non solo lo tengono con luminari continua- 
mente, ma si communicano ogni otto dì. 

Dapoi 1' ultima sono passato per tre terre del Duca di Fer- 
rara , dove predicai sera et mattina et con molta cortesia io era 
trattato da sacerdoti et dal popolo ; et venivano da me come a 
pigliar giuditio, come io fosse suo Prelato, dove ordinai quello 
io poteva in gloria del Signor et sodisfatione sua. 

Hora son venuto aduna grossa terra chiamata Chareggio, in 
temporale sotto sua Ecc. a et in spirituale sotto il R. mo N.° car- 
dinale Guidiccione, la quale ho trovata in sì mala dispositione 
che predicando uscivano fuora di chiesia, et me gettavano le 
pietre nella porta della chiesia per turbare et il resto d' il po- 
polo, che udiva la predica, et me anchora. Pure sono perseve- 
rato per otto giorni, et talvolte due volte il giorno ; et per gra- 
tia del Signore non solamente non gittano più le pietre nella 
porta, ma ogni mattina all' aurora vengono alla predica con 
molta divotione, che prima non facevano altro che ridere et 



1 Autographa tota Landini in folio duplici, n. 601. 
T. i. 



162 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



cianciar; gente senza cognitione d' Iddio et timor de principi 
humani. Sappia V. P. R. come -in poco tempo si sono ammaz- 
zati quaranta cinque persone fra la parte tagliana et la parte 
francese. Et continuamente vanno armati insino all' aitar; et 
tra quelli sono stati morti duoi o tre preti, senza li feriti troppo 
notabilmente et abbandonati per morti con dodici o quindici 
ferite ; uno fra gli altri di quelli, che si chiama Giovanni Corso, 
Capitaneo di 400 fanti di sua Ecc a .; uno altro è, che si chiama 
Benedetto, quale ha perso 1' uso naturale della escrementatione 
del corpo, portando sempre attaccato una zucca per rigettar 
l' immonditie intestine et è sanato come gli altri. 

Il predetto Capitanio, con questo che è capo della parte fran- 
cese et prevale alla parte tagliana , tenendone alquanti fuora 
di casa , sono venuti da me già due volte a domandarmi la con- 
fessione, già da molti anni non fatta, et dirmi che loro sono 
apparecchiati a far la pace, et far quanto io gli ordinarò insino 
ad inginocchiarsi in terra, s' io lo commando; et viene ogni mat- 
tina alla predica; et fa tremar il mondo solamente col nome. 
Pur per gratia del Nostro Signore tanto s' è humiliato che non 
si può satiar di predicarne et dire che Iddio ci ha mandato ; et 
vorria che io comandasse a tutti, che a lui pare che habbia 
autorità di poterlo fare. Et alla sera si fa publico bando per 
tutta la terra che tutti tutti alla mattina vengano ad udire la 
parola di Dio sotto tale et tanta pena, oltra che ogni sera et 
mattina si suona la campana grossa , che si senta da lontano 
molte miglia ; et così obediscono et al presente non si sentiria 
il rumor pur d' una mosca ; tanto silentio si serva alla predica 
et messe. Tanta è la moltitudine che viene ogni dì alla confes- 
sione et communione, che io non posso resister, anchora che li 
sacerdoti di qua et di fuora di qua, nostri amici, vengano ad 
agiutare a confessare ; ne posso apparer a parte alcuna che non 
mi siano posto li esploratori, et s' inginocchiano sull' aspra 
terra in mezzo la strada a pregarmi che io gli voglia confessar 
Ogni dì pare giubileo. Prima non si communicavano nè molti 
una volta 1' anno ; hora ogni dì et ogni domenica ; non udiano 
prima la mettà della messa armati ; hora disarmati non solo una, 
ma quante se ne celebrano, tutta tutte le odono ; nelli parlamenti 
particolari mai si convenevano tutti , i quali hora ad uno cenno 
tutti, che fanno stupir, vengono. Io finsi di andar in altre parti 



Ax. 1549 



16:} 



con alcuni sacerdoti, che erano venuti a visitarmi. Il Capitanió 
con li consiglieri et consoli mi seguirno, pregandomi eh' io vo- 
lessi restar qualche giorno con loro; così gli consentì. La ma- 
raviglia è stupenda, nelle terre circunvicine, di tanto grande 
mutatione fatta dal N.° S. re Iddio, che certamente non è senon 
così, considerando io la mia ignoranza et ingratitudine ; loro 
mi tengono per uno Dio, et lo predico contra la mia volontà 
publicamente. Li capi di parte vengono tutti a pigliar refectionc 
ron noi anchora corporalmente, et beato è quello che mi po- 
tesse ricever in casa ; ma io sto permanente col loro Padre spiri- 
tuale. 

Molti sacerdoti circunvicini vengono a domandarmi per 
visitar le sue cure; le communità con li podestati et loro curati 
mandandomi li suoi messi a domandarmi. Il Signore Conte Her- 
cole, di sua Ecc. a Commissario in Castelnuovo di Garfagnana, 
mi ha mandato a dir che lui veniria a visitarmi volentieri, se 
non fosseno le grandi occupationi del stato. Io li ho risposto 
che a sua S. ria Ill. ma sta a comandarmi. Tutto il mondo diman- 
da. Il S. re Vicario di Lune et Sarzana fu il primo che mi scri- 
vesse con molto sviscerato et filiale affetto. Della terra nostra 
sono venuti il Rettor et il N.° Marchese per condurmi; et io mi 
sono slontanato, sentita la sua venuta, perche loro tenivano 
le spie con li nostri parenti, quali non ho veduti ne mi curo di 
vederli, pur che perseverano nel ben far, come gli fu insegnato 
ogni otto dì communicarsi ; et s' io non m' attristassi più della 
absentia di V. P. R. che di loro, mai haveria molestia alcuna. 
Ma di lei ho di bisogno per 1' anima mia et d' il prossimo ; ben- 
ché habbia la sua santissima dottrina in scritto, dove nasce 
tutto il frutto che si fa nel predicare, et in particolar io dico li 
santissimi exercitii suoi. Nondimeno la viva voce et santissimi 
essempli più muovono. Guai a me che non cognobbi il tempo 
della mia visitatione , quando quella mi dava copia di lei ad 
imparar al suo santissimo essemplo ! Pur spero dopo alcuno 
tempo anchora il S. re si raccordarà del suo fedel servo. Ma sap- 
pia che tutto il frutto è delli essercitii di V. P. R. In quella me- 
ditatione de tre peccati , della morte, del giuditio et inferno tutta 
la gente trema , et bene è matto chi non trema. 

Li principali capi di parte si sono dispositi di rimettersi in 
me; spero nel Nostro Signore et nelle continue orationi di 



164 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

V. P. R. che domenica si farà tal pace che edificará lontano 200 
miglia. 

Uno giovane sacerdote di qua mi ha detto che vole venire 
da V. P. R. et far del suo quello che quella comandara ; è di 24 
anni, bella presentía, poche lettere, ma ben desideroso di ser- 
vire a quella nel S. re 

Tre cose bisognaria che io havesse da Sua Santità per mezzo 
di V. P. R. , se a lei paresse. 1 .° L' assolutione d' heresie. 2.° Po- 
ter leggere li libri heretici, che molti ne sono in queste parti, 
et se ne scrive et fanno grande danno, et maxime che non ce 
n' è chi faccia capo contro. 3.° La dispensatione di consangui- 
nitade et affinitade naturale, legale o spirituale, perche la mag- 
gior parte quasi, in alcune terre, sono congiunti con figliuoli già 
in questo modo, et non si confessano nè communicano. 

Non altro, salvo che io baccio li santissimi piedi di V. R. P. 

In Careggio, alli quattro di Luglio 1549. 

Di V. R. P. 

Indegno servo del N. S. 

Salvestro Landino. 



Li sacerdoti che fecero li essercitii perseverano in servire 
al prossimo in confessioni , communioni , eshortationi et opere 
dell' una et 1' altra misericordia , molto divoti alla Compagnia 
et maxime al capo, a quo totum corpus. 

t 

Super script io. IHS. Al mio molto R. d0 S. re et P. e nel S. rc 
il S. re Ignatio Loyola, della Compagnia di Giesù, Prepósito 
dig. m0 in S. a Maria della Strada, presso S.° Marco, in Roma. 

Di porto 3 baiochi. 

Alia marni: 1549, Cariggio. 
Sa. 

Do Silvestro, 4 di Luglio. R. a in luglio. 

Et alia: tratta del frutto della sua missione. Che in luoghi 
dove prima non si teneva il Sanctissimo Sacramento, hora si 
tiene et si frequenta la confessione et communione. 

Che in Carreggio, terra di Ferrara, predicando, nel princi- 



Ax. 1549 



16Õ 



pio quella gente , per impedir la predicatione , tiravano delle 
pietre alle porte della chiesa. Ma stando il Padre tuttavia saldo 
et continuando a predicare per otto giorni, non solo andarno 
tutti volentieri , ma le genti circunvicine vi correvano, sen- 
tendo con divotione et attentione grandissima. 

Essendo occorso ammazzamento di più di 45 persone, e 
molti feriti tra due fattioni, il Capit. 0 d' una di esse più potente 
si humilia, dimanda di confessarsi, doventa mansuetissimo con 
maraviglia universale. Le parti si sono rimesse a quanto dis- 
porrà il Pre. circa la pace. 

Non solo nel spirituale, ma anco nel temporale si riformano, 
circa l'essere ubidienti ai prencipi et unirsi nei parlamenti pu- 
blichi et privati. 

Il Pre. è amato e riverito universalmente da laici e clerici, 
et è ricercato da altri luoghi. 

Un sacerdote si dedica alla Compagnia. 



Servai adirne impressimi in cera rubra sigilline , quod 
est IHS. 



166 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XLIX 



P. Sylvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Casula et Fulginio, mense Julio 1549 
(Excerpta ex litteris) 

De una del P. e Don Silvestro, de Casuli ó de Folgini. 
Fué el P. e Don Silvestro á unas tierras del Duque de Florencia, y otras, donde ha- 
bía otra vez estado, y de allí escribe lo siguiente: 

"Poco después de llegado, las vírgenes, que se havian el otro 
año juntado y tienen voto de entrar en monesterio , han apro- 
vechado mucho en el Señor y son en mucha admiración y exem- 
plo á las otras , que se havian resfriado ; bien que el juéves pa- 
sado comulgué hasta 40 ó 45 entre hombres y mugeres, con el 
Gobernador y toda su familia, muy devoto de la Compañía. 

Ayer entraron cinco sacerdotes en los exercícios ; hoy otros 
tres; mas estos están en sus casas. 

Cada dia me hazen predicar, etc.,, 

Del mismo á los 9 de Julio. 

Ocho confesiones generales he oido en 7 ó 8 lugares donde 
he predicado; hoy se han comulgado aquí 40, y en otro lugar 60, 
y en otro 70; lo qual era insólito. Algunas de las confesiones 
eran de 70 años. 

Muchos clérigos vienen porque cada dia se predica. 

Se hazen los ex. cios con abundantes lágrimas. 

Concurren los lugares circunvicinos. 

Es de manera que por gra. de nro. S. or se hazen tres prédi- 



1 Historia varia, voi. i , fol. 150. 



An. 1549 



167 



cas algunos dias, y se dexan las usuras, se hazen pazes, los bai- 
ladores vienen á pedir perdón, los pueblos escriben á V. R. pot- 
està quaresma, los heréticos callan, el S. or se sirve, etc. 

Un otro escribe rengraciando en nombre de toda la tierra: 

Quien quisiese dar á V. p. las gracias debidas dignamente, 
otra facundia é ingenio habria menester que el mio ; mas con 
todo ello, como sabré y podré con la divina gracia, lo haré, á 
lo ménos en parte. 

Primeramente con voz humilde infinitas gracias doy á nro. 
S. or Jesu X.° de tan gran don y gracia concedida , de haver á 
V. a P. d commovido á mandarnos el nro. dilecto en el S. or Micer 
Don Silvestro; después, postrado de rodillas, á V. il p. d doy mu- 
chas y muchas gracias de haverse dignado y querido volvernos 
el nro. muy amado y deseado P. e 

Cierto no nos podría mandar cosa de nos más deseada. Dios, 
que es Remunerador de todo, por nosotros remunere á V. a P. d 
que á nosotros seria imposible. 

El nro. sembrador del verdadero simiente multiplica y haze 
fruto céntuplo en las obras buenas y pias; sepa V. a P. d que á 
sus trabajos no perdona, y con gran solicitud cultiva la viña 
del S. or , y aun trae á ella hartos operarios, en tal modo que no 
podrán dezir nenio nos conduxit. 

En la augmentacion del monesterio comenzado de las vírge- 
nes no se cansa jamas, ántes siempre con más presteza y forta- 
leza se trabaja , donde primero con tepideza de los corazones 
de los nros. casolanos no se trabajaba , y quodammodo como 
cosa olvidada estaban las nras. pobres vírgenes desconsoladas 
y desamparadas, mas no de Dios, ni que faltasen en la con- 
fianza ni en el obrar; ántes siempre con viril ánimo, fiel y cons- 
tante han estado; mas solam. te temían no se acabase el mones- 
terio, y que á su buen deseo y santo no pudiesen venir; y así 
perseveran de bien en mejor. 

En una tierra aquí cerca ha dado los ex. cios el nro. charísimo 
P. e Micer Don Silvestro á 8 clérigos , y nunca cesa de predicar 
la palabra de Dios , haziendo cada domingo confesar y comul- 
gar y hazer otras obras divinas. Sit nomen dni. benedici um. 

Quando llegó aquí la nra. trompeta del Spu. s. t0 , todos los 



168 LiTTERAE (CUADRIMESTRES 

símplices, mochachos, y niños y niñas, jubilavan con grande 
gaudio y grande amor y le fueron á recebir exultantes, laudan- 
tes , et beneãicentes Deum, et dicent es alta voce: benedictus qui 
vem't in nomine Domini, etc. 

De otra de Casuli. 

En otra dize de ciertas personas que, haviendo hecho los 
exercicios, se han ido por los lugares y villas, exhortando á la 
multitud del pueblo alta voce al hazer bien, servir á Dios, y 
confesarse, comulgarse, y hazer penitencia y no esperar al jui- 
zio ni á la muerte, seyendo siempre tanto propinqua; y andavan 
con alforjas pidiendo limosna para dar por Dios; seyendo ricos, 
han despreciado sus riquezas con todo el mundo y dádose al 
servicio de Dios;. y el mismo (que es sacerdote) se ha ofrecido, 
pidiendo ser recebido en la Compañía, por servidor y mozo del 
hortelano, ó del cozinero, ó para escobar la casa. 



Y después con grande instancia de la tierra se pide el p. e don Silvestro para la qua- 
resma. 



An 154 c » 



m 



L 



Pater Leonardus Kessel 
Patri Ignatio de Loyola. 
Colonia, 20 Augusti 1549 l . 

IHS 

Gratia et pax X.' semper crescat in omnium cordibus. 
Amen. 

Reverendissime in X.° Jesu Pater: 

Litterae ex mandato P. V. per Reverendum Patrem Joan- 
nem de Polanco ad nos scriptae, cum litteris confratrum no- 
strorum, magno cum gaudio sunt lectae, quibus intelligimus 
qua dilectione paternoque amore P. V. nos omnes in filios am- 
plectatur charissimos. Quam hoc nuncium omnibus laetum 
fuit, ex eorum litteris P. V. facile perspicere poterit. 

Buliam quoque accepi per Magistrum Adrianum Lovanio ad 
nos missam, qua P. V. plurima nobis conferì beneficia. Spero 
in Domino nos bonos fore executores. Multas P. V. agimus 
gratias totumque quod habemus et possumus , in Domino offe- 
rimus P. V., semper ineffabilem Dei clementiam paternamque 
liberalitatem, qua nos omnes hic Coloniae agentes 8 , qui magis 
nostro desiderio videtur inservire , quam nos ejus gratiam in- 
quirere. Tanta est ut verbis explicare non possim. 

Mei contraíres in studiis magnam adhibent diligentiam, 
eumdem servantes ordinem qualem ad longum aliquando scri- 
psi; ad obedientiam promptissimi semper, simplices et recti 
corde; eorum conversatione multorum studentium animas ad 



1 Autographa tota manu P. L. Kessel , folio unico n. 624. 

! Deesse hic aliquod verbum videtur, se, prosequitur, amplectitur aut aliud si- 
mile. 



170 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



meliora excitantes, diligentius studia tractantes; quare nostri 
primas obtinent in scholis in argumentando, quin et ipsos pro- 
fessores in admirationem ducant. 

Tanta est etiam ad domum nostram, in qua modo habita- 
mus, frequentia studentium, confitendi aut consulendi gratia ad 
nos accedentium, etiam Patrum spiritualium monasteriorum 
et congregationum, ut mala reformentur et in pace X.' unani- 
miter vivere valeant. Tanta offertur in vinea X. 1 operandi ma- 
teria, ut saepe vix exeundi aut celebrandi sacrum tempus de- 
tur. Matronae quoque aliquae ad nos saepe veniunt, quas in 
Domino consolamur et ad frequentem communionem admo- 
nemus. 

Multi libenter se Societati totos resignarent , ex quibus ali- 
qui tam ferventer instant , naturalibus bene dotatis , ut eorum 
tam sanctae petitioni amplius reluctari non audeam. Dominus 
Opt. Max. det mini semper faceré secundum voluntatem P. V. 

Octo mecum manent in domo studiosi , tres mei confratres, 
reliqui ad Societatem se resignantes ; multi extranei idem cu- 
pientes sunt, ex quibus aliquos in domum suscipiemus brevi. 
Diebus dominicis vigiliti aut decem et octo sunt numero, ali- 
quando etiam plures, qui publice communicant; sed qui in oc- 
culto propter melius, quatuor numero, et hoc feria tertia in 
camera aurea sic dieta quod piena reliquiis Sanctarum ; Virgi- 
num , Sanctae Ursulae et ejus sodalium undecim millium virgi- 
num ; quibus semper commendo P. V. atque Re. dos Patres fra- 
tresque nostros in Xpo. Jesunobis charissimos, quorum oratio 
nibus nos committimus. 

Bene valeat P. V. 

20 Aug. 1549. 

Tuus servus minimus. 

Leonardus Kessel. 

Super script io. Re. de in X.° Patri Dno. Ignatio de Loyola, 
Societatis Jesu Praeposito. 

Alia manti: Colonia, 20 d ' ag. t0 1549. Leonardo Kessel -. 

1 Prius scriptum erat Rossetto; sed manus alia, quae videtur P. Sacchini , obducta 
linea delevit, et subscripsit Kessel. 



Ax. 1549 171 

Et alia: Che le scuole et la chiesa nostra in Colonia sono 
molto frequentate et si fa gran frutto nelli studii et nello spirito; 
Et che molti ricercano d' entrare nella Compagnia. 

Nihil aliud ad historiam. 



LI 



P. Leonardus Kessel 
Patri Ignatio de Loyola. 
Colonia, 4 Octobris 1549 1 

JHS. 

Gratia et pax X. 1 sit semper in omnibus nobis. 

Reverendissime Pater: quo in statu res nostrae se habeant 
Coloniae, paucis P. V. explicabo. 

Immensam Dei Opt. Max. erga nos clementiam multis expli- 
care non possem. Pacifice hic vivimus; corpore sani, Dei gra- 
tia, sumus adhuc omnes, animo paratissimo ad obediendum 
P. V. in omnibus. Confratres nostri in pace cordis et in sancto 
eorum proposito in dies proficiunt magis; studia diligenter tra- 
ctant; in disputationibus se exercent assidue, tam publice quam 
privatim domi habitis, cum aliis eis cohabitantibus, quorum 
numerus in dies augetur. Quatuordecim modo simul sumus, nec 
omnes capere domus posset, etsi magna et ampia sit, quot liben - 
ter habitarent. Omnes naturalibus sunt bene dotati, inter quos 
unus, Theodorus Peltanus nomine ' 2 , etiam in graecis studiosus, 
qui precibus multis institit ut se totum Societati resignare pos- 



1 Autographa in folio unico n. 625. 

a Théodore van Pelt (Peltanus), né a Pelt (Pays de Liège) en 1528, admis à Cologne 
en 1549, mort à Augsbourg en 1584. Dei. place, 1. c. 



172 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

set, cujus votum ad P. V. mitto, ad se in studiis sustentandum 
satis dives, physicas lectiones cum aliis brevi auditurus. 

Multorum studiosorum ánimos confratres ad meliora tra- 
here; quemdam brevi in artibus promovendum eo perduxerunt, 
ut amare incipiat deplorare annos vitae praeteritae cum fre- 
quenti confessione , nihil desiderans aliud quam se totum 
X. ' jugo submittere. Ejus quoque socium, in artibus ante ali- 
quot annos promotum, nobilem prosapia, eo pertraxit ut, omni 
societate relieta, se totum X. ' servitio dare cupiat et aliis in 
minimis humilitatis associari. 

Quidam pastor 1 , peractis exercitiis cum magna sui ipsius 
cognitioneetsatisfactionealiorumque admiratione de tam subita 
viri hujus mutatione , ad oves próprias rediit, in publico sug- 
gestu suae praeteritae vitae errorem confessus est, quoniam 
valde scandalose vixerat, petens sibi condonari offensam vitae 
praeteritae, alium eis ductoremDei gratia futurum promittens. 

Numerus confitentium augetur in dies. Noster pastor con- 
cessi nobis omnium suae parochiae confessiones audiendi li- 
centiam, sacram quoque administrandi eucharistiam in omni- 
bus ecclesiis nostrae parochiae. 

Concilium provinciale Coloniae celebratum est -, in quo spe- 
cialiter agitur de reformatione vitae et studiorum, omniaque 
sunt per Caesaream Majestatem confirmata. Saepe studia refor- 
mare tentar unt, sed nihil effectum est, quoniam hic rari sunt 
qui scientia et vita aliis praeluceant studiosorumque ánimos ad 
vere studendi modum pelliciant. Optima tamen adhuc spero non 
solum de reformatione vitae sed etiam studiorum tam cleri 
quam totius populi; si eo perventum esset ut confratres publice 
legere inciperent , maximum fructum inde sperarem , immo 
totam juventutem Christo lucrandam putarem , quorum exem- 
plo caeteros facile sequuturos. 

Haec sunt quae P. V. scribenda occurrerunt, ut beneplaci- 
tum P. V. in omnibus Dei gratia impleamus, quod unicum et 
solum X. ' Jesu amore cordis nostri est desiderium. 



« Qui materiera historiae aptam ex iis litteris extrahebat, hunc, quem pastorem 
Kessel nominai, Episcopum fuisse affirmat ; quod, si verum est, non ex his litteris sed 
aliunde habere debuit. 

8 Finis huic Coloniensi Synodo fuit impositus , acta signata et decreta promulgata 
die 2. a Octobris. 



Am. 1 549 



173 



Bene valeat P. V. nosque omnes P. V. aliorumque Patrum 
ac Fratrum orationibus juvari preeamur. 
4 Octobris 1549. 

indignus servus 
Leonardus Kessel. 



Super scriptio. R. Patri Dno. Ignatio a Loyola, praeposito 
Societatis Jesu, Romae. 

Alia maini: 4 d' Obre. 1549, Leonardo Kessel, Colonia. 
Et alia: Vista. 

Teodoro Peltano s' è obligato alla Compag. a 
Due altri giovani si riducono a buona vita con 1' essempio 
clelli nri. 

Un Vescovo scandaloso con gli essercitii spirituali si riduce, 
e sul pulpito dimanda perdono al suo popolo della mala vita 
passata; promette di esser loro buon pastore per 1' a venire. 

Si fa profitto nelli studii et nello spirito. 

Nil aliud ad histor. 



174 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



LII 



P. Andreas de Oviedo 
Patribus Fratribusque Conimbricensibus. 
Gandia, 15 Novembris, 1549 

IHS 

Charíssimos Hermanos y Padres en el Señor nuestro. 

La summa gracia y paz de X.° N. S. r sea siempre en nues- 
tro continuo favor y ayuda, amen. 

Unas de Vras. R. as de 22 de Septiembre recebimos á 11 de 
Noviembre con otras cartas de la India y copia de una que yba 
para el P. e Santa Cruz ; y con todas ellas mucho en el Señor 
nro. nos consolamos por ver las misericordias del Señor esten- 
didas por tantas partes en tanta abundancia , dignándose de 
servirse dése santo collegio, según el fructo que se coje ahí en 
Portugal y otras partes. Maravillosa cosa es ver cómo obra 
Nro. Señor y se diffunde en las almas que á El solo buscan con 
amor. 

Y pues ellos, charíssimos hermanos, assi procuran de des- 
pojarse de sí mismos para dar entrada á su Creador, siendo Él 
tan libéralissimo, henchirlos ha de su divino y suave amor, el 
qual si una vez bien gustásemos, con gran fuerza persiguiría- 
mos nro. proprio amor, el qual es tan apegadizo que se esconde 
hasta lo más interior, buscándose en todas las cosas. Si no, 
véase en el apartar bien una sola intención en lo que se haze , y 
hallaremos que, assi en el dejar el mal como en el bien hazer, 
muchas vezes se mezcla el evitar nro. daño, ó buscar provecho. 
Como lo más perfecto sea obrar por amor sin interesse de pro- 



Historia varia , voi. i, fol. 165 et 166. 



Av. 1549 



175 



pria utilidad, ó padecer en tiempo ó en eternidad por sólo hazer 
la voluntad de Nuestro Señor poniendo en Él entera confianza, 
desconfiando de nosotros mismos , en que consiste el obrar con 
perfección, y entónces está el alma á seguro; porque nunca 
viene peccado sino por confiar de nosotros mismos más de lo 
que debemos, ó confiar de nuestro Señor ménos de lo que debe- 
mos. ¡Quántas obras hay en que se mezcla el proprio amor! 
Quándo por edificar, ó no desedificar á otros, aunque sean de 
los nuestros; quándo por no padecer confusión, ó remordi- 
miento de la consiencia, ó suffrir alguna reprensión; quándo 
por no desplacer, ó por contentar á nuestro superior (aunque 
se deben tener en lugar de Dios y no como de sólo hombre 
tomar su mandado) ; quándo por alguno oculto favor, ó ser spe- 
cialmente amados, como debamos mortificar el affecto de ser 
alabados ó amados, teniéndonos (porque es justicia) por indig- 
nos de la gracia y consolación y dignos de toda persecución, 
porque esto es debido al peccado y la honra á Nro. Señor, y 
dize un santo ama nesciri; quándo por el gusto que se halla en 
el obrar, ó por no carecer en la oración de consolación , ó por 
tener sensible devoción y consolación, como quiera que en todo 
nos debamos resignar en las manos de Nuestro Señor, holgán- 
donos con la desconsolación y tribulación , porque la justicia dé 
á cada uno lo que le conviene , y porque la honra y alabanza 
es debida á Nro. Señor, pesarnos quando somos alabados por 
la injuria que se le haze á Nro. Señor y á nosotros injusticia: y 
lo mesmo paresce injusto pensar en alguna complacencia ó es- 
timación; y pues la justicia es Virtud de las quatro cardinales, 
quién no procurará de ser justo, majormente viendo á nro. Se- 
ñor que, siendo innocente, por haber tomado sobre sí los pecca- 
dos de todo el mundo, abrazaba las penas y holgábase con las 
injurias, como debidas á Él, que se tiene por gran peccador por 
el nro. personaje que tomaba? Y assi lo dize por David: longe 
a salute mea verba delictorum meorum; y entre los peccadores 
se fué á baptizar como peccador, qui peccatimi non fecit nec 
inventus est dolits in ore ejus , y dixo á San Joan , que le habia 
de baptizar: Sic decet nos adimplerc omnem justitiam, aunque 
por otra parte le era gran tormento el padecer injurias, porque 
era innocente y muy justo, y era injusto padescer el que nunca 
peccò. También fué muy justa Nra. Señora que, siendo tan pu- 



176 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



rissima , se tiene por esclava de Dios, y siendo tan magnificada 
de santa Elisabet, en continiente refiere las alabanzas á su Crea- 
dor en el cántico de la Magnificat. Y quando los santos ama- 
ban las persecuciones y injurias , pienso yo que no solo era por 
la imitación de Xpo. y la virtud de la humildad, pero por verse 
también constrengidos de la justicia por deberse la pena al pec- 
cador. 

Y aunque todas las cosas sobredichas no se juzgen por pec- 
cado, ¿quién quita que no sean proprio amor las obras hechas 
con tantos respectos y que así cierran la puerta á Nuestro Dios 
con tantos impedimentos como ponemos de nuestra parte para 
que su divina Magestad no obre todo lo que nos quiere dar?' Es 
cierto que el alma que en todo busca á Nro. Señor, gran ne- 
cessidad tiene de sutilíssimamente examinar y purificar su 
intención, y conoscer sus movimientos y aífectiones á que es 
inclinada, para haberlas de mortificar, y assi tomar la oración 
ó meditación por fin de alcanzar el amor de Nro. Señor y por 
exercitacion del proprio conoscimiento y abnegation , procu- 
rando por la gra. de Nro. Señor de echar grandes raíces de 
humilidad, para que suban y crezcan las obras de amor y alcan- 
cen grandes coronas en el cielo, como dize Sant Máximo: Vis 
ma gnus esse in coei o et ma gnus valde et va Ide niiuis? esto 
parvus in terra, et parvus valde , et valde nimis. Y San Agus- 
tin: Cogitas magnam fabricam const rucre celsitudinis? de 
fundamento prius cogita humilitatis ; ma gnus esse vis? a 
minimo in cipe ; arborem attende ; ima petit prius , ut sursum 
exerescat ; fi gif rad icem in li umili , ut ver t icem tendat ad coe- 
lum ; sic ad magua si t end ¿mus y parva incipiamus et magni 
erimus. 

Veo, charíssimos hermanos, qué grandes cosas Nro. Señor 
obra por ellos, y assi vengo á juzgar que tienen grandes funda- 
mentos en sus almas de humilidad , y que con verdad buscan á 
Nuestro Señor, despreciándose á sí mesmos por hallar el pro- 
prio conoscimiento y la margarita del divino amor, que todo 
lo haze dulce quanto se padesce por Xpo. Dulce le era á la Mag- 
dalena la gran penitencia que passò tantos años en una cueva 
muy húmida, non fr acta gelu , nec vieta pavor e (como dize el 
Petrarcha della), namque f amem , fri gus , durum quoque saxa 
cubile dulcia fecit amor, spesque alto pectore fixa; y no solo 



An. 1549 



177 



la penitencia y las injurias, como á los apóstoles, que ganden- 
tes ibaiií a conspectu concita quod digni liabiti sunt pro no- 
mine ihu. contumeliam pati; pero á la misma muerte haze dulce 
el divino amor, como testifica tanta sangre derramada por el 
amor de Xpo. , el qual padesció con inmenso amor, porque fué 
amor infinito el que le llevó á la casa de Pilatos y le hizieron (sic) 
subir en la cruz ; y assi no es maravilla que se adormiesse en 
los mártires en el padecer la sensualidad , si velaba su corazón 
en contemplar la Passion del S. r , como dezia la esposa: ego 
dormio et cor menni vigilai. Y vemos que se adormientan los 
sentidos á un dulce son, y la música de David tiene tanta efica- 
cia que, tocando el salterio, se aventava el spíritu malo de 
Saul. Pues quanto mas tocándose la harpa de la humanidad 
del verdadero David, sonando los huessos al desconjuntarse, 
aventarien los peccados y temores de los que por él padecien, 
viendo aquel tan gran amor del Señor, con que por ellos pade 
ció?, y también por nuestra ingratitud, de la qual se quexa por 
sant Bernardo, diziendo: O homo, vide quae pro te patior. Vide 
poenas quibus afficior ; vide clavos qùtbus confodior; et cum 
sit dolor tantus exterior, Ínterins est planctns gravior , cum te 
tam ingratum experior. 

Ingratitud es no amar de todo nuestro corazón á quien nos 
dá á sí mismo y todo su santo amor para que le amemos, sin 
tener Él de nosotros necessidad, sólo por nos enriquecer y dar- 
nos su bienaventuranza por amor; pues nadie se escapa de 
amar, amándose á sí mismo, ó á lo temporal, ó lo que para 
siempre durará; y aquello ama el hombre en que frequente- 
mente piensa. Locura es no pensar siempre en las cosas del Se- 
ñor, pues hay tanta ganancia y necessidad de bien le amar; y 
seria muy fácil , si estuviéssemos despojados de nosotros , el 
pensar de continuo en Dios, y no sólo fácil pero muy dulce. 
Como le es fácil y dulce á un vano pensar de continuo en su va- 
nidad. Pues ventaja harán las cosas de nuestro Señor al que en 
ellas pensará continuo. De mí digo que tengo gran falta en 
amar siendo ingrato y desamorado con nuestro Señor. Pero de 
qué me quexo, pues no salgo de mi proprio amor que es el que 
pone impedimento al Señor? 

Él por su infinita misericordia quiera quitar de mi alma lós 
impedimentos que pongo á su divina magestad, y á todos nos 

T. I. 12 



178 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

quiera dar su gracia para que su santíssima voluntad sintamos 
y aquella enteramente complamos. 

En sus santas oraciones desseamos mucho ser encomenda- 
dos en el Señor Nuestro. 

Fratres bene valent et se vobis commendant. 

De Gandía, á 15 de noviembre 49. 

Vester in Xpo. frater minimus, 

Andres publicano. 



LUI 



Casulanus quidam presbyter 
Patri Ignatio de Loyola. 
Casulis 1549 ». 

Esta carta que se sigue emvió un clérigo de Cásuli á nuestro P.° Ignacio después 
de recibidas las dichas *. 

La divina bondad pague á vuestra paternidad la misericor- 
dia que á esta tierra ha hecho con la venida del P. e Don Sil- 
vestro. Sus sermones y doctrina ha hecho y hace grandes ope- 
raciones en las almas. Cada dia ha predicado y algunos dias 
dos y tres veces ; andan con él otros cinco sacerdotes , que han 
hecho los exercícios, y son acometidos por los caminos de di- 
versas personas que quieren confesarse ; y estando trabajando 
en el campo, los labradores dexan los bueyes y otros instru- 
mentos de cultivar la tierra y les salen al camino, aquí,' diez, 
allí veynte y treynta juntos, pidiendo confesión, de los quales 
hay algunos que ha veynte años que no la han hecho ; cosa en 
nuestros tiempos no vista. Dexa ordenado y introducido por 



1 Historia varia, fol. 56 v.° et 57. 
- Ita Polancus. 



Ax. 1549 



179 



donde ancia que se frequente la confesión y comunión y pública 
oración y exercícios espirituales. 

Agora llegó á un pueblo grande, llamado Cangine, donde 
havia grandes bandos con mucha discordia y enemistad entre 
personas muy bárbaras. Predicó algunos dias , y de tal manera 
humilló sus corazones, que ántes estaban tan duros, que les 
hizo hazer una paz general , donde habian estado treynta años 
y más en grandíssima guerra, habiendo muchas muertes de los 
principales de la tierra, cosa de gran ofensa de la divina Ma- 
gestad, que ni para ello bastavan confesiones ni comuniones, 
perdiendo las haziendas , vidas y ánimas , no se tratando en la 
tierra de otra cosa sino de hazer carne y venganzas. Predi- 
cando un día el P. e Don Silvestro , viendo en aquel sermón más 
humillar los corazones que en los otros sermones , llamó desde 
el púlpito á uno de aquellos que eran cabeza de bando, llamado 
Juan Corso, que era el más principal, y él se levantó y dixo: 
qué quereis que yo haga, Padre mío? Dixo el P. e Predicador: 
que perdonéis á vuestros enemigos y demandeis perdón á los 
que haveis ofendido en qualquier manera , dando por amor de 
Dios nuestro Señor la paz á todos. A la hora el Capitan dexó 
las armas de las manos y arrodillándose comienza á dezir 
con alta voz: paz, paz; y lo mismo hizo la parte contraria, 
que se dize Benedito. Entonces el P. e Don Silvestro baxó del 
púlpito y dixo : haced como yo haré y comenzó abrazar á unos 
y á otros , y lo mismo hazia un enemigo con otro con mucho 
amor , abrazándose con sollozos y lloros grandes de alegría, 
con que se bañaban los rostros. 

O Señor mio , que aun escrivirlo no puedo con la abundan- 
cia de lágrimas que en los ojos me abundan. Cuantos en aque- 
lla iglesia se hallaron , grandes y pequeños , Adejos y mancebos, 
mugeres y donzellas, todos gritaban: paz, paz, con dulces 
lágrimas. Este dia los leones se volvieron mansuetos : los tigres 
se hizieron corderos; ayer se odiaban, hoy se aman. Bendita 
sea la bondad y clemencia divina , que tanto se ha mostrado 
por este su siervo , por el qual se ha hecho lo que nunca el du- 
que de Ferrara , ni sus Comisarios , ni Capitanes han podido 
hazer. Ha sido una paz de grande importancia en aquel pueblo. 
Comunicáronse luego más de dozientas y treinta personas; 
hízose luego una solene procesión, llevando el Sanctíssimo 



180 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Sacramento en ella , en hazimiento de gracias ; y escribióse en 
el misal el dia de la paz , diziendo que cada año han de hazer 
aquel dia fiesta solemne á honor y honra de Dios , que tanto 
bien les habia hecho , como dia de su nacimiento , pues en él 
habían renascido por su gracia y clemencia. De todo se dé la 
gloria á la divina Magestad. 



L1Y 



P. Hieronymus Domenech 
Patri Ignatio de Loyola. 
Panormo, 15 Februarii 1550 *. 

IHS 

Copia litterarura Reverendi Patris D. Jeronymi Domenech Panormi 15 Februarii 
scriptarum ad sunm in Christo Patrem Reverendum Patrem D. Ignatium Romae 
agentem. 

Gratia Domini nostri, etc. 

Debitum obedientiae , qua quarto quoque mense scribere te- 
nemur ea, quae Dominus per Societatem nostram est operatus 
horum nobilium favore, qui nobis quam maxime profuerunt, et 
adhuc prosunt declarantes , ut Vestrae Reverentiae per solva- 
mus, scribuntur litterae, cum Rev. dus Pater Laynez per nimias 
occupationes id praestare nequeat. 

Postquam undecim 2 illi fratres , qui istinc venerant, huc ap- 



1 Has litteras hispanice a Domenechio scriptas haud dubitamus ; sed hispanicum 
autographum ad nos usque non pervenit. Habemus tamen adversarium , Polanci ipsius 
manu emendatum, versionis latinae in folio , cui in pristino archivii ordine obtigerat 
num. 80, nunc autem 11. 

2 Magnam de numero eorum, qui primi in Panormitanum Collegium ab Ignatio 
raissi sunt, controversiam movet Aguilera, et quidem auctoritate trium vetustissimo- 
rum codicum suffultus, his verbis: Itaque, inclinato jam Septembri , e nostris duodecim 
Panormum appulere , non vero his pauciores; nam qui novem primum venisse tradidit , 
neque vetustissima documenta consuluit, neque cum Bartolo consonat, eo de numero 
disserte statuente. Id quidem eo contigisse arbitror, quod in antiquis codicibus novem 
dumtaxat expressis nominibus censeantur; tres vero reliqui dissimulatis nominibus 



Av. 1550 



181 



pulissent atque eis de omnibus necessariis, tum ad habitatio- 
nem tum ad studia speetantibus, affatim omnino provisum esset, 
praeterquam quod domus eis ab initio dedicata, meo quidem 
judicio, omnium, quae in hac civitate reperiuntur, est coramo- 
dissima , tum propter cubicula , multa eaque óptima , tum pro- 
pter horti mag-nitudinem , tum etiam propter scholarum com- 
moditatem, quae in parte horti domui stant oppositae, atque in 
principali platea, quae in centro quasi est civitatis, terminan- 
tur, licet ob hoc remotae videantur, quoniam nullus sentititi' 
strepitus et aliis domibus non sunt circumdatae. 

Reverso etiam ex Messana cum P. Laynez Pro-rege , initia 
studiis sunt data ita ut in S. Catharinae festo, praesente Pro- 
rege totaque civitate, cum multis nobilibus, eximiis viris et 
populo, duae habitae sunt lectiones , altera in theologia , altera 



attingantur summatim, in quo oranino tres vetusti códices, quos ego vidi, consentiunt. 
Ex iis autem duo, latine conscripti, ita habent: primus, isque vetustissimus omnium: 
"ab Ignatio eodem anno xn, nimirum Nicolaus Lanoyus Collegii designatus Rector, 
Paulus Achilles, Petrus Venustus, Petrus Ribadeneira, Joannes Rogerius , Michael 
Botellus, Sanctus Navarrus, Nicolaus Stisoferratus , Joannes Baptista Sanctopetrus, 
ac tres praeterea, Septembri mense ineunte, mittuntur:„ a quo numero Jacobum Lay- 
nium, Hieronymum Domenechium, et Juvenalem Busterium aperte excludit, subdit 
enim: -hi ad xn. calend. Octobris Panormum adducti, magnaque omnium, ac Vegae 
praesertim laetitia excepti, cum Jacobo Laynio, Hieronymo Domenechio, et Juvenali 
Busterio, qui per id temporis Ignatii jussu Panormi aliis atque allis negotiis impediti 
versabantur, ut Ignatius jusserat, se conjungunt et Collegii fundamenta ponunt.„ Qui- 
bus addere est Julianum Flandrum, Domenechii socium: nam Philippus Casinus, qui 
cum Laynio venerat, ut Codretus meminit, duodecim illis adventantibus, ad infimam 
grammaticae ciassem tuendam, Messanam concesserat. Alter vero, Paulo Achille vivo, 
editus codex, quemadmodum auctor innuit, enumeratis per nomina et cognomina iisdem 
novem, continenter subjicit: "et tres alii, quorum nomina non succurrunt. „ Codretus 
Jenique decem fuisse memorai; ait enim: "hoc secundum in Sicilia Collegium fuit, anno 
terme post Messanense, sesquiáltero constructum, eodemque Patrum Fratrumque nu- 
mero, iisdemque reditibus quingentorum aureorum in annos singulos.,, Nam qui Col- 
legium primi condidere Mamertinum decem fuisse tradiderat. Sed cum Panormo abes- 
set, mirum non est eum in die quoque adventus adnòtando, quem ad pridie calend. 
Octobris rejicit, titubasse. Caeterum dissentientes scriptores ad veritatis semitam 
revocari facile posse arbitror, si tres illos, quorum nomina antiquitas obliteravit, ob- 
scuriores fuisse homines opinemur, domesticis obsequiis addictos, quos caeco quodam 
silentio nominatim non indicari, nemo doleret. In ea autem colonia laicos aliquot fuisse 
testantur publicae litterae, quibus B. Ignatius per tabellionem, Blasium de Casarru- 
bias, Romae anno 1552, 27 Aprilis, Collegii Panormitani institutionem ratam habuit; in 
quibus est: "misil ad civitatem Panormitanam R. P. D. Magistrum Nicolaum de Lanoi, 
et alios presby teros, et scholares Societatis, et laicos dictae Societatis... „ Hucusquo 
Aguilera, c. II, n. ( >., qui tandem concludit: t; omnino igitur, qui Panormitanum Colle- 
gium primi incoluerunt, sexdecim numerari oportere, pro comperto relinquitur, si duo- 
decim illis, qui uno commeatu delati sunt, Laynius et Domenechius cum duobus sociis, 
Juliano et Carnoza (Zornoza) annumerentur.,.— Jam vero multo major, ni multum fal- 
limur, fidcs debetur huic a Polanco emendatae versioni, utpote quibuscumque vetustis- 
simis codicibus vetustiori. 



182 



LlTTERAE QU.ADRIMESTRES 



in rhetoriea, sequenti vero die una in philosophia, quae omni- 
bus placebant plurimum, maxime illa rhetorices, ob suam, tum 
venustatem, tum ubertatem, tum etiam quia illa tractabat, quae 
omnes intelligebant ita ut transeribendam plurimi eam petie- 
rint. Die vero subsequenti apertae sunt scholae, ad quas scho- 
lastici venientes, secundum facultatem et suffieientiam, in debitis 
seholis sunt ordinati. 

Atque tot scholares, qui in dies multiplicantur, jam vene- 
runt, ut prima classis, quae Magistri Petri Brixiensis est, nume- 
rum excedat centum et sexaginta. Quare, ut suo melius satisfa- 
eeret officio, necesse fuit ut duo illi darentur coadjutores. In 
secunda autem septuaginta: in tertia et quarta, viginti et vi- 
ginti quinqué. In classe autem rhetorices, quia scholastici 
capaces et in inferioribus disciplinis versati non inveniebantur, 
sunt pauciores. Sed speramus numerum per inferiorum profe- 
ctum multiplicandum. Res profecto hujusmodi est ut laudi Dei 
uberem materiam praebeat , illum considerando fructum quem 
pueri , tum in litteris , tum in spiritu , hoc brevi tempore sunt 
assecuti. 

Nam quantum ad litteras spectat , hoc diligenter a principio 
est curatum et continuo curatur, ut solida jaciant grammatices 
fundamenta, quae in ipsis omnino, cum regulam nullam tene- 
rent, desiderabantur. Quare etiam major ex isto tempore exiguo, 
quo apud nos studuerunt , in illis conspicitur fructus , quam ex 
tribus quatuorve annis , quibus sub aliis magistris operam na- 
varunt. Quod etiam ipsimet confitentur. Et hoc quidem fit ob 
bonum quem tenent magistri ordinem magnamque quam exhi- 
bent diligentiam, Domino Deo, quod praecipuum est, mirifico 
coeptis eorum adspirante, utpote cujus laus et gloria solum 
quaeritur. 

Quod ad mores attinet, res est miranda magistros et con- 
fessores talem tamque subitam in his pueris invenire mutatio- 
nem, ut omnino peccata ipsis decidisse videantur cum huc 
primo venerint ita ut, interrogati num in hoc aut in illud inci- 
dissem, respondent hujusmodi quidem se solitos committere, 
sed ex quo hasce scholas frequentane nequáquam amplius per- 
petrasse. Omnes singulis mensibus confitentur, aliqui etiam 

1 Hanc orationem elegantem et plenam Siciliae Jaudibus atque ipsius Pro-regis, 
dicit Polancus, Chron., t. i, pag. 387, num. 386. 



An\ 1550 



saepius, major i solito diligentia scholas visitant, tempore ma- 
tutino Missae intersunt, et diebus dominicis ante prandium 
concionibus. Tempore vero pomeridiano aliqui ad suos rever - 
tuntur magistros, qui eis aliquid spirituale perlegunt. Unde tum 
per praedicta, tum etiam per lectionem, quam P. Laynez sin- 
gulis sextis feriis perlegit, admodum illis fruetuosam et conve- 
nientem , nec non etiam per studia bonosque ipsorum mores, 
Dominus (cui soli laus et gloria) mirabiliter operatur. 

Reverendus P. Laynez in ecclesia praecipua, praesente Pro- 
rege multisque magnatibus, singulis dominicis diebus est con- 
cionatus , idque non sine magna omnium tum admiratione tum 
satisfactione, atque, ut in eadem ecclesia tota concionaretur 
quadragesima , multum fuit desiderátum ; adeo ut multi nobiles 
ob loci capacitatem totiusque civitatis commoditatem, ad hoc 
plurimum institerint. Sed quia hic locus Pro -regi totique curiae 
fuerat incommodus, melius visum fuit praedicare ubi anno 
transacto praedicabat. 

Ultra haec aliqui fratrum tum in carceribus, tum in hospita- 
libus , tum in triremibus , gratia Dei , non sine fructu hoc Ad- 
ventu praedicaverunt. Nam incarcerati quasi omnes confessi 
sunt et communicaverunt, licet numerum excederent tercento- 
rum, et bullae pro multis ut absolverentur sunt impetratae. 
Jamque viginti, qui ob debitum ibi detinebantur , auxiliante 
authoritate et eleemosynaPro-regis, liberavimus. Similiter, quia 
diebus transactis multi in infirmitatem ceciderant, atque, mo- 
rientibus quibusdam , periculum erat ne et alii febri illa mali- 
gna inficerentur, curatum omnino magna fuit instantia illos in 
hospitale cum suis custodiis transferri , qui hoc auxilio vitam 
sibi putant conservatam. 

In triremibus opus factum est non minus admirabile quam 
magnae aedificationis plurimique fructus, quia per praedicatio- 
nes ibi factas omnes qui in eis reperiebantur christiani, per 
Patrem Laynez aliosque Societatis nostrae sacerdotes, admo- 
dum illis necessariam, et antehac a multis neglectam, fecerunt 
confessionem. Inter eos enim reperire fuit quosdam qui a sex, 
qui a decem, qui a quindecim, qui a viginti annis, qui toto vitae 
suae tempore nullam fecerant confessionem: omnibus una voce 
dicentibus: Quod Dominus visitavit plebem suam et quod re- 
demptae fuerant animae ipsorum. 



184 LlTTERAE QUADRIM ESTRES 

Curatum est etiam in hac civitate negotium pupillorum , qui 
hic absque ulla erant congregatione , nec erat qui illorum ali- 
quam curam gereret. Quare bulla erectionis hujus congregatio- 
nis publicata est, praedicante illa dominica Patre Laynez in 
eorum gratiam; cui praedicationi cum interesset Prorex tota- 
que civitas , factum est ut de Pro-regis mandato , civitatis dux 
et quidam alius ex praecipuis nobilibus plurimos primates con- 
venirent et nobiles, huic ut sociarentur fraternitati. Unde huic 
se addixerunt quinquaginta viri egregii; quidamque nobilis an- 
nui redditus triginta uncias , id est , scutata septuaginta quin- 
qué istis orphanis reliquit: qui etiam collegio nostro duas 
dederat domos, quae singulis annis locantur centum unciis. 

His generaliter sunt perstricta, quae per gratiam Dei hic ad 
Dei gloriam gesta sunt, omissis interim particularibus, quae 
quotidie fiunt multa per colloquia Pro-regis et Pro-reginae, 
unde multi adjuvantur. De omnibus laudetur Deus, qui omnia 
in omnibus operatur, nobisque augmentum gratiae et spiritus 
praestet, ut servitio suo quotidie ferventius insistamus suum- 
que honorem et gloriam semper in omnibus quaeramus. Amen. 

Panormi 15 Februarii 1550. 



1 Verba haec: id est, scutata septuaginta quinqué, in margine, sed contextui in- 
serenda, scripsit Polancus. 



An. 1.Y)0 



LV 



Laurentius Busnardus 
Patri Joannide Polanco. 
Florentia, 17 Martii, 1550 '. 

IHS 

Gratia et pax Domini N. Jesu Christi sit semper nobiscum. 

Etsi vereor ut me satis deceat, quae caeteri diarissimi fra- 
tres melius me multo facturi sunt, ad te praesertim, Pater Re- 
verende, scribere ac maxime cum mearum virium non sit ónus, 
tamen quia tibi haud injucunda quae scripsero futura existimo, 
breviter discessus nostri felicem Florentiam usque eventum 
aperiam \ Cum ad oppidulum illud, quem (sic) Roncilionem 
vocant, pervenissemus , ibique nocte illa futuri essemus, sub 
horam coenae in podiolum quoddam quod hospitiolo illi in quo 
eramus adjacet, prodii: ibique, cum sermones spirituales cum 
quodam viro óptimo conferrem, petiit cujas essem et cujus 
ordinis. Ibi tune paucis (ut potui et scivi) Institutum Societatis 
aperui, et quae in India gererentur ex parte declaravi. Cum ille 
magis ac magis erga Societatem affici videretur, petii ut nos 
precibus suis adjuvarei. Tune ille sese ultro obtulit , et cum 
illum ad charissimos fratres adduxissem ut una cum illis collo- 

4 Tota autographa in folio olim 2 ( >, num. 9. 

2 Nicolaus Gaudanus, Laurentius Busnardus, Joannes (qui et Joanico, Joannino et 
Giovanni piccolo dicebatur), Thaddaeus, quidam Baptista et septem alii Venetias missi 
hoc mense Marito fuere ut Collega Veneti fundamenta ponerent. Vide Polanco, Chron., 
t. li. pag. 60, num. 135 et not. 1. Hi duodecim in duas turmas distributi sunt, quarum una 
sub Nicolao Gaudano Lauretum petiit (Polanco, I. e), inde Anconam et Ancona per 
mare Venetias petitura: altera vero sub alio Nicolao, in qua Busnardus, Joannes, Thad- 
daeus et Baptista erant, viam tenuit, quae Roma per Ronciglionem, Vilerbium , Bolse- 
nam. Aquampendentem , Sanctum Quericum , Bonum Conventual, Senas et Poggium, 
Florentiam ducit. Hanc secundam turmam comitabatur Petrus de Ayllon, Bononiani, 
ui videtur, destinatus (Polanco, 1. c. , pag. 54, not. 1). 



186 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



queretur , julium tune dedit, et rogavit ut domura suam , quae 
est Volsenae, adiremus, ac eo die, quo eo venturi eramus, 
praemisit qui nos domum suam adducerent, ipseque etiam 
obviam processit. Sed antequam nos reperisset, Baptista, in 
platea quadam , quae est juxta aedes ejus , concionatus est , cui 
et ipse adfuit. Perfecta concione, domum duxit, ibique eanocte 
fuimus; quem amorem quamque benevolentiam nobis prae se 
tulerit, vobis cogitandum relinquo. Certe domum suam Socie- 
tati Jesu semper apertam fore promisit. Cum ipse et uxor ejus 
accubuissent, Magister Nicolaus jussit Joanni ut eis concionare- 
tur. Sequenti die, cum nos retiñere non posset, jubet equum 
parari quem Joannes Aquampendentem usque equitavit. Huic 
viro óptimo Vincentius Mandula nomen est, et Volsenae habitat 
aedes illas quas habet Rmus. Cardinalis Tiberius Crispus. In 
quodam alio oppidulo Baptista concionatus est, in alio Thad- 
daeus. Sienae nocte illa qua eo devenimus commorati sumus, 
qua Thaddaeus una cum Aillon in domo matris suae fuit. Posterà 
die satis lautum prandium frater ejus nobis exhibuit ac postea 
Siena discessimus. Florentiae , quo novem diebus Roma deve- 
nimus, solita charitate , hilaritate et benevolentia a Magistro 
Joanne 1 recepii fuimus, qui duos dies nos invitos retinuit. Ba- 
ptista in platea Ducis, Aillon in foro olitorio, concionati sunt, qui- 
bus certe satis frequens concio fuit. Reverendus in Christo P. 
Alexander, quicum hodie in cubiculo suo diu locutus sum , ita se 
orationibus tuis commendai, ut qui maxime commendari cupiat. 

Vale , et filium indignimi tuis orationibus adjuva , et simul 
Reverendo in Christo P. Ignatio, si libet, commenda. 

Datimi Florentiae , 16 Kalend. Aprilis 1550. 

Indignus filius 

Laurextius Busnardus. 



Super script io.— Reverendo in Christo Patri Polanco, Socie- 
tatis Jesu Sacerdoti dignissimo. Apud Sanctum Marcum in 
aedibus quae adjacent Divae Mariae de Strata, Romae. 



• Joannes de Rossis. 



An. 1550 



187 



LVI 



P. Andreas de Oviedo 
Patri Ignatio de Loyola. 
Gandia, 31 Martii 1550 ». 



IHS 

Muy R. Padre en el Señor. 

La suma gracia y amor de Xpo. Nro. Señor sea siempre y 
se sienta en nuestras almas. Amen. 

Las cartas de V. P. de 13 de Enero rescebimos, y las buenas 
nuevas, que nos envían de la Compañía, nos dan ocasión de mu- 
cho alabar á Nro. Señor por las misericordias que usa con sus 
criaturas, y por lo mucho que se digna servirse de los Padres 
de la Compañía en obras santas y de tanta charidad y edifica- 
ción de los prójimos, á gloria de la divina Majestad 2 . La qual 
por su misericordia también se digna de visitar á los miembros 
flacos de la misma Compañía, que están por acá, dando gracia 
para que se ocupen en algunas cosas de su servicio, llevando 
las cosas de la Compañía en aumento y buena edificación, por 
su sola bondad, así acerca de la Universidad como de otros 
buenos exercícios, de lo qual, y especialmente de lo que se ofrece 
de escribir deste mes, daré alguna cuenta á V. P., con deseo de 



1 Tota epistola est manu scripta Patris Andreae de Oviedo in folio duplici, n. 156 
et 157. 

* In Cartas de San Ignacio, t. n, pag. 208 et seq., habes históricas litteras a P. Po- 
lanco ex commissione S. Ignatii subscriptas, 20 Januarii hujus anni 1550 datas, et Patri 
Antonio de Araoz missas. Hujusmodi historicarum litterarum exempla singula in sin- 
«ulas, praecipuas saltem, Societatis domos mittebantur. Unde iis símiles fuisse , quas 
hic meminit Oviedo litteras , haud imprudenter affirmari potest. 



1S8 



LlTTERAE QUADRIM ESTRES 



que el Señor nos dé su gracia para observar el mandamiento 
de la patente, que V. P. ha enviado del escrebir 

Primeramente cuanto á las cosas desta Universidad, ha- 
biendo el Señor Duque 2 habido unos executoriales reales para 
el reino de Valencia , los llevé yo juntamente con las bullas de 
Su Santidad á intimar â Valencia, lo qual se hizo como conve- 
nia para el buen crédito de Nra. Universidad, la qual está ya 
muy bien asentada, y dá buena edificación el exercício que hay 
de la doctrina y el rigor en el examinar, sin llevar ningún sala- 
rio por los grados la Compañía. Hanse graduado este mes 
algunos, así de fuera como de los nuestros, de los cuales se han 
graduado, el P. Don Gonzalo de Doctor en teología , y el 
P. M.° Morera y el P. Brandon de Maestros en Artes, habiendo 
muy buenas oraciones y versos de edificación. Después este 
mismo mes se han graduado el mismo P. M.° Morera y el 
P. M.° Juan Cuvillon , flamenco, de Doctores en teología con 
aucto muy solenne y oraciones y versos del P. Morera s . Y jun- 
tamente se graduaron otros de fuera, aunque estudiantes desta 
villa, de los quales uno era Licenciado del Señor Duque, teó- 
logo hábil, y el otro de Maestro en Artes; y por su buena edifi- 
cación y suficiencia paresció al Señor Duque que empezase el 
curso de las Artes, que se hacia cuenta de empezarse para el 
San Lúeas que viene *, y esto por estar ya aparejados los estu- 
diantes. Y así lee agora con buen concurso de oyentes, entre 
los cuales oyólas artes un hijo del Señor Duque , que se llama 
Don Juan, Comendador de Santiago. Llámase el Maestro que 
lee M. Pynol. El curso de Artes que se había empezado va tam- 
bién adelante, y se ha empezado la lógica y la philosophía; hay 
también buen numero de oyentes, entre los cuales oye otro 
hijo del Señor Duque, llamado Don Alvaro. Llámase el que lee 
la filosofia M.° Tárraga; el qual ha empezado los exercícios spi- 



1 Vide Cartas de San Ignacio, t. ir, pag. 206 et 423. 

* Gandiae Dux , Franciscus Borgia. 

3 Vide Polanco, Chron., t. n, pag. 97, n. 226, ubi, praeter PP. Gundisalvum de Syl- 
veira, Joannem Coviglion et Georgium Morera, quorum et Antonii Brandon mentionem 
hic facit Oviedo, ait theologiae Doctorem creatum esse P. Joannem Baptistam de Bar- 
ma, philosophiae Magistrum Antonium Cordeses, et in philosophia etiam Baccalaureum 
Albertum Cavallinutn, Mutinensem. 

* para el San Lúeas que viene, ad proximum festum Sancti Lucae , seu 18 Octo- 
Jjris. 



A.\. L550 



189 



rituales habiéndolos pedido. Y tienen buen exercieio de conclu- 
siones y disputas. En teología lee el P. M.° Baptista 1 una lic ión, 
esta cuaresma, de penitentia, ayudándole á leer la otra el 
P. M.° Morera de matrimonio; que antes solia leer dos licione- 
al dia el P. M.° Baptista. 

2.° A una persona de mucha cualidad ha movido el Señor 
á ser de la Compañía, y el Señor Duque le ha dado exercícios 
espirituales, en los cuales ha hallado mucha devoción y conso- 
laciones, confirmándose en sus buenos propósitos de ser de la 
Compañía, en lo qual está ya determinado; y espérase en 
Nro. Señor que en Roma ó en otra parte dará principio á algún 
collegio para la Compañía, porque lo podrá bien hacer de los 
bienes temporales , que le ha dado el Señor, y para ello pienso 
no le faltará buena voluntad. 

Dos estudiantes que postrero vinieron de alcalá , después de 
haber aquí hecho los exercícios, se han determinado en sus 
buenos propósitos de ser de la Compañía. Son personas de bue- 
nos subjectos y edificación. El uno para teología y el otro para 
Filosofía 4 . También, como tengo dicho, ha empezado los exer- 
cícios el R. P. e M.° Tárraga. 

El pueblo está muy edificado deste Collegio, y han instituido 
en nuestra iglesia , por la buena devoción que nos tienen , una 
cofradía de Sanguine Xp/., la qual vá adelante, y la Compañía 
le ha dado esta cuaresma un sermón los Miércoles, que habia 
pedido. También se ha predicado otros dias de cuaresma en 
nuestra iglesia con mucha satisfacción y edificación á gloria 
del Señor, y ha sido muy acepto el P. e Morera en sus sermones; 
los quales se han repartido de entre los Padres , porque así pu- 
diesen proseguir sus estudios y ocupaciones otras que tenían. 
Los que han predicado son el P. e M.° Morera, el P. e M.° Sabo- 
yn , el P. e M.° Baptista y el P. e M.° Andres 3 , todos de la Com- 



1 P. Joannes Baptista de Barnia. Maestri Pynol et Magistri Tarraga nullibi alias 
mentionem factam reperimus, sed tantum Magistri Hieronymi Perez , Ordinis B. M. V. 
de Mercede, Redemptionis captivorum, qui primus in Gandiensi Universitate thcolo- 
giam praelegit. 

8 Tres novitii sub finem anni 15-19 Compiuto Gandiam missi sunt; primus P. Joannes 
Baptista de Barma, Complutensis ; alter .loannes Gamero; et tertius Joannes de Monto- 
ya , dioecesis Siguntinae. 

3 P. Franciscus Saboya, P. Joannes Baptista de Barma, et ipse harum litterarum 
auctor, P. Andreas de Oviedo. 



LlTTERAE OUADRIMESTRES 



pañía. También algunos hermanos, de los que oyen teología, 
se han repartido los Domingos á predicar por los lugares de los 
moriscos, y yo he predicado también algunos sermones en el 
arrabal, donde concurren xpianos viejos y moriscos. 

Confesiones hay muchas en el Collegio, generales y de mu- 
chos años y de otras, y con mucho concurso, en que se muestra 
la devoción de la gente en confesarse con nuestros hermanos. 

Y son tantas las confesiones, que ha sido menester que los her- 
manos estudiantes, algunos que son sacerdotes, dejasen muchos 
dias las liciones que oian. Y elP. e Cesar 1 dá muy buena edifi- 
cación en promptamente y con alegría oyr las confesiones que 
le mandan. Y al P. e M.° Baptista ha movido Nro. Señor á la 
devoción de los pobres, yéndolos á buscar al hospital para con- 
fesarlos; y han venido tantos, que ha pedido por compañero al 
P. e M.° Juan, flamenco, para oírlos, y son muchos los pobres 
que se confiesan al día; y hale acontecido buscar limosna y 
aparejo de comer para algunos pobres que confesaba, llevando 
él mismo la olla al hospital para que comiesen los pobres, los 
cuales se han mucho consolado con su charidad, por la grande 
necesidad que tenían sus almas de consuelo y remedio; y esto 
ha dado mucha edificación. Y hase mostrado tan amante de los 
pobres que ha acontecido á una persona muy honrada y devota 
rogarle que confesase á su hija, y respondióle el P. e M.° Bap- 
tista que le dejase primero cumplir con los pobres , que él la 
oiría después, de lo cual el padre de la hija se edificó mucho y 
así nos lo contó al Señor Duque y á mí. También ha buscado el 
P. M.° Baptista limosna para unas vestes á los pobres del hos- 
pital, cuando se levantan; y ha levantado la buena devoción 
que había en el hospital de servir á semanas, y así anda agora 
el hospital muy ordenado y los pobres muy consolados, gloria 
á Nro. Señor. Y esta semana santa sirve su semana el Señor 
Marqués de Lombay 4 , haciendo muchos regalos á los enfermos. 

Y yendo yo hoy allá, hallé á Su Señoría que les daba de comer 
á los enfermos, y cierto no sin gran manjar espiritual que Dios 



1 P. Caesar Aversanus, alius a Caesare Helmi, quem Fulginatem dicit Polancus, 
Chron., t. n, pag. 04, n. 140; quare emendandus est illius t. 11. onomasücus index, ubi 
unum eumdemque feeimus Helmium et Aversanum. 

4 Cai olus de Borja, Francisci de Borja primogenitus. 



An. 1550 



191 



daba á su alma. Porque paseándonos los dos por el hospital, 
me deseubrió las misericordias que Dios obra en su alma, que 
son tantas y tan grandes, que no tiene él duda ser de Dios 
Nuestro Señor; y está de tal manera dispuesto por mano de 
Aquel santo fabricador, que es cosa de admiración ver un 
señor de veinte años tan cano y asentado en las cosas de 
Nro. Señor; tan firme y determinado de servir á su divina Ma- 
jestad muy de veras, con gran conocimiento de las cosas de 
Nro. Señor, desconfiando mucho de sí y muy confiado en el 
Señor. A él plegué por su misericordia esforzarle y conser- 
varle en su santa gracia y amor. Amen. 

Tiene tan bien criados el Señor Duque á sus hijos , que es 
para alabar á Nro. Señor ver el buen exemplo de humildad y 
virtud que todos dan de sí; bien parecen generación santa y 
hijos de tan buen padre y Padre de la Compañía , padre de po- 
bres y amparo de viudas , consolador de los tristes y amigo de 
los siervos de Nuestro Señor; que gran beneficio es, no solo con- 
versar, pero aun ver el rostro de un Duque tan siervo de Dios, 
ferviente en las cosas de su servicio, elevado en la contempla- 
ción, símplice y muy sabio, temeroso y lleno del amor de Dios. 
O dichosos tiempos de nuestra edad, en los cuales se nos comu- 
nica Christo y nos dá exemplos vivos que imitar! O dichosa 
era, en que se comenzó á plantar la Compañía , postrera entre 
las religiones, pero como Benjamin amada de Dios! Consérvala, 
Dios bendito, por tu santa bondad \ Tú, Señor, que has dado 
el velie, dá también el acabar. Dadnos, Señor, que te amemos; 
dános hacer siempre tu sancta voluntad; dános, Señor, tu gra- 
cia y reino, pues por nosotros te has querido sacrificar y mo- 
rir como un cordero pacientemente en la cruz. Dános, Señor, 
llorar tu muerte; dános devoción de tu passion; dános morar en 
tus entrañas; dános seguir tu camino; dános verdadera humil- 
dad; dános, Señor, amor del prójimo; dános limpieza y castidad; 
dános puridad de corazones, dános obediencia y discreción, 
dános pobreza y simplicidad; hacednos aborrecer el mundo; 



' Vide in Cienfueoos, 1. c. vur, § 3, aut in Nierf.mberg, Vida del B. Francisco de 
Borja, 1. [, cap. 32, litteras Stephani de Almeyda, Cartaginensis Episcopi, Murciae 
datas 25 Apnlis 1548, et in eis similia de Duce Gandiae reperies iis quae hic habet An- 
dreas de Oviedo. 



192 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

quitadnos, Señor, la presumpcion; dadnos conoscer nuestra 
bajeza; dadnos confiar y conosceros á vos, desconfiados de nos- 
otros mismos; tocadnos, Señor, el corazón; cazador santo, ha- 
ced que nos dejemos cazar de vos y que no impidamos vuestro 
vuelo; haced, Señor, la presa de nos; llevadnos, águila caudal, 
en vuestras alas; reprimid, Señor, nuestros pensamientos y ha- 
cednos de contino pensar en vos ; cesen ya los bríos de los sen- 
tidos y subjéctense del todo nuestra alma y fuerzas á vuestro 
mandar; mucho, Señor, os hemos ofendido y seguido nuestra 
voluntad; dexádoos hemos, fuente de vida, y bebido de las 
aguas de nuestra maldad; ponzoña hemos tenido más que basi- 
lisco; pero mirad , Señor, á vuestra bondad. Ruégeos por toda 
la Compañía; lavadnos, Señor, con vuestro liquor; pídoos per- 
don por nuestros pecados ; habed , Señor, de nosotros miseri- 
cordia y compasión, que somos flacos. Esforzadnos con vues- 
tra gracia y amor, Dios infinito, y mirad, Eterno Padre, á vues- 
tro Hijo unigénito en la cruz, y por este precio dadnos vuestra 
gloria y bendición. Amen. 

Acerca de los grados, habiendo Mre. Andres hecho los actos 
requisitos y que aquí se usan, y habiendo así parescido al Se- 
ñor Duque, la víspera de ramos recibió el grado de Bachiller 
en teología. 

El Señor Duque ha hecho algunas letanías de las materias 
de Santo Tomás, muy devotas, como de Dco y de Trinitate, de 
Incarnatione, y tiene en intención de hacer de Angelis, y del 
Sacramento, y de Anima, según la Doctrina escolástica de 
Santo Tomás f . 

Los hermanos están buenos y aprovechan en sus estudios. 
Vanse las cosas temporales, como la renta y las posesiones, 
asentando, para que puedan los estudiantes estar á su como- 
didad. 

En las oraciones de V. P. y de los charíssimos Padres y Her- 
manos humilmente nos encomendamos en el Señor Nro. 
De Gandía , á 31 de Marzo de 1550. 



» Editus typis hoc ipso anno 1550 fuit hic libellus sub sequenti titulo: Praecipuae ac 
maxime necessariae Divi Thomae Aquinatis materiae in Litaniarum rationem 
redáctete per Illustrissimnm Dominimi D. Franciscum a Borgia Gandiae Ducevi et 
Mai chio ne m de Lombay. Valentiae , Apud loannem Mey, 1550. 



A.v 1550 193 

Si esta no se copiare, ni se quitare la prolixidad que he aña- 
dido, fuera del dar cuenta en las cosas, les pido perdón. 
De V. P. 

Obediente hijo en el Señor Nro. 

Andres publicano '. 



Super scriptio in superiori margine primae paginae : Para 
Nro. P. Mro. Ignatio. 

His ¡ii eodein loco addidit Polanais: De Gandía, de 31 de 
.Marzo. 



* Sic fere semper nomen suum Htteris supponebat Andreas ; sed in pluribus , quas 
viJimus, deletavoce pitblicano aut publicanus, superscripsit Polancus de Oviedo. 



13 



194 



LiTTERAE QCADRÍMESTKES 



LVII 



Stephanus Capumsachus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Meldula, 21 Maji 1550 f . 
(Fragmentum) 

Cavato d' una lettera di Mtro. Stephano d' Arezzo di 21 di Maggio 1550, da Meldola. 

Come V. R. potrà già haver inteso, son venuto a Meldola, 
dove tutti li amici et scholari mi hanno ricevuto con gran chia- 
rità et allegrezza. Per cinque giorni che ci sono , ho visitato 
quattro ordini della dottrina Christiana et della oratione, che si 
comminciarono, et trovo che sono andati di bene in meglio; 
perche ogni dì, quando li scholari escono dalla schola, vanno a 
quattro chiese delle migliori di qua, con suoi capi, che ne hanno 
chi 15, chi 20, chi più, chi meno, a dir prima la oratione, et di- 
poi uno o due sedono, et li altri li domandano tutta la dottrina 
Christiana, di modo che per il continuo et cotidiano uso la sanno 
piccoli et grandi come 1' Avemaria. Alla chiesa maggiore, dove 
va il mastro et sono de' preti, cantan prima la compieta et poi 
fanno P oratione; et per tutti i lochi con tanta riverenza et si- 
lentio che mi danno edificatione et confusione insieme. Sia del 
tutto laude a Dio N. Sre. 

Alia maini in quarta pagina: Di Meldola, di Stephano di 
Arezzo, bo. me. (bonac memoriae) s . 

Et alia: di Meldola. 



1 Transumptum, manu Patris Andreae de Frusis confectum, in prima pagina dupli- 
cis folii, cui prius erant nn. 38 et 34, nunc autem 13 et 14. De hoc Stephano Capumsacho, 
Aretino, vide Polanco, Chron., t. i, pag. 291, 292, 491-493 et t. n, pag. 20-22, 54, 55 et 57. 

2 Obiit Stephanus Eononiae, in Collegio Societatis, die 20 Septembris hujus 
anni 1550. 



An. 1550 



LVITI 



P. Adrianus Adriaenssens 
Patri Ignatio de Loyola. 
Lovanio, 22 Maji 1550 

IHS 

R. Dne. Praeposite. 

Gratia Dni. Nostri Jesu XJ sit semper cum P. V. 

Amantissime in X.° Pater : Quod ad rerum nostrarum sta- 
tum attinet, tres sumus numero fratres. Unus Cornélius 2 , laus 
Deo, recte habet , lectiones diligenter visitai, et simul cum aliis 
theologis disputat, et circa temporalia et necessaria domus ver- 
satur. 

Charissimus Frater M. Andreas 5 utcumque habet , et facit 
quod potest pro tempore et loco. Aliquando tam hunc tam illuni 
studiosum accedit exhortationis gratia. 

Ego, quamquam bene quidem valeo, sed adhuc nimium sum 
immortifìcatus; neque lectiones neque disputationes visito ob 
meam fortassis pigritiam et negligentiam, sed tamen experior 
me hujusmodi studiis parum proficere et ad ea aliquo modo 
continuanda tempus non superesse, maxime cum parvi sim la- 
boris. Itaque officio horarum et sacrificio Missae, confessioni- 
bus audiendis, diversorum consultationibus et colloquiis, cura 
domus, profectionibus et aliis negotiis occurrentibus, me occu- 
po, eadem ista ante et post factum examinando et cogitando 
quo modo ad majorem Dei gloriam, nostram salutem, et proxi- 
morum utilitatem et aedificationem fieri expediat. 



• Autographa in folio duplici n. 98 et 99. 
"- P. Cornélius Wischaven. 

* M Andreas Sidereus. 



195 



LlTTEKAE QUADRIMESTRES 



Quod ad conlessiones attinet, diversi quidem pro tempore 
tum magistri tum sacerdotes et alii studentes accedunt, sed non 
ita continuant ut ego desiderarem ; et tales sunt circiter duode- 
eim aut quindecim. Reliquam partem confitentium implent lai- 
ci, et praecipue murieres conjugatae, virgines et viduae, cum 
suis familiis et prolibus. 

Pacifice admodum hic vivimus ; obloquia pauca , immo nulla 
nisi a multum perversis. Ut autem studentes Christo lucrari 
possint, fateor quidem meam negligentiam. Attamen plurimum 
in Domino cuperem: et dum eos confiten velie video, prae 
omnibus illos admitto, et ut libere domum nostram accedant 
hortor in Domino; sed quid dicam? Panibus abundant, et utinam 
;;bundent et bene masticent. 

Sunt hic Lovanii diversi insignes viri et religiosi qui, quasi 
uno spiritu et certatim, videntur pro sui mortificatione et ani- 
marum salute laborare, idque publice et privatim, docendo et 
concionando germanice et latine. Sit Dominus benedictus et 
det illis multiplicem fructum. Et ut libere dicam quod experior, 
solum nomen nostrae Societatis non parum eos ad ista exsti- 
mulat; sua enim media habet Dominus Jesus per quae suos exci- 
tare velit. Nam ante adventum Societatis nullus solebat latine 
concionari. Hanc ob causam solet hic vir quidam magnae aucto- 
ritatis, nescio an satis circumspecte, dicere : si, inquit, me So- 
cietari adjungere et R. P. Ignatium convenire liceret, conarer 
ipsi persuadere ne hic collegium Societatis serio fundaretur, 
sed vellem reliquias quasdam manere, quae alios attrahere et 
suscipere possent, ut nostrates praedicti intelligentes ea, quae 
in aliis partibus per Societatem fiunt, in officio contineantur et 
semper ad altiora excitentur. Haec ille. Quid refert per quos vel 
quibus mediis? Dominus enim est qui operatur omnia in omni- 
bus prout vult. Sit ipse in omnibus benedictus. 

De his itaque satis dictum puto ; utinam autem tam clare 
singula et apte possem explicare sicuti bene vellem ! 

Quod ad mittendos fra tres attinet, humiliter supplicamus 
P. V. ut eos mittere dignetur cum uno ad minus sacerdote, qui 
in Domini vinea cum ipsius adjutorio laborare possit, maxime 
apud clerum. 

Incoepi ab uno die aut altero dare exercitia cuidam Li- 
centiato theologo, decano facultatis artium et R. P. Danie- 



A\. 1550 



lis 1 conterraneus; sed quia officio decanatus fungitur et intra 
paucos dies ad curam animarum profecturus simul, quam- 
quam non piene resignatus et fervidus, ideo, prout possum, 
suscipit exercitia domi suae, et more consueto accedit ad pran- 
dium et templum, orans Dominum ut sua potentia et bonitate 
supplere dignetur. 

Si fieri possit, Pater R. de , cuperem licentiam et potestatem 
absolvendi ab haeresi ; bulla enim Coenae Domini multum stri- 
cte loquitur hac in re, dum quorumvis haereticorum libros qùo- 
modolibet legentes aut in suis domibus tenentes exeommunicat. 
Dominus Cancellarius s hac tota quadragesima usque ad pa- 
scila dederat mihi licentiam, et hoc die cum benedictione reno- 
vavit seu dedit mihi eamdem licentiam absolvendi a casibus 
haeresis usque ad festum Bavonis 3 , et plurimum in Domino se 
commendai P. V. omniumque Patrum ac Fratrum orationibus. 

Dominus Cornélius Crocus, cujus in praecedentibus litteris 
plenius mentionem feci, pridie Ascensionis Domini per Parisios 
solus aggressus est iter romanum magno cum fervore, gaudio 
et fiducia in Domino. Noster cocus, de quo in eisdem praece- 
dentibus litteris plenius egi, multas lachrimas fundit ob id quia 
non potuit cum Domino Croco ire. Nam Dominus Crocus, qui 
ante annos decem semel solus Romam ivit, maluit jam pro 
Christo solus proficisci, se piene Domino committere, et omnium 
aliquam hominum notitiam relinquere. Hic enim cocus hacte- 
nus ipsi cohabitaverat. Interim paratus fuit obedire, si fratribus 
aliud visum fuisset in Domino expediré. Cuperemus autem hunc 
eumdem cocùm ad P. V. Romam transmitiere, si P. V. consul- 
tum videatur. Nam hic Lovanii non potest se studiis, quae ta 
men maxime ipsi sunt necessaria, commode applicare. 

Praeterea, Pater Reverende, intelligo Dominum quemdam, 
in Hollandia haereticae pravitatis Inquisitorem, de quo aestate 
praeterita multa ad P. V. scripsi, quomodo mecum fuisset lo- 
quutus et cuperet me ad se in Hollandiam venire, &c, denuo 
multum desiderare adventum meum et nemini ita affici sicuti 
mihi in Domino affìcitur. Interim petere veretur, dicens se exi- 



' Rdi. Patris Danielis Paeyb roeck, qui erat a Tcneramunda. 
* Ruardus Taper. 

5 ad festum [Sancii] Bavonis , quod est 1. a Octobris. 



198 



LiTTERAE QUADRIMESTRE» 



stimare quod sum illi offensus et sibi conscius addit se quoque 
causam scire '. 

Meminit et praedictus Dominus Crocus unius aut alterius 
docti viri, itinere duorum dierum habitantifUm a praedicto In- 
quisitore, quorum corda incoepit Deus movere per discessum 
Domini Croci. Proinde, Pater Reverende, ne denuo, sicuti anno 
praeterito, nimiae timiditatis vitium incidam, modeste cum Dei 
gratia semel statui invisere partes illas et, Domino jubente, 
laxare rete, si forte aliquid capiam. Jam post festa pentecosta- 
lia eo, Domino volente, incipiam proficisci, humiliter rogans 
P. V. ut mei et omnium mecum agentium in suis orationibus 
meminerit. Similiter rogans P. Polancum, reliquosque patres et 
fratres omnes. 

Postremo, Pater R. de , ut cum studiosis possim majorem inire 
amicitiam sedulo cum Dei gratia me curaturum confido, et ex. 
quo undique accepi litteras hac de re loquentes et nimiae cujus- 
dam solitudinis me arguentes, cum novo quodam animo, Do- 
mino concedente, me emendare coepi. Sit ipse benedictus. Dolco 
sane tepiditatem meam quod ad ista ita urgeri et exstimularl 
deberem; miror vero et congaudeo bonitati Dei, qua mihi in- 
digno tam diversis mediis succurrere dignatur. 

Plura in praesentiarum scribenda non occurrunt, nisi quod 
omnes nos commendamus orationibus P. V. omniumque Pa- 
trum ac Fratrum, et poscimus participes esse indulgentiarum 
anni jubilaei. 

Lovanii, 22 Maji anno Dni. 1550. 

Vester inutilis servus et in Dno. filius indignus. 

Adrianus Adriani 

ab Antuerpia. 

f 

Super script io. IHS. R. do in X.° Patri ac Dno., Mgro. Igna- 
tio, Praeposito Societatis Jesu, apud Sanctum Marcum in 
S. Maria de Strada, Romae. 

Alia marni: 5, Lovanii XXII Maji, 1550. 

1 Joannes Pollet , de quo ita Delplace, 1. c. , pag. 64 , not. 1. : "Quant à l'Inquisiteur 
Jean Pollet, on sait qu'il était chanoine de la collegiale de Saint-Pierre, a Lille, et quii 
fut nommé en 1545 Inquisiteur locai pour la Fiandre vallonne, en méme temps que le 
doyen de Renaix, Pierre Titelmans de Hasselt, était promu aux mêmes fonctions poni- 
la Fiandre flamingante... Vide etiam Carias de San Ignacio, t. vi, pag. 321 et 513. 



A.v. 1550 



199 



LIX 



P. Gundisalvus Pertusa 
Patri Joanni de Polanco. 
Valentia, 4 Junii 1550 \ 

IHS 

Muy R. d0 Padre mio en Jesucristo: 

La gracia y consolación del Espíritu Santo con fuego de 
amor de Dios sea siempre con V. R. y con todos sus siervos. 
Amen. 

Porque la santa obediencia me ha dado cargo y mandado 
escriba á V. R., lo hago avisando de las cosas que con el favor 
divino por acá en esta santa Compañía prósperamente suceden, 
dando primero la honra y gloria de ellas y de todo á Dios , cu- 
juís omnis honor ommsque gloria. 

El P. Maestro Miron 5 y todos los demás sus hijos en Cristo 
estamos buenos de salud, salvo el P. Francisco Onfroy, que está 
muy al cabo y muy fuera de sentido. El hermano Leyva espe- 
ramos en el Señor huelga con él, por cuya misericordia con 
tanta paciencia sufrió la enfermedad y con tanta resignación 
salió de la carne 3 . 

El P. Estrada y el P. Mendez llegaron aquí buenos á 3 de 
Mayo, trayendo un canónigo consigo, que se llama el licenciado 

1 Autographa in folio, cui n. erat olim 157, nunc autem 17.— Ultima tantum verba: 
Humilis in divisto servus, G.° Pertusa, sunt manu ipsius Patris Pertusa. 
* P. Jacobus Miron, Valentinae Societatis domui praefectus. 

s "Decem aut undecim numero nostri hoc anno (Valentiae) íuerunt; ex quibus Do- 
ininus Patrem Franciscum Onfroi... cum fratre Leyva ad meliorem, ut speramus, vitam 
traduxit; qui intra dies decem, prout optime et magna cum aedificatione vixerant, ita 
et optime mortili sunt, ut Deo viverent.„ Polamcus, Chron., t. n, an. 1550, n. 224, 
pag. 95.— Unde fratris Leyva obitus in ultima Maji hebdómada, Patris vero Onfroi in 
Junii prima reponendus est. 



200 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Arboleda, legista, hombre de mucha renta, y antes muy metido 
en el mundo, tanto que los que le han visto venir de esta ma- 
nera, conociendo quién era, quedan muy espantados y muchos 
muy edificados. O pues, buen Dios, y qué harian si sintiesen y 
conociesen su mudanza interior como ven la exterior! Cierto con 
muy mayor razón se admirarían y confundirían de ver un 
hombre tan puesto en las vanidades del mundo, y tan dado á los 
vicios de él, sin respeto ni temor de Dios, ni aun vergüenza de 
las gentes, verle ahora tan presto fuera de todo, tan humilde, 
tan confundido, y tan en otro mudado. Hizo aquí los ejercicios, 
y acabándolos, víspera de Pascua del Espíritu Santo, se partió 
juéves siguiente á Cuenca. 

Aquella misma mañana se partió el P. Mendez á Zaragoza y 
llegó aquí un clérigo de tierra de Cuenca, que ahora él y un es- 
tudiante hacen los ejercicios, el cual nos dijo que estaba aque- 
lla tierra tan movida después que el P. Estrada por allí pasó, 
que era para dar gloria á Dios, y particularmente personas 
principales dispuestas á mucho bien. Nuestro Señor á todos los 
mueva é inspire á que se pongan en su santa voluntad. 

Ha estado aquí esta Pascua el P. Bautista 1 y predicó el 
domingo de la Trinidad con mucha aceptación del auditorio y, 
según esperamos , fruto espiritual ; partiéronse luego el lunes él 
y el P. Miron, él á Gandía, y el P. Miron con el P. Baltasar 4 y 
un hermano á predicar por este Arzobispado. Esta tierra está 
en mucha necesidad, y es la causa, que un corsario moro , lla- 
mado Argutarraez, con favor de otro también corsario , y aun 
según dicen, con favor de Argel, la persigue mucho, saliendo 
en tierra y haciendo mucho daño en algunos pueblos, y hale 
hecho especialmente y el primero en un pueblo que se dice Cu- 
llera, medio entre Valencia y Gandía, la primera mañana de 
Pascua, donde mató y cautivó muchos cristianos, cuyo número 
yo no lo sé, y destruyó mucha provision; y porque sepamos 
quiénes somos sin la gracia de Dios, sucedió que algunos caba- 
lleros de esta ciudad, tomado seguro, entraron á sus fustas por 
rescatar algunos cristianos, y dijéronle que ya que mataba y 
prendia la gente, por qué destruía la provision. El respondió 



' P. Joannes Baptista de Barraa. 
- P. Balthasar Diaz. 



A\. lf)f)0 



201 



que nunca turco ni moro hacia semejante cesa ; mas que los re- 
negados de los nuestros eran los que lo hacian. Dios lo remedie 
todo. 

No se me ofrece otra cosa que de acá á V. R. escriba, sino 
que todos nos encomendamos en las oraciones de nuestro Pa- 
dre Maestro Ignacio y de todos V. as R. as , á quien Nuestro Se- 
ñor tenga de su mano, dando á nosotros gracia para que en 
todo le obedezcamos. Y yo por una necesidad particular, 
allende las generales, mucho asimismo á todos me encomiendo, 
esperando en el Señor que por sus oraciones hará misericordia 
conmigo, dándome en lo que digo abnegación propia y pacien- 
cia, que la he bien menester. 

De Valencia á 4 de Junio 1550. 

Esta limosna particular y mucho necesaria pide á V. R. un 
hermano que se dice Rodrigo. 

Esta ciudad está tan movida con los sermones del P. Es- 
trada, que es mucho de dar gracias á Dios, y el fruto espiritual 
según dicen es mucho. Nuestro Señor le acreciente á su gloria. 
Amen. 

Humilis in Christo servus. 

G.° Pertusa. 

Super script/o in altero folio. =f Al muy R. d0 en Jesucristo 
Padre el P. Maestro Polanco de la Compañía de Jesus, en 
Roma. 

Alia manu in eodein folio: 1550. Val. a 24 1 de Julio. 



1 In epistola clare admodum est 4 non vero 24. 



202 LlTTERAE QU A DRIM ESTRES 



LX 



Stephanus Capumsachus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Meldula, 3 Julii 1550 », 
(Fragmentum) 

D' un altra del medesimo di 3 di Luglio 1550. 

Questa settimana qua havemo havuto il giubileo , nel quale 
il Signore Leonello 2 mi ha adoperato come capo, mandándome 
prima Ih bolla o concessione sigillata, subito che 1' hebbe di 
Roma, dipoi dandomi la cura di far intendere a' Preti et Frati 
quel che bisognava. Cavai dunque la sustantia del giubileo, che 
conteneva il tempo et il modo che si haveva a tener in pigliarlo; 
et perche prima un predicatore lo haveva publicato per Santo 
Giovanni, pregai S. S. (sua Signoria; lo volesse diferire sino alla 
Visitatione della Vergine Maria, acciò si facesse intendere alla 
città et castella et ville vicine, et il bene fusse più commune, 
perche ognuno che seguitasse il Signore quel dì, lo poteva con- 
seguire ; et così piacque a S. S., che di più scrisse al Vicario di 
Faenza, a Furli 5 et altri che dipoi vennero di qua. Commessi 
dunque da parte di S. S. alli Rettori delle chiese che le mattine 
alla Messa admonisseno il popolo , che si confessassi et prepa- 
rassi al giubileo secondo la scritta che li detti , la quale etiam 
attaccarono alle porte delle chiese loro. Ognuno, appressatosi 
il giorno, si andava a confessare; et trache la gente era molta 
et li metitori pochi, pregai anche S. S. mandasse per alcuni 
confessori alle terre vicine ; et scrisse a un guardiano de frati 



1 Incipit in prima pagina folii duplicis, olim nn. 33 et 34, nunc 13 et 14, et finit in ter- 
tia. Est transumptum manu Joannis Philippi Vito confectum. 

2 Leonellus Pio de Carpi. 
■> Forli. 



An. 1550 203: 

osservanti che ne mandasse per questi dì, quali hebbero da fare 
tutto il tempo. Commesse anche S. S. alli monasterii et curati 
delle chiese che attendesseno il dì a confessare et far venire 
confessori da altri monasterii loro, secondo che fu avvertita 
S. S. facesse pel bisogno. Ancora che nella scritta del giubileo* 
non si facesse mentione di communioni, nondimeno talmente 
se ne fece mentione nella publicatione , che lasciando nella de- 
votione di alcuno senza obligo, et, chi era atto, inclinandogli a 
farlo, etiam il Signore con la sua famiglia dandone buon essem- 
pio, tutta 1' altra gente idonea per tre giorni in quattro et più 
chiese durò di communicarsi. Perche alcuni si lamentavano di 
non poter pigliare il giubileo, per paura di non esser presi da 
sbirri, venendo in Meldola et messi in prigione per debito, sup- 
plicai a S. S. volesse far gratia questi pochi dì di esser sicuri; 
et così concesse et' chi era stato messo in prigione il fece ca- 
vare. 

Nel pigliare il perdono, bisognava andare con S. S. a quat- 
tro chiese che eleggesse. Prima haveva eletto 4 chiese che è or- 
dinario starci sacerdoti ; dopoi per evitare alcuni inconvenienti 
et buoni rispetti , il dì dinanzi si risolse a voler per una quella 
dove io sto, et così io mandai per le tapezzerie di S. S. et la 
notte si assettò. Questo dico per una buona elemosina , che ne 
successe per li»poveri ; perche in queste quattro chiese che si 
guadagnava la perdonanza, fu fatto delle elemosine assai, et la 
nostra, secondo che mi fu detto, hebbe tre scudi quasi tutti in 
quattrini, li quali saranno in aiuto de' poverini. 

La mattina che si haveva a pigliare il perdono, andai a buon 
hora da S. S. a dirli che ci era ancora molta gente, et che biso- 
gnarla ordinare huomini che la moderassino nel andare, et che 
in chiesa si li dicesse come dovevan pigliare il perdono , cioè 
quel che havessero a dire et pregare Dio. Per moderare le furie 
o impeto, S. S. haveva fatto armare più di 100 soldati; ma per 
fargli intendere come lo devessino pigliare, mi disse che era 
meglio farlo nella piazza, dove era la gente ragunata, spet- 
tando S. S. Io non sapevo per chi gliele far dire , et mi ritenni 
nel principio, parte per vergogna, parte per insuficientia Al 
fine, udita la messa con S. S., menai meco il suo secretano , et 
salito sopra certe mura , dove stavano li soldati , mi voltai al 
popolo et li dissi quel che havessino a fare , secondo il tenore 



204 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



della bolla ; et de più che si guardassino di contendere insieme 
o con fatto o parole , perche , oltra che ne saria castigato chi 
fusse insolente, questo tale etiam non haveria il giubileo per la 
contentione, che è segno di presuntione non di contritione, 
quale si ricerca; similmente non bisognava fare atti dishonesti 
in modo alcuno. Poi S. S. mi fece chiamare et andare in proces- 
sione a canto a lui; et ci era tanta calca di persone, che non 
ostando che li soldati fosseno intorno , spesso venivano spente 
(stc ) et rumori che bisognava fermarsi et voltarsi. Erano venuti 
molti forlivesi et molto nobili; tra gli altri venne il Proposto 
nostro, che alloggia in casa sua quei della Compagnia che pas- 
san di là. Quando venne, mi domandò, et lo menai dal Signore 
et dalla Signora Contessa con satisfation di tutti, et il Signor lo 
invitò al giubileo, et li proferse stanze per se et per li amici , et 
la mattina della festa volse desinasse seco et con molti altri che 
ci erano. S. S. mostrava haver havuto gran contento et ringra- 
tiarne molto Dio di questo giubileo, et li altri Dio et S. S., et 
tutto usciva dal core et sincerità. 

Altro non scriverò a V. R. se non che la mi perdoni se con 
quel, che ci è del mio, guasto quel che è di Dio in bono in questa 
lettera, et mi raccomando. 

Di Meldola , alli 3 di Luglio 1550. 

Indegno servo in X.° n. S. , 



Stefano d'Arezzo. 



An. 1550 



LXI 



Pater Adrianus Adriaenssens 
Patri Ignatio de Loyola. 
Lovanio, 8 Julii 1550 '. 

IHS 

R. Domine Praeposite. 

Gratia Domini Nostri Jesu Christi sit semper nobiscum. 

Amantissime Pater: Quandoquidem sancta obedientia ita 
ad singula , quae circa nos aut ex Dei muñere aguntur , scri- 
benda cingit et cogit, ut nulla ratione subterfugere possim, 
liberius et plenius quam antea obedire cum Dei gratia, et vestro 
paterno desiderio satisfacere conabor. 

Scripsi per penultimum postam romanum causam profectio- 
nis versus Hollandiam , nimirum jam diu vocatus et desidera- 
tus, praecipue a quodam docto honestissimae familiae et famae 
et sanctae vitae canonico et sene 2 . Postridie itaque Sanctae 
Trinitatis transiens Antuerpiam , quae est patria mea secun- 
dum carnem, intellexi propter me satis turbata omnia apud 
matrem et amicos. Causa fuit: ante mensem sic satis conve- 
neram cum matre ut succederem in haereditate quemadmodum 
aliae proles, et quod cum haereditate mea intenderem fundare 
collegium pro Societate, ut scripsi Patri Polanco. Tnterea vero 
quod Lovanium redieram , haec probatio et tempestas exorta 
fuit; idque duplici de causa. In primis, ut mihi videtur, non 
libenter ab omnibus meis bonis separabantur , tamen offerentes 
corde omnia Domino Deo quocumque dirigeret. Secundo et 



1 Tota epistola est marni Patris Adriani, in folio duplici n. 100 et 101. 
* Vide supra pag\ 198. 



'206 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



praecipue, quia timebant Societatem nostram fortassis cras 
aut perendie velie cavillari et agere lites contra eos. Hinc nul- 
ius voluit esse executor et tutor pupillo rum , etc. Sed haec 
omnis tempestas unico Domini Nostri Consilio cessavit. Hujus 
namque et Apostoli memor dixi: "ecce, mater, jube componi 
litteras cum quibuscumque velis clausulis, continentes quod 
nec ego nec quisquam ex parte mea unquam contra te aut tuos 
haeredes pro istis temporalibus agemus lites; et ego subsignabo. 
Ad haec Societas nostra nec se immiscet nec immiscere potest 
istis.,, Ultro obtulerunt mihi quae latius scribo R. P. Polanco. 
De temporalibus enim ad P. V. scribere non audeo nec decere 
puto. 

Antuerpia profectus sum ad praedictum Dominum in Cu- 
lenberch, et ibi quatuor diebus haerens, hunc Dominum, 54 an- 
norum, exhortatus sum cum Dei grada ad meliora, et similiter 
doctum virum circiter 40 annos natum , ejusdem templi vica- 
rium, et ejusdem pene aetatis et doctrinae , patrem saecularem 
cujusdam monasterii; qui libenter quidem me audire digna- 
bantur et ad exercitia voluntarii erant ; sed dum ego offerrem 
me ad aliquot dies seu hebdómadas mansurum , non audebant 
se illis committere, sed velie adhuc Dominum orare et sese 
praeparare , et data opportunitate venire Lovanium et ibi sus- 
cipere exercitia. Interim diu multumque rogatus a dicto patre 
et matre coenobii ut facerem collationem pro monialibus, ex 
tempore, Domino concedente, feci, sed non sine praecedenti- 
bus multis angustiis; cum enim fere tres horae ad praeparan- 
dum me mihi superessent, ego volens aliquid studere aut prae- 
meditari quod dicturus essem, parum aut nihil efficere potui; 
ita ut praeter ipsum principale thema, vix haberem unde inci- 
pere possem. Sed cum jam in sede incoepissem , Dominus dedit 
gratiam, ita ut multi sermonem illum exseripserint. Hic nulli 
aut pauci saeculares adfuere. 

Quatuor itaque diebus in dicto Culenberch haerens, volens 
proficisci Amsterdamis, haesi Trajecti, est enim civitas intcr 
media, apud carthusienses uno die, conferens cum Priore, 
amico vSocietatis nostrae, etsi neminem ex Societate unquam 
vidisset. In hoc coenobio carthusiensi erat frater quidam sacer 
dos, qui a vigiliti quinqué annis mirabiles raptus usque modo 
frequentes patitur, non solum spiritu veruni etiam corpore; 



An. 1550 



nec aliud in eo considerare potui quod mihi displiceret quam 
quod non potuit legere horas ut satisfaceret praeceptiset regu- 
lis suis. Est et saecularis quidam sacerdos ejusdem oppidi et 
aliquot alii utriusque sexus, qui, ut dixit mihi Prior, miras 
patiuntur revelationes et viginti annis passi sunt, mira bona 
prophetantes de hac nostra Societate ; in quibus hoc solum 
displicuit mihi, quod dictus sacerdos, satis senex, nives con- 
stanter et certo promittat brevi, immo quandoque certum tem- 
pus nominans, quod jam saepe fefellit, et quemdam venturum, 
qui etiam supra Apóstolos clareat prodigiis , signis , miraculis 
et doctrina, cui omnes a máximo usque ad minimum cogentur 
obedire , qui omnes libere reprehendet et reformabit; et hujus 
dicti viri coadjutores essent fres, nostri; et dicunt se cogno- 
scere in spiritu cui Dominus tantam infundet gratiam. De istis 
simpliciter dixi quod quidem spero per Dei gratiam reformatio- 
nem Ecclesiae, sed quod eo modo fieret me non credere, et ita 
me substraxi ab istis , memor verborum Domini : qui non est 
contra vos , vobisciim est ; et veni Amstelodamis et ibi hospitio 
susceptus fui a pastore summi templi, M. Florentio, cui olim 
cohabitaveram Lovanii, et inde statim invisi Dominum Can- 
nium, confratrem Domini Cornelii quem jam spero vobis 
adesse, doctum admodum virum et pastorem cujusdam pagi, 
qui valde humaniter in Domino nos suscepit et dixit se pene 
illius animi esse qui velit sequi Dominum Crocum. 

Et inde eodem die rediens Amstelodamis, alteri cuidam 
probo et docto sacerdoti loquutus sum, qui dixit se Lovanium 
venturum et suscepturum exercitia. Interim tamen hi domini 
exspectant litteras Domini Croci, quomodo videlicet ipsi suc- 
cedat. Pastor quoque, hospes meus, multum afficitur Societati, 
ita ut bene de ipso exspectarem, nisi timerem non parvam 
commotionem. Sed Dominus Jesus bene et suaviter dignetur 
omnia disponere. Audivi ibidem confessionem unius praecipui 
mercatoris jacentis in extremis , a multis rogatus et a pastore 
quoque instigatus, qui etiam jam obiit. Dominus misereatur 
animae ejus. Omnibus pene ibi notus fui praeter exspectationem 
ratione amicorum; sed ego protestabar, immo potius pastor 
meo nomine, quod illos, qui me ratione tantum amicorum 



1 Cornelii Croci. 



208 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

invitarent ad colloquium et mensam, non inviserem , sed eos 
qui aliquid boni conferendi gratia et mutui gaudii in Dno., mihi 
adesse cuperent. Proinde apud praecipuos oppidi fui in mensa, 
qui omnes valde ad omnia auscultabant et boni consulebant, 
rogantes me ut et filiorum suorum Lovanii studentium curam 
gererem, qui etiam jam in profesto Visitationis Beatae Virgi- 
nis mihi confessi communicarunt. Rogabar a pastore et aliis ut 
ibi concionarer ; sed ego subterfugi imprimis quod ipsi non 
satis videbantur mihi instare , et ego meam miseriam , in illis 
praecipue quae studium aut praemeditationem praeexigunt, 
agnoscens, non nisi coactus aggredi ausim, licet miris modis 
totis viribus optarem me posse. Non dubito tamen quin, si ne- 
cessitas urgeret, Dominus daret gratiam. 

Mansi similiter Amstelodamis per quatuor dies et redii in 
Culenberch, unde propter dedicationem et extraneorum adven- 
tum discesseram; cupivit enim dominus praedictus, qui me vo- 
caverat , faceré confessionem generalem ; sic quoque mansi ibi 
adhuc octo diebus. Interim aggressus sum et alium canonicum 
meae promotionis, doctum et amabilem dominum , qui etiam 
dixit se semel venturum Lovanium ad exercitia. Pridie vero 
quam illinc discederem, vocatus fui a quadam principali fami- 
lia nobili ad visitandum filium domus, sacerdotem canonicum, 
qui ab octo annis vix cuiquam loquutus est et detinetur clausus 
in uno cubiculo. Ego perplexus tandem ivi eo, intravi solus in 
cubiculum, amicis ad foras ostii eventum exspectantibus; inter 
caetera inculcavi cum gratia ut se ad confessionem pararet; 
sed quamquam parum mihi videretur responderé , dixit tamen 
mater cum magno in Domino gaudio quod tune plura audivis- 
set eum loquentem quam in quatuor annis. Sit Deus benedictus. 

Ex Culenberch duxit me, cujus confessionem generalem 
audieram, ad suos amicos in Schoenhovem, honestam familiam, 
et ibi quoque uno die multum rogatus mansi , qui omnes valde 
avide susceperunt exhortationis verbum. Et ita tandem Lova- 
nium redii postquam uno mense abfuissem. 

In illis itaque partibus, maxime Amstelodamis, est enim post 
Antuerpiam in istis partibus maximum emporium, multum pro- 
ficere posset aliquis nostrae Societatis, quae sine ulla haesita- 
tione apud illos magni fit. 

Rediens Lovanium statim advenerunt quatuor novi, exce- 



An. 1550 



209 



ptis dictis Amstelodamensibus , docti clerici, volcntes confiteri 
et vitam emendare. Dominus Jesus dignetur eis suam gratiam 
infundere. 

Numerus frequentei* confitentium et communicantium quoti- 
die augetur; dum enim nos primo veniremus Roma Lovanium, 
etiam in profestis Pentecostes vix quatuor aut quinqué conñte- 
bantur ; jam vero etiam a summo mane usque ad vesperam , et 
in ipso festo usque ad meridiem, vix duo aut tres confessores 
sufficiunt in nostro templo. Sit Dominus benedictus. 

Haec sunt, Pater Reverende, quae in praesentiarum scri- 
benda oceurrunt. Reliqua enim ultimis copiose scripsimus. 

Rogo autem P. V. ut me, licet indignum, semper libere cor- 
ripere et instruere dignetur. 

His valeat in Domino Jesu P. V., et nos suis orationibus 
commendatos habeat. Raptim. 

Lovanii, 8 Julii anno 1550. 

Vester inutilis servus. 

Adrianus Adriani ab Antuerpia. 



t 

Superscriptio.—IHS. R. d0 in X.° Patri Mgro. Tgnatio de Lo- 
yola , Societatis Jesu Praeposito. 
Alia mana: Lovanium, Julii. 



T. i. 



'4 



210 



LlTTERAE QUADRÍMESTRES 



LXII 

P. Marcus Nuñez, ex commissione P. Simonis Rodericii, 
Fratribus Patribusque Societatis Romae degentibus. 
Sancto Felice (San Fins) 21 Julii 1550 

1HS 

Pax Christi. 

Por otra del Hermano Francisco Henriquez habrán sabido 
cómo los hermanos de este colegio de San Fins - van muy ade- 
lante en sus estudios, por gracia de Dios N. Señor, y muy apro- 
vechados in utroqne homine. Salen muchas veces á conversar 
con las gentes de la tierra, en especial con los estudiantes de la 
ciudad de Tuy. Y dado que sea de aquí á do están una buena 
milla, ni por eso dejan de venir á las veces diez [ó] doce á con- 
fesarse y conversarnos, de que se sigue mucho fruto y ejemplo. 

Hay algunas contradicciones y ardides del enemigo; porque 
después que los hermanos allá van, se leyeron dos cartas, como 
enviadas de los hermanos , en que se decia que fulano y fulano 
viniese luego á ser de la Compañía. Y esto ordena el enemigo 
para que sus padres, temiendo de los perder, les defiendan 
nuestra conversación, como claro se ve. Mas esperamos en 
Dios que el demonio fiquer 3 confuso, y lo que teme le venga; 
porque hay algunos movidos, y de ellos hay uno muy princi- 
pal que desea ser de la Compañía. Los Padres predican y hacen 

1 Autographa in folio n. olim 121 , nunc 25. 

- *Cum autem arctius habitarent Conimbricae (quia domus nondum erat omnino 
aedificata) et aliqui adversa valetudine laborarent, cumque experientia docuisset quod 
apud Sanctum Felicem (quae Abbatia erat, Conimbricensi Collegio auctoritate aposto- 
lica unita) prospera nostri valetudine uterentur, judicavit P. Simon eos ex nostris, qui 
anno praecedenti philosophiae cursum inchoaverant, ad Sanctum Felicem esse mit- 
tendos... Est monasterium illud in confinio regni Poriugalliae atque Gallaeciae, quae 
regna intermedio Minio ilumine dividuntur.,, Polancus, Chron., t. n, pag. 133, n. 320. 

3 fiquer confuso, hispanice quede confuso, latine confusus maneai , confundatur. 



An. 1550 



211 



la doctrina cristiana los domingos. El P. Miguel de Sosa , que 
vino con el P. Maestro Simon, predica en una iglesia, y en esta 
penúltima prédica un hombre homicida y adúltero se vino á él 
muy movido 3* se puso todo en sus manos con intención de de- 
jar la concubina y tomar su mujer propia , que ya por su des- 
cuido vivia muy mal , y allende de todo esto, de se ir de aquel 
lugar y querer vivir antes en tierra agena pobre, que en la que 
era muy conocido, escandalizando su prójimo. E1P. Ignacio de 
Govea tiene más de cien muchachos , y niños y niñas , á quien 
enseña la doctrina cristiana. Ultra de esto vienen ferme todos 
los más del lugar á oirlo. Aquí se hace mucho fruto. El P. Igna- 
cio Nuñez y [el P.] Airez Arana tienen otrosí cuidado de otras 
dos iglesias, donde enseñan la doctrina, que son anejas aquí al 
colegio. Dicen los hombres y mujeres por qué no salen todos á 
sembrar la le}* de Dios ; y como atónitos dicen que San Fins es 
ahora el paraíso terrenal. Quiera Dios que pues á él nos trajo, 
traj'éndonos á su bendita Compañía , darnos gracia de sermos 
obedientes para que de él no seamos echados. Amen. Amen. 

De este Colegio de San Fins , 21 de Julio 1550 años. 

Por comisión del P. Maestro Simon, 

Márcos Nuñez. 

Su per script io. IHS A los carísimos en Cristo hermanos de 
la Compañía de Jesus, en Roma. 
Del Colegio de San Fins. 
Alia maini: 1550, Sanfins, 21 Jul. 



212 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



LXIII 

P. Sylvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola, 
Gallicano, 27 Julii 1550 ». 

IHS 

Molto R. P. mio nel N. ro S. re 

La somma gratia et amore eterno di Christo Nostro Signore 
V. R. saluti et visiti. 

In la 25. a 2 V. R. intenderà il frutto ha fatto Nostro Signore 
in terre di genovesi, fiorentini, ferraresi, marchesi, et luchesi, 
dove habbiamo per comandamento suo seminato la parola di 
Dio. 

P.° S' è riposto il Santissimo Sacramento in Rozzi, in Sor- 
raggi, in Vinca, in Capo di Ponte, in Solera, che prima non 
stava, come prima ne scrissi a quella 5 . 

2. ° La dottrina xpiana s' è insegnata in Vinca, nel Care- 
gine, in Rozzi, in Auerni et Sorraggii , le Fabriche et Trisilico 
con Piscaglia. 

3. ° La santa communione s' è principiata di novo in Solera, 
Vinca, Rozzi, Caregini, Gioncognano, Auerni, Trisilico et 
Gragliano, senza li primi già scritti a quella. 

4. ° Le terre che ricevono il verbo di Dio da noi, oltra le 
predette, Lusignano, Casóla, Casiano, Gragnola, la Pieve di 
Viano, Gassano, S.° Terentio, Sarzanella, laMeglia 4 . la Pieve 

•di S.° Lorenzo, Sarmezzana, Argigliano, Ugliano, Minucciano, 
Maggiano, Dalla, Scyllano, S.° Donino, S.° Anastasio, Cogno, 

1 Autographa tota manu Patris Landini, in folio duplici n. 46. 

2 In hac vigésima quinta epistola. 

3 Hisce emendabis Polanci Chron. t. n, ann. 1550, n. 43, pag. 23, ubi leges Vineae 
in capite positis pro eo quod hic est Vinca, in Capo di Ponte, 

* L'Amelia? 



A.v. 1550 



213 



Bursigliano, Levigniano, la Verrucca, Naggi, S.° Romano, Sa- 
lichigniano, la Sambucca, Massa, Villa, Vergemoli, Gallicano, 
Vallico, et 1' Isola S. ta con Pruni. 

Le Pace 5.° sono state fatte, senza le prime, dove era soc- 
cesso morte d' huomo, la P. a in Maggiano, la 2. a in Gassano, 
la 3. a in Gragliano, la 4. a in Sarzanella, la 5. a nel Caregine, la 
6. a in 1* Isola S. ta 

6. ° S' è edificata una chiesia al monasterio di Casóla, a fun- 
damcìitis. 

7. ° S' è coperto il monasterio. 

8. ° S' è fatta una fornace. 

9. ° Da 14 vergini hanno fatti li essercitii con tante lagrime 
che il popolo correva alla maraviglia. 

10. ° S' è confirmato il monasterio di Casóla dallo Episco- 
pato sotto il titolo di Santa Martha. 

11. 0 Si sono poste dentro le moniche. 

12. ° Non solo 1' Ordinario di Lune et di Sarzana n' ha data 
la cura di tutta la sua diocese, ma anchora quello di Lucca con 
patente et bono odor di tutta la Compagnia che sentono. 

13. ° Le continue confessioni, et tengo occupato alcune volte 
da tre o quattro sacerdoti che mi soccorrono. 

14. ° Non mancano mai facende hora per questa hora per 
quella provincia , et ogniuno mi chiama tanto laici quanto sa- 
cerdoti. Bisognarebbe ha vere molte persone della santa Com- 
pagnia ad agiutar tanto vasto paese. 

15. ° Molti adolescenti desiderano di venir alla servitù della 
sancta Compagnia et sacerdoti anchora. 

16. ° Il Signore Vicario di Lucca, non volendo dar 1' autorità 
de volontarii homicidii l , a me 1' ha data senza eh' io la ricer- 
cassi , esshortandomi per lettere che io voglia agiutar alle sue 
peccorelle. 

17. ° Alcune terre s' hanno rimesse nelle nostre mani delli 
fìtti loro. 

18. ° Capitanei, che per molto tempo non s' erano confessati, 
ogni domenica hora si confessano et communicano. 

18.° (sic). Si tratta di fare duoi altri monasterii. 



* L'autorità de volontarii homicidii , potestatem absolvendi a crimine homicidii 
voluntarii. 



214 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

19. ° Si tratta di fare la riformatione fra noi di sacerdoti del 
luchese. 

20. ° Li Signori Commissari ne essibiscono il suo favore nel 
servitio di Nostro Signore et delle anime et 1' heresie si stirpano. 

21. ° Lassano li balli et altri peccati per amor di Dio et no- 
stro et non per le pene di q. t¡ '. 

22. ° Cercano il nostro favor apresso li superiori. 

23. ° Si sono fatte grandi restitutioni. 

24. ° Molte vergini si sono disposte di farsi monache, et ogni 
dì più , et giovani di farsi religiosi , chi in una , chi in altra reli- 
gione, secondo la vocatione. 

25. ° La continua oratione et publica ogni sera. 

Tutti questi sono frutti che fa il Signore nelle sue creature; 
et molto più gran mar e apparecchiato non manca mai , se pur 
ce fosse operarii a gloria del N.° S. re Iddio, qual è benedetto 
per sempre. Amen. 

Alle orationi divote di V. P. R., bacciandoli li santi piedi, 
con tutta la santa Compagnia mi raccomando. 

In Gallicano di Luchesi, alli 27 di Luglio 1550. 

Di V. P. R. 

Servo indegno del N. S. 

Salvestro Landino. 



Super scriptio. IHS. Al mio molto R. d0 P. e nel S. re N.° il 
P. e M.° Ignatio di Loyola, della Compagnia di Giesù, Prepósito 
dig. mo in S. a Maria dalla Strada, presso S.° Marco, in Roma. 

Alia manti: 1550. Gallicano, 27 di Julio. Silvestro Landin. 



• Q.ti , sic clare in mss., fortassis pro questi , quasi diceret non per le pene impo- 
ste dai Commissario , quorum mentio in praecedenti num. facta est. 



An. 1550 



215 



LXIV 

Fratres Societatis Jesu Lovanii 
Patri Ignatio de Loyola. 
Lovanio, 13 Augusti 1550 

IHS 

R. Dne. Praeposite: 

Gratia Domini Nostri Jesu X. 1 sit semper cum P. V. 

R. de in X.° Pater: Quandoque sancta obedientia ad hoc nos 
compellit, spiritualis quoque fructus non minus alliciat ut ea, 
quae per nos indignos Dominus operare dignatur, P. V. tran- 
scribantur, hinc fit ut liberius , quae occurrunt , simpliciter ex- 
plicemus. 

Et quidem P. Adrianus pene solus hic in vinea Domini labo- 
rat; reliqui vero studiis incumbunt. De ipso quaedam referam. 

Contigit ut dum Dominus Cornélius Crocus primo adesset 
Patri Adriano confitendi gratia , quomodo se Soci etati nostrae 
adjungeret &c. , Pater dictus tune et postmodum doluit eo quod 
non amoeniorem vultum, exhortationis inflamationisque ver- 
bum nullum eidem fecisset exhibuissetque ; cumque idem Cro- 
cus rediret Lovanium eo animo ut se Societati adjungeret Ro- 
mamque pergeret, dictum fuit ei a quodam júris Licentiato 
quod amabilem inveniret Societatem ; respondit Crocus : satis, 
inquit, nuper consideravi; videns enim faciem Mgri. Adriani, 
videbar mini faciem angeli videre. 

Similiter accidit quod, videlicet, quidam non ferentes fre- 
quentem confessionem et communionem, accesserunt nostrum 
Divi Michaelis templum eo animo ut conspicerent unde confi- 



1 Tota epistola scripta est manu ipsius Patris Adriani Adriaenssens, in folio du- 
plici, n. t < »2 et 103. In ea autem plura repetit , quae in praecedenti , Julii 8 data , narra- 
verat. . . 



216 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



tentes et communicantes, cum suo confessore, Patre Adriano 
reprehenderent ; sed singula attendentes , gratia Dei incitati et 
bene aedificati recesserunt. 

Rogatus quoque fuit Pater Adrianus ab aliis confessoribus 
alterius parochiae ut, quamquam omnium indifferenter audiret 
confessiones , juberet tamen eos, qui alterius sunt parochiae, in 
suis parochiis communicare , ut sui quoque aedificentur, polli- 
centes nemini denegandam sacram Eucharistiam ; quod licet 
semper curatum sit, post haec tamen magis serio curatur, nisi 
temporis brevitas aliaeque circumstantiae impediant discessum 
de uno tempio in aliud. 

Deinde Pater Adrianus in partibus Hollandiae sollicitabatur 
a quodam monasterio incessanter ad concionandum ; ipse vero 
plurimum in se anxius et perplexus fuit eo quod nec studio nec 
meditationibus quicquam stabile posset invenire, et ordinare 
quod diceret, immo nec ipsum textum Evangelii diei poterai 
commendare memoriae; tandem quia subterfugere non poterat, 
solum thema habens , quasi totus desolatus , aridus et confun- 
dendus, in Domino nihilominus confidens, superpellicium in- 
duens, concionali incipit: et ecce mox Dominus aderat famulo 
suo, totum textum Evangelii suggerii de divite et Lazaro, et 
vix minima partícula intacta relinquebatur, quin suum festum 
et mysterium explicarei; ita ut concio illa statim a variis fuerit 
collecta et scripta. 

In eodem loco domicella quaedam habebat filium sacerdotem 
et canonicum, qui a pluribus annis vix fuit compos mentis, sic 
ut, tamquam obsessus a daemone, cubiculo inclusus teneretur. 
Haec rogavit Patrem Adrianum ut filium suum visitaret. Ivit 
eo , intravit cubiculum dicti filii , matre et familia prae foribus 
rei eventum exspectantibus ; examinavit eum petendo anne cu- 
peret piacere Domino Deo, eidem servire, obedire et in aeter- 
num cum eo gaudere. Respondit quod sic. Adhortabatur ulte- 
rius ad confessionem et similia ; cumque Patri Adriano videre- 
tur parum respondisse , mater postmodum dixit se neque per se 
neque per aliquos alios potuisse a quatuor annis tantum verbo- 
rum et responsi impetrare. Sic eum reliqui in cubiculo dicens 
me curaturum ut altero die veniret pastor auditurus ejus con- 
fessionem , quo et contentus fuit. Quam operam quidem offere- 
bat Pater Adrianus, sed ipse non videbatur affectus. Et ita tota 



Ax. 1550 



217 



familia multum in Domino consolata fuit. Pater vero Adrianus 
altero die discessit. 

Eodem fere tempore, cum amici Patris Adriani et alii qui- 
dam multum essent turbati et deaedificati eo quod dictus Pater 
omnia haereditaria bona cuperet sibi dari et expenderé in subsi- 
dium studentium in Societate , timentes nimirum , ut frequenter 
ab aliis fit, lites , molestias atque alterationes eras aut perendie 
posse contra eos excitan, ivit Pater Adrianus, ob profectionem 
Hollandicam transiens , patriam suam, et hanc turbationem in- 
telligens, fratri respondit se non tanti aestimare omnia bona ista 
temporalia , ut propterea velit lites movere; sed id quod petii, 
quia vos pios et conscientiosos scio , peto in simp licitate cordis 
propter Deum, quia urget me conscientia; reliquum committo 
Deo et vobis. Nam tribus de causis praecipue haec peto ; primo 
ut eo citius possim ab istis temporalibus absolvi et in sancta 
paupertate vivere ac mori; 2.° ut illi, quorum unus stat pro mil- 
libus in Ecclesia Dei, inde sustententur ; 3.° ut amici, tanto - 
rum bonorum, quae per ipsos fierent, essent participes. His 
omnium oris sic obstructis , mirabili cum charitate et pene 
lachrimis tantum obtulerunt Patri Adriano ut piene sit conten- 
tus nec amplius optaret. Et ita tempestas illa magna cum aedi- 
tìcatione cessavit. Benedictus Dominus. 

Brevi Pater Adrianus invitatus a quadam domicella cum 
aliis viris spiritualibus ad coenam, vidit obiter domicellam illam 
aurea torque aliisque pretiosis ornatam. Revolvens autem secum 
quod jam coepisset ei frequenter confiten et communicare , et 
quod sancti Apostoli, 1. a ad Tim. 2.° et 1. a Petri, 3.°, aperte haec 
prohibebant, post aliquos dies vocavit eam ad se in templum et 
super istis admonuit. Illa mox cum multis singultibus et lachri- 
mis et plicatis manibus erupit dicens : Benedictus Deus, inquit, 
qui tandem unum mihi dedit confessorem , qui me defectusque 
meos reprehendat; hactenus dictum fuit mihi: ecce bene licet 
tibi secundum tuum statum vivere ; sufficiat tibi quod diligen- 
ter visites templum et des eleemosinas. Deinde rediens domum, 
statini torquem auream deposuit, et quascumquehabuit, obtulit 
próximo templo in honorem Corporis Domini , et postea repre- 
hendit suos aliquos confessores eo quod viam Domini non ali- 
ter eam docuissent ; et ita , laus Deo , manet in fervore et bene 
contenta. 



218 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Haec sunt, Pater R. de , quae in praesentiarum occurrunt 
scribenda , rogantes Dominum ut ipse quotidie opus suum ma- 
gis magisque augere et operari dignetur; petitque Pater Adria- 
nus in his et similibus libere corri pi et institui. 

His valeat in Domino Jesu P. V. , cujus precibus omnium- 
que Patrum ac Fratrum humillime [nos] commendamus. 

Lovanii, 13 Augusti anno 1550. 

Vestri in Domino servi. 

Fratres Societatis Jesu in Lovanio. 

Superscript io. — IHS. R. do in X.° Patri Mgro. Ignatio de Lo- 
yola, Praeposito Societatis Jesu, Romae. 
Alia maini: Q. Lovanium, 13 Aug. t¡ 1550. 



LXV 

Messanenses fratres 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, 2 Septembris 1550 '. 
(Excerpta ex litteris) 

Ex litteris Fratrum Messanensium. 

In genere, rerum spiritualium apud nos in Dei gloriam con- 
tinuum est incrementum , ut lucide apparet ex eorum numero 
qui, ordine statuto, tam dominicis quam festis diebus sacramen- 
tum sanctum Eucharistiae participant ; unde jam commune est 
tamquam proverbium in hac civitate: in aede Divi Nicolai, quae 
nostra est , unamquamque Dominicam diem Paschatis esse. 
Necnon illi , qui Sacramenta frequentant , alios juvare solent et 
secum ad confessionem adducere viros ac mulieres a multo 
tempore non confessos. 

Ad conciones etiam, singulis dominicis et festis haberi soli- 



1 Historia varia, voi. i, fol. 185. 



An. 1550 219 

tas, adeo frequens est hominum conventus, ut prope semper re- 
pleatur templum et multi ingredi non valentes discedere cogan- 
tur. Praeterea coepit ante duos menses, quolibet die Jovis mane, 
et diebus festis a prandio, in eodem templo nostro exponi vita 
Jesu Xpi., ex quatuor Evangeliis deprompta, in morem medita- 
tionis. Apud aedem vero cathedralem dominicis post vésperas 
enarrantur Psalmi ; unde aedificatio et fructus plurimus percipi 
refertur. Antea praelectio fiebat ex Divo Paulo et doctrinae 
Xpanae expositio. Alius etiam fructus colligitur; quod juvenes 
multi, ad liane nostram Societatem minus idóneos sese judican- 
tes, aliis religionibus se addicant, utpote Capputiatorum , Divi 
Benedicti, Dominici, etc., cum magna populi aediñeatione. Ani- 
mae insuper quamplurimae juvantur ex nostra (ut dicimus) 
piscatione ab ambulantibus nostris per civitatem et occasionem 
salutiferi auxilii disquirentibus. Proficitur quoque non parum 
in monasteriis nonnullis monialium, quibus instanter obsecran - 
tibus, conciones aliquae destinantur, licet pauciores quam vel- 
lemus, propter continuas, cum aliarum rerum tum confessionum 
in nostro templo audiendarum, oceupationes. 

In scholis idem ordo, de quo scripsimus mense maji, obser- 
vatus est. Cura et diligentia plurima praestatur in auditoribus 
provehendis, qui singulis mensibus confiten pergunt, et moven- 
tur non pauci ut saeculum relinquant ; ac nisi sub hoc princi- 
pium domus probationis, satius fore visum esset paucos admit- 
iere, jam ingressus esset immodicus numerus. 

Intra collegium ex Dei gratia obedientiam servare studemus 
diligenter, cum quadam intellectus proprii caecitate et abnega- 
tone exacta voluntatis, ut in puro spiritu Societatis ambulemus; 
et nuper, majoris profectus causa, cubiculum unum ab aliis re- 
motum assignavimus , ubi flagella et cilicia reponuntur, quibus 
unusquisque (ex Superioris tamen permissuì , si conducibile vi- 
deatur, possit aliquantum carnem suam occulte affiigere et in 
servitutem spiritus redigere; conficiendos etiam curavimus duos 
aut tres saceos ex grossa canabe , ut unus quotidie sic indutus 
per vices abluat culinae vasa , coco inserviens hora una post 
cibum transacta. Decrevimus insuper diebus universis, post 
corporis refectionem, conferre inter nos materiam aliquam spi- 
ritualem propositam, de qua unusquisque dicere debeat ex tem- 
pore quid sentiat ; id quod brevi speramus in praxim deducere. 



220 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

Custoditili- (juvante Domino) integra unio et charitas inter 
nos, unde bonus odor ad próximos emanai; et mirantur plerique, 
maxime Religiosi, quo pacto, inter tot domésticos eosque novi- 
tios, tanta pax et alacritas conservetur. Deo gratias, etc., qui 
omnium honorum est auctor. 

Domus probationis, in quam noluimus hactenus plures quam 
duodecim juvenes recipere, partim nobiles, partim populares, 
Dei beneficio semper proficit in melius; videntur esse tot angeli. 
Ex nobilibus duo sunt aut tres de familia primorum civitatis, et 
unus consanguineus Comitis de Luna , in hoc regno valde emi- 
nentis et gubernantis civitatem Sunt ingeniosi omnes, et sex 
in litteris humanioribus non mediocriter provecti. Exercentur 
diebus singulis in scribendis latine et graece orationibus prosa 
et versibus. Praetermittimus brevitatis causa ordinem, quo in 
studiis litterariis et spiritualibus diriguntur. Per alias litteras id 
exprimere licebit et ferme omnia in scriptis , brevi mittendis, 
ipsius domus constitutionibus patebunt. Hoc solum dicam in 
summa, materiam esse bonam valde et ad spiritualia propen- 
sam; cum magna modestia ac solicite curandum est ut prohi- 
bid a flagellis et ciliciis abstineant, cum sint ad hujusmodi exer- 
cida proclives, et impositas sibi poenitentias alacri animo perii- 
ciant. Denique ex his no vis plantis fructus speratur copiosus ad 
Dei gloriam. 

Unus ex istis juvenibus , genere imprimis nobilis , receptus 
est in domum mense superiori cum multa omnium aedificatione. 
Statuenti dudum Societati se dicare; non tamen admittebatur eo 
quod probationis domus nondum septa esset, et quia consultum 
videbatur in his principiis nullum adolescentem absque paren- 
tum consensu recipere. Ille interea devotionem suam et spem 
continue fovebat et a consanguineis, omnino repugnantibus eius 
instituto, multa perpessus est, partim injuriis et molestiis laces- 
situs, partim blandís promissionibus allectus, ut matrimonii, etc. 
Ipse tamen magis in dies propositum suum confirmabat, et quo- 
dam die ad nos confugiens, aperta janua, ex improviso se in 
domum probationis conjecit, praefecto ejus protestans fore ut, 
si se expelleret, de anima sua repeteret ab eo Deus rationem in 



' Asdrúbal de Luna, de quo vide Carlas de San Ignacio , t. v, pag. 64 et 65. 



An. 1550 



221 



die judicii. Et haec, me absenté l , gesta sunt; sub noctem vero, 
me reverso, venerunt parentes cum magna turba et strepitu 
illuni requirentes, quibus libere respondi: si eum persuadere 
possent, per me licere ut secum eum abducerent; sed cum facta 
esset colloquendi copia, nolentem statim abstraxerunt domum, 
ubi circiter hebdomadan transegit, omnibus externis nos com- 
mendantibus et accusantibus illorum insolentiam. Postea juve- 
nis eodem modo ad nos reversus est; nec postea quaesitus; per- 
severai nobiscum laudabiliter. Sunt et alii duo aut tres in domo 
probationis, quibus cum parentes ingressum Societatis prohibe- 
rent, nobis exhortantibus ut pro ipsis orarent, exauditi sunt 
adeo ut parentes pro eorum receptione nos rogarent ; atque ita 
recepti sunt cum multo fructu et omnium aedificatione. Juvenes 
isti omnes hortantur parentes suos ad confessionem et mutatio- 
nem vitae, unde plurimum juvantur ; imprimisque unus, qui 
non solum concubinam diu habitam abjecit, sed etiam, meliorem 
vitae rationem sequutus, sacramentis frequenter utitur. 

In confessionibus audiendis inter caeteras utilitates haec una 
fuit, ut virgines aliquot, relieto saeculo, monasteria subire de- 
creverunt; et quatuor jam ingressae sunt; aliae paratae. 

Praecipue magni momenti visum est ut, cum nobilis quae- 
dam vidua cum quatuor filiabus ad tantam reducía esset 
inopiam , ut parata esset illarum pudicitiam , si offerretur pre- 
tium , prostituere , et uni ex nostris hoc innotuisset , prospexit 
Dominus ut, e mendicatis hinc inde eleemos3mis, virgo natu mi- 
nima, vix duodecimum attingens annum, in monasterium quod- 
dam reciperetur; de aliis quoque a periculo tanto liberandis 
agitur; cujus negotii occasione contigit ut unus ex nostris nobi- 
lem quemdam ecclesiasticum precaretur et vasa quaedam 
argentea peteret in tale opus eroganda , quo renuente , post pau- 
cos dies servus ejus, eadem vasa suffuratus et fugitivus, spolia- 
tus interfectusque est; atque ita nobili illi periit servus et argen- 
tum. Magna judicia Dei, etc. 

Liberatus est apud nos unus a spiritu immundo; et mahume- 
tani duo, prius obstinati, conversi et baptizati sunt. 

Proximis diebus juvenis quidam pedemontanus , equiti hie- 



I Ex his verbis conjice has litteras a P. Natali, qui reliquis de Societate Messnnae 
praeerat, fuisse subscriptas. 



222 



LlTTERAE QUA DRIM ESTRES 



rosolymitano serviens, per indiscreta jejunia, vigilias et oratio- 
nes in dementiam versus est, et a domino suo derelictus; ac 
adeo per pueros civitatis, illum persequentes, in furorem reda- 
ctus, ut cum prius nihil non pium loqueretur, coeperit sine ve- 
recundia et cum rabie quadam nudus per vias discurrere et 
pudenda loqui; quem nos misericordia commoti, sed neminem 
invenientes , qui succurrere ei vellet, et apertum periculum vi- 
dentes ne ipse misere moreretur, et pueros etiam aliquos facile 
interficeret , in curam nostram suscepimus , procuratis nonnul- 
lis eleemosynis atque medicinis, quibus adjutum et prope libe- 
ratimi ab insania, Panormum misimus ad hospitale talibus con- 
stitutum, ubi speramus brevi esse perfecte convaliturum. Et 
hoc facto publice cognito mire aedificata est tota civitas. 

R dissimus Episcopus Pactensis , totius Regni Inquisitor, cum 
esset Messanae , venit ad nos admodum familiariter prandium 
sumpturus, celebrata Missa in nostra aede, totumque diem no- 
biscum transegit. Indulsit nobis ultra ea, de quibus scripsimus 
antea , in foro conscientiae tantum , commissiones quasdam ad 
salutem animarum, ut speramus, profuturas. 

Superioribus his diebus procuratum est opus magnae utilita- 
tis et aedificationis, ut pauperibus verecundis succurratur gene- 
rali eleemosyna, non solum a devotis quibusdam nostris , sed 
etiam a nobilibus et juratis aliisque civibus collecta, ad quod 
commodius faciendum divisa est civitas in duodecim partes, 
quarum singulis praeficiuntur duo viri, nobilis unus et alter 
popularis. Maxima spes est maximum hoc fore subsidium egenis, 
et remedium malorum plurium ob necessitatem prius contin- 
gentium. 

Scripsimus dudum acceptam esse possesionem Universita- 
tis ; factus est postea consessus ad determinandam collegii do- 
tationem et ordinem Universitatis statuendum : missa sunt Pa- 
normum capitula et felicem Pro-regis reditum exspectamus, 
sine quo nihil civitati licet concludere. 

Messanae 2 Septembris 1550. 



An. 1550 



223 



LXVI 

P. Dionysius Vazquez 
Patri Ignatio de Loyola. 
Compiuto, mense Septembri, 1550 *. 

Perquam Reverendo Patri Magistroque in Domino Jesu ob- 
servantissimo, Ignatio a Loyola, salutem in eodem Domino. 

Postquam Petrus Antonius Araoz 2 hinc excessit, qui men- 
ses sunt quatuor, omnia (Superis gratia) ex animi nostri senten- 
tia cesserunt. Maximum est quanta virtutum seminaria homi- 
num nostrorum Deus Optimus Maximus ingenerari voluerit ope 
Antonii Araoz et Francisci Stradae, quorum alter privatis col- 
loquiis et sermonibus familiaribus, alter publicis concionibus, 
uterque assiduis confessionibus et vitae exemplo mirabile quan- 
tum profecerint. Sic Doctorum fastum dejecerunt, Magistrorum 
titulos commoverunt, scholasticorum turbas immutarunt, po- 
puli aífectus sedarunt , ut veteri gymnasiorum splendori Com- 
plutum redditum videretur. Coepit Societatis et collegii nostri 
nomen, licet antea non erat obscurum, novo fulgore illustrari; 
unde plus solito hisce mensibus frequentatur, tum ab iis qui, do- 
minicae mensae accessuri, confessionis sacramento mundari de- 
siderant, tum praecipue apluribus bonae frugis et spectatae in- 
dolis adolescentibus , ut viris aetate et doctrina provectis , qui 
nostri collegii contubernales fieri postulant. Sec illorum dum- 
taxat electio facta est, qui magis e christianae pietatis re fore 
visi sunt. 

Est, ut nosse te arbitror, Compiuti Collegium, ubi trium 
linguarum cultus nitidior reddi consuevit. Huc ex diversis 
Hispaniae provinciis aliquot convenerunt de more, juvenes 

* Transumptum a P. Bei-nardo Oliverio confectum in folio, cui numerus olim fuit 59, 
nunc autem 19. 

- Loco vocis Petrus suspicamur in autographo Dionysii Vazquez fuisse hanc: Pater. 



224 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



rarae cujusdam exspectationis qui, praeter humaniores litteras, 
quas profitebantur , e solidis Philosophiae fontibus doctrinam 
morum et naturae hauserunt, ñeque id infeliciter. Adde etiam 
quod nonnulli divinae Theologiae et Medicinae penetralia lin- 
guis et Philosophiae conjunxerunt, e quibus quinqué ad sacram 
anchoram nominis Jesu confugerunt, inter quos unus est Dida- 
cus Vazquez a Torrijos 1 qui, utriusque linguae mire callens, 
Philosophiam et Medicinam tam fausto adierat pede, ut próximo 
anno se primam Doctoris lauream in Medicina adepturum spe- 
raret. Alius Licentiatus Joannes Prados 2 est qui, paene totum 
Scholasticae Theologiae ambitum (quem cursum vocant) emen- 
sus, Sanctarum Scripturarum lectioni et indagationi accingetur. 
Tertium me (licet indignum) adnumero, qui jussus sum cum di- 
ctis duobus Sacrae Theologiae studiis vacare. Quartus vero est, 
qui linguarum peritiae Theologiam coeperat conjungere. Hic 
Martinus 3 appellatur, cui Toleti urbs communis mecum patria 
est. Alius burgensis, Marcellus a Salazar nomine. Sed hisce die- 
bus Gandiam hinc est profectus, ubi artium liberalium discipli- 
nis sacrosanctae Christi philosophiae viam sternat. Habes quin- 
qué collegas trilingues *, Pater colendissime. 

Tres licentiati anteactis mensibus exercitamentis spirituali- 
bus initiati sunt. Quidam Alphonsus Lupus, a Navarra 5 , facili 
simul et acri juvenis ingenio, qui diu haesitabundus an parentes 
optime de se méritos benevolentissimosque liceret in senectute 
et rerum domesticarum penuria linquere, tandem, ut dignus 
esset Christo, patrem et matrem pro Christo relinquit, ditissimo 
et gratíssimo Domino eorum curam injungens. Alius licentiatus 
est, cognomine Gutterius qui, medicinae candidatus hactenus, 
et doctoris gradum assequuturus venturo anno cum Didaco 
Vazquez , medicamenta et morborum curam contempsit , ut vi- 
tam et resurrectionem inveniret. Tertius est quidam theologus 



' Intellige natum in urbe Torrijos. 

2 Ita nostrum transumptum ; sed hujus Patris nomen fuit Prddanos , prout scripsit 
Polancus, Chron., t. n, pag. 128, n. 308. 

3 Cave ne hunc , cujus familiae cognomen adhuc ignoramus, Martinum Gutierrez 
(Gutterius) esse putes, de quo infra in hac ipsa epistola. 

4 Ita cognominabantur qui Trilingui Complutensi Collegio, de quo supra, adscVipti 
erant. 

5 Alphonsus Lopez, Corellae ortus in Navarra. Ejus ingressum ad sequentem an- 
num rejicit P. Bartholomaeus Alcazar , Chronohistoria de la Provincia de Toledo, 
Dee. il, cap. 2, § 1. 



An 1550 



225 



non indoctus, a cujus nomine abstineo, quoniam visus est Pa- 
tri Villanovae domus Domini exstructioni non adamussim qua- 
drare. Hoc enim velim tibi persuadeas, Pater optime, in colle- 
garum electione prolixam a P. Villanova fieri disquisitionem et 
cum magna ingenii et eonditionis habeatur ratio, nisi constantis 
sibi animi et sedatae mentis fiat accessio , neminem huc pedem 
laturum. Discessit igitur licentiatus ille non sine magno animae 
suae emolumento ex exercitamentis excerpto, nec fttit homini 
succensendi aut indignandi causa; adeo compositis efficacibus- 
que rationibus itum est illi obviam. Alios etiam scholasticos ac 
sacerdotes non admisit P. Villanova, licet sibi satis animati vi- 
derentur ad quidvis pro nomine Jesu sustinendum. Exerciti sunt 
etiam his diebus transactis quidam juris doctor, vir, praeter ca- 
nonicam cathedram quam moderatur, multis nominibus colen- 
dus, quidam theologi et concionatores non obscuri nominis, qui 
partim sua,*partim nostra cunctatione vel rejecti sunt vel in 
commodius tempus dilati : nec est exigua futuri temporis spe- 
ctandamerx, quoniam studiorum instat exercitatio et plurimo 
rum adventus, quos propediem affore inter nos convenit. 

Ac ne modo desides aut otiosi esse intempestive videamur, 
tres viros domi exerceri scito cujusvis in litterarum emporio 
pretii. Doctor Torres ', qui Sigüenzae canonicus est et sacro - 
sanctae Theologiae cathedrae praeest, primas partes agit; se- 
cundas quidam licentiatus Martinez, frater licentiati Martinez 
Caxacensis 4 , atque hic etiam Vallisoleti canonum cathedram 
moderatur. Ultimas tenet partes parochus ecclesiae Gelate 3 , 
sacerdos non imperitus. Hi sunt qui modo exercentur, nectamen 
(quod conjectare licet) sine magna utilitate, praesertim doctoris, 
qui se libentissime videtur velie Dei voluntad tradere. Quidam 
praeterea doctores ex nostratibus idem facturos se praedicant. 
Felicitet Deus ipsorum cogitatus. 

Interim nostra egrediemur limina et novum Conchensis civi- 
tatis erga nos affectum mentemque reserabimus. Nosse te jam 
litteris arbitror Magistrum Stradam Aprili mense hinc profe- 

1 Doctor Bartholomaeus Torres , qui postea Canariensis Episcopus fuit. 

8 Erat hoc tempore Compiuti Licentiatus Didacus Martinez, qui multum jam inde 
ab initio Societati faverat; sed an hic ille sit, et cur Caxacensis aut forte Caracensis 
appelletur, nescimus. 

5 Ita nostrum apographum; at cum nullum sit in tota Hispânia oppidum, quod hoc 
nomine appelletur, mendose hic positum arbitramur pro Getafe. 

T. i. 15 



226 LiTTERAE CUADRIMESTRES 

ctum et Gandiampetentem obiter Concham invisisse, veteremet 
nobilem civitatem, ubi, cum multorum precibus esset morigeran- 
dum, sacras in diversis templis habuit condones, tanto hominum 
theatro, tanto assensu sapientium et populi , ut necesse fuerit 
quosdam illis dies praeter mentem dare. Ajebant uno omnes ore 
apostolicam doctrinam in eo relucere, nec verebantur quibusvis 
nostrae tempestatis viris, quos modo vidissent, [eum] anteferre. 
Vitam ex fama, humilitatem ex sermonibus mutuis, modestiam 
ex incessu, prudentiam ex confessionibus, doctrinam et religio- 
nem expublicise suggestu concionibus colligebant. Omnes mire 
affecit vir unus, sed tres praecipuos Ecclesiae proceres insigni- 
terqui, nolentes diutius divini Spiritus afflatibus aures obturare, 
audierunt quid in se loqueretur Deus , loquebatur enim pacem 
plebi suae, Stradam sequuti sunt. Gandiam pervenerunt. Quid 
emolumenti ceperint malo te ex ipso Strada audire quando jam 
isthic aderii. Praeterire tamen illud non ausim, plus doctrinae 
conchenses omnes ex canonicorum repentina metamorphosi 
percepisse, quam ex auditis antea concionibus hauserunt. Dis- 
cessit illinc Strada magno civitatis moerore: pollicitus tamen est 
iis , qui exercitamenta spiritualia praelibare satagebant, Patrem 
Villanovam quamprimum affore, qui animum ipsis expleret; 
quod et ipse Villanova modo implevit, nam transacto mense 
Concham est profectus, ubi, dum Doctor Vergara 1 itineri accin- 
gitur, Villanova exercitamenta duobus viris concessit nobilibus, 
alteri canonico conchensi, alteri canonici germano; et cum diu- 
tius remorari prae temporis angustiis non liceret, alios in spem 
reditus sui distulit , et Valentiam misit alium Concbae canoni- 
cum illic exercendum meditationibus spiritus. Nec otiosus inte- 
rim fuit Villanova. Nam plurimis confessionibus audiendis tam 
generalibus quam etiam annuis non paucas horas impendit. 

Cum Conchae esset Societatis Jesu nomen celeberrimum, ta- 
citimi consilium magnatum priores inierunt ut Societatis Patres 
invitarent. Nimirum fructus ubertatem agnoscentes, quem prae- 
ter populi mores pristinamque consuetudinem in dies viderunt 
pullulascere ; nam cum antea nulla civitatum Hispaniae procli- 
vior in luxum, et in fastum, et insolentiam, atque hujus generis 



1 Doctor Alphonsus Ramirez de Vergara, Conchensis canonicus, de quo supra in 
litteris P. Christophori de Mendoza, n. xli, pag. 141. 



Aw 1550 



227 



alia esset, nunc, versa rerum vice, mirum est quam longe abje- 
cerit quae prius tantum non adorabat. Quod cum advertissent 
secumque contulissent nobiles illi, quos antea memorabam, Pa- 
tri Villanovae templi magnifici exstruçtionem et domum tempi* i 
dignam obtulerunt, per fidem pietatemque obsecrantes ne eam 
civitatem, cui fontem salutis aperuerant , deserere sustineret; 
quin ad se potius curaret mandandos Patres aliquot, qui populi 
motus sedarent, vitia compescerent, juventutem catechismo ar- 
marent praemunirentque. Sibi curae fore , ne templi, domus 
sumptusque magnificentia desideraretur. His tam ex animi vi- 
sceribus profectis pollicitationibus Pater Villanova uno satisfe- 
cit responso, se conventurum Gandiae Doctorem Araoz 1 et 
eum ad se relaturum affirmans, interim bonis esse animisjubens, 
iter suum amplius non existimavit differendum, qui et jam ad 
nos rediit satis exspectatus; nec Conchae diutius moratus in re- 
dini est, quam necesse fuit ad paciscendum cum quibusdam ca- 
nonicis ut huc post se properarent ; atque eos modo exspectat. 

Vale, Pater observantissime. 

Compiuti Hispaniae, Septembri mense 1550. 

Indignissimus tuae Paternitatis filius 

Dionysius. 



Patrts Polanco marni in 2? foi. v.° : 1550, Alcalá. 



1 Pater Antonius Araoz erat hoc tempore Hispaniae Provincialis, seu cunctis prae- 
erat sociis qui in Hispânia degebant. 



228 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



LXVII 

P . Paulus d' Achillis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Panormo, 1 Octobris, 1550 '. 

IHS 

Gratia et pax Domini nostri Jesu Christi sit semper et au- 
geatur in cordibus nostris. 

Exercitia scholarum nostrarum sine ulla unquam intermis- 
sione hactenus procedunt , tametsi non parum fuer it infensus 
aestus vehementior praeteritae aestatis. Sicut autem propter 
ingentem multitudinem discipulorum compulsi alias fuimus 
unam ciassem in duas partiri , ita rursus ob eamdem causam 
constituimus initio renovandi studii duas ex una confiare; ea 
namque continet scholares plus minus centum quadraginta. 

Is ordo disciplinae , qui ab exordio hujus studii constitutus 
est, persistit inviolatus; priusquam enim incipiantur lectiones, 
quotidie ipsijuvenes audiunt sacrum; omni mense quisque con- 
fitetur peccata sua; dominicis itidem diebus bona pars ad no- 
strum sacellum confluii, audiendi sermonis gratia; tempore vero 
pomeridiano tune et aliis omnibus festis diebus multi, sua 
sponte moti, scholas adeunt, ubi praeceptores spiritualia docu- 
menta pro ratione a illis tradunt ; doctrinam, videlicet, 
christianam, proverbia Salomonis, sive quippiam aliud , quod 
ad christianos mores formandos conductibilius judicant; unde 
ipsi non mediocriter promoventur , et in studio litterario , et in 
Christiana pietate. Ad haec non deest ipsorum magistrorum 



» Historia varia, voi. i, fol. 187 et 188. 

- Spatium hoc ita relictum in nostro transumpto , implendum fortassis est verbo 
aetatis. 



An. L550 



229 



vigilantia, qui omni quo possunt studio increpant et castigarli, 
quos forte comperiunt in aliquo deliquisse; quo fit ut nullus 
omnino a parte aliquo vitio possit notari. 

In hac domo sumus numero circiter XX, quorum nonnulli, 
jam dictorum quatuor mensium currículo, adversa laborarunt 
valetudine; at nunc, Deo propitio, omnes ad unum sumus incó- 
lumes, pro virili dantes operam ut quotidianis accessionibus 
scientiae atque virtutum quisque se ipso major evadat. Die do- 
minico in designatum locum coimus, in quo juvenes nostros 
domésticos mutuis inter se exerceri curamus disputationibus, 
uno sex diversas conclusiones defendente et aliis easdem 
oppugnantibus, quemadmodum fieri solet in philosophicis seu 
theologicis concertationibus. Porro epistolarum componenda- 
rum exercitatio alios dies hebdomadae sibi vindicavit; tune 
enim et ipsi epistolas vicissim parietibus affigunt ab omnibus 
legendas et examinandas. Simili prorsus ordine auditas lectio- 
nes repetunt in conventu omnium , ex quo sane non parum uti- 
litatis percipiunt. 

Templum nostrum plures solito frequentam, quamvis pro- 
pter angustias et alias causas multis incommoditatibus pateat: 
et plures quam hactenus incipiunt inibi confiteri et communica- 
re, quibusdam asserentibus credidisse se nos facultatem habere 
nullam in administrandis sacramentis , verum totam professio- 
nem nostrani ad solum docendi munus posse extendi; qua qui- 
dem occasione amplius animati, dominum Pro-regem instantius, 
una cum patre nostro Laynez, urgebimus ut locus concionibus 
et administrationi huiusmodi sacramentorum magis accommo- 
dus nobis prospiciatur ; quem ubi nacti fuerimus , dubium non 
est quin, divina aspirante grada, uti in hac Panormitana, 
quam excolimus, pube, ita et in populo isto copiosus fructus 
proventurus sit. 

Novit Reverentia Vestra quo pacto , tempore dicti quadri- 
mestris, Pater Laynez secutus sit in expeditione Africana Suam 
Excellentiam. Interea vero, de statu ejusdem Patris, tum litteris 
propriis, tum multorum certo testimonio hoc intelleximus: 
quam abunde Deus Optimus Maximus benignitatis suae effe- 
etum demonstravit per fidelem servum suum; ejus nimirum 
opera tam salubriter quam varie usus est in procuranda tum 
corporum tum animarum salute in ilio suo exercitu; etenim 



230 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



praeter onus audiendarum confessionum dominorum Pro-regis, 
Garsia, Alvaro et aliorum capitum exercitus, quos saepius 
audiebat, illi omnis cura incumbebat Xenodochii, in quo ma- 
gna semper decubuit infirmorum caterva , numero nunc 100, 
nunc 150, et interdum etiam 200. Hic nulli poterat quisquam 
necessarium sustentationi corporis administrare nisi dispen- 
sante D. n0 Laynez, qui et ipse, more piae nutricis, cibum illis 
frangebat atque ingerebat. Ñeque id solum , verum etiam ex 
suscepto officio, clystera purgationis, et omnis generis phar- 
maca manu propria applicabat; singulis noctibus, ut aegros 
refocillaret , a cubili aliquoties surgebat; interdiu apud Pro- 
regem id agebat , ut nummorum , confecturarum , victualium 
et rerum necessariarum commoda fieret provisio. In isto san- 
cto ministerio tanta cum vigilantia sese exercuit erga omnes, 
tantum charitatis affectum exhibuit, ut omnes quotquot ad nos 
veniunt milites vix aliud a laudibus pientissimi Patris perso- 
nent , quem et ob insignem illam omnibus declaratam benigni- 
tatem, sanctitatis vocábulo remunerant, dicentes identidem: 
Sanctus est Pater Laynez. Affirmant parem se vidisse nun- 
quam, qui tanta alacritate, qui se ita totum necessitatibus pro- 
ximorum impenderet. Dejerant ii quoque non sine divino mi- 
raculo specialique privilegio esse protectum ut , tamdiu versa- 
tus inter tot pericula , solus ministrantium in eo loco intactus 
evaserit, cujus rei fidem facit clara experientia; quum enim 
omnes , qui simul ministrabant , propter nimios labores et pro- 
pter contagiosam graveolentiam loci tam foetidi, mortem aut 
infirmitatem saltem effugere non potuerunt, inter quos duo 
Patres Capuchini , suis fratribus ibidem mortuis , huc propter 
infirmitatem redire compulsi sunt , Pater Laynez, tot laboribus 
pressus, eisdemque periculis abjectus, non modo non est un- 
quam infirmatus gravius , verum etiam majori beneficio sanita- 
tis usus quam antea, dum apud nos hic ageret. Praeter hujusce 
mali intolerabiles molestias, quas sine ulla remissione susti- 
nebat , dabat omnem operam ut morientes animas , a vitiis poe- 
nitentia et contritione expurgatas, redderent Deo, quo fine 
sanctus iste labor minime frustratus est , inductis ad confessio- 
nem diversis, quorum hic toto quinquennio , ille decennio, alius 



1 Vide Cartas de Sav Ignacio , t. ii, pag\ 250 et 430. 



Av. 1550 



231 



item ne per XV aut XX quidem annorum spatium exomologe- 
sim fecerat. Horum aliqui sacerdotes erant saeculares, alii 
religiosi, quorum omnium in universum saluti adhibuit sum- 
mum curam ut morientes in gratia decederent, et supervicturi 
ad meliorem ac securiorem vitae statum se postmodum con- 
verterem. Tandem pervenit illue sanctum Jubilaeum a V. R. 
missum , quod cum tanta alacritate animique devotione exce- 
ptum est , ut illieo certatim ad confitendum sua peccata festi- 
narent; et priusquam assultu civitatem ipsam oppugnarent, 
sermonem ad ipsos habuit , quo plurimum consolatos et robo- 
ratos in Domino se senserunt ; post expugnatam vero Africam, 
bis aut ter etiam Pro-regi, reliquisque ducibus, militibusque 
itidem non paucis, in tempio urbis máximo , quod Mesquitam 
vocant, summo cum omnium gaudio et aedificatione est con- 
cionatus. Id generatim de dicto Patre diximus. Caeterum de 
singulis exactius, ubi reversus fuerit, R. a V. a certior reddetur. 

Ante discessum ejusdem Patris in Africam, [profectus] sum 
ego Messanam, acceptis a sua Reverentia litteris de creditis 
et quemadmodum R. a V. a intellexit, curavimus ego et D. Hie- 
ronymus Natalis atque effecimus ut inchoatum negotium de 
fundanda ibidem Universitate deque dotando nostro Collegio 
optatum effectum sortiretur; atque ita decretum, ut et ipsa 
Universitas erigatur et Collegium dotetur annuo censu mille 
quingentorum aureorum scutorum. 

Posteaquam autem huc redii propter consuetas confessio- 
nes D. Isabellae 2 et familiae suae, curatum est ut foveatur 
conserveturque Societas ista nobilium matronarum quae, prima 
Dominica cujuscumque mensis, solitae sunt convenire ad opitu- 
landum infirmis incurabilibus largitione suarum eleemosina- 
rum, quibus soleo ego concionari quando per occupationes licet. 

Dedimus similiter operam ut primo sabbato cujuslibet men- 
sis fiat sermo mulieribus peccatricibus , quibus in certo tempio 
congregatis adsunt duo aut tres foeminae nobiles ex praeci- 
puis civitatis, tamquam illarum praesides. Confert autem una- 
quaeque 3 circiter duos julios in eleemosinam , unde et licentia 

1 Ita videtur scriptum; sed sermo est de litteris, quae hispanice tune dicebantur de 
creencia, se, fiduciariis litteris, quibus testatur aliquis ei, per quem suas ipse litteras 
mittit , adhiberi fidem tamquam sibimetipsi posse et deberi. 

s Isabella de Vega , Pro-regis filia. 

3 Mulierum peccatricum. 



232 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

illis datur , cúrrente mense ilio , gestandi mantellum , et ince- 
dendi cum duobus sodalibus , id quod citra hujusmodi dispen- 
sationes minime ipsis faceré liceret. Ex quo quidem opere cedit 
non simplex aut minima utilitas ; nam praeter fructum dieta- 
rum eleemosinarum , quibus inopia Conversarum succurritur, 
nonnullae hinc arripiunt propositum mutandi vitam in melius; 
id quod verum equidem esse comperi exemplo istiusmodi qua- 
tuor muliercularum, quae non modo ab isto suo damnabili 
statu sese avulserunt, verum etiam honesta cum viris connubia 
inierunt; quod ut commodius assequerentur, suffragatae suntpe- 
cuniae ex praedicta contributione corrasae. Audio et nonnullas 
alias renunciasse vitae priori, et alias continenter vivere, alias 
viris nupsisse. De reliquis jubent nos bene sperare crebra su- 
spiria et gemitus, quos energia verbi Dei videmus erumpere. 

Praeterea Sodalitas seu Confraternitas Notariorum , de qua 
alias ad R. am V. am scripsimus, firma persistit, quae tota occu- 
patur in eo ut quotidie duo illorum mane semel, et semel ve- 
spere, infirmos incarceratos visitent et de iis, quae ad rationem 
victus et medicinarum pertinent, sedulo provideant; sacra- 
menta quoque confessionis et communionis sanctae tempestive 
administran procurent. Hac hebdómada illos jam dictos Nota- 
rios conveni atque admonui utile fore si inter se capitatim cer- 
tam taxam ac summam pecuniae constituerent ; quod consilium 
illis fuisse cordi videtur, cum nonnulli, suis nominibus scripto 
traditis, jam numerent hic quatuor tárenos ille tres mense 
singulo; et hac eleemosina, quae ad summam centum scutato- 
rum et eo amplius, uti speratur, assurget, magnum refrigerium 
praestabitur miseris illis Jesu Xpi. membris. 

Superioribus diebus, mortua Abbatissa cujusdam monaste- 
rii de Conillon, dioecesis R. mi Card. Farnesii, me obnixe roga- 
vit Gubernator Montisregalis ut ad eum locum me conferrem, 
quo per viam canonicae electionis alia in locum demortuae sur- 
rogar etur. Profectus sum igitur , etpraesentia mea impedita est 
certo futura electio cujusdam juvenculae nondum aetate exce- 
dentis annum XXII. In hanc favor pene omnium inclinabatur, 
quod multas opes importasset monasterio. Pro indubitato habe- 



1 l'areno, hispanice tarín, nummus erat argenteus, cujus valor quartae parti unius 
lira, frane, peseta, aequivalebat. 



An. 1550 



233 



batur, nisi obstitissem ego, illam voti compotem fore, non 
sine ruina ipsius monasterii. Sublata proinde omni spe hujusce- 
modi eleetionis, duae partes eligentium et eo amplius ad eligen- 
dum quamdam aliam , et aetate et conditione praestantiorem, 
sua studia eonverterunt; qua electa, tractatum est de ref or ma- 
ttone monasterii, quod negotium in reditum Patris Laynez di- 
latum est. 

Sub haec in morbum incidit Dominus Praeses 1 apud quem 
consolationis ejus causa mansi pene assiduus diu noctuque ; in 
quocumque illi potui adesse, non defui officio meo. Ter aut 
quater in gravi et molesta illa sua infirmitate confessus est 
mini, et toties sacram communionem suscepit. Ab eodem non 
recessi donec animam suam Deo, omnium Creatori, redderet. 
Migravit itaque ex hoc saeculo adeo sánete , meo quidem judi- 
cio, ut optarem supremum diem vitae meae tam felici exitu 
terminan. Ipso die exequiarum D. nus Petrus Ribadeneira ora- 
tionem funebrem habuit, qua manifestum specimen omnibus 
praebuit singularis et memoriae etfacundiae. 

Pater Minister 2 prosequitur consuetas suas conciones apud 
Conversas, auditque subinde nonnullarum, quae ad hoc ipsum 
postularunt, confessiones. 

Concionatur quoque solito more et D. Paulus 3 dominicis 
diebus in tempio Misericordiae. 

In praesentiarum incumbitur renovationi lectionum et ordi- 
nationi scholarum ut, primo anno studiorum evoluto, sequentis 
novata studia mox sumant exordium. 

Jam constituía est domus seu habitatio novitiorum , quorum 
nullum adhuc suscepimus nisi fiìium cujusdam Doctoris , etsi 
non pauci sese nobis offerant. Res ista, ut et aliae nonnullae, 
differtur usque ad adventum Suae Excellentiae et pariter Patris 
D. ni Laynez. 

Aliud in praesenti occurrit nihil. 

Omnes orationum vestrarum suffragiis nos humiliter cora- 
mendamus. 

Panormi Siciliae, calendis Octob. 1550. 

/// 2.° fol. v.° , maini Patris Polanco: Ex Panormo, Sicilia. 



1 Ferdinandus de Vega , Joannis de Vega filius riatti major. 

2 P. Michael Botellus. 

5 Ipse litterarum scriptor, P. Paulus d'Achillis. 



234 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



LXV1II 



P. Adrianus Adriaenssens 
Patri Ignatio de Loyola. 
Lovanio, 6 Decembris 1550 



IHS 



R. de Dne. Praeposite : 

Gratia Domini Nostri Jesu Christi sit semper cum P. V. 

Reverende ac amantissime in Christo Pater : Tres fratres 
hactenus fuimus numero. Jam vero quartus advenit, a P. V. 
missus, Arnoldus % nobis in Domino gratissimus. Omnes re- 
cte, laus Deo, habemus. 

Pater Cornélius et M. Andreas 3 student theologiae, et M. An- 
dreas fungitur officio coci. Arnoldum statuimus post ista festa, 
videlicetConceptionis Beatae Virginis, mittere adPaedagogium 
ut studeat philosophiae 4 . 

Multi hic concionantur tum latine tum germanice, et ma- 
gnus fit concursus cleri ad audiendum ; sed ego frequenter ad 
Dominum suspiro, desiderans ut aliquem Patrem Stradam huc 
mittat 5 , non dubitans quin cum máximo Dei honore et anima - 



• Manus Patris Adriani Adriaenssens in folio n. 109. 

2 Alius a Hezeo videtur hic esse. 

3 P. Cornélius Wishaven et M. Andreas Sidereus. 

* Paedagogium, Lovanii, nomen erat collegii; ita Paedagogium Lilii, Falconis, 
Pontificis , etc. 

5 Notus fuerat Lovanii P. Franciscus de Strada anno 1543. 



An. 1550 



235 



rum fructu hic ageret. Sed nos digni non sumus et ipse Domi- 
nus novit quid expediat. Quod si aliquis Patrum aut Fratrum 
ad istas mittatur partes, utile esset conferre unam Buliam pri- 
vilegiorum Societatis in parcameno (sic) , et tertiam approba- 
tionem Societatis cum privilegiis, vel si videretur P. V. con- 
sultum, possent per postam transmitti. 

Accepi litteras R. Patris Polanci, quibus indicai non expe- 
diré ut particulam illam de Magistris nostris Lovaniensibus 
addam testamento \ Agnosco, P. R., culpam meam quod 
ea in re tam fuerim caecus, et rogo P. V. ut mihi ignoscere 
dignetur. 

Scripsit idem Reverendus Pater cum penultimo posta ut, si 
mihi visum esset, expedirem me ab omnibus temporalibus ; et 
secundo, si aliquod dedisset mihi Spiritus Sanctus desiderium 
professionem in Societate faciendi, ut hoc P. V. indicarem. 
Ecce ego, P. R. de Quod ad primum attinet, nondum commode 
fieri potest, ut patet ex aliis litteris. Nam, me inscio, sollicita- 
tum est in curia Reginae ut emam locum pro Societate ; quare 
exspectandum erit mihi, quod tamen brevi futurum confido, 
donec curia piene consenserit. 

Quod ad secundum attinet, ad hoc me indignum et inido- 
neum (sic) fateor, quippe qui nec minimo Societatis officio digne 
functus sim. Attamen, si Domini in me indigno gratiam et de- 
siderium spectem, valde gauderem eam mihi gratiam offerri, 
certo confidens quod qui dignatus est dare desiderare, quique 
dignatur vocare et offerre, dabit quoque longe amplius et libe- 
ralius adimplere. Existimarem etiam insuper pro Dei honore et 
multorum salute fore quod hic Lovanii aliquis publice sub Can- 
cellano, amico nostro, qui etiam a magnis vocatur hic pater 
Jesuitarum, emitteret professionem in Societate. Sed hoc for- 
tassis meum est humanum judicium. Proinde Domino Deo et 
P. V. omnia committo s . 
His vale in Domino Jesu, P R. de , et nos P. V. omniumque Pa- 



1 Lovanii, qui Doctoris in theologia laurearci erant assediti, Magistri nostti ap- 
pellabantur. Unde dubii haeremus an de iis Magistris nostris sermo hic fiat, an vero 
de nostris, se, Societatis scholasticis , quorum sustentationi suis bonis consulere sata- 
gebat Adrianus, quique etiam nomine Magistri designabantur. 

ì Consilium hoc probavit Ignatius, ut videre est in Polanco, Orlandino, etc. 



236 LlTTERAE QUADRI MESTRES 

trum ac Fratrum orationibus humiliter commendari petimus. 
Raptim. 

Lovanii. Ipso die Nicolai l , anno Domini 1550. 
R. V. 

Servus in Domino inutilis, 

Adrianus Adriani , 

ab Antuerpia. 



t 

Super script io. IHS. R. do in X.° Patri Mgro. Ignatio de Lo- 
yola, Praeposito Societatis Jesu. Romae. 
Alia manti: Colonia (sic), P. Adrianus. 
Et Potanti: Servetur. 



1 Sexta Decembris. 



An. 1550 



237 



LXIX 



P. Petrus Canisius 
Patri Ignatio de Loyola. 
Ingolstadio, 28 Decembris, 1550 '. 



IHS 

R. de in Christo Pater. 

Grafia domini nostri Jesu Christi et pax nobiscum perpetua. 
Postquam huc venit R. P. M. Nicolaus Goudanus , eiusque co- 
mes M. Petrus Scorichius (nunc quartus est mensis), summa 
Dei bonitate et recte valemus et, ut ante solebamus, in praele- 
gendi functione versamur. Nec procul hinc abest R. P. Clau- 
dius, de quo saepe testati sumus quantum praesidii tum nobis, 
tum Societati huic toti adferat, dum in Comitiis manet Augu- 
stanis. Perfecit sane (summa Deo, patri summo, gloria) ut Se- 
reniss. Romanorum Rex , Ferdinandus, non promiserit modo, 
sed litteris etiam datis , partim ad Pontificem Max. , partim ad 
R. P. T. , promissionem hanc firmarit, curaturum se statim 
in academia sua Vìennensi ut Societati nostrae collegium bene 
dotatum assignetur. Quare duos illuc e nostris Theologos mitti 
voluit, qui locum et fundamenta totius Collegii occuparent. Hoc 
primum apud Germanos collegium nostris erit , tamdiu deside- 



i Ex apographo ad Hispanienses socios Roma misso, in folio duplici nullis nume- 
ris designato. Autographae Canisii litterae , quarum apographum habemus, sunt 
etiam in folio duplici, hoc modo: a verbo Jesus ad verba Petrus Canisius in prima et 
secunda pagina folii prioris, cui numeri sunt 6 et 119; prima posterioris folii pagina 
nitida omnino est, et secunda superscriptionem tantum continet, manu Canisii exara- 
tam, cui in ima folii ora addidit alius: 1550, Ex Ingolstadio, 28 XM" In superiori 
autem hujus paginae ora inceperat ipse, ut videtur , P. Canisius scribere p. prone; sed 
verso calamo delevit. Item juxta sigillum, quod cerae rubrae impressum erat, est nu- 
raerus 50. 



238 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



ratum , cui nihil dubitamus propediem accessurum Ingolstadii 
alterum, Christo adiuvante. 

Quo fit, ut precari sedulo debeamus Patrem misericordia - 
rum et pro piissimo Rege Ferdinando, et pro genero illius, 
Duce hoc Bavariensi, quos deinde ceu duces alii quoque (ut 
ipsa coget necessitas) in Germania passim imitabuntur. Cui rei 
argumento esse potest vir summus, qui Cancellarium agit cu- 
iusdam Principis Electoris non amicus quidem Societatis, 
sed qui causam tantam et fructum istorum collegiorum intel- 
ligens, rescripsit cuidam in haec verba: "Litteras tuas R. m0 Do- 
mino nostro commoda quaesita occasione, et cum mollia tem- 
pora fuerint affandi, exhibebo : simulque manibus ac pedibus 
tuam sententiam confirmabo (De litteris loquitur in gratiam 
collegii nostri accurate scriptis). Quamquam res ipsa non egeat 
aliqua persuasione , cum non solum sit omnium sanctissima et 
honestissima , sed et maxime utilis et necessaria, quaeque a 
R. mo sine máximo dedecore, scandalo et detrimento etiam sa- 
lutis suae omitti minime queat.,, Hactenus ille, cuius verba nos 
ad laudandum Deum vel ob id ánimos provocare queant, quod 
in aulis principum Germanorum ita cognitae simul et proba- 
tae sint res Societatis, iuvante plurimum, ut dixi, praesentia 
R. P. Claudii, quo nec immerito tantopere delectatur R. mus Car- 
dinalis Augustanus, illum pene solum habens, quo utatur fami- 
liarissime, cuiusque ductum sequutus, vitam, licet alioqui pro- 
batam 2 , et aulam suam reformasse prorsus existimatur. 

P. Nicolaus in praelegendo admodum et sibi et aliis proficit; 
laudatur in disputandi ratione, quam sua quidem praesentia 
non parum iuvat promovetque. Brevi post auspicaturus est 
Aristotelis Ethicam , quae lectio plures quam Theologica , no- 
bis promittit auditores. 

Tum festis diebus pergimus concionari, sed maiore quam 
antea, cum auditorii et professorum frequentia. Fructum ali- 
quem ostendunt confitentes, quos adeo muitos nuper divina tri- 
buit benignitas, ut annis abhinc plurimis fuisse plures negent, 



1 Quis hic Princeps Elector fuerit, et quis ejus Cancellarius, inquiret certe et docebit 
diligentissimus P. O. Braunsberger, S. J., cum ingentem Canisianarum litterarum mo- 
lem luce publica donabit. 

- Verba haec licet alioqui probatam, signo addito ut textui insererentur, addidit 
in margine Polancus. 



An. 1550 



239 



quive Sacrarti Eucharistiam perciperent , e communi, inquarti, 
grege studiosorum. Accedit quod haereticorum libros nobis re- 
signam, et suspectorum auctorum scripta deferant abiiciant- 
que. Et hac in parte non minima videtur pestis Germaniae, ut 
alias admonuimus, cúm inferiores etiam artes, ab haereticis 
plurimum tractatae , habeant venena sua , et vel impiis exem- 
plis adductis inliciant fere adolescentes. Quare operam damus 
ut nomine publico caveatur, ne quis aut vendat, aut teneat su- 
spectos códices , iique visitentur a certis et ndedignis viris ad 
hoc deputatis, non in publicis tantum bibliothecis, verum etiam 
in privatis multorum cubiculis. Qua de re, sicut et de aliis qui- 
busdam abusibus, quos nimium iam inveteratos esse dolemus, 
litteras dedimus ad primaria capita huius academiae , orantes 
ut pro authoritate sua provideant et occurrant bisce morbis, 
qui partim disciplinam pietatis honestorumque morum attin- 
gunt , partim rectam studiorum rationem perturbant ac distra- 
hunt. Ita net, speramus, ut et illi magis officii sui meminerint, et 
nos provinciae Rectoratus non defuisse videamur. 

Mense etenim Octobri, quum ad novi Rectoris (ut vocant) 
electionem ventum esset , pari consensu professorum et suffra- 
gantium omnium accidit , ut repugnanti etiam mini hoc munus 
delegarint. Nec satis licuit recusare, quod ut susciperem onus, 
R. P. Claudii faciebat authoritas, sententiaque tua, observande 
pater, et eorum , qui mecum sunt in Christo fratrum consensus, 
post multas ad Deum fusas precationes, flagitabat. 

In quo muñere administrando multa sunt , quae singularem 
erga nos Dei patris bonitatem commendent , et gratiam com- 
probent. Placuit enim aeternãe ipsius benignitati suae, ut per 
huius ministerii occasionem professores imprimis iuvarentur 
atque magistri , quos inter se mutuo graviterque dissidentes in 
gratiam rediisse tandem gaudemus , ut diuturnae simultates et 
publicae contentiones iam conquieverint, Deoduce, pacis omnis 
authore. Deinde magno studiorum omnium bono factum affir- 
mant, quod tres non optimi exempli adolescentes relegati, et 
hinc excederé iussi sunt, posteaquam apud muitos viluit cultus 
honestae disciplinae , ad quam non sine timore et terrore pro- 
posito, hic praesertim, revocari posse videantur. 

Tertio, desierunt professores praelegere libros haereticos et 
privatim et publice: tum accessit cautio, ut ne in posterum 



240 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



qiiidem praelegantur iidem authores, quos etiam, ut ante dixi, 
ne huc invehantur, curabimus, adiuneta simul, ut speramus, 
fida inquisitione. 

Quarto, cum in collegio publico studiosorum non essent 
ieiunationes, quas praescribit S. ta mater Ecclesia; et aperte 
magnoque cum scandalo violar entur, eo rem brevi adductum 
iri speramus , ut sicut quaedam in hac parte iam immutata 
sunt , ita magis magisque in dies hic reformetur abusus, quia 
totus est noster illius praeses Collegii. 

Qui confessiones poenitentium audiunt (de omnium praeci- 
puis loquor), nunc Consilio nostro, et opera R. P. Claudii, facul- 
tatem impetrarunt, qua periculosissime destituii fuerunt hacte- 
nus, in casu (ut vocant) haeresis absolvendae. Complures Ec- 
clesiastici nomines nihil recitarunt de horis Canonicis. Eos 
pensum hoc nobiscum persolvere curavimus, ut recitandi mo- 
rem addiscerent, et quia Breviarii novi Romani 1 usus maxime 
placebat, impetravimus illis, quod petebant, a R. mo Legato Pon- 
tificis. Itaque pergunt quotidie in recitandis horis canonicis, et 
vestitus etiam honestatem ostendunt. 

Exercitia primae, ut vocamus, hebdomadae, illi communica- 
\ r imus ex parte , qui primum in hac Academia locum tenere vi- 
detur, (et) universalem vitae totius instituit confessionem 2 non 
sine magno animi sui moerore ac fletu, consilioque et magiste- 
rio nostro usus, in tempio nostro celebravit primitias, contem- 
pta omni pompa. 

Multae fuit aedificationi plurimis quod communicantium 
Eucharistiae adesset tune frequentia, qualis ab initio huius 
Academiae nescio si conspecta eo loco fuerit. Valde nobis pro- 
futurum in Domino videtur illius viri amorem et benevolen- 
tiam penitus conciliasse , cum huius authoritas apud omnes in 
pretio habeatur. 

Hodie nobis iniuncta est provincia, ubi professores conve- 
nissent, ut pro religione conscriberemus edicta quaedam, paulo 
post omnibus studiosis proponenda. Faxit Dominus Jesus, ut 



1 De hoc Breviario Romano novo consule Cartas de San Ignacio, t. iv, Ap. 2, 
pag. 498. 

2 Scripserat hic Canisius: confessus est generativi; sed verbis his linea ducta 
obliteratis, consueto signo apposito indicavit Polancus eorum loco inserenda esse illa: 
universalem vitae totius instituit confessionem , quae manu propria ipse in margine 
scribebat. 



An. 1550 



24L 



quae tum ad nostram , tum ad aliorum salutem procurandam. 
faciunt, recte intelligamus , et strenue perficiamus. 

Hoc unum addere tandem visum est , et magni sane mo- 
menti illud, dignetur ut R. P. T. precari pro Germania, eiusque 
statum omni ex parte miserabilem, et suis et fratrum omnium 
precibus Christo commendet. 

Ingolstadii, 28 Decembris anno 1550. 

Indignus in Christo Servulus 

Petrus Canisius. 



t 

Super script io .— IHS— R. d0 admodum in Domino patri meo v 
M. Ignatio de Loyola, Praeposito Societatis Jesu, 

Romae, 



Alia manu: 1550. Ex Ingolstadio, 28 X. bris 

Et alia juxta sigillum cerae rubrae impressimi: 50. 



Habemus etiam in Historia varia, voi. i, foi. 195, hispanicam harum litterarum ver- 
sionem saeculo xvi factam, quam hic inserere, in eorum gratiam quibus latina lingua 
aut difficilis aut ignota est , et ne vetus hoc nostrae historiae monumentimi diutius. 
lateat et penitus intereat, operae pretium visum est. 



JESUS 

de yngolstadio 28 de Dez.« 1550. 

R. d0 en Xpo. p. e 

la gracia de nro. S. ihuxpo. y perpetua paz sea con nos- 
otros. Después que vino aquí el R. d0 p. e m. e njcolao goudano y 
su compañero m. e pedro scorichio aora quatro meses, por la 
suma bondad de Dios estamos buenos y nos exercitamos en 
nro. oficio de leer; no está lexos de aquí el R. d0 P. e Claudio, del 
qual muchas vezes emos dicho quanta ayuda sea así para nos- 
T. i. i6 



242 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



otros como para toda n. ra compañía, estando en las cortes de 
augusta; ha hecho para suma gloria de nro. S. or que el sere- 
níssimo Rey de Romanos don hernando a prometido de hazer 
en su universidad de viena un collegio bien dotado para nues- 
tra compañía, para lo qual a escrito cartas así para el papa 
como para vra. R. da paternidad y a embiado á Viena dos teó- 
logos de los nros. para tomar la posesión y sitio del collegio; 
sera uno de los principales collegios de los nros. en alemaña, 
creemos con la ayuda de ihuxpo. n. s. le yra a los alcances este 
de yngolstadio; por lo qual devemos Rogar á nro. S. por el 
christianíssimo Rei don hernando y por su hierno el duque de 
bavjera , á los quales ymjtaran otros en alemanja viendo la ne- 
cesidad que dello ay, la qual necesidad confirman unas cartas 
de una persona principal, chanciller de un príncipe elector, el 
qual, aunque no era amigo de nra. compañía, conociendo la uti- 
lidad y provecho destos collegios , respondió las siguientes pa- 
labras: las cartas de v. m. dare a nro. R. mo S. or , ofreciéndose 
oportunidad y confirmare con toda mi posibilidad el parecer 
de v. m.; lo que venja en las cartas eran en favor de nro. colle- 
gio, diziendo, aunque este negocio no tenga necesidad de alguna 
persuasión, porque no solamente es sanctíssima y honestíssima, 
mas aun muy útil y necesaria, el qual en ninguna manera 
puede dexar el R. mo sin grande afrenta y escandalo nj aun sin 
detrimento de la salud de su alma, etc.; las quales palabras nos 
provocan á alabar á Dios por estar tan conocidas y aprobadas 
las cosas de la compañía en los palacios de los principes de 
alemanja, favoreciendo mucho, como dixe, la presencia del 
R. d0 padre Claudio, con el qual comunica muy familiarmente el 
R. mo Cardenal de augusta, sin tener quasi ninguna otra conver- 
sación , con cuyo parecer y guja a tanto reformado su casa y 
costumbres. 

El P. njcolao aprovecha mucho á sí y á otros en las leccio- 
nes, es muy alabado en la gracia de disputar adonde no poco 
ayuda y provecho haze su presencia. Comenzara presto á leer 
la ethica de aristotil adonde abra mas auditores que en las lec- 
ciones de teología ; allende desto continuamos en predicar los 
dias de fiesta con mayor frequência de auditorio y estudiantes 
que hastaquj demuestra hazerse íruto las muchas confesiones j 
comunjones, las quales de poco acá a tanto multiplicado la di- 



\\. 1,050 



243 



vina bondad , que dizen muchos aver avjdo muy muchos años 
que aun entre estudiantes no avia quien contesase ni comul- 
gase. 

Allende desto renuncian todos los libros heréticos y de sos- 
pechosos autores y nos los traen, en lo qual hay muy gran pes- 
tilencia en alemanja, como ya he escrito, porque todas las 
sciencias y artes inferiores muy tratadas de los heréticos tienen 
sus ponzoñas mezcladas y impíos exemplos para ynficionar los 
estudiantes, por lo qual ponemos diligencia en que con publica 
autoridad se provea que nadie venda ni tenga libros sospecho- 
sos y que sean visitadas las publicas y particulares librerías de 
viertas personas fidedignas para esto deputadas, sobre lo qual 
y sobre costumbres y usos depravados ya muy envegecidos 
emos dado cartas para las principales cabezas desta universi- 
dad , rogándoles que usando de su autoridad provean y soco- 
rran á estas enfermedades, las quales tocan en la Religión 
xpiana. y honestas costumbres, y perturban y distraen la dere- 
cha orden de los estudios; esperamos que ellos harán lo que 
deven conforme á su oficio, y nosotros no faltemos á lo que nos 
obliga el cargo de la Rectoría, en el qual cargo me delegaron y 
eligieron el mes de octubre, lo qual no pude rehusar, obligándo- 
me á Rezebir la carga la autoridad del R. do p. e Claudio y la de- 
terminación de v. r. da p. 1 y el parezer de los hermanos en Xpo. 
que comigo estaban después de averio encomendado mucho á 
nro. S. or , en el qual cargo nos a favorecido mucho el S. or por su 
bondad y gracia ; primeramente a sido servido su divina mag. d 
que los profesores y maestros que antes estaban muy descon- 
formes entre sí volviesen en paz y amor mediante nuestro oficio 
y cesasen las quotidianas injurias y publicas contiendas, gufan- 
dolo Dios N. S. , autor de toda paz (allende desto se an dester- 
rado de la universidad tres mancebos no de muy buen exemplo 
con graves penas para que no puedan tornar á ella , por cuya 
causa andaba muy abatido el culto de la honestjdad de costum- 
bres y doctrina, dizen que a sido muy gran provecho para to- 
dos los estudiantes) allende desto an dexado los profesores 
de leer libros heréticos en publico y en particular puestas pe- 
nas para que de aquj adelante no se lean los sobredichos auto- 
res, procuraremos, como tengo escrito, que no pasen acá, 
puesta como esperamos fiel inqujsicion para ello. 



/ 



244 LlTTERAE QUADRÍMESTRES 

4.° Como en el publico collegio de los estudiantes no ayuna- 
sen los dias que manda la sancta madre iglesia antes se que- 
brantan publicamente y con grande escandalo, esperamos que 
presto se remediara esta mala costumbre , así como se an re- 
mediado algunas otras malas costumbres y se remedian cada 
dia mas , porque es muy nuestro amigo el presidente de aquel 
collegio. 

Por nro. consejo y por diligencia del R. do p. e Claudio an al- 
canzado licencia los confesores principales de poder absolver 
de crimen de heregía , la qual licencia no tenjan antes , no sin 
mucho daño y peligro. Muchos eclesiásticos no rezaban las 
horas canónicas, emos procurado que vengan á rezar con nos- 
otros para que aprendan la manera del rezar, y porque el uso 
del breviario romano nuevo les agradaba mucho les emos al- 
canzado licencia para rezarle del R. mo legado del pontífice, y 
así perseveran cada dia en rezar las horas canónicas y en su 
vestir se traen honestamente. 

Emos dado los exercícios de la primera semana á una per- 
sona la mas principal desta universidad, a hecho confesión 
general de toda su vida con muchas lagrimas y contrición , y 
con nuestro parecer y enseñamiento dixo la primera misa en 
nuestra yglesia sin ninguna pompa; uvo en aquella misa tan 
gran frequência de comuniones, quanta nunca hasta ora a 
avido en esta universidad , lo qual edifico mucho, creo nos 
aprovechara mucho en el S. or la amistad deste Cavallero, por- 
que le tienen todos mucho respeto. 

Oy nos an dado cargo para que , juntamente con los profe- 
sores, hiziesemos algunas constituciones y editos acerca de las 
costumbres para proponerlas á los estudiantes piega á nro. 
S. ihuxpo. que nos de á entender y conocer lo que pertenece á 
la salud de nra. anima y de todos y conociéndolo lo obremos 
con diligencia.. Solo esto quiero añadir que v. r. p. 4 quiera ro- 
gar á nro. S. or por el miserable estado de alemania juntamente 
con todos nuestros hermanos, de ingolstadio á 28 de dez. e 1550. 
Indigno y pequeño siervo en Xpo. , 



Pedro Canisio. 



LXX 



P Nicolaus Lanoyus 
P. lunatici de Loyola. 
Panormo, 31 Decembris 1550 '. 

JHS 

Essendo il tempo di questi quattro mesi già decorso al suo 
termine, per sodisfare a la Sancta obedientia, scriveremo con 
brevità a V. a R. da Paternità sopra del frutto spiritual , che il 
Signore ha fatto in questa città di Palermo mediante 1* opera 
dei servi suoi della Compagnia. 

Dopo haver dato novo principio alti studii et ordine alle 
scuole, li lettori continuamente si sforzano con buona diligentia 
di ben amaestrar suoi discepoli, ciascheduno in sua facultà, 
ponendo sempre cura che tutti facino profitto nella scientia et 
nelli buoni costumi. 

Il numero degli scolari è di incirca 300 e più 2 , fra li quali 
non si ritrova alcuno che sia di vita scandalosa ; di modo che 
per questa vigilantia si scacciano molti vitii dagli vitiosi in 
pocco tempo. Primeramente si leva il iurare et certi modi di 
biastemia et horrende parole , delle quali essendo la corrotta 



1 Has litteras habemus manu ipsius Patris de Lanoy subscriptas in duplici folio, 
cui in pristino Archivii ordine impositi fuerant numeri 81-82, nunc autem 12. Priores 
tantum tres paginas implent, et in quarta , in ea parte , quae post plicatum folium defo- 
ris eminet, haec ipse de Lanoy scripsit: Qna(drimestres). Di Palermo ult." di XM' 
1550; et alius : Q. Di Palermo del 50. tilt." di Decemb. 

Est et exemplum in prima pagina duplicis foiii, olim 79, nunc 10-13, in quo desidera- 
tur dies et subscriptio. Habet tamen in quarta pagina, et quidem manu ipsius Patris de 
Lanoy, haec: (Juad. Di Palermo; et alia manu: 1550. 

* Scripserat Patris de Lanoy librarius incirca 300, fra più li quali...; sed linea 
obducta delevit più. Polancus tamen, in exemplo, manu propria, supra 300 scripsit e 
più. 



246 



LíTTERAE QUADRIMESTRKS 



consuetudine tanto comune , non se ne fa screpolo di conscien- 
tia. In luogho di suoi soliti giuramenti hora dicono tutti certo, 
certamente , veramente, per confirmar la parola sua e far fede 
a quelli che non li vogliano credere. Ancora li altri vitii, enormi 
più di questi, si scancellano per il buon castigo delli mastri, li 
quali, senza rispetto di persona, castigano asperamente quelli 
che forse sarebbeno accusati et sufficientemente infamati; et li 
insegnano la virtù et timor di Dio publicamente et privata- 
mente nelli giorni de feste et de lavoro. 

Molto li giova la confessione, che tutti fanno per special 
obligo una volta ogni mese alli Sacerdoti nostri, benché pare- 
chi si confessano et communicano più spesso, alcuni ogni set- 
timana colli nostri fratelli di casa , alcuni doi o tre volte al 
mese, et assai altri farebbono il medesimo se loro havessino età 
competente. Di questa bona et lodabile mutatione hanno dato 
testimonio li parenti loro, vedendo hora la modestia e santa 
compositione dei figlioli suoi oltra del solito. Onde facilmente si 
vede la differentia tra nostri scolari et li altri neh" andare , dico 
nel parlar et l'huomo esteriore; la qual cosa cognoscendo li 
huomini da bene, ringratiano Iddio di questo tanto gran bene- 
ficio , che concede il Signore a questa città per li servitori suoi 
della Compagnia , li quali chiama la gente della terra li Padri 
Reverendi dello studio o vero dello Collegio. Credo io che 
questa bona opinione, che hora tengano tam molti verso alli no- 
stri, non sia cosa di pocca importanza, cioè che comincia il po- 
polo ad intendere lo spirito et intentione della Compagnia, ve- 
dendo già per esperientia alcune primitie et primi frutti in 
questo arbore. 

La mutatione dalla prima casa nostra in questa seconda 
non si è fatta senza utilità spirituale; perche, havendo noi hora 
T intrata nella chiesa di Sancto Antonio, si è offerita più com- 
modità per predicar, confessar, etc., che inanzi nella cappella 
della Misericordia, molto stretta et scommoda a questi effetti. 
Queste domeniche passate del advento si cominciò dar principio 
alle prediche in Sancto Antonio, dove si sono ritrovati auditori 
competenti et gli è stata dichiarata la vocatione della Compa- 
gnia, il che ha mossa la gente a confessarsi et communicarsi, 
come ancora in altri luoghi si è fatto; et, continuandosi il pre- 
dicar in questo luogho, va crescendo il auditorio. Nondimeno 



An. 1550 



247 



nella detta cappella si dice messa ogni dì, et ancora si predica 
le domeniche e feste, per sodisfare alle divotione delli vicini 
nostri antichi, li quali ne hanno pregato che non 1' abbandonas- 
simo del tutto. Oltra della predica in questi duoi luochi, si 
predica li giorni di domenica et di feste nelli hospitali, alle con- 
vertite; et dopo le prediche vanno li padri et fratelli per la terra 
et di fuora, cercando a fare qualche guadagno spirituale, essor- 
tando alla confessione et a far ben; e questo si fa con frutto, 
come per esperientia si vede. 

A questo Natal si sono confessati huomini et donne assai in 
Sancto Antonio, di modo che li sacerdoti nostri, che sono cin- 
que, col pastore, da alquanti giorni avanti al Natale et anchora 
nelle feste tutti sono stati occupati nel confessar. Onde si può 
da questo buon principio sperare più gran cosa, multiplican- 
dosi li penitenti et frequentandosi la sancta communione se- 
condo il tempo. 

Il Governatore et la città di Montreale hanno richiesto un 
predicatore delli nostri per le domeniche del advento passato, 
alla quale petitione si è satisfatto, et ne restano molto contenti, 
pregando che ne possino ottener uno per tutta la quaresima, et 
che la Compagnia li proveda in questo per sempre; ma non 
havendo noi qua in Palermo per hora commodità , V. R. potrà 
pensar che cosa per 1' a venire s' haverà da fare. 

Il P. Mtro. Hieronimo Domenech, oltra delle opere di chia- 
rità, nelle quali con gran zelo s' affatica ogni giorno nella 
corte appresso dal Signore Viceré in molte maniere, legge alli 
Sacerdoti di Trappane tre volte o quattro la settimana, inse- 
gnandoli cose molto utili. 

Fra altri frutti che si sono stati, uno è che un mercante 
grande lucchese, il quale, dopoi haver lasciato la spessa con- 
fessione, s' è ridotto a frequentarla, nella quale ora si ritrova 
quieto di conscientia, havendo disprezzato il mondo. Il mede- 
simo ha fatto un altro mercante di Lipari 1 et fa di cont.° 2 ; et 
questo Natale ne ha menato alcuni di suo paese, li quali erano 
molto alieni di questa via, ma ora si ritrovano similmente 



1 Patris de Lanoy librarius scripsit li pat ri; sed recte, ni multum fallimur, positum 
a transumpti auctore lipari. 

- Sic et litlerae et earum exemplum, et lefçendum videtur con/ inno. 



248 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



consolati nel Signore. L' uno di loro, figliuolo d' un gentiluomo, 
capitano, ha fatto una pace fra duoi nemici mortali per mezzo 
della confessione. Onde sia Dio benedetto in saecula. 
Di Palermo, all' ultimo di Decembre 1550. 

N. d Lanov. 



LXXI 



F. Bartholomaeus Hernandez 
Patri Ignatio de Loyola. 
Salmantica, 31 Decembris, 1550 

JHS 

Muy R. d0 en C. t0 Padre. 

Gratia Domini N. Jesu Christi et consolatio S. H Spiritus sit 
semper nobiscum. Amen. 

En la de los cuatro meses pasada di cuenta á V. P. del su- 
ceso que tuviéronlos Padres, que fueron con el P. Doctor 2 á 
visitar el obispado de Búrgos, y lo que el Señor se dignó de 
obrar por ellos en Medina y en Valladolid y otras partes. Lo 
que después acá hay que avisar á V. P. es lo siguiente. 

Estando los Padres allí en Valladolid esperando al P. Doc- 
tor, predicó el Maestro Juan Alvarez junto á las puertas de 
Palacio del Rey en una plaza, y gozaron bien de él mucha 
gente del mismo palacio, y en especial señoras, que de las ven- 
tanas le oian con grande atención. Después que hubo acabado 
el sermón, hablábase mucho entre aquellas señoras de palacio 
de su sólida doctrina y devoción grande con que predicaba, 



1 Tota est manu Patris Hernandez, in folio duplici, n. olitn 151 , nune 23 et 24. 
- P. Doctor Michael de Torres. 



A.v. 1550 



249 



¡tunque decían ser harto mancebo. Hicieron él y el P. Bau- 
tista 1 algunos más sermones, así en la plaza como en la cár- 
cel, parroquias y hospitales, y en todos hubo grande concurso 
de gente y devoción no pequeña. A esta sazón llegó el P. Doc- 
tor Torres á Valladolid, y luego se partieron todos juntos para 
Burgos, á donde, el mismo día que llegaron, hizo el P. Bautista 
un sermón en la plaza mayor, á donde concurrió gran número 
de gente por admiración, aunque después, viendo su doctrina 
y espíritu, se admiraban mucho más y alababan al Señor. El 
P. Maestro Alvarez llegó á Búrgos mal dispuesto, de tal manera 
que, ni pudo por entónces predicar, ni después acá lo ha hecho, 
porque le dura todavía la enfermedad. Otro día por la mañana 
fué el P. Bautista á visitar la cárcel pública , y dijo misa y pre- 
dicó á los presos, y quedaron tan presos del sermón, que con 
grandes ruegos le pedían les consolase muchas veces de aque- 
lla manera , y para esto le ofrecieron dineros, si los quisiese 
recibir. 

Y como se extendiese ya la edificación y odor bueno de 
los PP., llamaron de un monasterio de beatas, que se dice San 
Gil, al P. Hernando Alvarez del Aguila, para que entendiese en 
una disensión grande y de mucho tiempo, que habia entre ellas; 
y así lo hizo, y confesólas á todas, y fué buen medio para efec- 
tuarse la paz y union entre todas. Y quedando ya todas confe- 
sadas y muy pacíficas, vino á él un sacerdote, conocido de aque- 
lla casa, muy alterado y lleno de enojo, diciéndole, que por qué 
habia entendido en aquel negocio sin le dar á él parte; y el 
P. Hernando Alvarez, viéndole tan enojado y turbado, con mu- 
cha paciencia le oyó, y después se hincó de rodillas á sus pies 
y le pidió perdón, de lo cual el clérigo quedó muy espantado y 
confuso. 

Acabado este negocio, parecióle al P. Doctor que, pues el 
Maestro Alvarez quedaba enfermo y con buen recaudo para su 
enfermedad, que se debían de ir los tres por el Obispado, y así 
se partió el P. Doctor por las Cinco Villas y Valdeazcari *; y 
especialmente en cuatro lugares, donde tenían por costumbre 



1 P. Joannes Baptista Sanchez. 

* Vallis de Aschalt scripsit Polanci librarius, Chrou. t. n, pag. 109; sed, adjunctis 
omnibus bene perpensis, sermonem esse opinamur de Val de Escaray, dioecesis Bur- 
gensis, provinciae Lucroniensis (Logroño). 



250 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



de jurar muy excesivamente, dejó ordenada una cofradía inti- 
tulada al nombre de Jesus, donde todos los que entrasen no 
pudiesen jurar so cierta pena aplicada para limosnas , de lo cual 
tiene dada su Reverencia más larga cuenta á V. P. ; y á la vuel- 
ta, que tornó por los mismos lugares, halló muchos cofrades y 
mucha enmienda en esto. También entendió su Reverencia en 
hacer algunas paces por donde anduvo, y junto con esto pro- 
curaba de predicar en todos los lugares por donde iba , de lo 
cual todos quedaban muy edificados por el celo y caridad con 
que lo hacia. 

Asimismo, en las partes por donde fueron el P. Hernando 
Alvarez y el P. Bautista, fué grande la edificación que dejaron 
con sus sermones y comunicaciones : especialmente nos ha di- 
cho aquí el Provisor de Salamanca (que es natural de aquella 
tierra) de una conversión de un sacerdote, que muy desorde- 
namente vivia antes, y se tenia muy ruin opinion de su persona 
en aquel pueblo; y posando el P. Bautista en su casa y comu- 
nicándole, quedó tan edificado y recogido, que ha puesto en 
grande admiración á muchos ; y bien es de creer esto, porque 
ayer vino aquí á casa una persona de mucha manera á pregun- 
tar por el P. Bautista, para le rogar mucho y encargar que por 
amor de Nuestro Señor volviese por aquella tierra, porque ha- 
ría grande fruto. Acabada su peregrinación, se vinieron para 
Salamanca el P. Doctor y el P. Bautista y el P. Peñalosa el 
cual habia quedado enfermo en Valladolid , quedando en Bur- 
gos á curar del Maestro Juan Alvarez el P. Hernando Alvarez 
de Aguila. 

Viniendo á la venida el P. Doctor con los demás por Medina 
del Campo, habló allí con un mercader principal, que se dice 
Rodrigo de Dueñas, el cual pidió al P. Doctor muy encarecida- 
mente enviase dos Padres á aquella villa, para que predicasen 
y confesasen este Adviento; pues por ser feria, se haria tan 
gran fruto. No pudo dejar el P. Doctor de se lo conceder, y así 
fueron el P. Bautista y otro Padre para estar allí solamente 
quince dias, por la necesidad que de ellos habia aquí. Hemos 
sabido que es cosa maravillosa la edificación y moción grande, 



1 PP. Michael de Torres, Joannes Baptista Sanchez et Melchior Pegnalosa (Peña- 
losa). 



An. 1550 



251 



que hay en aquella villa con los sermones del P. Bautista, por- 
que predica muchas veces en los cambios, que es en mitad de 
la feria de los negociantes, y donde concurren tantos mercade - 
res y [de] tan diversas partes : y como él empieza á predicar, 
todos cesan de sus negocios, y con mucho silencio y atención 
acuden á oir; y es para alabar mucho al Señor ver la devoción 
y lágrimas que hay en sus sermones. En el primer sermón que 
hizo allí en los cambios, vino el Teniente de aquella villa, y es- 
tando predicando el P. Bautista, dijo al Padre que con él esta- 
ba, que le dijese que se abajase y se fuese á una iglesia, que 
allí le irían á oir, porque allí se harían muchos hurtos *. Hallóse 
á la sazón un fraile Agustino, predicador, y tomando la voz por 
el Padre, le respondió que aquella era iglesia , pues era congre- 
gación de fieles, y que era muy bien hecho, porque allí estaba 
más gente que cabria en dos iglesias ; y á esta razón ayudaron 
otros muchos, de manera que el Teniente tuvo por bien de oir 
el sermón, y acabado de oir se fué muy pacífico sin hablar más 
palabra. 

Demas de esto predicaba los domingos y fiestas en las parro- 
ci uias; y con ser las mayores de la villa, era tanta la gente que 
concurría, que no era posible entrar en ellas después de haber 
subido en el púlpito, y así se iba mucha gente por no caber en 
la iglesia. Quedaba la gente tan movida después del sermón, 
que era cosa para mucho alabar al Señor. 

Hicieron dos veces mensajeros al P. Doctor los mercaderes, 
pidiendo mucho que por amor de Nuestro Señor le alargasen 
la licencia , y así se la alargaron hasta el postrer dia de Pascua; 
y después, ántes que se acabase esta licencia, hicieron otro 
mensajero, alegando las mismas razones y diciendo que lo pe- 
dían en nombre de todas las naciones que les alargasen la licen- 
cia hasta demediado Enero, que se acabaria la feria; y vista su 
grande instancia, se les alargó la licencia hasta el dia de los 
Reyes. 

Predicó también en monasterios, así de frailes como de mon- 
jas. Hiciéronse muchas amistades de personas principales por 



1 que allí le irian á oir, porque allí se harian muchos hurtos. Cave ne unum eum- 
demque locum hoc adverbio allí bis repeüto designan putes. Sensus est : se eo , se. in 
templum, ituros, quoniam ne piara furta ibi, io platea, concionis tempore lìerent ve- 
rendum erat. 



252 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



medio de sus sermones; hubo mucha reformación en algunas 
personas acerca de los trajes excesivos : predicó en la cárcel á 
los presos dos sermones. El P. que fué con él se ocupaba en tra- 
tar con los presos y sus negocios y en confesarlos, que tenían 
mucha necesidad de esto. Confesó ademas de esto á otras mu- 
chas personas, entre las cuales tuvo muchas confesiones genera- 
les de muchos años. Fueron muy importunados de los mercade- 
res que tomasen dineros, presentes y otras cosas; y nunca toma- 
ron cosa ninguna. Posaron en un hospital , aunque fueron muy 
importunados del mercader Rodrigo de Dueñas, por cuya causa 
habían ido, y de otras personas, que se fuesen á su casa. Vinie- 
ron muchos mercaderes de T.° 1 , de Segovia y de Medina de 
Rioseco, á pedir con grande instancia que fuesen á su tierra á 
predicar ; y un caballero de Tordesillas escribió una carta no á 
otra cosa pidiendo lo mismo. En particular lo ha pedido Ro- 
drigo de Dueñas, encargando mucho que diésemos relación á 
V. P. del gran fruto que en aquella villa se puede hacer, para 
que hubiese una casa en ella, como la hay en Valladolid, pues 
que allí concurre tanta gente las ferias ; y ha prometido de dar 
la casa con todo lo necesario, aunque esto antes de ahora lo 
daba él al P. Fabro, confesándose con él. Dió ahora de presente 
cierta limosna para libros y dice que quiere pagar alimentos 
aquí en Salamanca cada un año para un estudiante. Esto es lo 
que hasta aquí se ha sabido de lo de Medina del Campo. 

Demas de esto están dos mercaderes mancebos, muy ricos, 
muy movidos á entrar en la Compañía, si los reciben. Creemos 
que vernán, acabada la feria, á hacer los ejercicios. Dos sacer- 
dotes se determinaron allí luego para la Compañía ; y aunque 
procuraron los Padres detenerlos hasta que ellos viniesen, toda- 
vía vino el uno de ellos luego. Está ahora en los ejercicios: pare- 
ce muy buen sujeto, aunque no ha estudiado más que latin y esto 
sabe bien porque lo ha leido. 

Otra cosa no se ofrece al presente de que poder avisar á 
V. P., más que en esta casa los ejercicios cotidianos siempre 
van en aumento por la bondad del Señor. Antes de Pascua, y 
la semana de Pascua, hubo tanto concurso de confesiones, que 



1 Toledo. 



An. 1550 



253 



se fueron muy muchos desconsolados por no se poder cumplir 
con todos. 

El P. Doctor se partió el postrero dia de Pascua de Navidad 
para Oropesa á instancia del Conde de Oropesa 1 y del Señor 
D. Antonio de Córdoba, que al presente está con él Ofrece el 
Conde una casa para la Compañía, y en otras dos partes tam- 
bién la ofrecen. Mandó el P. Doctor diese aviso á V. P. para 
que sobre ello mandase proveer; y si por allá hubiese gente, 
parece que se serviria mucho Nuestro Señor, el cual tenga por 
bien mittere operarios sitos in messem suam. 

De Salamanca, último de Diciembre de 1550. 

Inútil hijo y siervo indigno de V. P. 

Bartolomé Hernandez. 



Super script io. Al muy R. d0 en Cristo N. Señor el P. Maestro 
Ignacio, Prepósito General de la Compañía de Jesus, en Roma. 
Alia Diami : 1550, Salamanca, B. me hnz. 

1 Ferdinandus Alvarez de Toledo, Comes IV de Oropesa. 

8 Is mense Majo anni 1552 Societatem ingressus est. V. Cariasele San Ignacio, t. ìv, 
rag. 219, not. 2. 



25'4 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



LXXII 



P. Joannes Baptista Viola 
Patri Ignatio de Loyola. 
Parisiis, 3 Januarii, 1551 1 

JHS. 

De Paris á 3 de enero 1551. 

La gracia y paz de n. s. ihu x.° sea con nosotros. Amen. 

Por la presente daré cuenta á V. P. de lo que en estos qua- 
tro meses acá se ha hecho. 

Primeram. te una señora muy devota nos dio cincuenta y dos 
coronas para comprar con ellas en parte segura diez libras 
francesas cada un año para nuestros estudiantes , lo qual no se 
ha podido hazer hasta ahora por no tener privilegio 2 . 

Tres estudiantes hizieron exercicios; el uno entró en una Re- 
ligión de los mínimos ; el otro en San fran. c0 ; y el 3.° se deter- 
minó á nra. Compañía, el qual es sacerdote de hasta 26 ó 27 
años, el qual hubiera ya entrado , sino por estar empedido con 
ciertos negocios, los quales creo concluirá dentro de un año. 
Siguen á ihu x.° n. s. con gran conocimiento de sus pecados, de- 
xando todas las cosas. 

Otros tres estudiantes muy viciosos se confesaron general- 
mente conmigo de sus pecados con muchas lágrimas, y perse- 
veran confesándose y comulgando todas las fiestas, con tanta 
modestia y mutación de vida que en su hábito y costumbres pa- 
recen estudiantes de nuestra Compañía. 

1 Historia varia, voi. i, fol. 197. Haud dubium esse potest quin has litteras latine 
scripserit P. Viola; sed nos hanc tantum hispanicam earum versionem habemus, quam 
Roma in Hispaniam misit P. Polancus. 

2 Corona erat aureus aut arg-enteus nummus aequivalens libris (gallice olim livres, 
mine franes) sex et quartae patti librae, se, fr. 6, 25 c. 



An. 1551 



255 



Un doctor theólogo, que hasta aquí nos ha sido muy contra- 
rio, y se maravillaba mucho de uno de los nuestros cómo había 
entrado en la Compañía , ahora dize ya que , bien mirado todo, 
no halla en la Compañía cosa que no dé muestra de vida sancta 
y apostólica. 

Otro doctor theólogo respondió á otra persona, que habia 
hecho los exercícios y deseaba entrar en la Compañía, deman- 
dándole su parecer, le dixo que no hallaba en esta Compañía 
cosa que poder contradezir, porque no era sino una verdadera 
senda de los apóstoles. De las quales cosas concibo grande es- 
peranza que nro. S. or ihu xpo. los ha de compeler y volver de 
otro parezer. 

La conversión del 111. mo Duque de gandía á nra. Compañía, 
la qual se dize publicam. te , ha edificado á muchos y movido á 
muchos españoles á que sientan mejor de la Compañía que 
hasta aquí; espero en la misericordia del S. or que, pues el prin- 
cipio ha sido tal, que el suceso será mejor, porque el buen árbol 
da buen fruto ! . 

El P. Estrada es acá muy estimado entre los estudiantes fla- 
mencos , que moran en Paris, y dizen que en Lovayna alaban 
mucho sus sermones y virtudes 2 . 

Un monje español, que ha predicado muchos años en España, 
y muchas vezes contra la Compañía , reprehendiendo los exer- 
cícios y revocando á los que en ellos se querían exercitar, es- 
torvándoselo, ha placido á su divina Mag. d que ha venido á 
nuestras manos, y es tan amigo nuestro que nunca acaba de de- 
zir de la Compañía; ha hecho los exercícios y confesión gene- 
ral con muy gran fruto y aprovechamiento; hame prometido de 
restituir por cartas la fama que ha quitado á la Compañía, y que 
en viniendo á España, hará lo mismo en sus sermones. Dize que 
ántes nunca habia sabido qué cosa era oración ni rezar horas, 
ni qué cosa era estado de Religión; ahora cada dia revuelve el 
monesterio, amonestando á unos y á otros á confesión y á co- 
munión y á vivir religiosamente, y ha hecho que dos ó tres de 
sus monges se confiesen generalmente. Confiamos en la bondad 
del S. or que de Saulo se haya tornado Paulo. 



1 Gandiae Dux, Franciscus Borgia, jam a 1. a Februarii 1548 Societati se solevinibus 
votis adstrinxerat; id tamen nulli, praeterquam paucis Sociis, ante annum 1550 innotuit. 
- Vide supra, epistola lxviii, not. 5, pag. 234. 



256 



LiTTERAE (CUADRIMESTRES 



En Paris está un monasterio de monjas, adonde me han lla- 
mado muchas vezes para confesarlas; he ido alguna vez allá y 
enviándome algunos presentes, se los he tornado á enviar, para 
que conozcan que todo lo que hazemos es de gracia ; y tornán- 
domelos á enviar, no los rezebí; y así conocen ciaram. te que so- 
lam. te deseamos la salud de su ánima; y como viesen los mon- 
jes, que las solian confesar, que yo las confesaba, comenzaron 
á murmurar diziendo que los dexaban á ellos por confesarse 
con nosotros ; y como se quexasen sobre esto á algunos de la 
ciudad, plugo á nro. S. or que ántes respondiesen por nosotros, 
diziendo que los desta Compañía eran de buenas costumbres y 
vida; lo qual oyendo ellos, acordaron de abajar la cabeza y ca- 
llar; lo qual todo pasó sin saber yo nada. Bien querrían aque- 
llas monjas que las visitase muchas vezes para consolarse en el 
S. or ; pero hay otras ocupaciones que lo impiden. 

Murió aquí un varón muy docto, español, y rogándome ocho 
dias ántes que muriese que no le dexase, procuré que estuvie- 
sen siempre con él dos de los nuestros de dia y de noche , y des- 
pués de muerto procuré que se enterrase con grande honrra, 
llamando todos los estudiantes españoles, que habían en París; 
y desde entónces muchos dellos nos quedaron muy aficionados, 
y algunos se confiesan y comulgan en nuestras misas cada do- 
mingo desde entónces. Y el sobredicho defunto , estando ya 
cuasi para espirar, me recomendó un su discípulo, el qual desde 
entónces está tan mudado que ya no habla sino de Dios, y huye 
de las compañías antiguas como del demonio. 

Los estudiantes perseveran en confesar y comulgar, y el dia 
de Navidad comulgaron en las dos postreras misas nuestras 
sesenta y tres, y los más dellos están bien con la Compañía. 

Ya he escrito por otras el número de los que somos, que son 
al presente 14, sin los servidores. 

No hay más que escrevir sino que rogamos á V. P. se acuerde 
de nosotros en sus oraciones. 

De Paris á 3 de Enero de 1551. 

Indigno hijo en ihu x.° de V. R. 

Joan bap. ta Viola. 



/;/ folio 198 v.°: De Paris, 3 de Enero 1551. 



As. 1551 



257 



LXXIII 



P. Maximilianus Chapelle 
Patri Ignatio de Loyola. 
Salmantica. õ Januarii, 1551 '. 

IHS 

Admodum Reverende in Christo Pater. 

Gratia et pax Domini Jesu Christi et communicatio Spiritus 
Sancii semper sit nobiscum. Amen. 

Per postremam epistolam eorum , quae quarto quoque mense 
scribi solént, certiorem reddidi Paternitatem tuam de suscepta 
visitatone Burgensis dioecesis, jamque narratum est quid in iti- 
nere Vallisoletum usque, Christo auspice, peregerint Patres ii, 
quos sibi comités et adjutores adscivit P. Doctor Torres. Quid 
autem postea successerit, nunc narrabo. 

Interea dum fratres nostri Doctorem Vallisoleti praestola- 
rentur, Magister Alvarez concionem habuit juxta valvas domus 
regiae in area satis ampla , quem magna attentione audierunt, 
non ii solum qui illuc concionis gratia confluxerant, verum 
etiam aulici non pauci ac foeminae, quamvis claritate nobiles, 
de fenestris prospicientes: finita concione, matronae illae et ple- 
rique alii admirabundi colloquebantur de solida ejus doctrina ac 
fervoris vehementia, tametsi aetate juvenis esset. Aliquot alios 
sermones habuit ipse, et P. Baptista, tam in plateis publicis 
quam in carceribus, xenodochiis ac monasteriis, ubi semper fuit 
auditor um numerosa multitudo, et in eis ingens pietatis ac de- 
votionis affectus. 



1 Autographa in duplici folio, cui olim nn. 434 et 435, nunc vero 66 et 67.— Aliud non 
est, utlegenti facile patebit, quam latina versio, paucis mutatis et additis, litterarum, 
quas a Patre Bartholomaeo Hernandez subscriptas dedimus supra, n. lxxi, pag. 248. 

T. i. 17 



258 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Cum haec agerentur, advenit P. Doctor, qui una cum fratri- 
bus illieo Burgos profisciscitur; quo cum pervenissent , eodem 
die Baptista in platea publica, eaque amplissima, praeconem 
agens evangelicum, verbum Dei praedicavit; ad cujus vocem 
plurimi rei novitate attoniti subito concurrerunt ; etsi postmo- 
dum, cognita ejus doctrina et spiritus abundantia, vehementius 
demirarentur, Deum in eo laudantes ac benedicentes : Magister 
autem Alvarez , propter adversam corporis valetudinem , nec 
tune nec postea praedicavit; nondum etenim, nec jam quidem, 
ab infirmitate convaluit. Mane subsequentis diei invisit Baptista 
eos qui carcere inclusi tenebantur, quibus et rem divinam fecit, 
et verbum divinum evangelizavit. Eo sermone summopere 
sunt consolati, obnixe rogantes ut frequenti ejusmodi exhorta- 
tione eos solaretur et animaret , quod ut faceret ultro nummos 
offerebant. Paulatim autem , se diffundente notitia et fragranti 
odore Patrum, accersitus est P. Ferdinandus Alvarez a quodam 
coenobio religiosarum, quod D. Aegidio est consecratum, ut 
eas a multo tempore magna inter se simuliate ac discordia dis- 
sidentes, mutuae pacis vinculo ac spiritus unitate conjungeret; 
quod et effecit, auxiliante Deo, easque omnes, praevia peccato- 
rum confessione, Christo Domino reconciliavit. Tarn pii operis 
fructum statim praesensit christianae charitatis ac pacis hostis 
invidus. Ipsis enim jam Deo suo sibique invicem piene reconci- 
liatis, ecce de improviso sacrificus quidam , illius coenobii ad- 
modum familiaris, ira percitus, adiit Ferdinandum Alvarez 
eumque sic compellat : Cur isti negotio , me inscio atque incon- 
sulto, interserís auctoritatem tuam? nonne decuerat super hac 
re prius me consulere? P. Alvarez, cernens hominem perturba- 
tione commotum, cum summa animi modestia etpatientia primo 
audit increpantem; deinde, ad genua provolutus, veniamhumil- 
lime postulat; quo viso, alter obstupefactus redditur, et Patris 
humilitate suique ipsius temeritate piane confusus, mitescit. 
His ita peractis, P. Doctor expediré judicavit si inde in diver- 
sos pagos et oppida illius dioecesis dispertirentur. Prius tamen 
quam id fieret, curam et salutem magistri Joannis Alvarez viro 
cuidam probato, nostraeque Societati deditissimo, commisit 
atque commendavit. Itaque P. Doctor tendit ad pagos et oppida 
quae sibi sorte obtigerant, ea visitaturus et, si qua ratione pos- 
set, vitia correcturus , opitulante Domino, in quorum quatuor, 



An. lfñl 



ibijurandi et pejerandi detestanda consuetudo inoleverat, soda* 
litium instituit, nomine Jesu insignitimi, cujus lex et conditi', 
fuit ne quis sodalium juret, sub muleta certae pecuniae pauperi- 
bus erogandae. Nec hoc inane fuit aut inutile, siquidem in re- 
ditu, iter faciens per eosdem pagos, muitos reperit dicti sodai i- 
tii socios et contraíres fructumque non poenitendum. Sed de 
hac re scripsit ipse ad P. tuam. Praeter haec, in omnibus pagis 
per quos transibat, dabat operam reconciliandis inimicis, ejus- 
modique aliis misericordiae operibus; et, sicubi opportunitas 
daretur, aut publice concionabatur aut privatis sermonibus ad 
religionis cultum exhortabatur; ubique magna fuit hominum 
admirado et aedificatio, quod haec tam sincere tamque ardenti 
zelo animarum tractarentur. Ubicumque etiam fuerunt Ferdi- 
nandus Alvarez et Baptista, suavem fragrantiam et sui vehe- 
mens desiderium reliquerunt, fructumque copiosum retulerunt 
ex sua conversatane, doctrina et vitae exemplo. Narravit no- 
bis Pro-episcopus salmanticensis (quem vulgo Provisorem ap- 
pellamus), natione burgensis, quemdam illius regionis sacerdo- 
tem qui , ob vitam inhonestam suaque professione omnino indi- 
gnam, admodum male audiebat apud suos, consortio et adhor- 
tationibus Patris Baptistae, quem in aedibus suis hospitio exce- 
perat, adeo resipuisse, ut omnes stuperent admirantes in eo 
mutationem dexterae Dei excelsi. Hinc etiam, paucis abbine 
diebus, venit ad nos quidam qui percunctaretur de P. Baptista 
ubinam esset, et quid ageret etc., obnixe rogans et obsecrans, 
per charitatem qua nos dilexit Dominus, ut ad illam regionem 
reverteretur, asserens terram illam maximum emolumentum 
percepturam ex ejus doctrina et vitae conversatione. Peracta 
peregrinatione sua, Salmanticam redeunt P. Doctor, Baptista, 
et Peñalosa, qui propter corporis infirmitatem non fuit comes 
dictae peregrinationis, sed Vallisoleti remanserat gratia confir- 
mandae valetudinis. Magister autem Alvarez, adhuc aegrotus, 
Burgis relictus, et cum eo Ferdinandus Alvarez. Revertentes 
autem per Methymnam, convenit Doctor noster Rodericum de 
Dueñas, mercatorem opulentissimum et in his regionibus per- 
quam celebrem, qui multis precibus petiit a Doctore ut duos ex 
nostris mitteret Methymnam qui, in Adventu Domini, quod 
tempus est nundinarum Methymnensium, et evangelium regni 
praedicarent et peccatorum confessionibus audiendis intende- 



L>60 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



rent, affirmans rempublicam christianam magnani utilitatem 
inde reportaturam , quod quidem ad has nundinas plurimi con- 
fluunt ex tota Hispânia. P. Doctor, precibus et rationibus con- 
victus, non potuit negare quod ille tam pio aífectu poposcerat: 
mittitur ergo P. Baptista et alter cum eo, ea tamen conditione, 
ut post quindecim dies statim domum redirent ; erat enim tune 
domi nostrae penuria sacerdotum et finis jubilaei propinquabat, 
quo maxime opus erat copia sacerdotum. Postea cognovimus 
rem esse sane dignam admiratione videre gentem illam methy- 
mnensem, quanto pietatis ac devotionis affectu accensa sit 
quamque commota ex sermonibus Baptistae; frequenter nam- 
que praedicatin platea, in qua nummularii, quos campsores' vel 
banquarios nuncupamus, suas exercent negotiationes, ubi sem- 
per solet esse maxima turba hominum cujuscumque status et 
conditionis, praesertim mercatorum, ex diversissimis plerum- 
que nationibus. Hi ad vocem sermonis P. Baptistae , cunctis 
negotiis, contractibus , litibus et officiis intermissis, accurrunt, 
€t magno silentio atque attentione audiunt praedicantem ver- 
bum Dei , idque non raro cum altis suspiriis et abundanti la- 
chrymarum effusione. Primae concioni habitae apud illos num- 
mularios adfuit vicepraetor methymnensis qui , nondum adhuc 
finito sermone, alloquitur sociumP. Baptistae, admonetque eum 
ut jubeat concionatorem ab inchoato sermone desistere , asse- 
verans locum illum minime idoneum esse publicis concionibus, 
insuper adjiciens ansam praeberi furibus surripiendi aliena. 
Sed si velit ver bum Dei annunciare, eat,inquit, in ecclesias. 
Hoc audiens religiosus quidam ordinis Divi Augustini, praeve- 
niens responsionem fratris nostri, contendit in eo loco ecclesiam 
esse, cum ibi sit tam numerosa multitudo fidelium in nomine 
Jesu congregata, ac proinde rectissime factum esse quod ibi- 
dem regnum Dei publice praedicetur; praesertim cum templum, 
quantumlibet amplum, capax esse non possit tantae multitudi- 
nis: non defuerunt qui iilico exsurgerent adversus praetorem, 
partes monachi defendentes. Factum est tandem ut, imposito ei 
silentio, placidus totam audiret concionem; postea verone ver- 
bum quidem de hac re proferre visus est. Praeter has condo- 
nes, diebus quoque dominicis ac festis praedicabat in ecclesiis 
potissimis ejus oppidi, quae , etsi amplae admodum videantur, 
tantus tamen erat concursus ut, postquam insuggestum aseen- 



An. là r )l 



261 



disset, nullo pacto pateret introitus in ecclesiam atqüe ideo 
multi abibant. In omnibus concionibus magna scmper fuit po- 
puli devotio et animarum vehemens commotio. Bis a mercato- 
ribus missi sunt nuncii ad Doctorem ut concessa facultas pro- 
rogami! r. 

Ad preces igitur eorum, primo quidem prorogatili- usque ad 
diem festum Sanctorum Innocentium ; sed nec hac concessione 
contenti, instante temporis termino praefinito , mittunt alterum 
nuncium, importunis precibus postulantes ut fratres nostri Me- 
thymna non discederent ante decimum quintum diem mensis 
Januarii; tune enim finem accipiunt nundinae methymnenses; 
sicque, perspecto tam pio ipsorum desiderio, quo nane sibi gra- 
tiam concedi nomine omnium nationum (ut ajebant ) poposce- 
rant, tempus eis usque ad Epiphaniam Domini donatum est. 
Conciones etiam habitae sunt in monasteriis tam religiosorum 
quam religiosarum: multae quoque inimicitiae, lites ac discor- 
diae sublatae sunt. Admiranda denique facta est immutatio ac 
reformatio vitae, etiam in externis, circa immodicum luxum 
vestimentorum. Alter P., datus Baptistae in socium, operam 
impendebat consolandis carcere detentis, eorum confessionibus 
audiendis, eorumdemque litibus acnegotiis finiendis. Aliorum 
etiam complurium confessiones audivit , nec paucas generales 
totius suae vitae anteactae, quorum nonnulli erant, qui a multis 
annis confessi non fuerant. Saepe rogati sunt a mercatoribus ut 
nummos vel quidvis aliud acciperent; at semper renuerunt: 
unde et toto ilio tempore in hospitali pauperum diversati sunt, 
tametsi Rodericus de Dueñas, cujus gratia eo venerant, et ple- 
rique alii mercatores, conati sint eos ad aedes suas pertra- 
here. Multi mercatores toletani, segovienses et methymnen- 
ses de Ruyseco 1 , vehementi affecti desiderio petierunt in suam 
patriam mitti concionatores Societatis nostrae : idem petiit 
eques generosus oppidi Tordesillas appellati, et in eum finem 
scripsit epistolam ad P. Baptistam. Potissime id postula- 
vi Rodericus de Dueñas plurimum obsecrans, et toto quo po- 
test pondere nostrani onerans conscientiam, ut certiorem facia- 
mus Paternitatem tuam de ubere fructu qui percipi poterit, 
si in oppido methymnensi domus exstruatur religioni nostrae, 



meth\>nnenses de Ruyseco, id est, a Methymna de Rioseco, ut supra, pag. 251.'. 



262 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



quum, tempore nundinarum, eo concursus fiat e tot tamque 
longinquis regionibus. Pollicetur se daturum domum, caetera- 
que omnia ad victum necessaria suppeditaturum, quod et quon- 
dam obtulit Patri Fabro, cui solebat confiten. Largitus est 
nobis his diebus certam pecuniae summam ad emendos libros, 
jütque se velie sumptibus suis alere scholarem Societatis no- 
strae in Universitate salmanticensi. Haec sunt, quae hactenus 
i^ognovimus, de iis quae gesta sunt in oppido methymnensi. 
Praeter haec tamen omnia , scribendum restat duos esse juve- 
ries mercatores, multarum possessionum, paratos omnia relin- 
quere propter Christum et ingredi religionem nostram. Si ad- 
mittantur, arbitramur eos huc venturos post nundinas, ut domi 
nostrae diebus aliquot in spiritualibus exerceantur. Duo itidem 
sacerdotes methymnenses , cum primum eo advenerunt Patres, 
totos se Societati dedicarunt; et licet eos ibi detinere conaren- 
turdonec Salmanticam redirent, alter tamen, morae impatiens, 
illieo ad nos venit. Ei nunc traduntur exercitia: juvenis est 
natus annos circiter 27, bonae ut apparet indolis : etsi gramma- 
ticam dumtaxat didicerit, sed studiose, quod eam postea docuit. 
Nihil aliud in praesentia scribendum occurrit quam quod exer- 
citia quotidiana, ut puta confessiones, communiones et commu- 
nicationes caeteraque hujusmodi, in dies, auctore Deo, promo- 
ventur in melius. Paucis diebus ante Natalem Domini tantus 
fuit concursus ad confessiones , ut non potuerit omnibus satis- 
fieri, unde et plurimi tristes ac desolati alio ire coacti sunt. 
P. Doctor die Sanctorum Innocentium profectus est ad oppidum 
quod dicitur Oropesa, id contendente Comité de Oropesa et Do- 
mino Antonio de Corduba , qui jam est cum Comité. Offert 
Comes domum Societati: in duobus aliis locis idem offertur. In- 
junxit P. Doctor ut hujus rei P. T. certiorem faceremus, quo 
cognoscamus quid P. T. hac in re fieri praecipiat. Si isthic su- 
peressent qui huc mitterentur , minime otiosi forent in vinea 
Domini; quem precor ut mittere dignetur operarios in messem 
suam. Amen. 

Salmanticae, nonis Januarii anni 1551. 

Minimus filius P. tuae 

Maxim ili anus a Capella. 
Super script io. Perquam R. do in Christo Patri, P. Ignatio de 
Loyola, Praeposito Generali Societatis Jesu. Romae. 



A\. 1551 



IAXIV 



P. Hieronymus Natalis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, 6 Januarii 1551 '. 



Gratia et pax D. N. Jesu Xpi. sit semper, contìrmetur et 
augeatur in cordibus nostris. Amen. 

Gratias ago Deo et Patri D.* n.' Jesu Christi quod dulcís est 
nobis semper spiritus sanctae obedientiae. Illud tamen animum 
nostrum solicitat, ubi 4.° mense scribendum est, quod quoquo- 
versus oculos injicimus atque nostras actiones animadvertimus, 
Jesu bone, quantum inertiae est, quantum somnolentiae et ste- 
rilitatis ubique! Itaque pudet nos, Pater in X.° Jesu observan- 
diss. e , pudet, inquam, vitae nostrae, ac nichil est aliud fere 
quod consoletur nostrum bonae voluntatis animum, nisi quod 
spe melioris fructus in Christo superioris temporis poenitentia 
desiderium nostrum exacuit , atque propositum vitae totius in- 
novandae aecendit. 

Ad scholas nostras fere nichil est, quod his 4 mensibus prae- 
ter superiorum temporum consuetudinem accesserit , praeter- 
quam quod in quarta classe, in qua enarrantur litterae huma- 
niores , constitui ut graeca latinis conjungerentur. Itaque enar- 
rai magister Annibal a Homerum et Virgilium , Aristophanem 
et T. Livium, alternis diebus binos, magna cum utilitate audito- 
rum. Studia autem omnia feliciter et auditoribus cedunt et prae- 
ceptoribus. Observantur consuetudines piae, jam inde a princi- 



1 Historia variti, voi. i, fol. 201-203. 
- Annibal de Coudreto. 



264 LlTTERAE QUADR1MESTRES 

pio constitutae , ut singulis mensibus omnes auditores peccata 
confìteantur, diebus veneris audiant doctrinam christianam, ad 
conciones praesto sint riostras diebus omnibus dominicis et 
festis, piis colloquiis a vitiis absterreantur et advirtutes pietà - 
temque inducantur. 

Itaque cum in aliis omnibus fructus spiritualis non vulgaris 
agnoscitur, tum vero ille est praeclarissimus , quod nullus fere 
est in omnibus classibus, qui parum vel ingenio excellat vel 
spiritu, qui idem non propense ad Societatem feratur, enixeque 
oret a nobis recipi ; nostrum tamen consilium est hoc tempore 
ánimos eorum alere ac fovere spiritum , donec maturiores ac 
probatiores fiant, et nos magis parati ut illos in probationis 
domum accipere possimus. 

Quae ad nostrum collegium ac probationis domum attinent, 
hujusmodi sunt , Christi Jesu benignitate ac gratia , ut animum 
nostrum quotidiana alant jucunditate. Ita fovet nos Dominus 
praeclarissimo ilio spiritu , quem gratificatus est Societati suae 
abunde, ut facile in illius luminis et gratiae illustratione omnia 
nobis suppetant, et conftrment quae ad religionem Societatis 
spectant et ad perfectionem obedientiae sacrosanctae. 

Oratio majori sensu exercetur et fructu. Ad ea , quae supe- 
rioribus litteris scripsimus, hoc etiam accessit, ut quotquot 
sunt in domo probationis juvenes , quotquot in collegio novitii, 
illi quidem magistro probationis quotidie ad vesperum rationem 
explicent ac reddant diurnae conversationis suae , hi vero ma- 
gistro novitiorum; qua in re tanta comparatur animorum pax 
et tranquillitas, ut summum in ea cura praesidium constitutum 
esse videatur eorum qui lacte etiamdum alendi sunt. Illud vero 
non omittam de domo probationis, tantam jam illi domui autho- 
ritatem apud civitatem , X. ¡ gratia , conciliatam , tantam chari- 
tatem omnium ordinum, ut margarita quaedam existimetur 
civitatis videre juvenes in media patria velut in eremo versari, 
orationi, carnis mortificationi, obedientiae ac studiis litterarum 
attentissime summaque cum animi hilaritate deditos, ut nos 
non raro nostrae conversationis pudeat ; adeone ignavos esse 
nos, a pueris, necdum quidem tyronibus, ut vincamur, qui (si 
tempus spectetur) veteranos praestare debuimus? Sed hoc nobis 
victoriae loco est, in X.° Jesu, si a pueris in hac palaestra vin- 
camur, modo nostram ipsi inertiam semper enitamur superare. 



A.\. 1551 



265 



Sunt in domo probationis juvenes undecim, praeter magi- 
strati! probatìonis et alios duos e probatioribus. Ex his sex in 
humanioribus litteris diligenter exercentur graece et latine; 
quinqué, in superiori classe grammatices, in gravioribus hujus 
artis praeceptis operam suam collocant. Sunt hi omnes spei 
maximae , in quibus non mediocriter parentes mirantur ac 
cognati, et usque ad animi sui offensionem, quod tam facile tam 
gnaviter animum ab eorum carnalis affectus sensu averterint; 
et hae solent esse apud nos frequenter illorum quaerimoniae, 
minus quam oportet se observari a filiis, pietatem in parentes 
negligi. Id nos quidem certe in pueris boni consulimus, quod ex 
sensu spiritualis cognationis proficisci videmus , non neglectu 
necessariae in parentes pietatis. In parentibus miseremur quod 
veram necessitudinem non agnoscant nec quaerant, tametsi 
atente et studiose operam dantpueri ut, e carnalibus parentibus, 
spirituales sibi filios generent piis colloquiis, in quibus non vul- 
garem jam vidimus successum. Augeat nos Christus Jesus re- 
rum spiritualium copia. Numero quidem sumus 33. 

Sed de his hactenus. In fructu vero animarum et proventi! 
exercitiorum spiritualium, tum ex sacris concionibus , tum ex 
lectionibus Evangelii ac Psalmorum, et sacramentorum confes- 
sionis et sacrosanctae Eucharistiae ministerio, piscatione me- 
ditationibus spiritualibus ac colloquiis effundi videtur magis ac 
magis in dies Domini misericordia ac benignitas; sunt enim 
frequentiores conciones quam fuerint unquam, excrescit nume- 
rus confessionum ac communionum. Observavimus enim non 
his solum 4 mensibus, sed postquam in hanc urbem venit Socie- 
tas , fuisse in dies majorem numerum eorum , qui confessionem 
frequentant et communionem. Unde magna in ci vitate cognitio 
spiritualis vitae comparatur, non mediocris inno vatio animo - 
rum. Qua in re nescio an illud quoque mysterium habeat. Nam 
accipiunt verbum, spiritum agnoscunt mulieres quidem omnium 
ordinum, plebejae scilicet et nobiles; accipiunt confertim et ple- 
beji homines; ex primoribus autem vel etiam nobilibus pauci 
fructum capiunt, ut videri possit simile primordiis fidei et Ec- 
clesiae. Haec cum ita sint, omnium tamen illa vox est: semper 
pascha apud D. Nicolai est; non eramus, antequam hi Patres 



1 Vide infra in hac ipsa epistola, pajr. 368 , et alibi saepius in his epist olisi 



266 



LiTTERAE QUADRIMESTRE» 



venirent, christiani; pestis solébat postliminio civitatém liane 
adoriri ac vastare atrocissime ; horum Patrum adventu credi- 
mus depulsam. 

Hic vero fructus non in nostro solum templo provenit , sed 
ad exemplum nostrum in omnibus fere ecclesiis confitentur ac 
commurticant, sinonsingulis dominicis, certe in festis primariis. 
Sunt frequentes generales confessiones, in quibus summum fru- 
ctum experimur, ita ut vix homo idem agnoscatur post genera- 
lem confessionem et paucas communiones. Adeo totus alius est. 
Faxit Christus ut plures habeamus operarios confessores; spe- 
ramus fore ut non ad 300 tantum numerus exerescat communi - 
cantium, qui numerus fuit his Natalitiis, major certe quam pro 
numero sacerdotum , qui hic 4 tantum sumus , sed incredibilem 
quamdam speramus copiam ac magnitudinem benignitatis et 
gratiae Domini in hac civitate. Haec fere sunt quae de benefi- 
ciis Domini in hac congregatione dicenda succurrunt: nunc 
vero nonnulla attingam quae, etsi in superioribus contineantur, 
tamen nominatim commemorata majorem in modum animum 
ad Dei gloriam erigunt. 

Est vir quidam nobilis, qui jam 20 fere annos concubinam 
domi habuerat impune, obstínate atque adeo abjecte perditus; 
hic Dei gratia primum est eo perductus, ut illam uxorem duce- 
ret, dehinc ad generalem confessionem; nunc frequenter et con- 
titetur et communicat, totus et animi et vultus hilaritate novus. 
E plebejis praeterea 4 concubinarii 8 annorum, unus 12, mulier 
una concubina sacerdotis 13 annorum; omneshi, depulso jugo 
Sathanae, ad melioris vitae frugem divino auxilio redacti sunt. 
Praeterea cum alioqui frequentes veniant ad confessionem, jam 
a multis annis, variis diaboli machinamentis non confessi, in his 
tamen tres eximiam Domini gradarti sunt experti. Unus, qui 
tres aut 4 annos, daemone plenus, per diversas regiones quaesi- 
vit inimicum, ut necem fratris in illius caede ulcisceretur. Alius 
totos annos 15 exercuit capitales inimicitias. Tertius totos 30 
annos nunquam (nisi semel) confessus fuerat. Magna spiritus 
est exultatio in X.° Jesu tam multas videre misérrimas animas 
tam aperte a draconis faucibus liberari. Quinqué virgines in 
monasteria virginum ingressae sunt , X.° Jesu sponso suam et 
virginitatem et vitam devovere proponentes. In his, cum gratia 
Domini, adhibetura nobis magna spiritus examinatio, antequam 



Ax. 1551 



267 



earum consiluim probemus. Ita iìt fere ut vieti etiam ipsi paren- 
tes earum animi propositum boni eonsulant. 

Mulier una, 14 annos a daemone obsessa, liberata est, ac 
magna devotione et spiritus libértate Domino famulatur. Item 
alia, quam diabolus 3 annos obsederat. Nec mirum; haec enim 
regio in valle daemonum sita, et pienissima daemonum est '. 
Opus praeterea obtulit nobis Dominus proximis diebus , de quo 
ne in genere quidem scribere licet; fructum tantum ejus dicam; 
ejusmodi enim est, quo caedes 7 hominum, furtum vero pessi- 
mum 15 aut 20 millium aureorum vitatur. 

Hoc anno magna est annonae caritas in hac insula , alioqui 
feracissima, et pauperes extremam patiuntur inopiam. Dedimus 
operam his 4 mensibus ut eleemosynae colligerentur, tum a pa- 
tribus - juratis tum ab aliis , quibus aliquod subsidium pauperi- 
bus esset paratum. Eas tamen eleemosynas nos non attingimus 
nec distribuimus , sed eam curam esse voluimus duorum Mes- 
sanensium, qui et omnes pauperes nosse possint, et vacet illos 
perquìrere i,nam eleemosyna solum pauperibus , quibus aliunde 
spes nulla est , dispensatur) , et qui alioqui publice probati ho- 
mines habentur. Res est et boni exempli et fructus non modici. 

In expeditione Aphricana, cum jam Aphrodisium expugnas- 
set Pro rex, Panormi mortuus est filius primogenitus, regno ab 
eo praefectus discedente. Placuit juratis ac ci vitati ut ego suo 
nomine Pro-regem viserem. Jucundus ei fuit adventus meus. 
Itaque cum jurati 5 in exilio essent, trium quidem liberationem 
ego impetravi, duorum commutationem exilii, ut longe commo- 
dius habitarent et propius Messanam , quod civitati et publice 
et privatim pergratum fuit. 

Societatis in hac civitate tanta est existimatio et authoritas 
in X.° Jesu , ut fere omnia , quae ad conscientiam attinent vel 
spiritum, ad nos referantur; frequentissime enim de variis rebus 
consulimur, idque adeo, ut nostra hac authoritate abutantur 
nonnulli, si quid velint confirmare vel excusare. Accidit etiam 



1 "Quod autem de multis obsessis a daemone superius facta sit mentio, minus mi- 
randum Rectori Collegii Messanensis videbatur, cum Messana in valle , cui Daemona 
nomen, sita sit, nec procul ab aliquo ore inferni, prout Sanctorum aliqui magnae aucto- 
ritatis asseruerunt.„ Polancus, Chron., t. n, pag. 543, ann. 1552, n. 312. 

2 Abbreviatum vocabulum est in mss. hoc modo prìbus , quod fere semper pro pa- 
ti ibus est. 



268 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



his diebus ut , nostro nomine interposito , gravissime deterrere- 
tur ab adulterio vir quidam nobilis, nobis insciis. 

Omiseram illud, ex quo multi juvantur obdurati peccatores; 
habemus aliquot e veteranis nostris devotis , saeculares homi- 
nes ; hi solicite piscantur , et subinde grandes adducunt pisces 
veteratos seu peccatores ad confessionem. 

Haec sunt, Pater in X.° observandiss. e , qtiae his 4mensibus 
habuimus scribenda. Certo scimus deesse nos gratiae, quae per 
orationes P. V. offertur nobis a Domino, et in his ipsis, quae 
narramus, agnoscit P. V. voluntatem quidem bonam atque avi- 
dam recte agendi, caeterum nos esse servos inutiles piane et 
inertes. Faxit X. s Jesus ut peracti temporis inutilitatem et iner- 
tiamjam primum tandem incipiamus resarciré, et germanum 
Societatis spiritum cordibus nostris penitus imprimere, et actio- 
nibus nostris exprimere, ad laudem et gloriam Dei et D. N. Jesu 
Christi et multarum animarum salutem. Amen. 

Messanae , 6. a Januarii 1551. 

P. V. R. 

Servus in Christo 

HlEROXV.MUS NaTALIS. 



Fa folio 203 v.° scripsit Polancus: 1550, Ex Messana,, 
6 Jan.— C. 



An. 1551 



269 



LXXV 



P. Hieronymus Domenech 
Patri Ignatio de Loyola. 
Panormo, 10 Februarii L551 

IHS 

Muy R. do cn Cristo Padre. 

La grada y paz de Cristo Nuestro Señor sea siempre en 
nuestras ánimas. 

De Trápana escribí á V. R. con Maestro Horacio, que llevó 
el presente del Virey á su Santidad, y le di aviso de la determina- 
ción, quehabia hecho Su Excelencia, de mi partida para Valen- 
cia, por la ocasión que sehabia ofrecido para la dicha determina- 
ción. Después de estas cartas, habiendo esperado tres ó cuatro 
dias un despacho del Virey, me vine á Palermo para entretanto 
que venia la nao de Mesina , que va á España , entender en con- 
cluir algunos negocios del colegio; y así llegué á 15 del pasado, 
y hallé al P. Ministro i en principio de una enfermedad, la cual, 
aunque él queria resistir y disimular, ha prevalecido, y le agra 
tanto que los médicos finalmente estaban con mucho temor de 
su vida, hallando señales de muerte. Ha placido pero 3 á Nues- 
tro Señor dejárnosle acá y darle la salud, cual todos mucho 
deseábamos y se la suplicábamos, y así ya por gracia de Nues- 
tro Señor se levanta y no le falta otro sino cobrar un poco de 
más fuerzas; y así por esta causa como por los negocios en los 



* In folio duplici, cui olim erant numeri 364 et 365, nunc atitem 26 et 27. Tota epi- 
stola autographa est manu ipsius P. Hieionymi Domenech et servat adhuc, in quarta 
pagina, cerae rubrae partículas cui impressum fuit sigillum: unde certum videtur hanc 
fuisse ad Ignatium missam, licet dum'eam plicavit et obsignavit Domenechus, nomea 
suum subscribere fuerit oblitus. 

- Michael Botellus. 

* Pero significat hic tamett. 



270 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



cuales he entendido este tiempo, parece que fué ordenada mi 
venida por acá de Nuestro Señor. El se sirva de todo por su 
infinita bondad y misericordia. 

En este tiempo se ha entendido en ordenar una casa, que 
habíamos tomado junto con la nuestra, y dos estancias de abajo 
de la nuestra para escuelas; y así se ha fabricado un poco en 
las dichas escuelas, y dentro de tres ó cuatro dias esperamos 
que se acabará, y, placiendo á N. Señor, se pasarán las escue- 
las junto á nosotros; que estando apartadas, como estaban, era 
trabajo, y no se podia cumplir tan bien con los estudiantes, 
como se espera se podrá acá con la ayuda de Nuestro Señor. 

Hase publicado también el contrato del acuerdo entre el ca- 
bildo de los canónigos y el colegio sobre el uso de la iglesia de 
S. Antonio, y así habernos abierto ya una puerta de nuestro 
aposento, que viene á dar á la puerta de la iglesia; y para apro- 
vecharse de dicha iglesia está el colegio muy cómodo. Y final- 
mente el colegio y las escuelas están bien colocadas , así por la 
comodidad de la iglesia muy buena, como por estar en el mejor 
de la ciudad. 

Maestro Pedro de Rivadeneira continúa sus prédicas los do- 
mingos y fiestas en dicha iglesia, y por gracia de N. Señor lo 
hace con satisfacción de muchos y da buena esperanza de sí. 
Quisieran algunos gentileshombres que predicara cada dia esta 
cuaresma; mas por no ser él ejercitado en este oficio, y no ayu- 
darle mucho las fuerzas para tanto trabajo, y también porque 
importa mucho la clase que él tiene, cual era forzado dejar ha- 
biendo de predicar cada dia , nos ha parecido que no conven ia; 
y así seguirá los domingos y fiestas solamente, y con esto que 
solamente lee después de comer, y á la mañana en su lugar 
Maestro Rogério para que tenga más comodidad de estudiar 
sus prédicas y no tenga tanto trabajo. 

Acerca de los negocios que acá yo he tratado, yo truje car- 
tas del Virey para un principal doctor de acá y otros, para que 
se entendiese en las cosas del Regente 2 , las cuales por el órden 
que dejó la Vireina, que sea en gloria r> , están á cargo del cole- 



1 Joannes Rogerius. 

2 Ludovicus Sanchez. Vide Polanco, Chron., t. n, an. 1550, n. 83, pag. -11. 

5 Eleonora de Osorio, Siciliae Pro-regina, obierat dominica die palmariam, 30 Sfar- 
ti! praecedentis anni 1550. 



An. 1551 



271 



gio, habiéndole ella nombrado por heredero en su lugar de la 
hacienda de dicho Regente; y estaban las cosas algún tanto 
confusas por algunas mandas, que ha dejado en su testamento 
el dicho Regente, y así se ha habido no poco trabajo en aclarar- 
las; y con la ayuda de Nuestro Señor espero que dentro de tres 
ó cuatro dias se habrá la conclusión de todo, y que quedará 
muy claro y en buenos términos, para que estos hermanos no 
tengan más trabajo ni cuidado en ello. 

Se ha también entendido en vender las dos casas que ha 
dejado el Regente por medio de la Vireina al Colegio. De la 
una nos dan tres mil y quinientos escudos, y de la otra pienso 
que nos darán dos mil y quinientos. Podrá ser que ántes de par- 
tirme se concluya esta véndita, y que se dé órden que de dichos 
dineros se compre renta , como es la voluntad de la Vireina en 
su testamento; de la cual renta cien onzas limpias, que son dos- 
cientos y cincuenta escudos, han de quedar al colegio de renta, 
y treinta onzas se han de dar á los huérfanos; y si más renta 
fuese, ha de ser para el colegio; de modo que por lo ménos de 
este legado tiene cien onzas. Más adelante, de los dineros de 
las bulas 1 se mercarán veinte onzas de renta; y aunque de aque- 
llos dineros se podia mercar más renta, se ha tomado parte de 
ellos para la spesa 2 del colegio para que no se viese en necesi- 
dad. De modo que, así de los dineros de las bulas, como de 
otros que quedan de la herencia del Regente, pienso dejarles á 
mi partida cien onzas para expender. También después de la 
muerte de ciertas monjas, hermanas del Regente, vienen al co- 
legio veinticinco onzas de renta de una muy buena casa ; y así 
serán de dicha herencia para el colegio ciento cuarenta y cinco 
ó ciento cincuenta onzas de renta por lo ménos, sin ciertos 
dineros que se pretenden que se podrían haber; mas pienso 
seria cosa difícil. 

La ciudad prometió por dos años (ántes que viniese el cole- 
gio) dar doscientas onzas cada año, y ya se han cobrado todas, 
de modo que no queda más obligada: bien que muestran que no 
son para faltarnos. Agora por esta carestía tan grande, como 



* Dinero de las bulas, pecunia in opera pia eroganda cum privilegium aliquod 
insigne aut pingue beneficium alicui conferebatur , cujus coüationis instrumentum 
solebat esse Pontificis bulla. 

8 Spesa italice, expensa latine et hispanice. 



272 



LlTTEKAE QUA DRIM ESTRES 



hay por acá, pienso que están trabajados, porque la ciudad es 
la que se merca las provisiones y no tiene renta agora ninguna 
(como tiene Messina), por haberla empeñada. Para habernos de 
dar alguna cosa es menester que tengan consejo, y así para pe- 
dirles agora alguna ayuda, ó que determinasen para adelante, 
pues han visto la obra de dar las dichas doscientas onzas, no 
parece que convenga por agora hasta que venga el Virey por 
acá. 

Maestro Nadal , placiendo á Nuestro Señor, pues estará en 
mi lugar, tendrá cargo de solicitar este negocio; yo á mi par- 
tida se lo encomendé al Virey, al cual tendrá también cargo 
de acordar que aquella gracia que ha hecho el Emperador, á 
instancia de Su Excelencia y de este reino, de la primera va- 
eantía de Abadía de quinientos ó seiscientos v (escudos) de 
renta, que habiendo comodidad se ponga en efecto. Yo estoy 
esperando cada dia al dicho Maestro Nadal para informarle de 
todas estas cosas, y si no viniere ántes de mi partida, yo dejaré 
alguna instrucción en escrito de las cosas que se han de hacer 
por acá. La nao se espera con el primer buen tiempo. Hase de- 
tenido más de lo que se pensaba, por el tiempo. Aquí no tiene 
que hacer, por lo que podrá ser que mi partida sea muy presto. 
Cuando fuere, placiendo á N. Señor, de ella daré aviso á V. R. 

Aquí hemos recibido las nuevas, así de ahí de Roma, como de 
Salamanca y de Alcalá y de Ingolstadio y de Viena, y la copia 
de la carta del rey de Romanos \ Con ellas hemos recibido 
mucha consolación y causa de mucho alabar á Nuestro Señor; 
y á V. R. humildemente rengraciamos 2 por la gracia que nos 
ha hecho de hacernos partícipes de ellas. 

Las cartas de V. R. consolatorias, para el Virey y la 
Sra. D. a Isabel s , se recibieron, como he avisado á V. R.; y más, 
recibió el Virey la carta del Sr. Duque *, á la cual ha respon- 



i Has Romanorum Regis litteras habes in Bolland., Act. SS., t. vil mensis Julii 
§ xLiv, n. 456, pag. 496, et in Cartas de San Ignacio , t. ir, pag. 548.— Historicarura lit- 
terarum (las nuevas), de quibus hic sermo est , fragmenta quaedam habemus in Histo- 
ria varia, voi. i. 

- Rengraciamos, ex italico ringraziare, hispanice dar gracias, latine gratias 
agere. 

3 Elisabeth de Vega, Joannis de Vega, Pro-regis Siciliae, filia. 

* Gandiae Dux, Franciscus Borgia; ejus litterae ad Siciliae Pro-regern, de quibus 
hic sermo est, datae sunt Romae sub finem Novembris 1550, et in Siciliani missae cum 
aliis Patris Laynez datis 22 ejusdem mensis. 



An. 1551 



273 



dido. Las últimas, que de ahí recibimos por via de Mesina, son 
de tres de Enero, con las nuevas, y las otras de diez del mismo 
con la hijuela. Las que escribe Maestro Polanco habernos en- 
viado del felice tránsito de Croco ', no las hemos recibido. Las 
que escribió el P. Maestro Lainez para Su Excelencia y para 
mí, se recibieron en Trápana, y á ellas de allí se respondió. 

Con esta no tengo más de que avisar á V. R., sino suplicarle 
á todos nos tenga por muy encomendados en sus santas ora- 
ciones y sacrificios. 

De Palermo, 10 de Febrero 1551. 

Super scriptio. Al molto R. do in C. t0 P. il P. Mtro. Ignatio 
de Loyola, Prepósito General de la Compañía de Jesus, in 
Roma. 

Alia manu in superiori pagiuae quartae ora: 1551, Paler- 
mo, 10 di Febr. 0 



1 Cornélius Crocus. Vide supra, pag. 197. 



274 



LlTTERAE QUADK1MESTRES 



LXXVI 

P. Sylvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Mutina, 9 Martii'1551 *. 

IHS 

Ex litteris Patris Sylvestri Landini. 

Gratia et pax , etc. 

Paucis referam Paternitati Tuae R. , quid spiritualis fructus 
per Dei gratiam collectum fuerit his in locis , in quibus versa- 
tus sum, ex obedientiae sanctae praescripto, quae referre 
quod exactis his mensibus, antequam Mutinam redirem, scri- 
bendum fuerat , ante hoc ultimum quadrimestre injunxit. 

Primum monasterium Casolae, pro virginibus pauperibus 
erectum, absolutum omnino fuit cum ecclesia et claustro et 
muris insuper, per ambitum centum et sexaginta ulnarum et 
amplius, obseptum, non exiguae altitudinis; virgines etiam, 
novem numero , primo in ingressu ( nam aliae sunt subsequu- 
tae) ibidem collocavimus ; omnia ex auctoritate Episcopi acta 
fuerunt. Nec sane persecutiones defuerunt multae a primariis 
loci viris, qui sibi impetrare monasterii patrocinia volebant; 
qui tamen inter illos erat praecipuus jam vita functus est; et 
post illam excitatam persecutionem , semper deterius valuit, 
donec diem obiit extremum. Ignoscat illi Dominus. Omnia 



1 Apographum Romae confectum, ut in Societatis domos mitteretur , in folio 48 

t 

codicis papyracei, cui in prima pagina est sequens inscriptio: IHS. | Hoc libro confinen | 
tur Irae. ad aeãificatio \ nem pertinentes inci \ piendo ab anno 1551. Hunc codicem 
deinde hoc modo designabimus : Cod. 1551. — Habemus etiam et aliud exemplar, 
manu P. Joannis Philippi Vito factum, in duplici folio , cui olini erant nn. 287 et 288, 
nunc autem 92 et 93. 



An. 1551 



275 



nune tranquilla sunt, moniales et oppidum. Per litteras a me 
constitutiones cum peterent, illas misi, quas T. P. R. Sanctae 
Marthae monasterio aliquando dedit. Totum hoc opus ex elee- 
mos3 T nis confectum est. Alii triticum , alii pecuniam , alii an- 
nulos , alii operas , alii alia offerebant ; et eo usque devotio offe- 
rendi excreverat , ut ex his quae supererant, opere confecto, 
pecuniam restitui quibusdam curaverim; non enim tantum ex 
ipso Casulae oppido , sed etiam ex circumvicinis ad suum labo- 
rem impendendum multi confluerunt. 

Pax illa inter muitos conciliata in oppido Caregine (quae, ut 
scripsi, cum magna animarum motione facta est), licet quadra - 
ginta et quatuor hominum caede exasperati hinc inde fuerint, 
denuo confirmata et stabilita est. Et multi ad frequentem sacra - 
mentorum usum inducti sunt, ut pacem melius conservarem. 
Curatum est etiam ut usuris obviam iretur , ut choreae ad mo- 
destiam reducerentur , ut quotidianae et communes orationes 
instituerentur , quae , ut conservan possint , eorum patri spi- 
rituali (qui valde amicus est Societatis) cum aliis sui similibus 
sacerdotibus curam reliqui. 

Majani, ubi inimicitiis etiam homicidia patrata fuerant, no- 
mines principales ad concordiam reduximus ; in aliis locis per 
Dei gratiam id ipsum effectum est. In compluribus ecclesiis, 
quas ad centum puto fuisse, ubi sanctissimum sacramentum 
Êtyapiffíaç- non servabatur , per Dei gratiam nomines induxi- 
mus ad id devotius et cum lumine continue servandum , et mul- 
tae societates ad honorem sacratissimi sacramenti institutae 
sunt. Ducentis fere in locis de frequenti communionis usu prae- 
dicavi , sed fere quinquaginta amplexa sunt sanctam consue- 
tudinem; reliqua vero loca interdum id faciunt, sed non per- 
inde frequenter. Compluribus in oppidis, singulis quibusque 
diebus dominicis, eleemosynae publice fiunt in usum paupe- 
rum. Oratio etiam in multis locis in communi quotidie fit sub 
noctem. Usurae exstirpari coeperunt: non pauci etiam concubi- 
narii, qui diu admodum in statu damnationis exstiterant, jam, 
peccato relieto, frequenter communicant. Multi sacerdotes 
inducti sunt ad animarum salutem juvandam, praeter quinqué 
illos aut sex , qui in spiritualibus exercitiis profecerunt. A tri- 
ginta milliaribus, et longius, confessionis grada, quidam ad 
me veniunt. In hac etiam dioecesi mutinensi, praeter id quod 



276 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



in ipsa civitate actum est, de quo aliqua scripsi, visitavi etiam 
fere centum et quadraginta ecclesias. Inde fructus animarum 
valde magnus provenit , major vero ipsa in civitate per gratiam 
Dei. Ne autem remitterer ab Episcopo ad visitationem dioece- 
sis preces urbanorum obtinuerunt. 
Mutinae , nona Martii 1551 . 



LXXVII 



F. Ludovicus Gonzalez 
Patri Simoni Rodericio. 
Almeirin, 14 Martii 1551 *. 

IHS 

Pax Christi. 
diarissime Pater. 

Per muitas vias temos escrito a V. R. Em ha derradeira 
a XXV do passado per hum correo que d' aqui partió. 

Terça feira, X de Março, partirão pera a India Belchior Nu- 
ñez e Antonio Deredea 2 ê nua naao cõ tres órfãos. E G. 10 Roiz. 
e Acosta 3 ê outra cõ outros tres. Moraes e Almeida 4 partirão 
d' aqui a tres ou quatro dias na naao ê que vai Jerónimo Cor- 
rea, do qual a velha despedida se foi jaa pera Coymbra ben 
desposta. Vão estes irmãos com grande fervor; fuios ver êbar- 
car, e cõfesso a V. R. que se me renovarão todas minhas cha- 
gas passadas. Vão tamben este año seis frades de São Domin- 



1 Autographa; sed in ea solum ultima verba, a As cartas não... usque ad mãos 
alheas sunt manu scripta Patris Ludovici Gonzalez. Est in folio unico olim n. 77, 
nunc 81. 

2 Antonius de Heredia. 

3 Gundisalvus Rodriguez (Gonçalo Róis) et Joannes da Costa, seu, ut hic scribitur, 
Acostaj et alibi d' Acosta. Hunc Christophorum appellat Franco in Catalogo, quem in 
Synopsi Annalium, ann. 1551, n. 11, Joannem appellaverat. Joannes etiam dictus est a 
Tellez, sed a Polanco semper Christophorus. 

* Pater Emmanuel Morales, senior, et frater Petrus de Almeyda. 



Ali. 1551 277 

gos cõfedrados cõ os padres pera seré laa todos Irmãos e re- 
partire o despoio igualmète. E isto de hüa certa man. ra que pa- 
reçe muito de Deos. 

Vão tambe seis mãcebos, que segundo algüs delles tiverão 
contrastes do müdo, e os vencerão, parece chamados do Se- 
nhor, mas não levão mais da Cõpanhia que terem caá muito ba- 
tido aa porta. E por que se não abrirão esta , irem bater aa do 
Collegio de Goa. Ouve ètre elles que, afora deixar muita fa- 
zenda, desprezou també LX 1 reis de renda cad' año que nu seu 
tio logo dava per se não ir. Tomarãolhe a capa ê casa per não 
sair fora, e sendo homem mui conheçido e escudeiro do Infante 
Dõ Luis, andou per Lix. a ê pelote levando barris d' agoa e todo 
o mais ãas costas aa não e descalço , êbarcâdo nos bateis os 
padres; isto cõ tanto fervor que se o não conheçeramos per 
muito sesudo, se poderá atrebuir a doudiçe. E perqué pareçe 
que este sera na índia reçebido e o Senhor se servira delle è 
cousas grandes, direi o nome a V. R. que se chama Aleixo 
Madeira. 

Os meninos vão muito fervêtes e fica grande êveia nos 
outros. E ouve muitos que por lhes não caber a sorte, chorarão 
muitas lagrimas 2 . 

As cousas do collegio saberá V. R. pelas muitas que lhe tê 
escrito; nos estamos espantados da tardança de V. R. per que 
ao 2.° de Febreiro, como vimos por cartas que agora reçebemos 
com muitas bulias pera a India, V. R. não era ainda ê Roma. 
Por amor de nosso Senhor, que V. R. nos escreva lárgamete. O 
Cardeal 3 nos esta mui afeiçoado, e dame a êtender que no ha 
de dar o Collegio de Évora, o qual agora foi acabar cõ muita 
presa. 

As cartas não vão ainda per la reção que não forâo e mais 
porque estas vão assi perdidas. 
14 de Março; d' Almeirin. 
Servus 

Ludovicus. 



1 Sic; existimamus tamen deesse signum quod voci milita respondet. 

a Sermo est de novem pueris orphanis, quos Abbas, Petrus Domenech, ex orpha- 
notrophio, quod Ulyssipone instituerat, eductos, in Indiam, ut Societatis Patribus 
adjutores essent, mittebat. 

3 Henricus, Portugalliae Infans et Cardinalis , Evorensis Archiepiscopus. 



278 LiTTERAE CUADRIMESTRES 

Do charissimo Ambrosio Perez não vos serebo porque não 
tenho olhos próprios nê mãos alheas. 

Super scriptio. Ao muito R. d0 ê Christo Padre o Padre Mestre 
Simão da Cõpanhia de Jesu, em Roma. 

Alia manu: 1551, Almerin, 14 di Marzo , Luis Vienez '. 

Et alia: edification de un paggio che s' imbarcò per 1' India 
et per esser della Com. !l 



LXXVIII 



P. Adrianus Adriaenssens 
Patri Ignatio de Loyola. 
Lovanio, 21 Aprilis, 1551 2 . 
(Excerpta ex litteris) 

IHS 

Ex litteris magistri Adriani Lovanii scriptis 21 aprilis 1551. 

Posquara de domesticis, quae consueta sunt scholasticis Societatis prosequutus est, 
de se ipso subdit 3 : 

Pergo in confessionibus audiendis; hac tota quadragesima 
pene singulis integrisque diebus hac occupatione distineor, fa- 
ctumque est (cooperante Domino) ut ne unus quidem a me dis- 
cesserit, qui non libenter sit pollicitus se ad confessionem cre- 
brius rediturum ; aliqui etiam conquerebantur quod non matu- 
rius ea audivissent, quae tune audivisse se utiliter sentiebant. 
Sequutum est et hoc, quod pastores et concionatores ad fre- 



1 Sic pro Ludovicus ; sed excusabilis error est. Caecutiebat enim Ludovicus et 
tamen veloci admodum calamo litteras pingebat , unde ad earum intelligentiam qua- 
dam quasi divinationis arte saepius est opus. 

2 Historia varia, voi. i, fol. 214 et 215. Transumptum Roma Ulyssiponem missus 
Patri Ludovico Gonzalez de Camara. 

3 Hucusque Polancus. 



As. 1551 



279 



quentem communioncm unanimiter et quasi certatim suos ex- 
hortantur, ut omnes paulatina spiritum Societatis videantur 
imbibere et sequi. Benedictus Deus, cujus gratia crescit mundi 
contemptus, vitantur choreae , resecatur vestium pretiosarum 
superfluitas, diminuuntur conviviorum sumptus, liberalius fit 
cleemosyna, et tempia exornantur. 

Cum concionatoribus aliquando loquor, et jam haec, jam 
illa inculco; unde quae ego paucioribus in confessionibus dico, 
ipsi eadem latius praedicant, ut omnino verisimile sit intra 
unum aut alterum annum, rebus bene compositis Lovanii, tem- 
pus fore ut nos convertamus ad evangelizandum aliis civitati- 
bus et locis hujus regionis. Sed omnia dirigat Dominus, qui 
operatur omnia in omnibus. 

Quibusdam spiritualia exercitia communicavi, inter quos 
cuidam theologo, qui pergit bis in hebdómada nobis confiten, et 
ad sacramentum eucharistiae accedere cum magna admiratione 
et aedificatione multorum ; et omnino statuit se nobis adjungere, 
et plures brevi sequuturos speramus ; in multorum enim cordi - 
bus bonum semen seminatur, et fructum paulatim exoriri et 
crescere animadvertimus. Sit Dominus benedictus. 

Hactcnus Magister Adrianus, qui, cum aliquandiu Romae probatus rarae puritatis ac 
virtutis specimen dedisset, adversa tamen valetudine graviter afflictaretur, Lovanium 
missus est, prius tamen ad sacerdotium promotus; nam praeter singularem probitatem, 
etiam doctrina non vulgat i praeditus erat. Ibi parum robustus corpore , animi tamen 
vigore, et gratia Dei potius, multum laborum sustinuit, et in dies in juvandis animabus 
sustinet, et licet aliquando fructuose sit concionatus, et christianam etiam doctrinara 
juventud tradiderit, quod tamen Lovanium concionatoribus, qui latina et vernácula 
lingua concionantur, abundat, ad confessiones audiendas, et alias charitatis functiones 
se contulit, et exemplo vitae et colloquiis, sed potissimum confessionis et communionis 
sacramentis, plurimos ad Xpm. trahit. Praeest etiam fratribus, qui de Societate nostra 
Lovanii sunt, et privatis facultatibus (quas ad hoc reliquit) bona ex parte collegium ibi 
erigere et dotare statuit. Hactenus enim hominum collegium ibi fuit; sed materiale 
nullum. Cuín r"es transacta fuerit (Deo juvante), fusius scribi poterit. 

Visum est Patri nostro, M.° Ignatio, hunc Magistrum Adrianum ad professionem 
admittere; nullus enim erat in illis inferioris Germaniae partibus professus, et aüoquin 
ratio id exigebat. Suas ergo vices Decano ac Cancellano Universitatis Lovaniensis 
(qui nobis arcto benevolentiae et charitatis vinculo junctus est, et probitate, doctrina, 
et auctoritate primas ibidem tenet) ad ejus professionem admittendam commisit. Qui 
sub finem Maji hoc negotium transegit. Ut autem et professionis modus, et Decani ac 
Cancellarii erga nos benevolentia, et ejusdem ac totius Universitatis existimatio de 
Societatis nostrae instituto intelligatur, subscribi curabo ejusdem Magistri Adriani 
epistolam pridie Nativitatis Sancti Joannis scriptam 



• Haec etiam Polancus scripsit , qui ea brevius enarrata C/ironico suo , t. ii, 
ann. 1551, nn. 241 et 242, pag. 283 inseruit. Adriani epistolam, 23 Junii datam, suo infra 
loco transcribemus. 



280 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



LXXIX 



Petrus Canisius 

Patri Ignatio de Loyola. 
Ingolstadio, 30 Aprilis, 1551 '. . 

t 

IHS 

De rebus fratrum Societatis, qui apud Germanos degunt, ab initio anni 1551, praesertim 
Ingolstadii, usque ad mensem Maium 2 . 

Gratia et pax, etc. 5 . 

Redditurus rationem superiorum huius anni mensium , hoc 
de meipso praefari habeo, R. de Pater in Christo Praeposite no- 
ster, vereri me scilicet, ac solicitum esse summo iure quam ego 
rationem omnis vitae meae sim coram iudice Deo redditurus, 
qui nunc de paucis etiam mensibus, nisi male collocatis, re- 
sponderé non possum. Praestat igitur de R. d0 P. e et Doctore, 
D. Claudio Jaio, et D. Nicolao Goudano dicere primum, quod 
per illos divina bonitas efficiat, quae peccator ego Deoque 
ingratus et inutilis piane haud consequor. 

Vellem interim magis mihi esse comperta , quae praecipue 
R. P. Claudius hoc anno gessit, praeclara sane, et ad Christi 
gloriam illustrandam scriptu digna, si quis ea coram adspexis- 



« Duo exemplaria harum litterarum habemus: unum a P. Bernardo Oliverio exara- 
tum in foliis 10 et 11 Codicis 1551; alterum, Roma ad Hispanos socios missum, in Histo- 
ria varia, voi. i, fol. 208 et 209.— Autographae Canisii litterae sunt in folio duplici, 
nn. 379 et 380, cujus tres tantum priores paginas implent; in quarta non est nisi super- 
scriptio et alia pauca, quae infra post superscriptionem transcribentur. 

2 Inscriptionem hanc, quam Canisius suae narrationis initio imposuit , linea cir- 
cumducta conclusit Polancus ne in transumptis scriberetur. In ea verba illa , praeser- 
tim Ingolsladii, linea obducta obliterata sunt et quidem, ut videtur, ab ipso Canisio. 

5 Verba haec non sunt Canisii, sed Polanci, qui ea et quidem manu propria hic 
inseruit ut Canisianam narrationem ad epistolae vulgarem formam reduceret, sicque a 
librariis transcriberettir. 



An. 1551 



281 



set. Illud satis constat, operam Patris huius in Comitiis proxi- 
mis, ut alias perscripsimus, ñeque parum, neque paucis pro- 
í uisse , sive confessionis sacramentum spectemus, in quo admi- 
nistrando saepe multumque versatus est, praesertim ob conces- 
sum aulae Caesareae Jubilaeum , sive familiaritatem illius cum 
Principibus habitam consideremus. Et pro nostra quidem ac 
Jesu Societate in ilio Principum atque Germanorum conventu 
tantum praestitit , quantum nemo alius unquam in Germania: 
sic nomen , originem , successum , progressum Societatis expli- 
cuit , sic inñxit Germanis animis , ut authoritatem nostris et 
lidem invenerit, quae ad liane vineam Christo excolendam erat 
pernecessaria l . Magna in ilio dexteritas, qua sese attempe- 
rare 4 solet omnibus, tam summis quam infimis: magna in 
agendo prudentia, ut quorumvis ânimos tractare, sibique in 
Domino conciliari norit, adeo ut mirum saepe multis visum 
sit quo pacto simplicitas et modestia illa Patris cum authori- 
tate et laude publica conjungeretur, ut nihil non impetrare vel 
ridendo posse videatur 3 . Sed spiritus Dei quem semel occupa- 
rli , eum multis ornat dotibus , praesertim ubi communis id ex- 
poscit utilitas et gloria Christi. Unus non Catholicis modo per- 
gratus, et ad confirmationem fidei commodus adhortator fuit, 
sed etiam praecipuis , qui tune aderant, Lutheranorum consi- 
liariis, qui illum de fide disserentem audiebant lubentissime, 
satisfecit. Rogabant illum de maximis controversiis in Reli- 
gione , proferebant argumenta sua , praesertim de materia Ju- 
stificationis etiam praesentibus quibusdam Episcopis. Ille, ut 
mirus est artifex in perspiciendis et tractandis animis , summa 
cum modestia respondebat , aperiebat nodos , eximebat scrupu- 
los, veritatis causam illustrabat, ut mirari tum Catholici, tum 
haeretici possent. Quare, qui partes agebant Saxoniae Ducis, 
illius verbis rationibusque permoti, ad concordiam de Reli- 
gione ineundam convertebant sese , adibant summos principes, 
commendabant P. Claudium, id maxime rogantes, liceret Patri 
in Saxoniam proficisci , ac de rebus fidei cum Philippo Melan- 



Canisius scripserat: "... et fidem invenerit ad hanc vineam Christo excolendam,, 
Haec Polancus emendavit hoc modo "et fidem quae ad hanc vineam Christo excolen 
dam erat pernecessaria. „ 

- Attemperare scripsit Polancus ubi applicare scripserat Canisius. 

3 Videretur scripsit prius Canisius, sed retttr dcleto in principio lineae , in praece- 
dentis lineae fine addidit atur. 



282 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



cthone 1 aliisque sectae magistris conferre : plus effecturam 
apud illos eruditam modestiam et modestam erudi tionem illam, 
qua ipsi iam fuissent adjuti , quam profecissent acres aliorum 
disputationes. 

Neque abhorrebat Patris animus ab ea profectione in Sa- 
xoniam, nisi quod optabat adjungi sibi R. P. Jacobum Laynez, 
cujus etiam praesentiam, si Dominus cooperaretur , ad emol- 
liendam haereticorum duritiem sibi et Ecclesiae prodesse posse 
non dubitaret. 

Faxit clementiss. Deus, ut ad Saxoniam quoque, ubi velut 
sentina haereticorum est, Societas nostra penetret, lucemque 
inferre aliquam possit sedentibus in regione umbrae mortis. 
Nunc profectionem illam praepeditam , aut potius dilatam cer- 
nimus, quod ad collegium Viennense Pater sit destinatus , ju- 
bente sic Pontífice Maximo et postulante Romanorum Rege 
Serenissimo. Estque hoc primum in Germania collegium So- 
cietatis, ad quod multi e nostris aut jam pervenerunt, aut brevi 
admodum perventuri sunt, Christo duce, quos tum e Sicilia, 
tum ex Italia missos audivimus. 

Mirum vero dictu quanto cum moerore dimissus sit Pater 
a R. mo et Ill. mo Cardinale Augustano, qui abeuntem ad navim 
usque, non sine lachrymis puto a , est prosecutus, quique per 
quadragesimae tempus in spiritualibus exercitiis nostris sub 
eodem Patre non parum profecit, digressus idcirco ex Episco- 
patu suo in monasterium quoddam, ubi, semotus ab aulae 
strepitu, de rebus piis commodius meditaretur. Nam et hac de 
causa Regem exoravit, ut Patris opera ilio tempore posset uti, 
quemadmodum saepe antea desiderarat. Sed et Cappellanus 
R. mi suo fructu non est defraudatus, acceptis hebdomadae pri- 
mae exercitiis, quae ducunt facile 3 ad generalem confessionem. 

Omitto multiplicem fructum, quem hoc toto superiore anno 
collectum Dominus voluit in aula dicti Cardinalis, dum is et 
sese et aulae disciplinam usque ad multorum admirationem re- 
format, non secus observans, quam si pater praeceptorque ipsi 
fuisset, Patrem Claudium. Is Viennam, uti speramus in Domi- 
no, jam pervenerit una cum diarissimo fratre M. Petro Schori- 



1 Scripto prius Melanchtone et deleto, scripsit ipse Canisius Melancthone. 

8 Huic vocábulo , quasi delendo , linearti supposuit Canisius. 

5 Etiam verbura hoc, ut delendum, linea subter ducta signavit Canisius. 



An. 1551 



283 



chio, qui et ipse magna cum aedificatione vixit nobiscum, et 
hinc aegre dimitti potuit, quod in professorem publiçum jam 
din ac multimi esset expetitus. 

Ut propius ad nostra veniam, haud opus fore puto multis 
hic repetere studia solita , praelectiones item atque conciones 
nostras, in quibus eodem duce progredirmi!-, quo primum au- 
thore coepimus, Christo Jcsu Domino nostro, cui gratias etiam 
agimus ob auctum jam auditorum numerum. Nec maior fuit 
unquam aut melior Theologiae hic restaurandae spes, praeser- 
tim quum multa tractentur de duplici collegio extruendo: aite- 
rum Societati nostrae destinatum atque promissum est, aite- 
rum Scholasticis Theologiae constituetur, iis , qui aliquando 
ministri ecclesiarum in Germania esse velini ac possint. Po- 
sterius hoc nostro adjungi collegio volunt, ut haud procul ab- 
sint , quos regi et institui a nobis desiderant , existimantes hoc 
pacto quam optime collocari sumptus, quos nunc máximos re- 
cipit haec academia, cui a Pontifice Maximo concessum est dae- 
mum *, ut ex vicinorum ecclesiasticorum proventibus decimas 
integras semel atque iterum colligere possit. 

Precandus est certe Dominus misericordiarum ut nullo in- 
terturbante procedat hoc duplex collegium, quemadmodum 
Ducis Illustrissimi consiliario, quum hic esset, per Dei gratiam 
persuasimus et 2 qui hoc institutum se modis omnibus appro- 
bare atque promovere velie dixit, eoque curaturum se mitti 
litteras Ducis sui 3 tum ad Pontificem Maximum tum ad R. T. 
Haberet non paulo melius Germania , si studiosi, tum ad pieta- 
tem, a qua fere obhorrent, tum ad Theologiam, quae illis odiosa 
facta est, assuefieri possent, ac praesertim (ut mihi videtur) si a 
nostris instituerentur. 

Curamus nunc ut ad disputandum in aedes nostras venire 
pergant hebdomadatim, ita multis horis in Dialéctica et Physica 
exercent sese, nos praesides adsumus, et ad disputandi usum, 
qui hic interiit pene, revocamus delectos aliquot bonaeque spei 
adolescentes. Faxit Dominus ut, sicut in literis, sic in spiritu 



' Sic Canisius. 

2 His Canisii verbis per Dei gratiam persuasimus et substituit Polancus vi- 
sti ni est. 

r> Canisius dixerat: eoque tnissuriiin se litteras; sed his deletis, apposuit in ora pa- 
ginac Polancus, signo addito ut textui insercrentur haec alia: curaturum se mitti lit- 
teras Ducis sui. 



284 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



proficere pergant, nostraeque expectationi, quae ipsorum est 
salus, faciant satis. 

Optime procedit Aethica lectio, quam in hujus scholae gra- 
tiam praeter morem veterem profitetur Pater Nicolaus , publi- 
cam propterea laudem promeritus, ut etiam Juris Doctores mit- 
tant ad illum suos auditores. 

Plus honoris offertur nobis , quam fateri debeamus : utinam 
minor existimatio nostri 1 majorque proventus animarum acce- 
derei; utinam in animorum affectibus 2 id efficere, quod in inge- 
niis, valeremus. Declaravit suam erga nos benevolentiam Prin- 
ceps cum nuper adesset : nec minori favore nos prosequitur 
Cancellarius academiae, idemque Eystettensis Episcopus, qui 
suis nos literis amanter consolatur, qui Societatem nane omnem 
paterno certe affectu complectitur, qui áureos mille jam offert 
ad nostri structuram collegii. Idem consiliis suis magnum per- 
movit Archiepiscopum Germanum, ut collegium et ipse promi- 
sero nostris constituere. 

Christi gratia sum ego jam defunctus muñere , quem Recto- 
ratum vocant, in quo, etsi laborum et molestiarum bona pars 
insit , quae non valde conducat ad fructum spiritualem , atta- 
men nonnihil datum est cur bonorum authori et fonti non in- 
grati esse debeamus. Fatentur aperte multi, studiosos in hoc 
magistratu egisse quam soleant modestius; communis fuit tran- 
quillitas, etiam tum quum tumultuari et debacchari cum venia 
posse videntur, feriis scilicet Bacchanalibus. Notandos haereti- 
corum, qui exstabant, libros curavimus; ne venderentur prohi- 
bitum est, neve ex mercatu huc amplius inferrentur suspecti 
authores , qui Grammaticis etiam , et Dialecticis et Rhetoricis 
libris atque praeceptis venena praesentia commiscuerunt. 

Graviores abusus, qui subito leviterque tolli non posse vide- 
bantur, quod alte radices egissent, collegimus in scriptum 
unum, collectos misimus ad ipsa totius academiae capita, quo- 
rum id proprium est communi scholae utilitati et reformationi 
providere. Haec res minorem conflavit nobis invidiam apud 
studiosos, qui neque a nobis adversus tot morbos medicinam 
recepturi facile videbantur, et liberavit etiam a periculo con- 
scientiam, si, quod vellemus, praestare satis non potuimus. Nec 



» Nostri additum est a Polanco. 

2 Animis Canisius; animorum affectibus Polancus. 



Ax. 1531 



285 



t'uit ingrata isthaec nostra opera iis, quorum authoritati ac offi- 
tio sananda illa vulnera committebamus. Et cum non desint 
bonis parentibus filii mali, quos utinam academiae nullos habe- 
rent, nos parentes, etsi procul disjunctos, per litteras admo- 
nuimus in tempore sibi filiisque consulerent bene, coercerent 
aetatis illius et indolis petulantiam , viderent ut filii honestius 
et rectius instituerentur. Jam quia puniendi erant nonnulli, 
vel ob peccati magnitudinem, vel in aliorum exemplum, vel ob 
retinendam veterem disciplinam; alii, quia insanabiles et de- 
sperati viderentur, in exilium acti; alii graviter reprehensi, 
neque sermonibus tantum, sed etiam carcere castigati, quod 
melius curari non posse existimarentur ; alii chyrographum 
dare jussi et sistere fideijussores admoniti de vitae suae seria 
correctione. In condonanda noxa conditiones praescriptae cer- 
tae; nonnullis quidem, ut in dies aliquot, aliis ut in hebdomadam 
et amplius abstinerent prorsus avino, cujus usu fuissent abusi; 
quibusdam ut arma nulla deferrent ; aliis ut ad certam horam 
vesperi essent domi, non egressuri ante lucem; praeterea ut 
redirent singulis mensibus , et probatum adferrent Rectori te- 
stimonium de vitae suae institutione. Breviter , non charitatis 
modo, sed etiam justitiae exercendae locus multiplex datus est, 
admirante me quo pacto fieret ut, non diversae tantum, sed 
etiam contrariae functiones, in una hac essent Societate, dum 
alii captivos redimerent, ego mitterem in carcerem; alii demul- 
cerent iratos, reconciliarent offensos, ego plecterem, et objur- 
garem, et terrerem, et castigarem improbos. 

Faxit piissimus Dominus Jesus , ut perinde ac periti medici 
solent, ad omnes omnium infirmitates nos accommodemus, 
omnia facti omnibus, ut muitos lucrifaciamus. Postquam hoc 
munus deposui , quod certe invitus admodum suscepi , et indi- 
gnus administravi, reddenda fuit accepti et dati ratio. 

Pecuniam numerarunt quam pro more solvunt Rectori ; sed 
constanter negavi me accepturum quicquam; non enim esse 
morem Societati nostrae, pro quoquam officio vel muñere admi- 
nistrato sperare aut recipere isthaec praemia: converterent ipsi, 
si vellent, quod mihi offerrent, in pios usus alios: sat esse si, 
unde suppetat vitae necessitati, in diem haberemus. Et vix per- 
suasi tandem, nec dubito quin tacite probarint Societatis exem- 
plum. Christo sit omnis honor et gloria, quem et maxime cun- 



286 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



cti precari debemus, extrudat ut operarios suos in vineam istam 
desertam, super quam (ut Isaias inquit) ascendunt vepres et 
spinae, quia non putatur, non foditur, diruitur ejus maceria, ut 
sit haereticis in direptionem et conculcationem l . 

Sed nostris verbis commendare, immo deplorare ter mise- 
ram Germaniam non necessum est ; res ipsa testatur quo deve- 
nerimus relieti a bonis , oppressi a malis , pieni scandalis, de- 
diti sectis, obeaecati erroribus, corrupti studiis omnis impieta- 
tis. Ut nullum misericordiae, charitatis, compassionis officium 
collocali posse iustius videatur , quam in sublevandam hanc 
unam nationem omnium afflictissimam , miserrimam deprava- 
tissimamque. Excitet, quaeso, Deus totius consolationis, excitet 
spiritum suum principalem in fratrum nostrorum cordibus, ut 
Germaniae nostrae, cuius inútiles plane servi sumus, germani 
illi cultores adesse velini et possint , effusuri etiam (uti decet) 
sanguinem saepe pro Ecclesia Christi. Oret pro nobis R. da P. T., 
cui Germaniam magis quam nos ipsos in Christo commenda- 
tam esse velimus , si loqui ex animo debemus , quamquam non 
ignari prae caeteris omnibus, qui in hac Societate versantur, 
egere nos plurimum sanctis tuis precibus sacrificiisque. 

Ingolstadii postremo Aprilis die, post Christum natum anno 
1551. 

Indignissimus filius et servus in Christo. 

Petrus Canisius. 



t 

Super scriptio. JHS. R. do Patri nostro in Christo Domino 
Praeposito Societatis Jesu. 

Et Joannis Philippi Viti marni, in superiori extrema quar- 
tae paginae ora: 1551. 

Quad. Ingolstadio, Aprile, Canisio,— Fatte tutte et mandate. 

Et alia: post. 0 Aprilis. 



1 Quae hucusque dixit Canisius de lngolstadiensi Academia, a verbis nempe illis 
Christi grafia sum ego jam, lineis conclusit Polancus quasi a librariis , dum has tran- 
scriberent litteras, transilienda. Extant tamen in nostris duobus transumptis quae 
supra commemoravimus. 



An. 1 ")."»! 



287 



LXXX 



P. Leonardus Kessel 
Patri Ignatio de Loyola. 
Colonia 30 Aprilis 1551 *. 



COLÓNIA 

Ex litteris P. Leonardi, a Januário usque ad finem Aprilis, anno 1551. 

Gratia et pax, etc. m 
Superioribus litteris mentionem feci nobilis dominae Abba- 
tissae monasterii undecim millium virginum , quae in festo 
Omnium Sanctorum publice (quod nunquam visum est) in ec- 
clesia sub nostra Missa communicavit cum magna omnium 
aedificatione : reliquae vero canonicae ad confessionem et ipsae 
praeparari coeperunt, et in dies in Domino proficiunt. In vigi- 
lia Natalis Domini, et etiam in die Coenae Domini, eadem Ab- 
batissa, cum omnibus monialibus et tota familia, nostra in 
Missa communicarunt; tantumdem in die Paschae. Sunt nobi- 
lissimae hujusmodi virgines et nobis ac toti Societati valde 
affectae; praecipue Abbatissa, quae et me saepe, aliquid boni 
conferendi gratia , vocat et libenter audit , ac in coeptis alacri- 
ter pergit. 

Aliis in monasteriis, multis praesentibus , concionatus sum, 
cum magna, ut videbatur, satisfactione. Nostra vero in paro- 
chia mense februario valde occupatus fui in confessionibus 
audiendis, licet corpore debilis, multum tamen ad ferendos 
labores confortatus Dei gratia. Inter caeteros confitentes quae - 



Apographum in folio 1 Codicis 1551. 



288 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



dam meretrix, ex toto corde ad Christum conversa est, quae 
multis cum lachrymis postea ad nos , confitendi gratia , saepe 
redit. 

Cujusdam bonae matronae filius , qui jam per annos aliquot 
usti rationis privatus fuerat , per Dei gratiam omnino ad sani- 
tatem est restitutus , et cum aliis studiosis ad confitendum et 
communicandum singulis hebdomadis se devote praeparat . 

Quidam studiosi ad religionis ingressum inducti sunt, qui ad 
carthusienses se contulerunt. 

Confitentium numerus quotidie augetur, etc. 

Hac certe quadragesima magna fuit studiosorum ad no- 
stras aedes frequentia, confitendi ac consulendi , vel boni ali- 
quid audiendi gratia; nec parvo cum fructu eis aliquid tempo - 
ris est impensum. Spero multas animas Christo recuperatas 
esse per ipsius gratiam. Inter alios quidam fuerunt, qui totos 
viginti vel triginta annos ad confitendum non accesserant , qui 
tamen vitam omnino corrigere proposuerunt. 

Singulis dominicis diebus duas exhortationes habui, et sexta 
feria sanctae Jiebdomadae per quatuor horas aliquid de Pas- 
sione Christi dixi cum magna hominum satisfactione : sequenti 
die et nocte solemnitatis Paschalis confessionibus audiendis 
vacavi. 

Mense Aprilis, corporis debilitate impeditus, nullam exhor- 
tationem in publico habere potui: domi tamen nostrae multis 
confessionibus audiendis et quibusdam generalibus occupatus 
fui, et mihi multum solatìi dedit vitae male prius actae in bo- 
nam mutatio , quam in quibusdam expertus sum. 

Saepe ad infirmos vocor et eos qui obsessi putantur : quando 
ipsis adsum, Dei gratia, melius habent. 

Habemus quidem adversarios, sed plures propugnatores, qui 
detrahentium ora faciant obmutescere. 

Misimus Romam 13. a martii charissimum fratrem Baldui- 
num 1 cum tribus aliis studiosis, qui donis Dei non contemnen- 
dis sunt dotati. 

Sub Augusti finem tres vel quatuor aut forte plures, qui 
praediti etiam sunt naturalibus Dei donis non mediocribus , ad 



1 Baudouin Delange (ab Angelo), né à Liège en 1535, admis à Louvain en 1551, 
mori àLiège en 1601; il fut recteur à Saint-Omer, à Louvain , à Lk-ge , et provincial de 
Belgique de 1571 à 1585. — Delplace, 1. c. 



A.\. 1551 



28' i 



P. V. transmittam, inter quos unus in artibus promotus est 
Lovanii , qui primae hebdomadae exercitia magno cum fructu 
absolvit, et tanta charitate accensus est, ut quiescere nequeat, 
donec parentibus ac amicis et aliis rebus omnibus postpositis, 
Romam se conferai cum aliis. Alibi enim, ubicumque P. T. pla- 
cebit, plus in studiis et pietate quam Coloniae proficere poterit. 
Nepos Balduini , qui studendi gratia ad nos venerai , cum valde 
ad Societatem afticeretur, eum admisimus. Spero non medio- 
cria de hoc juvene , quem , exemplo suo , alios etiam ad Chri- 
stum tracturum verisimile est. Tres alii studiosi, qui ad nos 
hisce diebus venerant, se totos Societati dare intendunt. 

• 

Hactenus magistcr Leonardus, qui, fere duodecim mcnsibus, viginti studiosos juve- 
nes Romam misit, et non mediocri dexteritate in juventute ad Christina trahenda pol- 
let, nec tamcn promiscue sed cum delectu cos, qui ingenio, moribus et aliis etiam exter- 
nis donis Dei praediti sunt, retinet. Ut et nos ipsi ex eis, qui Romam missi sunt, colli- 
gere possumus, et ilio etiam argumento quod domi juvenem, specie quidem spiritualem, 
sed, ut res ostendit, superbum et seditiosum cum haberet, non solum ipsum domo 
expulit, sed et novem alios, qui ejus contaciu et exemplo ab obedientia et humilitate 
recesserant, simul domo ejecit. Ut in bonis acquirendis et conservandis solers, sic in iis 
qui inepti deprehenduntur ad Societatis institutum, expellendis, strenuus; et utrobique 
Societati in Domino perutilis est 1 . 



1 Haec Polancus Leonardi litteris addidit. 



T. i. 



>9 



290 



LlTTERAE (CUADRIMESTRES 



LXXXT 



Dionysius Vazquez 
Patri Ignatio de Loyola. 
Compiuto, 1 Maji 1551 



ALCALA 

Gratia et pax, etc. 

Missus est ad nos P. Tablares 2 cum illustribus quibusdam 
adolescentibus a te domui nostrae destinatis, P. colendissime. 
Hi partim domi jam sunt , partim adhuc exspectantur. Faxit 
Christus ut omnia óptimos sortita eventus in bonum cedant 
commune. 

Exerceri hic quosdam Hieronymianos Patres scripseram ad 
te praecedentibus, quod plurimum fructus boni iis peperit atque 
aliis. Monachorum certe multi illud pro comparto sibi dicebant 
esse talia aut eadem Patrum fuisse fundamenta, cum religio- 
num spiritualia aedificia construebantur; alii gratiasDeo óptimo 
máximo agere se ajebant, qui eos hoc tempore creasset neque 
unquam antea. Nec defuere inter eos (qui longo ac indefesso 
labore profectum spiritus emerant) asserentes vineam Domini 
diversis temporibus diversisque manibus operariorum excul- 
tam fuisse , et uno ore id ajebant ut ad culturam caeteros ad- 
hortarentur, praedicantes latere in vineae visceribus thesauros 
pretiosissimos, qui non ita magno sudore, ut olim, paraban - 
tur. Cum igitur hi Patres apud nos agerent, ab aliis religiosis 
fuere molestiis magnis impetiti; qui cum se conquesturos coram 



1 Apographum in foliis 59 et 6U Codicis 1551. 

2 P. Petrus de Tablares Roma paulo ante hoc tempus in Hispaniam redierat. 



A.v I5ol 



29J 



praeside suo testarentur, si id agere pergerent, Prior, vir pru- 
dens ac probus, nihil de se veritus, verum communi consultum 
volens Patrum suorum emolumento, enixe P. Villanovam est 
precatus ut ad suum coenobium 1 recta pergeret , omnibus, qui 
fuerant reliqui, exercitamenta spiritualia praebiturus, ne quid 
interea daemon misceret turbarum, quae rem omnium opti- 
mam disturbarent. Oratu ejus íiexus, ad eos est profectus, ubi 
viginti circiter dies commoratus, incredibili pene eorum profe- 
ctu et exterorum exemplo ad nos rediit. Priorem vero adeo facti 
non poenituit, ut palam fecerit omnibus, tam litteris quam prae- 
sentia, se hic fuisse christianae rudimentis philosophiae imbu. 
tum. Misit nonnullos postea ex amicis ac familiarissimis exer- 
ccndos; et quod in alio esset admiratione dignissimum , promit- 
tit neminem in suum sodalitium admissurum se unquam , quin 
antea hic exercitus magna cum probatione fuerit; quod et fieri 
jam ab eo coepit. Nobilem enim adolescentem, qui religionem 
ingredi ardet, interea remoratur dum exercitamenta spiritualia 
imbibii. Hoc modo ambire et tentare, omni revoluto lapide, se- 
ait ut praeses caeterique sui ordinis patres iisdem spiritualibus 
armis muniantur. Cum per oppida suo monasterio vicina con- 
domini causa vagatur, sacerdotibus suadet ut huc citissime 
volent, vitae modum accepturi. Dona offerebant Patres illi plu- 
rima Patri nostro; at vero nihil horum ille sustinuit donari, gra- 
tis se dare, quod accepisset gratis, ajens. 

Nunc ad fratres, qui nobis in Christo additi sunt, veniam. 
Paucis, postquam litteras ad te dedi, diebus, Doctor Castillo Ca- 
racensis 2 huc venit , desiderio tractus Domini vias dignoscendi 
et quae, cum angustissimae, tune essent certissimae, ambulandi. 
Hic juris utriusque gnarus Salmantica decesserat, ac magistra- 
tus praetoriaque judicia moderabatur, cum, sacerdotis insigniis 
decorari cupiens, insignia magistratuum abjecit. Sacerdos igi- 
tur factus, exerceri apud nos spiritualibus documentis coepit; 
et in iis non male proficiens, postquam examinandum vitae 
genus fuit , elegit abjectus esse in domo Domini; et rebus omni- 
bus domi compositis brevique rejectis sarcinis, quae impedi- 



1 Monasterium Ordinis Sancii Hieronymi, Sancta Annae dicatum, in oppido Ten- 
dina. 

* P. Didacus del Castillo. 



292 



LlTTERAE QUADRI MES TRES 



mento currenti esse potuissent , ad nos est reversus , perpetuo 
Christo Jesu mancipatus. 

Deinde alios (inter plures qui id efflagitant) duos admisit, 
qui adeo bonam de se praebuere nostrae Academiae spem , ut 
omnium fere oculos in se converterint : alterum Licenciatum, 
Ildefonsum Lupum a Navarra l , qui anno transacto exercitiis 
fuerat initiatus, et longa parentum catena irretitus, vix potue- 
rat ejus nodos subterfugere ; nunc vero, omnibus superatis pro- 
cellis, in portum se recepit. Alter est Aegidius Gonsalus de 
Avila -, rarissimo ingenio ac morum facilitate et suavitate. Hic 
decimum octavum agens annum , romanae et graecae linguae 
gnarus, dialecticem et physicem edidicit, ac sacris theologiae 
studiis parabatur, et utriusque linguae poesi felicitur excultus, 
quibus solis quodammodo natus videbatur. Hi duo, licet angu- 
stiae nobis conveniant undique, domi nostrae manserunt. 

At cum natura parens charitatem in liberos parentibus indi- 
derit ardentissimam, ubi patres 5 Aegidii rem aperte intellexe- 
• runt, huc se receperunt ex patria Toleto próxima. Egregium 
sane spectaculum probus adolescens nobis conspicientibus 
dedit, qui tristes matris lachrymas moestissimaque lamenta 
siccis oculis contemplatus , suam aperuit illi mentem tranquillo 
vultu fìrmoque corde, pollicitus nihil sibi esse in rebus certius 
quam Deo servire atque obsequi in hac Societate ejus nomini 
consecrata. Quid multa?; persuasit praesens filius ut absentem 
habere mallet. Abiere patres laeti, quantum apparebat, nobis- 
cum, si licuisset, Dei obsequiis parituri. 

Tres praeterea adolescentes P. Villanova admisit hisce die- 
bus ; eorum duos theologiam audituros Gandiam misit ; artibus 
enim liberalibus linguaque Romana satis abundeque instructi 
sunt 4 . Tertius, Ripalda nomine 5 est, cujus ex indole et ingenio, 



* Vide supra . pág. 224. 

- Aegidius Gonsalvus de Avila, hispanice Gil González Dávila, natus in oppido 
Burujón, provinciae et diocceseos Toletanae, non Burojon, ut in novissima ediiione 
operis Varones ilustres de la Compañía de Jesús, t. vili, pag. 242. — Vide P. Chrtsto- 
bal de Castko , Historia del Colegio de la Compañía de Jesús de Alcalá, lib. m, 
cap. 12. 

5 Parente». Hispanice, dum de patre et matre, padre y madre, sermo est, dicitur 
padres. 

* Eorum unus erat P. Michael Gobierno, cujus gesta vide in opere Varones ilus- 
tres de la Compañía de Jesús, Bilbao, 1891, t. vii, pag. 312. 

5 P. Hieronymus de Ripalda, de quo vide Patris Christobal de Castro , Historia 



,\x. 1551 



293 



probitatis et eruditionis miram concepimus expectationem, 
licet nondum prima pubertatis signa dederit. Hic (quod modo ex 
praesentibus licet conjectare) nobiscum manebit, liberalibus 
disciplinis, quas coeperat adire, extremam impositurus manum. 

Plurimi praeter hos sunt , qui admitti in tuum gremium po- 
stulant, verum ñeque quit satisfieri neque in rem esse arbitra- 
mus quosvis sine magno delectu receptare. Vix diebus viginti 
quatuor elapsis ab adventu Doctoris Castillo, Concham est mis- 
sus a P. nostro Villanova ut P. Emmanuelem 1 comitaretur, qui 
Emmanuel a Doctore Vergara 8 fuerat multis retro mensibus 
accersitus concionandi causa. Eorum vero itineris modus 
novum et iut vere dicam) mirabile nostrae gentis hominibus 
praebuit spectaculum. Nam praeterquam quod pedites, ibant 
sine báculo et pera, juxta verbum Domini. Illud insuper ut 
novum in admirationem rapiebat, quod Patrem Emmanuelem 
in publicis oppidorum ac civitatum plateis concionantem vide- 
bant, tamquam in sublimi ecclesiarum suggestu; alii mirari, alii 
pavere, laudare omnes boni atque asseverare non aliter priscos 
Ecclesiae proceres factitasse, cum ad convellendas ex gentium 
animis idololatrias divini spiritus flatibus agebantur. Concioni- 
bus ergo ac confessionibus vacantes , cibum mendicato quaren- 
tes, iter suum peregerunt. Doctor Castillo , ubi signa humilis ac 
sanae mentis ostendit, revocatus huc est. 

Emmanuel vero duobus oppidis curam impendit, ubi Doctor 
Vergara sacerdotia quaedam habet non sine animarum cura. 
Fecit illic opimos fructus spirituum hortis pullulascere. Nam ut 
vulgata jam praeteream, confessiones , conciones, adhortatio- 
nes, catechismum, Consilia, quibus indigenarum ánimos in Do- 
mini adventum praeparabat, illud est non vulgare quod statu- 
tum decretumque reliquit in perpetuum populi consensu ne cui 



del Colegio de Alcalá, lib. ili, cap. 10. Mirum vere est ne verbum quidem in his fratris 
Dionysii Vazquez litteris reperiri de tumultibus occasione ingressus Hieronymi de Ri 
palda Compiuti excitatis, quos refert P. Christophorus de Castro et post eum P. Euse- 
bius Nieremberg et alii. 

1 P. Emmanuel Lopez, lusitanus, Portuensis, hoc est in urbe Oporto natus anno 1525, 
in Societatem Conimbricae admissus anno 1545, B. Patris Petri Fabri ex Lusitânia in 
Hispaniam comes, et de Societate, praecipue in Complutensi Collegio, optime meritus 
Obiit Compiuti anno 1603. Vide Varones tllustres , t. viu, pag. 347, ibique nota quae in 
Orlandini Historia corrigenda esse P. Andrade animadvertit. 

2 Doctor Alphonsus Ramirez de Vergara, de quo saepissime Polaxcus, Orlanijinus, 
Alcázar, Rivadeneira, etc. Is alius est ab ejus coaetaneo Doctore (Joanne de) Ver- 
gara, Complutensi. 



294 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



liceat impune, jam non dico pejerare aut blasphemum esse, sed 
ne levi quidem juramento quicquam velie convincere. Statuii 
eam in rem poenas pro jusjurandi aut hominis ratione irroga n- 
das; flagitantibusque natu et dignitate grandioribus , primos 
judices Emmanuel noster elegit quos, et vitae integrioris et 
linguae temperantissimae esse, deprehenderat. Novempassuum 
millibus ab eo oppido Conchae civitas abest, et tamen nonnulli 
illinc profisciscebantur concionum Emmanuelis audiendarum 
causa. Conchae etiam est concionatus ad populum non minore 
hominum frequentia quam benevolentia et, ut speramus, fructu. 
Tandem ad nos reversus, P. Villanovam adjuvat in expedien- 
dis rebus plurimis , quibus pene ambo simul pares vix esse vi- 
dentur. 

Exerciti sunt his diebus plurimi diversae conditionis nomi- 
nes, nobiles quidam conjugati, medici, theologi et inter eos tres 
PatresMercenarii 1 ex his qui Compiuti penetralia sacrarum lite- 
rarum adeunt. Nam hoc judex Academiae (quem conservatorem 
vocant) multis contendit precibus, exerceri et ipse cum reliquis 
Patribus sibi commissis cupiens. Ex Collegio, quod a dignitate 
Majus vocant, unde Academiae rectores creantur undeque uni- 
versae Hispaniae theologi ac concionatores et ecclesiis et cathe- 
dris propositi ministrantur, nonnulli sunt, qui libentissime sa- 
cros orationis et meditationis fructus caperent , si aliqua relu- 
ceret commode id prosequendi opportunitas. Sanctione tamen 
institutoque sui gymnasii deterrentur, quo gravi muleta cave- 
tur ne quis ex collegis suis extra Collegium pernoctet nisi extra 
oppidi muros agatur. Sed obviam eundum est aliqua ratione 
praedicto obstáculo, ne ansam inde daemon arripiat rem com- 
modissimam interturbandi. 

Siguntini et Conchenses et venere multi et venturi sunt, prae- 
sertim ex collegio, quod illic theologis est celebre, quorum 
exerciti sunt duo, reliquis venturis, si spes arrideat eos fore 
recipiendos. Doctor Vergara scripsit P. nostro Villanovae esse 
apud se (Conchae) monasterium Divo Francisco dicatum, cujus 
Provincialis Rectorque cum prima religiosorum portione optent 
exerceri atque eam in rem mitti sibi aliquem ex Patribus Socie- 
tatis postulent ; ajuntque se in conventu totius ordinis, cum ad 



1 Patres Ordinis B. M. Virginis de Mercede, pro redemptione captivorum. 



An. 1551 



2Q5 



capitulum congregentur, omnes oraturos Patres ut spifitualia 
cxercitia praelibent. 

Si sim sigillatim omnia narraturus quae hujusmodi desideriis 
recensendis dici potuissent, vereor ne, aut mihi scribendi infini- 
tum opus pene contexam, aut tibi molestiam pariam legenti. 
Confessionum ac sacrae Eucharistiae communionis miram hac 
quadragesima frequentationem vidimus; nam licet tres fuere 
dumtaxat sacerdotes, ita nocte et interdiu cum studiorum etiam 
occupabantur dispendio, ut multi, re infecta, discesserint, nec 
pauciores post Paschae festum confessionem distulerint. Nec 
est exiguus eorum numerus, qui diebus dominicas saluberrimam 
Synaxeos mensam nobiscum frequentant , quae res non ita pri- 
dem pro miraculo habebatur. Gloria illi cedat, qui omnia in 
nobis operatur. 

Cum Emmanuel incolis oppidorum, quae Doctoris Vergarae 
curae subjacent, esset a concionibus, aliorum fructu illecti 
Uclenses viriD. Jacobo Commendatarii celebres literas hujus 
exempli miserunt senatus - authoritate subscriptas: 

"Perquam R. do D. Villanova. 

P. Villanovae Capitulum, magistratus, et Uclensis praetor 3 
manuum oscula. Pro comperto habemus sanctam, quam incolis, 
domum quique eam inhabitatis Patres, plurimum emolumenti 
Ghristi fidelibus, nec minus grati obsequii Christo ipsi, prae- 
stare. Nuncium eam in rem profectum tibi hunc mittimus, obse- 
crantes per Dei charitatem ut virum aliquem ex sancta ista So- 
cietate ad nos venire jubeas , ut fructum christianis mentibus 
dignum et plantet et mature faciat pullulascere. Nam praeter 
Congregationem fratrum D. Jacobo militantium, multa etiam 
circumstant nos oppida, unde (ea est locorum propinquitas) ad 
Dei sermonis evulgationem occurrunt. Quod si in praesentia 
parum tibi fiat commodum, quod Christi amore flagitamus, be- 
neficium praestare , hoc saltem muñere múnus pensatum arbi- 
tramur, si epistolam ad P. Emmanuelem deferendam nobis de- 



1 Equites militaris Ordinis Sancti Jacobi (de Santiago de la espada) primariam 
sui Ordinis domum habebant in oppido Ucle's, provinciae et dioeceseos Conchensis. 
Commendatarii equites (Caballeros Comendadores) ii dicebantur, cum eis pars quaedam 
regionis tuenda tradebatur cum jure ex illis veetigalia percipiendi. 

- Voce Senatus hic intellige quod jam usus habet ut vocetur Capitulum , se. , con- 
ventus primorum alicujus ordinis sive ecclesiastici sive religiosi. 

5 Melius Prior; sic enim vocabatur qui domui seu monasterio praefectus erat. 



296 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



deris, illaque jubeas ut ad nos statim veniat,relictis quibus modo 
detinetur concionibus. Facies hoc (sat scimus) modo advertas 
maxime nos christianae philosophiae doctrina indigere. 

Christus Jesus opera in te sancta perficiat. 

Ab Uclensi Senatu, quarto Kalend. Martii 1551.,, 

Ad haec Pater pro temporis commoditate apposite per lite- 
ras respondit, Patrum penuriam desideriis eorum opponens; 
pollicitus tamen fore aliquando (quod quidem divinae misera- 
tionis opera suadent sperare) ut abunde satisfiat tam piae ac 
religiosae eorum voluntati. 

Hactenus ad spiritum duntaxat spectantia. Nunc , si libet, 
humiliora, quippe temporalia, obiter attingamus. Alia quidem 
domi nostrae erecta sunt aedificia ; sed Domino 1 loca horti ac 
bibliothecae prae caeteris amoena et jucunda sunt. Hortum 
prope Collegium jacentem extra pomerium oppidi perforato 
muro adimus, qui septingentos et triginta pedes habet in ambitu 
densissimis arborum ac fructicum et herbarum 2 . In ejus medio 
ac veluti centro puteus apparet aquae, ut limpidissimae ita 
etiam salubris, ut fontis ac stagni vicem gerere merito videa- 
tur. Murorum vero, quibus cingitur, altitudo 18 pedum est, ma- 
teries valida, species pulchra, fons praesertim, conspectantibus 
ex agro; deambulatória, quae lateribus horti ad murorum fun- 
damenta adjacent, quatuor sunt, quae totidem aeris vento- 
rumque regionibus opponuntur. Sed in bibliothecae usum tur- 
rim (quae murorum oppidi pars est, prospectum quoquo versus 
latissime patentem et oculis gratissimum [habens]) convertimus. 

Scripsi Januário próximo, ut arbitror, nunciasse nobis Do- 
ctorem Vergaram quemdam, qui ecclesiam huic Collegio suis 
sumptibus vellet aedificare, jussisse ut delineamenta ac descri- 
ptionem ad se mitteremus. Nunc ergo vulgatum jam esse scias 
hunc esse illustrem Comitem de Melito 3 , qui missam sibi eccle- 
siae descriptionem ut parum magnificam contempsit, quippe 
qui illustre et memorabile opus velit aedificare ; atque hoc tam 
ex animo facit, ut chirographum, sua et uxoris marni subscri- 
ptum, huc ad procuratorem suum jam miserit, quo jubetur 



1 Sic ; sed forte librari) error est pro omttino. 

2 Sic nostrum exemplar; deesse tamen videtur aliquod verbum. 

5 Didacus Hurtado de Mendoza, Melitensis Comes et postea Dux de Francavilla et 
Aragoniae Pro-rex. 



An. 1551 



297 



P. Villanovae redditus annuos dare cujusdam oppidi ( Sarracines 
id dicitur) quod sex passuum millibus a nobisdistat, ut inde eccle- 
siae sumptus erogetur. Frumenti mille ducenti modii et confe- 
ctae pecuniae quid certum ex eo oppido proveniunt. Ipse Comes 
ac Doctor Vergara jam hic aderunt delineandae ac describen- 
dae ecclesiae causa. 

P. Villanova caeterique fratres et valent et ut semper valeas 
Dominum deprecantur, qui felicíssimos exitus Consilia tua 
sortiri faciat. 

Compiuti, Kalend. Maji 1551. 

P. is T. 

Indignissimus filius, 

Dionysius. 



298 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Lxxxir 



P. Joannes Baptista Viola 
Patri Ignatio de Loyola. 
Parisiis, 1 Maji 1551 1 

t 

IHS 

Gratia et pax etc. 

Non immemor officii mei et abs te injuncti mini muneris, 
scribam ad te, R. in Xpo. P. r , quae hoc evoluto quadrimestri 
gesta sunt. 

Principio quidem illud dicam, plerosque in aula regia nobis 
obstitisse, quominus Rex privilegium erigendi collegii in Aca- 
demia lutetiana concederet Societati nostrae; quin etiam non 
paucos attentasse ne Lotharingus Cardinalis 8 , congregationis 
nostrae studiosissimus, ab ipso Rege hoc idem impetrarei; sed 
Dei providentia, quae malorum nominimi conatus evertit, in rem 
nostrani praevaluit; nam et Cardinalis Lotharingus sesemurum 
hac in re pro domo Dei posuit , privilegium illud non solum a 
Rege, verum etiam ab interiori Consilio Regis et Cancellano 
Galliarum obsignatum extorquens, cujus, ni fallor, ad vos mox 
exemplum misit. Non contentus tamen sathan, omnis boni ope- 
ris invidus, conatur etiam nos defatigatos reddere, ne incoe- 
ptum opus absolvamus, ex quo magnum praesentit Ecclesiae 
Dei fructum proventurum; nam cum ita cautum sit legibus re- 
giis, ut omnia hujusmodi indulta regia etiam a Senatu Pari- 
siensi legantur, nec in annalibus admittantur scribenda, nisi e 
rep. gallicana ab ipso Senatu esse judicentur , omnia turbat in* 



' Apographura in fol. 20 Codicis 1551. 

- Carolus de Guisa. Vide Polanco, Chron., t. n, pag. 90, not. 1, 



An. 1551 



299 



genia, huic persuadcns religionum numerum superñuum esse, 
alteri hanc Societatem magis ad convertendas externas natio - 
nes institutam esse , reliquis vero non hanc tantum, verum 
omnes alios ordines de medio tollendos; ita ut, cum pluribus 
nune nobis est digladiandum quam prius, ferendusque non par- 
vus molestiarum fasciculus, antequam totum hoc negotium 
finem suum accipiat. Speramus tamen fore ut Consilio Dei 
omnipotentis iterum conculcetur sathan sub pedibus nostris; 
quoniam si proprio Filio suo non pepercit, sed pro nobis omni- 
bus tradidit illum, quomodo non cum ilio nobis omnia donabit? 
Haec sane nobis omnia evenire credimus ad probationem fidei 
nostrae et patientiae , quam nobis per orationes vestras donari 
cupimus. 

Ut ad particulada descendam, juvenem satis levem, ne di- 
cam maternae pietatis oblitum, ab ingressu religionis prohibui- 
mus; cum enim matrem pauperrimam, a sexdecim annis gravi 
morbo decumbentem in lecto, in pristinam valetudinem non re- 
dituram animadverteret, nec esse videret cui tot labores essent 
ferendi nisi sibi soli, animo fractus et alendae matris dificúl- 
tate perterritus, coenobium ingredi parabat; qua de re admo- 
niti, docuimus illum naturalis júris praescripta magni esse mo- 
menti; deinde non hac ratione capessendam esse religionis for- 
mulam, ut scilicet alendi corporis nostri vel aliorum effugiamus 
labores, sed tantum ut meliores evadamus, hac via scilicet 
nos X.° conformantes. Eoque Consilio factum est ne paupérri- 
ma mater desereretur a filio, neve filius , ratione fugiendi la- 
boris et abjiciendae crucis, religionis institutum, quod non 
propter X. um capiebat, capesseret. 

Mulierem item quamdam, quae se a multis annis in mona- 
sterium viduarum conjecerat, septuagenariam, egredi volen- 
tem, ne exiret compescuimus, docentes eam et scandalo futu- 
ram monasterio suo, et familiae suae et sibi ruinam; cumque illa 
a Superiore suo se facultatem exeundi impetrasse diceret, mo- 
nui ego ne talibus dispensationibus fideret, quae et sibi prodesse 
et a Praelato suo minime concedi possent; quin potius, quod su- 
perest vitae et canitiei, in domo Domini pergeret consumere. 
Gratia autem Dei Opt. Max. effectum est ut amplius inde abire 
recuset. 

His sacrosanctis quadragesimae diebus, multis tum viris 



300 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



tum miilieribus a confessione fuimus, tam in domestico nostro 
sacello, tam in adjacente ecclesia, hispanis quidem scholasticis 
non paucis , gallis autem quamplurimis ; quin etiam non desunt 
hispani quos, cum prius nos fugerent, singulis diebus do- 
minicis audiamus in confessionibus, et illis cum multis aliis sa- 
cram synaxim ministramus. 

Duo juvenes, quorum alter sardus, alter burgundus, et mo- 
destissimi quidem, post completa exercitia spiritualia, quae a 
nobis in auxilium animarum conferri solent, Societatis nostrae 
institutum elegerunt. Sardus quidem, ante exercitia ad nos enixe 
contendebat, nunc vero manibus pedibusque nititur ut in con- 
sortium nostrum assumatur. Verum monui illumut diligentiori 
cura perpenderet an tantum sibi talenti existimaret dari, ut So- 
cietatis nostrae onera ferre possit. Alter vero in patriam seces- 
sit res suas compositurus. 

Sacerdos ille flander, de quo ad te paucis abhinc diebus scri- 
psi, tum propter ejus bonitatem et modestiam, tum ob perseve- 
rantiam, quam in ilio sumus experti , ad duos aut tres menses 
recipietur in familiam nostram '. 

Doctor quidam theologus, dum superioribus mensibus ad- 
versa laborarei valetudine, licet mihi incognitus esset, me invi- 
sit, quem cum ego alloquerer et nonnulla de vitae nostrae incer- 
titudine, de virtutibus, de raro usu earum apud homines hujus 
tempestatis, deque beatitudinis praemio iis promisso, qui talen- 
timi sub terram non abscondissent, dissererem, is mihi ita satis- 
fecit ut verum israelitam ad me venisse crediderim; cumque 
ab unoquoque fratrum nostrorum humanissime exciperetur , et 
in universa domus cubicula, quae invisere desiderabat , se con- 
tulisset, lectulos nostros super duos asseres et duo scabella con- 
cinnatos videret, conversus ad binos, quos secum duxerat, so- 
cios: en, inquit, optimam nacti sumus concionem; hac enim in 
domo hoc tam brevi tempore plus profecimus quam si praedi- 
cationi interfuissemus. 

Quidam alius Doctor theologus, cujusdam collegii primas, 
cum semel esset ad januas sui collegii , et procurator ejus , ut 
est moris, a scholasticis extrañéis pecunias colligeret, aniraad- 



> "Olivier Manare, né à Quincy-en-Artois, en 1523, admis a Paris en 1550, mort ;i 
Tournay, le 28 novembre 1614; il remplit les charges de recteur, de provincial, de visi- 
teur, d'assistant et de vicaire genéral.„ Dei.place, 1. c. 



An. 1551 



301 



vertit duos ex fratribus nostris appropinquantes ut solverem, 
quos ille seorsum 3 r ocans: numquid non estis e Societate Jesu? 
Ubi rem ita esse comperit, non permisit ut solverent, quin et iam 
in cubiculum suum duxit, ubi promisit omnem operam suam. 

Duo laiei, conjugio copulati, habitantes fere in ultima urbis 
p.u tc, per annum singulis diebus dominicis ad nos confessuri 
peccata sua accedunt, quibus et sacramentum Eucharistiae ad- 
ministratur. Eorum unus ait se, ab eodem tempore, quo hunc 
vivendi modum aggressus est , adeo in se nutritum patientiae 
spiritimi ut, qui olim cum uxore sua semper discors erat, nunc 
sit ad maximam redactus concordiam. 

Opinio est multorum tune nomen Societatis nostrae futurum 
in hac academia celebre, cum aliquis ex illa, vir pius et doctus, 
aut concionabitur aut leget; nam quid nos in tanto virorum 
eruditorum coetu possumus? 

Quemdam, qui anathematis nodo, intervallo quinqué aut 
sex annorum , constringebatur , cum adverso reconciliabimus 
nomine absolutionisque beneficium ei curavimus impendi. 

Plerique, quorum nomina ad te transmisi, obnixe me roga- 
runt, ut te per nomen Domini Nostri Jesu Christi obsecrarem, ut 
illos et orationum et laborum et omnium bonorum universae 
Societatis nostrae, tamquam Praelatus ejus Generalis, velles 
fieri participes, et hujus tui assensus litteras ad eos mitteres, 
promittentes se quoque totam congregationem nostram altis- 
simo Deo commendaturos. 

Quidam hisce diebus flander, juvenis modestissimus , si quis 
alius, in palaestram exercitiorum spiritualium se contulit, ubi 
cum mundo , carne et diabolo dimicat , de quo viciniora saluti 
speramus. 

Duos misimus Romam, quos jam propediem ad vos adven- 
turos speramus \ 

Studia eadem sunt fratrum quae prius, hoc uno dempto, sci- 
licet, quod duo ex illis studium theologicum arripuerunt, de 
quibus non memini an scripserim. 

Reliqua , quae in dies fiunt , nec scribere nec meminisse sat 
possum. 



1 Joannes Baptista Tavonus et Joachimus. Hic Joachi.nus ille videtur esse , de quo 
Dei. place, 1. c. pag. 3 *. 



302 



LlTTERAE QUADRI. MESTRES 



Superest, R. de in Xpo. Pater, ut nostrum omnium meique 
imprimis memoriam habeas in orationibus tuis , nosque etiam 
per fratrum, qui isthic sunt, suffragia juvari jubeas. 

Bene vale. Kal. Maii 1551. 

Tuus in Chro. Jesu inutilis filius 

Johannes Bapt. Violaeus. 



LXXXIII 



P. Joannes Baptista Barma 
Patri Ignatio de Loyola. 
Gandía, 1 Maji 1551 l . 
(Excerpta ex litteris) 

IHS 

Ex litteris Patris Baptistae, rectoris collegii et Universitatis Gandiae, prima Maji, 1551. 

Fratres nostri serio studiis incumbunt, quae magno cum 
fervore Gandiae exercentur, et mihi persuadeo nullibi pro- 
gressus majores in litteris facturos esse studiosos quosque 
quam Gandiae, si illorum frequentia quieti et commoditati 
studiorum responderei. Domi in concionibus exercentur fratres, 
et multi ex illis non mediocre ad id talentum videntur acce- 
pisse. 

In ecclesia vero nostra diebus dominicis mane verbum Dei 
proponitur populo concionando, sicut a prandio de Christiana 
doctrina aliquid exponendo: quod praestat magister Benedi- 
ctus 2 cui praedicationis donum non vulgare a Deo concessum 
est. Hic licet humaniores litteras profiteatur , in spiritualibus ta- 



1 Exemplar a P. Bernardo Oliverio confectum et a P. Polanco marni propria emen 
datum in folio, cui olim n. 411, nunc 78. 

2 Benedictus Pereira. 



As. 1551 



303 



mcn colloquiis et exhortationibus non minus discipulorum men- 
tes ad pietatem, quam eruditionem excolere conatur. Multi ex 
a Jolcscentibus externis ad orationem cum nostris sese adjun- 
gunt, qui quotidie unam horam devotioni máximo cum fructu 
tribuunt ; praeterea summopere piis colloquiis de Deo recrean- 
tur, domi nostrae sunt assidui, et octavo quoque die confiten- 
tur; horum vero magnus est numerus. 

Xenodochia invisenda et eos qui carceribus detinentur con- 
solandos curo. Hisce vero diebus per Dei gratiam impetravi a 
Domino Marchione de Lombay 1 ut quibusdam qui in exilium 
missi fuerant, quod alios ad certamen provocassem, noxam 
condonaret , qui cum satis poenarum dedisse in exilio videren- 
tur , eorum reductio ad aedificationem populi et consolationem 
animadverto fuisse. 

Ad domum nostram confessionis gratia plurimi accedunt; 
et si studiorum ratio non haberetur , nostris sacerdotibus feria - 
tis esse admodum non liceret. 

P. Hieronymus Domenech invisit nos sub finem Aprilis, et 
in ecclesia nostra (nobis id contendentibus) concionatus est, et 
quidem cum satisfactione auditorum maxima. Nobis vero con- 
solationi maximae fuit rara ejus probitas: Christo gloria qui 
eam illi et omnibus omne bonum confert. 

Scripsi jam Paternitati V. de quadragesimae concionibus, 
quae diebus dominicis et quatuor feriis magno cum fructu fie- 
bant : confessionibus vero plurimos adjuvit divina bonitas, in his 
praesertim quae ad matrimonia pertinent; circa quae casus 
hoc in regno rarissimos et non sine dolore referendos accidere 
experimur. In hebdómada sancta, pro more hujus regni â , mere- 
tricibus concionatus sum, non sine alicujus animae ad Chri- 
stum conversae fructu , etc. 



1 Carolus, Francisci de Borja, Gandiae Ducis, major natu filius et in Dueatu suc- 
cessor. 

* Morem hunc valentini regni intelliges, si Polaxcvm consulas, Chron. Soc. Jes, 
ann. 1551, n. 379, t. n, pag. 349. 



304 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



LXXXIV 



P. Maximilianus Chapelle 
Patri Ignatio de Loyola. 
Salmantica, 3 Maji, 1551 

IHS 

Admodum Reverende in Christo Pater. 

Grada et pax Domini nostri Jesu Christi et communicatio 
Sancti Spiritus semper sit nobiscum. 

Superiori epistola scripsi P. T. quae et quanta Dominus ex 
benignate sua dignatus sit operari per P. Doctorem 2 caeteros- 
que fratres, quos sibi comités et coadjutores asciverat, ad in- 
junctae sibi visitationis officium in burgensi dioecesi 3 rectius 
exequendum. 

Toto autem hoc quadrimestri , nullus eorum praedicationis 
munus, vel alicujus alterius spiritualis muneris functionem, ex- 
tra civitatem 4 exercuit; nunquam tamen ita vacarunt, quin 
praeter quotidiana exercitia litteraria, multis subinde sanctis 
occupationibus intenti tenerentur. P. Doctor concionatus est 
hac quadragesima . in ecclesia, quae dicitur D. Benedicti, ubi 
magna semper fuit et attentio et frequentia auditorum tam ple- 
bejorum quam magnatum. Transacta quadragesima , rogatus 
est a parochis et sacerdotibus beneficiariis ecclesiae D. Martini 
(quae hujus civitatis parochiarum est praecipua), ut illius eccle- 



4 Epistola tota est manu ipsius Patris Maximiliani a Cappella, sed a Patt e Polanco 
emendata, in folio duplici, cui olim n. 436, nunc autem 68 et 69.— Habemus etiam apo- 
graphum in fol. 64 Codicis 1551. 

* P. Michael de Torres. 

3 Verba haec in burgensi dioecesi addidit, perspicuitatis gratia, Polancus. 

* Intellige civitatem Salmanticae, ubi nostris praeerat P. Torres, et ubi peracta 
stint quaecumque in hac epistola narrantur. 



An. 1551 



303 



siae suggestum tamquam proprium sibi vindicaret, fore asáe'- 
rentibus ut, ex ejus praedicatione et doctrina, magna consequa- 
tur animarum utilitas et gloriae divini nominis incrementum; 
quorum sancto zelo et devotione commotus, ónus suscepit, 
atque tribus diebus dominicis, a Resurrectione Domini, praedi- 
cavit magna cum eruditione ac fervore spiritus. In ea ecclesia, 
quorumdam probatorum hominum instituía est societas, eo fine 
et intuitu, ut puellae ac virgines orphanae in matrimonium col- 
locentur: qua erecta ac firmata, Doctorem nostrum illi prae- 
fici voluerunt , ita ut nihil in ea ageretur aut ordinaretur sine 
praevio ipsius Consilio, quo vel sic pios omnes magis incitarent 
ad erogandas eleemosynas, totique populo plenius satisface- 
rent , cum ad omnium scilicet notitiam pervenisset Doctorem 
Torres huic instituto favere, et nihil in eo transigi posse nisi 
ipsius interposita auctoritate : itaque Doctorem obnixe rogant 
et obtestantur ut tam pium laborem 1 subire non gravetur; 
quorum tam justo cognito desiderio -, provinciam suscepit do- 
ñee de volúntate ac beneplacito Paternitatis tuae certior factus 
fuerit ; sieque decretum est ut, quotiescumque celebrabuntur 
nuptiae dictarum puellarum, ipse concionem habeat. Concio- 
natus est etiam P. Baptista in alia ecclesia, quae juxta scholas 
Universitatis sita est, idque magno cum fervore et devotione, 
ad quem multi concurrerunt tam eives quam scholares, tam 
vulgares ac plebeji quam nobiles ac generosi. Quantum autem 
quamque uberem fructum attulerint conciones 3 P. Doctoris et 
Baptistae 4 , colligere est ex multitudine et frequentia tum scho- 
lasticorum, quorum multi fuerunt generis claritate illustres, 
tum etiam aliorum hominum qui hac quadragesima domi no- 
strae confessi sunt, quorum tantus fuit concursus ut, licet se- 
ptem essent sacerdotes qui confessiones audirent , omnibus 
tamen satisfieri minime potuerit ; praetermissis 5 etiam mulieri- 
bus, quarum paucissimae admodum admissae sunt; et ab eo 
tempore tot sunt , qui singulis diebus dominicis confitentur et 
communicant, ut quatuor vel quinqué sacerdotes, ab hora 

' Maximilianus scripserat: ut ta.m'justwn, aequum juxta ac pium oneris laborem, 
sed redundantia verba sustulit Polancus. 

2 Post verbum desiderio delevit Po'.ancus haec: petentibuas annui/ impositamqite; 

5 Maximilianus dixerat sermones. 

i P. Joannes Baptista Sanchez. 

5 Scripserat Maximilianus rejectis. 

T. I. 20 



306 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



sexta matutina ad decimam usque, aliud nihil faciant quam 
confessiones audire , rem divinam faceré et sacrosanctam eu- 
charistiam administrare ; inter quos nonnulli sunt qui , cum 
antea a tribus aut quatuor annis confessi non fuissent, jam, 
aliorum exemplo provocati , pro more habeant octavo quoque 
die reconciliari et sacram synaxim adire. Hi omnes, per gra- 
tiam Dei, in dies magis ac magis in melius provehuntur, euntes 
de virtute in virtutem, estque numerus eorum circiter quadra- 
ginta '. Et revera, si domus esset amplior et sacellum capacius, 
tale praesertim quod plateam respiceret 2 , dubium non est quin 
longe plures frequentarem haec sancta sacramenta. 

P. Baptista praeter conciones ordinarias, quas habebat tem- 
pore quadragesimali, iis etiam praedicabat, qui carcere deti- 
nentur inclusi , quorum confessiones audierunt alii Patres do- 
mus nostrae. Sed et nunc eorum habetur aliqua 3 ratio : visitan- 
tur enim nonnunquam et consolantur 4 a P. Doctore et a fra- 
tribus ; et si qua illis peculiaris occurrat necessitas, circa spiri- 
tualia potissimum, accersitur P. Doctor: unde paucis abhinc 
diebus , quodam ob sceleris abominationem ad capitale suppli- 
cium condemnato, accersitus est P. Doctor ut eum animaret 5 
ac ejus confessionem audiret , qui propter corporis malam ha- 
bitudinem id faceré non potuit, sed alium Patrem misit qui 
eum audivit et ejus animam Domino commendavit; pro qua, et 
ipso die quo concremandus erat , Missam celebravit de nomine 
Jesu. Semper praesens adfuit ipse et socius, deduxeruntque 
eum extra portas civitatis , ubi supplicio afficiendus erat , nec 6 
ab eo recesserunt donec exspiraret. Quantum Dominus dabat, 
animo dejectum in spem erigebant et consolabantur et , omni 
quo poterant devotionis spiritu , cor hominis ad Creatoris ac 
Salvatoris sui dilectionem inflammabant. Factum est tandem, 
Dei auxiliante gratia , ut tam conformis divinae voluntati , tam 
fervido accensus amore, tantaque in Dominum Jesum fiducia 
moreretur, ut ii qui aderant affirmarent , a multis annis visam 
non fuisse tantam animi constantiam ac fortitudinem in ho- 

1 Verba haec: estque numerus eorum circiter quadraginta deleta sunt a Polanco. 

- Etiam haec: tale praesertim quod plateam respiceret, delevit Polancus. 

r> Aliqua sublatum est a Polanco. 

' Sic, nec emendatimi a Polanco. 

;i Maximilianus habet: confortarci et animaret. 

c Nec latum unguem ab eo dixerat Maximilianus. 



An. 1551 



307 



mine in tali articulo constituto : et hinc evenit, ut hujus viri 
mors omnibus magnae fuerit et admirationi et aedificationi. 

Omnibus fere fratribus aliquid semper occurrit in quo occu- 
pentur; alii enim moribundis assistunt , alii inimicos reconci- 
liant et in mutuam benevolentiam reducunt, curantque ut gra- 
ves inimicitiae aut mors iUata condonentur, alii tum domi tum 
foris proximis in spiritualibus communicant, consilium prae- 
bent , conscientiarum inquietantes scrupulos eximunt, in aliis- 
que hujusmodi exercitiis saepissime versantur , in quibus 
omnibus, quantum videre licet, et Dei nomen exaltatur et pro- 
ximorum salus promovetur. 

Salmanticensis Episcopus , qui in praesentiarum in hac ci- 
vitate residet , P. Doctori se valde benevolum ostendit eique 
promptam admodum exhibet voluntatem; unde certior red- 
ditus de infirmitate Doctoris, eum invisi jubet suo nomine, ope- 
ram et industriam suam officiosissime deferens, sponte insu- 
per offerens quicquid ad ejus salutem conducibile 1 judicaverit, 
affirmans sibi veluti quamdam injuriam irroga tam iri, si Doctor 
secus fecerit. 

Item. et Praetor civitatis atque Cancellarius Universitatis 
singulari quodam nos prosequuntur affectu , quod profecto ce- 
dit in magnam reipublicae utilitatem: sic enim affeeti, longe 
facilius recipiunt et admittunt, atque majori cum desiderio au- 
diunt si quid eis dicatur aut proponatur, quod ad rectam officii 
sui functionem spectat. Plurimi alii sacerdotes et scholastici 
tum ingenii (sic ) , tum morum probitate praestantes , dici vix 
potest quantopere afficiantur erga institutum et vivendi for- 
mam Societatis nostrae, quorum nonnullis usque adeo placet, 
ut ei prorsus addici desiderent. 

Horum duo a multis diebus admissi sunt in numerum fra- 
trum nostrorum, prius tamen susceptis exercitiis; praeter hos, 
alii duo sunt etiam sacerdotes, jamdudum Societati omnino de- 
dicati, nondum tamen nobiscum degunt: prius enim theologici 
studii cursum consummare decreverunt ; consummabitur au- 
tem ante dies viginti, quo absoluto, statim ad nos venient. Alii 
quoque juvenes multis ac importunis precibus rogaverunt, ro- 
gantque quotidie, ut admittantur, quorum tamen petitioni non- 



Maximilianus habet necessarium aut conducibile. 



308 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



dum acquievit P. Doctor, ut eorum scilicet constantia ac perse- 
verantia certius exploretur. 

In omnibus laudetur et glorificetur Dominus, illamque gra- 
tiam nobis dignetur elargiri, qua ei vere, fideliter ac sincere 
serviamus. Amen. 

Salmanticae, 5.° nonas maji 1551. 

Minimus filius Paternitatis tuae 

Maximilianus a Capella. 



t 

Super ser ìptio m quarta pagina: IHS. Admodum Reverendo 
in Christo Patri, Patri Ignatio de Loyola, Societatis Jesu Prae- 
posito. 

Romae. 



Et in eadem pagina, aã oram, manti Patns J . Ph. Vito: Sa- 
lamanca, mandate a Bologna.— Fatte tutte et mandate. 
Manet adhuc cera sigilli. 



Ax. 1551 



309 



LXXXV 



P. Sylvester Landinus 
Patri lgnatio de Loyola. 
Mutina, 16 Maji 1551 *. 
(Excerpta ex litteris) 

Ex aliis litteris ejusdem 16. a Maji scriptis. 
Gratia et pax etc. 

Quia Episcopus, cum ad visitandam dioecesim me mitteret, 
nihil me gratius sibi facturum dixit quam si crebro ad urbem 
redirem, partirti propter eos, qui assidue communicant, partim 
ut de iis, quae in visitatione accidunt, ad eum referam, heri 
Mutinam rediens, litteras accepi Sanctae Societatis, quae mihi 
tantum laetitiae attulerunt, ut majorem in hac vita non deside- 
rem, tantum etiam confusionis ut quid omnino dicam ignorem, 
cum tam longe me distare ab iis sanctis viris, qui volare potius 
in via Dei videntur quam currere, considero, nec dignum me 
esse qui de tam Sancta Societate dicar. Nolim tamen extra eam 
vivere vel mundi dominus. Sit gloria et honor Deo altissimo, 
qui tam mirifice per minima instrumenta operatur. 

His septem diebus visitavi fere quadraginta loca Mutinensis 
etBononiensis dioecesis, praedicandoquotidie, quandoque quin- 
quies, interdum sexies, aliquando etiam septies per gratiam Dei 
eodem die, nec fructum exiguum provenisse judico. Nam, ut 
particularia omittam, in singulis locis societas instituía est Cor- 
poris Domini, in qua, octavo quoque die vel, qui esset disposi- 
tus (sic) decimo quinto, aut minimum prima dominica mensis 
communicarent. Electi sunt superiores qui tam viris quam mu- 
lieribus in eadem societate praeesent. 



1 Exemplum in fol. 48 Codicis 1551. Est et aliud in folio duplici , cui oliin nn. 288 et 
289, nunc autem 92 et 93. 



310 



LiTTERAE QÜADRIMESTRES 



Elegimus praeterea duos , qui prae caeteris authoritate va- 
lebant, quorum sit officium lites quasvis deponere ac inimicitias 
si ve discordias ; regnabant enim plurimae factiones atque homi- 
cidia : hic audio uno die quinquaginta occisos fuisse , ibi sexa- 
ginta, alibi centum quadraginta : omnia demum homicidiis piena 
et seditionibus. O quot oppressiones, quot raptus virginum, 
quot latrocinia, quot violentiae! et adhuc plagae calent. Et ut 
unum, unde caetera conjicies , referam, ad quadraginta ex iis 
qui occiso cuidam conjuncti erant, in conjectos 1 quidam Ta- 
narius sigillatim evocavit et, securim in manu habens, capite 
truncavit; ne uni quidem pepercit, et tamen natu grandis erat. 
Electi sunt igitur hujusmodi pacis conciliatores, et componen- 
darum dissensionum modum , ut ego in Domino sentiebam, eis 
tradidi ; et singulis quibusque festis congregari cum filiis debent 
in ecclesiis, ut christianam doctrinam utrique addiscant. Ver- 
santur enim in maxima ignorantia Dei et rerum spiritualium; 
unde inter hosce montes tam multa homicidia malaque alia nata 
sunt. 

Delegimus etiam foeminas, qua e infirmorum curam habe- 
rent; primo quidem ut confiteantur et communicent; deinde, si 
pauperes fuerint, ut aliquos de congregatione , ut dixi, instituía, 
per oppidum mittant, qui necessaria infirmis curent : ad quas 
etiam pertinebit dissidia, quae inter foeminas accidunt, compo- 
nere. Ad christianam etiam doctrinam audiendam iisdem die- 
bus festis debent convenire, filiasque in pudicitia non in choreis 
et pompis enutrire, ut hactenus cum magno corporis et ani- 
mae damno fecerunt. Tam ipsae quam viri ut Missam audiant et 
coronam seu rosarium quotidie dicant, jejunia ab Ecclesia in- 
ducía observent, ei mutua charitate se complectantur, efiicere 
curavimus. Quod per Dei gratiam se observaturos promiserunt. 

Multum etiam lachrymarum fuderunt sacerdotes et laici per 
verbi Dei virtutem. Et revera admirandam vitae mutationem 
esse factam post primam visitationem, in hac secunda animad- 
verto. Adeo ut fere omnes diebus dominicis communicent , et 
tam sacerdotes quam laicos inpietateprofecisse tantopere video, 
ut Deo ineffabiles gratiarum actiones debeantur. 

Et ut devotionis aliquod signum tibi referam, quodam in 



1 Sic; sed haec iisdem fere verbis enarrata vide in Polanco, Chronicon, t. ir, 
an. 1551, n. 77, pag. 190. 



An. 1551 311 

loco plusquam mille et quinquaginta rosaria empta intellexi. 
Animadvertitur etiam vitae mutatio aliis ex signis. Primum 
est, quod quotidie ad concionem veniunt, etiam feriatis diebus, 
quum prius ne campanae sonum intelligerent. Secundum , quod 
nemo ab ecclesia me prius recedit, nec me, donec ab eorum 
locis recedo, relinquit. Tertium, quod nonnulli ad alia oppida 
audituri verbum Dei convolant, qui prius vix praedicationis 
nomen intellexissent. Quartum, quod me non prius patiuntur 
recedere quam de reditu, quod in me est, promiserim, Omnia, 
ajunt, si deseris nos, propter factiones ruent. Quintum, occur- 
runt mihi viri etfoeminae, grandes et parvi natu, sacerdotes et 
laici, quum ad ipsorum loca me venire intelligunt. Et quidem 
ex sacerdotibus nonnulli ex remotis locis oraturi veniunt ut ad 
eorum ecclesias, quae sunt extra dioecesim, accedam, quod li- 
benter fació, ñeque id Episcopo nec alii cuiquam displicet. Ma- 
gna cum laetitia animi, et quam vix possem exprimere, officio 
meo fungerer, nisi ex parte quorumdam sacerdotum contradi- 
ctiones occultae eam temperarent. Placatiores et tamen ipsi red- 
duntur, quum animadvertunt in animarum puritate salutem 
nostram consistere, ad quam per frequentem communionem 
et confessionem pervenitur. Quod ad exteriorem attinet mundi- 
tiem in supellectilibus sacris et rebus ecclesiae mundis reti- 
nendis, et instaurationem earumdem et decorem, dealbando aut 
depingendo, omnes obediunt. 

Intra biduum rediturus sum Mutinam. Gibus noster est pa- 
ñis fabarum et castanearum. Laboratur enim ingenti penuria 
in his locis hoc temporis, et Episcopus quidem libenter pecu- 
niam necessariam mihi suppeditaret; sed mihi aedificationi ma- 
gis consulere videor non admittendo. Non enim mihi et aliis 
pauperibus sufficerent. Quod si, egentibus eis, ego abundarem, 
essem offendiculo fortassis aliis. Multi fame interierunt; alii 
inedia usque adeo extenuati sunt, ut mortis faciem prae se fe- 
rant. Omnia peccatis nostris adscribendum censeo. Illuminare 
nos dignetur Dominus, ad cujus laudem hoc etiam dicam, quod 
multum sudoris et laborum hilari animo tolerare concessit. 

Patimur sitim et famem gravissimam interdum, lassitudinem 
etiam ac debilitatem, et usque adeo raucus sum contra peccata 
clamando, et saepius in die sudando, et postea refrigescendo, 
ut ne loqui quidem cum duce meo possim. Sed postquam pulpi- 



312 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



tum conscendo, Dominus, pro illa summa charitate qua animas 
prosequitur , mihi vigorem et spiritum suum sanctum reddit. 
Sed verissime confiteor quod saepe, ubi caput habeam, ut dici- 
tur, ignoro. Et tamen Dominus interim tantum dulcedinis et 
fortitudinis tribuit ut auditores mei in lachrymas resoluti di- 
cant: Hic noster est Pater, quem misit nobis Dominus. Et licet 
nomines feroces sint semperque armati incedant, tamen, quum 
a pulpito descendo, hinc inde mihi assistunt et, defatigatum vi- 
dendo, multum charitatis mihi exhibent, nec satiari mei con- 
spectu videntur. Multis itaque modis me divina bonitas conso- 
latur et mille pro uno exhibet , et revera laetitiam aliam soli- 
dam non reperio quam fideliter Deo sub obedentia servire. 

Cum Mutinenses conquesti fuerint apud Episcopum quod me 
extra urbem, ipsis relictis, ad visitationem aliorum locorum 
misisset, nunc, animadvert entes fructum animarum maximum, 
quem Dominus producit, dolent quod eorum causa tantum labo- 
ris assumpserim. 

Aliud non vacat legere per occupationum multitudinem 
quam litteras Societatis; sed lectio haec mihi satis erit, vim si 
mihi ipsi ad imitandum intulero. Spero in Domino me aliquando 
incoepturum nec amplius procrastinaturum. 




An. 1551 



313 



LXXXVI 



P. Paulus d' Achillis 
Patri ígnatio de Loyola. 
Panormo, 18 Maji 1551 '. 

IHS 

Gratia Domini Nostri Jes. Xpi. sit semper nobiseum. Amen. 

Quae ex ilio tempore quo ' ad te, colendissime Pater, de re- 
rum nostrarum successu scripsimus, Deus Opt. Max. per nos 3 
hactenus operan dignatus est , ut sacrosanctum 4 obedientiae 
decretum observetur s , quoad ejus fieri poterit, paucis ab- 
solvam. 

Atque ut inde principium narrandi sumam, discipuli omnes, 
qui scholas nostras eertatim frequentant, in sex ordines ac vel- 
uti classes quasdam sunt distributi. Hi omnes et in moribus et 
eruditione a nostris instituuntur, qui summa cum vigilantia et 
studio unusquisque in sua facúltate lectiones ad discipulorum 
captum accommodas G interpretantur , caeteraque adhibent 
exercitamenta, quae eos et excitare dormientes et currentes 
incitare possunt. Itaque tantum jam paucis mensibus in hoc 



1 Ex apographo a P. Bernardo Oliverio confecto in foliis 36 et 37 Codicis 1551. — 
Autographae Pauli d'Achillis litterae sunt in folio duplici, cui olim erant nn. 367 et 368, 
nunc 28 et 29. Emendatae sunt in pluribus manu Patris Polanco; et quia utilitate sua 
non caret quid Ignatii Secretarius emendarit scire, et ut facile quis valeat Achillis lit- 
teras, prout ipse eas scripsit, exacte reficere, emendationes omnes ad paginae calcem 
subjiciemus. 

2 Verbum tempore, ab Achillis praetermissum, addidit Polancus. 

s per eos, qui in hac urbe sanctissimae Jesu Societatis commorantur. Ach.— per 
nos. Pol. 

4 ut titae voluntati morem geramiis et sacrosanctum. Ach. — ut sacrosanctum. Pol. 
s decretum inviolabile atque adeo sartttm tectum observew/HS. Ach.— decretum 
observe/«<r. Pol. 

6 idóneas atque accommodaías. Ach. — accommodas. Pol. 



314 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



discendi currículo sunt progressi 1 nonnulli, ut magis se tâm 
exiguo tempore 2 apud nostros quam apud reliquos ludimagi- 
stros longo annorum decursu promo visse profiteantur 5 . Neque 
vero in hoc tantum praeceptorum cura ratioque consumitur, ut 
discipulorum eruditio summorum authorum enarratione 4 au- 
geatur, quotidieque magis ac magis aliquid inlitteris accessionis 
fiat; verum eo aciem ingeniorum suorum intendunt, ut 3 scho- 
lastici universi, non minus morum integritate quam honestis 
disciplinis commendati enitescant; non magis ü scientiae quam 
sanctimoniae ratio habeatur, quando maxima pars felicitatis, 
vel tota potius felicitas, non in rerum cognitione sed in virtutis 
actione consistit. 

Itaque non prius diebus singulis ad audiendas lectiones ac- 
cedunt quin sancto rei divinae sacramento intersint. Domini- 
cis praeterea diebus conciones audire , et, cujusque mensis ini- 
zio, peccatorum suorum confessionem faceré , vulgare est illis 
et usitatum; adde etiam familiaria cum discipulis colloquia, ex 
quibus mirum in modum adolescentes ad divinum amorem in- 
fiammantur, et coelestis ignis ardorem concipiunt. Adde etiam 
admonitiones et verborum spiritualium in lectionibus singulis 
interpositionem ; nam si quis datur locus, si quae inter legen- 
dum offertur occasio, ut aliquid de mundi contemptu, de vitae 
emendatione interseratur, libenter interjiciunt , et in haec, tam- 
quam in amoena quaedam diverticula, eorum interdum decli- 
nat oratio. 

Ergo qui in vitiis omnibus contaminati atque obruti huc se 
contulerant, jam ex sordidissima morum colluvione emersi sunt 
et in melius vitam commutarunt; et non solum pro petulantia 
pudorem, pro audacia verecundiam, pro intemperantia conti- 
tinentiam , pro vanitate veritatem , denique pro perjuriis san- 



1 in hoc discendi currículo pvofecerunt, tam fausto felìcique pede sunt progressi. 
Ach. — in hoc discendi currículo sunt progressi. Pol. 

2 tempor/s intervallo. Ach. — tempore. Pol. 

5 apud nostros promovisse quam apud reliquos docciteli magistros longo annorum 
decursu didicisse profiteantur. Ach.— apud nostros quam apud reliquos /j/di'magistros 
longo annorum decursu promovisse profiteantur. Pol. 

-4 perspicua summorum authorum et liuguac latinac principimi enarratione. Ach. 
—summorum authorum enarratione. Pol. 

5 verum eo aciem ingeniorum suorum intendunt, huc conatus omites omuesque la- 
bores referunt , huc velis equisque contendimi , ut. Ach.— verum eo aciem ingeniorum 
suorum intendunt ut. Pol. 

6 neque minus virtutis quam eruditionis, non magis. Ach. — non magis. Poi.. 



An. 1551 



315 



ctitatem excolunt, sed incenduntur etiam religionis amore ac 
desiderio; unde nonnulli jam ad relligiosam 1 vitam tamquam 
ad tranquillissimum portum ex foeda gravissimaque hujus 
mundi tempestate mentem 2 appulerunt. Afficiunt haec et ange- 
los laetitia summa, et parentes gaudio, et exteros admiratione; 
nos quidam certe incredibili voluptate perfundunt. 

Audivisti alias jam, ni fallor, Pater, de nostra in aedes 
nasce, quas in praesentia colimus, commigratione; nunc de 
felici prosperoque migrationis successu audies \ Templum, 
quod Divo Antonio sacrum domui nostrae adhaeret, in ipso ci- 
vitatis umbilico recens erectum , licet ingressi! atque aditu a 
via publica remotum , est magnificum, satis eleganti structura, 
figura cubica atque quadrata, pedibus plus minus sexaginta 
quoquoversum, et fornicatum 4 , et insigni speciosaque testudine 
conspicuum. In hoc igitur templo, ad quod nobis ex horto nostro 
patet 3 aditus, Mgr. 6 Petrus a Rivadeneira, juvenis admodum, 
ut nosti 7 , a próximo adventu, dominicis diebus ac solemniori- 
bus festivitatibus, obedientiae jussu concionatus est, et nunc 
quoque conciona tur; idque cum magna hominum confluat mul- 
titudo, et non modo plebeji et vulgares homines multi, sed ple- 
rique apprime nobiles et sacrarum litterarum studiosi conve- 
niant frequentes, Deo Opt. Max. adspirante , cum jucundo au- 
ditorum applausu et benevola quadam admiratione, nec exi- 
guo, quodmajoris momenti est, fructu, s hactenus est exequutus, 
quem quotidie uberiorem 9 merito speramus. 

In confessionibus praeterea , Dei gratia , dictu mirum quam 
fuérimus hisce elapsis diebus occupati ; nam permulti , qui mul- 
tis jam, non dico mensibus, sed annis, confessi non fuerant, ñe- 
que ullo confitendi desiderio tenebantur, exemplo illorum , qui 
nobiscum saepius confitentur, et celebri fama permoti, ad nos, 



1 ad monasticam. Açu. -ad relligiosam. Pol. 

2 meliorem mentem. Ach. 

r > animum. si placet , paidispcr attende. Ach.— audies. Pol. 
* fornicatum et concameratum. Ach. 
5 semper facile patet. Ach. 
(i D(ominus). Ach.— Mgr. Pol. 

7 Verba haec : juvenis admodum , ut uosti , non habet Achilli? , sed addidit Po- 
lancus. 

8 nec sinc fructu. Ach. — nec exiguo, quod majoris momenti est, fructu. Pol. 

0 itaqtte et concionali numero frequentiorem et fructum quotidie ex conctonibus 
uberiorem. Ach.— quem quotidie uberiorem. Pol. 



316 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



ut conscientiam multis sordibus contaminatam purgarent, et 
vitiorum maculas luerent, sese receptant. Ex his alii quatuor, 
alii sex , quidam septem , nonnulli decem , neque pauci totis 
decem et octo aut viginti annis, salutari poenitentiae sacra- 
mento et sacramenti beneficio caruerant; hic fortunarum ja- 
ctura ad desperationem redactus, ille inveterato odio atque 
animis exulceratis contabescens , nonnulli qui, in concubinatu 
atque adulterio obdurati, ad omne pene immane facinus occal- 
luerant, nihil minus quam de sua salute cogitantes. Verum 
enimvero, sacramento confessionis Deo suo reconciliati , et de 
potestate tenebrarum erepti, gravissimoque servitutis jugo, ex 
cervicibus depulso, liberati, vitam longe aliam instituerunt. 

Meretrix quaedam inter alias, quae jam decem annos foe- 
dissimo turpitudinis coeno involuta , circaeis poculis perditos 
juvenes in sues commutare 1 solita erat, non solum ex profun- 
díssima obscoenitatis voragine 2 emergere, sed se etiamDeo in 
religione consecrare constituit. 

Poenitentium numerus hisce diebus 5 fuerunt circiter mille 4 
aut certe non multo secus. Nam multis diebus, ante lucem, ad 
confessiones audiendas quinqué, qui domi eramus, sacerdotes, 
accersebamur , et usque ad tertiam noctis horam plerumque 
illis audiendis distinebamur. Neque vero ii tantum, qui ad nos 
ventitabant, confessi sunt , quamquam nonnulli etiam, propter 
summum ex extremis urbis regionibus concursum , cum paria 
faceré non possemus , repulsi sunt ; sed etiam moniales cujus- 
dam coenobii summis precibus contenderunt ut earum confes- 
siones nostrorum aliquis audiret; quod cum honeste negari 
non posset a nobis, maxima illarum utilitate et fructu perfe- 
ctum est. Non defuerunt plurimi , qui ad nos munuscula mis- 
sitarent; sed ea omnia semper intacta remisimus, ut et no- 
strum melius institutum intelligeretur, et nos, cum Divo Paulo, 
non sua sed se quaerere animad verteretur. 

Jam vero quotidie ab aegrotantibus et minus recta valetu- 



1 commutare et sirenartim cautu iliectos praeci'pitcs agere. Ach. — commutare. 
Pol. 

- voragine ac barathro. Acii. 

3 Verba haec hisce diebtts addidit Polancus. 

4 600. Ach. — 1000. Polancus, qui aliunde hujus numeri notitiam hausisse putan- 
dus est. 



An. 1551 



317 



dine Laborantibus accimur, ut peceatorum onere et aegritudi- 
nis acerbitate, quae pleraque peccata comitatur, releventur. 

P. Daniel 1 apud íbeminas poenitentes, et ad puritatem, 
Christi beneficio, ex impuritate conversas, dominicis diebus 
singulis concionem habet. Mgr. quoque Michael Botellus, primo 
die sabbati cujuslibet mensis peccatricibus mulieribus, in Divi 
Andreae aede, prima dominica mensis nobilissimis matronis, 
in Divi Antonii, non sine fructu concionatur. 

Cum multi juvenes, divino igne incensi et incredibili perfe- 
ctionis cupiditate flagrantes, obnixe admodum ut in nostram 
Societatem reciperentur nos obsecrarent, ex iis quatuor , qui 
nostro instituto commodiores videbantur, admissi sunt; quo- 
rum unus Florentiae natus, Gubernatori Montisregii praeter- 
ito consanguinitate propinquus est. Reliquorum duo Panormi- 
tani, tertius item Siculus est; omnes optimis parentibus orti. 
Qui, postquam ingressi sunt, non parum in spiritu profecerunt, 
et in dies magis magisque ad perfectionis fastigium summo 
cum ímpetu adnituntur 2 . 

Hos R. dus in Christo Pater Hieronymus Natalis in membro 
domus a nobis sejuncto collocavit , atque P. Petrum Venustum 
eis praefecit, qui singulari vigilantia atque virtute eorum 
omnium curam gerit. Non desunt et alii ingenui liberalesque 
adolescentes, qui Christo Jesu imperatori nomen dare et eo- 
dem sacramento militiae sese adstringere in hac sancta Socie- 
tate concupiscant , quibus nos spem modo damus ut eorum 
constantiam periclitari et animum exploratum magis atque 
perspectum habere possimus. ltaque tantum abest ut eorum 
languescat studium et aliquid de pia contentione remittatur, ut 
quotidie potius augescere atque inflammari magis videatur. 

Quamquam haec civitas panormitana multis hactenus argu- 
mentis suam in nos benevolentiam ostenderit, multo clarius 
tamen ardentiusque, quam gratum ac jucundum nostrum illis 
esset offìcium, paucis 3 abhinc diebus declaravit; nam cumma- 
gistratus, hac de re a Pro-rege admonitus, annuos reditus col- 
legio nostro assignare vellet , senatu convocato , ut in ejusmodi 



1 Daniel Paeybroeck. Vide supra, pag. 28. 

2 summaque contentione adnituntur. Ach. 
5 quanttimqite nos facerent , paucis. Ach. 



318 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



rebus fieri solet, omnes ad unum in eam sententiam ierunt ut 
quingenti aurei singulis annts in perpetuum Societati attribue- 
rentur , quod et confectum est 2 . Praeterea, cum superioribus 
diebus abbatia , ut vocant , esset conferenda , et multi primates 
eam a Caesare impetrare contenderent , respondit Caesar col- 
legio Societatis Jesu Panormi proxime erecto esse collatam, 
eaque de re jam ad Pro-regem scripsisse. Reditus annui illius, 
ut ferunt , plus minus septingentorum 3 aureorum sunt. 

Post R. di Patris Hieronymi Domenech in Hispaniam navi- 
gationem, R. Pater Hieronymus Natalis apud Pro-regem ejus 
vices gerit \ multaque pia et sancta opera , quae ejus charitas 
est, excita vit. Bona cujusdam xenodochii nobiles quidam inva- 
serant et in usus suos inverterant ; ea ut in pauperum usum , in 
quem legata fuerant, converterentur, cum illis egit. Deinde 
ejus hortatu et impulsi! per diversa Siciliae loca procuratores 
dimissi ut, in summa difficultate annonae, pauperum necessita- 
tibus providerent. Postremo, eodemauthore, permulti aulici sin- 
gulis mensibus sua peccata confiteri et sanctissimam synaxim 
recipere decreverunt. Drepani monasterium, ad quod ex im- 
pura vita meretrices confugerent, instituendum curavit s . 
Multa alia bona ipse Pater, Dei Optimi Max. beneficio, hoc 
temporis spatio, et Panormi et Drepani confecit, quae majus 
quotidie incrementum acceptura piane confidimus. 

Nunc viginti in hoc collegio sumus. Pro se quisque elabo- 
rai ne talentum, a Domino acceptum, humi defossum recondat. 
Faxit benignissimus Dominus Noster ut spiritum suum menti - 
bus nostris pienissima manu infundat, quo et divinam ejus vo- 
luntatem cognoscere et cognitam perficere mereamur 6 . 

Panormi, 18 Maji 1551. 

Tuus in Christo Jesu minimus filius 

Paulus D' Achillis. 



1 pedibus manibus ierunt. Ach. 

2 quod laetis auspiciis coeptum , laetioribus processa , laetissimis confectum est. 
Ach. — quod et confectum est. Pol. 

3 sexceiitorttm. Ach. 
* obtinuit . Ach. 

5 Totani hanc periodum, a verbo Drepani ad curavit , interseruit Polancus. 
ü cognitam perficere, denique promissam tiobis haereditatem adire mereamur. 
Ach.— et cognitam perficere mereamur. Pol. 



Am. 1551 



319 



Super scriptio. f . Al molto R. d0 in Chro. Padre il P. m. s (sic) 
[gnatio de Loyola, Prepósito della Compagnia de Jesu, A Roma. 

Mann /. Ph. Vito: Quad. Palermo 1551 , 18 di Maggio. 

Et alia: 1551. Palermo, 1S de maggio, m. don Paulo de 
achilli. 



LXXXVII 



P. Antonius Vinck 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, 19 Maji lõõl K 

Ex litteris Messana missis 14 kal. Junii 1551, a M. Antonio Vink, Rectore collegi! nostri: 
de proxime exacto quadrimestri , quo fere abfuit Magister Hieronymus Natalis *. 



JESUS-MARIA 

Gratia , pax et misericordia Domini nostri Jesu Christi sit 
cum omnibus nobis. Amen 

Cum semper, et id quidem merito , nostrae nos ignaviae at- 
que socordiae pudeat, nunc maxime et pudet et taedet, Pater 
in Christo observandissime atque imprimis reverende, eo ni- 
mirum absenté, cujus nutu atque auspicio multaque apud Deum 
(sicuti mini persuadeo) gratia, maxime factum est quidquicì 
hactenu> hic fieri potuit boni. Abest enim (ut scis) jam tertium 



« Harum litterarum exempla quatuor habemus.— Primum , autographas ipsius An- 
tonii Vinck littcras in quadruplici folio, cui numeri erant olim 326-329, nunc vero 32-35.— 
Secundum, harum litterarum, postquam eas polivit et in quibusdam decurtavit Polan- 
cus, apographum a P. J. Ph. Vito factum in triplici folio, cui olim numeri 330-332, 
nunc 36-38.— Tertium secundo simile, a P. Bernardo Oliverio confectum in foliis 23 et 24 
Codicis 1551. — Quartum, exemplar secundo et tertio simile, in Hispaniam missum et in 
Historia vana, voi. i, fol. 218-220 asservatum.— Nos hic autographas Antonii Hueras 
adamussim sequemur. 

2 Haec Polancus manu propria ipsis Antonii Vinck litteris praeposuit, a libranis 
in apographorum capite scribenda. 



320 



LlTTERAE CUADRIMESTRES 



abhinc mensem R. dus in Christo P. Natalis quo tempore, etsi 
a consuetis laboribus et exercitiis minime cessatum est quando, 
si secus fieret, responden obedientiae nequáquam posset , eo 
tamen segnius remissiusque facta sunt omnia, quo velut pastore 
oves destitutae, aut magistro privati discipuli , continere se 
domi omnes, et una consolatoris exspectare adventum quam 
in medium prodire mallebant. Quamobrem tacerem quidem 
ego potius, aut uno verbo nostrani omnium ineptiam et impe- 
ritiam confiterer, quam ea recensenda susciperem, quae scri- 
pturus sum, nisi me, ut id faciam, et dignitas urgeret obedien- 
tiae, et tua hortaretur humanitas, pietasque invitaret, quae 
nihil parvipendi putat oportere, quod, quamvis minimum sit, 
citra divinum tamen auxilium fieri a quoque non potest. 

Ut igitur aliquando incipiam nec te diutius morer 2 , quod 
ad domesticorum attinet vitae rationem et studia, nihil his 
quatuor mensibus immutatum est. Idem orandi, idem studendi, 
idem quoque legendi modus est qui ante fuit , majore tamen in 
dies profectu crescenteque magis ac magis omnibus animo, 
non ad permanendum modo in vocatione, sed ad vivendum 
etiam prout in ea decet. 

De juvenibus quoque, qui in domo probationis sub D. Corne- 
lio 3 vivunt, idem penitus dixerim, ita confirmatos illorum áni- 
mos esse ut nihil in praesentia desiderari merito posse videa- 
tur. Quod quidem saepe nobis visum est. sed paucis ante diebus 
potissimum. Nam cum Celebris certusque rumor turcam adven- 
tare cum classe et exercitu non modico, has regiones imples - 
set, praesertimque haec civitas ab ipso crederetur invadenda, 
tantum abfuit ut adolescentes , parentum scilicet memores , de 
repetendis domibus aut fugiendo cogitarent, ut non modo nobis- 
cum se morituros lubenter, sed et rogaturos (si ita res e veni - 
ret) dicerent, audacterque pollicerentur, ut his facultas daretur, 
quo, adhortandi causa et commonendi milites civesque, ut ea 
facerent quae Christi milites decerent, ad urbis moenia profici- 
scerentur. Hoc, praeter caetera, quae quotidie in his videmus 



1 Messanam, Drepanum et in alias civitates Pro-regi comes fuerat primis hujus 
anni mensibus Natalis. 

- Quae hucusque dixit Antonius, linea circumducta conclusit Polancus ne transcri- 
berentur; itaque a sequentibus verbis quod ad domesticorum... initium sumunt tran- 
sumpta exemplaria. 

3 P. Cornélius Wishaven. 



A.w 1551 



321 



certissima bonitatis indicia, fidem nobis fecit maximam ejus 
spei , quam et ipsi de his concepimus et aliis praedicare non 
dubitavimus. Carnis et propriae voluntatis (ut ita dicam) mor- 
tifìeationi et abnegationi sic ex animo vacant et hilariter, ut 
omnibus admirationi, nobis vero etiam pudori sint. Praeci- 
pue vero stupori est, et paene multis non videtur naturale, 
quod omnium domesticorum suorum tanta eos cepit oblivio , ut 
ne eorum quidem , quae aliquando ipsi domi fecerunt , recor- 
dentur: et si cui forte aut fratris aut alterius consanguinei 
mors nuncietur (nam hoc factum superioribus diebus ut uni 
frater , qui sacerdos erat, alteri germana , alii etiam ex matre 
avia mortua sit) non solum non commoveri quicquam , sed et 
hilari fronte accipere videantur , illudque unum respondeant, 
optare se ut eorum anima requiescat in pace. Quod si quando 
nam hoc raro conceditur, neque absque alio nostrum) ad 
suos dum aegroti decumbunt invisendos , rogati a parentibus, 
eos dimittimus, videas inter virorum mulierumque lachrymas 
adolescentulum siccis genis , virili pectore senilique mente, 
quamvis voce puerili, adhortantem aegrum jubentemque de di- 
vina misericordia bene sperare, caeteraque admonentem , quae 
tune temporis solent esse utilissima, et demum eodem vultu 
atque animi robore domum ad nos reverti , quo ante discesse- 
rant, obstupescentibus et quasi conquerentibus amicis de nimia 
duritie (sic enim ipsis appellanda videtur) et impietate ado- 
lescentis, cum tamen unica sit pietas in hoc genere esse non 
pium. 

Proficiunt et illi in studiis, et ex his sex, qui latinis simul et 
graecis litteris vacant , quadruplici compositione alternatim 
exercentur, metricae scilicet et solutae orationis utriusque lin- 
guae. His, sicut et nobis, lex est, ut domi latine loquantur, et 
habent suas repetitiones statutis horis, et nonnumquam dispu- 
tationes. Sed jam de domesticis. 

Reliquorum scholasticorum quidam octavo, quidam decimo 
quinto quoque die confitentur : sunt etiam quibus satis est com- 
munem scholarum nostrarum sequi consuetudinem, ut singulis 
mensibus ad minimum confiteantur. Jamque horum quidam ita 
profecerunt , non dicam in litterarum studio , nam hoc et ipsi 
agnoscunt, sed in spiritualibus, ut alios etiam venentur, quos in 
idem rete secum trahant, succeditque illis hoc opus haud infeli- 

T. I. 21 



322 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



eiter : adducunt enim non paucos. Quae res, etsi sit laudabilis, 
eedit tamen huic, quam subjungam. 

Sunt quidam inter illos adeo operibus misericordiae dediti 
ut, vespere e scholis dimissi, non prius suas repetant, quam car- 
ceribus clausos visitaverint; suntque hi praesertim pueri, quod 
mirum est , aquamque et reliqua quae possunt sua sponte mini- 
stram ; plerumque etiam collectas per urbem eleemosynas ad 
eos deferunt , et ad confessionem hortantur hortandoque per- 
saepe quod volunt conficiunt. Id vero ea faeiunt charitate et 
simplicitate ac fervore, ut contendant etiam qui primi vasa, 
quae in hunc usum sibi ipsimet adolescentes compararunt, ar- 
repturi sint ut caeteros vincant officio. Quidam etiam, nihil ju- 
bente, imo vero plerumque penitus inscio praeceptore , eleemo- 
synas in templis post conciones et sacrificia colligunt, pauperi- 
bus, maxime aegrotis, elargiendas. Quae res ita parentibus 
placuit, ut ipsorum etiam quidam, moti filiorum exemplo, idem 
postea fecerint. Quo factum ut aliqui intolerandam alioqui hanc 
annonae caritatem minore tulerint incommodo. 

Inter quos unus praecipue fuit ulcerosus admodum et scabi- 
dus adeo ut vix illi lecto egredi liceret ; qui , cum neminem ha- 
beret, a quo vel tantillum sublevaretur, paene videbatur hye- 
mem non visurus extremam , si non morbo , fame certe peritu- 
rus. Hujus igitur praecipuam curam ipsi sumpserunt, ut quotidie 
quantum satis esset, si modo haberent, illi deferrent. Diebus 
vero festis quamquam ad gymnasium nequáquam accederent, 
par erat tamen illis cura, ne quicquam huic deesset, factum- 
que est ut hyemis molestias evaserit. In his autem operibus 
adhuc constanter perseverant. 

Non desunt quos ingrediendae Societatis desiderium tenet, 
quique id patefaciant: verum nostrum est maturo in hoc uti 
Consilio, itaque illis negare ut spem tamen non auferamus. Haec 
de scholasticis sufficere posse arbitror. Nameaquae ad lectiones 
caeteraque scholarum exercitia spectant, cum nihil immutata 
sint, superfluum omnino fuerit de his quicquam dicere. 

Confitentium vero numerum si dicere aggrediar, vereor ne 
minorem vero enumerando faciam. Nam tota quadragesima, 
singulis diebus, cum propter jubilaeum, tum propter Pascha, 
tanta horum ad nos confluxit multitudo , ut ne si noctu quidem 
diuque audire voluissemus, satis nos facturos fuisse existimem. 



Ax. 1551 



323 



Nec sane lilla ex parte contemnendi erant permulti illorum, eum 
inter ipsos quidam a decera annis, quidam a viginti, alii a in- 
cinta, nonnulli etiam a quadraginta confessi non essent. A festo 
Resurrectionis vero ad hunc usque diem, tam multi quoque die 
bus festis ad nos confugerunt, divina misericordia, ut putem, si 
sex essemus sacerdotes isumus autem tres tantum numero in 
praesentia), omnibus satis fore quod agerent. Quod autem dico, 
ex eo maxime patebit, quod qui inter primos nobis fuerunt de- 
voti, quibusque jam fidere posse videmur non discessuros eos a 
vera via, quo facilius locus esset his qui novi venirent, alios 
sibi probatae (ut novimus) fidei viros confessados elegerunt. 
Venerunt autem quidam, et praesertim tempore quadragesi- 
mae, tam pio affecti erga nos animo ut, cum vereremur ne ex- 
spectando molestia afficerentur (non enim omnibus responderé 
poteramus), suaderemusque ut ad alios religiosos se conferrent, 
responderint se nequáquam id facturos; sed venturos potius per 
integram hebdomadam , a mane ad vesperum exspectaturos, 
doñee his confitendi facultas daretur a nostris. Communican- 
tium multus est numerus semper, et hoc festo Pentecostes pilt- 
res ducentis in templo nostro communicarunt. 

Quae vero ex his confessionibus sequantur bona , longum 
esset recensere ita sigillatim; percurram tamen quaedam bre- 
viter. Plurimas virgines, et nobiles et inferioris etiam sortis, 
Christo se puras et immaculatas devoverunt. Et harum tantus 
est numerus, ut justum monasterium, si nunc exstrueretur, im- 
plere possint. Neque quicquam eas remoratur ad monasteria 
ingredienda, quam quod reforman ea prius vellent. Neque ter- 
tium, quem vocant, ordinem subire volunt. Cujus rei hanc unam 
afferunt causam palamque praedicant, nolle se impedid quomi- 
nus, cum in saeculo degant, ad nostros illis venire liceat. 

Multae quoque viduae continentiam voverunt. Reliquarum 
etiam mulierum bona pars , licet matrimonio alligatae , sibi 
tamen ab ornamentis superfluis temperant, et simpliciores solito 
incedunt , ut facile appareat , nec intrinsecus eas jam esse quod 
fuerunt. 

Concubinarii multi omnino divisi disjunctique sunt : plurimi 
vero matrimonio copulati invicem: restitutiones non paucae 
factae. Si vero etiam ad singularia descendendum est, quidam 
potionem veneni ex occasione uxori propinandam jam tribus 



324 



LlTTERAE QUADRIM ESTRES 



diebus servaverat. Alter funem , quo suae quoque uxori spiri- 
tum et fauces intercluderei, atque ita mortem afferret, vigiliti 
diebus, captans opportunitatem secum tulerat. Uterque vero, 
postquam nostris confessi essent, eum animum deposuerunt, 
suisque conjugibus reconciliati sunt. 

Obsessi a daemonibus multi ad D. Cornelium adducuntur, 
quasi ad hoc muneris peculiarem a Deo (quod apparet) mise- 
ricordiam consequutum. Sentiunt enim se juvari ejus opera qui 
ejus consiliis obtemperant. Et inter caeteros quidam, paucis 
ante diebus adductus, quem qui occupaverat daemon, tacere non 
potuit se premi; sed, post muitos ejulatus ac rugitus, multis ad- 
stantibus, palam confessus est, ad D. Cornelium, quamquam (ut 
credi potest) insidiose, tamen vere: tua, inquit, humilitas est, 
quae me comburit. Dominus vero Cornélius nequáquam desti- 
tit , priusquam eo abire jusso, obsessi, jam tum quietioris, con- 
fessionem audiverit; qua facta, dimissus estmelius, prout vide- 
batur, habiturus, vel hoc uno quod, etsi duos jam et vigintiannos 
natus, nunquam tamen confessus fuerat. Heri vero iterum rediit 
confessurus. 

Inter confessionis commoda , illud quoque non in postremis 
duxerim ponendum , quod superstitionum usus , qui tamen ha- 
ctenus hic fuit plurimus, non parum aboletur. 

Sed et illud inter haec praecipuum, quod pax inter muitos, 
eosque consanguíneos, composita est. Vir enim quidam paene 
et specie visus truculenta et animo ferus, quadam die ad nos 
adductus a scholastico juvene , qui eum forte invenerat; et ex 
oculorum frontisque habitu, quia nemo potest tacitum vultu non 
prodere crimen, cognoverat non esse animo quieto paratoque, 
aperte fassus est domesticis nostris , qui eum statim benigne 
alloqui coeperunt, se pridie ejus diei tormentum bellicum exo- 
nerasse in fratrem suum; propterea quod, quam ipse diu habue 
rat concubinam lautissimeque nutrierat, eam frater, ipso absen- 
té, cepisset usurariam, nec tamen fratrem ex eo mori potuisse, 
quod eum non contigisset; verum alii dedisse se id provinciae, 
ut eum occideret. Sibi vero id genus vitae piacere, ut in nemo- 
ribus degat, nec fratrem evasurum quin vel a se vel ab eo, cui 
manda verat occidendum, caderet. Hic retentus domi per aliquot 
horas , auditis hinc inde tam multis rationibus ad pacem cum 
fratre ineundam ipsum cohortantibus , ita feritatem repente 



An. 1551 



deposuit ut, eo ipso die, vocato fratre, pax inter eos non sino 
lacrymis facta sit hac lege, ut frater concubinam illam duce- 
rei in uxorem. Paulo post vero et ipse confessus est, quod antea 
numquam fecerat, cumtamen tricesimum jam superaret annum, 
ut facile erat videre ; et ipsa etiam fratris uxor , totius origli 
mali, multis cum lacrymis verisque signis poenitentiae con- 
fessa est. Tertius vero, paucis ante diebus, nempe ad Pascha, 
ajebat se confessimi fuisse. 

Inter alios quoque duos , generum et socerum , qui quatuor 
annis inimici fuerant , ita ut gener socerum vellet interficere, 
pax facta. Praeterea inter duos mercatores, quorum alter ob 
inimicitias jam statuerat urbe egredi. Alius quoque, cum ei 
frater occisus fuisset, ac proinde auctorem caedis fraternae 
ipse per duos annos diligenter persequutus esset, ut mortem 
morte ulcisceretur, quadam die ita e confessione abiit bene affe- 
ctus et immutatus ut, quaesito adversario eoque tandem inven- 
to, inermis eum affectu máximo sit amplexus, atque ejus genam 
in signum remissae injuriae strictissime osculatus, orans etiam 
ut ignosceret quod a duobus annis illum occidere quaesisset, si 
data fuisset occasio. 

Juvat in his immorari, si tibi non est molestum, optime 
Pater. Itaque aliud non contemnendum exemplum hujusmodi 
recensebo. Duo, quibus occisi fuerant filii, cum ut tanti facino- 
ris auctoribus ignoscerent, quod in se erat, a quibusdam no- 
strorum rogarentur diu quidem ac multum, initio obstiterunt, 
paternum existimantes se animum deponere, si id fecissent; 
tandem tamen vieti manus dederunt adductique ut, cum per 
septem annos non essent confessi, et confiten et omnia faceré, 
quae ille vellet quicum loquebantur, promiserint. Quorum alter 
eo miserabilior erat, quod duos ante annos pactus fuerat num- 
quam se dicturum orationem dominicam idque diligenter obser- 
vaverat. 

Praeter eas confessiones, quas in tempio audimus, saepe 
quoque ad infirmos audiendos eosdemque adjuvandos ut recte 
moriantur, nonnumquam etiam ad cárceres vocamur; et quam 
possumus praestamus operam. 

Augent confitentium, quod nemo dubitai, numerum et ipsae 
frequentes conciones, magna auditorum et aviditate et frequen- 
tia domi habitae. In monasteriis quoque non raro habentur; - d 



326 



LlTTERAE CUADRIMESTRES 



ne sic quidem omnibus satisfit, quin plures optent et petant. 
Auget etiam non parum fratrum externa conversatio , multi 
siquidem hinc juvantur; et quamvis primo satis pertinaces vi- 
deantur, paulo post tamen unius horulae spatio mirari possis 
quam facile mutentur, et alius quidem ludos, alius vero concu- 
binam in posterum se dimissurum promittat et ad confitendum 
perducatur. Sunt vero qui hoc fecerunt non pauci, qui et perse- 
veram saepe confiteri. Inimicitiae hac via inter nonnullos se- 
datae. Aliis datum consilium ut, positis armis ferreis, unum 
hostem impugnandum sibi in animum inducerent, daemonem. 
In summa, singuli divina gratia in officio sunt. 

Nec ille quidem, qui emendi necessaria victui curam habet 
vagatur per urbem inutiliter; sed et aliquos adducit in rete. 
Planeque ita noti jam mores nostri omnibus ut, quoties urbe 
egredimur, si qui forte in pratis ludant, nobis conspectis, statim 
se in fugam vertant , nonnumquam etiam omissis nummis , pal- 
liis et ensibus, unde et redeuntes capiuntur. 

Quanta sit hic Societatis auctoritas quantumque integritatis 
nomen, jam puto alias scriptum esse. Quoniam tamen hoc non 
tam e vulgi sententia quam ex probatorum virorum testimonio 
sciri conducit, addam quod paucis ante diebus accidit. Quinqué 
viri religiosi, tres dominicani, duo franciscani, una eademque 
die et hora ad nos venerunt, postulantes sibi legi aliquid. Pete 
bant autem alii hebraicas litteras, alii theologiam. Multis autem 
ultro citroque mixtis sermonibus, tune franciscanorum senior, 
septuaginta ferme annos natus, theologiae doctrina et concio- 
nandi facúltate insignitus, "nullum ego, inquit, hominum genus 
his vidi melius. Utinam repuerascere mihi liceret quo vitam 
una cum his transigerem „ . Paulo post vero, dominicanorum 
alter, "censeo, inquit, hujusmodi homines beatos esse, quibus 
nihil deest ad perfectam disciplinarum cognitionem , quique 
Deum docent, qui est ipsa perfectio. Nosque fortunatos arbi- 
tror, quibus contigit hujusmodi Patres in nostra habere vicinia 
(nam inter nostram illorumque domum sola intercedit via), 
quorum summa est affabilitas, charitas et humanitas, et erga 
omnes promptus paratusque animus semper,,. Hic vero et theo- 



' Nec expenditor ipse scripserat Vinckius, sed rectius Polancus: ille quidem qui 
emendi necessaria victui curam habet. 



An. 1551 



327 



logi et concionatoris nomen sustinet , qui, cum paulo ante Pa- 
normo advenisset, illud redire se velie dixit ut, facúltate a Pro- 
vinciale accepta, Messanae viveret '. 

Sacerdos quidam Ragusius, vir honoratus et dives, hebrai- 
cae lectionis auditor, plurimum nostro instituto affectus, roga- 
vit saepius quibusnam conditionibus adducti huc venissemus, 
quantumque a civitate hac nobis promissum esset, asserens 
optare se efficere apud suos cives, ut idem ipsi, quod haec civi- 
tas, facerent. Quo factum ut non parum laetatus sit, ubi ab iis 
vocatum intellexit R. P. D. Bobadillam, aperteque testatus se, 
si ibi forent e nostris, non hic diutius mansurum, quamquam et 
hic commode habet unde illi suppetant necessaria 2 . 

Exercitia multi petunt, non tamen facile dantur. Cuidam 
gallo, inter caeteros, viro literato et qui recens huc advenerat, 
dedimus ad finem Aprilis; isque, facta confessione generali, 
aedificatus et, ut ipse testabatur, adjutus non modice, cum de- 
liberationem 3 ingredi nollet , dimissus a nobis futurus paedago- 
gus in Taurominia civitate. 

Haec sunt fere quae in praesentia in mentem venerunt seri- 
benda , Pater in Christo semper Reverende , in quibus si quid 
est boni , id totum Deo primum , deinde tuis precibus tribuen- 
dum putamus, quibus ita confidimus, ut de nobis ipsis etiam 
melius sperare audeamus in posterum, his apud Deum pro nobis 
intercedentibus, licet alioquin nostra nobis sit terrori segnities. 
Quamobrem, benignissime Pater, oramus te supplices omnes, 
ut pro tua charitate, nostri inter orandum memor, Spiritus 
Sancii amorem piumque Jesu Christi zelum nostris mentibus 
preceris infundi a Domino N. Jesu Christo, cujus pax et gratia 
sit nobiscum semper. Amen. 

Messanae, 14 kal. junias 1551. 

Tuus in Christo indignus servus et filius. 

Antonius Vinck *. 



i Messanae moram faceret scripsit Vinckius; et emendans Polancus Messanae 
viveret 

8 suppetant minimi Vivckius. 

5 Dcltberationem intellige exercitia ad clectionem aut reformationem status 
pertincntìa. 

* Solum haec verba Tuus in Christo indignus servus et filius, Antonius Vinck 
sunt manu ipsius Antonii; caetera exaravit Annibal a Coudreto. 



328 LlTTERAE QUADRIMESTR ES 

Super ser iptio. f R. d0 in Christo P. Ignatio de Loyola, Prae- 
posito Generali Societatis Jesu. Romae. 

/. Ph. Vito in octava pagina: Messina. Quad. Fatte tutte et 
mandate. 19 di Maggio. Q. V. 



LXXXVIII 



P. Caesar Helmi 
P. Ignatio de Loyola. 
Venetiis, 23 Maji 1551 

IHS 

Molto Rdo. in Christo Padre. 

La gratia et pace di Christo N. Signore sia sempre et cresca 
in tutti noi. Amen. 

Per far 1' ubedienza quanto al scriver ogni quattro mesi le 
cose che qua ci sono occorse d' edificatione spirituale, scrivo la 
presente alla R. V. avisándola che inanzi et dopo la venuta del 
R. P. Andrea Frusio per gratia di Giesu Christo, Signore no- 
stro, si è fatto alcun frutto spirituale per noi minimi figliuoli 
della R. V. qui in Venetia et specialmente nelle confessioni, 
massime in uno hospitale, che chiamano delli incurabili di 
Sancto Spirito, dove essendo ricercato ilP. M. Andrea Galvanel- 
lo, è andato spesse volte ad udir le confessioni delli infermi, 
huomini et donne, che ivi sono; et essortando M. Gioan della 
Setta , che andava seco , alcuni di detti infermi alla confessione 



1 Harum Caesaris Helrni litterarum tria nacti sumus exempla. Primum, autogra- 
phas litteras ab ipso Caesare scriptas in folio duplici, cui olim fp.it numerus 269 , nunc 
autem 62 et 63. Alterurn, earumdem li iterar um , postquam eas Polancus decurtavit 
emendavitque, transumptum exemplar a P. Joanne Philippo Vito confectura et Parisios 
destinatum, in folio item duplici, cui nn. prius 266, nunc vero 60 et 61. Tertium . tran- 
sumpti latinam versionem quam in Hispaniam misit ipse Polancus, et in Historia varia, 
voi. i, fol. 239, asservari curavit P. Christophorus de Castro. Atque haec tria exempla 
suo hic ordine subjiciemus. 



An. 1551 



329 



frequente, gli dicea che qualunque, confessandosi, havesse ta- 
ciuto scientemente un sol peccato, non potea conseguir la re- 
mission delli altri peccati , anzi bisognava che reiterasse tutta 
la confessione , per le quale parole due di essi si commossero 
alla confessione et il giorno seguente si confessarono dal detto 
P. Galvanello. 

Il qual similmente ha udito in confessione quasi tutti gli in- 
fermi di detto hospitale, dove alcuna volta ancor io sono andato 
col P. Mtro. Philippo , Abbate da Spoleti , il qual, come sa 
V. R., si è risoluto per la Compagnia; et con la grada di Jesu 
Christo spero che detti infermi siano consolati et commossi alla 
devotione et proponimento di spesso confessarsi et guardarsi di 
offendere Iddio. 

Oltra di ciò alcune volte siamo andati ad udir confessioni 
edam fuor di detto hospitale; ma detto P. M. Andrea molto più 
speso eh' io; del che penso molto si sia servito Dio N. S. , satis- 
facendosi molto dell' essortationi che essi infermi haveano da 
noi, per confortarli alla patientia et supportar per amor de 
Christo 1' infermitadi. 

Nella nostra Chiesa ogni domenica et festa si communicano 
huomini et donne in buon numero, et tra essi sono etiam alcuni 
nobili; speramo nella gratia di Christo N. S. tuttavia si hab- 
biano d' aumentar L' occupationi spirituali , specialmente nelle 
confessioni , perche si vede la gente molto escitarsi a devotione 
per le prediche del P. Mtro. Andrea Frusio, il qual legge ogni 
lune, mercoledì et veneri 1' epistola ad Romanos di S. Paulo, et 
predica ogni festa a buon numero d' auditorio, il qual ogni giorno 
cresce. Jesu Christo gli aumenti in spirito et verità. Laudano 
molto Jesu Christo, a cui si deve ogni laude. 

Della scuola che qua habbiamo cominciato, con 1' aiuto di- 
vino si spera assai frutto spirituale sì delli scholari , sì etiam 
delli loro Padri et Madri et parenti ; perche alcuni di essi fre- 
quentano quasi ogni domenica et festa la confessione et com- 
munione , et odono le prediche et tanno molte pie opere et li 
scholari una buona parte di essi si sono confessati qui per la 
Pasqua rosata 1 : et havendoli io essortati che vengano alla dot- 



1 Pascua rosata, festum Pentecostes (cosi detta per venir nel tempo che son le 
rose — Vocabolario degli Accademici della Crusca).— Varius est circa hoc variarum 
Pentium usus, cui qui non bene aitendat, ut saepe jam evenit, nec recte ex una 



330 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



trina Christiana, si sono monstrati volonterosi, et credo non ha- 
veranno bisogno esser molto stimulati. Al presenti sono circa 
venti pochi più, et credo ne vernano molti più, se non si facesse 
resistentia ad alcuni per buoni rispetti maxime a questi princi- 
pii. Due di questi sono già introdotti al far epistole; sono di 
buon ingenio et modesti; 1' uno, eh' è di circa diciotto anni, desi- 
dera et ha deliberato intrar in una religione, alla quale 1' ho 
molto essortato per confirmarlo nella sua vocatione. 

Un gentil' huomo di questa città, per nome Mtro. Angelo Su- 
riano, come V. R. ha inteso, si è risoluto per la nostra Compa- 
gnia, et già saria intrato, se non havesse havuto da sbrigarsi di 
certi negocii con li suoi fratelli. Lui, oltre che grandemente è 
humile , è anchora di buono ingegno et desideroso di studiar et 
mediocremente dotto in humanità. 

Alcuni huomini da bene hanno fatto una congregatione per 
riformar la loro vita et guadagnar alcuna anima a Christo , et 
hanno pigliato la cura d' insegnar la dottrina Christiana alli 
fanciulli, et desiderando de satisfar meglio a tal impresa, hanno 
fatto grande instantia col detto P. M. Andrea Frusio perche an- 
dasse sua R. a le domeniche et feste al luogho dove insegnano 
la detta dottrina, per veder il modo che usano in insegnare, 
offerendosi star alla sua obedientia et correttione , et ancor 
acciò doppo che li putti sono partiti , facesse una poca declara- 
tione a quelli della Congregatione detta sopra la dottrina Chri- 
stiana; et perche detto P. M. Andrea è troppo occupato neh' altre 
occupationi spirituali, ha ordinato che si contentino eh' io hab- 
bia tal cura, et così incominciai la domenica della Pentecoste. 
Jesu Christo sia nostra guida in ogni nostra attione. 

Il Legato di Sua Santità alli giorni passati mandò per detto 
P. M. Frusio, al qual ordinò che andasse alla prigione ad un 
herético che già dieci anni è stato in una piccola et cattiva pri- 
gione, acciò l'interrogasse et tentasse se vera o fittamente si 
sia rimosso delle prave sue opinioni d' heresia ; et così fece, et 



lingua in aliam scripta vertet, nec historicorum quasdam narrationes interpretabitur 
<iallis Paques aux roses est, quemadmodum italis rosata, festum Pentecostes, la Pen- 
i ecòte; sed distinguenda est a Paques fleiiries , quae est Dominica Palmarum, le di- 
manche des Ramcaux qui précède immediatement celai de Paques. Hispanis autem 
Pascua florida neque est Dominica Palmarum neque festum Pentecostes, sed Dominica 
Resurrectionis. 



An. lfxM 



331 



finalmente detto P. si pensa sia veramente rimosso et non per 
tedio della carcere, nella quale oltre li altri degiuni et peniten- 
tie forzate, ha un digiuno de nove mesi col pane et acqua sola. 
Detto herético dicea al P. detto che, se prima havesse inteso le 
ragioni che S. R. gli dava , non saria stato tanto tempo perti- 
nace et ostinato. Jesu Christo lo illumini acciò veramente si 
converta a lui. Il Legato detto cercava di metterlo in casa del 
nostro Rdo. Signor della Trinità 1 con bona custodia acciò 
s'aiutasse a perfettamente riconoscer la verità con la conversa- 
tione di esso P. Frusio et di chi paresse a S. R. 

Quanto alli studii nostri, per gratia d' Iddio si seguitano con 
molto buon ordine; per il che al principio di questo mese, nostro 
fratello in Christo Mtro. Fulvio Cardulo venne da Padua et ha 
cominciato a esponer le epistole familiari di Cicerone alli nostri 
fratelli et cinque delli scholari , de' quali io ho cura al presente 
nella detta scuola , oltra che il nostro fratello Joanne Battista 
Napolitano ha cura di dichiararli li rudimenti di Despauterio, 
nel qual fanno assai frutto per gratia d' Iddio ; et similmente li 
essercitii nelle compositioni de latini et epistole volgari che gli 
da detto M. Fulvio. Nostro P. Mtro. Frusio ha cominciato a di- 
chiarar 1' orationi de Isocrate greche a M. Fulvio et Mtro. Gio. 
Battista detti et a me. Jesu Christo , vera sapienza , si degni a 
suo sancto servitio et gloria indrizzar tutti questi nostri esser- 
citii. Amen. 

Quanto sia grande la affettione del molto Rdo. Monsignor 
Prior della Trinità, che ha a tutti noi di casa, è di molta mara- 
viglia, dimostrandolaci non solamente con parole ma ancora 
con evidenti segni et fatti. Non ci lassa mancar cosa che a noi 
sappia farci bisogno, et faria molto più se più potesse. Siamo 
certi non gli manca la bona voluntà. Per più commodità nostra 
et della congregatione che ha cura di insegnar a detti putti, ha 
assignato un corridore nell' atterrato contiguo alla nostra chie- 
sa et casa, dove voi che facciamo le nostre scuole per insegnar 
lettere d'humanità, et non ci faranno niuno impedimento detti 
putti et congregatione, perche non vengono se non li giorni 
delle feste. Speramo che ancor ce li darà li due corritori, che 
sono sopra il sopradetto, molto necessarii per noi da pigliar 



1 Andreas Lipomanus. 



332 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



qualche recreatione di animo et da far essercitio corporale 
senza andar fuora di casa. 

Di qua tutti stiamo sani di corpo per 1' Iddio gratia. Degnisi 
Giesu Christo N. S. darci ancor la sanità spirituale, acciò gli 
possiamo servir et piacer, rimossi tutti l'impedimenti. Amen. 

Di Venetia, 23 di Maggio 1551. 

Di V. R. indegno servo et figliuolo in Christo. 

Cesare Helmi. 



Super scriptio. f Al molto R. d0 in C. t0 P., il P. M. Ignatio de 
Loyola, Prepósito Generale della Compagnia di Jesù, In Roma, 
a Sta. M. a della Strada, presso S. Marco. 

Pagate il porto di quattro bayocchi. 

Et manu J. Ph. Vito: Qua. Venetia, 1551, 23 di Maggio. 
Q.S. 

Et Bernardi Oliver ii: 1551. Quad. Venetia a 23 di Maggio. 
Cesare Helmi. 



Litterarum Caesaris Helmi 
a P. Polanco excerpta 
Parisios missa. 

MS 

Molto R. d0 in X.° Padre: 

La gratia et pace di Christo N. S. sia sempre et cresca in 
tutti noi. Amen. 

Per far 1' ubidienza quanto allo scriver ogni quattro mesi le 
cose che qua si sono occorse di edificatione, scrivo la pre- 
sente alla R. V. avisándola che inanzi et dopo la venuta del 
R. do P. M. Andrea Frusio, per gratia di Giesu Christo S. N. si 
è fatto alcun frutto spirituale qui in Venetia, specialmente nelle 



An. 1551 



333 



confessioni, massimo in uno hospitale che chiamano delli incu- 
rabili di S.° Spu., dove essendo ricercato il P. M. Andrea Gal- 
vanello, è andato spesse volte ad udir le confessioni delli infoi - 
mi, huomini et donne, che ivi sono; et essortando un fratello, 
che andava seco, alcuni di detti infermi alla confessione fre- 
quente et dicendoli che qualunche , confessandosi , havesso 
taciuto scientemente un sol peccato, non potea conseguir la 
romission delli altri peccati, anzi bisognava che reiterasse tutta 
la sua confessione, alcuni di essi si commossero alla confessio- 
ne, et il giorno seguente si confessarono dal detto P. Galvanol- 
lo. Il qual similmente ha udito in confessione quasi tutti li in- 
fermi di detto hospitale, dove alcuna volta io anchora sono an- 
dato col P. M. Philippo, Abbate da Spoleti, il qual, come sa 
V. R. , si e risoluto per la Compagnia; et con la grafia di Di" 
spero che detti infermi siano consolati et mossi alla divotion ■ 
et proponimento di spesso confessarsi et guardarsi di offendere 
Dio. 

Oltra di ciò, alcune volte siamo andati ad udire confessioni 
etiam fuor del hospitale, d' il che penso molto si sia servito Dio 
N. S., satisfacendosi molto delle essortationi essi infermi, confor- 
tati alla patientia et supportar per amor di Christo l'infermitadi. 

Nella nostra chiesa ogni domenica et festa si communicano 
huomini et donne in buon numero, et tra essi sono etiam alcuni 
nobili. Speramo nella gratia di Christo N. S. tuttavia s' habbiano 
d' aumentare le occupationi spirituali, specialmente nelle con- 
fessioni, perche si vede la gente molto escitarsi a divotione pel- 
le prediche del P. M. Andrea Frusio il qual legge ogni lune, 
mercore et venere 1' epistola ad Rom. di S. Paolo et predica 
ogni festa a buon auditorio, il qual ogni giorno cresce. Jesu X.° 
1' aumenti in spiritu et verità. Laudano molto il modo che tiene 
detto P. Frusio in predicar, dicendo che satisfa alli semplici et 
alli dotti. Sia laudato Jesu Christo a cui si deve ogni laude. 

Della scuola che qua habbiamo cominciato, con 1' agiuto di- 
vino si spera assai frutto spiritual sì delli scholari, sì etiam delli 
loro padri et madri et parenti; perche alcuni di essi frequenta- 
no quasi ogni domenica et festa la confessione et communione, 
et odono le prediche, et fanno molte pie opere, et li scholari una 
buona parte di essi si sono confessati qui per la pascua rosata. 
Vengono alla dottrina Christiana volonterosi. 



334 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



Un gentilhuomo di questa città, per nome M. Angelo Suria- 
no, si è risoluto per la nostra Compagnia, et già saria intrato, 
se non havesse havuto sbrigarsi di certi negocii con li suoi fra- 
telli ; lui, oltra che è grandemente humile , è anchora di buono 
ingegno et desideroso di studiar, et è mediocremente dotto in 
humanità. 

Alcuni huomini da bene hanno fatto una congregatione per 
riformar la loro vita et guadagnar alcuna anima a Christo, et 
hanno pigliato la cura d'insegnar la dottrina Christiana alli 
fanciulli; et desiderando di satisfar meglio a tal impresa, hanno 
fatto grande instantia col detto P. M. Andrea Frusio perche 
andasse la sua R. le domeniche et feste al luogo dove insegnano 
la detta dottrina, per veder il modo che usano in insegnar, offe- 
rendosi stare alla sua obedientia et correttione , et anche acciò 
che dopo che li putti sono partiti, facesse un poca (sic) di di- 
chiaratione a quelli della congregatione detta, sopra la dottrina 
Christiana: et perche detto P. M. Andrea è troppo occupato 
nell'altre occupationi spirituali , ha ordinato che si contentino 
eh' io habbia tale cura, et così incominciai la domenica della 
Penthecoste. Jesu Christo sia nostra guida in ogni nostra at- 
tione. 

Il Legato di Sua Santità alli giorni passati mandò per detto 
P. M. Andrea Frusio per il credito che tiene appresso di lui, 
per adoperarlo in alcune cose dell' officio suo , et specialmente 
in discernere se un herético era rimosso dall' errore suo, il 
quale dicea al P. detto che se prima havesse inteso le ragioni 
cheli dava, non saria stato tanto pertinace et ostinato. Jesu 
Christo lo illumini acciò veramente si converta a lui. Il Legato 
detto cercava di metterlo in casa di Monsignor della Trinità 
con buona custodia, acciò si aiutasse a perfettamente riconos- 
cere la verità con la conversatione di esso P. Frusio et di chi 
paresse a sua R. 

Quanto alli studii nostri, per gratia d' Iddio si seguitano con 
molto bono ordine tanto li latini quanto li grechi. 

Quanto sia grande 1' affettione di Monsignor della Trinità, 
che ha a tutti di casa , è di molta maraviglia , dimostrandolaci 
non solamente con parole ma anchora con evidenti segni et 
fatti. 

Di qua tutti stiamo sani del corpo per l' Iddio gratia: degnisi 



A.\. 1561 



335 



Jesu Christo darci anchora la sanita spirituale, acciò li possiamo 
servire perfettamente. Amen. 

Di Venetia, 23 di Magio 1551. 

Di V. R. 

Indeg. mo figliuolo et servo in Christo 



/// quarta pagina marni P. J. Ph. I Ito: Venetia, 23 di Mag- 
gio 1551. 

Et in alia parte ipsius inaine 1551. Quad. Venetia, 23 Magii. 
A Parigi. 



Ex litteris Patris Caesaris Helmi, qui est Venetiis, usque ad mensem maium 



Ante adventum Patris Andreae Frusii , et postquam venit 
huc, aliquid fructus spiritualis ex hoc collegio, Deo per ipsius 
gratiam collectum est, praecipue in confessionibus audiendis, 
tum aliorum tum maxime infirmorum. Cum in hospitali incura - 
bilium quidam ex fratribus laicis infirmos ad confessionem fre- 
quenter exhortaretur, diceretque inutilem esse confessionem et 
necessario iterandam, in qua scienter vel unum peccatum omit- 
teretur, non pauci compuncti, sequenti die confessi sunt Patri 
Andreae Galvanello, qui omnes propemodum in hoc hospitali 
aegrotantes audivit; et ego aliquando cum Patre Philippo, Ab- 
bate Spoleti, qui ut novit Tua Paternitas, Societati se dedere 
animo decrevit, aegrotos invisimus et consolationi eorumdem 
et devotioni promovendae per crebras confessiones vacavimus, 
et non mediocrem redundare utilitatem spiritualem ex huius- 



Cesar Helmi. 




Praecedentium litterarum 
latina versio 
in Hispaniam missa. 



IHS. 



33b 



LlTTERAE QUA DRIM ESTRES 



modi exhortationibus ad patienter, et propter Christi amorem 
libenter, ferendam aegritudinem animadvertimus. 

Dominicis et festivis diebus ad communionem non pauei , et 
inter eos aliqui ex nobilioribus, ad nostrani ecclesiam veniunt. 
Speramus autem majus in dies occupationum spiritualium au- 
gmentum, excitata hominum devotione tum praedicationibus Pa- 
tris Andreae Frusii , quae doctis aeque et indoctis per Dei gra- 
tiam abunde satisfaciunt , tum lectionibus epistolae Pauli ad 
Romanos quae, secunda et quarta et sexta feria, ab eodem Patre 
praeleguntur . 

Ex ludo litterario et schola, quam hic statuere coepimus, 
proventum etiam nobis divina bonitas ostendit non mediocrem, 
tum in scholasticis ipsis, tum in eorum parentibus, qui filiorum 
occasione frequentes intersunt praedicationibus , ad Xpianae 
doctrinae explicationem perlibenter veniunt, crebro confiten- 
tur, piis demum operibus solicite se occupant. 

. Nobilis quidam venetus et bonis temporalibus afliuens , reli- 
ctis omnibus, Societatem nostrani ingredi decrevit; et jam id- 
ipsum opere complevisset , si expediré se a negotiis quibusdam 
cum fratribus suis hactenus potuisset; praeter humilitatis exi- 
miae donum, ingenio egregio hic juvenis et ad doctrinam pro- 
penso, eruditione etiam in litteris humanioribus mediocri prae- 
ditus est. 

Societas quaedam piorum hominum , ad suam cujusque et 
aliorum salutem juvandam, et quasi ex officio ad pueros in 
xpiana doctrina erudiendos, hic instituía, a Patre Andrea Fru- 
sio precibus multis contendit ut, diebus dominicis et festivis, ad 
eosdem in docendi modo dirigendos et, post puerorum dimissio- 
nem, ad melius explicandam sociis ipsis seorsim xpianam do- 
ctrinam, interesse velit, sese dicto audientes fore in omnibus 
pollicentes. Quoniam vero Pater Andreas Frusius occupationi- 
bus gravioribus detinetur, mihi ea provincia demandata est, 
qui in die pentecostes id munus sum aggressus. Utinam ad Dei 
honorem id prosequi divina bonitas tribuat ! 

R mus Legatus Summi Pontificis opera Patris Andreae Frusii 
iniis, quae ad suum officium pertinent, libenter utitur. Hisce 
diebus cum ab eo accersitus ad haeretici cujusdam resipiscen- 
tis mentem explorandam longiora cum eo misceret eloquia , fa- 
tebatur ille se tot annos pertinacem in errore suo non fuisse 



An. 1551 



337 



mansurum, si hujusmodi rationes, quae tune proponebantur, 
audire contigisset. Dignetur lux eterna ei illucescere ut tene- 
bras eorum prorsus excutiat ! 

Quod ad studia nostra attinet, tam graeca quam latina, per 
Dei gratiam non aliud quam bene ea procedere dici potest. 

Valemus et corpore. Utinam et mente per Jesu X. 1 salutis 
nostrae gratiam non minus valeamus. Amen. 

Venetiis, 23 maii 15") 1 . 

Caesar Helmus. 



LXXXIX 



P. Silvester Landinus 
Patri Ignatio de Loyola. 
Mutina, 29 Maji 1551 
(Excerpta ex litteris) 

Ex aliis ejusdem litteris 29. a Maji scriptis. 

Hac hebdómada in visitatione hujus dioecesis versatus sum. 
Fructus spiritualis similis fuit cum scripto 16. a hujus mensis. 
Ordinavimus ut singulis in locis institueretur societas Corporis 
Domini, ut duo viri boni ad discordias componendas, totidem ad 
subventionem pauperum, praeficerentur. Ordinavimus etiam ut 
in singulis ecclesiis, habentibus curam animarum, doctrina 
Christiana enarretur pomeridianis horis et id diebus festis omni- 
bus. Praeterea disposuimus duos populos, nimirum Castellum 
novum et Foianum , ad pacem faciendam , quod tentatum ab 
Episcopo et temporalibus dominis frustra fuerat. Duos etiam 
alios, alterum de Sancto Alvaso, alterum Delvisano, qui inter 
se hactenus reconciliari nunquam potuerunt. In hac vero visi- 
tatione, R. dae T. P. orationes et totius Societatis impetra verunt, 



1 Apographum in Col. 49 Codicis 1551. 
T. i. 



22 



338 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



ut tandem discordiis modus aliquis imponeretur, omnibus in 
duorum hominum proborum arbitrio, ut ego institeram, con- 
stitutis. 

Sexta Junii scribit supra centum loca dioecesis Mutinensis ordinationes illas acce- 
pisse, de quibus supra, et quod ex universa dioecesi tanto studio et fervore concurritur 
ad praedicationem, ut vix respirandi tempus suppeteret l . 



xc 



P. Petrus Parra 
Patri Ignatio de Loyola. 
Valentia, 8 Junii 1551 -. 

IHS 

Ex litteris Patris Parrae ex collegio Valentiae 8 Junii 1551. 

Gratia et pax , etc. 

His litteris ea tantum brevi complectar, quae Dei gratia 
operata est ultima Maji hebdómada , quae prima fuit post pro- 
mulgatum jubilaeum. 

At primum quidem P. V. sciat Patrem Magistrum Mironem 
tres ex nostris sacerdotibus in carcerem Gubernatoris misisse 
ad vinctorum confessiones audiendas; prius tamen ipse eo se 
contulerat et simul cum Gubernatore et Assessore et quibusdam 
Juratis atque alia hominum multitudine , qui forte aderant , ad 
vinctos (quorum maxima erat copia) ingressus est, et tanto cum 
fervore durissima alioqui hominum corda in peccatis gravissi- 
mis , ad lacrymas et poenitentiam emollivit, ut qui de jubilaei 
gratia non cogitaverant quidem , unanimiter ad eum obtinen 
dum alta voce confessionem petierint. Est autem id adverten 

1 Postrema haec verba sunt Patris Polanco. 

- Bina harum litterarum exemplaria vidimus. Unum Patris Bernardi Oliverii, in 
folio cui olim n. 412, nunc 70; alterum ignotae manus in folio 88 Codicis 1551. 



Ax. 1561 



339 



dum, quod in hoc carcere , juxta delictorüm formam vincti se- 
parantur. Itaque primam exhortationem tria alia vinctorum 
genera non audierunt ; sed omnes eodem charitatis zelo perlu- 
strans et ad confessionem hortatus, fecit, per Dei gratiam, ut 
omnes de peccatis confiterentur et ad sanctissimum Christi 
corpus assumendum se pararent. Nonnulli ex Mahometi secta 
ad christianismum conversi , qui ibi detinebantur, etiam con- 
fessi sunt, quamvis sanctissimae Eucharistiae illis tune conces- 
sum non fuerit sacramentum ; et quia ad jubilaei gratiam tam 
libenter se disposuerant, Pater Miron eleemosynas nonnullas 
eis quaerendas curavit, ut nomines miseri, diebusjejuniodicatis, 
cibum caperent Itaque in utroque homine eosdem est conso- 
latus; et quod alii liberi consequi non potuerunt, divina bonitas 
hisce vinctis perbenigne providit. Quibus reconciliatis , die do- 
minica Pater Miron cum quatuor sacerdotibus , tres Missas di- 
versis in locis - celebrando, Sanctissimum Sacramentum admi- 
nistrarunt. 

Hoc negotio absoluto quatuor diebus (nam, duobus postre- 
mis, quinqué ordinis Praedicatorum et duo S. Francisci Patres 
nos adjuverunt), venimus in monasterium domui nostrae vici- 
num, Hierusalem dictum, ubi Pater Miron cumMagistro Hiero- 
nymo Domenec confessiones audierant, dum tres alii in carcere 
occupabantur. Mira confluxit hominum multitudo, ubi quinqué 
Societatis sacerdotes eorum confessionibus audiendis vaca- 
bant. P. tamen Miron inde saepe alio excurrebat, ut majoris 
momenti necessitatibus , quae occurrebant, subveniret. Quan- 
tum vero misericordiae contulerit Deus plurimis confitentium 
animabus, plus ipse qui contulit posset exprimere. Hoc tantum 
dicam, aliquos accessisse qui duobus annis, qui sex, qui unde- 
cim , qui demum viginti quinqué annis a confessione abstinue- 
rant. Gloria sit Deo, bonorum omnium auctori , qui ad haec 
omnia Patribus vires concessit animi et corporis. 

Cum enim proventum uberem in vinea Domini viderent , a 
quinta hora post mediam noctem, integrum diem usque ad mul- 
tam noctem, et aliquando ad mediam usque, Missae sacrificio 
intermisso, confessionibus vacabant; et cum nec sic quidem de- 

1 Intellige consentaneum, juxta Ecclesiae legesjejunio cibum caperent, qui saepe 
a pauperibus non facile parari potest. 

* Scilicet, in diversis intra carcerem locis. 



340 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



votioni populi posset satisfieri, integram noctem mpendere 
cupiebant huic pietatis officio, et ad id facultatem petebant, 
quae tamen eis concessa non fuit. 

Moris est in hac urbe, in ultima quadragesimae hebdómada, 
meretrices in locum quemdam , ubi Deum certe eo tam sancto 
tempore non offendant, includere; conceditur et illis praedica- 
tor utconetur a peccatis, quascumque poterit, reducere. In hac 
ergo sancti jubilaei, ob prosperum Concilii successum, promul- 
gatione, in locum illum coactae sunt. Et P. Miron , pridie jubi- 
laei, tres integras horas illis est concionatus. Dedit illi Domi- 
nus tantum fervoris et gratiae , ut undecim ex illis Christo ac- 
quisierit; et post quartum vel quintum diem, altera concione, 
trium item horarum, quatuor aliae a peccato revocatae sunt; et 
hae omnes in domum quamdam , in civitate Valentiae resipi- 
scentibus constituíam, deductae sunt, quo sacerdotes aliquando, 
qui Missae sacrificium celebrent et spiritum ipsarum foveant et 
consolentur, de nostris mittuntur. P. vero Miron ex ultima 
concione raucus valde adhuc manet, ut vix loqui possit. Duo 
vel tres viri nobiles, qui Patrem Mironem comitati sunt cum 
duobus fratribus, domesticis asserebant, si a tribus pessimis et 
inveteratis in malo foeminis ibidem aliae non fuissent impedi- 
tile, mediam meretricum partem , quarum maxima est multitu- 
do, fuisse convertendam. Tanta fuit earum commotio. Deo soli 
honor et gloria. 

8. a Junii 1551. 



An. 1551 



341 



XCI 



P. Adrianus Adriaenssens 
Patri Ignatio de Loyola. 
Lo vanio 23 Junii 1551 { . 

t 

Gratia et pax, etc. 

Amantissime pater, quandoquidem sancta obedientia id exi- 
git , paulo latius referam quomodo mea professio , qua quidem 
valde indignus sum, transacta sit. 

R. dus D. Decanus et Cancellarius * est spiritualis pater et 
confessor nostri magni hospitalis lovaniensis. Est enim coeno- 
bium virginum more hospitalium provinciae hujus 5 . Hinc fa- 
ctum est ut ibidem facerem professionem 30 maji. Aliunde 
dictus locus mihi placuerit, quod videlicet hospitium est paupe- 
rum. Chorus templi a summo mane remansit clausus, ne promi- 
scuum vulgus nos obrueret; reliqui praecipui intrabant per 
ipsum coenobium. R. dus D. Decanus devotissime cumque ma- 
gnificis ornamentis, calice, ampullis et pace argenteis et de- 
auratis ejusdemque Societatis armis nomine Jesu insignitis, 
Missamlegit, qua cum magna cordis compunctione tam ce- 
lebrantis quam auditorum finita, R. dus D. Decanus coepit latine 
concionari, et post salutationem B. x Mariae ob praesentiam 
plurimorum laicorum repetiit eamdem [orationem], perrexit- 
que germanice , idque cum magno spiritu et charitate et ex in- 
timis (ut videbatur) animae visceribus, quodque verbis expri- 
mere nequibat , variis gestibus ostendere conabatur, incredibi- 



1 Historia va) ia, voi. r, foi. 214. 
* Ruardus Taper. 

5 Praetermisisse hic aliquid videtur librarias, quod hisce verbis expressit Polanco, 
Chrott., t. n, pag. 284, n. 242: virginum enim coenobium . provinciae Mins more, ho- 
spital? dicebatnr. 



342 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



lem sane, ac divinum quemdam affectum ad Societatem nostrani 
ostendens. 

Summam autem hujus concionis prosequar Thema fuit: 
mandatimi novum do vobis, ut diligatìs invicem , sicut et ego 
dilexi vos. Joan. 13. In lege carnalibus rudibusque Judaeis 
mandatimi fuit : diliges proximum tuum sicut te ipsum; hoc 
vero novo X.' Domini nostri mandato jubemur debere diligere 
proximum sicut nos ipsos , videlicet , sicut X. us dilexit nos , ut 
pulchre exponit D. Cyrillus lib. 9. in Johannem c. 23. Doctores 
docent, etrecte, charitatem esse ordinatam, et primo incipere a 
Deo, secundo a se ipso, etc.; sed ipsa natura charitatis, in se 
considerata, alium jam dictum ordinem servai. Haec nova Jesu 
Societas studet non solum communi modo bene vivere, ut omnes 
Xpiani tenentur, nec tantum excelienti modo, ut religiosi, sed, 
secundum novum istud X. ¡ mandatum, excellentissimo modo; 
nihil dilectioni fratrum anteponere, sui nullum habere respe- 
ctum, se ipsum exinanire , seque totum ad Dei honorem proxi- 
morumque salutem effundere, vitam propriam pro animarum 
salute contemnere, omnem denique laborem omneque pericu- 
lum subire pro X.° animarumque salute. Novus sane et inaudi- 
tus est hic dilectionis modus, quem X. us dominus, ex hoc mundo 
ad Patrem transiturus, serio discipulis commenda vit. Haec San- 
cta Societas novum istud X. 1 mandatum pro fundamento ac 
radice habet. Non ad particulare aliquod charitatis seu obedien- 
tiae officium se adstringunt qui de hac Societate sunt, sicut 
reliquae religiones faciunt, sed ad ea omnia, ad quae mittuntur, 
quaeve tamquam ad salutem animarum magis utilia sese offe- 
runt. Sane istud est tam excellens ac sanctum, ut omnem intel- 
lectum superare videatur. Non mirum ergo si haec Societas a 
paucis cognoscatur. Merito sane vocatur Societas Jesu , non 
quod nos simus ex societate diaboli, sed quia excellentiori, 
immo excellentissimo modo, sequatur Dominum Jesum ejusque 
sanctos Apostólos. Ego omnes eorum bullas, constitutiones et 
exercitia legi approbata et confirmata per modernum Pontifi- 
cem ejusque praedecessorem. In habitu sequuntur morem pio- 
rum sacerdotum provinciae , in cibis et similibus nulla utuntur 



1 Sequens Ruardi Taper oratio edita jam in lucerà est in Chron. Soc. Jes.,t. ir, 
pag. 284, n. 243, et dubium non est ex his illam litteris fuisse desumptam. Est tamen hic 
plenior et emendatior. 



An. 1551 



343 



singularitate. Non cantant in templis; eorum exercitia non con- 
tinent magnas poenitentias et similia ; sed omnia propemodum 
sunt communia et interim perducunt ad maxima. Nova profe- 
cto et inaudita sanctissimaque sunt haec, sicut et dictum novum 
X." mandatum. Non quod habitum et alia, quae religiosorum 
sunt , damnemus in eis , quibus haec sunt necessaria et uti- 
lia , etc. Quod ad vota hujus novae sanctaeque Societatis atti- 
net, vovent imprimis tria vota substantialia , more omnium re- 
ligiosorum; sed longe perfectiori, immo perfectissimo modo, ita 
ut ipsorum vita potius coelestis ac divina quam humana sit di- 
cenda vita. Vovent enim secundum bullas et constitutiones So- 
cietatis ejusdem. In paupertate omnes religiosos , etiam franci- 
scanos, excedunt. Illi namque bona communia saepe habent, et, 
pro Missis eleemosynas accipiendo, in paupertate sublevantur; 
haec vero sancta Societas nec ulla communia nec privata habet 
bona, nec pro Missis aut aliis charitatis officiis eleemosynam 
ullam admittunt, X. um dominum perfecte sequentes, qui non ha- 
buit ubi caput reclinaret. Scholares quidem ejusdem Societatis 
sua habent collegia , idque in Universitatibus fere , ut videlicet 
ibidem studeant praeparenturque ad professionem ; sed ex hu- 
jusmodi bonis aut collegiis ipsi professi nihil possunt in utilità - 
tem suam convertere. In sancta quoque obedientia omnes supe- 
rant, quia sine ulla tergiversatione implicita vel explicita co- 
guntur agere et ire ad quodcumque opus et quocumque mit- 
tantur, sive ad indos, sive ad haereticos, sive ad turcas, sive ad 
barbarissimas quasque nationes, etiam si praesens mortis im- 
mineret periculum. Quod itaque sanctus Franciscus ex super- 
abundanti Dei zelo semel tentavit, ad hoc hi sancti filii se voto 
obligant, si eo mittantur, et potius mori quam quovis modo pro 
reversione sollicitare. Hanc quoque specialem obedientiam vo- 
vent Summo Pontifici pro tempore existenti. Castitas major 
esse non potest quam cui omnes religiosi se adstringunt. Po- 
stremo vovent specialem curam puerorum in rudimentis fidei. 
Recte sane praevidit ipsorum primus institutor, modernus prae- 
positus Ignatius , non posse mundum reformari , nisi pueri ru- 
dioresque in fundamentis Xpianae religionis bene instituantur. 
Alii exponunt evangelia aut epistolam aliquam et bene facilini. 
Sed hi sancti filii et domini in longe humiliori ac magis neces- 
sario versantur officio, cum in dictis documentis occupantur. 



344 



L IT TE RA E QU ADR I .MES TRES 



Hoc enim rudi medio plurimum modo fructificant in diversis 
Indiae, Aethiopiae, etc., partibus. Quandoquidem ergo haec 
Societas tam est sancta et excellens, non mirum si muitos ha- 
beat adversarios. Existimo autem quod plurimi potius ex igno- 
rantia , quam malo aliquo animo se opposuerunt , quibus cum 
haec innotuerint, spero quod aliud et melius de sanctis istis 
fiìiis sentient et judicabunt. Si qui vero his se opponere per- 
gant, non dubium est quin graviter Dominum Deum offendant, 
qui hos tam singulariter eligere dignatus est. Sit ipse benedictus 
in saeculorum saecula. Amen. 

Ecce, Pater R. de , haec est summa dictae concionis, qua fini- 
ta, feci indignus professionem more Societatis. In prandio ejus- 
dem diei valde humaniter invitavit et suscepit nos et omnes 
fratres D. Decanus. Audivi omnia, in professione jam dieta, 
cum mira aedificatione esse acta. Immo istis diebus dixit mihi 
Licenciatus quidam, valde in spiritualibus curiosus, nihil neque 
plus neque minus desiderari posse. Quod sane non miramur, 
quia sine nostra sollicitudine ipse Dominus Deus omnia suavi- 
ter disposuit et direxit. Ipsi laus, honor et gloria in saecula 
saeculorum. Amen. De his ergo satis. 

Contigit superioribus mensibus , videlicet , post pascha , ut 
parentes senes 1 nostri charissimi in X.° fratris Riigerii mitte- 
rent lovanium duos ex fratribus Rugerii, omnibus modis suppli- 
cantes ut Rugerium permitteremus venire in patriam, occa- 
sione primitiarum fratris sui, dicentes se eum nolle impedire in 
sua vocatione et similia. Concessimus eis. Ivit ergo in patriam 
Rugerius, ubi promissis non stando, parentes, amici et alii eum 
a suo instituto revocare nitebantur utque aliam potius religio - 
nem intraret. Postremo consuluerunt quemdam religiosum, 
priorem (credo) coenobii cujusdam, sacrae theologiae bacca- 
laureum, cujus resolutione super hac re audita, omnia denuo 
fuere inversa ; et sic Rugerius , relictis parentibus , statuto die 
rediit laetus in Domino , memor sanctae obedientiae et verbo- 
rum Domini; Qui non odit patrem , etc. Dictus vero Religiosus 
scripsit ad magistros nostros , doctores sacrae theologiae lova- 
nienses, ut suum de nobis judicium ipsi transcriberent , quod 
libenter fecerunt, et harum litterarum exemplum hic subjungo: 



1 Detrita est charta et incerti sumus an senes scriptum sit an aliud simile ; se 
tamen perspicuum est. 



Av. 1551 



347) 



IHS 

S. P. 1 in Domino: quia animadvertimus in epistola tua, ve- 
nerande bachalauree, te usum bona et religiosa modestia, ita ut 
decet Dominici *, immo X." discipulum, putavimus tibi paucis 
quaedam apcrienda esse de Societate, quae dicitur nominis Jesu. 
Non diu est cum super hac Societate consulti sumus, et hac oc- 
casione, diligentia magna adhibita, inspeximus et expendimus 
originem ejus, progressum, et approbationem per Sedem Apo- 
stolicam, denique privilegia etiam per eamdem Sedem concessa: 
perlegimus praeterea eorum exercitia , et totam rationem exi- 
gendae vitae ; atque , omnibus expensis , judicavimus sine ullo 
dubio institutum hoc vere sanctum esse et omni favore prose- 
quendum, et in quo viventes possint et seipsos salvos faceré et 
eos qui ipsos audiunt. Sicut jam nunc plurimi per eos, Deigratia, 
salvi facti sunt et fiunt quotidie. Haec te ignorare non mira- 
mur, quia Societas haec nondum apud omnes innotuit. Quare, 
cognita jam per nos veritate, tuum officium erit parentes ac 
cognatos Rugerii super eadem veritate instruere ut , relieto 
metu et moestitia, potius gaudeant, et gratias agant 
qui affectum ins 3 . Necdubitent, si 

constanter filius perseveraverit , quin et in hac vita Xpo. sit 
valde placiturus, et post hanc vitam reportaturus finem propo- 
siti sui, salutem animae suae. 

Vale, et sacra theologica studia semper colere et exercere 
stude. 

Lovanii, 11 maii 1551 anno. 

Subscripserunt D. ac M. N. Hasselt et DominusdecanusCan- 
cellarius. 

Hactenus Magister Adrianus. 

Quod ait facultas theologica se consultam esse, verum est omnino ; nam soror Impe- 
ratoris, quae illius regionis administrationem habet, eara de nostra Societate consu- 
luit, et tune valde honorificura de ea testimonium reddidit, Quod vero Reginam Ma- 
riani , inferioris Germaniae gubernatricem, movit ad consulendum, facultas erigendi 
collegium Lovanii, petita a quibusdam, fuit *. 



1 Salutem plurimam. 

- Hinc conjicies hunc baccalaureum Ordinis Praedicatorum alumnum fuisse. 

r ' Attrita chartae ora, desunt tria aut ad summum quatuor vocabula. 

* Haec Polancuv 



346 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



XCII 



Marcellus de Salazar 
Patri lgnatio de Loyola. 
Gandía, 3 Julii 1551 
(Excerpta ex litteris) 

Ex litteris Marcelli, scholastici Societatis Jesu in eadem Universitate Gandiae, 3. a Julii. 

Sub festum Sancti Spiritus 2 profectus est hinc P. Baptista r> 
cum socio sacerdote in maritimum quoddam oppidum huic vi- 
cinimi, nomine Denia, ut inviseret populum illum, cui raro aut 
nunquam , ut arbitror, id contigit , ut ab hujusmodi piis et reli- 
giosis viris viseretur. Est eo in oppido bona pars redituum 
hujus nostri collegii, unde par erat spirituales fructus in eis 
optare, a quibus temporales accipiebamus. Postridie quam eo 
pervenerunt, licet dies labori dicatus esset, dedit tamen operam 
P. Baptista ut populus ad ecclesiam per praeconem vocaretur, 
ibidemque concionatus, ad conscientias per confessionis sacra- 
mentum emundandas , et sanctissimam eucharistiam, in festo 
tam solemni Sancti Spiritus , digne suscipiendam , ut Dei lega- 
tus, hortatus est. Et quamvis id genus hominum (ut qui non ita 
pridem ad Christi fidem ex Mahometi infidelitate conversi fere 
sunt) non parum sibi fecisse videantur, si semel quotannis id 
praestiterint, illorum tamen corda sic emolli vit verbum Dei, ut 
plurimi Patris Baptistae Consilio acquiescerent. Eodem die, a 
prandio, in plateam, quod sane spectaculum inusitatum, nec 
unquam apud illos visum fuit , ad concionandum egressus est. 
Instituit deinde hunc ordinem, ut ipse mane concionaretur, 
vespere autem ipsius socius christianam doctrinam declararet, 



1 Apographum, Patris Bernardi Oliverii manu, in folio 72, olim 411. 

2 Pentecostes. 

5 Joannes Baptista de Barma. 



An. 15M 



347 



qua absoluta , omnes cujusvis aetatis et sexus alta voce prae- 
euntes pronunciabant; quod mirum sane merito cui vis videatur 
tam brevi tempore hujusmodi hominum animas , verbo Dei vi- 
ctas ad hasce pietatis functiones adduci potuisse. Instituit prae- 
terea, pridie festi Sancti Spiritus, puerorum pompam vel, ut vo- 
cant, processionem, ut extra oppidum, ad templum Divae Vir- 
gini sacrum irent ; cum quibus alter Patrum doctrinam chri- 
stianam alte pronunciando incedebat , cui omnes alternatim, 
máximo cum ordine, canendo respondebant ; Patris vero consi- 
lium hoc fuit, ut mos ille, similibus festis observatus, parentes 
ad pueros suos mittendos alliceret. 

Percrebuit fama profectus spiritualis hujus oppidi in alio 
eidem vicino, cujus pastor, suarum ovium pietate motus, roga- 
tum misit P. Baptistam ut apud ipsos dies aliquot, antequam 
Gandiam rediret, vellet divertere. Ille autem, cum ea providis- 
set Deniae quae ad animarum auxilium faceré judicabat, so- 
cium suum ibidem relinquens, qui eis praedicaret, solus quo 
vocabatur accessit. Quis fuerit consequutus animorum profe- 
ctus, exprimere facile non esset. Ipsorum domicilium (postha- 
bitis Gubernatoris et aliorum hospitiis, quae cum precibus offe- 
rebantur) hospitale pauperum fuit. Sed tam in his oppidis quam 
in via , tantum spiritualis consolationis operariis suis Christus 
concessit, ut perlibenter, si per negotia domestica liceret, saepe 
ilio essent redituri. 

Redierunt itaque Gandiam, ubi curat diligenter Pater Ba- 
ptista ut pauperes a seholasticis nostris christianam doctrinam 
edoceantur. Mittuntur etiam ad cárceres, qui vinctos piis ser- 
monibus et verbo Dei consolentur. His diebus quidam depre- 
hensus fuit qui ad mauros transfugerat et christianam fidem 
abjuraverat: nullum non movit lapidem P. Baptista ut illum a 
sua perfidia ad veram religionem reduceret. Cum tamen nec 
die nec noctu ab ipso secederet, et crebro Patres ac Fratres col- 
legii ad eum mitteret, et [ut] instarent orationi propter illius 
conversionem omnibus domesticis injungeret, cumque usque ad 
patibulum (ubi suspensus fuit) nunquam eum deseruerit , dictu 
miserum et extimescendum , profecit tamen nihil; et in duritia 
peccati sui mortuus ille est. Quis cognovit sensum Domi- 
ni? etc. Tam multis laboribus et orationibus evinci cum hic non 
potuerit, duo alii levi opera et diligentia ad Christi fidem revo- 



348 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



cati sunt, qui in praeceptis Domini et aliis scitu necessariis jam 
instructi sunt. Laudetur bonorum omnium auctor Deus. 

In collegio, praeter conciones publicas et christianae doctri- 
nae explicationem , de quibus mentionem feci, virtutum profe- 
ctui ferventer insistitur, et obedientiae perfectionem (quam a 
P. V. commendatissimam esse intelligunt) máximo studio con- 
sectantur et, proprio sensu ac judicio abnegato, et volúntate 
propria omnimodis conterenda et conculcanda , sese ut integra 
holocausta Deo immolare adnituntur; corporibus autem male 
consultum esset prae fervore spiritus , si Patris Baptistae pru- 
denza non juberet sanitatis rationem omnino haberi: suapte 
enim ad studium mortificationis valde fratres propensi sunt. 

In studiis litterarum humaniorum, latinarum et graecarum, 
tum artium liberalium et sacrae theologiae studiis, non in lectio- 
nibus solum sed et in scholasticis exercitationibus , solers dili- 
genza a magistris et discipulis adhibetur; ingenia satis felicia, 
judicia matura, eruditio non mediocris (pro cujusque gradu) in 
fratribus animadvertitur : externi vero scholastici , quoad ejus 
fieri potest, ad nostrum morem prope accedunt. 

Die dominica infra octavam Corporis Christi Jesu , pompa 
devotissima instituía est, quae adecclesiam nostram venit, cui 
novus Gandiae Dux 1 interfuit et frequentissima populi multi- 
tudo, cui concionari debuit pro more P. Baptista, Sanctissimum 
Sacramentum Eucharistiae inclusum sacrario in manibus te- 
nendo ; quod sane cum maxima omnium aedificatione per- 
actum est. 

Alia non pauca ad gloriam Dei quotidie fiunt , de quibus si- 
gillatim scribere, longum esset. 



1 Carolus de Borja, qui paulo ante patri suo, Francisco de Borja, in Gandiae Du- 
cati! successerat. 



An. 1551 



349 



xeni 



P. Annibal de Coudreto 
P. Joanni de Polanco. 
Messana, 14 Julii 1551 

IHS 

La grafia et pace di Christo signore nostro sia sempre et 
cresca nei cuori nostri. Amen. 

Molto Rdo. Padre mio in Christo. M' è stato commesso dal 
R. d0 P. Maestro Antonio scriver a V. R. 1' ordine delle lettioni 
et essercitii, che qua si suole servar; il che farò andando di 
scuola in scuola. 

Nella infima de grammatica sono quattro ordini di scuolari. 
Il più basso è di quelli che imparano a leggere, dei quali noi non 
habiamo altra cura che fargli imparar buoni costumi insieme 
con gli altri. Quanto al resto sono insegnati o da' suoi fratelli, 
se gli hanno nella medesima scuola, o da certi scuolari d' il 
4.° ordine, poiché essi già hanno satisfatto al suo maestro. 

Il 2.° ordine è di quelli che recitano il Donato 2 a mente et 
sono essercitati a declinar nomi et congiugar verbi semplice- 
mente, colla explicatione volgare. Questi potriano esser esser- 
citati da qualsivoglia delli scuolari dal 4.° ordine della mede- 
sima scuola; ma non pare buono al nostro R. P. Mtro. Natale 
che, potendosi far da quelli di casa, si faccia per altri. Per ho 



1 Totae sunt hae litterae manti Patris Annibalis de Coudreto scriptae in triplici 
folio numeris olim 333, 334 et 335 signato, nunc autem 39, 40 et 41. In sexta pagina, in 
qua superscriptio est et vestigia adhuc cernuntur cerae rubrae qua obsignatae fue- 
runt, haec leguntur: Messina. P. Annibale Caudreto (sic) 14 di giulio. De ratione stn- 
diorutn. Et Polanci manu: de ratione studiorum. Messanae. 

2 Aelius Donatus , De odo partibits orationis. 



250 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



(sic) hora lo fa uno giovane d' il detto ordine, il qual s' ha dato 
alla Compagnia, senza perho haver alcuna authorità sopra di 
loro, se non di referir ogni cosa allo maestro della scuola. I me- 
desimi essercitii sono la sera che la mattina per spatio circa 
d' una hora, tanto che lui può ben far questo et studiar per se 
et satisfare al maestro suo. 

Il 3.° ordine impara la prima parte delli rudimenti di Des- 
pauterio non tutta, ma la parte più necessaria, et secondo la 
capacità d' ogni uno ne rendono ogni giorno un poco a mente 
recitando anchora il Donato, acciò non perdano quello che 
hanno imparato. Et sono essercitati sopra tutti doi, facendo 
ogni giorno una compositione a questo ordine : primo , per al- 
cuni giorni di soli sustantivi, molti insieme, dependenti 1' uno 
dall'altro; poi di adjettivi soli; et dopoi alcuni giorni de tutti doi 
insieme; poi se gli adgiunge il verbo, uno, o doi, o più, secondo 
pare al maestro , et ultimamente s' adgiunge il relativo , dan- 
dogli il maestro in scritto tutti gli vocabuli che in essa compo- 
sitione entrano , tal che non hanno altra faticha che giungerli 
insieme secondo le regole. 

Il maestro di questi ha ogni autorità sopra di loro di ripren- 
dere et percotere, come lui pare in charitate Domini nostri Jesn 
Christi. Ha tamen superior di se il maestro del 4.° ordine, et 
è sempre uno di casa nostra , et per il presente è Maestro Mi- 
chael Savoiano. Suole star nella scuola due hore la mattina et 
due la sera; qualche volte etiam mancho, secondo è il numero 
delli scuolari. 

Il 4.° ordine recita il Donato senza volgare et molto alla 
volta, come saria uno verbo attivo o poco manco; et questo 
perche non si lo smentichino, se dal tutto lo lasciassino. Non 
perho sempre gli medesimi verbi si recitano, ma altri a forma 
di quelli che sono nello Donato. Recitano ancora la 1. a parte 
delli rudimenti, la quale hanno imparata nello 3.° ordine per la 
medesima raggione, et poco a poco imparano la 2. a parti di essi 
rudimenti di Despauterio per la compositione , et le regole di 
grammatica fatte per Francesco Pharaone messanese 2 , per in- 



• Joannes Despauterius (van Pauteren), Commentarii grammatici. 
- Alius a Pharaone, etiam Messanensi, de quo in Historia Societatis saepe fit 
sermo , quique vocabatur Petrus. 



A.\. 1551 



351 



trodureli nel componerc, non havendo molta cura se tutta la 
vederanno in questa scuola o non , imperocché nella seconda 
scuola anchora si legge et più essattamente. Fanno ogni giorno 
una compositione sopra le dette regole, dandogli similmente il 
maestro i vocabuli latini che non hanno nel libro suo, acciò 
non attendano se non a congiungerli bene; et esso maestro 
tutte le vede et emenda il giorno sequente. Il sabbato non s' im- 
para niente di nuovo, se non che si recita tutto quello che hanno 
imparato la settimana. Il maestro di questi ha cura di tutta la 
scuola et ci sta tre hore o più avanti mezzo giorno et quasi 
quattro dopoi. 

La seconda scuola ha uno solo maestro, ma doi ordini, et si 
legge in essa la grammatica di Pharaone per gli più deboli et la 
prima parte della grammatica di Despauterio, cioè de generi- 
li! ts nominimi, declìnatìonibus , etc., insino alla syntaxi per 
tutte, et qualche tempo Ludovico Vives de exercitatione linguete 
I atinai et per li majori separatamente il libro de octo orationis 
partium constr net ione fatto per Erasmo, et una lettione delle 
epistole de Tullio, et Terentio, o egloge de Virgilio. Hora si 
leggono quattro: Pharaone, Despauterio, 1' epistole di Tullio et 
Terentio ogni giorno, et gli scuolari majori imparano li tre ul- 
timi a mente: ben è vero che poco si legge. Gli più deboli impa- 
rano sole le due prime , et tutte si recitano il giorno sequente, 
dopoi che si sono lette. Avanti che 1' altre si leggano et dopoi il 
recitar, il maestro li fa dichiarar a essi scuolari, et gli essa- 
mina, riducendo i modi di parlar et ogni voce alla sua regola. 
Ogni ordine ha il suo latino ogni vespro , et la sera d' il giorno 
sequente il maestro vede tutti quelli delli piccoli; de gli majori 
non, perche basta che sei o sette lo legano alta voce, et emen- 
dando questi, gli altri 1" emendano da sua posta. Hora tamen 
tutti si vedono d' uno in uno. 

Era anchora costume che il maestro desse alli scuolari la 
sua compositione per che conferessino la sua con quella , ma 
già non si osserva. Letta qualsivoglia lettione, si fa ripeter su- 
bito a duoi o tre scuolari con la ripetitione che il giorno se- 
quente si ha da far avanti che legger V altra come habbiamo 
detto. Disputano ogni mattina dopoi la lettione per spatio di 
mezza hora o circa, et tutto il sabbato dopo mezzo giorno. La 
mattina del sabbato ripetono tutte le lettioni della settimana et 



3^2 Li ITER AE QUADR1MESTRES 

le recitano a memoria tutte insieme. Sta il maestro sei hore il 
giorno nella scuola. 

Nella ultima scuola di grammatica si legge 1' inverno , com- 
minciando dall' Ottobre insino a Pascila, la syntasse di Des- 
pauterio; da Pasqua insin all'Ottobrio 1' arte metrica, il libro de 
figuris et, se ci è tempo, la ortographia; il tutto del medesimo 
authore. 

Diceva il R. d0 P. Mtro Natal che si potria leggere in questa 
scuola alcuni libri di Valla Per authori hanno 1' epistole di 
Tullio familiari, o 1' amicitia, o de senectute, o Sallustio, o qual- 
che cosa simile, non troppo grave , o anchora Terentio , come 
fu 1' anno passato, servando quasi sempre questo ordine, che in 
questa scuola sia sempre una lettione di precetti et doi d' au- 
thori latini, con la syntasse doi di prosa, con 1' arte metrica uno 
di prosa et uno poeta , cioè qualche opera di Ovidio delle più 
pudice , come sono il libro de tristibus et de Ponto , per esser 
questo poeta molto bono per introdurre uno in versi, essendo 
facile et copioso, etc. 

Fanno compositione ogni giorno, dandoli il più delle volte il 
maestro il volgar, qualche volta facendola di sua inventione a 
essempio di Tullio. Le compositioni non si possono emendar 
tutte, ma solamente dieci, o dodici, o poco più o manco. S' ha 
però rispetto che tutti in la settimana per ordine emendino. Do- 
poi Pasqua oltra la compositione in prosa hanno di far verso 
latino, benché pareva alR. P. Nadal che fosse troppo, et si ha- 
veria di mutar a uno giorno prosa, 1' altro versi. Disputano la 
mattina per ordinario uno poco , et il sabbato dopoi mezzo 
giorno tre hore. Recitano tutte le lettioni, che si leggono , ogni 
giorno, et si legge mediocremente; et il sabbato mattina un' al- 
tra volta le recitano et ripetino. Questo d' il recitar tutto 
quanto si leggeva ogni giorno , parse troppo ; et però fu ordi- 
nato che bastava imparar una lettione di precetti et un' altra. 

Questo è V ordine della 3. a scuola, che si ha servato gli altri 
anni; ma questo anno non si ha potuto servar in tutto, massime 
in lettioni. Imperocché essendo aggiunto il greco nell' humanità 
et montate le lettioni, non poterono gli scuolari della 3. a scuola 
ascendere, ma bisognò che questa satisfacesse a doi ordini di 



1 Laurentius Valla ; ejus opera , in unum collecta , edita fuerant Basileae, a. 1540. 



An. 1551 



3ì3 



scuolari et havesse alcune lettioni di quelle si solevano leggere 
nell'Immanità. Perho in essa si sono letti quest' anno quest i 
libri: la syntasse de Despauterio, l' Epistole di Tullio fam., il Ju- 
gurthino di Sallustio, et de conscribendis epistolis Erasmi; tanto 
che ogni giorno havevano quattro lettioni et la compositione di 
epistole secondo i precetti d' Erasmo , dandogli il maestro alle 
volte il volgar, altre voltre suolamente il senso in latino con al- 
cuni modi di amplificarlo, qualche volte lasciando il tutto alla 
loro inventione. L' arte metrica non s' ha letto quest' anno per 
haver parso esser meglio leggerli il libro de copia verbo rum. 
Finito il Sallustio, s' ha letto li paradossi di Cicerone. Solo il Ci- 
cerone et la syntasse imparavano a memoria 1' inverno ; hora 
solo il Cicerone, et recitano solo il Sabbato mattina circa di due 
carte o due epistole , tanto che il maestro gli ordina. Gli altri 
giorni non ci è tempo per udirli. Disputano secondo 1' ordine 
sopra detto qualche volta parte contra parte, altre volte tutti 
contra uno o doi. Sta il maestro sei hore alla scuola per tutto il 
giorno . 

Nella scuola d' Immanità furono letti 1' anno passato questi 
libri: de copia verborum d' Erasmo, Horatii Ars poetica , Tu- 
sculanarum qiiaestionum liber primus al principio. Poi finito 
1' Horatio, si pigliò la grammatica greca, un poco dopoi fàbulae 
Aesopi graecae, et dopo Pasqua il Pluto d' Aristophano, il libro 
d' Erasmo de conscribendis epistolis et 1' epistole familiari di 
Tullio, per veder 1' artificio, discorrendo per tutto il volumine, 
et cercando quelle che convenevano alli precetti d' Erasmo. Fu 
letto anchora Martial, havendo fatto stampar aposta alcuni 
delli più honesti epigrammi, et si lessero tre libri delli commen- 
tarii di Caesare. Si potria anchora leggere Valla , Sallustio , gli 
ofhcii di Cicerone, Virgilio, 1' epistole ad Atticum, come il 
primo anno si fece. Quest' anno si ha letto Tito Livio, il 6.° di 
Virgilio, 1' Iliade di Homero, et Isocrate, leggendo uno giorno 
gli poeti et altro gli authori prosaici. Finito il Virgilio, s' ha letto 
1' amphitrione di Plauto, et poi ritornato al 7. mo di Virgilio. Poi 
dell' Isocrate , la comedia delle rane d' Aristophane , et dopoi 
quella i dialoghi di Luciano; Homero et Livio non 1* hanno di 
mutar tutto 1' anno. Oltra queste lettioni alternative, era una 
continua della grammatica d' Urbano 1 della varietà delle lin- 

• Urbani Bolzanu, Tnstitutiones graccae graiiiiuaticae. 

T. .. 23 



354 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



gue greche et dopoi quella della syntasse greca di Varennio. 
Gli scuolari di questa scuola non sono constretti a recitar 
questo anno; gli altri sì. Questo dico degli forastieri, perche i 
nostri di casa recitano Virgilio et Homero alternis diebus ; de 
Virgilio tutto quello che si legge; del Homero, benché molto 
più se ne legge, dieci versi per giorno, eccetto le feste, et il 
sabbato, che hanno di recitar tutto quello che hanno imparato 
la settimana. Fra la settimana non si ripetono lettioni in scuola, 
ma il sabbato tutte si repetono da i scuolari nello medesimo 
modo (quanto gli è possibile) che dal maestro sono state lette, 
presente il maestro caeteris audientibus condiscipulis. Si suole 
tamen etiam ogni giorno, s' il tempo lo concede, transcorrere 
la lettione greca per uno scuoiare dopoi che è letta , per veder 
se c' è qualche cosa che non habbino ben intesa. Il sabbato al 
vespro disputano, et qualche volta fra la settimana dopoi la 
lettione; altre volte se li fa congiugar verbi greci per non per- 
dere la grammatica. Ogni sera hanno d' emendar una compo- 
sitione, una volta nella settimana prosa greca, un' altra versi 
greci, gli altri giorni prosa latina, cioè epistole o orationcelle a 
forma delle orationi di Livio. Versi latini non sono constretti 
farne se non alcune volte le feste. Imperocché tutto 1' anno 
passato furono essercitati in quelli, benché ne fanno loro ancora 
da sua posta. Si suole in questa scuola far alcune declamationi 
il sabbato di sera, ma non molto spesso ne con molta arte , per 
che non 1' hanno vista, se non quanto occorre nelle lettioni; ma 
si fa per la copia delle parole et sententie acciò sappiano ser- 
virsi delli authori. Sta il maestro di questa scuola quattro hore 
nella scuola per tutto il giorno. 

Il Rhetorico ci sta doi hore, et legge la hora della mattina li 
precetti, o da Fabio, o dalla Rhetorica ad Herennium , et le par- 
titoni; 1' hora della sera 1' orationi di Tullio, o qualche histó- 
rico, o vero tutti doi, leggendo mezza hora uno, mezza 1' altro, 
come il primo anno fu fatto. Li scuolari rhetorici sono liberi 
delle ripetitioni, et di recitar a mente, et etiam dal disputar 
ogni giorno et componer se non una oratione ogni settimana, 
la quale si emenda il sabbato dopo mezzo giorno , o quando si 
può fra la settimana. Avanti mezzo giorno il sabbato dispu- 
tano, et di quindici in quindici giorni doi di loro dechiamano in 
ooncurrentia , et [se] non dechiamano , disputano. 



An. 1551 



355 



Quanto al recitar niente, credo io che se ci fossino alcuni 
scuolari di casa nostra in quella scuola, il R. d0 P. iMtro. Natal 
li faria recitare qualche cosa ogni giorno, perche siccome io ho 
potuto cognoscere, molto li piace quando ogni giorno mostrano 
qualche frutto. Et non è il simile delli altri, per che non vuole 
sua R. a constringerli, et se vogliono, possono imparare a mente 
da sua posta. Questa scuola quest' anno, come il passato sem- 
pre ha fatto, fa vacantie dopoi la Natività di S. Joanne. 

Il dialettico sta nella scuola quattro hore , due alla mattina 
et due alla sera. Legge una et mezza; 1' altra mezza si spende 
in ripeter, interrogar et disputar. Alcun tempo leggeva una 
hora , et ripeteva di novo , et disputavano 1' altra. Ordinaria- 
mente tutte le lettioni si ripetono da scuolari il sabbato mattina, 
et dopoi la sera uno tiene conclusioni. Et li libri che legge, sono 
una dialettica primo o di Trapezontio, o di Fabro o simile ; et 
poi 1' Aristotele. Suole quella scuola, come anchora 1' altre, ri- 
mettere un poco gli essercitii nelli caldi grandi et etiam dimi- 
nuire il tempo del leggere , come saria star tre hore solamente 
alla scuola nel giorno, o due. 

Le altre scuole più basse della rhetorica non vacano mai, ne 
diminuiscono tempo alcuno, eccetto mezza hora dopoi mezzo 
giorno 1' humanità nei caldi grandi, non leggendo la sera senon 
una hora et mezza, dico fra il leggere et emendar la composi- 
tione. Gli essercitii et in questa et nell' altre all' hora si fanno 
manco essatti per non gravar tanto gli scuolari 1' estate come 
1' inverno; pur per non lasciarli vagar per la terra, si tengono in 
scuola il tempo ordinario etiam 1' estate. 

Suole la scuola d' humanità anchora haver quindici giorni 
di vacantie avanti 1' Ottobre per preveder le lettioni nuove, et 
la 3. a classe otto giorni o poco manco; 1' altre due o poco o 
niente. Nelle scuole tutti gli scuolari, etiam absenté il magistro, 
hanno di parlar latino. 

Quando il greco si leggeva separatamente dal latino , stava 
il maestro quasi due hore in la scuola, ma non ci andava più de 
una volta al giorno , et leggeva per li più introdotti Homero et 
Isocrate o Aristophano. Potria ancora leggersi Demostene, Lu- 



* Georgius Trapezuntius (de Trebisonda) et Jacobus Faber, Stapulensis , plura 
tdiderunt Aristotelis opera in lati'num conversa et commentariis seu annotationibus 
illustrata. 



3 r y6 



L 1 T T ER A E Q VA DR LM lì S TRES 



ciano, Hesiodo et altri. Per gli altri la grammatica sola primo, 
et dopoi qualche libretto, come una oratione d' Isocrate delle 
più facile. Al principio tamen non soleva star senon una hora in 
scuola in tutto il giorno. Si facevano in quella hora, poi di haver 
letto, essercitii di declinare et congiugar, et si davano alcuni la- 
tini di far in greco. 

Il lettor hebraico, quando legge, sta una hora nella scuola o 
circa leggendo la grammatica , et essendo gli scuolari atti, gli 
psalmi di David o altro libro della Biblia , essercitando li scuo- 
lari in declinar et congiugar, et dandoli alcune compositioni 
da far. 

Questo è il ordine del studio nelle scuole, nel qual V. R. non 
intenderà che tutto quello che io ho detto in presenti tempore, 
si fa questo et quello, si faccia ordinariamente senza mai man- 
care; ma io scrivo quello che è ordinato; il che pur qualche 
volta non si può osservar per qualche occorrentie. Tamen acciò 
meglio si potessi observar, il R. P. Mtro. Natal ha ordinato che 
quello che ha la cura delli studii di casa, ha da visitar le scuole, 
massime quelle di grammatica, almanco una volta la settimana; 
oltra ciò, che ha d' interrogar esso medesimo i maestri in casa 
come vanno le scuole et se si serva quello che in esse è ordinato, 
et referir ogni cosa al Superiore, non ostante che ogni maestro 
ha di dar conto al detto Superior della sua scuola ogni sabbato. 
Dico secondo quello che sta scritto nelli officii delli maestri; im- 
perocché questo non si serva; et non sogliono farlo i maestri se- 
non essendo interrogati dal detto R. P. o vero accadendo qual- 
che novità nella scuola. 

Come anchora il maestro delli studii fin qua non ha visitato 
le scuole senon della Immanità o Rhetorica in giuzo 1 mode- 
rando il Rdo. P. nostro M. Natal gli officii secondo crede in Do- 
mino esser più spediente, i quali tamen sono scritti non come si 
fanno in tutto , ma come si fariano , se pensasse sua R. a esser 
espediente. 

Quanto al studio spiritual delle scuole , egli è consuetudine 
che gli scuolari si confessino ogni mese, ogni giorno venghino 
alla seconda messa, alla quale anchora solevano andar li maes- 



1 Giuso, giuso, idem ac giù, deorsura, quasi a ; usuili , quod in antiquis Glossis lati- 
nis reperitili - . 



An. 1551 



tri delle quattro scuole inferiori, per tenir li scuolari in più mo- 
destia et acciò subito dopoi la messa ogni uno andasse con i 
suoi alla scuola. Ma parse al R. P. Natale che bastava se il 
maestro della infima scuola descendesse in chiesa et gli altri 
udessino la messa dall' oratorio , havendo perho ogni uno 
in la scuola essattori di quei che non vengono alla messa , o 
alla predicha che si fa , et alla dottrina Christiana il venerdì. 

Intrando nella scuola, il maestro della più bassa scuola in- 
sieme con i scolari fa oratione bassa di cinque Pater noster et 
Ave Maria in honore delle cinque piaghe di Christo Jesù, Sal- 
vatore nostro, similmente mattina et sera; et volendo rimandar 
li scuolari alle loro case, fa montar uno sopra un banco et dice 
alta voce il Pater noster et Ave Maria, Credo , Salve Regina 
et gli comandamenti del Signor, ripetendo tutti gli altri scuo- 
lari alta voce ogni parola che questo figliolo dice , unde senza 
faticha imparano queste orationi quelli che non le sanno. Hora 
per questi rumori di guerra fece il R. P. Mtro. Nadal che nelle 
tre scuole inferiori si cantassino le litanie o intrando o uscendo 
dalla scuola; et così si serva una volta il giorno. 

Nella 2. a scuola si fa oratione intrando et uscendo, benché più 
breve che nella prima et più bassa. 

Neil' altre superiori scuole per ordinario non si fa altro senon 
che ogni maestro, comminciando a legger, s' ha di cavar la 
barretta et far il santo segno della croce , il che fanno insieme 
gli scuolari. 

La ferula s' adoperava al principio in tutte le scuole , dove 
erano figlioli, etiam nella dialettica; hora solamente nelle tre 
scuole inferiori et per li piccoli solamente. Li grandi , secondo 
la constitutione, non sono battuti, ma s' errano, sono ripresi dal 
maestro, e se la cosa è grave, si dice al R. d0 P. Mtro. Natal, in 
cui mano è di cacciarli fuori delle scuole. 

Gli scuolari di casa , tanto quelli della 3. a quanto della 
4. a scuola, non recitano nella scuola, ma ogni giorno in casa, et 
dopoi il Sabbato, quello che han imparato la settimana, in casa 
ancora fra se ; essendo in ciascuna scuola uno di loro che ha 
cura di udirli et referir al maestro delli studii come recitano et 
studiano in casa et stano attenti nella scuola, etc. 

Questo è, Molto R. P. , quanto io mi posso raccordar. La 
R. V. per amor d' Iddio mi perdona s' io sono stato troppo lon- 



358 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



go, perche la confusione, la quale non posso scacciar da me, ne 
è causa. 

Alle orationi et santi Sacrificii della R. V. et de tutti li 
R. P. et diarissimi fratelli molto humilmente mi raccomando. 
Non altro. Il Signor ci dia gratia che la sua santa ^oluntà per- 
fettamente sentiamo et intieramente compiamo. Amen. 

Di Messina, 14 di Giuglio 1551. 

De V. R. 

Indegno servo in Christo. 

Annibal da Coudreto. 



Al molto R. d0 in Christo P. il P. M. Polanco, della Compa- 
gnia de Giesù, in Roma. 

Et manti Poiana' in infima paginae ora: de ratione studio- 
rum, Messanae. 

Et J. Ph. Vito: 1551, Messina. P. Annibale Coudreto, 14 di 
giulio. 

De ratione studiorum. 



An. 1551 



359 



XCIV 



F. Hieronymus Domenech 
P. Ignatio de Loyola. 
Valentia, 1 Augusti 1551 
(Excerpta ex litteris) 

Ex litteris Magistri Hieronymi Domenech Valentiae scriptis 1. a die Augusti. 

Pater Miron, juxta Summi Pontificis et P. V. obedientiam, ad 
Regem Portugalliae discedens 25 Julii, duos ex fratribus et in- 
signem puerum quemdam nuper hic admissum secum tulit a , qui, 
eum decimum tertium aetatis annum agat, dictu mirum quan- 
tum in humanioribus litteris, praecipue in rhetoricis, profecerit, 
quamque praeclaro ingenio et judicio non minori, quieta, ut in 
illa aetate, et rarissima indole ac propensione ad virtutem prae- 
ditus sit, ut conjici merito possit eum singularem Dei servum, 
si vivit, evasurum. Cum P. Miron secum ferre vellet hunc pue- 
rum (nam extemporaria eloquentia quavis de re proposita ele- 
ganter latine disserit,et oratorio more cum admiratione maxima 
audientium declamai), visum mini est expediré ut ejus parentes 
id peterent , et non aliter faciendum. Puer itaque, praemissa ad 
Deum oratione, patri persuadere id nititur; cumque initio pater 
ei minitaretur, si ulterius ea de re quicquam diceret, sic tamen 
spirituali rhetorica usus est puer, ut in suam sententiam utrum- 
que parentem pertraxerit ; adeo ut P. Magistrum Mironem cum 
lacrymis rogarent ut puerum ferre secum in Portugalliam vel- 



1 Bina harum litterarum exempla habemus; primum manu Patris Bernardi Olive- 
rii exaratum et a P. Polanco emendatum et auctum in folio olim 417, nunc 71 ; aite- 
rum, ex primo, ut apparet, confectum in Cod. 1551, fol. 58v.° 

8 "Recessit ergo P. Miron 21 Julii et secum duxit Patrem quemdam, cognomine 
• Petrum) Pairam , et coadjutorem , et puerum... „ Polanco, Chron., t. li, a. 1551, 
pag. 351, n. 281.— Puero nomen erat Nicolaus Gracida.— Clare in his litteris legitur nu- 
inerus 25; unde emendandum videtur Chronicon, ubi, etsi non ita perspicue, legimus 21. 



360 LiTTERAE Cuadrimestres 

let; quodque magis mirum est, unicus illis erat, et tempus profe- 
ctionis in regnum tam remotum, propter aestum validum 
mensis Julii , parum opportunum. Accidit autem ut cum matri 
suae valediceret, omnibus flentibus, puer serena fronte et la età 
discederet ; et cum mater inter fletum subirata ei diceret : " O 
caro Cairn 7 putas me non esse matrem tuam, qui tam duro cor- 
de a me discedere potes?,, Respondit puer discedere se ut Deo 
perfectius inserviret ; quid ergo causae esset quominus hilari 
esset animo? Idem autem veniens domum nostrani, et a fratri- 
bus spiritualibus discedens, ubertim flevit , ut tam de exuto hu- 
mano affectu quam de spirituali induto omnes in admirationem 
converterit. 

De via scripserunt quod bene et feliciter iter succedat. Haec 
tamen civitas magna consolatione et spirituali utilitate per Ma- 
gistri Mironis discessum privata est. Omnia tamen , quae Deus 
disponit, meliora existimamus. 

Coeperam ego doctrinam christianam explicare et quinqué 
vel sex lectiones praelegeram; sed tanta confluebat nominimi 
multitudo ut vetilla quaedam ex oppressione , quam passa est, 
postea mortua fuerit, alia vero exanimata aliquantisper, et duae 
ad abortum compulsae. Inde visum est multis per totum hunc 
mensem Augusti lectiones intermittendas et sub finem mensis 
resumendas. 



1 Ita hic manu propria Polancus, qui inChyon., 1. e, scripserat: o caro cain. Et 
sjnsus hic esse videtur : o tu, qui naturimi et indolem habere videris non Abel sed 
Çain! 



XCV 



FrancisGus Alexander 
Mis qui sunt in domo probationis Panormi. 
Messana, 18 Augusti 1 33 1 '. 

t 

Franciscus Alexander, e domo probationis Societatis Jesu 
Messanae, his, qui sunt in domo probationis ejusdem Societatis 
Panormi, fratribus in Christo charissimis, salutem dicit in Do- 
mino. 

Gratia Domini N. Jesu Christi semper abundet in cordibus 
nostris. Amen. 

Cum rerum humanarum miseriam mecum animo revolvo, 
f ratres in Christo diarissimi, non possum non vehementer cele- 
bre illud ac laudabile sapientis dictum admirari : vidi , inquit, 
omnia qaae sub coelo sunt , et ecce universa vanii as: quod si 
hujus saeculi hominum mentes penetrarei, non dubito quin di- 
ligentius ánimos (quos alioquin coelestium meditationi appli- 
care deberent) a mundi vanitatibus averterent , quos nunc his 
ita intendunt ut, harum rerum mole oppressi, non solum oculos 
ad coelestium contemplationem dirigere , divinisque laudibus 
vacare non possint, verum etiam, terrenarum rerum amore de- 
tenti et a suis ipsorum cupiditatibus superati, non hominum sed 
brutorum more vivant , quae sicut natura humi proclivia ter- 
i'íim semper spectant, ita quoque illi, a propria natura degene- 
rantes, pecudes fiunt. Unde minime mirum videri debet, si prae- 
ter terram nihil desiderent nullaque alia re delectentur. Ut 
vero corpus habeant humanum , non tamen ob id ejus nominis 
infamiae immunes arbitrabor; non enim corpore sed animo (qui 



1 Autographa Alexandri enarratio est in quadruplici folio nn. 42-45, olim 331-333, 
sed solum sex priorum trium foliorum paginas implet. In ea , priusquam alibrariis 
iranscriberetur , unum idque levissimVim verbum cmendavit Polancus. 



362 



LlTTERAE QUADRIMES'IRKS 



hujus corporis carcere ac domicilio inclusus est) mortales a 
caeteris animantibus discrepant ; cum autem illi majorem cor- 
poris quarti animae curam habeant , animaeque quae corporis 
sunt anteponant, certe parum aut nihil a bestiis hujusmodi ho- 
mines differre videntur. Unde quam pauci sunt qui, spretis 
mundi vanitatibus, postpositis divitiis ac honoribus, relictis de- 
nique his omnibus, quae citius spe transeunt, Christo servire, 
obedire, seque illi totos dedicare student. Eorum vero qui, mundi 
avaritia occupati , cordis superbia elati , carnisque luxuriae in- 
tenti, diabolo famulantur, magnum esse numerum, cuiquam est 
videre: quo hominum genere quid miserius? quid infelicius re- 
periri potest? Numquid hi tribus miserrimis similes sunt, quo- 
rum unus ut boves probaret , alter ut villani emptam videret, 
tertius ut uxorem duceret, ad coenam patrisfamilias venire 
recusarunt? Quid boum probatio est nisi cultus terrenorum? 
quid villae emptae visio nisi damnandi appetitus? quid uxorem 
ducere nisi carnis desideriis satisfacere? Caeterum quemad- 
modum princeps tenebrarum muitos habet satellites, suaeque 
malitiae sequaces, ita quoque plurimos esse non negarmi qui, 
relieta avaritia qua homo solicitudine vagatur, superbia qua 
sui ipsius existimatione elevatur, et luxuria qua immunditiae 
delectatione foedatur, viam arctam atque angustam (quae, te- 
stante Christo, ad vitam ducit) eligunt, proprioque sensui obe- 
dientiam, superbiae humilitatem, paupertatemque divitiis prae- 
ponentes, assumpta cruce Christum sequuntur. At felix anima 
quae sic relinquit omnia, ut eum sequatur in quo sunt omnia; 
ubi enim vera quies, ubi pax, ubi felicitas veraque animi de- 
lectado, nisi in Christo reperitur? quid amabile, quid optabile, 
quid jucundum, praeter Christum, desiderari potest? quid omnis 
creatura sine Creatore prodesse potest, cum omnis caro foenum 
et omnis gloria ejns ut flos foeni cadet? Qui igitur Christo pri- 
vatus est, pauperrimus; qui vero, Christo conjunctus, illi soli 
vivit, ditissimus censendus est. Sed dicetis fortasse, quorsum 
de his tam multa? Dicam, fratres, et ut poterò breviter. 

Haec quae hactenus dieta sunt cum juvenem quemdam apud 
nos litterarum studiis insudantem minimum laterent, vixque 
fieri posse cogitarei ut mundo simul et Christo serviret l , reli- 



1 Quae hucusque, quasi narrationis suae praeambula, scripsit Alexander, linea , ut 



An. 1550 



:ìo:{ 



cto saeculo , anno millesimo quingentésimo quinquagesimo, die 
[nventionis Sanctae Crucis, domum probationis Societatis Jesu 
Messanae intravit; is autem, ut qui bravium consequuturus ci- 
tissime curreret,die séptima Augusti hujus anni ex hoc saeculo 
feliciter ad coelos, ut pie credimus, emigravit. Unde mihi a 
R. P. Supcriore, cujus praeceptis satisí acere oportet, injunctum 
est ut vos de ejus morte quoque modo in vita sese gesserit cer- 
tiores facerem, cum ut, audita aedificatione , sicut vulgo loqui- 
mur, bonorumque morum ac pietatis exemplis, quae ipse et vi 
vens et moriens caeteris imitanda praebuit, eum nobiscum imi- 
tari conemini , tum ut Domino, qui tot ipsum animi dotibus ac 
ornamentis ditavit, immortales gratias agatis. 

Hic igitur, ingressus domum, tantopere in spiritu profecit (ut 
nib.il interim dicam quantum a studiis fructum retulerit , in qui- 
bus tantum brevi profecerat ut, et graece et latine mediocriter 
doctus, privatos jam haberet discípulos, quibus graecarum lit- 
terarum institutiones exponeret), tantum, inquam, crevit in eo 
spiritus Christi, ut non solum qui post eum, sed etiam qui ante, 
domum venerant (venerant autem octo), humilitate, obedientia, 
simplicitate ac zelo seu fervore charitatis longo intervallo prae- 
verterit. Nani ut aliquid ex multis de ejus humilitate dicam, ita 
semper ab omnibus despici voluit , contemni ac vilipendi , ut 
nulli alii rei acquiescere posse videretur ; cumque ab aliquo vi- 
tuperaretur, tum se multum compendii et emolumenti fecisse 
putabat. 

Veruni enimvero muitos esse novi, idque experimento, 
qui volunt quidem ab aliis quodammodo sperni; ubi vero id 
contigit , aegre ferunt, atque ita tacti montes , ut propheta 
loquitur, fumigant per impatientiam ; quin et illud hominum 
genus cognitum nobis perspectumque est , qui se palam vi- 
tuperant, culpant iniquosque asserunt , sed , ubi eorum dieta 
alterius verbis comprobantur , seipsos multis excusationibus 
defendere nituntur. At longe iste ab hoc hominum genere di- 
stare perpetuo voluit; nam vilipensus nulliusque momenti 
judieatus, eo se dedecore dignum et animo sentiebat et lin- 



•^olebat, circum ducta eonclusit Polancus, ut a librariis in apographis ad Societatis 
domos mittendis praetermitterentur. Al ne sententia manca foret et ut omnibus in. 
notesceret quisnam hic juvenis esset , de quo agitar, ejus nomen , ab Alexandro cela- 
timi, hic inseruit scribens: Joannes Antonius Apulus. 



364 



LiTT ER A E QU A DR1M KS T RES 



gua confirmabat , ita ut nec os a corde nec cor ab ore un- 
quam dissentirei; quin etiam tantam animo voluptatem con- 
cipiebat, ut hoc suas opes, delicias, gaudium, quietem ve- 
ramque felicitatem arbitraretur. Quid de amore quo pauper- 
tatem prosequebatur? certe hanc ita amavit, ita semper ample- 
xus est , ut matrem , sororem sponsamque existimaverit : unde 
cum aliquem, paupertatis oblitum , propriis rebus studere vi- 
debat , eum graviter admodum accusabat , ita ut meum ac 
tuum tamquam pestem execraretur. Praeterea quam obediens 
fuerit , longum esset recensere ; obedientiam siquidem (quam 
non ignorabat viam esse, qua recto tramite ad coelestem glo- 
riam pervenitur Christique amicitia facilins comparatili") exa- 
ctissime observare, quoad poterai, conatus est. Unde in mini- 
mis etiam rebus illam sibi imponi volebat, non ignarus quod 
obediendo praestaret (licet parvi esset momenti) id non mini- 
mum fructus utilitatisque adferre. Silentii quoque, ut erat aman- 
tissimus, ita et semper observantissimus esse voluit; quod ut 
tacilius consequeretur , lapidem nonnunquam in ore, antiqui 
Patris Agathonis exemplo, portabat. Cum autem in aliquem 
errorem forte fortuna delapsus deprehenderetur, mirum quan; 
topere gaudebat, non quod delictum commisisset, sed quia re- 
prehensus admonitusque emendatiorem se futurum speraret. 
Haec cum diligenter R. P. Cornélius, qui domui probationis est 
praefectus, considerarei, eumque a virtute in virtutem quotidie 
procedere videret, omnium curam, se absenté (ut qui nullum 
aeque fidum haberet) , illi committere non dubitabat. Is igitur 
alios exercere solebat , tentare , cribrare atque uniuscujusque 
naturanti experiri ; hisque, quos praeceptis superiorum non at- 
tentos videbat , poenitentias injungere. Quia vero nonnunquam 
severitatis nonnihil animique rigidioris prae se ferebat , ipsum 
reliqui natura rudem (erat enim calaber) et ad id officii ineptum 
existimabant ; hinc murmurationes conquestionesque ortae- 
tandem cum omnes simul conspirassent ut ejus periculum face- 
rent, numquid ita intrinsecus virtutibus munitus esset sicut ex- 
trinsecus apparebat, hunc R. P. Cornélius, ut virtutis ejus spe- 
cimen aliquod insigne ostenderet, omnibus discerpendum bis 
tradidit, ut tentaremus, probaremus, modo juberemus, modo 
jussa revocaremus, ac tamquam alterum Protheum in mille ver- 
teremus formas. Mirum vero quam in his conflictibus egregie 



An. 1551 



se gesserit, ita ut stupere omncs et , ut verius dicam, confundi 
coeperint, cum ea, quae ipsi ficta suspicabantur, verissima de- 
prehenderunt ; et, quod de eo dubitabatur, omnium consensi! 
comprobavit; ita factum, ut omnibus silentium imposuerit. Licet 
autem multa in ilio bonitatis insignia refulgiré prius videren- 
tur, major tamen in armariolo mentis virtutum thesaurus re- 
cónditas erat, quem in infirmitate, et potissimum in articulo 
mortis constitutus , deprompsit , et quis fuisset in vita , moriens 
ostendit. Nani inrìrmus numquam murmurare, replicare aut 
conqueri visus est, nec, sui voti impos, ullum impatientiae si- 
bilimi demostravit, sed tamquam ag'num se tractari permisit, 
ita ut cum omnibus, tum maxime infirmario, admirationi esset \ 
Porro eo spiritus fervore jam morti proximus accensus fuit, ut 
omnes vix alium ferventiorem vidisse se, quamdiu vixerant, 
uno ore faterentur. Nam (ut caetera omittam) altero antequam 
moreretur die vocatos ad se, et facúltate a R. P. Domino Cornelio 
accepta (non enim aliter licebat) , ingressos in id cubiculum ubi 
decumbebat, adstante eodemR. P.,ita nos ad obedientiam, prae- 
ter caetera, eoque affectu hortatus est, ut et lacrymas nobis 
omnibus eliceret , et simul admirationi esset quod , jam corpore 
propemodum frigidus, ita calerei animo, ut numquam fervidius 
de his verba fecisse videretur. Amore praeterea Sancti Paul? 
mirimi in modum exardebat. Ita enim ejus imaginem diu opta- 
tam et quaesitam tandemque ei oblatam amplectebatur ac de- 
osculabatur, ut ipsam, sipotuisset, cordi infixurus videretur; 
quem in coelo advocatum se habere dicebat , utque pro populo 
christiano apud Dominum intercederei, devote precabatur. 
Praecipuo quoque amore quodam et ardore animi crucirixum 
amplexabatur , ut, non aliud quam Christum crucirixum se pe- 
ctore gerere, evidenti signo omnibus demonstrarei. Et cum 
semper liujus amoris indicia manifesta ediderit , tum vero maxi- 
me cum Sanctissimum Sacramentum esset sumpturus : tune 
enim haec et hujusmodi verba ex penetralibus cordis, totus spi- 
ritu fervens, quam vis corpore langueret, magna eorum omnium 
qui aderant consolatione, profudit: Domine, tu ad me venis, 
cum ego ad te venire debeam? parce, parce, inquarti, Domine, 
et miserere mei. Atque haec subinde replicans, veniamque et a 



1 Esset scripsit Polancus, deleto videretur, quod scripserat Alexander. 



366 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



RR. Patribus et a charissimis Fratribus precatus pro scandalis, 
quorum ipse illis auctor esse potuisset (quae sane fuerant quam 
minima), pretiosissimum corpus Domini N. Jesu Christi, viati- 
cum optimum et copiosissimum , ita devote, ut etiam admira- 
tioni esset, recepii. Quod ubi factum est, ut nullum spiritalis 
adjumenti genus illi deesset, sanctissimo oleo inunctus est. 
Cumque illi post extremam unctionem diceretur, num in obe- 
dientia Societatis Jesu mori vellet ; in obedientia , inquit ille, 
paupertate et castitate, et vivere et mori volo. Hoc enim est 
quod opto , quod prae rebus omnibus desidero. Quantopere 
autem hoc appetierit, indicio fuit id quod modo dicam. Nam cum 
R. P. Hieronymus Natalis saepius multis precibus rogatus, ejus 
vota recipere recusasset, id, cum jam non longe abesset a mor- 
te, a R. P. Antonio 1 (aberat enim R. P. Hieronymus Natalis) 
impetravit, ut ea, offerenda R. P. Ignatio, reciperet. Itaque, cum 
jam jam moriturus videbatur, vota obedientiae , paupertatis et 
castitatis Deo emisit , eademque (sicuti jamdudum optaverat) 
scripta in manus tradidit R. P. D. Antonio. Scripta enim ea 
apud se habebat jam a mense decembri. Atque ita quod viventi 
non licuit, in articulo mortis peregit. Quin etiam, obedientiae 
exemplum, quam tantopere vivus dilexerat, in morte reliquit. 
Rogatus enim a fratribus numquid pro ipsis Dominum in coelo 
esset oraturus; si (inquit) in paradisum mini patebit aditus, 
optatamque Hierusalem adire licebit, facultasque pro vobis 
orandi a Christo mihi dabitur, faciam sane id, et lubens: non 
enim sine obedientia Patris coelestis , regni coelorum atria in- 
gredi poterò, nec ingressus pro vobis orare. Nam si hic obe- 
diendum , quanto illic magis unde omnis obedientia ad nos de- 
fluii? Quis posset, fratres dilectissimi, tantam animi puritatem, 
obedientiam simplicitatemque non admirari? Credo equidem, 
si hominum mentibus aliqua divini Spiritus scintillula inesset, 
sentirentque vana esse omnia, praeterquam Christo vera cordis 
puritate servire, non adeo ethnicorum gesta super astra fer- 
rent. Laudani nonnulli pudicitiam, extollunt alii fidem, praedi- 
cant multi constantiam miranturque animi magnitudinem mul- 
torum ethnicorum; sed cum nulli ista praedicent nisi stulti, 
vani, penitusque omnis justitiae rationisque lumine privati, 



Antonius Vinck, Messanensi domui, dum aberat P. Natalis, praepositus. 



\x. 1551 



367 



nullo modo sunt audiendi. Nani quis est (modo rationis capax), 
qui hujus nostri fratris obedientiam simplicitatemque , ethnico- 
rum omnium gestis, quae stulti tantopere venerantur, non 
anteponat? seu quis omnium ducum, principum, imperatorum 
tbrtitudinem , hujus constantiae adacquare ausus fuerit? qui in 
ultimo agone se ita viriliter gessit, tantoque animo contra dae- 
mones pugnavi! , ut omnium imperatorum, tam romanorum 
quam graecorum, fortitudinem eum superasse affirmare non 
dubitaverim. Muitas enim, et illas quidem graves, cum ad mor- 
tem tenderei, passus est tentationes; sed omnes, Deo favente, 
superavit: oppugna veruni ipsum daemones, gravique conflictu 
anima ejus potiri conati sunt; sed fortiter constanterque obsi- 
stendo, victoriam reportavit: vigilarunt , sed armatum refuge- 
runt: territarunt timoremque incutere non destiterunt; sed quid 
illi terroris aflFerre poterant, qui crucis vexillo tectus erat, 
ibique tamquam in as}io quiescebat? Utcumque tamen conaban- 
tur. Nam cum saepius in infirmitate tentatus fuerit, tum prae- 
sertim biduo antequam ex hac vita in coelum (ut divina mise- 
ricordia confisi speramus) emigrasset, de his quae fidei sunt 
tentatus est. Ipse vero (ut solitus erat) tentationes R. P. Corne- 
lio aperuit. Pater autem Cornélius jussit ut cum daemonibus 
nihil disputaret, sed ad se omnes mitteret. Atque ita, quotquot 
sese illi offerebant daemones, ad Patrem remittebat. Quin et 
illud non praetermittendum censeo , quod, duabus ferme horis 
antequam spiritum exhalasset, gravissime a diabolo tentatus, 
cum vix loqui posset, extensis ad crucem manibus, clama vit: 
decipiet me, decipiet me. Tum R. P. Cornélius: praecipio vobis, 
daemones, ne quod damnum huic animae inferatis: quod si forte 
aliquid vultis, id a me requirite: omnia enim ejus delieta in me 
recipio. Vix haecita dixerat, cum ipsum P. Cornelium daemo- 
nes, relieto aegroto, quasi praecepto obedientes circumstete- 
runt, ita ut et terrorem et horrorem afferrent. Et illi quidem 
conjurati abierunt. Aegrotus autem cum totam noctem Christi 
passionem contemplans (ut credimus, quia ita a P. Cornelio 
monitus fuerat), in agonia pertransisset,mane, hora decima diei 
veneris, expira vit. Atque die Inventionis Sanctae Crucis domum 
ingressus, simul cum cruce (ut ipse futurum praedixerat), spiri- 
tum Deo reddidit. Praedixerat enim, uno aut altero die ante- 
quam moreretur, die veneris hinc se migraturum; ut, sicut cum 



368 



Luterà e quadrimestres 



cruce erat ingressus, ita et ipsa comitante deduceretur. Cujus 
mors omnes stupefactos simulque de ejus vita ac morte aediftca- 
tos reliquit, adeo ut ad non minimum perfectionis gradum illum 
pervenisse affirmarint; quod quidem eo magis mirum visum est, 
quod uno anno tantus fructus ferventi protìciendi desiderio re- 
tulit. Hic erat quem R. in Christo P. Natalis ad vos mittere 
animo conceperat : cumque nos pie reclamare posse existima- 
remus , Christus, ut si quid esset dissidii adimeret, ad aeterna 
ipsum tabernacula recepit. Cumque nihil aliud de ilio habea- 
mus, tria vobis, quae velut fragmenta remanserunt, quaeque in 
eo potissimum relucebant, lubenter communicabimus: obedien- 
tiam , simplicitatem spiritusque fervorem ; quae inde eum sibi 
comparasse arbitror, quod a quolibet, etiam minimo, contemni 
cupiebat, verasque divitias paupertatem censebat; nec quic- 
quam aliud, praeter tribulationes , quietem illi afierre poterat, 
quibus ad veram pacem (ut et ipse ajebat, et recte quidem) per- 
venitur. Haec sunt quorum vos participes faceré possumus. 
Haec de ilio fragmenta remanserunt, quae summa diligentia 
colligenda sunt et cuique observanda , ne perire nostra incuria 
ac negligentia permittamus. Hanc ad vos epistolam scripsimus, 
cura ut ejus fratris morte (quae mirifice omnes aedificavit) in 
Christo laetemini , proque ejus anima preces in coelum funda- 
tis, tum ut Deo Optimo Maximo, qui eum tam feliciter ad sese 
vocare dignatus est, meritae laudes referantur. 

Valete, fratres in Christo dilectissimi. 

Messanae, 18 Augusti 1551. 

Mittimus quoque ad vos epitaphia quaedam graeca et latina, 
quae ipsius condiscipuli, ob piam et jucundam ejus memoriam, 
illi mortuo conscripserunt. Haec, eadem qua et hanc epistolam 
patientia, si placet, accipite. 

Alia maini ad oram paginae octavae: 1551 , Qpis. Mess. 

Et manti Patris Polanco: augusto. 



A.N. 155] 



369 



KCVI 



P. Petrus Canisius 
Patri [gnatio de Loyola. 
Ingolstadio, 31 Augusti 1551 \ 

JESUS. 

Gratin Domini nostri Je«u Christi et pax aeterna nobiscum. 

Quoniam quidem ita jubet R. P. T. , morem gerere studebi- 
mus, ut paucis complectamur ea quae próximo quadrimestri, 
non industria quidem aut dignitate nostra , sed summa clemen- 
tissimi Patris Dei erga nos bonitate ac singulari gratia hic con- 
tigerunt -. Quod si alia mihi recensenda forent quae, uti res 
ipsa postulabat, ad meam ipsius reprehensionem et accusatio- 
nem justissimam possent adferri, equidem longe copiosior et, 
ut vereor, piane ad fastidium usque lectoris prolixus esse debe- 
rem. Nunc, quia Dei sola beneficia proponuntur, id absque dis- 
pendio fieri vix potest, quin de indignitate et vilitate nostra 
paulo rectius cogitent, qui bona dumtaxat in conspectu habent, 
malaque mea, licet innumera, non sentiunt. Sed utut alii sen- 
tiant, mille testes isthaec conscientia, quae servo ignavo et 
indignissimo testimonium praebet , hocque solo vel maxime 
consolatur, quod Patrum aliorum fratrumque subsidiis adjuve- 
mur in hac Jesu óptima Societate. 



1 Bina nobis ad manum sunt harum litterarum apographa. Unum in Historia va- 
ria , voi. i, fol. 228 et 229; alterum, a P. Bernardo Oliverio confectum, in foliis 11 et 12 
Codicis 1551 . — Autographae autem ipsius Canisii litterae sunt in folio duplici nn. 386 
et 387, in eisque cernere est Polanci manus emendantis quaedam, quaedam etiam ad- 
dentis et alia circum ductis lineis claudentis ut in conficiendis exemplaribus mutarentur, 
adderentur aut praetermitterentur. 

1 Quae sequuntur usque ad verba R. P. Nicolaus Gaudanus, lineis a Polanco clausa 
sunt ut in apographis praeterirentur ; ideoque desiderantur in nostris. 



370 



LiTTERAE QUADRIMESTRES 



R. P. Nicolaus Goudanus, quo tempore sunt alii fenati a le- 
ctionibus publicis , nunquam a profitendo cessavit , ne diebus 
quidem canicularibus. Auditorium nobis duplo majus quam 
prius contingit. De ilio praeclare quidem judicant omnes et 
utiliter audiunt, praesertim quum ex more suo sic Aethica Ari- 
stotelis 1 profiteatur, ut versari tamen in sacris videatur. In 
convictu familiari multum effecit apud Germanos, permovitque 
non paucos eo , ut (quemadmodum antea visum non est) singu- 
lis pene festis diebus ad confessionem et communionem sacram 
accesserint. Tum homeliae (sic) quaedam haberi coeptae , qui- 
bus iidem studiosi, quos magis familiares habemus, domi nostri 
(sic) exercer ent sese et ad pietatem paulatim propius addu- 
cerentur. 

Saepe lectiones etiam privatas adhibuimus quo efficacius 
eos conciliemus nobis, et in hoc bono instituto magis magisque 
in dies confirmentur. Duplicata certe nunc Dei muñera , quae 
nostris in manibus adhuc crescunt , videntur : neque minorem 
nobis consolationem quam admirationem aliis adfert , sine 
exemplo, et hoc loco, tales et tam muitos esse, qui quotidie ad 
sacra modo veniant, qui nos sibi patres ministrosque altaris 
exposcant. Vir bonus cum ad nos profectus esset , egregium 
filium obtulit et in potestate nostra manere jussit, etiamsi alio 
discederemus. Neque parum hucusque profecit puer, de quo 
bene speramus fore ut cum in litteris, tum in spiritu exspecta- 
tioni nostrae respondeat. Sunt alii adolescentes duo, et ipsi Ger- 
mani, utcumque versati in litteris, nunc piane nostri , in quibus 
digitum Dei suspicere cogimur Ajunt se Christo debere sum- 
irías gratias quia primi fere vocati fuerint e Germanis ad hanc 
Jesu Societatem , nihil se dubitare quin subsequuturi sint et 
alii, quos ad hoc ipsum Christi jugum suscipiendum cupiunt 
pertrahere, ut et ipsi tam suavis spiritus primitias hauriant. 



1 Aristotelis addi di t Polancus. 

2 Nullibi expressa nomina reperimus horum, qui e Germanis primi in Societatem 
[ngolstadii admissi sunt. Polancus hoc loco verba Canisii tantum repetit. Agricola vero 
ait: "Excitati vero sunt scholastici non minus ad virtutis quam eruditionis cultum: tres 
ex illis, sanctioris vitae amore, in Societatem adlegi petierunt fervide, impetraruntque; 
cujus tyrocinium ut subirent, Viennam sunt missi, exceptique a Patre Jajo, qui jam 
ìlluc, finitis Augustae comitiis, praecesserat, peramariter. Unus inter illos Joannes 
Byrsius erat...„ Historiae Provinciae Societatis Jesu in Germania superiore, Decas 
secunda, MDLL, n. 6. 



An. 1551 



371 



Testantur non minus videri sibi quod Germanus ad nos unus 
veniat, quam si vel Itali vel Hispani viginti offerrent sese So- 
cietati. Novit profecto Deus Opt. Max. et ipsa nimium nos docet 
experientia, quid quantumque difñcultatis devorandum 1 sit, 
priusquam hoc institutum Germanorum animus intelligat , in- 
tellectum nrobet, probatum vero sectari velit et possit. 

Quam est operosum (heu me) Catholicos in religione vetcri 
continere ! quanto difficilius autem sacerdotalem ordinem istis 
comprobare! at longe rarissimum et laboriosissimum isthuc, 
Religiosae vitae ordinem alicui persuadere posse. Nil vident, 
nil audiunt miseri quod ad vitam perfectiorem , ad consiliorum 
Evangelicorum observationem frigidos incitet. Jacent, proh do- 
lor, ita corrupti animi, ut ad omnem fere medicinam nauseent; 
laetalis ( sic) torpor ac tepor occupai omnia. Adeo ut nullum 
esse crediderim Religiosorum Ordinem, qui non ad internecio- 
nem sibi hic 2 vergere videatur, planeque desperet de instau- 
randis hic monasteriis. Verum has querimonias idcirco repe- 
tere visum est, ut alii lacrymabilem hunc statum, et sane affli- 
ctissimum, intelligant, intelligendo condoleant Germaniae, cui 
non intus modo pestes mille nocent , sed etiam íbris vim sum- 
mam adfert Turcica rabies, quae sic Hungariam hisce diebus 
vexavit 5 . Respiciat nos tandem clementissimus Deus , prius- 
quam Lutheranismus et Mahumetismus pessundet sacra omnia 
Divinumque cultum extinguat. 

Ad praedictos adolescentes duos redeo, qui nobis de se ma- 
gnifica in Christo pollicentur, quique nil optant ardentius quam, 
relictis semel omnibus, pauperi Christo se mancipare ac spiri- 
tuales in hac Societate opes conquirere. Jamque ut ad colle- 
gium fratrum Viennam mittantur a nobis valde contendunt, et, 
si Christus faveat, brevi sunt impetraturi. 

Auspicatus sum ego , praeter theologicas lectiones ad quas 
frequens concurrit auditorium, praesertim postquam suscepi 
Evangelium divi Joannis explicandum 4 , munus concionandi, in 
eoque mensem nunc pene quartum ago, commutatis interim 



* absumendutn scripserat Canisius. 

4 Hic deieri coeptum videtur, an a Canisio an vero a Polanco non apparet. 

3 Hic, ubi Polancus posuit hisce diebus vexavit, posuerat Canisius confìcere pernii. 

* Quae a verbis praeter theologicas ad explicandum continentur, addita sunt a 
Polanco. 



372 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Latinis concionibus in Germánicas. Institiitum hoc ita promo- 
vit divina bonitas ut, etiamsi difficillima sit linguae huius pro- 
nuntiatio, tamen intelligar nunc ab omnibus, qui ad audiendum 
certe plurimi confluunt. Nam et persaepe contingit, primum in 
angustiore , nunc in ampliore tempio , ut referta illic praesentis 
populi turba excludat alios, qui pro foribus et ad fenestras foris 
auscultane Exorta interim nubécula néscio quid mihi minan 
videbatur, dum a concionatore quodam non candide tractor, 
velut qui praeter morem et in loco insolito prodirem ad evan- 
gelizandum. Hic statim collecti professores totius Academiae 
concionatorem illum arguunt, me studiose defendunt , vel non 
rogati 1 poenam proponunt multorum aureorum , si adversus 
conatus meos ille mutiret quicquam in posterum. Accessit et 
Episcopi sententia , qui , re comperta , suis me litteris admonet 
ne supersederem ab hoc instituto , laturum se , si quidem opus 
esset, omnes mihi suppetias. In populo non defuere qui vellent 
aedes alterius oppugnare, et vim inferre ceu calumniatori. 

Nos ut tranquilliores redderemus turbas 2 quae, nobis etiam 
invitis, in illum concitabantur, excusare factum studuimus, et 
iratos placare ánimos vix potuimus. Agnovit hoc officium ille, 
qui tragoediam hanc, dum mihi parum favet, ipse sibi temere 
concitavit, jamque nos sibi quam antea pergit habere familia- 
riores. Igitur festis diebus nunc pergo evangelizare, sed utinam 
tanto cum fructu animarum quanto cum applausi! et numero 
audientium. Libenter optimates accedunt, populus fructum 
praedicat, parochus in dies majorem pollicetur, ego videre 
quam audire et expectare malim , ut rudes et miserae istorum 
conscientiae juvarentur. Id nobiscum lubenter vident alii, et 
admirandum censent quod , praeter morem, non solum attente 
ac integre concionem audiant isti, sed etiam ad finem usque 
Missae in tempio mecum perseverent. Nam id nimium hic ali- 
bique receptum videas , ut omnis morae impatientes plerique, 
aut post Evangelium cantatum, aut in medio concionis, aut 
statim ab elevata in altum Eucharistia sacra, e Tempio perinde 
atque canes fugiant, parum memores scilicet de audienda inte- 
gre Missa. 



* Verba vel non rogati praetermisit Polancus. 

* Canisius scripserat Nos ob tranquillandas turbas. 



As. 1551 



373 



Collegimus quasdam eleemosynas in pauperum sustentatio- 
nem, praecipue vero in gratiam studiosorum Theologiae, quibus 
et vitae sumptus in muitos annos, Deo duce, procura vimus. 
Verum eo ventum est apud Germanos ut, ne propositis quidem 
stipendiis, ad sacra haec studia promoveantur adolescentes. 
Tarn alieni sunt ab ea professione , quae nunc vel maxime fit 
necessaria, ubi sacris de rebus vel infimi et indoctissimi quique 
passim disceptant ac sine fine nugantur. 

R.mus Episcopus Eystettensis , Ill. mus Bavariae dux, et haec 
tota simul academia contenderunt , neque desistunt adhuc in- 
stare, quo múnus obeam Cancellarii. Sed hunc honorem ut in- 
stituto nostro alienum refutavi hactenus, meamque indignita- 
tem tum per litteras, tum viva voce coactus sum exponere. Ex- 
cusando autem ac detrectando, nihil impetravi aliud quam 
quod Princeps ipse jam scripserit R. P. T. ut auctoritate tua 
compulsus ego id susciperem, a quo certe abhorret animus. 
Majores ideirco gratias debemus huic principi, quod ad jacienda 
demum fundamenta hujus collegii sese convertat , eoque jam 
scripsit ad R. P. T. ut ex Urbe quidam e nostris huc destinaren- 
tur, promisso illis ipsis viatico. Qua de re jam responsum ex- 
spectamus quotidie, nihil sane lubentius accepturi, quam ut 
tamdiu desiderati fratres demum accedant , et hanc Bavariae 
vineam colant illustrentque Christi benigniate . 

In carceribus non defuerunt quos et verbis et laboribus no- 
stris consolari Dominus voluerit. Eorum unum, post decollatio- 
nem, et cum Christo putamus regnare, et orare simul pro nobis 
confidimus, quemadmodum ille bona fide, paulo antequam mo- 
reretur, mihi pollicitus fuit. 

Scripsit jam semel atque iterum ad nos Episcopus insignis 
Saxoniae proponitque statum vere miserabilem Ecclesiae suae, 
ad quam instaurandam nostrorum adhibere conatus exoptat. 
Commendatimi uteumque habet nostrum hoc institutum , et 
coram agere nobiscum cupit quo pacto affiictis Ecclesiae suae 
rebus subvenire possit. Speramus non inutile futurum istud col- 
loquium, ex quo fortasse reperiri aliquod ostium queat Socie- 
tati , ut ad fontem harum omnium haeresum ac parentem , hoc 
est, ad ipsam usque Saxoniam penetret , suumque figat illic ta- 
bernaculum in nomine Jesu, ubi Sathanae regnum, et haereti- 
corum asylum ac domicilium proprium esse solet. Aperiat Do- 



374 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



minus óculos nostrae mentis, quo nos videre ipsi et contemnere 
cuneta possimus, quae ad sanctam obedientiae disciplinam non 
conferunt. Dein spiritum verae charitatis in nobis augeat, ut 
non quae nostra, sed 1 quae aliorum sunt et quae Jesu Christi, 
sedulo usque procuremus. 

Ingolstadii, pridie Kalendas Septembris anno Christi 1551. 

Petrus Canisius. 



Super scriptionis loco , in quarta pagina, Canisii mauu: De 
quadrimestri tempore , ad Septembrem usque transacto. Ingol- 
stadii 1551. 

Et manu J. Ph. Vito: 1551, Quad. V. Ingoisi. Ult.° di Sett. e 



1 Verba non quae nostra sed interjecta sunt a Polanco. 



An. 1561 



375 



XCVII 



Nicolaus Gracida 
Patri Ignatio de Loyola. 
Salmaatica, 31 Augusti 1551 '. 

IHS. 

Admodum R. de Pater. 
Gratia et pax, etc. 

Ut obedientiae adimpleam jussa, quibus quidem morem ge- 
rendi non parvo teneor desiderio, Paternitatem tuam eorum 
omnium quae in praesentiarum occurrunt, post superiorem epi- 
stolam gesta, certiorem reddam. Primumque hoc teneas velim, 
solita erga nos Christi clementia, deesse numquam quid agamus, 
non sine maxima tum aliorum utilitate, tum praecipue civitatis 
totius ad virtutem inflammatione non mediocri. Populus totus 
fratres nostros colit ac veneratur : non pauci domum nostram 
peccata fassuri corpusque Christi accepturi se conferunt: pa- 
scila vero praeterita Virginisque Mariae festis, tanta confluxit 
multitudo ut, cum septem essent peccata audientes, multi non 
confessi discesserint; hujusmodi autem fere omnes scholastici 
sunt, quorum multis quidem jam est de more dominicis festis- 
que diebus, peccatorum confessione instituía, eucharistiam su- 
mere; qui quidem constantissime perseverant. Exhis vero non- 
nulli insignem in virtute fecere progressum, quotidianae con- 



1 Autographa tota raanu Nicolai in folio duplici, cui nn. olim 149 et 150, nunc 
autem 21 et 22. Hic ille puer duodecim aut tredecim annorum est, de quo supra, pag. 359. 
et Polaxcus, Chron., t. n, a. 1551, nn. 327, S51 et 372. Emendata est tot in locis ab ipso 
Polanco, ut taedium lectoribus afierre vereamur, si eos, quid ille emendaverit, in singu- 
lis emendatis locis moneamus. Idcirco, post litteras a Polanco expolitas, easdem, prout 
tas puer hic scripsit, subjiciemus in eorum gratiam qui torte id cupiant. 



376 



LlTTERAE CUADRIMESTRES 



scientiae scrutationi et orationi vacantes. Quidam , mundo 
omnino relicto, monachalem sibi elegerunt vitam, quos quidem 
si nobis jam ampia fuisset domus, constai in Societatem potius 
quam in ullum alium ordinem ingressuros fuisse. Spiritualia 
exercitia fecere nonnulli, iidem praestantissimi acutissimique 
ingenii: multi vacationibus his eadem faceré sitiunt. 

Presbyteros tres in Societatem recepimus, quorum duo teleo- 
logici studii finem attigere; tertius per trium annorum curricu- 
lum ei navavit operam ; ex quibus duo Salmanticae jam publice 
concionabantur. Multi alii doctrina insignes viri, cum divini 
amoris certissimo jaculo sint vulnerati, addicere se Societari 
non parum exoptant. Versutissimus tamen ille ac lubricus 
anguis, primus pacis nostrae inimicus, non desinit obstacula 
néscio quae objicere; Deus tamen Optimus Maximus, qui lios 
adducere dignatus est, reliquos etiam adferet. 

Veniunt iticlem nonnulli ut cum Patribus de rebus piis san- 
ctisque familiaria excitent colloquia ; qui omnes fere maximam 
inde reportant utilitatem. Vocamur praeterea crebro ut ad 
coelestem illam patriam pervolantes adjuvemus. Nec solumqui 
id genus pietatis exercent morienti opem ferunt, verum et inci- 
dente occasione circumstantes monent ac hortantur ut in id 
seipsos parent temporis, conscientiam ab omni vitiorum labe 
inundantes; ut nuper accidit , cum quidam nobilis ex proceri- 
bus civitatis, proximis diebus, ter vel quater ad ultima perve- 
nisset. P. enim Doctor 1 accersitus eo se contulit, eique animum 
ut strenue pugnaret adversus diaboli tentationes conatus est 
addere, ac ea ipsa die, qua animam exhalavit, adfuit cum alio 
fratre nostro. Aderant et nobiles plerique etmultorum ordinum 
monachi, qui, cum admoniti ab aliis a sermone destitissent, 
tune pater Doctor, drvini amoris igne flagrans, morientem coepit 
cohortari, monere subinde, vociferan ad aurem, christianae 
fidei articulos alta voce proferre, arma adversus ignea diaboli 
tela praebere, nunc de vitae privatione aegrotum consolari, 
nunc circumstantes illius temporis tanto periculo terrere; tanto- 
que ipse ardore corripiebatur ut per quinqué continuas horas, 
non sine maxima praesentium admiratione, ita vociferans per- 
manserit, ut multis post diebus raucedine gravatus fuerit. 



1 Michael de Torres. 



An. 1551 



377 



Multis signis facile dignoscitur patrem Doctorem omnesque 
ctiam fratres ab eisdem nobilibus máximo diligi amore. Quod 
inter illos passim jactitatur hoc est mullos civitati plus afferre 
commodi utilitatisque quam nos, cum tamen graves nulli simus. 

Manentium deinde in carcere peccata audimus, eorumque 
praesertim qui jam morti sunt condemnati ; quod in eam venit 
consuetudinem, ut quotiescumque quis, ob commissa scelera, 
capitali supplicio afficiendus sit, nos statim vocemur ad pec- 
cata condemnatorum audienda, eosque ad locum usque suppli- 
cio destinatum comitandos et ad bene moriendum disponendos. 
In judiciis tum saecularibus, tum ecclesiasticis, maxima Patris 
Doctoris fratrumque habetur ratio. Cum de interdictis simili- 
busque rebus inter sese dissident, Patrem Doctorem ejus rei 
sumunt arbitrum ejusque consilium sequi, ac ad Christi hono- 
rem spectantia praestare, non parum delectantur. Ex nostris 
sacerdotibus quidam diligenter curarunt uxores aliquas, a suis 
repudiatas viris, maxima cum concordia paceque eis resti- 
tuere. 

A Methymna del Campo acriter instarunt ut Pater Bapti- 
sta l , nundinis praeteritis, eo proficisceretur concionaturus. 
Hoc majori cura conatuque quam omnes expetivit Rodericus 
de Dueñas , qui etiam pro virili conatus est ut ibi Societatis 
collegium erigatur, quod cum P. Provinciali egit, seipsum do- 
mui necessaria suppeditaturum promittens. P. Provincialis 4 
una cum Patre Francisco de Borja , ejus hac de re tanta cura 
et zelo charitatis perspecto tantaque utilitate, quae ibi ex Socie- 
tate emanare poterit (cum undique gentium , nundinarum cau- 
sa, eo multi se conferant), id facile concessiti jamque domum 
in civitate praecipuam habet paratam maximaque cum dili- 
gentia necessaria omnia curat. Ibi nunc Pater Baptista cum 
aliis duobus habitat: eodem credimus septem vel octo ex hic 
manentibus, vel si plures licuerit, mittendos. P. Baptista ibi 
concionabitur : P. vero Maximilianus dialecticam interpretabi- 
tur illuc euntibus, conscientiaeque etiam dubia occurrentia 
explanabit. Theologiae enim cursum jam integrum absolvit. 
P. Baptista, postquam hinc discessit, diebus dominicis in ejus 



' P. Joannes Baptista Sanche/.. 
4 P. Antonius de Araoz. 



378 



LiTTERAE CUADRIMESTRES 



populi templo praecipuo concionatus est, summaque Christi 
clementia videntur multum cives profecisse. Cum adhuc dura- 
rent nundinae, Inquisitor quidam Vallisoleti eo se contulit, 
librarios voluminaque etiam nonnulla inspecturus haeresis su- 
specta , populumque totum in templo máximo jungi voluit , et 
a P. Baptista non parvis efflagitavit precibus ut ibi conciona- 
retur. Concionem habuit tanta cum auditorum frequentia ut 
par visa numquam fuerit , incredibilique etiam spiritus ardore, 
concioni fine jam imposito, de gratiis locutus est, quas Deo 
tenebantur agere , cum eum haberent Inquisitorem , qui tanta 
cura ab iis omne haeresis genus radicitus avellere conaretur 
librosque etiam perscrutari ut sic christianae doctrinae pun- 
tas melius retineri possit. Rescivimus ad haec fratres ordinis 
Praedicatorum, cum intellexissent Inquisitorem ad id rei ve- 
nisse, precibus rationibusque ab eo id contendisse ut ipsis ea 
concio tribueretur, objicientes ad se potius quam ad ullos alios 
de Inquisitionis fideique rebus agere spectare, quibus respon- 
sum hoc praebuit Inquisitor: concionatorem, quem ipse consti^ 
tuerat, non minus doctrina quam sanctimonia esse praeclarum; 
proinde ne illa de re ultra contenderent; ac ita P. Baptista con- 
cionatus est. 

Qui autem hic Salmanticae manent , omnes in spiritu proiì- 
ciunt; mutuo se omnes ac máximo prosequuntur amore; omnes 
próprias suas voluntates ac appetitus, non solum intra domé- 
sticos parietes, verum et exterius, si per Patrem Doctorem 
liceret, retundere omninoque extinguere conantur: in rebus 
omnibus summam assequi obedientiam , quisque corrigi ac 
suos ei enodari defectus maxime cupit , ut in melius vertat mo- 
res ; unicuique orationis , studii disputationumque constitutae 
sunt horae ; quisque singulis septimanis conclusiones sustinet 
et contra eum reliqui omnes argumentantur. Cuncti orationi 
sunt deditissimi: summo mane congregati omnes simul orant. 
Pater Doctor hora quarta surgit fratresque hora excitat quin- 
ta, omnesque in sacellum se conferunt, ubi usque ad sex- 
tam in oratione manent : sexta autem jam audita , scholastici 
egrediuntur lectiones audituri ; caeteri vero imperata prae- 
stant. 

Praeter haec , duo sunt quotidie examina ; primum ante 
prandium, secundum vero paulo antequam cubent. 



An. L55I 



379 



Nihil aliud scribendum occurrit. Paternitatem tuam unice 
oramus ut tuis Patrumque orationibus Deo commendcmur. 

Pridie kalendas Septembris anno millesimo quingentésimo 
quinquagesimo primo. Datum Salmanticae. 

[ndignissimus ñlius tuus , 

Nicolaus Grazida. 



t 

Super scriptio. IHS. Admodum Reverendo Mtro. Ignatio de 
Loyola , Praeposito Generali Societatis Jesu. Romae . 

Manu Joannis Philippi Vito : 1551, Quadr. Salmanticae, 
Sept. Q. S. 



Eaedera Nicolai Grazida litterae absque emendationibus Patris Polanco. 

IHS 

Admodum R. de Pater: 

Siiniììii Numinis gratta ejusdemque vera pax sit semper 
uobiscum. Amai. 

Ut obedientiae adimpleam jussa, quibus quidem morem ge- 
mid/ non parvo teneor desiderio, Paternitatem tuam eorum 
omnium quae in praesentiarum occurrunt, post superiorem 
epistolam gesta, certiorem reddam. Primumque hoc teneas 
velini, solita erga nos X. ¡ clementia, deesse numquam quid 
agamus, non sine maxima stupendaque tum proximorum utili- 
tate tum ctiam civitatis totius ad virtutem inflammatione non 
mediocri. Populus enim totus fratres nostros colit, ac venera- 
tur non panini; hujus rei abunde magnum est argumentum 
quod non pauci domum nostrani peccata fassuri corpusque 
X.i accepturi se conferunt; Pascha vero praeterita, jubilaco 
propc lapso Virginisque Mariae festis, tanta futi hominum 
turba tantusque advenientium ímpetus ut, cum septem essent 
peccata audientes , multi non confessi discesserint. Advent an- 
tes autem fere omnes scholastici sunt, quibus quidem jam est de 



380 



LlTTERAE QUA DRIM ESTRES 



more dominicis festorumque diebus peccatis confessis 
Eucharistiam sumere, quorum tanta est multìtudo ut quadrage- 
simum hiis (sic) diebus non raro e xcedant numerimi , qui qui- 
dem constantissime perseverant. Ex iis vero nonnulli tantos in 
virtute fecere progressus ut quotidiana?» et conscientiae scru- 
tation^m et oration¿?//z habcaut; quidam, mundo omnino relieto, 
monachalem sibi elegerint vitam, quos quidem, si nobis jam 
ampia fuisset domus, in Societatem potius quam in ullum alium 
ordinem ingressuros fuisse credimus, quod multis testantibus 
patet. Spiritualia exercitia fecere nonnulli , iidem prestantis- 
simi acutissimique ingenii ; multi vacationibus his id protestare 
sitiunt. Presby teros tres in J rat res recepimus , quorum duo 
christianae pililo sophiae cursus finem attigere; alius per trium 
annorum curriculum ei navavit operam. Horum et in superiori 
memini epistola. Ex quibus duo Salmanticae concionabantur 
pubi i ce , doctrinam reliquaque necessaria kabentes. Horum 
unus in exercitiis nunc manet. Multi alii doctrina insignes viri, 
cum divini amoris certissimo jaculo sint vulnerati, Societati 
non parum in itici ri -. Versutissimus tamen ille ac lubricus anguis, 
primus pacis nostrae inimicus, non desinit obstacula nescio 
quae objicere; Deus tamen Optimus Maximus, qui hos adducere 
dignatus est, reliquos etiam adferre (sic). Veniunt itidem non- 
nulli ut cum Patribus de rebus piis sanctiss/wz/sque familiaria 
excitent colloquia, qui omnes maxima inde reportant utilitatem. 
Vocamur praeterea crebro ut ad coelestem illam patriam per- 
volantes adjuvemus; nec solum qui id genus pietatis exercent 
morienti opem ferunt ; verum et incidente occasione circum- 
stantes monent ac hortantur ut in id seipsos parent temporis, 
conscientiam ab omni labe mundantes; ut nuper contigit. Qui- 
dam enim eques in hac civitate primus, proximis diebus, ter vel 
quater ad ultima perveni/;, quo Pater Doctor petitus se contu- 
lit, eique animum ut strenue pugnaret advèrsus diaboli tenta- 
tiones conatus est addere. Ea tamen die, qua animam exhala vit, 
adfuit cum alio socio, ubi bona salmantinorum equitum pars 
non decrat , nec aberant etiam multorum ordinum monachi; 
cum autem equitum conati/ a sermone destitissent , tum Pater 



1 Est inter confessis et Eucharistiam vocabulum ipiocldam sic lineis coopcrtum ut 
legi non possit. 

- Sic, sententia non perfecta. 



An. 1551 



381 



Doctor, divini amoris igne flagrans, morientem coepitcohortari, 
monere subinde , vociferan ad aurem , christianae fidei artícu- 
los alta voce proferre, arma inorimi oppclctili adversus ignea 
diaboli tela praebere, nunc de vitae privatione aegrotum con- 
solari, nunc circumstantes illius temporis tanto periculo ter- 
rere, tantoque ipse ardore corripi ut per quinqué continuas 
horas, nonsine maxima praesentium admiratione.ita vociferans 
permansel a , ut multis post diebus raucedine gravatus fuerit; 
qua re perspecta , in maximam omnes suut rapti admira- 
tio ìi em. 

Multis signis facile dignoscitur Patrem Doctorem omnesque 
etiam fratres ab eisdem nobilibus máximo diligi amore. Quod 
inter illos passim jactitatur hoc est: nullos civitati plus afierre 
commodi utilitatisque quam nos, cum graves nulli simus. 

Manentium deinde in carcere peccata audimus, eorum prae- 
sertim, qui morti jam sunt condemnati; quod in tantam venit 
cunsuetudinem, ut quotiescumque quis ob commissa scelera 
extinguendus sit, nos statim vocemur ad peccata condemnato- 
rum audienda eosque ad locum usque supplicio destinatum co- 
mitandos, maxima tum ver borimi timi orationum affluentia 
vires corroborantes. 

In judiciis, tum saecularibus, tum ecclesiasticis, maxima Pa- 
tris Doctoris fratrumque habetur ratio. Cum de interdictis si- 
milibusque rebus inter sese dissident, Patrem Doctorem ejus 
rei sumunt judicatorem, ejusque consilium sequi, ac ad X. 1 ho- 
norem spectantia praestare, non parum delectantur. 

Patres nominili diligenter curarunt cônjuges aliquas et re- 
pudiatas, viris maxima cum concordia paceque restituere. 

A Metimna acriter instarunt ut Pater Baptista, nundinis prae- 
teritis, eo proficisceretur concionaturus. Hoc majori cura cona- 
tuque quam omnes expetivit Rodericus de Dueñas, qui etiam 
pro virili conatus est ut ibi Societatis domus erigatur: quod 
cum Patre Provinciali egit , se ipsum domui necessaria suppe- 
ditaturum promittens. Pater Provincialis una cum Patre Fran- 
cisco de Borja, ejus hac de re tanta cura et zelo óptimo per- 
specto, tantaque militate quae ibi ex Societate emanare po- 
terit, quum undique xpianorum, nundinarum causa, eo multi se 
conferant, id facile concessit; jamque domum in civitate prae- 
cipuam habet pa ratam maximaque cum diligencia necessaria 



382 



LlTTERAE QUADRIMESTRE:-» 



omnia pcrducere curat. Ibi mine Pater Bautista cum aliis duo- 
bus adest. Eodem credimus septem vel octo ex hic manentibus, 
vel si plures licuerit , mittendos. Pater Bautista ibi concionabi- 
tur; Pater vero Maximilianus dialecticae cursum interpretabi- 
tur illue euntibus, conscientiaeque etiam dubia occurrentia 
explanabit. Theologiae enim cursum audivit integrum. Pater 
Bautista , postquam hinc discessit , diebus dominicis in ejus po 
puli tempio praecipuo concionatus est , summaque X. 1 ciernen 
tia videntur multimi profecisse cives. 

Quum adhuc manerent nundinae, Inquisitor quidam Valliso- 
leti eo se contulit, librarios voluminaque etiam nonnulla visuras 
haeresis suspecta, populumque totum in templo máximo jungi 
imperavit , et a Patre Bautista non parvis efflagitavit precibus 
ut ibi concionaretur. Concionem habuit tanta cum auditorum 
turba ut par visa numquam fuerit, incredibilique etiam spiritus 
ardore, concioni fine jam imposito; de gratiis locutus est, quas 
Deo tenebantur agere, cum eum haberent Inquisitorem, qui 
tanta cura ab iis omne haeresis genus radicitus avellere cona- 
retur librosque etiam perscrutari ut sic christiano commodo 
mederi possit. Rescivimus ad haec Dominicanos monachos, 
cum timuissent Inquisitorem ad id rei venisse , precibus ratio - 
nibusque ab eo id unum contendisse ut ipsi eam haberent con- 
cionem, objicientes ad se potius quam ad ullos alios de Inquisi- 
tionis fideique rebus agere spectare; quibus responsum hunc 
(sic) praebuit Inquisitor : concionatorem , quem ipse constitue- 
rat, non minus doctrina quam sanctimonia esse praeclarum; 
proinde ne illa de re jam tilla fieret mentio; ac ita Pater Bapti- 
sta concionatus est. 

Qui autem hic Salmanticae manent, omnes in spiritu proli - 
ciunt; multimi mutuo se omnes ac máximo prosequuntur amore; 
omnes naturales suas voluntates ac appetitus, non solum intra 
domésticos parietes, verum et exterius, si per Patrem Docto- 
rem liceret , refrenare omninoque extinguere conantur : curant 
etiam suam omnes humiliationem, voluntatis propriae extin- 
ctionem: superque haec omnia in rebus omnibus summam as- 
sequi obedientiam: quisque corrigi ac suos ei enodari defectus 
maxime cupit , ut in melius vertat mores. Unicuique sunt jam 
orationi, studiis, certaminibusque constitutae horae; quisque 
singulis septimanis conclusiones componit, easque sustinet et 



An. 1551 



383 



contra eum reliqui omnes argumentantur. Cuncti orationi sunt 
deditissimi. Summo mane congregati omnes simul orant. Pater 
Doctor hora quarta surgit fratresque hora excitat quinta, 
omnesque in sacellum se conferunt, ubi usque ad sextam in 
oratione manent; sexta autem jam finita, scholastici vadunt le- 
ctiones audituri; caeteri vero imperata praestant. Quibus vero 
non nocet , pomeridiano tempore per aliam horam incumbunt 
orationi. Praeter hace, duo sunt quotidie examina, primum ante 
prandium, secundum vero paulo ante quam cubent. 

Sed quod nihil aliud scribendum nunc temporis oceurrat, 
colofonem addam. Paternitatem tuam unice oro ut tuis Patrum- 
que orationibus Deo commendemur. 

Pridie calend. Septembris, anno millesimo quingentésimo 
quinquagesimo primo. Datum Salmanticae. 

Jndignissimus ñlius tuus, 

Nicol aus Grazida. 

t 

Super scriptio.—IHS. Admodum Reverendo M.° Ignatio de 
Lo)^ola, Praeposito Generali Societatis Jesu, Romae. 



384 



Li ITER AE QUADR1MESTRES 



XCVIII 



Alphonsus Barreto 
Patri ignatio de Loyola. 
San Fins, mense Augusto? 1551 '. 

t 

IHS. 

Reverende in Christo Pater. 

Gratia et amor Christi possideat semper animas et corda 
nostra. Amen. 

Superioribus litteris scripsi de distributione Patrum ac Fra- 
trum in hac quadragesima per ecclesias oppidorum , numero 
credo duodecim , ab hoc nostro Collegio paucis milliaribus di- 
stantium , ut in ipsis de Deo loquerentur, evangelium explican- 
tes, et ex hoc uberrimo fonte aquam haurirent, qua sitientes 
horum hominum animas potarent. Nunc quantus fructus, favente 
Deo, sit secutus, longum esset enarrare; tantum aliqua breviter 
complectar. Audiuntur cum magna aviditate et frequenter cum 
lacrymis; ipsi vero potissimum laborant odiorum et inimicitia- 
rum spinas evellere, quae multae in his regionibus et acerri- 
mae sunt; in aliquibus autem locis vix hominem aut mulierem 
invenire licet , qui hoc morbo non laboret. Unde fit ut saepius 



1 Autographae litterae sunt in folio duplici, cui olim erant nn. 232 et 233, nunc 
vero 158 et 159. — Est et apographum saeculi xvi, in folio triplici olim nn. 229 , 230 et 231, 
nunc 153, 154 et 155. 

Ñeque autographae neque apographae nostrae litterae locum et annum designant, 
quo datae sunt. Sed locus ex contextu certo apparet fuisse Abbatiam seu monasterium 
Sancti Felicis (San Fins); tempus autem aliud esse non potest quam illud quod inter- 
cedit inter diem Paschatis anni 1551, sermo enim fit de iis quae in hujus anni quadra- 
gesima gesta sunt, et diem Septembris quartam , qua, qui philosophiae ibi operam 
dederant scholastici , Conimbricam redierunt (Polanco , Chron., t. n , pag. 372 , n. 420). 
Ideo has litteras, Aprili aut ad summum Augusto mense exeunte , quo tempore quadri- 
mestres confici mittique solebant , scriptas autumamus. 



• 

A.w 1351 



:;S5 



interfìciantur et vulnerentur multi, qui, aeterni judicii immemo- 
res, omne se supplieium evasisse putant, si Minium fluvium, 
qui proximus est, transeuntes, ad aliud regnimi, Galeciam, sci- 
licet , confugiant. Favente Deo, tum ab aliis vitiis tum maxime 
ab hoc eripiuntur, ita ut ipsimet admirati alte dicant quae sui 
i mine morem facile ad animi elationem adducerent; nam, ut alia 
omittam, modo illud tempus adventasse dicunt, quod a majori- 
bus venturum acceperant , quo mortui vitami essent optaturi ut 
verbum Dei ostiatim prolatum audirent, viventes vero mortem 
appetituri, quo iis,quae sibi in futura vita praeparatanunciaren- 
tur, frui liceret. Fratrum quisque summopere contendit a Deo 
obtinere ut delegata sibi ecclesia vacua omni odio relinquatur; 
atque ad id non solum orationem, in qua potissimum fixa eorum 
spes est, sed et alia media adhibent et omnibus rationibus cha- 
ritatem mutuumque amorem in eorum animas inducere conan- 
tur. Hi homines, licet infimae conditionis sint, sic se dedunt 
inani gloriae, ut si quis ad veniam postulandam hortetur, deri- 
deant et potius vitae ac rei familiaris quam gloriae jacturam 
faceré eligant. Dominus vero in ea re quantum ejus manus pos- 
sit, intermediis fratribus velut instrumentis, ostendit. Nam ut 
hinc incipiam, cum Pater quidam, nomine Joannes Gouvea, toto 
hoc anno fere ecclesiam quamdam , quae hominum multitudine 
caeteras has omnes vincit, diebus dominicis adiisset, ut pueros 
doceret et nonnunquam ut concionaretur , saepiusque de inimi- 
citiis et odiis, si quae essent, interrogasset, tum Sacerdotem, qui 
in illarum animarum cura incumbit , tum etiam alios , nullaque 
esse responderent , absoluta quodam die concione in hac qua- 
dragesima, genibus flexis, cum multis lacrymis coepit excla- 
mare et hortari ut odia deponerent, quae, etiamsi vellent occul- 
tare, non poterant; cumque sic magno animi fervore totisque 
viribus adhortando ad amicitias mutuumque amorem per dimi- 
dium horae perseverasset, tanta subito animorum facta commo- 
tio est, ut homines et mulieres, ad lacrymas conversi, per duas 
horas ad ipsum accedentes, cum quibus sibi inimicitiae essent 
exponerent. Tune ipse, sicut erat , genibus flexis, inimicos ami- 
cos faciebat et, quantum poterat , mutuum amorem pro Christo 
eommendabat. Quoniam vero advesperascens dies ulterius pro- 
gredi impediebat, quod tune efíici non potuit, in alium diem fa- 
ciendum distulerunt ; quod postea duobus diebus peragens, cum 
T. ì. 25 



386 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



magna omnium devotione , circiter trecentos homines invicem 
reconciliavit , quorum multi non mediocriter offensi existima - 
bantur. 

Ad hujus Patris genua, in tempio, praesenti tota multitudine, 
homo quidam cum lacrymis se provolvit ac petiit ut sibi, suo et 
fratrum nomine, ignosceret quod in nos aliquando maledicta 
conjecerit praveque detraxerit. Non multum abest quaedam ec- 
clesia, dicitur Sti. Mamerti, cujus parochiani non solum inter 
se iras atque jurgia permagna exercebant, non sine magna 
animarum corporumque jactura , sed ñeque nobis quidem par- 
cebant, quin maledictis et opprobriis nos nostraque accusarent, 
ita ut, elapsis diebus, fratres duos qui, componendarum amici- 
tiarum gratia, ad eos venerant, non mediocriter verbis fuerint 
persecuti. Cujus rei causa videtur, quod quibus, vivente supe- 
riore abbate , non sine magna hujus monasterii atque ecclesia- 
rum ejus jactura, libere uti licebat, eorum nunc minus pro arbi- 
trio usus concedebatur. Hos frater quidam, nomine Michael 
Bayros, in Domino instituendos in hac quadragesima, man- 
dante Patre, suscepit. Qui, ut erant durissimi, sic magno hujus 
fratris labore et sudore devicti sunt; nam ultra exhortationes 
publicas, diebus dominicis inter enarrandum evangelium cum 
magna omnium devotione facías, privatim domos adibat, atque 
odia permulta, quae non nisi hominum nece finem habitura cre- 
debantur aut potius incrementum, paulatim mitigando extirpa - 
vit, ita ut veniam invicem petere persuaserit. Quoniam vero 
totus fere locus hoc malo erat contaminatus , ut omnibus opem 
ferrei, die jovis, qua Dominus pedes discipulorum lavit, cum 
manda tum exponens, multa de odio et dilectione dixisset, geni- 
bus flexis coram universa multitudine, cum multis lacrymis, 
quod P. Joannes Gouvea prius, ipse quoque effecit, lacrymante, 
ut mini relatum est, toto ilio hominum conventu, quorum duri- 
ties singularis habetur. Sic autem fratrem hunc praeter consue- 
tudinem suam reverentur atque amant , sicque mores mutatos 
in melius esse intelligimus , ut vere dexterae Excelsi mutatio 
esse videatur. Quidam homo, qui acrius in initio fratri huic re- 
stiterat, tactus a Domino factique poenitens, revertente eo 
domum , ad iter occurrit et cum lacrymis de pertinacia veniam 
postulavit. Sic denique ei affecti sunt, ut nullo modo eum a se 
abstrahi patiantur. Quare, ut existimo, quo eorum saluti et de- 



As. 1531 



387 



siderio satisfiat, dum hic fuerimus, illam ecclesiam frater hic 
diebus dominicis frequentabit , praesertim cum quod apud eos 
dicendum sit, sine detrimento studiorum parare possit. 

Spero non mediocrem animarum illarum fructum secuturum, 
cujus rei indicium non parvum est, quod nullum, credo, odium 
paucis his diebus relictum est; quae, ut dixi, hic magnopere vi- 
gebant. 

Hic idem frater, missus in proximum oppidum dictum Va- 
lentiam ut conjectos in carcerem inviseret, cum multa ipsis de 
Deo ad eorum consolationem et tolerantiam in laboribus dixisset 
cum ipsorum laciymis , hominem quemdam solvi fecit , qui in 
carcere propter aliquot pecunias detinebatur (quibus solvendis 
ejus tenuitas non erat), percurrens eos, quibus pecunia debeba- 
tur, quorum magnus erat numerus. 

Quidam alius frater, nomine Dionysius, corpore et aetate 
parvus , qui ob adversam valetudinem nobiscum audire prohi- 
bitum esse scripsi, in aliud oppidum non multum distans, di- 
ctum Monson, aliquot diebus missus est ut pueros doceret chri- 
stianam doctrinam; qui ingrediens oppidum, vicos percurrit 
pulsans tintinnabulum quo pueros in templum congregaret. In 
initio, propter rei novitatem, illudi ab hominibus et mulieribus 
coepit. Déinde, multis propter rei novitatem ad templum conve- 
nientibus, cum multa ipse super praecepto, quod pueros doce- 
bat, protulisset, permagna quoque ipsos devotio cepit, ut ab eo 
» summopere postularmi optimates sequenti die veneris, quo die 
ad docendos pueros perrexerat, ut evangelium sequentis diei 
dominici videret atque ipsis exponeret (carebant enim concio- 
natore). Postulata fecit, idque cum magna omnium devotione 
et admiratione. Quod etiam sequenti die dominica fecit, peten- 
tibus ipsis, nec defuit qui clamaret: beatus venter, qui te por- 
tavit, etc. Petitur adhuc ab eis; quid autem P. Emmanuel Go- 
dinus, nobis praepositus, facturus sit ignoro. 

Ad idem oppidum missus est praeceptor noster in hebdó- 
mada sancta, in qua ab studiis cessatum est, qui, tribus ibi 
diebus moratus, tres conciones cum magno hominum concursu 
et consolatione habuit , quarum una persuasit ut quisque quoti- 
die, antequam ad dormiendum accederei , transacti diei opera 
expenderei, et a Domino, si quid minus bene commissum inve- 
nisset, veniam postularei; haec autem et alia similia, ipsis ab 



3SS 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



eo vehementer commendata, a quamplurimis servari ac fieri 
postea nobis quidam civis retulit. 

Concionatus est idem Pater per hanc quadragesimam diebus 
dominicis in quodam monasterio nostri Collegii, qui dicitur 
Sancti Joannis; sic autem omnibus gratus erat, ut non solum 
permagna ejus ecclesiae multitudo ad audiendum eum conve- 
nerit, sed ex hoc etiam oppido aliqui ex optimatibus in illud 
monasterium se conferrent ad eum audiendum. Distat autem 
Monson (sic enim dicitur oppidum) circiter duo milliaria a mo- 
nasterio. 

De aliis fratribus, qui ad varias ecclesias missisunt, similia 
aut fere eadem scribenda erant, quae de superioribus; nam, cum 
idem Dominus omnia haec ageret, varietas instrumentorum, 
quae similitudini próxima erat, parum aut nihil opus variabat; 
praesertim cum, ut dixi, omnes fratres in id potissimum inten- 
derint ut amorem mutuum inducerent, qui in hac regione fere 
extinctus videbatur. Multa odia et inimicitias dissiparunt gra- 
ves, inter quas Dominus Ignatius 1 effecit ut parentes necem cu- 
jusdam filii, quam recentem dicebant, interfectori condonarent, 
quod etiam cognatis persuasit. Multi ex his, qui in amicitiam 
redigebantur, cum de agris aut pecuniis contentio erat, ex qua 
odium fuerat obortum, fratribus se suaque committebant, ani- 
mae saluti intenti. 

Ex ilio uno maximam quamdam voluptatem in Domino per- 
cipimus, quod, quocumque abeamus, in montibus et agris prae- 
cepta Domini et similia a pueris cani audimus , qui antea velut 
a cunabulis juramenta et turpia verba imbibere videbantur. 
Non pauci ad nos ut confiteantur accedimi, relictis ecclesiarum 
suarum rectoribus, ut quid sanius de vita sua statuant. Quem- 
dam ex iis parochiarum rectoribus Conimbricam misimus , ubi 
exercitia spiritualia fecit , sicque vitam instituit , ut magno 
exemplo aliis sit. 

Multa alia scribi possent, praesertim si singula quaeque, 
quae in componendis amicitiis accidebant, persequar; sed lon- 
gum id esset. Tantum hoc referam de quibusdam fratribus, Fe- 



1 P. Ignatius de Acebedo, de quo ita Telles , Chronica da Companhia de Jesu em 
Portugal, 1. n, c, 18: "lhe foy necessario, ordenandolho a obediencia, largar o campo et 
acceitar o quartel que os Superiores lhe obrigaram a tomar, mandandoo retirara 
Sam Fins.,, 



An. 1551 



tro, scilicet, Affonseca et D. ígnatio, qui in his, ut in aliis, fer- 
vens sempcr reperitur. Cum hominem quemdam insequerentur 
ut eum in amicitiam cum quodam alio redigerent, in Lazarum 
quemdam leprosum inciderunt, qui plaustro vehebatur, cujus 
manus et pedes magna ex parte crant exesi putredineque con- 
sumpti, ex quo tantus foetor prodibat ut intolerabilis esse vide- 
retur ; maxime enim quia cum prae debilitate seipsum movere 
nequiret, stercoribus naturalibus plenus erat. Hunc ipsi benigne 
mundarunt, absterserunt et in lectum deposuerunt, prope quod- 
dam oppidum, ad quod se ille, quem quaerebant, receperat, in 
domuncula quadam, quae erat hujusmodi aegrotis deputata. 
Deinde oppidum adeuntes et in eo mendicantes, ex eleemosynis 
ipsi necessaria emerunt, vasa, inquam, et cibos, etc. Cum autem 
frusta aliqua panis miliacei inter ejus vestes invenissent , quae 
sanie videbantur dealbata, ea a leproso petierunt, et domum 
delata quia jejunabant 1 , magna cum laetitia comederunt : fra- 
tres, rem cognoscentes, certatim partem aliquam panis assequi 
contendebant, ita ut etiam micas, quae de mensa cadebant, coi- 
ligerent atque ederent. 

Dominus pro clementia sua det nobis in perpetuum amare 
laborem et mortificationem ob ejus nomen, qua Jesu Christo 
crucifixo aliqua ex parte, pro tenuitate humana, mores nostros 
assimilemus. 

Tuus inutilis filius, 

Alphonsus Barreto. 



Super ser iptiò: Ao muito R. do em Christo Padre noso, o padre 
Mestre ígnatio, Prepósito geral da Companhia de Jesu. Em 
Roma. 

Alia msinu: Quadr. Portug. sine anno. 



* domum delata quia jejunabant, hoc est: domum ea deferentes, et non statim, quia 
jejunabant, edentes. 



390 



LlTTERAE QUADRIM ESTRES 



XCIX 



P. Andreas de Frusis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Venetiis, 1 Sepiembris 1551 '. 

IHS 

Gratia et pax etc. 

Ut praecepto P. T. pro virili parte pareamus, quaecumque 
scitu digna his quatuor proximis mensibus, Christo adjuvante, 
hic per nos acta sunt , quam brevissime fieri poterit , perscri- 
bemus 

Atque ut a studiis domesticis ordiamur, ea sic habent. Fra- 
tres operam sedulam navant grammaticis lectionibus audiendis 
et stilo exercendo; praeleguntur iis, ut est cujusque captus, ve- 
teres scriptores tam graecae quam latinae linguae; et utriusque 
extráñeos auditores habemus. 

Quod ad puerorum scholam spectat, illud tantummodo scri- 
bendum videtur, quod eis P. Dominus Caesar 2 huic officio, ut 
videtur, aptissimus praeest. Profectus est tumin litteris tum in 
bonis et christianis moribus non exiguus. Confiten omnes 
solent cum jubentur; aliqui etiam saepius sua sponte et cupiunt 
et rogant. Verum non tam eorum desiderio quam communi 
aedificationi a nobis consulitur. 

Virorum et mulierum nobis in ecclesia nostra confitentium 
numerus est satis magnus pro loci incommoditate et nostris 
aliis occupationibus. Sumunt sacratissimum Christi corpus 
singulis diebus dominicis complures utriusque sexus. Accersi- 



• Duo habemus harum litterarum exemplaria. Unum, manu, ut videtur, Patris 
Oliverii Manarei, in Codicis 1551, fol. 50 v.°; alterum in Historia varia, voi. i, fol. 232 v.° 
4 P. Caesar Helmi, Fulginas. 



An. 1551 



391 



mur interdum ad aegrotorum confessiones audiencias. Concio- 
num auditorium in dies magis magisque crescit , cum non me- 
diocri auditorium studio, aedifieatione et fructu. Ad haec, 
adeunt nos subinde multi, alii consilium normamque ac metho- 
dum certe vivendi, alii lectiones privatas et particulares ad 
animarum suarum utilitatem expetentes; omnibus, quantum 
Dominus dat, satisfacere conamur. 

Haereticus ille, de quo alias scripsimus, qui ob haeresim 
amplius novem annis in carcere retentus est, resipiscens tan- 
dem et ad fidem catholicam reversus , palinodiam cecinit et no 
bis nunc saepe confitetur peccata sua , dolens suam vitam quod 
tamdiu in erroris tenebris delituerit , et Deo gratias agens de 
tanto accepto beneficio. 

Hebraeus quidam, adolescens annorum viginti ', precibus 
fratris christiani a Priore nostro Trinitatis exceptus est, apud 
nos cathecumenus egit, et a nobis nostrae fidei dogmata edo- 
ctus, die Sancti Matthaei Apostoli in celebri hujus urbis tem- 
pio baptisma suscepit. Postea, nostrorum fratrum consuetudine 
captus et nostrae Societatis instituto ductus, statuit Deo in no- 
stra religione servire. Fratri porro roganti et efflagitanti ut ali- 
quam artem ad vitam tolerandam capesceret , libere respondit 
pittare se frustra baptizatum , si sibi degenda vita in multitu- 
dine et saeculo foret, hoc praesertim aevo adeo corrupto et 
omnium vitiorum ac scelerum genere inquinato; proinde, ut 
suae saluti consultum melius sit, decrevisse se in hac Societate 
perpetuo vivere et mori, si ei concedatur; et ut admittatur, 
quotidie summis precibus contendere non desinit, offerens se 
paratum et expeditum ad omnia, quae imponantur obeunda, 
etiam gravissima, nec curare se quae ministeria exercere 
jubeatur, modo in aliqua parte locum habeat in Societate. No- 
bis certe in dies majorem significationem praebet futuri profe- 
ctus ; et sane is videtur , ut , Deo favente , magna de eo sperari 
possint. Plurimum ingenio, judicio et memoria, firm issimi 
etiam valetudine pollet; versatus est diu in veteri hebraico Te- 
stamento ita ut quemvis locum in promptu habeat, et memori- 
ter, cum usus postulat , recitet. Peragravit totam Palaestinam 

1 Is, postquam Societatem ingressus est et sacris ordinibus initiatus , P. Joannes 
Baptista Ehanus dicebatur. Ejus gesta breviter enarrai Alegambe, Bihliotheca Script. 
Sor. Jesii, et post eum Patkignani, Menologio dì pie memorie, mense Martio, die 3. 



392 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

fere, Germaniam et Italiani. Sex praeterea linguarum idiomata 
tenet, hebraicae, italicae, hispanieae, germanicae, turcicae. 

Incidi quandoque in conventicula quorumdam hominum, 
qui spirituales videntur, re autem vera parum catholici sunt, 
ubi, me praesente, si non sanius sentiunt, certe suam opinio- 
nem et sententiam dissimulant. Nonnulli etiam qui manifestae 
haereseos morbo labor ant, nostris familiaribus colloquiis et ra- 
tionibus vincti , ad sanitatem redeunt et resipiscunt. Libri su- 
spectae doctrinae a Legato Pontificis subinde legendi ac de- 
struendi nobis committuntur. 

De singulari R. mi D. Prioris erga nos benevolentia et chá- 
ntate, cum ea pluribus jam non dubiis argumentis perspecta 
sit omnibus , supervacaneum nunc videtur scribere. Conatur, 
ut sui moris est, supra vires suas, ut quam minime laboremus 
penuria rerum necessariarum, et nostros conatus pro anima- 
rum salute , quantum potest , nititur promovere. Denique ma- 
gna spes est; et, licet loci adsit incommoditas, maximus tamen 
et uberrimus, adspirante Domino, exspectatur proventus, cum 
multa etiam polliceri videatur populi de nobis existimatio et 
aedificatio. Dignetur omnia secundare et augere ille , qui in- 
choavit, Dominus noster Jesus Christus, qui est benedictus in 
sécula. Amen. 

Venetiis, kal. Septembris 1551. 



Andreas Frusius. 



G 



P. Robertus Clayssonius 
Patri Ignatio de Loyola. 
Parisiis, 1 Septembris, 1551 *. 

IHS 

Gratia ex pax Domini Nostri Jesu Christi sit semper nobis- 
cum. Amen. 

Reverende in Christo Pater: Ut aliqua in parte saltem satis- 
fiat obedientiae sanctae de conscribendis ad vos litteris singulo 
quadrimestri, ego ob adversam valetudinem P. nostri Bapti- 
stae Violaei 2 et Magistri Everardi 3 et alterius cujusdam fra- 
tris, quibus haec fuisset demandata cura, scribendi onus sus- 
cepi. Quoniam vero non omnia quae gesta sunt, sigillatim 
novi, de multis pauca referam. Illudque primum erit, scilicet, 
quod Rmus. Episcopus Claramontensis promisit se daturum 
domum quamdam Societati, sitam in urbe Bilionii (quae urbs 
est in Auvernia) , modo P. as tua tres aut quatuor ex fratribus 
velit eo mittere, promittens interim, donec urbs ipsa providerit 
fratribus de necessariis ad vitam traducendam, se illis omnia, 
quae ad victum et vestitum pertinent, provisurum. Ea de re 
P. Baptista ait se ad te scripsisse , quidque ei faciendum sit ea 
in re abs te nosse cupit. 

Invisit nos idem Episcopus sub festum Ascensionis Domini 



1 Autographae litterae, totae manu ipsius Patris Roberti Clayssonii, in duplici fo- 
lio, cui ohm erant n. 399, nunc vero 82 et 83. Eas, ut ejus raoris erat, emendavii Polan- 
cus, quo sic emendatae transcriberentur a librariis et in Societatis domos mitterentur. 
Harum sic emendatarum exemplum, a Bernardo Oliverio confectura, in Codice 1551, 
fol. 19 v.° et 20. 

- P. Joannis Baptista Viola praepositus erat domui Societatis Parisiensi. 
5 P. Everardus Mercurianus. 



394 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



ac per horam cum dimidia allocutus est P. Baptistam tam de 
his, quae in universa Societate, quam de his, quae ad salutem 
et aedificationem animae suae faciunt. Omnes epistolas Socie - 
tatis nostrae , quae ad nos deferuntur , primus petit et benignis- 
sime excipit jubetque per sacellanum suum in volumen redigi, 
quod (ni fallor) excrevit in magnitudinem epistolarum familia 
rium Ciceronis. 

Clericus cujusdam Consiliarii, cui negotium privilegii no- 
stri commissum fuerat, ubi perlegit Institutum Societatis no- 
strae, adeo nos unice dilexit, ut omnino spiritu Societatis no- 
strae duci videatur. Is brevi exercitia aggredietur, ubi quid de 
ipsis (sic) Dominus disponat videbimus. 

Addam et illud, quod, nondum factus Societatis nostrae cate- 
chumenus, consocium quemdam suum, juvenem quidem bonum 
et modestum, in familiaritatem nostram traduxit : jamque a tri- 
bus mensibus magno cum spiritu et devotione, singulis die bus 
festis , per ministerium Patrum , qui hic sunt , sacramenta con 
fessionis et eucharistiae recipit, quem et speramus exercitia 
aggressurum. 

Quidam alius juvenis exercitia fecit clicens se velie de pro- 
gressu vitae suae disponere juxta consilium Patrum , eoque 
progressus est in exercitiis, ut fateretur se a Christo ab hoc 
saeculo avocari. Verum dum differì determinationem Spiritus 
Sancii et vult alia hominum Consilia quaerere, ecce decernit 
sepeliré mortuos suos. Hoc scribo ut discant alii exemplo suo 
magis credendum testimonio Christi et conscientiae propriae 
incitantis nos ad bonum, quam hominum perditorum consiliis, 
qui terrena sapiunt. Ab ipso exspectabamus magnum fructum, 
si unquam ab aliquo alio; verum Satanás impedivit. 

Quidam religiosus, ohm Sancti Dominici, nunc alterius ordi- 
nis , perfecit exercitia , non sine magno fructu et vitae suae 
emendatione , paratusque est redire ad primum suum institu- 
tum, a quo per dispensationem se subtraxerat, modo recipi pos- 
sit, vel ingressurumCarthusiam, vel mansurumin sua religione, 
promisit. Tandem rogavit nos obnixe in Domino ut Patres dis- 
ponerent de ipso secundum beneplacitum eorum. 

Receptus est in Societatem nostram Magister Oliverius Flan- 
der de quo alias ad vos scripsit P. Baptista. Is per annum 



1 P. Oliverius Manareus. 



An. 1551 



395 



integrimi perseveravi in hac volúntate; ut pulcherrimae spe- 
eiei dote praeditus est , ita forti ac robusto corpore, et , quod 
majus est, bona animi indole et modestia. 

In festo Pentecostes receperunt a Patribus sacramentum 
synaxis seholastici quadraginta, singulisque diebus festis per- 
severam multi. Multa alia potuissent a Patribus fieri et ad 
P. T. scribi, nisi obstitisset adversa valetudo P. Baptistae, in 
quam saepius recidit. 

His finem dicendi faciam, commendans orationibus P. T. im- 
primis animam meam , deinde infirmos Patres ac universos 
Fratres, qui omnes simul complemus numerum duodenarium, 
exceptis duobus famulis. 

Bene vale, mi R. P. in Domino Jesu, quem rogamus ut te 
diu nobis incolumem servet. 

Lutetiae , Kalendis Septembris 1551 . 

Tuus in Christo obedientissimus filius, 

ROBERTUS ClAVSSONIUS. 



Superscrtptio in quarta pagina. R. do in Christo Patri, Do- 
mino Ignatio de Loyola, Praeposito Generali Societatis Jesu. 
Apud Sanctum Marcum. In aedibus S. Mariae de Strada. 

Romae. 



Solvantur latori quatuor solidi Romani. 
Alia maini in ima paginae quartae ora: 1551, Lutetie. de 
Clausonio, calendis setenbris. 

Et maini J. Ph. Vito: Qua.. Parigi, cai. 7. bris , Sett. 51. Q. S. 
Et in ter tia pagina : oí èpoì ¿tal tctwyoì cóaTrsp syw. 



3% 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Praecedentium Roberti Clayssonii litterarum 
a P. Polanco emendataium 
exemplum in Hispaniam missum 



1 

MS 

Gratia et pax Domini nostri Jesu Christi etc. 
R. de in Xpo. Pater: 

Ut aliqua in parte saltem satisfiat obedientiae sanctae de 
conscribendis ad vos litteris singulo quadrimestri, ego ob adver- 
sam valetudinem Patris nostri Baptistae Violaei et aliorum, 
quibus haec fuisset commendata cura, scribendi onus suscepi. 
Quoniam vero non omnia, quae gesta sunt, sigillatim novi, de 
multis pauca referam; illudque primum quod Rev. dus Episcopus 
Claramontensis promisit se daturum domum Societati sitam in 
urbe Biliomi, quae urbs est et universitas in Auvernia, modo 
P. T. aliquos ex fratribus velit eo mittere, promittens interim, 
dum urbs ipsa collegio providerit de necessariis, se illis omnia 
suppeditaturum. P. Baptista quid faciendum ea in re abs te 
nosse cupit. 

Invisit nos idem Episcopus sub festum Ascensionis Domini 
ac per horam cum dimidia alloquutus est Patrem Baptistam tam 
de his, quae in universa Societate, quam de his, quae ad salutem 
et aedificationem animae suae faciunt. Omnes epistolas Socie- 
tatis nostrae, quae ad nos deferuntur, primus petit et benignis- 
sime excipit jubetque per sacellanum suum in volumen redigi, 
quod, ni fallor, excrevit in magnitudinem epistolarum Cicero- 
nis familiarium. 

Clericus cujusdam consiliarii , cui negotium privilegii nostri 
commissum fuerat, ubi perlegit Institutum Societatis nostrae, 
nos unice dilexit adeo ut omnino spiritu Societatis nostrae 
duci videatur. Is brevi exercitia aggredietur. Tantumdem et 
alius, quem ipse in familiaritatem nostram traxit; ubi quid de 
ipsis Dominus disponat videbimus. Quidam alius juvenis exer- 
citia fecit, qui in eis intellexit a Chro. se ab hoc mundo avocari. 



« Cod. 1551, fol. 19 v.° et 20. 



An. 1551 



397 



Quidam religiosus, olim S.' Dominici, nunc alterius ordinis, 
eadem absolvit exercida, non sine magno fructu et vitae suae 
emendatione, paratusque est redire ad primum suum institu- 
tum, a quo per dispensationem se subtraxerat, modo recipi 
possit, vel ingressurum Carthusiam. Tandem rogavit obnixu in 
Domino ut Patres de ipso disponerent secundum beneplacitum 
eorum. 

Receptus est in Societatem nostram Oliverius Flander, de 
quo alias ad vos scripsit Pater Baptista. Is per annnm integrum 
perseveravit in hac volúntate ; ut honestíssima specie ac robore 
corporis, ita, quod praeclarius est, óptima animi indole et mo- 
destia praeditus est. 

Tn festo Penthecostes receperunt a Patribus sacramentum 
synaxis plurimi scholastici, singulisque diebus festis perseve- 
ram multi. 

Multa alia potuissent a Patribus fieri , nisi obstitisset adversa 
valetudo Patris Baptistae, in quam saepius recidit. 

His finem dicendi faciam, commendans orationibus P. V. 
imprimis animam meam , deinde infìrmos Patres ac universos 
fratres, qui omnes simul complemus numerum duodenarium, 
praeter duos fámulos. 

Bene vale, mi R. de P. in Dno. Jesu, quem rogamus ut te diu 
incolumem servet. 

Lutetiae, kal. Septembris 1551. 

Tuus in Xpo. obedientissimus filius, 



ROBERTUS ClAVSSONIUS. 



398 



LlTTERAE QUADRIMESTRKS 



CI 



Dionysius Vazquez 
Patri Ignatio de Loyola. 
Compiuto, 1 Septembris, 1551 l . 

IHS 

Muy R. d0 in Christo Padre. 

La gracia y paz de Nuestro Señor sea contino en nuestras 
ánimas. Amen. 

Dáseme tan mal este oficio de escrebir, que, aunque haya 
muchas cosas de que hacer saber á V. P. y á los Padres y Her- 
manos mios en Cristo, para mayor gloria del Señor y confu- 
sión de los que en Alcalá estamos, basto yo para las escurecer. 
Gloria sea al Supremo Autor de todo el bien , el cual modera, 
templa y gobierna todas nuestras cosas , prosperándolas cada 
dia con nuevos sucesos de mejoría. 

Todavía diré algo del fruto y aprovechamiento espiritual 
que todo este reino de Toledo recibe de la doctrina y ejercicios 
espirituales de esta casa y colegio ; porque concurren aquí tan- 
tas personas, así naturales como de otras partes, que la casa 
no puede cumplir con todos, aunque más quiera estrecharse. 
Todos estos vienen mostrando grandísima sed de la salud de 
sus ánimas, y buscan quien les enseñe el camino de la fuente 
de vida eterna, y quien les descubra el pozo de agua viva. Y 
tanto que unos de ellos convidan á otros á venir, y los incitan 



1 Autographae in duplici folio n. 450 et 451. 



A.v 1551 



399 



y mueven, á semejanza de la samaritana, que iba dando voces; 
de tal manera que muchos que vinieron con mucho secreto y 
silencio á hacer los ejercicios, apénas han salido de casa, 
cuando ellos mismos se andan publicando, y dicen dónde han 
estado, qué hicieron, qué fruto sacaron. Cosa es de maravilla 
el conocimiento que el Señor en estos ejercicios les communica, 
y cuan diversamente sienten, después de haberlos hecho, de 
las cosas de Dios, que antes juzgaban. Después que ultima- 
mente á V. P. escribí, en esta casa nunca han cesado de estar, 
cuándo tres, cuándo cuatro y muchas veces seis, entre los cua- 
les han sido religiosos muy antiguos, y otros canonistas y teó- 
logos y personas graves. Bendito sea el nombre de Nuestro Re- 
dentor, que solo hace maravillas. 

Entre estos vino un Doctor, sacerdote y de muy grande 
autoridad entre los suyos, y no de menores letras, el cual, 
viendo el fruto de los ejercicios, no se contentó con llevar para 
sí el fruto, mas con grande instancia pidió á nuestro P. Villa - 
nueva que se hiciese lo mismo que con él se había hecho, con 
sus criados, afirmando no podría tener en su compañía hombre 
que no hubiese hecho los ejercicios; y así aunque no habia tanta 
disposición, por le consolar en esto, vinieron un capellán y dos 
criados á los hacer, y todos fueron , según se pudo colegir, con 
grande aprovechamiento. 

Espérase que con ser aquel Señor Doctor y Visitador gene- 
ral de un obispado de los principales del reino, se seguirá gran 
servicio á Nuestro Señor de su doctrina y ejemplo. Pedia á 
nuestro P. le diese licencia para salir de casa y traer un cán- 
taro de agua acuestas desde la fuente; pero nuestro P. tempe- 
raba sus ardores por algunos buenos respetos. La mies es tanta 
que, aunque siempre ha habido, como tengo dicho, gente en 
casa, ha}' otros que con hambre esperan á que el P. Villanueva 
tenga lugar para recibirlos á lo mismo; y así hay tanta gente 
de fuera y de la Universidad, que muchos buenos sujetos se 
quedan sin aprovecharse en los ejercicios, deseándolo y pidién- 
dolo, por no haber tanta disposición. 

En las otras letras que á V. P. escribí, creo que dije cómo 
todo el convento de unos frailes jerónimos de Santa Ana de 
Tendili a habían hecho los ejercicios, y que fueron de algunos 
otros frailes murmurados , y que se quejaron á su Presidente, 



400 



LlTTERAE CUADRIMESTRES 



que es corno Provincial en España. Tanto hicieron estos, que 
conmovieron al Presidente con fictas acusaciones, á que vino 
desde Sevilla al monasterio de Santa Ana muy indignado; 
donde llegado no disimuló su enojo, antes comenzó á reñirles 
ásperamente, y quitóles todas cuantas escrituras tenían de ca- 
so (sic) de meditación ó ejercicios; y ellos á todo esto mostraron 
muy grande contentamiento y alegre cara y ánimos apareja- 
dos para todo cuanto de ellos quisiese hacer : lo cual todo cum- 
plían aun mejor con las obras que con las palabras. Entónces 
el Presidente, espantado como de cosa que otras veces él nunca 
habia visto, ni ahora esperado, amansó en tanta manera, que 
dijo: Vosotros me habéis confundido, y sabed que yo venia in- 
dignado contra vosotros por lo que me habían dicho de estos 
ejercicios ; pero 3^0 veo en vosotros otra obediencia y aparejo 
que en los demás he visto, ni aun ántes de esto en vosotros co- 
nocí; y doctrina que á los religiosos ayuda á saber obedecer á 
su prelado y á humillarse los hombres y mortificar las propias 
voluntades, esta, cosa es del cielo. Y así, loándolos mucho y 
adhortándolos á semejantes obras, les volvió sus papeles todos, 
diciendo que aprovechasen á sus hermanos en las otras casas; 
y así dividió algunos de ellos por otras casas y les clió cartas 
favorables y de mucho crédito. 

De allí fué el Presidente á Valladolid , donde estaba cierto 
señor, que habia sido principal en indignane contra sus frailes; 
y este señor, en viéndole, le preguntó como por burla qué ha- 
bia hallado de nuevo en Santa Ana; á lo cual respondió el Pre- 
sidente que recogimiento y humildad y obediencia y devoción, 
informándole muy largamente del negocio y dándole de todo 
suficiente relación. Y de esto hasta aquí. 

De Toledo (donde hay en muchos buenos deseos de aprove- 
char sus almas) vino los dias pasados una persona de la iglesia 
mayor, muy señalada y conocida, y hizo los ejercicios con gran 
fruto y utilidad, según ha mostrado. 

Las confesiones y comuniones de los que aquí frecuentan 
nunca cesan; ántes Nuestro Señor las trae más abundantes cada 
dia. Demas de esto, nuestro P. Villanueva, en consejos y con- 
versaciones y otras obras del servicio de Nuestro Señor, ocupa 
muchos ratos, de que no menor fruto se sigue que de todo lo 
demás. De todo se dé gloria al que por dárnosla se dió en la 



An. 1551 



401 



cruz. El dé á V. P. su santísima gracia con cotidiano aumento. 
Amen. 

De Alcalá 1.° de Setiembre de MDLI. 
De V. P. hijo indignísimo en Cristo 

Dionysius. 



Super scriptio. IHS Al muy R. d0 en C t0 el P. Maestro Igna- 
cio, Prepósito General de la Compañía de Jesus, en Roma. 
Poiana' ma nu in quarta pagina: 1551, Alcalá. 
Vestigi um sigilli in cera rubra. 



CU 



P. Leonardus Kessel 
Patri Ignatio de Loyola. 
Colonia, 1 Septembris 1551 

IHS 

Gratia et pax Christi Domini sit semper in omnibus nobis. 
Reverendissime in Christo Pater. 

Proposui Dei gratia P. V. paucis conscribere quonam in 
statu res nostrae Coloniae se habeant, simul etiam de fructu, 
quem Deus Optimus Maximus hic operari dignatus est hoc 
mense Augusti. 

In primis numquam possum P. V. satis gratias agere pro 
tanto Patre et confratre, pro Domino scilicet Arnoldo 4 , quem 
P. V. ad nos misit, cujus colloquio et conversatione multum in 
Domino reficior, nec parvo cum fructu Coloniae manet; corpore 
nunc sanus et fortis est, laus Deo omnipotenti. Ipso die Sancti 



• Autographae in folio duplici, cui olira nn. 390 et 391, nunc 88 et 89. 

* P. Arnoldus Hezeus. 

T. 1. 26 



402 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

Petri ad Vincula suas celebravit primitias in nostra parochiali 
ecclesia cum magna populi aedificatione. Multis explicare non 
possem quantae effunderentur lacrymae audirenturque suspiria 
et gemitus. Magna fuit populi frequentia et devotio, ita ut num- 
quam antehac tantam in populo devotionem conspexerim: 
omnes ad offerendum properabant ; etsi ad oifertorium non sta- 
remus, multa tamen offerebantur , sed omnia pastori nostro re- 
liquimus, qui sine nostro jussu ecclesiam tapetis et ramis ornar i 
fecerat. Magnum etiam numerum communicantium P. Arnol- 
dus in sua prima Missa habuit , qualis antea numquam visus 
fuit, studiosorum adolescentum , cum magna populi aedifica- 
tione. 

Post dies vero aliquot P. Arnoldus incoepit audire confes- 
siones studentium, et, in vigilia Assumptionis B. tae Virginis, 
usque ad medium noctis confessionibus audiendis occupatus 
fuit magno cum fructu, quoniam ex ipsis tres adolescentes ad 
ordinem S. P. Francisci intrandum, ad inferiores partes pro- 
fecti sunt. 

Hisce diebus a quibusdam multum rogatus fui ut ad quos- 
dam proficiscerer , ad multorum conscientias juvandas, quae 
male contentae erant, et ad alia multa necessaria negotia ex- 
pedienda. Consensu et suasu P. Arnoldi profectus sum; et Deus 
Optimus Maximus , sua gratia, multa bona operatus est. Ipso 
enim die Sancti Laurentii Martyris in quodam pago, nomine 
Alphen, in ecclesia exhortationem habui cum magna omnium 
aedificatione, in qua exhortatione plusquam quadringenti prae- 
sentes erant; postea plurimum instabant ut die altero adhuc 
unam exhortationem habere vellem; sed lemporis angustia non 
patiebatur. Plurimi parentes suos mini offerebant filios ut me- 
cum eos ducerem; sed, quoniam aliqui annum 14 et 15 prius age- 
bant -, permisi eos apud parentes adhuc in studiis ; sed tribus 
adolescentibus, naturalibus bene bene 3 dispositis, dedi licentiam 
ad nos veniendi circa Natalem Domini, quoniam aliter fieri com- 
mode non poterat. Multa etiam cum pastore hujus pagi egi, qui 

1 Quid per haec verba ad inferiores partes significetur nescimus; opinamur autem 
hunc esse sensum, scilicet, tres illos adolescentes ad Franciscanos perrexisse eo animo 
ut in inferiorem graduili fratrum laicorum adiniiti postularent. 

2 Annum decimum quartum aut decimum quintum nondum, vel vix, attigcram? 

3 Sic, et forte aequivalet sai bene. 



An. 1551 



publice cum sua concubina manebat. Libenter nos audivit pro- 
raisitque emendationem in omnibus. 

Post diem unum aut alterum, cum mea negotia expedivis- 
sem, ad civitatem quamdam, Tiel 1 dictam, profectus fui, ubi 
humaniter a quodam primatu civitatis receptus fui, qui fílium 
sLium post annum unum ad nos destinavit mittere; nisi defectus 
annorum obstitisset, jam mecum profectus fuisset. In hac civi- 
tate multum desiderabant aliquos de Societate Jesu. 

Altera die, negotiis expeditis, profectus sum Noviomagum, 
ubi a quodam canonico valde etiam charitative susceptus fui, 
qui ad Societatem est valde aftectus. Cum hic essem, amici Re- 
verendi P. Canisii multum instabant ut semel ad eos venirem; 
sed, quoniam eodem die mihi proficiscendum erat navigio Colo- 
niam, non diu haerere potui. Cum jam ad eos venissem, inveni 
fratrem R. di P. Canisii, qui propter infirmitatem, relictis ad tem- 
pus studiis , ad patriam profectus erat, sed jam bene habebat. 
Valde ad Societatem Jesu est affectus. Postquam bona aliqua 
internos contulissemus , quantum tempus patiebatur, tandem 
valedixi ei in osculo pacis et charitatis, et Christo Jesu Domino 
nostro commendavi; ipse vero cum canonico, meo hospite, in 
genua provolutus, benedictionem a me petierunt, tunica me te- 
nentes ne evaderem; quo spectaculo multum in me confusus fui 
de tanta eorum humilitate. Sic coactus, ipsis benedictionem 
dare debui. 

In navi, Coloniam proficiscens, exhortationes habui cum 
magna omnium aedificatione; multa audiebantursuspiria, lacry- 
mae fundebantur cum melioris vitae proposito ; lutherani , qui 
praesentes erant, ab eorum calumniis desistebant ; quidam 
etiam studiosus, qui nobis aderat, promiserat se frequentius ad 
nos venturum confitendi gratia. 

Coloniae etiam confessionibus audiendis occupatus fui: multi 
etiam studiosi ad nos veniunt boni aliquid audiendi gratia. 
Multi etiam studiosi adveniunt cum sexta feria a nostris habe- 
tur oratio exhortatoria ad virtutem. Paucis abhinc diebus pa- 
ter confratris nostri Erardi 2 Leodiensis adduxit nobis filium 
suum majorem, quem habebat in studiis; quem cum videremus 



» Vide Polanco, Citrón., t. Il, pag. 583 et in eodem tomo geographicum indiccm, 
pag. 815. 

a Erardi Dawant. 



404 



LlTTERAE QUADRIMESTRE^ 



naturalibus bene dispositum magnoque affectu ad Societatem a 
Domino trahi, in domo suscepimus; alios quoque duos Leodien- 
ses habemus, de quibus multa bona speramus, cum nepote con- 
fratris nostri Balduini '. Novum etiam habemus coquum viginti 
quatuor annorum, qui se in omnibus et ad omnia, Christi Jesu 
amore, resignare studet et se totum Societati dare. 

Haec, pro hoc tempore, P. V. scribenda occurrunt, cui unice 
nos commendamus, Reverendorumque Patrum et Fratrum Ro 
mae agentium precibus plurimum etiam nos commendantes, 
quos omnes in Christo salutatos cupimus. Bene valeat P. V. in 
Christo semper. 

1551, p. a Septembris. 

R. ae V. ae servus indignus, 

Leonardus Kessel. 



Super script io. f R. do in Christo Patri D. Ignatio de Loyola, 
Societatis Jesu Praeposito. Romae. 
Alia mariti: Quad. Colon. p. a Septem. 

Vestigium cerae sigilli. 



1 Balduini Delanoe. 



An. 1551 



405 



CHI 



P. Joannes de Victoria 
Patri Ignatio de Loyola. 
Vienna, 1 Septembris 1551 '. 

IHS 

Gratia et pax Domini Nostri Jesu Christi, etc. 

Ut sanctae obedientiae praecepto satisfiat , ea quae per Dei 
gratiam his quatuor mensibus acta sunt, nimirum a nostra ex 
Urbe profectione, quanta brevitate res ipsae patientur, his lit- 
teris complectar. 

Variis igitur in locis, antequam R. dus P. Nicolaus de Lanoy 
cum reliquis octo fratribus Bononiam perveniret, varia prose- 
quebantur exercitia; concionabantur aliqui in templis vel in 
plateis, alii in hospitiis vel in ipso itinere, quoad fieri poterai, 
nunc hos nunc illos, ut opportunitas et occasio ferebat, de rebus 
piis alloquebantur ; alii vero, cum modestia et taciturnitate, sibi 
commissa diligenter curabant. Sic demum, Deo duce, post deci- 
mum diem, non sine fructu conversantes ubique, Bononiam in- 
cólumes pervenerunt; ubi cum Morales et ego, ut scriptum erat, 
nos adjungeremus , R. mo Archiepiscopo Saulo, Vicelegato, sa- 
lutato , a quo perhumaniter fuimus excepti , postridie illius diei 
Bononia discessimus, Patribus ac Fratribus, qui ibi aderant, 
valedicentes, qui summa ac singulari quadam charitate comple- 
ctentes nos comitantesque per totam civitatem , ad portam 
usque nos deduxerunt; ubi corporum quidem sejunctio, animo- 
rum vero minime, facta est. Atque ut in summa omnia dicam, 

1 Bina habemus harum litterarum apographa. Unum, a P. Bernardo Oliverio fa- 
< tura, in Codicis 155), fol. 14 et 15. Alterum, in Historia varia, voi. i, fol. L'30 et 231 ; hoc 
nos transcribemus, quia aliqua continet quac in primo dcsiderantur. 



406 



LlTTERAE CUADRIMESTRES 



eodem modo iter agentes quo Bononiam usque, Tridentum per- 
venimus; a R. mo Cardinali Legato Concilii ac R. mo quoque Car- 
dinali Tridentino et ab aliis Episcopis, Veronensi et Calagur- 
ritano, apud quem pransi sumus et aliqui etiam fratrum tum 
latine tum italice concionati, paterna sane excepti fuimus pie- 
tate, qui non solum quae in nostrum iter videbantur necessa- 
ria, verum etiam seipsos ultro offerre nobis non dubitabant, 
divino quodam amore ac mira jucunditate coram adstantibus 
complectebantur '. 

Secundo sumus inde profecti die, atque, ut consueveramus, 
iter agentes , paucis post diebus fluvium tenuimus , qui ab 
Inspruch, seu Oeneponto, si malis, regia civitate, sex ad sum- 
mum milliaribus distai italicis ; ibique navim conscendentes, ubi 
diu forte fuerat immorandum, nisi ab Inspruchensi regio Con- 
silio quasi edictum quoddam ac imperii sigillo obsignatae lit- 
terae accessissent, ad Viennam quinto post appulimus die. 

Sic itaque, Pater observandissime, uno mense totum iter 
confecimus. In Italia, ut dixi, concionibus, conversationibus 
atque exemplis dilectissimi nostri fratres aliquid lucri faceré 
contendebant; ñeque id quidem tentatum sine fructu ausim 
dicere, siquidem per Dei benignitatem odorem pietatis atque 
religionis ubique fundebant. Ut autem ventum in Germaniam 
est, cum lingua minimum valerent ut animi conceptus expone- 
rent, pace, tranquillitate, modestia, taciturnitate ac patientia 
id unusquisque efficere contendebat, ut omnibus aedificationi 
esset. 

Suscepit nos R dus P. Claudius ut patres (sic) decebat, qui, 
cum aliquot ante dies huc appulisset simulque cum eo Mgr. Pe- 
trus Schorichius, jamdudum nos exspectaverat ; excepit nos 
R. mus Viennensis 2 ; exceperunt et alii dignissimi viri; et prae 
caeteris R. mus Labacensis 3 , qui est Regi ab animae secretis et 
dispensator eleemosynarum , summa sane cum pietate. Qui 
etiam ad hospitium usque, aliis comitatus viris, ultro nos quae- 
situm venit, statimque destinatum habitationi locum paravit, 



1 Sic utrumque apographum; nec certo attingimus quae verba aut desiderentur aut 
redundent aut emendari debeant ut sensus perspicuus evadat. 
- Fredericus Nausea, Viennensis Episcopus. 

3 Urbanus Weber (Textor ), Labacensis Episcopus , Ferdinand! , Romanoruru Regis 
confessarias. 



A». 1551 



407 



nosque tamquam protector et pater satis commode in eo collo- 
ca vit. A quo ad serenissimum Regcm postridic deducti, ab ipso 
vero humanissime quidem fuimus excepti, qui, cum omnium 
nostrum manus, non tamquam dominus sed ut amicus, more 
germanico, laeta fronte apprehenderet , suas deosculandas mi- 
nime concedere voluit. 

Suppeditavit postea sufficiente!* satis semperque nobis ne- 
cessaria suppeditat, et multo plures quam huc venimus expetit; 
ac R. mo Labacensi et P. Claudio saepius pollicetur brevi nimi- 
rum se huic collegio firma jacturum fundamenta. Mira est apud 
Regem Societatis auctoritas. Ejus opera aliquando reformatam 
iri regionem illam sperare se ostendit. Patrem vero Claudium 
sic extollit ut neget se concionatorem unquam praestantioris 
doctrinae audivisse. Cum autem id consilium doctissimis qui- 
busqueUniversitatis placuisset, ut scholasticae theologiae com- 
pendium, quod studiosis praelegi possit, ex optimis auctoribus 
collectum fieret, Patris Claudii doctrinae solidae et judicio pru- 
denti committi id opus, adhibita etiam Regis auctoritate, cura- 
bant. Qui quidem Rex, in summa, singulari quadam nosprose- 
quitur pietate, unde facile speramus R. dos P. es nostros non ita a 
publicis negotiis, eis, inquam, quae ad incrementum christianae 
religionis spectant, liberos fore, ut lectionibus quotidianis assi- 
due vacare possint, etiam si plures adhuc adessent Patres, qui 
in iis sanctis exercitiis suam valerent operam praestare. Quos 
quidem sancto quodam desiderio et mitti et incólumes ad nos 
venire exoptamus. Faveat Deus omnipotens tanti Regis votis, 
et operibus rebusque nostris praesit semper, quo facilius et 
uberius gratos in odorem suavitatis fructus reddere valeamus. 

Paucis ab adventu nostro diebus, habitis, ut assolet, tantis 
Patribus dignis orationibus, R. dus P. Claudius epistolam ad 
Romanos, R. dus vero P. Nicolaus de Lanoy quartum librimi 
M. tri sententiarum aggressi sunt explicare. Habuere studioso- 
rum atque magnatum satis frequentem numerum. In progressu 
vero magni etiam nominis ecclesiarum principes quampluribus 
doctis fortasse comitati viris semper accedunt. Unde etiam nunc 
qui sint in Germania, favente Deo, proventuri fructus prope- 
modum jam videmus. Faxit tamen Dominus ne corporis vires 
Patres deficiant; multa enim impendunt illis a publicis, a pri- 
vatis atque domesticis rebus negotia, quibus operam dare ne- 



408 



LlTTERAE QUADRIM ESTRES 



cessario tenentur, tantaque uno eodemque tempore occurrunt 
agenda, et plura etiam indies videntur accessura, ut multa vel 
omitiere, vel saltem in aliud rejicere tempus, necessarium sit. 

Ut etiam aliquid de nostris privatis studiis et exerci tiis T. P. 
intelligat, quotidie simul mane sacrum audimus; privatae autem 
orationes et conscientiae examina quotidie suis temporibus 
fiunt; at ñeque ob id sane studia litterarum sunt remissio- 
ra. Legit namque domi R. dus P. Nicolaus satis mane dialecti- 
cem, qui alioqui non parum facturus videbatur, si et publicae 
Theologiae lectioni et domesticaram rerum praefecturae satis- 
faceret. Isocratem graecum M. Schorichius interpretatur a 
prandio; aliquid de rhetoricis M. Erardus, necnon de gramma- 
ticis praeceptis, destinatis horis, exponit. Ego vero bonam par- 
tem libri Ciceronis de amicitia, ut potui, hactenus explicavi; 
grammaticamque graecam Clenardi cum fratribus tum repeto, 
tum etiam quae non audierunt explano, ita ut, cum illos juvare 
contendam, me magis ipse erudire laborem. Fiunt repetitiones 
quotidie ; disputationes vero dialectices et grammatices graecae 
certis diebus in hebdómada constitutis ; epistolaram compositio 
non omittitur; componuntur et carmina in Sanctorum laudem 
aut de aliqua re pia. Ordine spirituales etiam declamationes 
diebus festis, dum reliqui coenant, habentur ab aliquo. Aliis 
autem diebus, et mane et vespere, pii alicujus libri audimus le- 
ctionem, lectore ordine praestituto. Accedit his omnibus quo- 
que hujusmodi exercitium quoddam, quo et studiosi excitan et 
melius quae PP. legunt percipere possint, ut aliqui nostrum in 
communi Universitatis gymnasio de illis, quae Patres petierint, 
rationem, aut, eorum repetitis argumentis, responsum reddere 
debeant. Quod quidem assidue factum est, et fit etiam nunc, in 
lectione M. tri sententiarum, unaquaque distinctione absoluta. 

Domestica vero officia, hactenus in fratres distributa , prae- 
dictis adduntur exercitiis; ñeque Philosophiae magistris co- 
quina pepercit, qui tanto magis se forte digniores reputant 
quanto diutius tali pro Xpo. fungi datur officio, non ignorantes 
posse sine litteris muitos, sine humilitate vero neminem, patriam 
introire coelestem. 

His autem scriptis , aliis etiam non inconsulto omissis , sed 
ad majorem Dei gloriam in aliud tempus rejectis, illud omnino 
non reticendum videbatur: venisse, videlicet, hactenus nonnul- 



An. 1551 



409 



los etiam nobiles ad P. ' ut de peccatis confiterentur , qui qui- 
dem et sacram una nobiscum cupientes suscipere communio- 
nem, ut temporibus istis ad id sese satis humiles praebebant. 
Augeretur horum numerus, ut spero, siquidem et sacerdotum, 
qui eos audirent, numerus augeretur, aut si forte lectiones illa- 
que negotia, quae Patres nostros distinent, non totum, quod 
suppetit, tempus sibi dari exposcerent; quod si aliquid ali- 
quando ab his subtrahi possit temporis, id totum aut infirmis 
invisendis aut alicui hujusmodi operae piae libentissime datur. 

Dum in sermonem de infirmis incidimus, de nostris etiam in 
mentem venit, quos quadam, post adventum huc nostrum, pie- 
tate Dominus exercuit, ac paucis subinde diebus solita sua cle- 
mentia libera vit. Vix huc appuleramus, dum febris quaedam 
uteumque gravis Suetonium, Martinum, Guilhelmum, Brictium 
ac Moralem, fratres dilectissimos, invaserai; quae quidem certe, 
brevi discedens, non ut corpora , multo itineris labore aliisque 
incommodis defatigata, vexaret, verum ut multa charitate mé- 
dicos quosdam nobis conjungeret, visa est accessisse. Hi enim 
non solum ultro suam operam pollicebantur, verum etiam et id 
exoptare, et uter eam praestaret , sancta quadam aemulatione 
contendere vibebantur. Compensei Deus Opt. Max. largitione 
gratiae illorum ipsorum et operam et voluntatem. 

Scripsimus, Pater observandissime, R. P. T., quae menti oc- 
currebant. Nunc vero id súperest, ut nos tuae R. P. humillime 
commendemus, cujus orationibus quo magis indigemus , tanto 
quidem ardentius cuncti supplices eas poscimus. 

Viennae, primo Septembris die 1551. 

R. P. T. itidignus servus, 

Johannes de Victoria. 



1 Sic etiam utrumque nostrum exemplar; quod si recte habet, de uno P. Claudio Tajo 
serrao esse videtur. 



410 



LlTTERAE QUADR1M ESTRES 



C1Y 



Joannes Baptista de Jesu, 
Ex commissione Patris Joannis Pelletarii, 
Patri Ignatio de Loyola. 
Ferraria, 3Septembris 1551 

IHS 

Gratia et pax etc. 

Adest tempus , venerande Pater, in quo, obedientiae jussu, 
rationem eorum, quae bis quatuor mensibus , totidem enim in 
hac civitate exegimus, Dei gratia facta sunt, reddere tenemur: 
quam provinciam libentissime R. P. Joannes Pelletarius, si per 
multas occupationes licuisset, erat suscepturus. Quare hoc mihi 
oneris, impar sane meis viribus, utcumque tamen subeundum 
fuit. 

Et ut primo loco de fratribus aliquid attingam , scito id se- 
dulo curari a Patribus, ut non solum in vocatione permaneant, 
veruni etiam ut magis ac magis in dies in spiritu proficiant. 
Litteris vero summa cum diligentia vacant; enarrai P. Joannes 
mane tres lectiones , primam in litteris humanioribus , alteram 
in rhetoricis , tertiam in grammatices latinae praeceptis ; a 
prandio vero binae, et quidem de graecis, lectiones perleguntur. 
Inter coenandum quotidie nostrum unus aut concionatur latina 
aut vernácula lingua, aut certe orationem habet. Singulis die- 
bus dominicis etiam aliqua habetur oratio aut a fratribus , aut 
ab his, qui in ludo litterario, sub fratrum disciplina, litteris 
incumbunt. Pergratum parentibus esse, ut filiorum ingenia hoc 



1 Autographa in folio duplici, cui olim nn. 230 et 281, nunc vero 64 et 65. Castigata 
valde fuit, et quidem merito, a P. Polanco. Itaque nos eam primo loco prout e Patris 
Polanco manibus evasit, secundo autem qualem reliquit ejus auctor, transcribemus. 



A.v. 1551 



111 



genere dicendi se exerceant, experimur: ad eam autem oratio- 
nem multi accedunt externi; sed de fratribus hactenus. 

Dux Ferrariae Illmus. perhumanum se nobis exhibet; et, 
licet illum longo sermone alloqui (per nimias in tractanda prin- 
cipimi pace occupationes) facultas non fuerit, interrogat saepe 
de nobis, et perplacent illi (ut nobis relatum est) quae agimus, 
tam in concionibus ac confessionibus, quam in schola quam 
aperuimus; ad quam non pauci studiosi jam accedunt, quorum 
quidem tanta et morum et studiorum est in melius mutatio, 
ut qui eos noverint et obstupescant et mirifice delectentur. 
Cum enim multi prius moribus depravati ac blasfemiis omni- 
busque tìagitiis dediti essent, nunc longe aliter se habent. Si 
quis enim verbum aliquod minus honestum aut mendacium de- 
promat, aut legem aliquam collegii transgrediatur, est qui eum 
statim ad praeceptores deferat , et correctione emendatiores in 
dies redduntur. De quo quidem instituto eo impensius gaudent 
et aedificantur homines quod quicquam pro eo muñere ñeque 
exquirimns, ñeque optamus, immo oblata multa rejicimus. Nam 
saepe contingit ut puerorum patres ad nos muñera mittant, 
sed eis remittuntur, licet acciderit aliquando ut, remisso uno 
servo a nobis cum muñere , alter sit remissus , qui astute domi 
nostrae et ciam suum múnus deponeret. Alii asserentes id 
scandalo esse , quod nihil quicquam recipiamus , nos urgent 
suamque operam facultatesque pollicentur. 

Inter alios duo potissimi sunt qui suos etiam filios Societati 
dare peroptant; cum tamen alter unicum filium, et quidem mul- 
tis virtutibus . decoratum ac aetate provectum habeat ; alter 
vero, qui tres habet, libenter (si per aetatem liceret) omnes So- 
cietati donaret. Ex hac certe schola Deo Optimo Maximo non 
mediocres fructus colligendos esse non dubitamus. 

Sunt in ea ex fratribus duo praeceptores, qui diversas prae- 
legunt lectiones ; observatur in ea id, quod fere in Societatis 
collegiis observan solet ; nempe ut scholastici, saltem singulis 
quibusque mensibus, confiteantur. Lectionibus christianae do- 
ctrinae ac in templo concionibus , quae singulis diebus festis a 
P. Joanne summa cum auditorum aedificatione fiunt, frequen- 
tes intersunt. 

Visitantur fere quotidie xenodochia , in quibus P. Pascha- 
sius multas audit confessiones magno cum fructu , nec paucas 



412 



LlTTERAE QUA DRI MESTRES 



a faucibus daemonis animas eripuit; inter alios fuit quidam, 
qui, cum in gutture vulnus accepisset, quamvis per vulneris 
spiramina sibilaret eisdemque sumptus cibus elaberetur, nullo 
modo, ut inimico offensam condonaret, persuaden poterat. Ve- 
runi illum invisens et ad confessionem alliciens P. Paschasius, 
ejus animam Christo per ipsius gratiam acquisivit. Quidam 
alius sacerdos, cum ob peccatorum cong'eriem de propria salute 
desperaret , deque Dei misericordia usque adeo diffiderei , ut a 
multis id tentantibus in spem erigi non potuerit , invisentibus 
eum Patribus , divino favore resipuit ac paucos post dies ani- 
mam efflavit. 

Ad confessiones magno numero et devotione concurritur, et 
inter eos, qui crebro ad eas ac sanctissimum Eucharistiae sa- 
cramentum accedunt, maxima pars eorum est, qui vere pos- 
sunt spirituales appellari, nam Domini vestigia summo fervore 
prosequuntur. Hi sese in componendis dissensionibus exercent, 
et mulieres, perniciosam vitam agentes, ad bonam mentem red- 
ducere student, pauperum in hospitalibus curam habent, 
demum pietatis et charitatis functionibus se studiose occu- 
pant. 

P. Paschasius multis in praesentia spiritualia dat exercitia, 
et inter alios quibusdam nobilissimae familiae foeminis : dedit 
etiam plurimis , proxime elapsis diebus , ex quibus aliquae vir- 
gines ingressae , aliquae ingressurae sunt coenobia ; et Doctor 
quidam in utroque jure , iisdem exercitiis promotus , ad idem 
praestandum paratum se esse profitetur. Hi homines ita erga 
Societatem sunt affecti, ut numquam a nobis, dum possunt, re- 
cedere velie videantur ; et quamvis audiant diebus festis mane 
concionem, et a prandio lectionem de Christiana doctrina, nec- 
non domi orationem a fratribus habitam (quam tamen non 
omnes intelligunt), non illis id sufficit; adhuc vellent a P. Pa- 
schasio privatam exhortationem, asserentes se non aliud opta- 
re quam integrarti diem in divino servitio transigere. 

Ad nos deducti fuere (nostro audito adventu) complures a 
spiritibus immundis vexati, ex quibus mulier quaedam a duode- 
cim milliaribus est adducta. Alteram sacerdos, qui alias eam a 
daemonio liberare conatus fuerat, deduxit, qui quadam simplici- 
tate P. Paschasio dicebat daemonem in digiti apicem se recipere 
coegisse, sed neutiquam inde detrudere illum potuisse. Haec ab 



An. 1551 



4i:í 



ipso P. Paschasio sola confessione liberata fuit, paucosque post 
dies ex hoc exilio ad patriara felicitei- migravit. 

Idem P. in Christiana fide duos erudivit hebraeos. Quorum 
alter, ubi edoctus fuit, uno et eodem die baptizatus fuit, et sacri 
olei unctionem suscepit , ac ad superos convolavit. Reconcilia- 
vit quoque Deo quemdameorum, qui olim in Lusitânia baptizad 
fuere , et ad vomitum judaismi reversus fuerat; quo in errore 
adhuc vivunt ejus consanguinei. 

Hoc etiam praeterendum non duxi, quod cum ab omnibus 
piis hominibus, tum praesertim a religiosis, diligimur, qui ma- 
ximopere nostro gaudent instituto, praecipue fratres minores, 
quos vulgo capucemos vocant , quibuscum maxima nobis in- 
tercedit famüiaritas et benevolentia. Accidit ut, cum nos indi- 
gere putarent , illorum duo ad nos onusti accesserint , quos ut 
vidi saceos plenos humeris gestantes, illis obviam prodivi, 
existimans, ob eleemosynam quaesitam , apud nos defatigata 
membra velie recreare; at inquiunt illi: ad vos de hortorum 
nostrorum fructibus haec tulimus; qui etiam nonnulli , cum ex 
illis , tum ex caeteris religionibus ccnciones audiunt. 

Haec sunt, R. de Pater, quae tibi in praesentia scribenda oc- 
currerunt, et alia non pauca mihi excidisse scio. Haec si ex 
spectationi tuae non satisfecerint, nos de negligentia reprehen- 
damur, Deo tamen, bonorum omnium auctori, gratiae de bonis 
agendae erunt , qui nos in sua gratia conservare et augere di- 
gnetur. Quod quidem ut obtineamus, sanctissimis tuis sacrili 
ciis et orationibus humiliter nos commendatos cupimus. 

Datum Ferrariae 3.° nonas Septembris M.D.LI. 

R. P. Joannis jussu. 

Servus in Ch. t0 indignus, 

Jo. Bap. ta de Jesu. 

Super scriptio. Admodum R. do in Christo Patri Domino 
lgnatio de Loyola, Praeposito Generali Societatis Jesu, Romae. 
Alia manti: 1551. Quad. Ferra. 3 de 7b. — Q. et An. v. 



414 



L I T T E R A E QUADRI MESTRES 



Eaedem litterae absque Patris Joannis de Polanco emendationibus. 



f 

Summa Chri. gratia nostris semper inhabitet cordibus. 

Adest tempus, benigne Pater, in quo, obedientiae jussu, ra- 
tionem reddere tenemur eorum , quae his quatuor proxime ela- 
psis mensibus, quibus hac in civitate egimus, summi Dei gloriae 
facta sunt; quam provinciam libentissime suscepisset R. P. Joan- 
nes, nisi permultis in negotiis detentus fuisset. Quare hoc mini 
munus subeundum fuit, sane impar negotium, quod si non prae- 
stabo prout pietas tua postularei, imbecillitati meae ignoscas 
velim. Dabo tamen operam ne usquam officium meum desit. 

Et primo loco de fratribus ratione aliqua, licet pauca, dicam; 
quos non solum ut in vocatione permaneant , verum etiam ut 
magis ac magis in dies in spiritu proficiant , curant Patres. Hi 
litteris vacant summa cum diligentia , quibus legit Pater Joan- 
nes mane tres lectiones, primam in litteris humanioribus, aliam 
in rhetoricis, tertiam in grammaticae latinae praeceptis; a pran- 
dio vero binas de graecis lectiones habent. Inter coenandum 
quotidie nostrum unus, aut concionatur, nunc latine, nunc vul- 
gariter, aut certe orationem habet. Singulis diebus dominicis 
etiam aliqua habetur oratio aut a fratribus aut ab his , qui in 
ludo litterario, sub fratrum disciplina, litteris incumbunt; fratres 
enim , ut qui sint pauciores memoriaeque mandant quotidianas 
lectiones , minime tanto oneri responderé possunt , ut singulis 
dominicis unus eorum orare queat. Adde quod pergratum pa- 
rentibus esse videtur quod filiorum ingenia hoc genere dicendi 
se exerceant. Ad eam autem orationem multi accedunt externi. 
Sed de fratribus hactenus. 

Adiverunt Patres Ducem ut illi , de nobis bene merito , se 
gratos ostenderent, quibus majorem in modum humanum se 
ostendit ; sed illum longo sermone alloqui facultas non fuit , ut 
etiam ex domesticis plurimi, quod in conficienda pace sit assi- 
duus. Interrogai tamen saepe de nobis et perplacent illi quae a 
nobis facta sunt , ut nobis relatum est , tam in concionibus ac 



An. 1551 



confessionibus, quamin schola, quam aperuimus, ad quamjam 
accedunt quadraginta et quinqué scholares, quorum quidem 
tanta et morum et studiorum est mutatio , ut omnes obstupe- 
scant. Erant enim moribus depravati ac blasphemiis omnibus- 
que flagitiis dediti; at nunc horum nihil , prout in dies experi- 
mento perspicimus, retinent. Nam si quis verbum aliquod minus 
honestum aut mendacium depromit, aut legem aliquam collegii 
transgrediatur, est qui eum statim apud praeceptores deferat; 
de quo quidem instituto adeo gaudent, adeo aedificantur nomi- 
nes, et eo magis quod quidquam pro eo muñere ñeque exquiri- 
mus ñeque optamus, immo oblata multa rejicimus. Nam saepe 
contingit ut puerorum patres ad nos aliqua muñera mittant, sed 
nequáquam recipiuntur. Altera die tamen effectum est ut cum 
quidam servum suum cum muñere mitteret ad nos , ac reverso 
ipsi alterum remitteret , qui astute domi nostrae et ciam suum 
deposuit munus. Asserentes alii id scandalo esse quod nihil 
quicquam accipiamus, ad nos accedunt suamque operam facul- 
tatesque pollicentur ; inter quos duo potissimum sunt qui suos 
filios Societati dare peroptant , quorum unus, quem unicum ha- 
bebat filium, multis virtutibus decoratum ac aetate provectum, 
a nobis recipi quaerit; alter tres quos possidet, libenter, si per 
aetatem liceret, Societati donaret. Ex hac certe schola Deo 
Optimo Maximo magnos nos colligere ac collecturos fructus 
non dubitamus. 

Sunt in ea ex fratribus duo praeceptores, qui diversas legunt 
lectiones. Observatur in ea ordo , qui passim in Societate ser- 
van scimus, nempe, ut scholastici saltem singulo quoque mense 
confiteantur, qui et jam bis confessi sunt; lectiones christianae 
doctrinae ac in tempio conciones, singulis festis a Patre Joanne 
lactas, frequentant, quae conciones summa cum auditorum ae- 
dificatione fiunt. 

Visitantur fere quotidie xenodochia, in quibus Pater Pascha- 
sius multas audit confessiones magno cum fructu , nara multas 
a daemone animas quod abrepserit dubitai nemo. Quidam enim 
cum in gutture vulnus accepisset, quamvis per vulneris spira- 
mina loquens sibilaret, edensque cibus exiret, nullo modo ut 
inimico relinqueret offensam persuaden poterai; verum invisus 
ab ipso Patre, per Dei gratiam, salutem adeptus est. Alter 
sacerdos, cum esset ob peccatorum congeriem de propria salute 



416 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



desperans deque Dei misericordia diffìdens, in tantam despera- 
tionem inciderai, ut a multis sublevan non potuit ; veruni, invi- 
sentibus eum Patribus, divino favore resipuit ac paucos post 
dies animam efflavit. 

Ad confessiones concursus non est mediocriter magnus , et 
inter eos qui confessiones ac sanctis. sacramentum celebrant, 
maxima pars eorum est qui vere possunt spirituales appellari, 
nam Domini vestigia summo fervore prosequuntur. Hi sese in 
componenda pace cum aliquibus exercent, et mulieres pernicio- 
sam vitam agentes ad bonum institutum reducere student ; ho- 
spitalia invisere non praetermittunt. 

Dat Pater Paschasius multis in praesentia spiritualia exer- 
cida, et nonnullis nobilissimae familiae natis ea dedit multis, 
proxime elapsis diebus, quorum aliquae virgines ingressae, ali- 
quae ingressurae sunt coenobia ; et Doctor quidam in utroque 
jure, iisdem exercitiis promotus, ad idem praestandum se para- 
tum fateri non dubitat. Hi spirituales, de quibus modo verba 
feci, non enim multa de illis praedicare desistam, ita erga So- 
cietatem sunt affecti ut numquam a nostra praesentia, dum pos- 
sunt, recedere velie videantur. Immo et quamvis audiant diebus 
festis mane concionem et a prandio lectionem, necnon domi 
orationem a fratribus habitam, licet non omnes intelligant, 
tamen non illis sufficit; adhucvellent a Patre Paschasio priva - 
tam exhortationem , asserentes se non aliud optare quam sic 
totum diem in divino servitio transigere. 

Ad nos deducti fuere , nostro audito adventu , complures a 
spiritibus immundis vexati; quorum mulier una ex duodecim 
milliaribus est usque deducta ut a Patribus esset liberata. Al- 
tevn ab eodem sacerdote deducta, qui eam alias a daemonio 
liberare conatus fuerat , qui quidem quadam simplicitate Patri 
Paschasio dicebat daemonem in digiti apicem se recipere coe- 
gisse, sed neutiquam inde detrudere illum potuisse, quae ab ipso 
Patre Paschasio sola confessione liberata fuit, paucosque post 
dies ex hoc exilio ad paternas sedes migra vit. 

Idem Pater in Christiana fide duos erudivit hebraeos, quorum 
unus, ubi edoctus fuit, uno eodemque die quo fuit baptizatus, 
sacri olei unctionem suscepit, ac ad superos convolavit. Recon- 
ciliavit etiam Deo quemdam eorum, qui olim in Lusitânia ba- 
ptizad fuere, qui quidem ad vomitum, ad judaeorum nempe 



An. 1551 



417 



pravitatem , re versus fuerat , quo in errore adhuc vivunt con- 
sanguinei. 

Hoc demum praetereundum non duxi quin videlicet scires 
quam ab omnibus Christi pietatis studiosis amati essemus, a 
religiosis praesertim, qui nostro maximopere gaudent instituto, 
praecipue fratres capuccini, quibuscum maxima nobis intercedit 
familiaritas; hi enim cum nos majori in paupertate vivere puta- 
rent, illorum duo ad nos onusti accesserunt, quos ut vidi saceos 
plenos in humeris gestantes , illis obviam prodivi , existimans 
illos , ob eleemosynam quaesitam lassos , apud ¡nos defatigata 
membra velie recreare; at inquiunt illi: ad vos de hortorum 
nostrorum fructibus haec tulimus. Quin etiam nonnulli, tum ex 
illis tum ex aliis religionibus, conciones audiunt. 

Haec sunt, Reverende Pater, quae tibi in praesentia seri- 
benda occurrunt; sane et bona pars excedit; quae si exspecta- 
tioni tuae parva videbuntur, Deo tamen Optimo Maximo horum 
auctori gratiae agendae erunt, quinos in sua gratia conservare 
dignetur. Quod quidem pro nobis in sanctissimis tuis sacrificiis 
ut exores humiliter supplicamus. 

D atum Ferrariae 3.° no. Septembris MDLI. 

R. P. Joannis jussu. 

Servus in Christo indignus 

Jo. Bap. de Jesu. 

Super script io. Admodum R. do in Chro. Patri Dno. Jgnatio 
de Loyola, Praeposito Generali Societatis Jesu, Romae. 
Alia marni: 1551. Quad. Ferra. 3 di 7b. Q. et An. v. 



T. i. 



27 



418 



LlTTERAE QUA DRIM ESTRES 



cv 



P. Paulus d' Achillis 
Patri Ignatio de Loyola. 
Panormo, 8 Septembris 1551 '. 

JESUS f MARIA 

Gratia et pax Domini Nostri Jesu Christi semper abundet in 
cordibus nostris. Amen. 

Pro more a multis mensibus a te, colendissime Pater, non 
minus pie quam prudenter instituto, eorum, quae in hac urbe, 
per eos, qui se totos Sanctissimae Jesu Societati devoverunt, 
Deus Optimus Maximus his quatuor exactis proxime mensibus 
operan dignatus est, rationem redditurus, a profectu discipulo- 
rum, cujus nos poenitere non potest, auspicandum censui. 

Omnes discipuli, quorum frequens semper est ad nostras 
scholas et numerosus concursus, sex ordinibus ac veluti classi- 
bus distributi, Dei Optimi Maximi muñere, ad omne virtutis ac 
eruditionis genus magnos progressus quotidie faciunt. Nam 
praeceptores omni animi contentione laborant ut non solum 
doctrinae semina, sed pietatis, omni morum pravitate (quae in 
nonnullis radices altius egerat) stirpitus evulsa, benecultis man- 
dent animis. Ita fit ut non modo corruptis semper aliquid dece- 
dat moribus, sed ad virtutem et eruditionem magna fiat acces- 
sio. Potissima tamen impenditur opera in teneris puerorum men- 
tibus omni genere pietatis et religionis imbuendis; nec tam prae- 
ceptoribus videntur promo visse, qui dexteritate ingenii celeriter 



i Autographae Pauli d' Achillis litterae sunt in folio duplici olim369 et 370, nirnc 30. 
Aliqua in eis emendavit aut oblitteravit Polancus. Earum autem sic emendatarum 
exemplum, a P. Bernardo Oliverio confectum, habemus in foliis 36 et 37 Codicis 1551. — 
Nos hic autographas litteras transcribemus. 



An. 1551 



4P' 



caeteris antecellunt , quam qui tacili quadam tractabilique na- 
tura pr aediti, divini cultus incensi desiderio, sacras potius quam 
profanas litteras amplectuntur: ex quibussunt multi qui summo 
mane, priusquam lectiones audituri scholas petant, in D. Anto- 
nii, e remotissimis etiam civitatis partibus, ut rei sacrae inter- 
esse possint, accelerato itinere convolant, et diebus dominicis 
coneionem, quae in eadem aede a Domino Petro de Rivade- 
neira, magna hominum etiam nobiliorum frequentia, habetur, 
avidissimis auribus non tam videntur auscultare quam haurire. 
Omnes singulis mensibus, multi etiam saepius, confitentur; qui- 
bus exercitiis eousque progressi sunt, ut nonnulli hujus fallacis 
mundi delicias et illecebras perosi, ad tutum securumque et 
unice tranquillimi religionis portum confugerint, et mentem 
obecttentiae, castitatis et paupertatis anchoris fundarint ac sta- 
bilierint; alii sic amore religionis flagrant, sic inflammantur, ut 
nihil expetant, nihil cogitent, nihil moliantur, quam quibus 
viis aut modis sese in nostrorum possint insinuare gratiam, quo 
facilius in Societatem cooptentur, et ut Horatianis verbis utar: 

illis tarda fluunt ingrataque tempora, quae spem 
consiliumque morantur agendi gnaviter, id quod 
aeque pauperibus prodest, locupletibus aeque 

ita ut quasi importunis, piis tamen et gratis precibus, ut admit- 
tantur contendant. Hactenus de discipulis. 

Nunc sacerdotum in multorum confessionibus audiendis oc- 
cupationes intellige. Cum Summus Pontifex omnibus qui ab 
animo, labe omnium vitiorum et peccatorum per confessionem 
purgata et penitus abstersa, sacrosanctam synaxim recepis- 
sent, omnium peccatorum remissionem, quam jubilaeum vo- 
cant, indulsisset, tantus poenitentium numerus ad nos conflu- 
xit ut totis quindecim diebus ad multam usque noctem in con- 
fessionibus audiendis fuerimus occupati, ita ut tempus ullum 
libere respirandi et animum colligendi nobis non concederetur; 
et cum piis omnium desideriis satisfacere non possemus, multi, 
quamvis aegre, a nobis urgente necessitate divulsi, alio sese 
peccata confessuri recipiebant; numerus eorum, qui a nostris 



• Hora i . , Epist., 1. i, epist. 1. 



420 



LlTTERAE QUADRIMESTRE;. 



confitentes auditi íuerunt paucis istis diebus, ad mille plus mi- 
nus accessit. Ex quibus multi, suis flagitiis tenacius adhaerentes 
quam salutis ratio postularei, plures annos a saluberrimo con- 
fessionis sacramento in seram commissa piacula mortem diffe- 
rentes, abhorruerant, eamque cane pejus et angue oderant, ere- 
bris admonitionibus illecti, resipiscere coeperunt et vitam in 
melius commutarunt. 

Quaedam meretrix, muitos annos coeno spurcissimo libidinis 
involuta , tandem beneficio confessionis emersit , eoque res re- 
diit ut , quas amplexata fuerat, carnis voluptates, et turpes ex 
prostitutione corporis quaestus detestaretur et abominaretur; 
nihilque aliud in votis haberet quam in religione se totam Deo 
consecrare. 

Ad haec, circa diem festum Assumptionis gloriosae Virginis 
Mariae, quamplurimi nobis sunt confessi et spirituali cibo, vero 
ilio angelorum pane, pasti sunt; ex quibus nonnulli singulis 
quibusque mensibus, non pauci octavo quoque die, tum confes- 
sionis , tum altaris, non sine multo fervore et spiritus oblecta- 
tione , sacramenta frequentant , quorum mentibus inculcatum 
est, sine frequenti horum perceptione non modo in virtutibus 
et vita spirituali progressus magnos non fieri, sed nec a vitiis 
et peccatis aut certe, aut vix abstineri posse. 

Insuper a plerisque, tam plebejis et tenuioris conditionis ho- 
minibus, quam nobilioribus et potentioribus eivitatis, ad audien- 
das infirmorum confessiones saepius accersimur, et in gratiam 
quorumdam nostrae Societatis amicorum, quibus, in honesta 
praesertim petitione, non acquiescere non potuimus, quaedam 
monacharum coenobia invisimus , ibique nonnullarum confes- 
siones (quia cunctarum, per varias occupationes quibus aestua- 
mus, non licebat) audivimus. 

Inter caetera bona, quae plurima Deum Optimum Maximum 
ex confessionibus elicuisse piane cognovimus, hoc videtur prae- 
cipuum, quod multi, qui inter se gravissimis odiis dissidentes 
consenuerant, diuturnas et perniciosas simultates nutriverant, 
inita pace, in gratiam redierunt, et ex Satanae filiis, Dei Patris 
optimi filii feliciori adoptatione facti sunt ; et licet hujusmodi 
multa, quae crebro contingere solent, in medium sigillatim pro- 
ferre possemus, tamen hoc unum suffìciat, quodtibi, colendis- 
sime Pater, aperiam. 



An. 1551 



421 



His diebus proximis, cum unus e nostris ad unius infirmi 
audiendam confessionem se contulisset, eum a tribus annis al- 
teri cuidam gravitei* infensum deprehendit; et quamvis horum 
familiares multi vel cognati vetus illud odium extinguere nullo 
non moto lapide tentassent, et eos in gratiam reducere, necnon 
quidam doctores theolog'i hac in re multimi desudassent , nihil 
tamen prorsus neque hi neque illi efficere potuerunt. Sed quo- 
niam spiritus ubi vult spirat , et majore quodam affiatu vires, 
quibus ipse voluerit, divinas infundit, ubi primum noster ille 
sacerdos, qui spiritualis medicus ad aegrotum morbos animi 
sanaturus profectus fuerat, tamquam Dei minister eum cum 
Christo reconciliasset, ejus adversarium convenit, ejusque cor- 
neam fibram pectusque adamantinum , non hircini sanguinis 
aspersione, sed de pretiosissimi sanguinis veri et immaculati 
agni, Salvatoris Nostri Jesu Christi, effusione, de condonata 
inimicorum injuria, de fusis ad Patrem in crucifigentium gra- 
tiam precibus, mentione facta, perfregit, disrupit et emolliit: 
hoc enim genus adamantis nulla alia virtute aut robore melius 
dissolvitur. Hoc pacto inveteratum, et intimis altius insitum 
praecordiis, extirpa vit odium; nec hominem prius missum fecit 
Pater quam extorqueret ab eo ut omnem offensam remitteret al- 
teri et illud odii virus in amicitiam et fraternam benevolentiam 
commutarci. Sic quos diabolica fraus, disseminatis inimicitiis, 
disjunxerat, divina virtus unanimi charitatis vinculo copu- 
la vit. 

Sed ut ad caetera veniamus , non pauci domum nostram de 
suis nos consulturi rebus accedunt; eam quippe de nobis existi- 
mationem (quam Deus Optimus Maximus ut ad ejus gloriam ex- 
pedit tueatur) conceperunt, ut a nobis nihil nisi rectum, pium 
atque honestum profecturum sibi persuadeant; quo fit ut nostra 
Consilia libentius amplexentur, illisque penitus acquiescant; ex 
quibus animi tranquillitatem se consequi publice profitentur. 

Fructus vero concionimi, quae a diversis fratribus, diversis 
in locis, haberi solent , silentio praetermittendus non est. A 
multis mensibus, ut semel atque iterum scripsi, Dominus Pe- 
trus Rivadeneira in D. Antonii dominicis diebus et festis so- 
lemnioribus concionari perseverai tanto animi fervore, erudi- 
tione et venustate, ut auditores (qui plurimi, non solum ex ple- 
be] i s et tenuioris fortunae, sed etiam nobilioribus et non me- 



422 



LiTTERAE QUADRIMESTRE* 



diocriter in doctrina versatis, eo confluunt) ab ore dicentis 
pendeant, multumque ad pietatis et divini cultus officia stimu 
lentur ; et ej usque bene audit apud omnes, ut in festis so- 
lemnioribus ad diversas et praecipuas ecclesias concionandi 
gratia vocetur. 

In festo D. Petri rogatus est ut in ecclesia eidem Divo con- 
secrata, coram Rmo. Domino Inquisitore, civitatis praetore 
et reliquis magistratibus concionaretur. 

Praeterea cum jubilaeus (ut dicitur) indultus a Pontifice, 
summo in tempio plebi promulgandus esset , Vicarius cum non- 
nullis canonicis ad D. Petrum accessit, ut in ecclesia concio- 
nari vellet rogans, et populo jubilaei conditiones exponeret, 
quod omnium summo applausu praestitit. 

Pater Daniel apud mulieres a summis peccatis ad Christum 
conversas, quas vulgo poenitentes appellitant, diebus domini- 
cis pergit habere concionem , ñeque id sine máximo fructu; nam 
pleraeque earum, quamvis mundo et carnis voluptatibus nun- 
cium remisissent, et, religioni se consecrantes, omnes libidino- 
sae cupiditatis feces evomuissent, tamen veluti canes ad vomi- 
tum reverti desiderabant. Sed nunc, summo Dei beneficio, 
libidinosum istud desiderium verbi divini condones extinxe- 
runt, et religionis professionem solidioribus fundamentis robo- 
ratam confirmarunt, ex quo illae, conculcatis omnibus, crucem 
Christi amplecti, mundo mori, soli Christo vivere coeperunt. 

Etiam Dominus Michael Botellus suas ad nobiles matronas 
prima quaque dominica , et ad peccatrices mulieres primo 
quoque die sabbati cujuslibet mensis, conciones haberi sólitas 
non intermittit ; ex quibus non mediocris fructus hactenus col- 
lectus est. Nam sex peccatrices, a paucis diebus, detestata 
turpi corporis prostitutione , sumpto salubriori et honestiori 
statu, nupserunt ; reliquis omnia saluti viciniora speramus. 
Multae etenim inter concionandum, crebra ducentes ab imo 
cordis suspiria, lachrymas fundunt, et meliora in futurum 
videntur polliceri. 

Alias audivisti, P. in Christo observande, quatuor juvenes 
optimae indolis in nostrani Societatem paucis abhinc mensibus 
cooptatos , eosque in parte quadam domus a nobis sejuncta 
jussu R. di Patris Domini Hieronymi Natalis collocatos fuisse; 
quam partem domum probationis consuevimus appellare. Iis 



A.\. 1551 



42 ! 



alium ab eo tempore juvenem adjunximus, qui est Pisis natus, 
annum circiter decimum quintum agens, ingenio satis felici 
dotatus, et iis imbutus moribus ut omnino ad religionem natus 
esse videatur ; qui post ingressum virtutem obedientiae tanto 
est animi fervore complexus, usque adeo in religiosis virtuti- 
bus promotus, ut, licet postremo admissus fuerit, alios tamen 
ingressi! religionis priores quadam pia et sancta aemulatione 
antevertere contendat. Caeterum illi summo studio summaque 
vigilantia in eam rem incumbunt, ut carnis incendia, mundi 
falladas, daemonis laqueos, quos ipse nullo non tempore omni- 
bus, sed magis et potentius adhuc in religione tirunculis, ob- 
tendere solet, dissipatos proterant, studentque ut sint in obe- 
dientia prompti, in humilitate primi, in dilectione fervidi, 
eaque est inter ipsos non minus sancta quam strenua contentio, 
ut non modo palmam sibi non eripi permittant, sed alter aite- 
rum post se relinquere nitatur , cum tamen se mutuo incredibili 
amore prosequantur , revereantur, omnibus charitatis officiis 
amplexentur , ut corpora quidem multa , sed animus unus esse 
videatur. Quisque quod fratris est, suum, quod suum, fratris 
esse sibi persuadeat. 

Non desunt alii juvenes ingenio et optimis moribus conspi- 
cui, qui quotidie multis precibus ut eos admittamus conten - 
dunt; ex quibus duos, ut speramus, nostrae Societati commo- 
diores delectos in aliorum numerum referemus ; reliquorum ad 
tempus ingressum dilaturi. 

In praesentiarum unus et viginti in hoc nostro collegio su- 
mus, quorum quisque pro viribus nititur ne tempus frustra 
conterat; sed diversi; diversis muneribus obeundis praefecti, 
talentum , quod acceperunt , in Dei collatoris honorem non se- 
gniter in opus proferunt. Studentque ne quod ipsi praestare 
possint, et ad Domini propagandam vineam conducibile videa- 
tur, praetermittant. 

Dignetur benignissimus Jesus igne suo non consúmente sed 
perficiente nostros ánimos accendere , quo nostras omnes cogi- 
tationes, industriam, studia, labores, summatim nos totos ad 
ejus honorem et gloriam referamus, ut ejus suavissimam vo- 
luntatem percipere, perceptae voluntatis imperio acquiescere 
valeamus, ut, quando ex hac vitae statione decesserimus , in 
codesti Hierusalem nullis hostium minis, insultibus et incursi- 



424 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



bus obnoxia, simul cum Imperatore nostro Jesu Christo secura 
felicitate et felici securitate perfruamur. 

Quod ut facilius consequamur , nos omnes in tuis precibus 
sanctisque sacrificiis commendatos ut habeas obsecramus. 

Panormi, sexto idus Septembris MDL1. 

Indignissimus filius et servus in Christo Jesu. 

Paulu» Achileius. 



Alia marni in infima quartae paginae ora: 1551. Quad. 
Paler. 8 di Sett. e 



evi 



P. Benedictus Palmius 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, 15 Septembris 1551 *. 

IHS 

Pax et benedictio Domini Nostri Jesu Christi perpetuo sit in 
cordibus nostris. Amen. 

Omnino laetamur, R. de in Christo Pater, cum de his quae hic 
fiunt, nobis est scribendum: Deum etenim laudamus, cum ea 
proferimus, quae illius bonitas in dies efficit atque in dies ope- 
ratur. Quid enim est sanctum, quid pium, quod divinae gratiae 



1 Autographae Benedicti Palmii litterae implent octo folia, quae designata primo 
fuerant nn. 193-200, dein nn. 354-361, nunc tandem 52-59.— Terna etiam habemus apogra- 
pha, quorum prius foliis sex contjinetur nn. olim 342-347, nunc 46-51; alterum, a Ber- 
nardo Oliverio confectum, in foliis 24 v.°, 25, 26 et 27, Codicis 1551; tertium denique, 
Roma ad Hispaniae socios missum et in Historia varia, voi. r, fol. 234-237 servatimi — 
In autographis litteris et in primo apographo manum Polanci cernimus aliqua emen- 
dantis, delentis et expolientis. 



adscribendum non sit? Ut igitur arrogantes et essemus nimis et 
judicaremur, si opera Spiritus Sancti nobis aut virtuti nostrae, 
quae nulla est, adscriberemus; ita etiam a pietate videremur de- 
cimare, si quae a Deo fieri et cognoscimus et fatemur, ea quo- 
que taceremus. At pauca illa sunt. Quid prohibet Deuminpau- 
cis laudare? cum praesertim ad id etiam obedientiae praecepto, 
quae victimis praestat, impellamur, ut si nobis scribendum non 
esset, quo Dei benignitas laudaretur et misericordiarum suarum 
magnitudo, quam ille peccatoribus praestat, cognosceretur, obe- 
dientiae tamen instituto id nobis omnino faciendum esset? 

Quamvis et altera in nobis ratio invenitur, qua hoc scribendi 
munus necessarium nobis et utile ducimus. At quaenam est 
haec ratio? desidiae, Pater , atque torporis nostri expositio; de- 
claratur enim, quoties scribimus, Patribus et fratribus nostris, 
a quibus minus locorum distantia cognoscimur , quales ipsi si- 
mus. Bona quidem scribemus, sed pauca; in bonis Deum lauda- 
bunt, a quo omne bonum; in paucis, nostrae miserebuntur ne- 
gligentiae; dicerem, accusabunt; id enim magis meremur; sed 
ne ita loquar, me, tua, Pater in Christo R. de , caeterorumque 
Patrum et Fratrum omnium charitas impedit , quae pigrorum 
magis misereri quam eos accusare consuevit. Quid igitur non 
libenter ea scribamus, quae Deo gloriam parient et, cum vultus 
nostros pudore perfuderìnt, misericordiam quoque nobis impe- 
trabunt? Tantum enim abest, ut hinc laudari aut velimus aut 
speremus, ut accusatione dignos esse nos fateamur; plura nam- 
que Deus fecisset , si id ipsi ageremus , ut cum propheta pos- 
simus dicere : paratimi cor meum , Deus , paratimi cor menni > 
ut faciam voluntatem tuam. 

Sed jam aggrediar quae dixi habere ut seriberem. Atque a 
R. d0 in Christo P. nostro Natali incipiam, cujus spiritu et ali- 
mur et nutrimur omnes in Domino. Quantum enim prosit nobis, 
tum maxime sentimus cum ilio caremus. Quis enim eo diligen- 
tior, aut ferventior? quando quiescit? a quibus sibi laboribus 
parcit? quando Dei gloriae et proximorum saluti non invigilai? 
Cum igitur audiretur ciassem turcarum Messanam adventare, 
cogitans ille quantum in oratione praesidii positum esset, cura- 
vit eo diligentius ut ei insisteretur, quo etiam majushuic regno 
et universae Christi Ecclesiae periculum imminere videretur. 
Cumque ageret de his rebus apud Pro-regem (cujus pietatem 



426 LlTTERAE QUADRIMESTRE^ 

nosti et omnes hic laudant et admirantur) , eidem ipse Patri 
mandavit, a quo admonitus fuerat, ut capita quaedam conscri 
beret, quae ubique in hoc regno observarentur. Haec autem ab 
eo notata fuerunt: ut vespere, mane et meridie in majori eccle- 
sia campana pulsaretur, qua audita, omnes ubicumque essent, 
genibus flexis, pro tranquillitate Ecclesiae et incolumitate totius 
populi christiani orarent; tum etiam ut in omnibus horis cano- 
nicis publicis atque privatis, in sacris praeterea, ad Deum pre- 
ces effunderentur: tertio, institutum est ut in omnibus civitatibus 
(fuerunt autem illae numero quindecim) in quibus coenobiorum 
numerus haberetur ut id fieri posset , sine intermissione oratio 
fieret: omnes praeterea ad eleemosynas, jejunia et ad peccato- 
rum confessionem adhortabatur ; quae omnia diligenter man- 
dato Pro-regis ubique hic divulgata sunt et observata, praeser- 
tim quae ad orationem pertinebant. Quare factum esse credimus 
ut ex magna parte Deus flagellum a Sicilia averterit, quod pro 
peccatis nostris meriti fueramus. Etenim si haec turcarum 
classis plurimum nocuit, et muitos perdidit, alios quidem truci- 
datos, alios vero in servitutum deducios, nec adhuc cessat quin 
insidias paret et laqueum fidelibus tendat, cum ad orationem tot 
populi, civitates atque coenobia sese converterint: quid eam 
sine tot orationibus credimus facturam fuisse? Oculi namque 
Domini super justos et aures ejus in preces eorum. Ita tamen 
exaudisse eas videtur justus et misericors Dominus , ut etiam 
vultus illius fuerit et adhuc sit, nisi convertantur, super facien- 
tes mala, ut per dot de terra memoriam eorum. 

His ita Messanae dispositis, cum vehementer timeretur (va- 
rii enim de hac re ferebantur rumores) ne classis haec in Afri- 
cam proficisceretur, Pro-regi placuit ut idem P. Natalis sese 
illuc conferret, utque hic per eum ad poenitentiam et ad oratio- 
nes pertinentia ordinata fuerant , eadem ibi instituerentur , ubi 
existimabatur valde necessarium esse hominem, cujus auctori- 
tate et admonitionibus milites ad Deum converterentur. Itaque 
hinc laetus, nobis moerentibus, quod eo privaremur, et gauden- 
tibus quia ex hujusmodi discessu uberes fructus sperabamus, 
cum fratre nostro Isidoro 1 discessit. 

Nunc autem non scribam quid in illa navigatione tempesta- 



1 Isidorus Bellini. 



An. 1551 



427 



tis magnitudine passus fucrit, cum jam vobis notum fuerit, et 
Isidorum, fratrem in Christo nobis charissimum, cum magna 
animi fortitudine et omnium aedificatione \ ad Dominum mi- 
grasse. Cum itaque in Africam pervenisset P. Natalis, statim 
coepit cogitare quid ageret, quamvis defatigatus et gravi illa 
navigatone agitatus esset; orationes igitur persuasit, milites ad 
poem'tentiam adhortatus est, nec illis adhuc cessai praedicare, 
non sine multarum animarum salute et aedificatione. Summi 
ducis et nobilium plurimorum confessiones audivit *. Erant ibi 
tum aliquot religiosi, qui sine facúltate praelatorum suorum eo 
contenderant, et inde statim dimissi sunt , ut ad suum quisque 
monasterium reverteretur. Apostatas vero, cum muitos inter 
milites invenisset qui, neglecta religione, militabant, ita com- 
movit, ut quod fecerant , vehementer eos poeniteret , quos jam 
animo contritos inde curavit dimittendos, ut quam primum ad 
suos profecti, sibi ad aeternam salutem consulerent. Non ces- 
savit praeterea donec 3 hospitale pro infirmis erigeretur, ubi 
quotidie, ut est charitate plenus, humillime servii. Quis autem 
eum non amet? Quem ipse non aedificat? 

Diaconum vero quemdam apud se detinuit (quod ita conve- 
nire judicavit) cujus opera non mediocriter adjuvatur. Hic, cum 
apostata esset, tantum profecit admonitionibus Patris, quantum 
daemonis suggestione a pietate defecerat. 

Itaque, his diebus, cum quidam ex Africa, ubi gravissime 
aegrotaverat, Messanam ad suos venisset, retulit se, diligentia 
et studio Patris, sanitati restitutum fuisse, cujus etiam auctori- 
tate obtinuerat, ut ad suos rediret. Quas vero inimicitias solve- 
rit, quos in gratiam restituerit, non scribo; multi enim fuerunt, 
qui cum antea inter se odio flagrarent, nunc simul amice et be- 
nevole vivunt. Idem Pater nunc operam dat, ut ibi domum ha- 
beat, in qua duo ex nostra Societate possint habitare; ubi deesse 
quidem illis non poterunt, in quibus ad Dei gloriam et proximo- 
rum salutem se exerceant; ñeque id ageret si nihil utilitatis fru- 
ctusque expectarei. Quos labores in audiendis confessionibus, 
in administrandis sacramentis, in sepeliendis mortuis, et aliis 



I Verba hace: cum magna animi fortitudine et omnium aedificatione addita sunt 
in apographo primo. 

- Haec etiara a Situimi Ducis ad audivit addita fuere in primo apographo. 
3 Autographum habet quamdiu. 



428 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



pietatis christianae officiis sustineat, libenter omitto; nam cum 
multi sint et graves, etiam omnes non novimus. 

Cum autem multum laboret, nullis tamen frangitur labori- 
bus; nam qui occasionem Iaborandi obtulit, idem fortitudinem 
praestat. Fidélis Dominus qui onus nulli imponit quin vires con- 
ferai, quibus id portari et sustineri possit. 

De iis vero 1 qui in domo probationis vivunt, paucis absol- 
vam; ita enim aratrum, ad quod manus, Christo fa vente, mise- 
runt, omnes tenent, ut numquam retro respiciant, sed viriliter 
agunt et ulterius semper progrediuntur. 

At hic non videtur omittendum, quod uni eorum contigit, 
qui cum domum patris sui ductus fuisset, ut avum senem, qui 
gravi quodam morbo (ut dicebant) tenebatur, viseret, obtulit ei 
mater strophiolum; at non licet, inquit ille, mater. Tune jussit 
eadem ut biberet; cumque nec id sibi licere dixisset , exclamat 
illa: num es filius tu meus? num haec mea sunt? a matre quae 
te genuit, quod offerì, quod mandat , non potes accipere? Cui 
tum ille verecunde: ne mireris , quaeso , mater; ne lapillum qui- 
dem aut festucam sine obedientia possum accipere , cui me to- 
tum propter Christum vovi; nec enim erat ibi a quo facultatem 
acciperet, cum illi, a quibus deductus fuerat, in altero cubiculo 
cum patre illius essent, dum ille avum viseret, apud quem tum 
mater cum aliis mulieribus erat. 

Sed et de duobus illis fratribus nostris in Christo charissimis, 
qui his diebus ad Dominum (ut credimus) migrarunt, non est, 
quod taceam, quorum alter ex collegio, alter ex domo probatio- 
nis fuit. Cum igitur P. Natali in Africam eundum esset, et cogi- 
taret quem secum (neque enim solus ire poterat) ducerei ; tum 
Isidorus, qui hic publice philosophiam docte et laudabiliter pro- 
fitebatur, obnixe rogavit ut illuc ipse duceretur. Sed ne lectio- 
nes relinqueret, Patrem detinebat, quominus socium sibieumde- 
ligeret. Verumtamen , cum ea causa non multum etiam obstare 
videretur, quod vacationum tempus adesset, mandavit duobus, 
Isidoro nempe et alteri, ut se ad navigationem illam quampri- 
mum pararent; alterutrum enim secum assumerei; verum Isido- 
rus cum rogasset ut hinc duceretur in Africam, cogitavit secum 
(ne deceptus a daemone, qui in angelum lucis sese transferre so- 



1 Verbis De his vero, substituit haec Polancus: Ut autem ad nostros Messanenses 
redeam. 



An. 15õl 



429 



let, non Christum sed seipsum specie boni quaereret) cogitavit, 
inquam, si aequo animo hic ipse mansurus esset, cum, altero 
secum sumpto, Pater eum in collegio esse mandasset. Tum vero 
cum se intelligeref, facta oratione, ad utrumque paratum, non- 
nullis fratribus inquit: nunc quidem laetor cum spiritu Dei hoc 
me petivisse intelligam; non enim turbarer, etiamsi hic mihi ma- 
nendum esset. Sed Deo placebit ut hinc discedens per aliquot 
dies, mutatus postea ad vos revertar et spiritualis efficiar, qui 
necdum spiritum gustavi. Mihi quidem hic, dum haec diceret de 
seipso, prophetasse videtur, quamvis nec ipse sciret, nec nos in- 
telligeremus quid tum loqueretur: totus enim spiritualis factus 
est , qui , ut speramus , angelorum choris adjunctus fuit. 

Itaque cum jam in Africam navigandum esset , antequam 
Messana recederent, Pater inquit Isidoro: si mihi socius in na- 
vigatone futurus es , vestes quibus indueris mutes oportet , et 
laicales induas, cum laicus esset adhuc , tantum primis ordini- 
bus initiatus. Id autem fecit Pater quod ita expediré judicaret. 
Laetus vero Isidorus fecit quod agendum Pater dixerat. Tres si- 
mul proficiscuntur ad littus: Pater cum Isidoro et altero majori- 
cense, qui hic servit in collegio; cumque naviculam ingressi es- 
sent ut triremem ascenderent, eum Pater secum detinuit, quem 
Deus vocaverat. Majoricensem namque domum remittens, Isi- 
dorum simul triremem jubet ascendere. 

Cum itaque navigaret, orta tempestate et illa quidem vene- 
menti , impulsis vi ventorum ad quamdam insulam (quae Lam- 
padoxa dicitur), nec admodum ab Africa remotam, triremibus, 
contigit ut octo ex illis frangerentur ; quae res cum omnium áni- 
mos non mediocriter perturbasset, multi, quo periculum evade- 
rent, in quoddam saxum ex triremibus prosilire conlenderunt; 
inter quos, cum idem Isidorus conatus fuisset , pede lapsus in 
aquas cecidit, atque Ugno cujusdam triremis interceptum ei bra- 
chium statim rumpitur : nec tamen animo dejectus , sed seipsum 
in Domino confortans, ex aquis in triremem assumptus, ibi per 
horam cum Patre fuit. Sed crescente tempestate, cum idem 
P., imminente sibi periculo etfratris salute corporali omnino de- 
sperata, in saxum illud, omnibus eum vocantibus et adjuvanti- 
bus, qui jam in eo erant, Christi benignitate tractus fuisset, sta- 
tim ut inde discesserat , triremis per medium scissa est : charis- 
simns vero in Christo frater Isidorus, in aquas iterum delapsus, 



430 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



Deo spiritum reddidit, ita ut omnes qui illum mori viderunt 
Creatori omnium clementissimo gratias redderent. Quem enim 
discedens 1 ille non aedificavit? Etenim hic de morte illius inter 
milites rumor ferebatur: beatus ille quem, forti animo ut marty- 
rem, et religiose ut sanctum virum, mori vidimus. Ita quod opta- 
bat omnino invenit: qui enim se spiritualem hac navigatione 
fore dixerat, totus certe, Christi misericordia, ab hujus vitae 
miseriis liberatus , factus est coelestis : scimus enim pretiosam 
esse in conspectu Domini mortem justorum; qui ita omnia ossa 
eorum custodit, ut unum ex eis non conteratur: mors autem 
peccatorum ea est quae pessima dicitur; qui vero in Domino 
moriuntur, beati illi quidem praedicantur, et merito sane, siqui- 
dem animas eorum idem Dominus in pace redimii , et in atrio 
suo sancto gloriose collocai. 

Nec vero Joannis Antonii 2 , qui ex domo probationis erat, 
felix ad coelum discessus, minorem quam Isidori nobis consola- 
tionem attulit; de quo alias scriptum est fusius. Ut dicam de 
multis aliqua, cum vicinus morti esset, vocatis fratribus, qui in 
eadem domo jugiter Deo serviunt, ad obedientiam eos ve- 
hementi spiritu adhortatus est. Huic autem praeceperat P. Cor- 
nélius (ille namque, ut nosti, domui probationis praeest) ne au- 
res tentationibus daemonum patefaceret. Cum igitur non medio - 
criter tentaretur, obedientiae memor, quam margaritam illam 
pretiosam judicabat (nec immerito, cum sine ea quisquam spiri- 
tualis esse nequeat), pro qua omnia vendenda sunt ut eam sibi 
quisque emere possit, in simplicitate cordis sui: Ite, ite, inquit 
daemonibus, ad Patrem; ipse vobis pro me satisfaciet. Ita obe- 
diens, eorum Ímpetus fortiter repressit, qui de coelo ceciderant 
quia obedire noluerunt. Quid enim obedientia aut potentius aut 
utilius? qua una Christus capita draconis confregit. Ut hinc in- 
telligat quisque nihil aeque ad daemones prosternendos atque 
ipsam obedientiam valere, quam idem Dominus N. Jesus Chri- 
stus ita dilexit, ut usque ad mortem, mortem autem crucis, fa- 
ctus fuerit obediens. 

Sed quae fuerit in eo spiritus copia tum maxime ostendit, 
cum visitatus a noverca et a sorore (talibus enim et parentibus 
permittitur ut in eam domum ingredi possint , filiis ad mortem 



1 Sic; melius forte dcccdens. 

2 Joannes Antonius, ex patria dictus Apulus. 



A\. L551 



431 



aegrotantibus, quod in collegio tamen nulli permitteretur ) ad 
eam inquit: quid hic tu quaeris, soror? quid vis? adhuc in mundo 
es? quid tardas? nonne vides me fere consumptum? vix mini dies 
unus vitae superest; propera, festina, curre ad Christum: quid 
mini respondes? Non potuit illa faceré quin promitteret se coe- 
nobium ingressuram. Mirabantur omnes fortitudinem infirmi, 
qui aderant ex domesticis; ita enim loquebatur ac si sanus 
omnino fuisset; cum tamen postridie hora decima ad Dominum 
laetus migraverit. Benedictus Deus, qui eos in morte coronat, 
quos in vita grada sua muniverat, ut corroborati quoscumque 
hostium ímpetus reprimerent. 

Quod ad nos attinet, qui in collegio sumus, curavimus quam 
maxime potuimus ut pauperum necessitatibus in hac tanta rei 
frumentariae inopia (quam omnes, etiam divites, senserunt) sub- 
veniretur; est autem egentium hic maxima multitudo; quis enim 
diceret quot viduae , quot etiam viri senes et infirmi reperian- 
tur, quatuor, sex, et etiam novem filiis onusti, qui nulli labori 
ob aetatem adhuc, praeter quam panibus absumendis, apti sunt? 
Ut de multis taceam , quibus provisum est , scio jam defecisset 
familia , ubi novem degebant personae , nisi eleemosynis eam 
curavissemus sustentan. 

His diebus cum hic adesset classis, Rhegii, quae civitas Cala- 
briae hinc octo milliaribus abest, quadam nocte contigit, ut ac- 
censis pulveribus, triginta vel quadraginta nomines, qui ibidem 
fuerant, ita comburerentur ut a pianta pedis usque ad verticem 
capitis in eis non esset sanitas. Itaque Rhegio Messanam ad ino- 
spitale triginta ex illis ducti fuerunt, ex quorum carnibus cum 
undique vermes scaturirent, tantus inde foetor emanabat ut eos 
ferre vix quisque posset; cumque propterea multum paterentur, 
quod deessent qui libenter et patienter illis inservirent, eos 
P. Antonius ' invisit atque consolatus est. 

Eosdem ego postea per concionem populo commendavi ut 
qua possent ratione eis subveniretur. Gratias ago Domino no- 
stro Jesu Christo, siquidem audientes audiverunt et intelligen- 
tes intellexerunt; alii namque gallinas, confectiones alii, non- 
nulli camisias, pannos lineos atque pecunias obtulerunt: tum 
eos et viri et mulieres, et illae quidem nobiles, tanta charitate 



1 P. Antonius Vinck 



432 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



visitarunt, ut foetorem illum sustinentes, etiam illis assiderent, 
dum et muscas ab eis pellerent, et eos etiam ad patientiam hor- 
tarentur. Aliqui vero ex eis fuerunt (de viris loquor) inter quos 
quidam erat medicus magnae pietatis certe et devotionis , qui 
bis quotidie eos visitans, ita plagis eorum medebatur , ut etiam 
manibus suis et lavaret et inde vermes extraheret ; et quamvis 
esset illis quod agerent, non gravabantur tamen aliquid tempo- 
ris ex suis negotiis adimere, ut illud membris Christi sublevan- 
dis impartirentur , cujus pretioso sanguine se redemptos esse 
meminissent. Ex triginta autem pauci supervixerunt; nullus ta- 
men fere mortuus est, cujus confessionem P. Antonius non au- 
diverit, laetus quidem quod eos videret Christi misericordia 
vere animo contritos hinc discedere; ex his vero, qui vixerunt, 
cum novem essent omnino nudi, eleemosynis tamen istorum de- 
votorum atque piorum virorum et mulierum, satis commode 
vestiti fuerunt. Die vero Sancii Laurentii, cum ab hospitali 
egressi, in nostra ecclesia Patribus nostris confessi fuissent et 
communicassent, concionique interfuissent, eos in nomine Do- 
mini dimisimus etiam non sine viatico aliquo, siquidem duo ta- 
reni 1 cuilibet eorum dati fuerunt quibus facile ad suos , cum vi- 
cini essent, proficisci potuerunt. 

Deconfitentiumvero multitudine nihil est quod scribam, cum 
jam saepius P. tuae indicatum nostris litteris atque significa- 
tum fuerit : illud tamen non tacebo, quod omnino novum est. 
Erat hic quaedam juvencula , quae turpitudini atque impudici- 
tiae vitam suam addixerat: eam tamen Christus pietate sua 
moverat , ut a peccato ad melius vitae institutum sese conver- 
terei ; verum nuptui tradita cum a viro recessisset , ut canis ad 
vomitum reversa fuerat: revixit tamen nunc demum, quam 
deliciae carnis pessime perdiderant; et ita revixit, ut peccatrix 
peccatricem illam sanctam, quam in Evangelio legimus, Mag- 
dalenam dico, imitari videatur; etenim saepe confitetur et com- 
municat , brevi etiam , quem dicunt habitum tertii ordinis divi 
Francisci, induet. Quid dicam de duobus concubinariis, quo- 
rum alter concubinam per duodecim annos ita aluerat , ut ab 
ea nec precibus nec minis toto ilio tempore divelli potuerit, 
alter vero domi aliam, uxore contempta, charissimam habue- 



4 Vide supra pag. 232, not. I. 



An. 1551 



433 



rat, ex qua duos filios susceperat, cum nullum ab uxore habe- 
ret? Uterque tamen cum uni ex patribus nostris confessus fuis- 
set, ita permotus est, ut ille quidem promiserit se quamprimum 
domum venisset, quam antea concubinam habuerat, eam in 
uxorem ducturum; et hic, uxore sua contentus, qua cum hone- 
ste vivit, pellicem illam a se expulsurum. 

Nonnulli praeterea qui a quatuor, sex et novem etiam annis 
confessi non fuerant , nunc facta apud Patres nostros peccato- 
rum suorum confessione , vitam adeo commutarunt , ut a nodis 
penitus se absolverint , quibus plurimum implicabantur, et ab 
inimicitiis, quas maximis odiis exercebant, omnino recesse- 
rint : inter quos duo illi maxime notandi sunt , qui usque adeo 
sibi erant infesti , ut alter alterum interimere statuisset , con- 
tentus etiam vita privari , dum quem oderai ex hac luce auferre 
posset. Itaque cum hoc uterque de altero cogitarei, et ad tan- 
tum facinus opportunum tempus exspectaret, in alterum, ita 
Deo agente, qui novit abscondita cordis, aliqui ex nostris inci- 
derunt; cum eo loquuntur; quid lateat in pectore indicat; di- 
tam breviter, persuasum est ei ut adiret quem perdere cupie- 
bat. Ita Christi misericordia conciliati inter se, quos daemonis 
iniquitas odio repleverat, confessi sunt et communicarunt, 
adeo quidem commoti, ut etiam in nostram Societatem (utprae 
se ferebant) uterque postea recipi cuperet. Non placet scribere 
quam multi sint qui polliceantur , veterem hominem exuentes, 
novum induere. Plures enim sunt ii quam ut litteris possint 
comprehendi; quamvis omnes quod promittunt non exsequantur, 
multi tamen ad Dominum convertuntur, ut etiam nonnulli dixe- 
rint Messanam ex altera parte sanctificatam fuisse ; quod non 
ita intelligi volo ut id omnino verum esse credatur , sed haec 
ideo scribo, ut sciat P. T. muitos esse qui, in dies a malo rece- 
dentes, pacem Christi inquirant et eam prosequantur, ut et ipsi 
in domo illa inhabitent , in qua mclior est dies una super mil- 
lia, et in qua satius est abjectus esse quam habitare in taber- 
naculis peccatorum. 

Sed quem istarum mulierum pietas et devotio non aedificet? 
quae ita verbi Dei et sacrae concionis avidae sunt, ut aut ve- 
spere aut media nocte prandio necessaria parent, quo maritis 
satisfaciant et ipsae concionibus intersint , quibus privarentur 
nisi id agerent noctu, quod mane, dum conciones habentur, 
T. i. 28 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



rieri solet: ita eligunt vigilare cum quiescendum esset, ut et 
maritis praestent quod debent , et concioni adesse possint. 
Scio riderent haec qui sapientes huic saeculo videri volunt, 
quae Patribus tamen et Fratribus nostris in Christo charissi- 
mis, grata fore non dubitamus, qui spiritimi non carnem sa- 
piunt. Ex Iris vero aliquae ita spiritu fervent, ut etiam his die- 
bus altera alteram pugnis non dubitaverit caedere quod Socie - 
tati nostrae detraheret. Non probo quod pugnis contenderit; 
oportuit enim manus continere ; sed quid? mulier fuit ; quia 
devota esset, a detractione abhorrebat: imbellicitate vero mu- 
liebri insurrexit , ut etiam pugnis ag-eret , ubi magis patientia 
fuerat necessaria. 

Illa fortasse magis probabitur, quamvis nec ista impro- 
bandasit, cui cum maritus minaretur, adeo etiam, ut diceret 
se illi vitam exempturum , si ad nostram ecclesiam , ut consue- 
verat, vemret et sacramenta frequentaret , respondit humil- 
lime: facias quod placet, in manu tua sum ; nunquam me tamen 
a charitate Dei separabis : ita patientia et humilitate vicit, 
quem daemonis impietas exacerbaverat. 

Eas vero quis non laudet, quae a pompis et vanitatibus hu- 
jus saeculi ita sibi temperant (quibus tamen prius, ut est mulie- 
rum natura, quae vanitates et pompas fovent, summopere dele- 
ctabantur) ut torques atque annulos vendant quo pauperibus 
subveniant? Nunc enim Christo libenter offerunt, quae prius ut 
se mundo ostentarent, habere curaverant, et propter Christum 
contemnunt, quae propter mundum dilexerant; ut quarum re- 
rum amore antea Creatori suo displicuerant, earum nunc con- 
temptu illi piacere possint ; nec enim tune mundo ita confor- 
man conabantur, atque nunc Christo se similes reddere conten - 
dunt: orationibus diligenter vacant; a jejuniis vero saepe opor- 
tet eas a confessariis prohiberi, quibus ita obediunt, ut nihil 
sibi licere existiment quod illi non concesserint autprohibuerint; 
multae vero quae, ut ornamentis abundarent, manibus suis 
aliquid sibi parare studebant, nunc Christo, nunc pauperibus, 
nunc ecclesiis laborant. Quot enim fuerunt quae bómbices nu- 
trierunt, ut haberent, aut quod pauperibus elargirentur, aut 
unde aliquod ecclesiis ornamentum conficerent! Nobiles autem 
istae sunt et divites, quibus facile permittitur, ut ea ad gloriam 
Dei conferant et faciant quae prius ad hujus saeculi vanitatem 



An. i:>51 



435 



cxcolendam faceré consueverant? Quis enim accuset eam quae 
laborat, net, suit ut Christum vestiat nudum, ut Christum esu- 
rientem nutriat, ut Christo infirmo opituletur? Quis non videat 
satius esse pietati et misericordiae quam vanitati et pompis 
insistere atque vacare? 

De virginibus autem, quae multae sunt, non possum tacere; 
quae tantum spiritu proficiunt, adeo progrediuntur in viis Do- 
mini, ut certe mundi hujus oblitae penitus, tantum cogitent 
quomodo Christo placeant, cui se voverunt; quarum numerus 
quotidie adaugetur, duae etenim his nuper adjunctae fuerunt, 
quaeetipsaevotum virginitatisediderunt, aliae, quibus mirumin 
modum cum parentes repugnent, postquam eos aequo animo 
sustinuerint, tandem virtute sponsi, cui se totas commiserunt, 
superiores evadunt; gaudent autem genitores postea et laetan- 
tur cum eas spiritu Dei ex fructibus earum duci intelligunt; 
etenim mortuae huic saeculo et vanitati, Deo vivunt, cujus 
dulcedinem et suavitatem ita sentiunt, ut quotidie multae illa- 
rum octo horas orationi tribuant; neque a parentibus ulla in re 
impediuntur, sed conceditur ut quantum velint temporis, devo- 
tioni suae impendere possint. Coenobia libenter ingrederentur; 
sed cum audiunt monialium querelas , quod veluti in carcerem 
se inclusas esse lamententur, a monasteriis abhorrent; et miran- 
tur cum haec ab illis audiunt; cupiunt autem alicui coenobio 
Societatem praeesse, quod per Institutum nostrum non licet '; 
neque enim tum impedire eas quidquam posset, quin coenobium 
illud quamprimum ingrederentur, in quo sperarent et concio 
nes se audituras, nec impediendas quominus sacramenta fre- 
quentarem, quibus spiritum nutriri et fatentur et sentiunt. 
Gauderent non dubito Patres Fratresque nostri, si intelligerent 
familias esse nonnullas, ut sunt, in quibus omnes, mane surgen- 
tes, simul orent, simul Deum laudent; simul sacramenta susci- 
piant, sacris et concionibus etiam simul adsint. 

Libenter nostri quoque Patres vocantur et frequentei", ut in- 
lirmorum confessiones audiant. Dolent autem isti, eam nobis 
non esse consuetudinem ut morientibus adsint (sic), quod si 
lìeret, a quo non vocarentur? Ita illis numquam liceret quiesce- 



< Verba haec quod per Institufum tiostnun non licet inserta sunt a Polanco. 



436 



LlTTERAE QUADRIMESTRKS 



re, tum quia pauci sunt, tum quia a pluribus accerserentur quam 
quibus satisfieri posset ; ut autem et diutius et melius proximis 
prosint, ab hoc officio desistunt , quo fieret ut impedirentur ne 
majoribus et magis necessariis rebus, quibus curandis omnes 
idonei non sunt, operam suam impenderent ; hoc autem, quis 
praestare non potest, ut et morienti adsit, et illum in Domino 
consoletur? 

Jam vero exspectabis quid de concionibus dicam, quomodo 
illae audiantur. Maximis caloribus fieri non potuit quin eccle- 
sia repleretur , quamvis in ea tamquam in fornace tota aestate 
fuerimus, tum propter multitudinem hominum atque mulierum> 
tum quia tempore concionis, a duabus aut tribus partibus, radii 
solis in eam ingrederentur ; sed Christi charitas, quae per Spiri- 
timi Sanctum in cordibus electorum infunditur, solis ardorem 
superavit et vicit. Cum autem quae de orationibus scripsi sta- 
tuta fuissent, placuit Pro-regi ut in ecclesia majori publicarcn- 
tur, ubi, cum ipse adesset et magistratus cum magna populi 
multitudine, concionatus sum; qua quidem in concione id egi, 
ut prius intelligerent flagellum imminere ob peccatorum nostro- 
rum multitudinem, quibus Deus justus et rectus ad iram conci- 
tatur, ut ubique sacrae historiae attestantur; tum ad hujusmodi 
orationes quae ordinatae fuerant, adjejunia, ad eleemosynas, 
et imprimis ad peccatorum confessionem adhortabar omnes. 
Cum ostendissem quantum in his praesidii populo christiano 
apud Deum semper positum fuerit, cum non minus ille poeni- 
tentia ad misericordiam flectatur quam peccatis ad furorem in- 
citetur , placuit Christo Domino ut Pro-rex et reliqui ex populo 
aedificati discesserint. 

Eodem tempore cum classis haec turcarum timeretur, quo- 
tidie in monasteriis monialium concionabar : nam cum a lectio- 
nibus vacarem, id facile praestare poteram; illae vero non 
mediocriter motae fuerant, quas scio ita diligenter orationi 
vacasse, ut quamvis hora singulis monasteriis ad orandum 
determinata fuisset, quo oratio nunquam intermitteretur, saepe 
tamen ad duas fere horas preces suas protraherent ; nunc 
etiam fere bis in hebdómada, quod a P. Natali, antequam hinc 
recederei, mihi impositum fuerat, filiae Pro-regis atque mulie- 
ribus, quae cum illa sunt, domi suae concionali soleo; profi- 
ciunt et aedificantur (ut video) piae mulieres. Multa vero Do- 



An. 1551 



437 



mina Isabella 1 singularis cujusdam pietatis et religionis indicia 
ostendit, ut similis omnino matri appareat. Illa enim petit de 
quo placeat me concionari. Quid autem quaerit? Certe, Pater, 
quod viris perfectis aut ad perfectionem christianam aspiran- 
tibus solet esse cordi; nunc enim petit ut agam de contemptu 
mundi, nunc de abnegatione sui ipsius, nunc de cruce, quam 
quisque ferre debeat, de morte, de charitate Dei, de humilitate: 
ex his colligo aliquid in ea latere quod patebit tandem, cum ad 
maturitatem pervenerit. Qui enim fieri potest, ut qui mundum 
itìtelligit contemnendum , non cupiat eum contemnere et se- 
ipsum abnegando , cum ilio grano cadens in terram nolit mori, 
ut simul moriens cum eo , simul multum fructum ferat? 

His proximis diebus , cum Comes Condiani , et in hoc regno 
vir summae inter omnes primarios auctoritatis , concioni inter- 
tuisset , et numerimi communicantium in nostra ecclesia vidis- 
set, plurimum aedificatus, dixit nobis audientibus, cum altera 
die nos viseret: haec mihi videtur vera ratio divini cultus et 
sacrae religionis excolendae. Valde se ostendit erga Societa- 
tem nostrani affectum; Patremque Hieronymum Domenech, 
quem superioribus annis noverai , mirifice diligit ; Patrem vero 
Natalem cupit cognoscere, quem nec vidit adhuc, cum ipse 
numquam Messanae fuerit ab eo tempore (nam tum in Calabria, 
quod ibi Pro-rex esset, commorabatur) quo nos huc venimus; 
desiderai autem, ut est vir pius, aliquem ex nostra Societate 
apud se habere. Cumque a 'nobis quaereret si id fieri posset, 
diximus oportere ut P. T. de hac re scriberet, penes quem 
haec erat facultas; et quamvis crederemus hoc illum a te non 
esse impetraturum, cum id nobis admodum difficile videretur, 
judicavimus tamen melius esse ut ita responderemus , quam ut 
illi spem omnem adimeremus; cum nos praesertim lateret, 
quid omnino hac in re fieri posset, aut etiam quid P. T. potis- 
simum piacerei. Nunc idem Comes frequens est concionibus, 
cumque uni his diebus non interfuisset, nescio qua re detentus, 
dolens ea se privatum fuisse, quaesivit, et avide quidem, ut 
eam in ecclesia monialium (quae conversae dicuntur) audire 
posset. Numquam vero ad nos venit, quin laetus hiiic atque 
plurimum aedificatus, Christi benignitate , discedat. 



Pro-regis, Joannis de Vega , tilia. 



438 Ljtterae quadrimestres 

Nonnulli , qui a spiritibus immundis vexabantur , etiam Iris 
quatuor mensibus ad nos adducti, opera P. Cornelii Deus libe- 
ravi . 

Reliqua omitto, R. de P., quae scribi possent, cum sint his 
similia, quae scripta sunt, aut minora. Itaque reliquum illud 
esse videtur , ut in his laudem et gloriam omnem Deo tribua- 
mus, qui loquitur et operatur omnia in omnibus quae laudari 
et probari possunt; de nobis fateamur quod debemus, quia 
servi inútiles sumus: nihil enim fecimus quod faceré non de- 
buimus; multa vero reliquimus, quae nostri muneris erant. 
Hinc igitur accusandi erimus quod defecimus; inde Christo 
gratiae reddendae erunt, quod aliquid etiam pernos operarì 
voluerit , sine quo non solum faceré ex nobis quicquam quasi 
ex nobis, sed ne cogitare quidem possumus. 

At quaeret nunc fortasse P. T. , de studiis, quid? Ut solent, 
Pater; nullae lectiones immutatae, nihil innovatum, nihil ad- 
ditum fuit: in suis tamen studiis quisque proficit et in dies, 
Christi Domini Nostri gratia, cujus gloriae omnes student, 
peritiores fiunt. De studiis autem et lectionibus, quae brevi 
nobis assumendae erunt, nihil adhuc deliberatum est; Patrem 
namque Natalem exspectamus , quem venturum brevi affir- 
mant, etsi nihil certi nobis de hac re suis litteris polliceatur; 
sed si diutius morabitur, deliberabit P. Antonius quid agendum 
sit; tum quid actum fuerit, Paternitatem tuam certiorem red- 
demus, cujus precibus humillime nos commendamus. Itemque 
petimus ut reliqui Patres Fratresque nostri in Christo chiaris- 
simi nostrum omnium in suis sacrificiis atque precibus ad Deum 
memoriam habeant. 

Nunc autem Dominus N. Jesus Christus ita nos omnes ocu- 
lis pietatis suae perpetuo respiciat , ut sub umbra alarum illius 
protecti, omnibus diebus vitae nostrae in ventate et justitia ei 
serviamus, quousque hinc assumpti, illam felicissimam civita- 
tem ingrediamur, de qua gloriosa dicuntur, et in qua, ut spero 
per misericordiam illius , qui nos in unum collegit, simul omnes. 
nomen Domini in saecula saeculorum laudabimus. Amen. 
Datum Messan e 15 Septembris, M. D. L. I. 

Benedictus Palmius Parmensis '. 



i Ultima tantum verba, se: Datum... Parmensis sunt manu Benedicti PalmiL 



A.\. 1551 



439 



Hic juxta súbscriptionem affixit Pol anais schedulam , in 
qua propria maini hace scripserat : 

"La lettera quadrimestre è tanto copiosa , che con haver io 
tagliato forsa la 4. a parte e più, li scriptori si lamentano. V. R. 
li avisi; etiam lassa alcune cose, come delli monasterii, delli 
spitali, etc. Tengasi ad vertenza. Del resto è assai elegante. 

Polanco... 

(Inde colli ges ex cui pi uni hoc , prout nunc est, Messanam 
missum fuisse } ut quid in eo emendatimi, quid suppressutn , 
quid etiam in eo desiderátum , viderent Benedictas Palmius 
ejusque Superior Antonius Vinck. 

Alia maini in folio 59 v.°, Mandate. 

Et alia: f Mess. a Settembre 1551. 

Et alia: Quae hic sequi debuit Epistola mensis januarii 1552, 
legitur in majori volumine Externarum Epistolarum fol. 219, 
quae quia juncta aliis erat, huc transferri non potuit. 

Super scriptio in folio 51 v.° apographi primi: JHS. R. do in 
Xpo. Patri M.° Ignatio de Loyola , Praeposito Generali Socie- 
tatis Jesu, Romae. 



440 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



CVII 



P. Andreas Frusius 
P. Ignatio de Loyola. 
Venetiis, 26 Septembris 1551 

1HS 

Molto Rdo. in Christo Padre. 
La gratia, etc. 

Per scrivere con brevità et in substantia le cose qui passate 
di 4 messi in qua, secondo 1' ordine della P. a V. a , primiera- 
mente possiamo dire con brevità et verità che N. Signore si 
degna mostrare la sua bontà, dandoci, con la sanità et commo- 
dità corporale, grande pace et consolatione nelle cose dello spi- 
rito et altri essercitii, cioè delli studii; nelli quali tutti perseve- 
rano con desiderio di farsi più atti, secondo la capacità sua, 
per servir a Dio et al prossimo. Si fanno lettioni ordinarie con 
frequenti essercitii del comporre et parlar latino. Vengono 
scholari di fuora, et massime di putti, i quali mostrano bon 
proietto nello studio et costumi, confessandosi tutti, quando si 
dice, anzi domandandolo più spesso, onde riesce molto buona 
edificatione; havendo per Maestro il P. D. Cesare -, molto apro- 
posito per le qualità sue. Altre lettioni si leggono più alte alli 
nostri et alcuni altri in greco et latino. 

Alle prediche ogni festa cresce il auditorio, parendo che 
nostro Signore gli dia qualche satisfactione , multiplicando li 
pochi pani alla turba ; le confessioni crescendo assai, se potes- 

1 Est in folio simplici n. 266, et videtur mana propria ipsius Patris Andreae Frusii 
exarata; quod si ita est, multum et mire in scribendi arte paucis mensibus profecit, 
nam quae ipsius ceito sunt litterae , anno proxime sequenti scriptae, firmiorem multo 
et elegantiorem manum demonstrant. 

2 P. Caesir Helmi. 



An. 1551 



441 



simo supplir; et alle volte siamo chiamati da persone amalate et 
alcune d' assai importanza. Altri vengono per risolversi d' al- 
cun dubio, altri vorrebono qualche lettione particolare, et spesso 
leggo delli psalmi. Il Rmo. Legato con molta confidenza ci 
chiama et adopera nelli casi d' heresia, visitando qualche in- 
carcerato et vedendo libri sospetti; etiam di persone di fama et 
predicatori, etc. 

Quello vecchio, dil quale scrivessimo che per ostinatione sua 
era stato nove o dieci anni in prigione durissima et condemna- 
tovi per sempre, essendosi abjurato et trattenuto qui in casa 
di Monsignor, adesso pare tanto catholico et in verità rico- 
gnosce 1' error suo et con mirabil fervore studia le cose della 
fede catholica, scrivendo contra gli heretici, di modo che pare 
novamente nasciuto, con grande edificatione delli fedeli et con- 
fusione degli ad versar ii, che qui non mancano; pur ci mostrano 
haver più rispetto che prima ; et in qualche conventiculi sus- 
petti, dove sotto pretexto di raggionamento spirituale si so- 
gliono dire cose pestifere, ritrovandomi et pigliando la parola, 
almeno dissimulano li suoi concetti per alhora, et alcuni già 
macchiati vengono a ridursi alla syncerità della fede. 

Quello hebreo, del quale fu già scritto, giovane di venti 
anni, di molto buono ingenio et giudicio, et assai versato nelle 
scritture hebraiche, essendo stato con noi, come uno delli no- 
stri fratelli, più di un mese, finalmente per gratia d' Iddio, con 
la oratione, studio, dispute et bona conversatione ha cogno- 
sciuto la verità e ricevuto il Sto. battesimo con gran solemni- 
tade; et adesso che se gli proponeva elegger alcun partito per il 
suo star et viver, dice che gli pareria esser perso, uscendo di 
casa, et fa grande instantia che lo riteniamo per star alla obe- 
dientia della Compagnia, mostrando bonissimo principio di 
Vera humiltà e total dispositione di servire a Dio in quella. Ci 
pare che, parendo alla P. V., non si può mancare di trattenerlo 
fin a veder constante segno della vocatione sua, qual fin qui ha 
mostrato, et anche provaremo 1' habilità sua , che pare habbia 
nelle lettere non minore che il desiderio, che pur pare arden- 
tíssimo; et verisimilmente potrà bene imparare la lingua latina, 
havendo già in pochi anni imparato 1' italiana, spagnola, tu- 
descha, morescha et turchescha, oltra 1' hebraica; è stato al 
Cairo, in Iherusalem, etc., et si maraveglia come N. Signore li 



442 



LlTTERAE QUADR1MESTRES 



ha condotto a tal porto di salute, dal quale non si vorrebbe 
allontanare , sperando che perseverará di bene in meglio con la 
medesima grada. Et potrà esser instrumento per aggiutare 
altri 

Io per commissione della P. V. mi occupo in purgar alcuni 
libri et con la presente ne mando uno 2 . 

Monsignore il Priore ci porta sempre molta affectione et fa 
quanto li è possibile secondo la solita sua charità, racomman* 
dandosi con noi alle orationi della P. V. a et pregando la divina 
Maestà che compisca in noi tutti tutto il beneplacito suo. 

De Venetia alli 26 di Settembre 1551. 

Di V. R. P. indegno servo in Jesu Christo. 

Andrea de Frusi. 



Alia marni in 2. a pagina: Quad. Ven. 7. bris 1551. 
Et alia: 1551, 26 eli Sett. Venetia. 



1 Vide supra, n. xcix, pag. 391 et not. 1. 

2 Scripscrat P. Andreae Frusio P. Ignatius ut aliquam rationem iniret ad Teren- 
tiutn et alios poetas purgandos a rebus lascivis , ut juventus sic puritatem linguae lati- 
nae et ornatum hauriret ut morum integritas detrimentum non pateretur; et quod ad 
nlios quidem poetas attinet, difficile non fuit hoc praestare, quum ea quae lasciva es- 
sent, sine operis detrimento possent omitti; et ita a P. Frusio id effectum est, ac prae- 
sertim in Horatio et Martiali; in Terentio vero perdifficile videbatur rationem aliquam 
inire ad ea removenda, quae parum essent honesta, quum argumentum ipsum ea conti- 
nere videretur. Sed id exeogitavit Frusius, ut quae de inhonesto amore ibi dicuntur, 
de honesto et conjugali dicerentur. At P. Ignatio haec ratio purgandi probata non est, 
quum animis juvenum tam quae de conjugali quam quae de inhonesto amore diceren- 
tur, species turpes ob oculos mentis obtrudere possent; et demum ne Terentius legere^ 
tur, hanc ipsam ob causam, in nostris scholis prohibuit. Polancus, Chron., Soc. Jes. 
t. li, pag 214, n. 103. 



An. 1551 



443. 



CVIII 



F. Bartholomaeus Hernandez, 
Ex commissione Patris Michaélis de Torres, 
Patri lgnatio de Loyola. 
Salmantica, 30 Septembris 1551 '. 

IHS 

Muy Reverendo en Cristo Padre. 

La gracia y amor de Jesucristo sea siempre y se sienta en 
nuestras almas. Amen. 

Lo que al presente hay que avisar á V. P. después de la pa- 
sada, es que aquí estamos esperando alP. Provincial 2 ; porque, 
según hemos sido avisados por sus cartas, ya há dias que es- 
taba de partida. Esperamos en el Señor seremos muy consola- 
dos con su venida, porque há muchos dias que toda esta casa lo 
desea. 

En lo demás, el P. Mtro. Juan Alvarez, con otro hermano» 
envió el P. Doctor 3 á la ciudad de Granada, que es su propia 
tierra del Maestro , los cuales havia muchos dias que estaban 
malos sin poder convalecer; enviólos con pensamiento que con 
la mudanza y con ser la propia tierra convalecerian y tomarían 
fuerzas. Ha placido á nuestro Señor, que según nos han escri- 
to, se ha servido y sirve mucho con su ida, así en lo que toca á 
la mejoría de los cuerpos, como en lo demás. 

A la ida fueron por la ciudad de Ubeda y Baeza , donde hay 
ciertos clérigos y estudiantes, discípulos del P. Avila *. Escrí- 



1 Autographa in folio duplici , n. 433. 

- P. Antonius de Araoz. 

3 P . Michael de Torres , Salmantinae domui praepositus. 

* B. Joannes de Avila, saecularis sacerdos, dictus Baeticae apostolus. 



444 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



bcnnos que están muy movidos para venir á la Compañía , y 
que el P. Avila trata de entregar los colegios con toda la renta, 
que es en cantidad, á la Compañía. En especial están allí dos, 
los más principales ; el uno de ellos es hermano del Conde de 
Bailen y docto en Teología, y el otro doctor en Teología *. 
Estos están según dicen, determinados de entrar en la Compa- 
ñía, y dicen que ya les tiene dada licencia el P. Avila para ello. 
Son personas que se ejercitan en enseñar á muchos niños la 
doctrina y en otros ejercicios humildes. Procuraron de infor- 
marse muy de raíz de los hermanos de las cosas de la Compa- 
ñía , porque , según parece , habia mucho tiempo que lo desea- 
ban. Trataron de la abnegación y resignación de la propia vo- 
luntad, que la Compañía imprimis pretende en sus subditos; y 
aunque en algunas cosas les parecia algo dificultoso , dándoles 
la razón, quedaron satisfechos. Pidieron con mucha instancia 
los encomendásemos á N. Señor. 

Hicieron allí predicar al Mtro. Juan Alvarez, y fué tanto lo 
que contentó y moción que hubo en el pueblo, que le importu- 
naron que tornase á predicar á la tarde : y con ir de camino , y 
haber tan poco lugar para estudiar, contentó aún mucho más. 
Después de esto, se partieron luégo á Granada. Estando allí, 
luego le importunaron que empezase á predicar. El no lo quiso 
hacer hasta primero tener licencia del Provisor, el cual, yén- 
dole á hablar, los recibió muy bien; pero diciendo que no sabía 
qué gente eran, después de haberle mostrado la licencia que 
llevaban del P. Doctor para predicar, les cometió á un Doctor, 
catedrático en Teología de aquella ciudad , para que le exami- 
nase. A ellos les pareció que no era bien ir al Doctor á ser exa- 
minado, aunque al presente cumplieron muy bien con el Pro- 
visor, diciéndole que su ida á aquella ciudad no habia sido á 
otra cosa sino á se curar, que estaban enfermos. Tandem el 
Provisor, importunado de muchos, que deseaban que predica - 
se, r le dió licencia. 

Predicó el primer sermón en una plaza , donde se congrega 
«1 mayor ayuntamiento de mercaderes y otra gente de arte de 
aquella ciudad. Fué cosa maravillosa la moción que hubo en 
toda la ciudad , porque aquel día habia precedido una grande 



1 Primus erat P. Didacus, seu Jacobus, de Guzman, alter P. Gaspar Loarte. 



An. 1551 



445 



tempestad, y el sermón fué del juieio. De allí adelante le empe- 
zaron á importunar que predicase en las iglesias, y así empezó 
á predicar, y era tanta la gente que le seguía y sigue, que dicen 
no haber visto cosa semejante, porque las iglesias se hinchen, 
y se iba mucha gente por no poder caber. El Doctor, á quien 
le habían cometido para que le examinase, le escribió una carta 
al Maestro, diciendo que estaba espantado del Provisor, y dijo 
estas palabras: "Que el Señor Provisor quería que un necio como 
él, y aun pecador abominable, hubiese de aprobar á un ángel, 
de quien tenía él de ser enseñado y aprobado en doctrina y en 
virtud.,, 

Ha}' muy mucha gente que piden con mucha instancia que 
la Compañía fuese á aquella ciudad; otros, así clérigos como 
otros, muy movidos para entrar en la Compañía, en especial un 
sacerdote, hermano de otro predicador, discípulo del P. Avila, 
el cual entró en Coimbra en la Compañía '. Este trataba de 
darse á sí y á su hacienda á la Compañía , salvo que pedía con 
tal que su hermano se pasase á esta provincia. Otras muchas 
cosas se ha dignado N. Señor obrar en aquella ciudad por aque- 
llos Padres; á él sean dadas infinitas gracias por todo ; y ellos 
se han hallado mejores de salud, la cual há muchos días que acá 
no tenían. Nuestro Señor nos la dé á todos por entero en el 
hombre interior. 

De Salamanca, último de Setiembre 1551. 

Por comisión del P. Doctor. 

De V. P. indigno hijo y siervo en el Señor Nuestro, 

f Hrrz (Hernandez) f 

t 

Super ser iptio. IHS. Al muy R. d0 en C. t0 P. el P. Maestro Ig- 
nacio, Prepósito General de la Compañía de Jesús,. en Roma. 
Alia manu: 1551. Salamanca, ult. 7. bre — hrrz. 



' P. N. Santacruz. Vide Polanco, Citrón., t. n, pag. 621, n. 473. 



44ü 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



CIX 



Emmanuel Leite 
Patri Ignatio de Loyola. 
Conimbrica, 1 Decembris 1551 '. 

Del P. Manuel Corte -, de Octubre , refirió los sucesos de un mes en su Collegio. 

La summa gracia y amor de Christo nuestro Señor sea siem- 
pre en nuestro continuo favor y ayuda. Por otra vía tengo 
escripto á V. R. En esta no haré otra cosa sino relatar lo que 
en la primera daba cuenta conforme á la obligation que tenemos 
de cada mes escrevir. Las cosas de acá van en prosperidad y 
augmento spiritual continuo, loado sea el Señor; mucha parte 
desto son los deseos intensos que tienen los hermanos de apro- 
vechar en el servicio de Christo y el cuydado sollícito de traba- 
jar por alcanzar la perfection; es también tener tan bueno y fiel 
instrumento, como es el nuestro chiarissimo Padre Miron, el 
qual crea V. R. que es infatigable quanto al spíritu, no dando 
ningún descanso al cuerpo (que muchas vezes le es bien menes- 
ter) en buscar y trabajar con mucho cuidado y sollicitud nues- 
tro aprovechamiento. Tiene tanto trabajo, assi en socorrer á 
las spirituales necessidades como en proveer en el gobierno y 
orden de casa y en otros negocios que de contino succeden, que 
todos nos espantamos de cómo lo puede sufrir. Mucho le ayuda 
para tanto trabajo tener buen subjecto; mas temo no le venga á 
perder por qután poco cuidado tiene de sí, y ninguna cuenta con 
él. Claro se ve en él la superioridad, que Christo enseñaba con 
baxeza y inferioridad para reprobar la alteza mundana y terre- 
na, quando dezía: qui major est vestrum , fiat sicut minor; y 



1 Historia varia, voi. i, fol. 77 et 78. 

- Sic P. Christophorus Castro; est taraen Leite. 



An. 1551 447 

nos con razón y verdad podemos dezir: quod non ven il ììiì lu- 
stravi sed ministrare; porque en el servicio de los hermanos es 
el primero ; procura que cada uno se exercite en cosas baxas y 
humildes y aun los más antiguos pretende siempre de más pro- 
bar y mortificar, los quales á mi ver están muy aparejados para 
todo, yendo muy adelante con la voluntad y sanctos deseos. Un 
Padre de los antiguos, theólogo, llamado Christóbal Ayton 
sirve há dias de nuestro amassadero, y otro hermano gramáti- 
co, con un hombre y dos negros que tienen esto por officio. 
También otro los dias passados, llamado Sancta Cruz, castella- 
no *, sirvió por pocos dias de mozo de comprador, el qual es 
embiado agora con otro Padre confessor llamado Cornelio 3 á 
un Obispado, que se llama Portalegre, á predicar este adviento. 

El P. e Don Leon 4 muy aprovechado en el spíritu y siempre 
en casa ha dado mucha edificación con su vida y humildad ; es 
elegido por el P. e 3 por m.° spiritual de los novicios y de otros 
hermanos, que están con él en una sala grande , la qual ordenó 
eip. e por ahora que sirviesse de dormitorio. Caben en ella casi 
de treinta con él y son los más pequeños de casa, aunque algu- 
nas vezes embia allá algunos grandes, y dellos Padres, para su 
aprovechamiento y humildad. De todos tiene cuidado el p. e Don 
Leon y sobre todos spiritual jurisdiction ; tiene muy particular 
cuidado dellos, demandando á cada uno cómo procede y viendo 
la diligentia que ponen en aprovechar y buscar la perfection. 
Tienen en la dicha casa contino silentio , salvo en necessidad. 
Allí todos meditan y hazen sus exámenes, ayudándose los unos 
de la devoción de los otros para más se despertar y echar la 
tibieza y defectos spirituales. Los estudiantes que allí posan, 
allí tienen sus estudios cabe sus camas. Hízose esto por ser mu- 
chos nosotros y las cámaras pocas en comparación de tantos 
y en ellas estar muy apretados; y también por estar los herma- 
nos pequeños allí más á la mano y tener vigilancia y especial 
cuydado de sí. Paréceme que de allí combaten fuertemente el 
demonio. Es también confessor de la mayor parte de los her- 

1 Sic; sed videtur sermo esse de Christophoro (Cristóbal) Leitão. 
a Castellano, se. hispanus; erat enim non e regnis Castellae oriundus sed e regno et 
urbe Granata. Vide supra, pag. 445. 
3 P. Cornélius Gomez. 
* P. Leo Enriquez. 
S P. Jacobus Miron. 



448 



LlTTERAE QUADRI RI ESTRES 



manos ; lee cada noche una lición spiritual á los nuevos ; y tres 
vezes en la semana se ayuntan todos los P. es y hermanos á las 
nueve de la noche y el p. e Myron les nota el evangelio , que al 
dia siguiente tienen de meditar, y demanda â cada uno cuenta 
del passado, pidiendo lo que sintió y el provecho que ha sacado 
de la meditación, para se más aprovechar y ayudar unos de los 
sentimientos de los otros; y lo mismo tenemos al domingo y 
fiestas á la noche, donde es general ayuntamiento al son de 
campana sin faltar ninguno, y se tratan muchas cosas espiri- 
tuales en ella, y se piden remedios para las tentaciones ; y los 
más hermanos son repartidos por las cámaras conforme á sus 
facultades para se más ayudar en las letras, de las quales haze 
él P. e mucha cuenta y haze tener mucho cuydado de propósito 
á cada uno en el aprender y estudiar, y los hermanos parece 
que andan más vivos y con más vigilancia en se dar á las letras 
que de ántes, aunque siempre en sus facultades fueron los que 
llevaban ventaja á sus condiscípulos , y entre todos eran seña- 
lados estos por ser de los mejores ingenios de la Universidad; 
porque á estos siempre atendemos para que los cojamos para 
Dios; como también por su cuydado y conferencias en casa, 
aunque tengan menos tiempo por las spirituales occupaciones, 
y Dios principalmente los ayuda , pues para con ellas lo servir 
trabajan. 

El Padre M.° Myron va siempre á las repeticiones de los 
theólogos, en las quales demanda muy estrecha cuenta á cada 
uno dellos, de manera que es necessario ir tan aparejados como 
si la hubiessen de leer; y después de repetir, haze sobre ellas 
argumentar; lo mismo haze hazer sobre las otras facultades, y 
tiene en cada una presidentes que hagan lo mismo que él haze 
á los Theólogos. Tienen también los theólogos dos vezes con- 
clusiones en la semana , en el jueves y el domingo , y están en 
ellas dos y tres horas, y todos van aparejados para argumentar, 
y argumentan los que el Padre manda ; de manera que con la 
ayuda del Señor van muy adelante en el exercicio del estudio y 
siéntese mucho aprovechamiento. 

Contra las faltas usa el Padre de penitencias en el refecto- 
rio, como también por otros descuydos y hyerros; y misser 
Fran. co ha hurtado acá el oficio de mortificar, que allá tiene An- 
tonio Rion , y dizen los que de allá vinieron que lo hace mejor. 



An. 1551 



44<> 



Dia de Todos los Sanctos , en que acá acostumbramos unos 
á renovar los votos, otros á hazerlos, si tienen ya tiempo, se 
levantaron los hermanos á la media noche; y para preparación 
les predicó el p. c Alonso Tellez. Después les hizo Myron una 
plática con mucho sentimiento y devoción, dándoles á conocer 
y sentir á quanto aquello nos obligaba , por tener mayor cuy- 
dado de nosotros mismos, y trabajar de ahí adelante de guar- 
dar más perfectamente lo que prometimos á Dios, pues había- 
mos de ser bien premiados. Y para más Christo nuestro Señor 
con amor aceptar aquel sacrificio, que le habían de ofrecer, or- 
denosse se disciplinassen todos por espacio de un miserere mei, 
el qual él dezia. Después desto, cada uno delante el Sanctissimo 
Sacramento, que estaba en el altar, hizo sus votos, comenzando 
primero el P. e M.° Myron; y después de acabados, los quales 
passaron de ciento, se consolaron todos en el Señor. Este es uno 
de los días, en que sienten mucha devotion y consolation, y más 
particularmente parecen ser visitados del Señor; y ansí festeja- 
ron este su propio dia , pues en él se santificaron , con nuevos 
deseos y sentimientos humildes y llenos de charidad, los quales 
Jesus, redemptor nuestro, accepte, augmente y perficione para 
su gloria y nuestra abnegación. 

A la tarde han recebido dos estudiantes de buenas partes; 
uno dellos comenzaba de oir el curso de las artes, llamado Fer- 
nán Carvalho, y el otro mediocre latino, llamado Fernán de 
Fuentes. Con esto acabó el Señor de nos consolar aquel dia. 

Un hermano lógico, llamado Clemente, se ha salido de casa 
con una tentación , según dize , de ir á recebir mart}^rio ; y des- 
pués de salido, por misericordia del Señor ha tornado en sí y 
conocido la tentación; pero confuso y avergonzado no ha osado 
tornar luego á casa , mas en penitencia fuesse á peregrinar á 
Nuestra Sra. de Guadalupe; y á la tornada fué ter con los 
hermanos del collegio de Ebora de los quales fué recogido. 
Escrivieron al P. e M.° Symon y él manifestando su tentación, 
pidiendo ser acepto por mercenario, pues no merecia ser hijo, 
y que su intención nunca fuera salir de la Compañía. Mandó el 



1 fue ter con los hermanos del colegio de Evora, fratres collegii Evorensis adivit 
ut apud eos maneret. 

- P. Simon Rodericius. 

T. 1. 29 



450 



LiTTERAE (CUADRIMESTRES 



P. e que le embiassen; paréceme que le tornará de nuevo á rece- 
bir, porque tiene buenas partes. 

Há ya dias también que otro lógico , llamado Simon Ruiz \ 
se salió de casa, y después, muy assentido, ha pedido muchas 
vezes le tornassen á recebir; lo que el Rector no ha querido sin 
el P. e , que en aquel tiempo estaba allá. Y después de venido, 
por su instancia el P. e le ha recebido; y habiendo tres días que 
estaba en exercícios , se fué al refectorio desnudo , estando los 
hermanos comiendo, disciplinándose; y corriendo toda la mesa, 
de rodillas besó los pies á todos, y al fin, con mucho sentimien- 
to, pidió perdón del escándalo y desedificacion que con su hie- 
rro habia causado. 

Don Gonzalo 2 empezó á predicar este adviento en esta ciu- 
dad, tomando para los sermones la materia de la oración, á 
cada uno su dia según la historia de Moysés. Proseguirá todos 
los domingos y fiestas en una iglesia de la Misericordia. Con- 
curre mucha gente, y él lo haze tan bien, que satisfaze y aplaze 
á todos; tiene modo para venir á ser un insigne predicador, y 
al parescer se debe agora contar entre los buenos de Portugal. 

En el colegio nunca faltan confesiones y otras muchas obras 
spirituales de provecho de las ánimas, en que se emplean algu- 
nos Padres, que son instituidos para ello; y á los domingos 
mucha gente frequenta la comunión , parte della devota , que 
ha mucho que persevera, y otra movida, así por exhortación de 
aquestas, como también de su motivo y voluntad. 

Agora en casa estarán 130 hermanos , entre los quales hay 
algunos dolientes, pero sólo uno nos paresce que no escapará; 
há dias que no se levanta de una cama. Otros por mal dispues- 
tos mandaron á San Fins á convalescer, entre los quales fué el 
P. e M.° G.° 3 muy malo del estómago, que quasi no tiene virtud 
para digerir, y lo que come las más vezes lo torna á echar 
fuera. Los estudiantes, que allá estaban, ya son venidos há 
dias, como V. R. por cartas terná sabido. Otros mandaron á 
Lixbona, entre los quales fué el P. e Joanes de S. 1 Miguel, para 
predicar allí si se hallase bien. 



1 Haud facile discernes an scriptum sit Ruiaaxí vero Rois. Quod si hoc postremum. 
est, tune meminisse oportet hoc modo Rois abbreviari solere nomeh Rodrigues. 
- P. Gundisalvus de Sylveira. 
r ' P. Gundisalvus Medeiros. 



An. 1551 47)1 

De los que fueron á fundar el colegio á Évora, tenemos bue- 
nas nuevas; posan en un monasterio, que fué de monjas, hasta 
que se acabe el colegio, al qual dan mucha priesa; y son muy 
queridos del Cardenal, y los manda bien proveer de todo lo ne- 
cesario. Son también de todos los otros muy aceptos. Después 
de su llegada mandó el Cardenal á un su predicador que mani- 
festase el intento y fin de la Comp. il , para que más se aficionase 
el pueblo á ella; el qual, después de predicar, lo trató y dixo 
maravillas, comparándola con el estado apostólico, y que su 
intención era trabajar por tornar á reduzir la Iglesia á la sanc- 
tidad de la primitiva. Este se llama Fray Luis de Granada, 
muy aficionado y devoto nuestro, el qual, sabiendo que el Car- 
denal diera el Colegio á la Comp. a , que para hazer buenos clé- 
rigos y letrados para su Arzobispado ordenaba, le besó las ma- 
nos por eso, recebiéndolo como propria merced. 

Del Brasil tenemos buenas nuevas ; esperamos de las impri- 
mir; como fueren impresas, las embiaremos á V. R. El nuestro 
muy charísimo P. e M.° Simon llegó á este Colegio de la Corte 
á quatro de Noviembre y está ahora aquí de asiento más que 
nunca, porque las otras vezes no venia sino á visitarnos y con- 
versarnos con su benignidad y amor ; ahora está para nos ha- 
bituar y esforzar á llevar nuestra cruz. De ante, como quiera 
que no hazia más que llegar y tornar, parescia pretender, los 
pocos dias que con nosotros estaba , recrearnos y consolarnos 
en el Señor : ahora bien muestra por do habernos de caminar. 
Parece que determina de acabar con Dios nuestra perfección y 
alcanzarnos las armas convenibles con que peleemos y nos de- 
fendamos en esta su s. ta congregación, porque tiene muy spe- 
cial cuy dado de nos con Dios. Bien muestra ser verdadero 
padre y justo superior, pues las obras y amor con que trata á 
sus hijos, son de padre piadoso, y la vida es espejo para sus 
súbditos. Assi mucho le quieren los hijos, y como en el amor se 
le quieren igualar, desean y trabajan de no quedar atrás con 
las obras , mas con mucho ánimo corren á ver si le pueden al- 
canzar. El govierno y todo lo de casa dexa en las manos del 
P. e Miron; y él solamente tiene cuenta con Dios, salvo si es re- 
querido y preguntado por el P. e Miron para algo, y quando 
comunica y trata con los hermanos, lo que haze muchas vezes, 
teniendo pláticas spirituales, exhortándolos á su aprovecha- 



452 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



miento y incitándolos á trabajar para adquirir la perfection y 
amor de Dios; para lo qual tengo por cierto que V. R. terna 
muy viva memoria de todos, y muy particularmente lo tratará 
con Dios, pues tanto lo desea. El se alia algunas vezes malo de 
su ciática, y el P. e Ministro también del estómago. Cristo nues- 
tro Sr. me otorgue en esta vida besar los pies á V. R. , ante los 
quales siempre con deseos y voluntad estoy obediente, pero 
muy imperfecto y malo. Véame V. R. algunas vezes con ojos 
de compasión. En el dia que ésta fué scripta, que fué el primero 
de deziembre, recebimos cartas de V. R. escritas el primero de 
Octubre. 

Mínimo hijo de V. R. 

Manuel Leite. 



ex 



P. Adrianus Adriaenssens 
Patri Ignatio de Loyola. 
Lovanio, 17 Decembris 1551 

IHS. 

Gratia Domini Nostri Jesu Christi sit cum omnibus nobis. 
Amen. 

Reverende ac amantissime in Christo Pater: 

Undecima hujus scripsi per postam ordinarium diversas et 
prolixas ad P. V. litteras , in quibus egi de captivitate mea, si 
tamen captivitas sit dicenda; pergam ergo referre quae interea 
contigerunt et quae addenda occurrunt. 

Heri Universitas denuo fuit congregata super negotio, de 



» Autographa in folio n. 388. 



As. 1551 



4")3 



quo late undecima hujus scripsi. Ego non interfui, quia non vo- 
catus. Conclusici fuit se non intelligere ñeque bullas ñeque res 
Societatis , ac proinde concessum est Regenti ut contra nos 
litem institueret juridice , praecipue cum jura habeant quod 
filii sint sub obedientia parentum usque ad solemnem profes- 
sionem, et reliqua, quae magis patebunt ex quaestionibus jam 
subjungendis. 

Primo, petitur quaenam sint illae constitutiones quarum 
bullae toties mentionem faciunt '. 

Quodnam sit illud tempus probationis in constitutionibus ex- 
pressum , de quo mentionem facit bulla S. P. Julii. 

Tertio , petitur an scholares possint sua bona temporalia et 
beneficia et jus ad bona parentum servare , et ubi hoc habeat 
approbatio Sedis apostolicae. 

Quarto, ubi ab eadem Sede approbetur votum studentium 
seu incipientium. 

Quinto, istud votum simplex nimis videtur arduum et ideo 
nonnisi post diuturnum certuni tempus et cohabitationem et pro- 
bationem debere quemque ad illud emittendum admitti; quod et 
bullae omnes intendere videntur. Quod autem nimis arduum sit, 
immo et contra buliam S. P. N., hinc habetur, quia illa bulla vult 
etiam votum coadjutorum et scholarium non diutius obligare 
quam Superiori Generali placeat. Istud vero simplex votum vi- 
detur duo vota includere; alterum est, quo scilicet vovet seSo- 
cietatem ingressurum quantum in se est. Alterum vero, quo vo- 
vet tria illa vota juxta constitutiones Societatis , si recipi potue- 
rit. Quantum ad primum votum seu voti simplicis clausulam, 
vovens numquam videtur posse fieri liber nec unquam quietus 
in corde propter illam clausulam quantum in me est: nam num- 
quam aut rarissime induci potest cor humile ut sibi persuadeat 
aut fecisse aut faceré quod in se est. Ex hoc itaque magnum 
periculum scrupulosis et timoratis, non tamen ad Societatem 
nostrani aut ex immortificatione aut aliunde animum habenti- 
bus, magnum, inquam , periculum imminere videretur. Istud 
itaque votum simplex, nimirum coram Deo solemni voto aequi- 
pollens, periculosius videtur quam solemne. Hic enim haeret 
dubius nesciens quid sibi agendum sit , in solemni voto non. 



1 Ad paginae oram et suis juxta singulas quaestiones locis apposuit Adrianus haec: 
p. a petitio - 2. a — 3. a — 4."-5." 



454 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

Rogo, Pater R., ut super istis cum próximo posta mittatur 
mini recta resolutio cum approbatione S. P. N. Pontificis Ma- 
ximi, vel si tam cito expedid nequeat, saltem hoc agatur ut 
ejusdem authoritate, et curiae Reginae nostrae, et Universitati 
Lovaniensi, et cuivis superioritati imponatur silentium, ne vel 
nos judicent vel ulterius in hoc negotio pergatur. Scio per bul- 
las nos ab omni superioritate eximi; sed hoc interpretantur in 
iis quae bullae approbant; sed vota ista et emissiones contra vo- 
luntatem parentum non approbantur, immo bullis contrarian- 
tur. Scio quod et interpretatio bullarum etiam eximatur; sed ut 
intelligo haec et similia parum curat curia , si videat, ut sibi vi- 
detur, illorum privilegiorum esse abusum. Proinde , nisi Sum- 
mus Pontifex curet per litteras suas aut suum Legatum easdem 
nobis concedi ab Imperatore, et Imperator injungat nostrae cu- 
riae Bruxellensi seu sororis suae, et idem agat apud Episcopum 
nostrum Leodiensem, et Universitatem Lovaniensem, et op- 
pidum Lovaniense, simul cum facúltate exstruendi collegium et 
utendiprivilegiis personis ecclesiasticis quoad accisiam -, ut vo- 
cant, et tributa et alia temporalia concedi solitis, nisi, inquam, 
hoc fiat, video, quod absit, nos omnes brevi hinc expellendos et 
omnia nostra a fisco abripienda. Incredibilia fortassis sunt haec 
et utinam nec contingant nec credantur. Non quod expulsionem 
tanti faciam , immo gauderem ex parte et pro magno amoris si- 
gno a Domino Deo suscepturum me sperarem ; sed non tamen 
sine magno et gravissimo dolore. Nimirum poene anathema esse 
desiderans pro fratribus meis; deinde timens ne ego sim in culpa 
per meam imprudentiam et incircumspectionem. Maluissem 
sane, si Domino ita placuisset, tam ardua per alium quam per 
me transigi. Interim, etiam si omnes expellamur, ego , quia ad 
has partes ex obedientia missus, non exibo nisi ex eadem. 

His valeat in Domino Jesu R. V. et nos suis orationibus com- 
mendatos habeat. 

Raptim. Lovanii, 17 Decembris anno 1551. 

Intelligo patrem Otthonis nobilis, de quo in ultimis litteris 
egi, etiam totam poene Coloniam commovisse contra fratres, 



1 Accise in Belgio et Hollandia, excise in Anglia, est tributum quoddam indire- 
ctum rebus ad corporis sustentationem neeessariis et usu consumendis, vino praeser- 
tim, cerevisiae et similibus, impositum. 



An. 1551 



qui ibi sunt; sed quatuor fratres per me Coloniam missi, ante 
ejus adventum ad Coloniam , praecedenti die profecti sunt 
Engolstadium. Sed jam modieum quievit ibi tempestas illa. 

Rogo ut significet mihi R. V. et me instituat et eorrigat in 
iis, quae undecima hujus late me egisse scribo, videlicet, an 
bene, an male, et in quo nimis condescendi vel rigorosus 
fui, etc. 

R. V. servus in Domino. 

Adrianus Adriani ab Antuerpia. 
Indignus sacerdos Societatis Jesu. 

Super script io: R. in X.° Patri Ignatio de Loyola, Praeposito 
Societatis Jesu, apud Sanctum Marcum in Sancta Maria de 
Strada, Romae. 

Franco. 

Alia marni: Colonia, 1551. 

Vocem Colonia linea sugillavit Polancus et scripsit: Lo- 
ra ni i . 



456 



LlTTERAE QUA DR1MESTRES 



CXI 



Petrus Scorichius 
Patri Ignatio de Loyola. 
Vienna, 29 Decembris 1551 1 

JHS 

R. de in Christo observandissimeque Pater : 

Gratia et pax Domini Nostri Jesu X.' sit ac crescat in cordi- 
bus nostris semper. Amen. 

Jussus ad R. dam Paternitatem V. ea scribere, quaeistis qua- 
tuor mensibus proxime elapsis per R. dos Patres et charissimos 
fratres nostros Dei gratia hic sunt gesta, licet alios ad id longe 
aptiores viderem in hoc collegio, parendum tamen esse potius, 
quam excusatione in alium hoc muneris transferendum puta vi. 
Atque ut hinc incipiam, R. dus P. Claudius, ut est in tractandis 
hominum animis mirum in modum felix et dexter, quemdam in 
hac Universitate magni nominis atque eruditionis virum, qui 
ob illatam injuriam, in adversarium, ira percitus, vindictam 
sumere pertinaciter decrevisset, et invectivam quoque pararet, 
Dei gratia non solum placavit, verum etiam eo perduxit, ut, 
condonata libenter omni offensa, confessionem peccatorum fa- 
ceret, sanctissimoque Eucharistiae sacramento devote commu- 
nicaret. Idem R. dus P., quamvis aliis gravissimis negotiis pluri- 
mum occupetur, solicitus tamen est, ut adolescentes provincia- 
les, sacro theologiae studio dedicati, ad pietatem diligenter in- 
stituantur. Cujus rei gratia saepe cum ipsorum praeceptoribus, 
vel praefectis (ut vocant), consultai: ipsos etiam adolescentes 



1 Bina nobis sunt harum litterarum apographa; alium in Codice 1551, fol. 15 et 16; 
alium in Historia varia, voi. I, fol. 240, 241 et 242. 



An. 1551 



aliquando pie exhortatur. Quod licet Christiana eharitate exci- 
tatus faciat, accedit tamen Regia aliorumque magnatimi volun- 
tas, quae confirmat atque urget id quod sua sponte Pater facit. 
Hinc etiam factum est, ut omnes leges, quas praefeeti adoles- 
eentibus praescripturi erant, P. Claudii arbitrio vel approba- 
rentur, vel commutarentur. 

Petiit quoque ab eodem Patre Serenissimus Rex, et instant 
vehementer consiliarii, ut componat aliquod compendium chri- 
stianorum dogmatum, et maxime illis de rebus, de quibus hoc 
tempore inter catholicos et haereticos controvertitur, quod pro- 
ponatur, cum omnibus regiarum provinciarum Parochiis, tum 
praecipue istis adolescentibus, ut nimirum finem illum, cui des- 
tinantur, recte assequantur, si ubi religionis nostrae cardo 
versatur, perfecte solideque didicerint. Cui petitioni non potuit 
resistere Pater, sed ne satisfacere hactenus ob oceupationum 
aliarum multitudinem, a quibus ubi liber nonnihil fuerit, sumet 
molestum absque dúbio et difficilem illum , sed tamen utilissi- 
mum, conficiendi compendii laborem. Non parum quoque fru- 
ctus cepit idem R. dus P. Claudius in familiaribus cum professo- 
ribus aliquot, et quibusdam aliis , colloquiis , quorum confessio- 
nes etiam audivit. 

Sed R. dus quoque P. Nicolaus de Lanoy non negligenter et 
venatur et arripit, quantum potest per domesticarum rerum 
administrationem et publicum docendi múnus, de próximo bene 
merendi occasiones. Habet etiam suos filios spirituales, eosque 
partim ítalos, partim Germanos, quos in confessionibus instruit. 
Illorum nonnulli in hoc sacratissimo festo Natalis Domini, in 
templo Praedicatorum, multo populo adstante, sanctissimam 
eommunionem nobiscum suscepere. 

Fratres etiam omnes diarissimi, quandocumque spes aliqua 
fructus affulget , cum proximis venientibus aut manentibus ála- 
cres et promptos ad id sese ostendunt. 

Ex populo Germanico ideo minor fructus hactenus est col- 
lectus, quod nemo inter nos sit, qui potuerit semen christianae 
pietatis seminare; speramus tamen non ita multo post tempore 
nonnullos ex nobis in lucem prodituros, qui summo conatu ad 
id se jam praeparant. Nec dubitamus (Domino propitio) de ma- 
gno fructu; populus enim hic natura bonus, et ad pietatem ve- 
hementer propensus esse videtur. Atque de aliis haec. 



458 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

Nunc de charissimis in Domino fratribus pauca dicam, quo- 
rum sane virtuti et incredibili studio pietatis vix parem oratio- 
nem invenid posse existimo ; tanta est inter eos animorum con- 
junctio, tanta in parendo omnibus promptitudo, tantus pauper- 
tatis, simplicitatis, et propriae mortificationis amor, tam rara 
humilitatis exempla. Atque in his omnibus egregie licet excel- 
lant, quotidie tamen se ipsos vincere, et ad majorem perfectio- 
nem evadere, omni qua possunt diligentia nituntur. In iis autem, 
quae ad humilitatem pertinent, cum primis gaudent se exerce- 
re, ut est abluere vasa culinaria , verrere domum, extergereet 
inungere fratrum calceos, et alia id genus, quae pr aetereo, ad 
quae omnia illi tanto ardore feruntur, ut ego hujuscemodi spe- 
ctaculis saepenumero in me ipso totus confundar. 

Sumus jam duodeviginti in hoc collegio; R. di enim Patres 
Ingolstadienses miserunt ad nos duos adolescentes Germanos, 
qui magnam sane expectationem de se concitant. Tertius vero 
se nobis hic adjunxit : is est Sciavo. Callet tamen perfecte idio- 
ma Germanicum, nec multo minus de ilio quam de caeteris 
spes est. 

Quod ad studia attinet , quinqué lectiones quotidie domi 
liunt, quarum tres latinae sunt, quarta graeca, ultima Germa- 
nica; quibus etiam disputationes et repetitiones frequentes 
adduntur. Dominicis singulis, atque etiam festis saepe diebus, 
oratio latina coram R. dis Patribus et fratribus de pia re aliqua 
recitatur. Germanicae etiam conciones in coena nonnunquam 
a Germanis (quo nomine flandros quoque intelligo) fiunt, ut 
linguae istius promptitudinem, in concionibus publicis paulo 
post, ut speramus, usui futuram, acquirant. Adeunt etiam non- 
nulli fratrum publicas studiosorum philosophicas disputationes, 
ipsi quoque disputaturi, ubi eo libentius audiuntur, quo mode- 
stius se gerunt, dum scilicet ea quae proponunt argumenta, 
forsitan acutius aliis, pertinacius non urgent, ne palmam lau- 
demque auferre velie videantur. 

Reverendi Patres in suis scilicet Sancti Pauli et Mag. tri sen- 
tentiarum lectionibus (quas omnes fere fratres quoque audiunt ) 
non mediocrem progressum fecerunt ; in quibus ut prodessent 
auditoribus , putaverunt disputationes esse instituendas, ubi 
quae tota septimana lecta et dictata sunt, toto auditorio reliquo 
assidente, a nostris primum exiguntur, demum argumentis im- 



An. 1551 



450 



pugnantur atque defenduntur. P. Claudius, quia haereticorum 
opiniones ad unguem intelligit, et singulari quadam arte con- 
futai, ideo valde gratus est, nec id facit sine fructu; seio enim 
plerosquc, qui non leviter lutheranorum sophismatibus irretiti 
erant, lectionibus confutationibusque Patris liberatos fuisse. 
Haec ferme sunt quae de rebus nostris, ut in his principiis se 
habent, scribenda breviter ad R. dam P. V. putavi. 

Quibus adjieiendum quoque videtur esse, antequam finiam, 
quo pacto hic erga nos omnes sint affecti. Quod licet nos per- 
parum moveat, operae pretium tamen est, R. dam P. V. id com- 
pertum habere. E populo quidem varia variorum erga nos stu- 
dia videmus. Hic miratur, ille irridet, alius veneratur, nonnulli 
et qui haereticorum veneno contra religiones exasperati sunt, 
clanculario detrahunt atque mordent. Illi autem qui melioris 
splendidiorisque sunt conditionis (si ex apparentibus signis et 
circumstantiis judicare licet) satis propitios ipsos habemus. 
Quosdam tamen ex animo nobis familiares rerumque nostra- 
rum solicitos promotores certo scimus. Inter quos est R. mus D. 
Legatus Apostolicus, qui quamvis sciat longe plura majoraque 
sibi a nobis deberi, quam ut unquam solvendo esse possimus, 
maxima tamen adhuc beneficia Societati conferre cogitat; dixit 
enimR. do P. Claudio se, ubi in Italiam reversus esset, Colle- 
gium Bressae instituturum. Confessus est aliquoties P. Claudio, 
una et quidam nobiles ex ipsius familia. Nuper cum disces li- 
rus esset in Bohemiam cum Seren. mo Rege, invisit prius P. Clau- 
dium, qui adversa valetudine nonnihil laborabat: confessus illi 
est et fratres omnes ordine humanissime complexus, ipsis bene- 
dixit. De R. mo in Christo Episcopo Laybacense quid opus est 
dicere? Qui tam constanter et fervide praesens absens nos 
amat, curat ac tuetur, ut parens aliquis suos filios, Vix queam 
numerare quoties regiam, cum Seren. mo Rege nostri causa 
locuturus, adeat: quoties domum nostrani invisat, sagaciter 
omnia perlustret, ne quid nobis desit curet. Nec hoc sibi credit 
esse satis , nisi etiam apud omnes magnates honorificentissime 
laudes nostras (quas nos tamen Dei gratia minime agnoscimus) 
praedicet, totam Societatem promoveat, et ad nostri amorem 
inducat. Venit nonnunquam ex improviso, prandium nobiscum 
sumpturus, comitatus aliis magnis viris, tum religiosis, tum 
saecularibus, ut tenuitas nostri victus, et ea disciplina, quam in 



460 



LlTTERAE QUADRIM ESTRES 



refectione corporisobservamus, illis perspecta, aliis quoque nota 
fiat. Id adhuc nuper fecit paulo ante quam cum Seren. m0 Rege 
in Bohemiam esset abiturus, et adduxit secum Abbatem quem- 
dam maximae authoritatis moxque futururn Episcopum, prae- 
terea doctissimum virum, qui a multitudine curarum, quas 
in rebus Universitatis gerit, superintendens vocatur. Quibus non 
tam grata fuerunt ferculorum vinique diversa genera (quae ipsi 
contulerant) quam ea quae a nostris apponebantur, Germanica 
scilicet et graeca brevis concio, disputatio in graecis litteris, in 
dialéctica et theologia. Quae omnia quamvis impraemeditate 
fere fierent, illi tamen iis ita afficiebantur, ut neglecto prandio, 
nihil aliud agerent quam audire et spectare. Rara enim, ut 
contestati sunt, haec ipsis videbantur. Multa paucis dicam. Be- 
nignissimum, sapientissimum liberalissimumque tutorem et pa- 
tronum R. mus in CHRO. Dominus Laybacensis nobis sese prae- 
bet. Dominus Jesus sit illi merces copiosissima. 

Venio tandem ad regiam in nos pietatem atque clementiam. 
Quae eo ampliori laude digna est, quo minus iis cessit, qui ni- 
hil utilitatis ex hoc Collegio proditurum credentes, ab ejus ere- 
ctione dehortati sunt. Jam enim ab initio valde dementem et 
propitiam se nobis exhibuit. Quem animum, non solum non re- 
misit, sed confirmavit auxitque plurimum. Dum enim in Sty- 
riam iter haberet, inter gravissima, quae tune tractabat, nego- 
ria , nostri memoriam atque curam adeo non seposuit , ut assi- 
gnaret redditus Collegio, eosque minime tenìies, mille et ducen- 
tos scilicet florenos ; ubi etiam misit litteras ad varios consilia- 
rios suos, in quibus serio admodum praecipiebat, ut illae pecu- 
niae fideliter numerarentur; praescribebat etiam quo ordine 
quibusque anni temporibus redderentur. Reversus autem Rex, 
cum intellexisset nobis deesse vestimenta illa sacra, quibus in- 
dui solent sacerdotes facturi sacra , immisit ea duplicia omnia 
et pallium, ut vocant, sumptuosa admodum ac piane regia. 
Paucos etiam post dies venit Rex ipse ad domum nostram, co- 
mitatus tota fere aula, ut situm loci , habitationes, refectorium 
et alia videret, ubi ex vultus constitutione, quem erga nos ani- 
mum gereret, facile fuit deprehendere. Acturus autem gratias 
cum esset R. dus P. Claudius ob hanc benignitatem et assignatos 
redditus, vix id ferebat, serioque dicebat P. Claudio: si qua re 
opus vobis sit, nolo reticeatis; ego enim protector vester sem- 



Av. 1551 



4<>t 



per ero. Rara certe haec tanti Principis his temporibus huma- 
nitas et pietas ; cui utinam nos, ut dignum foret, responderé 
possimus. Retribuet, spero, Dominus Jesus, qui verus est libe- 
ralissimusque bonorum omnium rcmunerator. Quem precor 
etiam ut sanctissiman gratiam suam nobis largiatur, qua pos- 
simus piis R. dae P. V. desideriis abunde satisfacere. Amen. 

Viennae, 4. to cai. januar. anni MDLII. 

R. dae P. V. 

Filius et servus indig. mus 



Petrus Scorichius. 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



CXII 



P. Leonardus Kessel 
P. Ignatio de Loyola. 
Colónia, 31 Decembris, 1551 *. 

JHS 

Gratia et pax Christi Domini sit semper in omnibus nobis. 
Reverendissime in Christo Pater. 

Proposui Reverentiae Vestrae paucis ea repetere , quae 
Deus Optimus Maximus hoc quadrimestri Coloniae operari di- 
gnatus est ad gloriam et laudem sanctissimi nominis sui, ut 
omnium, audientium has litteras legi, precibus adjuti, in dies 
magis proficere valeamus. Ipso die Innocentium recepimus lit- 
teras R. Patris Polanci scriptas ex mandato P. V. decima 
séptima Novembris, quibus plurimum in Domino recreati ac 
confortati fuimus. Dicere non sufficio quantum gaudii suscepe- 
rit meus spiritus ex litteris mentionem facientibus de profes- 
sione; numquam mihi laetius nuncium obtingere potuisset: num- 
quam antehac, R. P., de tanta gratia ausus cogitare fui; quare 
majores gratias Deo meo debeo, et tibi, R. P. , de tanta gratia. 
Brevi omnia ad effectum perducere conabor, de quibus tune 
latius omnia conscribam \ 

Magna nobis Coloniae patet janua Christo animas lucrifa- 
ciendi magis quam antea unquam. Confitentium numerus auge- 



* Ex autographis litteris, quae in duplici folio reperiuntur, cui n. olim 392 , nunc 
vero 90 et 91. Est et apographum in fol. 2 v.° et 3 Codicis 1551. 

2 Quae hucusque dixit Leonardus, linea, ut solebat, circumducta conclusit Polan- 
cus, ut a librariis, dum has litteras transcriberent , praetermitterentur. Eorura tamen 
loco substituenda haec in margine manu ipse propria scripsit : 

Ex litteris Patris Leonardi, praepositi collega Coloniensis ult.a Decembris 1551. 

Gratia et pax, etc. 



A.\. 1551 



4b3 



tur in dies. Plurimi, ante muitos annos non confessi, jam acce- 
dere incipiunt, nec parvi numero. Plurimi etiam adolescentes, 
et sacerdotes et patres monasteriorum 4 nostras aedes frequen- 
tam magno cum fructu. 

Tres studiosi adolescentes , naturaliter bene dispositi , per- 
fecerunt nostra exercitia magno cum profectu spirituali, vitam 
anteactam detestantes multis cum lachrymis , se totos Christi 
servitio dare intendunt , et sub vexillo Christi in hac Societate 
militari (sic) ferventer totoque corde desiderane Nec isti solum, 
sed et plures alii, de quibus plura primis scribendis litteris indi- 
cabimus P. V. 

Habuimus etiam apud nos in exercitiis quemdam promotum 
Lovaniensem -, cujus litteras et votum ad P. V. mittimus. Ma- 
ximo enim cum fructu in exercitiis per mensem fuit, omni- 
busque jam est exemplo et admirationi ; magnam in exercitiis 
invenerat gratiam deflendi per dies aliquot vitam male actam: 
est annorum 30, naturalibusque bene dotatus, valde ingeniosus 
et agilis, ad omnia paratissimus. Sacerdos est, et in temporali- 
bus dives. Rogo P. V. ut dignetur istius votum suscipere et 
verbum unum aut alterum rescribere 3 . Manet nobiscum et jam 
incoepit sua studia. Cum P. Arnoldo 4 repetit philosophiam , ut 
ad theologiae studium postea sit aptior. 

P. Arnoldus praeest etiam disputationibus studiosorum no- 
strorum et praelegit illis ter in hebdómada graeca non parvo 
cum fructu. 

R. P. Prior in Carthusia 5 jam brevi misit ad nos currum 
plenum supellectilibus ad usum studiosorum nostrorum. Bonus 
ille Pater in nullo parcit sibi, ubi nobis in aliquo gratifican 
potest. 

Simul in domo numero sumus septemdecim; tres sumus 
sacerdotes; reliqui omnes studiosi adolescentes, naturalibus 
bene dotati, qui se omnes Societati dare intendunt, quorum alii 



1 Monasteriorum patres, ut jam saepius in hisce litteris videre fuit, ii dicebantur 
sacerdotes, quibus monialium cura in iis, quae ad animum religiosamque vitam spe- 
ctabant, committebatur. 

2 promotum Lovaniensem, qui ad gradum Licentiati, Doctoris aut Magistri in 
Lovaniensi Universitate fuerat promotus. 

3 Verba haec: et verbum unum aut alterum rescribere, linea super ducta deleta 
sunt; a quo, se, an a Polanco an ab ipso Kessel, non apparet. 

* P. Arnoldus Hezeus. 

3 Gerardus Hamont, de quo plura et saepius in historiis Societatis. 



4ò4 LlTTERAE QUADRIMESTRE 

sunt physici, alii logici, primas tenentes inter Bursae (sic Aca- 
demiam vocant) nostrae studiosos. 

Bonus odor Societatis in dies magis Coloniae spargitur : ve- 
nerimi enim ad eos libelli quidam impressi de rebus Societatis 
et de martyrio Patris Antonii ', quorum lectione plurimum 
omnes aedificantur. Ego istos libellos adhuc non vidi. Omnes 
in dies melius erga Societatem afficiuntur: omnes favent nobis. 

Nobilis illa domina Abbatissa 4 in suo bono proposito in dies 
crescit magis , ita ut omnibus sit exemplo : saepe enim commu- 
nicat in nostra Missa magna cum devotione et humilitate; de 
qua et de multis aliis maxima adhuc speranda sunt. 

Haec sunt quae pro hoc tempore P. V. scribenda occurrunt, 
cui nos unice commendamus cum tota nostra familia. 

Reverendos Patres et Fratres in Christo salutes plurimum: 
eorum etiam orationibus maxime juvari cupimus. Etiam P. V. 
se commendant Rev. Pater Prior Carthusiae, Patres etiam et 
ejus Vicarius cum fra tribus omnibus, et amici nostri omnes. 

His bene valeat P. V. in Christo Jesu. 

Ultima Decembris 1551. 

R. V. servus indignus. 

Leonardus Kessel. 



Superscriptio. Rev. do in Christo Patri, Domino Ignatio a Lo- 
yola , Generali Praeposito Societatis Jesu , 

Romae. 



1 P. Antonii Criminalis in India occisi. 

- Abbatissa monasterii Sanctae Ursulae Coloniensis. Vide supra, pag. 287 . 



An. 1551 



465 



CXIII 



P. Hieronymus Domenech 
Patri Ignatio de Loyola. 
Valentia, 31 Decembris 1551 '. 

t 

Muy Reverendo en C. t0 Padre. 

La gracia y paz de Cristo nuestro Señor sea siempre y se 
acreciente en nuestros corazones. Amen. 

Aunque por otras pensamos que V. a R. a será ya informado 
de lo que el Señor se digna obrar acá por esta su mínima Com- 
pañía, por cumplir con la obediencia de los cuatro meses, que 
serán después de la partida del P. Miron circa, replicaré con 
brevedad lo que por las otras más difusamente se ha escrito á 
gloria del Señor. 

Partido que fué el P. Miron, plugo al Señor mover cuatro es- 
tudiantes valencianos para entrar en la Compañía; los tres teó- 
logos y el otro que habia ya acabado su curso de artes; mance- 
bos hábiles y de los cuales en el estudio se tenía muy buena ex- 
pectation. No pudiendo enviarlos á V. R. , como deseábamos, 
con algunos otros de acá y de Gandía, los enviamos con el 
hermano Xaravia 2 á Portugal , pidiéndolo ellos con instancia 
por la persecución que temían que acá les dieran los suyos. 
Porque dos de ellos, que eran hermanos, llamados los Perpin- 
yanes 3 , y otro llamado Marcos Pancrudo, tienen madres viudas 
y ricas, y temían que no lo sintiesen mucho, como de verdad lo 

I Autographum in folio quadruplici, nn. 232, 233 et 234, quarto folio non numerato. 
Manus est Patris Antonii de Araoz et sola subscriptio Patris Joannis Hieronymi Do- 
■mcncch. 

* Jacobus (Jay me, Diego) Xaravia, et saepius Saravia. 
3 Fratres Petrus Joannes et Ludovicus Perpiñá. 

T. i. 30 



,466 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

han sentido mucho. Mas plugo al Señor que, volviendo el her- 
mano Xaravia , habiéndolos dejado en el Colegio de Coimbra 
muy buenos y consolados, fuese á visitar las madres trayéndo- 
les cartas de sus hijos, la una á media jornada de aquí, la otra 
á dos y media, que se aconsolasen tanto, que dijesen estar muy 
contentas y hacer gracias á Nuestro Señor por el beneficio 
grande que hacia á sus hijos de quererse servir de ellos, rogán- 
donos mucho que sus casas tomemos por propias, que en el 
mismo lugar nos tendrán como á sus hijos, deseando mucho que 
por allá fuésemos para aprovecharse en sus espíritus. La que 
está á media jornada de aquí , que es Morviedre , rogó al Her- 
mano Xaravia que nos dijese que los que por allí pasásemos 
(siendo paso para Barcelona y Zaragoza) que nos tendría apa- 
rejado el aposento de su hijo , y agora me dicen que de su hijo 
está bien consolada; mas de lo que tiene pena es de una hija 
sola, que le queda, que quiere ser monja, siendo la madre muy 
rica. V. R. por amor del Señor las tenga por encomendadas. 

El padre y madre del otro, que aquí están , quedan tan con- 
solados que es para alabar al Señor. Me dijo el otro día el padre 
que la carta , que habia recibido de su hijo , no habia podido 
acabar de leer por las lágrimas, que le vienen, de alegría, 
cuando se pone á leerlas. Bendito sea el Señor, padre de toda 
consolación. 

Después de esto el Vicario de Innesta, que es un hombre de 
qualidad , así por la dignidad que tiene , que , aunque se llame 
Vicario, es el propio pastor, y tiene mucha renta, como porque 
es mucho querido de muchos Señores, vino para hacer los ejer- 
cicios con un canónigo de cuenta , amigo suyo , el cual ya los 
habia hecho y venia para acompañarle. El hizo los ejercicios- 
en nuestro Colegio cerrado, dejando las vestiduras de seda que 
traia y sus criados en casa de un su amigo : y se contentó con 
pobre vivir y que uno de los hermanos tuviese cargo de él 
Tuvo gran conocimiento y dolor de su vida pasada, la cual 
habia sido algún tanto disoluta y profana, y propuso refor- 
marse y hacer una nueva vida en el cargo que tenia, doliéndole 
mucho no ser de aquella edad ni tener aquellas partes , que se 
requieren para que, dejándolo todo, se pusiese en la Compañía; 
y así se fué con muy santos propósitos , y en Iñesta y en otros 
lugares que tiene debajo de su jurisdicción, se son muy edifica- 



An. 1551 



467 



dos de ver en él una tan gran mutation y el buen ejemplo que 
de sí da. Bendito sea el Señor, al cual tan fácil cosa es subito 
honestare pau per cm. 

En este tiempo supimos de las galeras del Príncipe Doria, 
que habían de venir á Barcelona para pasar la Reina de Ungría, 
y enviamos luego á Gandía por aquellos, que ántes pensábamos 
de enviar á V. R., si el tiempo no lo hubiese estorbado. Y vinie- 
ron el P. César, el Hermano Alberto 1 y los otros que al Rector 
de Gandía pareció también de enviar; y acá nos pareció de en- 
viar al hermano Juan y al Bachiller Vizcaíno, que quiso ir con 
ellos, y dos otros que mucho ántes nos habían rogado que los 
recibiese ó enviase á Roma ó Portugal. Y así todos ocho se par- 
tieron de a$uí con mucho ánimo, y según entendemos, el Señor 
los ha probado con muchos trabajos, así en la tierra como en la 
mar. Esperamos en él que serán ya llegados y recibidos de 
V. R. con su acostumbrada caridad. 

En este tiempo un Sacerdote catalán, llamado Mtro. Solde- 
vila 2 , hombre hábil y de buen juicio, bien instruido en las letras 
humanas , de las cuales ha hecho algún tiempo profesión , ha- 
biendo también gustado las griegas y hebreas, oido su curso de 
artes y algún tiempo de teología, hizo los ejercicios y porque 
se halló malo, no los pudo acabar. Después ya sano me vino á 
decir que el Señor le había dado mucho á sentir que entrase en 
la Compañía , y así que él estaba resuelto en ello y que yo de- 
terminase de él lo que me pareciese ser mayor gloria del Señor; 
y así nos pareció de recibirle en casa y que prosiga sus estu- 
dios de teología. Da muy buen ejemplo de sí y espero que el 
Señor se servirá de él en el estudio; no poco se han maravillado 
que sea entrado, pareciéndoles que estaba muy léjos de ello, 
como de verdad humanamente hablando lo estaba; mas al Señor 
no hay cosa imposible. 

Un otro mancebo Valenciano, docto en theología, pariente 
de uno de los que fueron á Portugal, llámase Felipe Pancrudo, 
pidió con instancia los ejercicios y en ellos se determinó para 
la Compañía con mucho conocimiento y consolación para ello, 
no obstante que tuviese una madre viuda y que á otro no tiene 



1 P. Cesar Aversanus et Albertus Cavallinus , Mutinensis. 
- P. Antonius Soldevilla. 



468 



LlTTERAE QU A DR1M ESTRES 



que á él; y por huir la molestia de los suyos me rogó que por 
ahora lo enviase á Gandía; y así lo llevó el hermano Xaravia y 
está allí muy consolado y resignado con su voluntad. Su madre 
por gracia del Señor se ha quietado de tal manera, que escribe 
ya á su hijo, exhortándole á perseverancia, y está tan conso- 
lada que entendiendo que un otro mancebo teólogo , que tiene 
una madre también viuda, que no tiene á otro que á él, y está 
para entrar en la Compañía, me ha dicho que, cuando se fuere, 
que se lo digan; que ella quiere ir después á consolar á su 
madre. Díjome que no solo siente consolación para sí mas aun 
para otros ; y así se ha esta buena mujer reducido al servicio 
del Señor tanto que, adonde ántes no se confesaba que de año 
á año, ahora se confiesa de ocho en ocho días. Bendito sea el 
Señor, que no solo quiere que se ganen los hijos, mas por medio 
de ellos quiere ganar sus madres y parientes. 

Tres otros catalanes, estudiantes en teología , han hecho Jos 
ejercicios y determinádose para la Compañía ; los dos son muy 
hábiles y doctos , uno llamado Fontona , el otro Torres ; el otro 
es de mediocre talento, llamado Juan Bernardo, sobrino de 
Mosen Queralt , Rector del Colegio de Barcelona. A todos tres 
con un otro valenciano, llamado Rubiols que ha acabado 
ahora su curso de artes y está determinado de entrar en la 
Compañía, hemos enviado con el dicho hermano á Gandía: los 
tres para que esten allí hasta que de ellos se disponga otra 
cosa, y uno de ellos para hacer los ejercicios. El lunes, pla- 
ciendo á Nuestro Señor, pienso de alargarme á Gandía y visi- 
tarlos, etc. 

Otros han hecho los ejercicios y determinado para entrar 
en otras religiones. El Señor, que los llama, se sirva de ellos 
en sus vocaciones. 

Yo continúo la doctrina cristiana los domingos y fiestas 
después de vísperas y por gracia del Señor , como aquí son tan 
devotos, por ruin que sea el instrumento se saben aprovechar 
de él; vienen siempre mucha gente. También he predicado á 
las mañanas en algunas parrochias y querrían que predicase 
algunos otros sermones. Aun ayer me rogaba un maestro en 
teología de parte del cabildo que el dia de la 70. a (septuagésima) 



1 Hieronymus, postea semper dictus Rubiola. 



quisiese predicar en la Seo, y como leo esta doctrina cristiana, 
y las confessiones y ejercicios son continuos, con otras ocupa- 
ciones pias, no puedo cumplir con todo, y así me excuso de 
tomar estos sermones. De todo se sirva el Señor. 

En el Colegio vienen tantos estudiantes á confesarse cada 
domingo que los de casa no pueden cumplir con ellos, y procu- 
ramos que de fuera nos vengan á ayudar dos ó tres amigos y 
devotos nuestros. Yo voy los más domingos y fiestas á las ma- 
ñanas á S. Juan, que es la principal parroquia, á confesar 
algunas señoras principales devotas; y algunas de ellas han 
hecho los ejercicios y mucho aprovechado en sus almas, á 
gloria del Señor. Y para que en breve diga lo que acá pasa, á 
mi parecer no he visto en parte de la Compañía adonde tanta 
mies estuviese aparejada y que tanto provecho se pudiese ha- 
cer , así en ganar gente para la Compañía como en ganar mu- 
chas almas para el servicio del Señor, como en esta ciudad, 
si hubiese muchos operarios y fuesen mejores de lo que somos. 
El Señor por su infinita bondad supla nuestras faltas , y envíe 
buenos operarios á su viña, y dé modo cómo se pueda recibir 
gente, que de acá me parece podríamos proveher á otros Co- 
legios, por los que se ofrecen, y todos buenos sujetos. 

Al presente somos cuatro Sacerdotes ; los tres no entende- 
mos que en trabajar , según la gracia que el Señor nos da , en 
su viña ; el otro con dos hermanos , que ahora han acabado su 
curso , oyen teología, y esperamos de ganar un mancebo muy 
hábil que se llama Pinyes, que ohirá también con estos herma- 
nos. De modo que habrá tres operarios, y cuatro mancebos 
muy hábiles teólogos, de que se espera mucho, y Lucio , que 
oye su retórica , y tres otros hermanos y el hortelano , que te- 
nemos necesidad por ser la huerta grande ; de modo que somos 
doce. 

Al maestro Parra, y á un mancebo, que vino de Alcalá, 
que se llama Jerónimo Ripalda , enviamos á Gandía para oir el 
curso de Artes, y en su lugar tenemos al P. Jaén. 

He escrito los nombres sobredichos, porque hay hermanos 
que los conocen de nombre , y podrán dar relación á V. R. más 
particular. 

Ultimamente, sabrá V. R. que después de haber harto fluc- 
tuado y encomendado mucho á N. Señor, se ha determinado 



470 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



mercar esta casa adonde estamos ; y así se ha hecho concierto 
por cerca de mil escudos, y hemos empezado á pedir limosna, 
y el Señor Arzobispo nos tiene ya dado la tercera parte de lo 
que cuesta, que son trescientos y trece escudos. D. Luis Fer- 
rer cien escudos, Martin Perez cincuenta, y otros Señores que 
han prometido, que aun no he ido á cobrar; y así esperamos 
con la ayuda de nuestro Señor presto tener pagada la casa , y 
hecha por ahora una razonable iglesia. De todo se sirva el 
Señor, por quien es, el cual á todos siempre nos dé su gracia, 
para que su santísima voluntad entendamos y aquella ponga- 
mos por obra. Amen. 

Hasta el mes de Deziembre de 1531 (sic). 

S. 

Joan Hierónimo Domenech. 

Marni Patris Polanco in octavac paginae ora: de Val. a , de 
ult.° de dez. re 1552 (sic), de 4 meses. 
Et J. Ph. Vito: Qua. 



Art. 1551 



471 



CX IV 



Fratres Collegii Eborensis 
FYatribus Collegii Conimbricensis. 
Ebora, 1551 *. 

Copia de una letra que embiaron los hermanos que fueron dar principio al Collegio 
devora año de 1551. En el principio de octubre partieron de aqui nueve hermanos 
que fueron dar principio á un collegio que el Cardenal Infante hizo aora en Evora. 

JESUS 

El camino que habernos traído después que desa casa parti- 
mos ha sido muy grande por gracia del Señor; porque con todo 
el trabajo dél, siempre teniamos dos horas ordinarias de medi- 
tación, y nuestros exámenes cada dia, y missa antes que par- 
tiéssemos, sin lo más exercitio interior y exterior , que por el 
camino traiamos, que todo era ferventíssimos deseos en el Se- 
ñor de padescer, par at issimi ad adversa sustinenda , hilari ac 
alacri vul tu , animo aequissimo , pro aequissimo Jesu. Comul- 
gavan los hermanos en algunos lugares con mucha edificación 
de todos los que los vian, principalmente en la villa de Arrayó- 
los, que es del Duque, hermano del nuestro verdadero Duque y 
hermano, Don Theotonio 2 , donde más que en ninguna otra 
parte vide la gente edificada. 

Aquí nos fuimos á posar al hospital y acontesció que aquella 
noche misma durmió allí el duque, que iba á la corte, y sabien- 
do cómo estábamos en el hospital , nos mandó llamar ; y nos- 
otros habíamos acabado de nos preparar para comulgar aquel 
día; que aunque el passado, que fué domingo, lo habíamos hecho, 
lo haziamos también aquel dia, porque era el que habíamos de 



* Historia varia, voi. I, fol. 317. 

- Theutonius, Ducis Bergantiac (de Bragama) frater. 



472 



LiTTERAE QUADRIMESTRE^ 



entrar en Évora. Y no contento con nos llamar, se vino á nos- 
otros al hospital, que salíamos ya por otra puerta á dezir missa. 
Entonces nos llamaron muy de priessa de su parte , el qual nos 
recibió muy humanamente. Demandó el número de los herma- 
nos y alegrósse mucho con crecer la Compañía tanto. Dolióse 
mucho de nosotros de nos ver entre aquellos pobres ; no sé si 
seria alguna reflexión sobre su hermano. Mandó luego álos su- 
yos que de su misma alforja nos diessen de almorzar. Diximos 
cómo íbamos á tomar otro almuerzo, que nos era más necessa- 
rio, y hablamos algunas pláticas sobre la comunión. Mandó que 
después que viniéssemos de comulgar, nos tuviessen aparejado 
dalmorzar. 

De allí partimos, que no habia más de tres leguas, á Evora, 
donde llegamos aquel día y hallamos el Cardenal , que tres ve- 
zes se habia partido pera Lisboa y tornado del camino con in- 
disposiciones. También hallamos el P. e M.° Juan 1 (este partió 
de Lisboa y los otros de aquí del collegio) que habia una hora 
era llegado al hospital; con cuya venida nos alegramos mucho; 
y con su humildad y simplicidad nos edifica mucho. Hallamos 
el canónigo, á quien veníamos remitidos, que nos recibió muy 
bien y nos aposentó en una muy buena casa, que fué un monas- 
terio de monjas con una capilla, donde dezimos missa, hasta se 
hazer el collegio, que será el año que viene. Diéronnos también 
todo lo necessario para casa. Hallamos el P. e Frai Luis de Gra- 
nada, que mucho con nosotros se alegró. Este es muy devoto de 
nuestra Compañía, y puédenlo tener por un professo della; por- 
que como supo que el Cardenal nos daba collegio , se fué á él y 
le besó la mano por la merced, como si la hiziera á él. 

Los hermanos no comenzarán tan presto la theología , por* 
que el Sr. D. Antonio (este es un hijo del Infante don Luis, que 
estudia aquí en Coimbra y ahora estudiará en Evora en com- 
pañía de los hermanos) está enfermo de tercianas, y por esto 
entre tanto se leerá philosophía, dos liciones cada dia. Dice el 
P. e M.° Juan que podrá durar hora y media cada lición. Como 
somos pocos , tenemos partido el tiempo desta manera : de las 
cinco á las seis horas, meditación; de las seis á las 7, missa; de 



1 P. Joannes de Aragon, B. P. Petri Fabri olim in Germania socius, dictus Mós en 
Juan. 



An. 1551 



las 8 á las 9 y media, lición; comemos á las onze, con hazer pri- 
mero un cuarto de examen, y assi siempre quedan dos horas y 
media de estudio por la mañana. Después de comer, de la una 
á las dos repeten la lición; de las 3 á las 4 y media lición; y des- 
pués estudian hasta las 8; de las 8 á las 9 hazen sus exámenes y 
meditación; de las 9 á las 10 cenan. Esta es la orden que tienen. 
El p. c Belchior Carn.° (que es el que fué por Rector) se da todo 
á las confessiones , tomando para sí dos horas de meditación 
cada dia. 

Queda por dezir con cuánto amor nos recibió el Cardenal, 
que cierto fué mucho; besárnosle todos la mano y mostrónos, 
mucha benignidad. Demandónos cómo nos habían recogido; di- 
xímosle que como hijos , y después de passar muchas cosas con 
nosotros, nos mandó á reposar. Fué el Padre después á dar la 
obediencia al Vicario, el qual lo tuvo en mucho y recibió muy 
bien , quexándosse de los que no se querían haber bien con el 
Ordinario. 

No hay más que dezir por haber poco que llegamos. De todo 
lo que succediere, avisarémos. Siempre Nuestro Señor nos dé 
su gracia. Amen. 



474 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



cxv 



P. Antonius Vinck 
Patri Ignatio de Loyola. 
Messana, 1 Januarii 1552 

IHS 

Gratia et pax Domini nostri Jesu Christi sit semper cum 
omnibus nobis. Amen. 

Quoniam adest tempus in quo obedientiae jussu rationem 
reddituri sumus R. dae Paternitati tuae eorum, quae Dominus 
sua benigniate hoc próximo quadrimestri operan per nos di- 
gnatus est, ea qua poterò brevitate complectar. 

R. dus P. Noster Hieronymus Natalis hoc tempore in Africa, 
usque ad undecimum Novembris, quo Messanam appulit, stre- 
nue in pietatis operibus se exercuit. Frequentei* concionatus 
est coram ducibus et militibus. Quotidie doctrinam christia- 
nam, praesente Domino Ferdinando, Illustrissimi Joannis de 
Vega, Pro-regis Siciliae, filio, declaravit. Sacerdotibus de ca- 
sibus conscientiae et aliis, quae ad officia eorum debite prae- 
standa attinent , sedulo multa proposuit. Omitto quantum in 
sublevandis pauperibus et componendis militum inimicitiis 
(quae plurimae inter eos sunt) insudaverit. Ex his tres aut 
quatuor fuerunt qui , inita inter se gratia , tertio aut quarto die 
post ex hac vita decesserunt ut pace perpetua fuerentur. Adeo 
autem relucebant ejus bona opera , ut non solum utilis sed ne 
cessarius omnino a duce summo judicaretur; quo factum est 



1 Autographae Antonii Vinck litterae sunt in folio duplici, cui olim numeri 3-W 
■et 350, nunc autem 95 et 96. Prae manibus eliam nobis sunt apographa exempla tria; 
unum in folio duplici, cui olim nn. 340 et 341, nunc vero 94; alterum in foliis 28 et 29 Co- 
dicis 1551; tertium denique in Historia varia, voi. i, fol. 246. 



An. 1552 



475 



ut cum triremes Africam appulissent , et de recessu ageretur, 
quibusdam ille militibus commiserit ut P. Natalem detinerent, 
et secretiori aliquo cubiculo recluderent, quoadusque triremes 
ab Africa recessissent. Verum sua spe illi, quamvis bona, sunt 
frustrati; nam Pater edoctus a Deo, qui illum nobis maxime 
necessarium reddere voluit, cum nullus adhuc cogitarei, ad 
triremes contendit, et insalutato Duce, Domino Sanctio de Ley- 
va, profectus est, non ut labores fugeret sed ut obedientiae 
P. T. et majori gloriae Dei hic satisfaceret. 

Ejus igitur praesentia et bona valetudine plurimum omnes 
gavisi sumus, quia eo absenté grex sine pastore nobis videmur; 
si quid a nobis factum est , hoc omnino ejus diligentia ac fer- 
vore factum esse fatemur. Ipse Pater, qua diligentia in Africa 
pro redemptione quorumdam captivorum, eleemosynas pro- 
mitti a militibus, cum stipendium illis solvendum esset, curavit, 
easdem hic Messanae dari institit. In eleemosynis ordinariis 
(quas solet Pro-rex per regnum distribuere) omnia Patris Na- 
talis arbitrio commisit. Et non his contentus, alias quoque dis- 
tribuendas curavit , ex quibus , praeterquam quod multi adjuti 
sunt , monasterio Drepani Conversaram , quod his diebus idem 
erigi fecit, ex his redditus aliquot empti sunt, quibus illae, 
quae ab illecebris carnis et mundi avulsae sunt Dominoque 
ibidem serviunt , sustentantur. Judaeam etiam quamdam hisce 
diebus ad fidem Christi conversam curavit jungi matrimonio; 
et duo filii cujusdam meretricis, a matre separati, traditi sunt, 
eo auctore, honestis viris alendi. Multa alia praeclare ab eo 
facta, quibus brevitatis causa supersedeo. 

Nunc quae ex collegio scribenda occurrunt subjungam. Stu- 
dia omnia, ut solent, continuantur; in quibus in dies proficiunt 
omnes et magistri et discipuli. In collegio simul et in domo pro- 
bationis, omnibus communis lex est ut non nisi latine loqua- 
mur. Die quarta Octobris coram Pro-rege et magistratibus et 
aliis multis habita est oratio a Magistro Benedicto Palmio de 
exercitatione studiorum , omnibus valde grata ; qua finita , ipse 
Pro-rex simul cum primo magistratu collegium ingressus, 
usque ad culinam nostram omnia perlustravi Juratisque, quos 
vocant, collegium coram omnibus commendavit. Juvenes, qui 
in domo probationis agunt , quotidie , Dei gratia adjuvante , in 
litteris et spiritu multum proficiunt; quibus his paucis diebus, 



476 LlTTERAE QUADRIMESTRES 

antequam Pro-rex Messana Cathaniam proficisceretur , Ferdi* 
nandum nepotem suum conjunxit , non quidem eo animo ut 
perpetuo cum nostris maneret sed ut, aliquandiu cum illis con- 
versatus, bonis moribus eorum exemplo institueretur. Hic tan- 
tum profecit ut prorsus fastus curiae videatur oblitus. Primo 
enim cum venisset ad nos, jussit P. Natalis ut in capite mensae 
recumberet, eique servus, quem habebat, inserviret. Nunc 
praeter illum, qui communi mensae ministrai, habet neminem; 
et non solum in primo loco non recumbit , verum novissimum 
cum juvenibus praeelegit et ad hoc instanter consensum Patris 
impetravit; et ut paucis absolvam, in omnibus iis, in quibus illi 
probantur, etiam ipse non modo sequi sed et superare nos con- 
tendit. Simul cum illis in refectorio concionatur et, ipsis eoe- 
nantibus, legit: horas singulorum officiorum observat: scutellas. 
abluit: qualibet nocte, sicut et caeteri, P. Cornelio rationem 
reddit eorum, quae egit in die, tam tentationes quam bonas 
inspirationes explicans ; haec enim illi et alia quaedam obser- 
vare soìent. Demum in hac sancta Societate Deo perpetuo ser- 
vire statuit. Det illi Dominus perseverandi gratiam. 

In confessionibus et conversationibus continuus nec medio- 
cris fit fructus. Diebus festis et dominicis duo ex Collegio et 
duo ex domo probationis simul ad hospitale accedunt, infirmos 
invisunt et consolantur. Ad cárceres etiam aliquando itur, et 
interdum, si qui sint qui parvo aere detineantur, eleemosynis 
curamus liberari , ex quibus duo hisce diebus liberati sunt , qui 
alioquin morituri videbantur in carceribus. Et hi igitur multum 
consolationis perceperunt ex hujusmodi visitationibus. Faten- 
tur enim ipsi et custos carceris , antequam venissemus nos 
Messanam , aliquando inclusos mortuos esse sine confessione 
ob penuriam eorum qui confessiones audirent. Nunc máximas 
Deo gratias agunt, quoniam ipsis etiam non petentibus offerun- 
tur. Piscationes , quas faceré solebamus, ut aliquos ad confes- 
sionem adduceremus, coacti sumus intermitiere propter frequen- 
tiam eorum qui ad confessiones ultro veniunt. Diebus enim do- 
minicis singulisque festis , a mane usque ad vesperam confes- 
sionarii occupantur. 

Ad audiendas confessiones infirmorum nonnumquam voca- 
mur; qua occasione accidit ut, his diebus, aegrotante quodam, 
qui jam annis duodecim uxore alterius abusus erat in concubi- 



An. trrvj 



477 



natu , et multis adnitentibus frustra ut separarent eos, tandem 
parentes ad nos venerunt , rogantes ut unus nostrum ad eum 
accederei ; quam provinciam libenter unus nostrum subivit, 
nec eum reliquit, quin promitteret omnino se dimissurum con- 
cubinam; quod et fecit, et paucis diebus intermediis, denuo ad- 
vocatus est sacerdos ad infirmum, et confessione ejus audita, 
beneficioque absolutionis consecuto, eadem nocte migravit, uti 
speramus in Domino, ad coelestem patriam. 

Quaedam , quae decem et octo annos vixerat in concubi- 
nari, persuasa a quibusdam vicinis, qui octavo quoque die no- 
bis confitentur, ut desinerei Deum offendere, ad concionem 
aliquando adducta , ad perfectam suorum peccatorum detesta- 
tionem pervenit , confessionem generalem fecit , et perseverai 
decimo quarto quoque die confiten; et tantum profecit ut non 
solum illicitas carnis illecebras fugiat , sed et a licito matrimo- 
niali usu omnino abstinere decreverit. 

Aliquot familiae sunt, quae ex frequenti auscultatione verbi 
Dei et usu sacramentorum confessionis et communionis tan- 
tum profecerunt, ut non saeculares sed perfecti religiosi vi- 
deantur. Quotidie per aliquot horas legem Domini ejusque 
vitam meditantur. Cum Christo desiderant quaelibet pati, et 
si eis concederemus , mortificationes publicas facerent : et 
eorum exemplo ad aliorum utilitatem R. dus P. Natalis orationes 
quasdam ordinavit per modum rosarii , in quibus omnia prae- 
cipua mysteria vitae et passionis Christi facile se menti cujus- 
libet offerunt ; quem modum orandi multis fore utilissimum 
speramus, sicut et nunc in paucis experti sumus. Et aliqui 
eorum, qui vinculo matrimonii juncti sunt, jam ab invicem de 
communi consensu separari et in religione sub obedientia Deo 
inservire proponunt , et jam a multis mensibus in puntate cor- 
poris sui sponte vivunt. 

Cum senex quidam et dives aegrotaret et haeredem pro- 
pinquum, qui ei succederei, non haberet et de relinquenda aliis 
haereditate cogitarei, quidam ex familiaribus ejus haec ani- 
madvertens , subornatis falsis testibus ad corrumpendum nota- 
rium confugit et, certis pactis hinc inde compositis, falsum in- 
strumentum confecerunt, in quo iste senex donatione (quam 
dicunt inter vivos et irrevocabiliter) isti suo familiari omnia 
•suadonaret; sicque per aliquot. menses mortem senis specta- 



478 



LlTTERAE CUADRIMESTRES 



runt , qui omnino tune moriturus dicebatur. Verum Dei gratia 
unus istorimi, conscientia tactus, ad nos confugit salutem ani- 
mae suae et sociorum quaerens et reni omnem nobis declara- 
vit, tradens simul nobis chirographa, quae ab aliis habebat, 
et tandem-, quamvis difficulter, effectum est ut omnes contra- 
ctas et obligationes hinc inde factas ad nos comburendas detu- 
lerint. 

In eleemosynis contribuendis pauperibus quam aliqui prom- 
pti sint, quomodo etiamfastus ornamentorum in mulieribus au- 
feratur et alia plurima, longum nimium esset recensere. Virgi- 
nes devotae Deo deditae, quae etiam sponte se Deo perpetuae 
castitatis voto adstrinxerunt , plurimae sunt, et hoc quadrime- 
stri aliquot conjunxerunt se illis, et plures se conjungerent, nisi 
timeremus quae ex mutatione animi facile accidere solent. 

In concionibus frequens est concursus et (ut vulgo dicitur) 
si templum duplo majus esset, non tamen eos caperei qui audire 
verbum Dei desiderant. Circa horam antequam M. Benedictus 
suggestum concionaturus conscendat, omnino repletur templum, 
ut nec angulus relinquatur, in quo possimus audire confessio- 
nes. Illustris Pro-rex aliquando ad nostrani ecclesiam venit ut 
concionem audiat, aliquando ad summam ecclesiam ubi hoc 
Adventu , instante Vicario generali et Magistratu , idem Bene- 
dictus concionatus est, cum magna aedificatione et omnium sa- 
tisfactione. In monasteriis etiam interdum a nostris verbum Dei 
proponitur non sine fructu, quo etiam laici, si quando praescire 
possunt, diligenter accedimi. 

In die Epiphaniae Domini, in gratiamR. di D. ni Joannis Oso- 
rii, a P. Natali missus est M. Joannes Philippus Casinus ad 
quamdam Abbatiam , cujus Abbas est dictus D. Osorius, quae 
Messana quatuor distai milliaribus , ut ibi populum doceret, 
quod non infeliciter evenit. Ad conciones ejus populus multus 
magna aviditate concurrit et cum majori admiratione et satis- 
factione discedit. A meridie doctrinam christianam eis expli- 
cai, et sollicite instai ut parentes filios suos secum ad eam 
audiendam adducant; et haec omnibus dominicis et festis diebus 
continuai , et tantum profecit ut etiam jam inter auditores ali- 
quos habeat , qui frequentare sacramenta incipiant ; quod apud 
eos hactenus inauditum est. 

Sunt sacerdotes et juvenes plurimi, qui obnixe instant ut 



An. 1552 4?9 

in domum nostrani recipiantur, quorum petitionibus nondum 
P. Natalis acquievit, etiam si aliqui eorum sint, qui a multis 
mensibus rogarunt; et re vera, si alibi, maxime hic adhibenda 
est delectio eorum, qui recipiuntur. 

Haec sunt, Pater Reverende, quae occurrunt scribenda, in 
quibus si quid boni sit, divinae bénignitati et orationibus P. T. 
et diligentiae Patris Natalis attribuendum esse non dubitamus; 
obnixeque deprecamur ut P. Tua in suis orationibus nostri 
memor sit Dominumque exorei ut eam gratiam nobis largia- 
tur, qua in hae sancta Societate fideliter et sincere serviamus, 
cui laus, honor et gloria in saecula saeculorum. Amen. 

Messanae, Calend. Januarii 1552. 

R. dac P. tis T. indignissimus servus in X.° et filius. 

Antonius Vinck. 



/;/ quarta pagina: 1552. Quad. Di Messina. Janu. 

Super script io in apographo primo: f Jesus f R. d0 in chio. 
l'atri Magistro Ignatio de Loj^ola, Praeposito generali Societa- 
tis Jesu , Romae. 



480 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



CXVI 



P. Petrus Canisius 
Patri Ignatio de Loyola. 
Ingolstadio, 2 Januarii 1552 \ 

JESUS 

Gratia et pax Domini Nostri Jesu Christi in nobis et per nos 
in dies augeatur. Amen. 

Scribamad te de quatuor mensibus, ut voluntad tuaepaream, 
R. de Pater, narraturus ea succincte quae magno Dei nostri mu- 
ñere inde a septembri concessa sunt nobis, ut lucrum quidem 
aliquod videri queat spirituale, sed omnino exiguum illud, si 
cum aliorum Patrum et Fratrum scriptis conferatur. 

Initio lectiones sacrae, quas inhac academia soli profitemur 
Doctor Nicolaus Goudanus et ego, praeterquam quod consue- 
tum habuere successum, quia Christus adspirare dignatur, 
c tiam frequentiori et constantiori quam prius bonorum audito - 
rum numero decoratae fuerunt. Aethicam vero lectionem com- 
mendant cum studiosi atque magistri, quorum ingens accedit 
numerus, cum ipsi quoque professores atque doctores, qui no- 
biscum agere coeperunt non semel ut horam profitendi commo- 
diorem, quae ipsis deberetur, ad praelegendam aethicam ven- 
dicemus. 

Jam ut omittam lectiones ordinarias, praesertim in evange- 
licis et apostolicis 2 , privatim quoque docemus, sed ita ut nulli 
denegetur ad haec audienda locus, quae maxime ad explican- 



1 Apographum in foliis 12 et 13 Codicis 1551.— Autographas Canisii littcras nullibi 
iidhuc reperire valuimus; quare quid in eis Polancus, ut ejus moris erat , immutarit seu 
emendarit, quid addiderit, quidve supprcsserit, indicare nequimus. 

- In Evangelii et epistolarum, Pauli praesertim, expositione. 



A.N. 1552 



4SI 



Jas in romanis difficultates spectant. Dedimus insuper operam 
uu persaepe disputaretur, jamque vicimus utcumque difficulta- 
tem, quae haetenus abhorrentes istorum ánimos tenuit ab hoc, 
licet utilissimo, tamen hic rarissimo instituto, cujus nunc fru 
ctum et sentiunt et amant theologiae studiosi. Neque sine sin- 
golari multorum profectu factum quod lectiones aliquot in gra- 
tiam illorum institueremus, qui sacris erant ordinibus paulo 
post initiandi. Nam apud Germanos, dum ad sacerdotalem 
adspirant ordinem, nulli non admittuntur, qualis qualis aetas 
^et gravitas sit in ordinandis. Excusant autem neglectum hunc 
canonum sacrorum, quod sumraa ministrorum ecclesiae visa- 
tur ubique penuria : quasi propterea praestet qualescumque de- 
raum quam nullos habere presbyteros ad functiones obeundas in 
templis. 

Quod ad sacramentata attinet confessionis, nec pauci nec 
vulgares hic juvantur a nobis; et jam mulieres audire coepi- 
mus, cum antea ling-uae nos deterreret difficultas. Accesserunt 
praeterea qui nunquam antea fuerant confessi, et ab ipsa qui- 
dem sua pueritia in lutheranismo instituti, sub utraque semper 
specie communicaverant, quos Christi gratia singulari lucrife- 
cimus ut jam ad Ecclesiae doctrinam atque disciplinam se rite 
componant, saepe confiteantur, seriam ostendant resipiscen- 
tiam, et de se magna nobis polliceantur. 

Parochus quidam qui, relictis omnibus, hic degere voluit, 
postquam spiritualiter est exercitatus a nobis, admirabilem col- 
legit fructum ex meditationibus, quas solemus proponere. Fru- 
ctum hunc fusis poenitentiae lacrymis et optimae vitae conce- 
pto desiderio non parum ardenti declaravit. Cum ad suas re- 
dire oves pararet, fidem nobis dedit curaturum se, tum apud 
amicos, tum apud suas oves, enixe ut sacrae confessionis et 
communionis usus, qui Germanis est omnino]rarissimus , fre- 
quens introduceretur : tum in singulos menses 'scripturum se 
nobis recepit quis ecclesiae status, quis fructus in suorum ani- 
mis esset. Adjuti sunt et alii studiosi, dum per nos priorem me- 
ditationum nostrarum partem absolvunt, ih]quibus majorem 
quam antea unquam de pietate profectum sensere, ut ad gene- 
ralem peccatorum confessionem L instituendam essent instru- 
ctiores. 

Dominicis ac festis diebus, quando a meridie studiosi ad nos 
T. i. 31 



4 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



multi veniunt, paratum ex illis ipsis declamatorem habemus, et 
sieut latine hactenus, ita nunc germanice, ut concionentur effe- 
cimus ; qua quidem exercitatione an sibi magis ipsi profecerint 
quam nobis satisfaciant haud facile dixerim. Certe ad concio- 
nandi munus hac ratione praeparari videntur, ut si pergant in 
hoc instituto, juvari fortasse per hosce ministros germanicae 
possint ecclesiae, in quibus boni et fidi concionatores quam 
maxime desiderantur. Absoluta porro declamatione, quam 
dixi, flectunt cuncti genua, qui convenere, Christum preca- 
turi. Tum praelegi curamus pias aliquot precationes, ad quas 
respondent illi vicissim. Sunt hae precationes pro successu Con- 
cilii Tridentini, pro pace Ecclesiae, pro haeresum exstirpatione; 
succedit demum letania. Mirantur jure nonnulli qui fiat ut Ger- 
mani adolescentes, atque etiam artium Magistri, ad hoc pieta- 
tis exercitium vel ultro accedant, quando in templis orare nunc 
fere pudendum videtur. Sed et in ecclesia, ubi vespertinas de- 
cantant laudes studiosi, morem eumdem precandi sequuntur, 
praeeunte uno nostrorum ac praesente totius collegii Rectore. 
Ñeque istud solum apud studiosos impetra vimus, verum etiam 
omnibus concionatoribus ut ad precandum exhortentur popu 
lum, Deo duce, persuasimus. Igitur receptis verbis utuntur, 
flexisque genibus, Domini precationem recitat concionator. 
Deum quisque rogat et nominatim quidem pro Concilio, Epi- 
scopis, Imperatore, Principibus et pro pace etiam. Nullus adeo 
est festus dies , concio nulla , quin precatio isthaec iteretur pu- 
blice. Numquam hic esse conspectum affirmant ut sacratissimae 
Eucharistiae sacramentum plures quam hoc Natalis Christi fe- 
sto peterent, praesertim professores una cum studiosis, qui no 
stris e manibus panem illuni vere coelestem accepere. Sic enim, 
quam antea declaravere, comprobatam voluere suam erga nos 
benevolentiam, fidem et amorem singularem. Unde nihil mira- 
bimur si nostrum discessum aliquando ferant aegerrime, quod 
retiñere nos ex animo cupiant universi. 

Germanicae conciones meae, quas festis diebus continenter 
prosequor, non solum nunc intelliguntur magis, verum etiam 
et probantur eo studiosius, quod numeroso semper auditorio 
decorentur, ut plenum videre templum liceat, etsi in extrema 
civitatis parte situm, et quod adeatur hoc frigidissimo tempore, 
quod eis non parum incommodum videtur , praesertim cum die 



An. 1552 



483 



vixdum illucescente mihi sit auspicandum. Bonam spem esse 
audio de quibusdam haereticis, quorum utinam minor esset hic 
proventus, quique cum lubenter ad nos audiendos venire dican- 
tur, suas etiam opiniones paulatim emendare censentur, ad 
meliorem, ut confidimus, frugem redituri, ut abjectis errorum 
tenebris in luce versentur Ecclesiae sanctae. De populo satis 
constat miram illius religionem esse coepisse, postquamin hoc 
templo a me coeptum est concionari. Non solum aures ad 
audiendum avide verbum Dei praebet, sed etiam ad precandi 
rationem tam pie quam studiose componit sese, ut nusquam 
alibi praeter omnem sane morem in Bavaria precantur. Sacri- 
ficanti ad finem usque Missae assistunt. Cum Eucharistia su- 
menda est, singulari cultu eo sese convertunt, fusis humi cor- 
poribus, id quod in Germania videre sit rarissimum. 

Múnus Procancellariatus, quod hucusque quamvis invitus 
retineo, conor equidem ab huraeris excutere; at me satis extri- 
care vix possum, etiam si tua me defendat authoritas, Reve- 
rende Pater ; sic urget Episcopus, Princeps et Academia. Sed 
modis omnibus ut hoc onere liberei* procurabo. 

Novum nobis ostium se aperit Argentorati (vulgo Argenti- 
nam vocant). Est ea civitatum germanicarum una praenobilis, 
raris admodum instructa dotibus, mundique ornamentis refería. 
Scripserunt illinc ad me canonici cathedralis ecclesiae, nobilis- 
simi quidem illi, quum inter hos et duces et comités plurimi 
numerentur; sed propter lutheranismum coacti excederé, nunc 
demum suis restituti sedibus, curant res afflictae ecclesiae suae. 
Scripserunt, inquam, ad me illi ut ecclesiastem acturus 1 illuc 
veniam, aut certe quidem tot modis afflictae ecclesiae suae sta- 
tum semel inspiciam; curaturos se modis omnibus ut susceptae 
peregrinationis me nunquam poeniteat. Rescripsi igitur me de 
mutando loco nihil posse statuere, quando ipse mei esse júris 
desiissem ; in me porro nullam futuram moram si missus ad illos 
gratificandum quicquam possem efficere. Nunc parum abesse 
autem quin Episcopo Eystettensi me comitem ad synodum 
adjungerem, sic annuente scilicet praeposito meo, nisi primores 
Bavariae obstitissent quominus ea in Concilium profectio suc- 
cederei. At boni canonici illi, ne quicquam intentatum relinque- 



Concionnturus. 



484 



LlTTERAE QUADR:mESTRES 



rent, non modo secundas ad me litteras dedere , quibus ut iter 
mature ingrediar contendunt maxime, sed etiam ad Pontificem 
Maximum, ad Cardinalem Mapheum, et ad P. T. scripserunt 
ut jussus Argentinam amander agamque concionatorem. Nunc 
ea concepta est exspectatio fore ut ad proximam illis quadra- 
gesimam adsim. Novit autem Dominus quantopere sit opus, 
cum in aliis Germaniae oppidis, tum in hac praeclarissima ci- 
vitate, opus, inquam, fidissimis Dei servis et operariis. Nam 
Argentina velut haeresum sectarumque sentinam collegit, post- 
quam illic velut in arce regnarunt illi pestilentes, nec minus 
eloquentes, Bucerus, Capito, Sturmius, Hedion, similesque pe- 
stes. Quo magis Christum precari par est ut ad messem illam vel 
meliores quam ego sum ac esse possim mittat operários, vel si 
obedientiae jus tale quid a me postulet, sua ipse gratia, qui do- 
minus est messis , suppleat quod ad provinciam eam rite obeun- 
dam in me omni quidem ex parte desideratur. Atque his sane 
Patrum et Fratrum non defuturas mini preces puto, quas arden- 
ter quidem numquam non expeto. E quibus saepe ita pendere 
videor mini ut firmius in terris praesidium non requiram. 

Nunc priusquam absolvam omnia, Christo gratias agendas 
primum arbitror quod, sicut in aliis christiani orbis provinciis 
factum est, sic etiam de Germania nostra brevi fore promittat; 
nimirum ut variis in locis exstructa hic collegia videamus , ubi 
contra fidei hostes invictum Jesu nomen ejusque sodalitium 
longe lateque resplendeat. 

De Viennensi Collegio dicere supersedeo quod jam optimis 
quoque proventibus dotatum est. Praecessit Rex Romanorum. 
Hunc sequi ducem volunt Electores duo imperii, Archiepisco- 
pus Moguntinus et Trevirensis. Accedunt dein duo Germani et 
ipsi Episcopi , Constantiensis et Eystettensis , qui cum regium 
intuentur exemplum, et suis prospectum eatenus volunt, de col- 
legiis Societatis instituendis tractare coeperunt. Qua de re ut 
conatus illorum rite succedant, illisque major exerceatur nostra 
charitas, ubi procul dubio major sese offert necessitas, Chri- 
stum merito precabimur ut Societatis nova veluti luce densas 
pellat tenebras, quae Germaniam omnem, ut nullam provin- 
ciam christianam aliam, obscura vere. 

Lux vera Christus nos respiciat illustretque semper gratia 
sua. Amen. 



An. 1552 485 

Ingolstadii, postridie Circumcisionis Christi, anno Nativita- 
tis ejusdem 1552. 

Filius et servus infimus, 

Petrus Canisius. 



CXVII 



Joannes Rogerius 
Patri Ignatio de Loyola. 
Panormo, 2 Januarii, 1552 ! . 

IHS 

Gratia et pax Domini Nostri Jesu Christi sit semper in cor- 
dibus nostris. Amen. 

Sancta mihi praecipit obedientia, R. de in Christo P. , ut 
eorum quae proxime decurso quadrimestri Deus Optimus Maxi- 
mus per Patres et fratres , qui hic sunt , in Christo charissimos 
dignatus est operari, rationem redderem, quippe qui virtutes 
aliorum spectator solum parumque in rebus agendi occupatus 
hoc subire muneris facilius possem quam caeteri. 

Ut a nostris igitur studiis incipiamus , 18 calendas Novem- 
bris, discipulorum profectus et promotionis habita ratione, 
nostrorum studiorum cursum, Divi Lucae felicibus auspiciis, 
renovavimus; quo die D. Petrus de Rivadeneira coram R. mo Do- 
mino Inquisitore , Praefecto civitatis , Praetore 2 , caeterisque 



1 Autographae Rogerii litterae sunt in folio duplici, nn. olim 352 et 353, nunc 98 
et 99. — Cernitur in his Polanci manus aliqua licet levíssima emendans.— Habemus prae- 
terea exemplaria apographa bina saeculo xvi confecta; priraum, quod in Hispaniam 
misit Polancus in Historia varia, voi. 1, fol. 357; alterum in Cod. 1Õ51, fol. 39. 

s Verbo Praefecto civitatis designar! hic a Rogério videtur is qui, Gubcrnator 
dictus et a Pro-rege plerumquc constiiutus, Pro-regis vices in civitate gerebat. Voce 
Viro Praetore, consilii civitatis caput seu praeses, a civium primoribus electus. 



486 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



magistratibus , permultis nobilibus, non paucis coenobiorum 
prioribus , qui e singulis fere monasteriis convocati lubentis- 
sime convenerant, magna cum discipulorum cum aliorum di- 
versorum frequentia in Divi Antonii , cunctis applaudentibus, 
habuit orationem; et ex nostris quidam discipulis, quos ad id 
magis aptos et idóneos elegeramus , R. do Domino Inquisitori, 
Praefecto civitatis, Praetori, ac reliquis magistratibus, singula 
singulis epigrammata, quae jussu Patris conscripseram , ve- 
nuste satis recitarunt. Ad haec quidam parvulus, unius e ma- 
gistratibus filius , Domini Joannis Forcadami discipulus, ab eo 
diligenter instructus, oratiunculam, qua toti coetui gratias age- 
bat praesenti, necnon magistratus omnes ad nostris favendum 
studiis excitabat, summa gestus et actionis moderatione pro- 
nuntiavit. Quod quantum magistratibus caeterisque placuerit, 
cunctorum maximus indicavit applausus. Sequenti die praece- 
ptores accommodatas commissorum sibi discipulorum captui 
lectiones sunt aggressi, quas quotidie quanta possunt diligentia 
prosequuntur ; dantque pro viribus operam quo non minor sem- 
per religionis et morum probitatis quam doctrinae vel eruditio- 
nis fiat accessio. Sediisfusius explicandis, quia, R. de in Chri- 
sto P. , alias audivisti, supersedeo. 

Mense Novembri, in celebratione generalis Concilii Carme- 
litarum, disputationes diebus octo sunt habitae; in quibus pri- 
mum doctores et in sacra theologiae facúltate promoti , deinde 
candidati theologicas simul et physicas positiones agitandas 
publice tuebantur. Quibus R. dus P. Dominus Paulus 1 interfuit, 
ubi suam latentem quodammodo virtutem, multisque non satis 
antea cognitam, non sine Dei honore et majore Societatis au- 
thoritate , protulit et in pleniorem lucem emisit. 

Interjecto paucorum dierum spatio nobilis quidam Joannes 
a Rononia , Archidiaconus , sui patris motus desiderio , qui 
eum videre disputantem paterno quodam affectu summopere 
cupiebat et ejus ingenii vires experiri, utriusque facultatis 
conclusiones in summo tempio frequenti magistratuum, nobi- 
lumi, medicorum , monachorum et aliorum plurimorum con- 
cursu defendit; ubi, cum R. dus P. Dominus Paulus disputaret, 



' P. Paulus d Achillis. 



An. 1552 



4S7 



R.nius Dominus Inquisitor non mediocrem (qua semper Socic- 
tatem prosecutus est) benevolentiam et approbationem signis 
haud obscuris aperuit, qui Rdi. Patris Dni. Pauli rationes stu- 
diose satis et officiose videbatur approbare. 

In adventu Domini , praeter sólitas et assíduas Domini Pe- 
tri de Rivadeneira et D. ni Michaelis Botelli concioncs, quas 
ille hactenus in Divi Antonii (quo confluunt quotidie plures non 
populares sed et graves et magnae autoritatis viri, quibus cum 
fervore máximo tum doctrina concionatoris uberrima satisfisri 
magis ac magis progressu temporis animad vertimus) singulis 
dominicis et omnibus quasi feriatis diebus, hic singulis mensi- 
bus unam ad publicas mulieres primo quoque die sabbati , alte- 
ram ad nobiles matronas prima quaque dominica mensis, habue- 
runt et habere absque ulla officii intermissione perseverant. 
Haberi diversis in monasteriis singulis dominicis aliae coepe- 
runt. P. Dominus Petrus Venustus concionatus est in coenobio 
virginum; Dominus Michael Botellus apud novam dictam vulgo 
abbatiam, cujus coenobii monachae concionibus illius (sicut 
ipsae profitentur) mire afficiuntur. Ego, quamvis ad hoc munus, 
sicut ad caetera , rudis et ineptus , apud dictas vulgo Conver- 
sas sum concionatus , quarum coenobium beneficio concionum 
Domini Michaelis, operante per eum Domino, nonnullae, suas 
detestatae sordes , ingredi voluerunt ; sed penuria rerum con- 
victui necessariarum nondum fuerunt admissae. Quidam visi- 
tarunt ex nostris hospitalia , ut infirmos privatis adhortationi- 
bus et piis admonitionibus consolarentur , ut qui corporibus 
non poterant, animis, quoad eorum fieri posset, mederentur. 
Dominus Paulus octava Omnium Sanctorum aggressus est 
Epistolam ad Romanos Divi Pauli , quam lectionem singulis 
dominicis hora pomeridiana in Divi Antonii prosequitur ; et in 
gratiam popularium vernácula lingua , quam facillime potest, 
interpretatur; et ut quae copiosius processu lectionis explicuit 
minori negotio rudiorum mentes complectantur, compendiosa 
praecipuorum capitum repetitione, necnon brevi ad populum 
rebus explicatis accomodata monitione suum concludere ser- 
monem consuevit. 

Insuper singulis diebus veneris doctrinam christianam disci- 
pulis omnibus explicandam suscepit , quae quo facilius et pue- 
rorum memoriae tenacius infìgatur, curare solet ut a duobus, 



488 



LlTTERAE QUADRIMESTRE^ 



uno interrogante, altero respondente, quidquid superioribus do- 
cuerit, novissima lectione repetatur. 

Ac ut de confessionum frequentia fructuque uberrimo , Re- 
verende in Christo P., nonnihil intelligas, magnus ad nos confi - 
tentium numerus in Omnium Sanctorum solemnitate, non minor 
in Divae Virginis Conceptione, maximus in Nativitate confluxit. 
Nam die Nativitatis trecenti et eo plures confessi sanctissimum 
altaris Sacramentum susceperunt , ex quibus plurimae matro- 
nae, nonnulli etiam viri nobiles adfuerunt. Quidam qui, saepius 
aliis sacerdotibus confessi , non omnino conscientiam prae pu- 
dore peccatorum faecibus expurgarant , a nostris exhausta sen- 
tina recesserunt. Fuere complures qui a duobus , quinqué et 
octo annis , gravissimis peccatorum ponderibus se non exone- 
raram. Aliquae mulieres, quae cum suis maritis divortium fece- 
rant, beneficio confessionis in gratiam redierunt. 

Nonnulli ex nobilioribus nostrorum Patrum consuetudine 
non mediocriter afficiuntur, eosque singulari quodam studio 
prosequuntur, quibus quantum tribuant authoritatis vel ex hoc 
uno facile licet perspicere , quod de rebus suis gravioribus et 
majoris momenti soleant ipsos, praecipue R. dum Patrem Domi- 
num Paulum, consulere, consiliis parere, et tamquam oraculis 
acquiescere. Hactenus de confessionibus. 

Nunc de Societatis propagatone paucis, R. de in Christo P., 
accipe. Tyronum nostrorum numerus, paucis abhinc diebus, 
aliis in Societatem tribus cooptatis amplificatus est , quorum 
unus nobili, non minus religione quam sanguine, natus familia, 
parentum virtuti morumque probitati videtur ingenue respon- 
deré. Reliquos duos quaedam synceritas et admiranda (quam 
prae se ferunt), puritas, magis quam sanguis, illustravit; e 
quibus alter in hospitali majori duobus mensibus cum tanta in- 
servivit obedientiae, charitatis et humilitatis testificatione, ut 
omnes in sui admirationem induxerit; alter quotidianis, quas, 
dum rei sacrae vel concionibus interesset, effundebat, lacry- 
mis, suae devotionis et pietatis multis dedit mensibus argu- 
mentum; quibus in virtutibus omnes excrescere magis ac magis 
in dies enituntur. Plures, non solum juniores sed aetate simul 
et eruditione provectiores, assiduis instant precibus ut admit- 
tantur, inter quos quidam paedagogus gallus, satis in litteris 
humanioribus exercitatus, qui Lutetiae, nostro etiam tempore,. 



An. 1552 



physieis operam dedit , a multis jam diebus Societatis amore 
flagravit et adhuc ardere quodammodo videtur. Verum P. Do- 
minus Paulus, ut eorum periculum faciat constantiae, et pro- 
fa it an hi spiritus a Deo sint, ingressum differre prudentissime 
voluit. 

Cuidam alteri paedagogo gallo R. dus in Christo Pater Domi- 
nus Paulus tradidit exercitia, qui vehementer expetens a nobis 
admitti et saeculo nuntium remittere, morae longioris impa- 
tiens in coenobium monachorum Sancti Benedicti concessit , a 
quo non sine nostris fidelibus de ilio testimoniis admissus est_ 
Tres, qui nostrorum multo tempore Patrum alumni fuerant, et 
ab ipsis spiritualibus exercitiis educati, dictorum vulgo Capuc- 
cinorum professionem sunt secuti; suntque multi prae manibus 
qui eodem propendeant et inclinentur. Summa Domini benigni- 
tas eorum sanctam confirment et stabiliat voluntatem. Non 
desunt ex nostris qui ardentibus ipsorum desideriis fomenta 
subjiciant, ut hunc ignem, quantum possint, non solum nutriant 
sed multo magis accendant. 

Haec sunt, R. de in Christo P., quae de nostrae vineae cultu 
tibi paucis scribenda duximus. Reliquum est , ut tuis, quibus 
plurimum potes, precibus quo ad nostri possimus operis perfe- 
ctionem juvari , quotquot hic sumus, humillime commendemus. 
Vale. 

Quarto nonas Januarii 1552. 
Panormi. 

Tuus minimus in Christo filius et servus, 

JOANNES ROGERIUS. 

Super script io. f Al Molto R. d0 in Christo Padre il P. m. s (sic) 
Ignatio de Loyola, Prepósito Generale della Compag\ a de Jesu. 
A Roma. 

Manu J. Ph. Vito: Quad. Panormo, 2 di Genaro. 
Et alia: Palermo. 

Alia denique antiqua manus calamum tentavit j'uxta super- 
si riptionem litteras et vocabulorum frusta exarando hoc modo . 
D — Al- fra — Jhu — D — R. dus — fra. 



490 



LlTTERAE QUA DR1M ESTRES 



CXVIII 



P. Michael Ochoa 
Patri Ignatio de Loyola. 
Loyola, 8 Januarii 1552 

IHS 1 M. a 

Muy R. do Padre nuestro en Xpo. 

La grada y consolación del S. habite en lalma de V. P. 
como sus hijos spirituales hemos menester. 

Cumpliendo la órden que V. P. tiene dada de escribir cada 
mes, diré lo que se ha ofrecido después que se scrivió á la en- 
trada de Deziembre; y es que después de partido el S. or Duque 
de Gandía 2 , y el S. or Conde de Ribagorza 3 , que fué víspera de 
la dominica primera del Adviento, el Padre Francisco 4 predicó 
en Oñate de cómo habían de rescibir á X.° para la Natividad; 
la gente paresce quedó algo movida y con intención de dispo- 
nerse. 

Después la segunda dominica predicó en Mondragon de la 
venida del juicio. Posó en el hospital y trabajó en que volviesen 
á la costumbre que ternian de la confraria del Santísimo Sacra- 
mento, para poder comulgar los devotos cada mes el dia de la 
procesión; quedó la cosa asentada de manera que se espera que 
se proseguirá adelante. 



1 Autographae litterae sunt in folio triplici, nti. 245-247.— In summa primae paginae 
ora scripsit Polancus: Sacado de una de 8 de enero de Oñate del P. Michael. — Ihs.— 
M. & — Gratta et pax, etc.; haec autem ideo scripsit ut a librariis, dum apographas lu 
terás conficiebant, transcriberentur. 

- Carolus de Borja, Patris Francisci de Borja filius. 

5 Joannes Aragon et Gurrea et Borja, Patris Francisci de Borja ex sorore nepos. 
Vide Polanco, Chron., t. il, pag. 312, n. 293. Ejus tamen mentionem nullam, sed tantum 
patris, Martini Aragon et Gurrea, faciunt qui Francisci Borgia res gestas scripserunt. 

4 P. Franciscus de Borja. 



An. 1552 



491 



Vuelto de Mondragon, se partió para Segura y predicó el 
dia de la Conception de Nuestra Señora , porque en aquel pue- 
blo tenian alguna manera de sentimiento de cómo no les habia 
ido á visitar ni á predicar, siendo el primero pueblo de la pro- 
vincia, en que entró cuando vino de Roma; y así mostraron 
mucha devoción. Posó también en el hospital; y el cura, que es 
docto y bachiller en theología , se determinó de hacer los exer- 
cícios en la hermita Después de comer, allende del sermón, 
viniéndole á visitar muchos del pueblo al hospital, les hizo una 
plática, exhortándolos á la frecuentación de los sacramentos y 
á la confradía del Santísimo Sacramento, y á la confradía de 
los juramentos J ; y así quedando muy prendados para lo hacer, 
él se volvió á la Magdalena. Y para la tercera dominica se fué 
á Vergara , para continuar el buen principio que allí está dado 
en la frequentacion de las comuniones en los dias de las proce- 
siones, que es en la tercera dominica del mes; y así el Padre 
les predicó y les dixo hartas verdades sobre aquello del evan- 
gelio a a aliam exspcctamas, mostrando que según vivían des- 
cuidadamente, paresce que aguardaban otro, que los sacase de 
los lodos en que ellos se ponían. Fué un sermón que decía el 
Señor de Oçeta 3 que no habia floreado nada en él, sino que todo 
habia sido de agudo. Este mesmo dia después de la procesión 
comulgó de su mano á más de trescientas almas; y si confesso- 
res hubiera, fueran muchas más. Es cosa para alabar á Diosla 
devoción de la gente y lo que ha mostrado aprovecharse en 
este poco de tiempo, así en lo spiritual como en lo temporal; 
por lo qual envio á V. P. la copia de la carta que scriven el 
pueblo, pidiéndole acepte el hospital con sus caserías y hereda- 
des para la Compañía , suplicándole les envie personas de que 
puedan rescebir doctrina, de manera que en lo uno y en lo otro 
muestran su buena devoción. 

Hecho esto, se volvió el Padre á la hermita ; y como allí su- 
piese que los de Bilbao estaban en cierta manera agraviados 
por no haberlos visitado, deseándolo mucho y significándolo 
por diversas vías, determinó de partirse para allá. Llegando á 



1 In Sanctac Mariae Magdalenae eremitorio, juxta oppidum Oñate, quo se recepe- 
rat Sanctus Franciscus de Borja. 

2 Vide supra n. lxxi. 

5 Beltramus Lopez de Otzaeta vel Ozaeta.— V. Polanco, Chrou., t. n, pag. 310. 



492 LlTTERAE QUADR1MESTRES 

Vergara, mudóse el tiempo en nieblas, juntamente con su mala 
disposición, porque le tomó un desmayo estando para comul- 
gar, que ya antes no se habia hallado para decir misa; y fué 
tan grande que estuvo para caer en el suelo, y hubo de dejar la 
misa y comunión para ponerse sobre el lecho. Mas Nuestro Se- 
ñor fué servido que con paños calientes y vino se le pasó en 
breve tiempo; por lo qual el S. or de Oçeta y el P. Solís 1 ni yo le 
dejamos pasase adelante á Bilbao; sino que hizo su desculpa el 
Padre Solís , avisando de lo que habia pasado ; y así quedaron 
satisfechos, esperando el buen tiempo para la ida, como se les 
ha prometido. 

Con todo esto el Padre Francisco, aquel mismo dia , por no 
perder el fruto de la quarta dominica, que habia de hazer en 
Bilbao, se partió para Oñate después de comer, porque el 
S. or Conde 2 era rezient venido y deseaba oyrle. Y así les pre- 
dicó un grande sermón sobre vox clamantis in deserto. Repren- 
dió tan fuertemente los vicios y pecados, y especialmente los 
públicos, que el S. or Conde de Oñate y el Abad su hijo, saliendo 
de allí, entendieron en perseguir á los delinquentes; y así tie- 
nen presos hartos de los que se dicen ser culpados, y especial- 
mente el Abad tiene presos dos ó tres clérigos de los principa- 
les. El Señor se sirva de todo, que mucho han mostrado quedar 
con temor; y tras esto la devoción cresce, así en confessiones 
como en comuniones y exercícios spirituales, que hasta agora 
no se habia mostrado tanto. Especialmente un colegial, Maes- 
tro en Artes, que lee el curso, ha venido á pedir los exerciciós, 
los cuales se le darán habiendo buena disposición. También 
hay otros studiantes que los desean. Con todos se cumplirá lo 
mejor que se pudiere. 

Hecho esto, nos volvimos á la Magdalena; y sobre desear 
el Padre Francisco tener la Pascua en nuestra casilla, fué tanto 
lo que insistió el Padre Solís que fuese á predicar el segundo 
dia de Pascua en Vergara, que hubo de dejar su proprio des- 
canso por el del próximo; y así se partió la víspera de la vigilia 
de la Navidad, y fuese al hospital de Vergara , á donde es rece- 



• Hic oppidi Vergara parochus fuerat et Societari se paulo ante hoc tempus ad- 
dixerat. 

- Intellige Comitem de Oñate, Petrum Velez de Guevara, cujus filius Enecus, de 
quo infra mentio fit, Abbas erat Ognatensis. 



An. 1:552 



493 



bido con tanto más amor que si fuese á la Magdalena; y el dia 
siguiente, que fué el de la vigilia, fuimos los dos con nuestros 
sacos á pedir limosna, después de haber dicho misa. Era cosa 
de veer la consolación y alegría con que salia la gente á dar- 
nos limosna ; y era tan cumplida, que fué menester descargar 
dos ó tres veces los sacos para tornarlos á hynchir. Entre otras 
cosas noté yo una, que me pareció mucho obra de la mano de 
Dios, y fué, que yendo á pedir limosna á casa de la S. ra de Ga- 
bina, salió á darla con tantas lágrimas y devoción y deziendo 
tales cosas, que era para mover á devoción, á todos los que 
ovan; y no solo paró el negocio en esto; mas aun el dia si- 
guiente, primer dia de Navidad, después de haberla comulgado 
el Padre Francisco á ella y á otras más de trescientas almas de 
sus manes, acabado de rescebir el Santísimo Sacramento, se 
fué á otra señora, con quien no solia hablarse por haber prece- 
dido algunas miserias y pasiones humanas, y sin aguardar que 
la otra le hablase, se fué á ella y á su hija, tratándolas con mu- 
cha charidad y christiandad, y mostrando mucho amor en lo 
venidero. Fué de tal manera que los del pueblo estaban espan- 
tados y consolados de ver la obra de Dios ; y así han quedado 
todos muy edificados; y de cada dia van concertando en lo de 
las paces y amistades. 

El segundo dia de Pascua les enseñó el Padre Francisco 
cómo habían de ir á Betlem, tratando los aparejos que se re- 
quieren para ir á la casa del pan, para que todos vengan al 
Santísimo Sacramento con la reverentia debida. 

El tercero dia de Pascua predicó en Oñate sobre el evange- 
lio de Sant Juan In principio erat verbum; fué materia sabrosa 
y provechosa, aunque era muy alta. Después le tentó un poco 
la gota, lo que se rescibió con buena gana, pues eran ya aca- 
bados los sermones. Mas ella fué muy cortés, porque duró muy 
poco; y así se vino el dia de los Reyes á Vergara de camino 
pai a Azpeitia ; y ayer, que era 7 del presente, partimos por la 
mañana de Vergara y diximos misa en Azcoitia. Y por hallar 
a y congregado el pueblo, aunque era algo tarde, les hizo el 
Padre una plática en la iglesia cerca de una hora ; quedaron 
muy consolados. Y partimos para Loyola; donde hemos hallado 
estas señoras muy buenas y regocijadas y deseosas de la ve- 
nida del Padre, que no lo sabría encarescer. Después de comer 



494 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



se fué el Padre á visitar á Martin García, que anda siempre en- 
fermo, y también visitó á la S. ra Doña Isabel, su hermana del 
P. e Provincial '; y de allí nos fuimos al hospital de la Magda- 
lena, donde V. P. quiso posar quando vino á esta tierra, y así 
nos hemos gozado todos en el Señor de posar en la mesma 
casa, y especialmente el Padre Francisco, que quiso comer en 
la mesma mesilla, donde V. P. solia comer, y en la mesma ca- 
mera donde solia dormir. Hallamos también el mesmo quar- 
tato que V. P. dexó al hospital agora diez y seis años, y está 
muy gordo y muy bueno y sirve hoy en dia muy bien á la casa: 
es privilegiado en Azpeitia, que aunque entre en los panes, 
disimulan con él. El Padre Francisco dice sobre él : respexit 
Dominus aã Abel et ad muñera ej'us. 

Hemos sido muy bien tratados la noche pasada , sino que la 
Señora de Loyola, como es patrona del hospital, no ha permi- 
tido que estubiésemos más en él, sino que viniésemos á su casa; 
y así esta mañana el Padre Francisco y yo, con nuestros sacos 
á cuestas, nos vinimos pidiendo limosna hasta el monesterio de 
las Beatas , y allí diximos misa , y después volvimos á tomar 
nuestros sacos y dimos una vuelta pequeña por dos ó tres ca- 
lles, y fué tanta la limosna que no podíamos llevarla acuestas, 
sino que los mismos que la daban se movían á llevarla. Truxi- 
mos tres grandes canastras de pan, cecina y pescado y otras 
cosas, los cuales nos han dado por la bondad de Dios con mu- 
cha alegría y devoción. 

Con esto nos llegamos aquí á la casa de Loyola, adonde nos 
dieron limosna, allende de las que continuamente nos hacen. El 
Domingo piensa el Padre Francisco predicar, si tiene salud, y 
volver á acordar á los del pueblo algunas cosillas, que V. P. 
dejó asentadas quando aquí estuvo, que no obstante que los pri- 
meros años se guardaron muy bien, agora con el tiempo se van 
olvidando. 

Quanto á lo demás no se me ofresce que dezir, sino que todos 
estamos muy buenos y consolados por la bondad de Dios del 
fruto que se comiença á hazer en esta tierra; porque no solo en 
Vergara , mas en Azpeitia se han comulgado doscientas cin- 
cuenta personas, y en Oñate muchas, y en Mondragon algunas, 



1 Soror, se, Patris Antonii de Araoz , Provincialis in Hispânia. 



An. 1551! 



495 



v al ftn es cosa tan nueva en esta tierra que es mucho para ala- 
bar á Dios, y así conosciéndose casi por todos me han dicho 
que el Señor Inquisidor y el Señor Provisor juntamente quieren 
poner unos editos, notificando á los pueblos el gran servicio 
que hazen á Dios en lo que han comenzado, y exhortándolos lo 
lleven siempre adelante, por ser uno de los más excellentes re- 
medios de nuestra salvación. El Señor sea servido que ellos ha- 
biéndolo y nosotros deziéndoselo salvemos nuestras almas. 
Amen. 

A 8 de henero 1552. De Loyola. 
De V. P. hijo mínimo, 

Miguel Navarro indig. 0 

El sobredicho Domingo predicó en Azpeitia un sermón de 
ubi est qui iiat iis est rex judaeorum. Fué un sermón que yo 
mincha en mi vida oy otro mejor, así en doctrina como prove- 
chosa para las almas. Habia mucha gente y muchos principales 
de la provincia , que vinieron á unas bodas. Fueron tan espan- 
tados y contentos, que yo no lo sabría dezir. Luego después de 
comer se partió el Padre para Azcoitia, donde predicó, dichas 
las vísperas, otra prédica sobre aquellas Palabras, Fili , quid 
f ecisti iiobis sic? Si la de la mañana fué buena y provechosa, 
la de la noche fué tal que no se puede encarescer. N. S. pienso 
que fué muy servido aquel dia , aunque fué con trabajo la ida 
para Azcoitia , porque llovía ; pero fué tanta la importunación 
de aquella buena gente que no se pudo hazer otro. Como les 
hizo una plática á la venida de Loyola sobre procidentes ado- 
raverunt eum; quedaron tan movidos todos los del pueblo y 
de manera que vinieron á Loyola dos clérigos muy honrados 
de parte del pueblo á rogar al Padre les hiziese merced de pre- 
dicar otra vez , deziendo que todo el pueblo estaba para seguir 
á Su Reverencia; y así les prometió y cumplió con ellos de 
modo que la alegría y consolación que ellos rescibieron el 
mismo Señor lo sabe; mas en quanto yo pude veer fué tan 
grande que dezian benedictas qui venit etc. La noche queda- 
mos allí en casa de un hombre honrado. Al otro dia después 
de comer tomamos nuestros sacos y fuimos á demandar limosna 



496 



LlTTERAE QU ADRIME STRES 



por una sola calle, y fué tanta la que nos dieron de capones, 
pemiles, cecina y pan , que fué menester bien la ayuda y favor 
de los mismos que nos la daban ; fueron tres azémilas cargadas 
de la limosna dicha: y después desto nos volvimos á Loyola 
adonde nos acogieron con la sólita charidad; la qual el Señor 
nos comunique en las visceras 1 para servirle y amarle. Amen \ 
Superscriptio : Al Muy R. Padre nro. en Xpo. Mro. Ignatio 
de Loyola, Prepósito General de la Compañía de Jesús, en 
Roma. 



Praecedentium Michaelis Ochoa litterarura italica versio 3. 



IHS 



Cavato d' una lettera del P. Michaele, di Oñate delli Vili." di Gennaro de 1552. 



Gratta et pax, etc. 

Per osservare 1' ordine che V. R. a dato di scriver ogni 
mese, dirò quello che s' è fatto dipoi che ho scritto alla intrata 
di Decembre. Et è che, partito il Ducha nuovo di Gandia et il 
Conte di Rivagorza, che fu il Sabbato avanti la prima domenica 
del Advento, il P. Francesco predicò in Oñate di come have- 
vano di ricevere Christo questo Natale; la gente parve che ri- 
manesse molto mossa et con intentione di disponersi. Dipoi, la 
2. a domenica predicò in Mondragon della venuta del Signor il 
dì del giuditio, alloggiando neh' hospitale, et si affatichò che 
tornassino alla usanza che tenevano della confraternità del 
SSmo. Sacramento, communicare li devoti ogni mese il dì della 



1 Huic voci visceras substituit Polancus entrañas. 

- Quae in his postscriptis enarrantur , gesta sunt aliquot diebus post reiiquam epi- 
stolam sci iptam et subscriptam, ut ex ipso contextu patet. 

5 Apographum in folio triplici, nn. 242, 243 et 244.— Hanc versionem ab ipso Mi- 
chaele Ochoa, qui pluribus annis in Italia, Tybure praesertim, vixerat, confectam veri- 
simile est. Habet enini in sexta pagina haec verba: Oñate, seconda. Manus tamen non 
■est Michaelis. 



An. 155B 



processione. Restò la cosa ferma di sorte che si spera che si 
seguirà per V avvenire. 

Ritornato di Mondragon, si partì per Segura et prediche) il 
di della Conceptione della Nostra Donna, perche in quel populo 
tenevano alcuna sorte di sentimento di come non li ha ve va ito 
a visitare nò a predicare, sendo il primo popolo della provincia, 
in che intrò, quando venne di Roma; et così mostrarono molta 
devotione. Alloggiò anchora neh' hospitale; etilparrochiano che 
è dotto, bacciliere in theologia , si determinò di fare gli esserci- 
tii neh' heremitorio. Dipoi del desinare, venendolo a visitare 
molto populo all' hospitale, li fece un raggionamento, essortan- 
doli alla frequentatione delli Sacramenti et alla Confraternità 
del Smo. Sacramento et delli juramenti; et così restarono molti 
fermi in osservare quello ordine , che il P. haveva lasciato. Il 
P. si ritornò alla Maddalena; et la 3. a domenica fu a Vergara per 
continuare il buon principio che lì era stato dato per la frequen- 
tatione della communione il dì della processione, che è la terti i 
domenica del mese ; et così il P. predicò et disse molte veril à 
sopra quello Evangelio An alium exspectamus, mostrando che, 
secondo che loro vivevano negligentemente, mi pareva che 
aspettavano altro che li cavasse del fango delli peccati; et quel- 
la predica fu molto sottile et dotta. Questo medesimo dì, dipoi 
della processione, communicò di sua mano più di 300 persone; 
et se vi fussi stati più confessori, sarebbono stati assai più. È 
cosa per lodare molto Iddio veder la devotione della gente et 
quello che ha mostrato profittarsi in questo poco tempo. Mando 
la copia di una che scrive il popolo , adomandando che accetti 
una buona casa con suoi casali et possessioni per un Collegio, 
pregandola li mandi persone da chi possino ricevere la dottri- 
na; di sorte che nelle cose temporali et spirituali mostrano sua 
devotione. 

Fatto questo, se ne ritornò il P. all' heremitorio et come 
seppe lì S. V. 1 che quelli di Bilbao stavano in certo modo mal 
contenti per no haverli visitato , desiderando molto et signifi- 
candolo per diverse vie, si risolse di partirsi per là, ma la in- 
dispositione corporale li ha prohibito fare questo viaggio. Con 
tutto questo per non perdere il frutto della predicha della 4. :l 



' Sic; sed putamus mondum e«sc pro S. lì , Sua Revercntia. 

T. j. 



3* 



498 LlTTE'RAE QUADRI MESTRES 

Domenica , che haveva di fare in Bilbao , si partì per Oñate 
vicino doppo desinare, perche il Signor Conte era tornato 
all' hora et desiderava odirlo; et così li predichò una buona pre- 
dicha sopra Vox clamantis in deserto , parate viam Domini et 
rectas facite semitas ejns. Riprese tanto grandemente li vitii et 
peccati et specialmente li publichi , che il Sr. Conte di Oñate et 
1' Abbate, suo figliuolo, uscendo di lì, hanno attesso ogni uno 
per se a proseguitare li mali fattori et così fecerono pigliare 
molti huomini in prigioni, et specialmente 1' Abbate tre sacer- 
doti delli principali. Il Signore si serva di tutto, che molto hanno 
mostrato restare con timore. Oltra questo la divotione cresce, 
così in confessioni come in communioni et essercitii spirituali, 
che insino adesso non si era vista tanta; specialmente un colle- 
giale, Maestro in Arti, che legge il corso, è venuto a doman- 
dare li essercitii, li quali se li daranno, havendo buona disposi- 
tione. Anchora altri scholari li desiderano; con tutti si farà il 
meglio che si potrà. 

Fatto questo, ritornamo alla Maddalena, dove desiderava il 
P. Francesco di fare la Pascua nella nostra casetta; ma il 
P. Solis con tanta instantia lo domandò per predicare il 2.° dì 
di Pascua in Vergara, che hebbe da lasciare suo proprio riposo 
per quello dil prossimo; et così si partì il dì inanzi la vigilia dil 
Natale, et giunse all' hospitale di Vergara, dove fu ricevuto con 
più amore che se fussi alla Maddalena; et il dì seguente, che fu 
il dì della vigilia, andamo il P. Francesco et io con nostri sacchi 
a domandare la limosina dipoi di haver detto messa. Era cosa 
di vedere con quanto grande consolatione et allegrezza usciva 
la gente a darci la lemosina; et era tanta che fu necessario due 
altre volte scharicare li sacchi per tornarli ad empire. Fra le 
altre cose notai io una, che mi parve opera della mano de Iddio; 
et fu che, andando a chiedere la limosyna a casa della Sra. di 
Cabiria, lei ce venne a darla con tante lachrime et divotione 
et dicendo tali cose, che erano per muovere a devotione quanti 
1' udivano ; et non restò il negotio in questo ; ma il dì seguente 
al Natale, dipoi d' haveria communieata il P. Fran. c0 , essa et 
altre, più di 300 anime, con sua mano, finito di ricevere il 
Smo. Sacramento, fu ad altra signiora, alla quale haveva te- 
nuta la parola per havere havuto con lei alcune passioni huma- 
ne, et senza aspettare che 1' altra li parlassi, comminciò a par- 



An. lf>-)2 



499 



lare con lei et con sua figliuola, tratándole con molta charità et 
allegrezza, et mostrando nuovo amore per il futuro; di maniera 
che li presenti stavano maravigliati et consolati di vedere la 
opera di Dio. Hanno restati tutti molto edificati, et ogni dì si 
vanno facendo delle paci et concordie. Il 2.° dì di Pasqua li 
insegnò il P. Fran. co come havevano di andare a Betleem, 
ammaestrandoli di quello che è necessario per ire alla casa del 
pane, acciò che tutti venghino al Smo. Sacramento con la de- 
bita reverentia. 

Il 3.° dì di Pasqua predicò in Ognate sopra 1' Evangelio di 
Sto. Giovanne /;/ princìpio erat Verbum. Dipoi se ne venne il 
dì della Epiphania a Vergara, per partire subito per Azpeitia, 
et hieri, che erano 7 del presente, dicemmo messa in Azcoytia; et 
per ritrovare il populo congregato , anchora che era assai tar- 
di, li fece il P. un raggionamento nella chiesa circa d' una 
mezza hora. Restarono molto consolati, et partimmoci per Loyo- 
la , dove havemo trovato quella Sra. tanto desiderosa della ve- 
nuta del P., che non lo saprei scrivere. Dipoi desinare fu il P. a 
visitare duoi infermi; et di lì andammo all' hospitale della Madda- 
lena, dove V. R. alloggiò, quando venne a questa terra, et tutti 
ci allegriammo molto nel Signore di alloggiare nella medesima 
<^isa, et specialmente il P. Francisco , che volse mangiare nella 
medesima tavolimi, dove V. R. soleva mangiare, et nella mede- 
sima camera, dove soleva dormire. Trovammo anchora il mede- 
simo cavallo che V. R., venendo da Parigi, lasciò all' hospitale 
adesso fa 16 anni : et sta molto grasso , et buono , et serve an- 
chora molto bene alla casa, et è privilegiato, che benché entri 
nelli campi seminati, si dissimulano con lui. Il P. Fran. co diceva 
di lui : respexit Dominus ad Abel et muñera ejus. Siamo stati 
molto ben trattati la notte, insino che la Sra. di Loyola, come 
patrona dell' hospitale, non ha permesso che stessimo più in 
esso, ma che andassimo a sua casa. Questa mattina il P. Fran- 
cisco et io con nostri sacchi sopra le spalle venimmo chiedendo 
la limosina insino al monasterio delle Beate, et lì dicemmo mes- 
sa, et dipoi ritornammo a pigliare nostri sacchi et così demmo 
una volta piccola per due o tre strade ; et furono tante le lemosine 
che non potevamo portarle addosso se non che li medesimi, che 
ce le davano, ci aiutavano a portarle. 

La domenica che viene pensa il P. predichare, se starà bene, 



500 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



et tornare a ricordare a quelli del popolo alcuni buoni ordini 
che V. R. lasciò, quando venne qui; che non ostante quelli 
primi anni si guardarono molto bene , adesso con il tempo si 
andavano lasciando. 

Altro non e' è da dire se non che tutti stiamo molto bene et 
consolati per la bontà di Dio del frutto che qui si commincia a 
fare in questa provincia; perche non solamente in Vergara, ma 
in Azpeitia , si hanno communicate 250 persone , et in Ognate 
molti et in Mondragon assai; cosa molto nuova in queste terre; 
et così vedendosi il frutto quasi da tutti, il Sre. Inquisitore et 
Vicario insieme vogliono fare certi editti, notificando al populo 
il grande servitio che fanno a Dio nella via cominciata et essor- 
tandoli che vadino inanzi, per essere uno delli maggiori rime- 
dii di nostra salvatione. Il Signore sia servito che, loro facen- 
dolo et noi dicendolo, salviamo le anime nostre. Amen. 

Di Loyola alli 8 di Gennaro de 1552. 

Di V. R. figliuolo minimo, 

Michele Navarro. 



La sopradetta domenica predichò in Azpeitia sopra quellq: 
ubi est qui natas est Rex Judaeorum? Vidimus stellarti 
ejus , etc. ; fu una predica che io mai in mia vita non ho udito 
migliore, così in dottrina come in frutto per le anime. Haveva 
molta gente et molti principali della provincia , che vennerono 
per certe nozze; restarono tanto ammirati et contenti che non 
saprei dichiararlo. 

Dipoi mangiare si partì il P. per Azcoitia, dove fece, finito 
1' ufficio di vespro, altra predicha sopra quelle parole; Fili, 
quid f ecisti nobis sic? Se la predica della mattina fu buona et 
utile, quella della sera fu tale che non la saprei stimare. N. S. 
penso che molto fu servito quel dì, benché si durò molta fatica 
per la via di Azcoitia in là, perche pioveva : imperò fu tanta la 
importunatione di quella gente, che non si potette fare altra 
cosa; perche come li fece un raggionamento alla venuta per 
Loyola sopra quello Evangelio et procidentes adoraverunt eiim, 
restarono tanto mossi quelli del popolo, che vennerono a Loyola 
duoi Sacerdoti molto honorati da parte del popolo a pregare il 



An. 1552 



501 



P. che li facesse grazia di predicare altra volta, dicendo che 
tutto il popolo stava per seguitare sua R. a ; et così li promesse 
et adempii di modo che la allegrezza et consolatione che rice- 
verono, il medesimo Signore lo sa; ma in quanto si potette ve- 
dere , fu tanto grande che dicevano : Benedictns qui venti in 
nomine Domini. La notte alberghiamo in casa di uno huomo 
molto honorato. L' altro dì doppo mangiare pigliammo nostri 
sacchi et andammo a domandare limosina per una sola strada; 
et fu tanto quello che ci dettero di capponi, presciuti, et carne 
insalata, et pane, che bisognò bene 1' aiuto et favore di quelli 
medisimi che ce le davano. Furono tre muli carichati delle dette 
limosine, et il tutto era per li poveri. Dapoi ritornammo a Loyola, 
dove ci riceverono con la solita charità, la quale il Signore ci 
dia nel cuore per servirlo et amarlo. Amen. 

Alia manu in sexta pagina: Onate. Seconda. 
Et Joannis Philippi Vito: 1552. Loyola, Ira. di edificatone, 
8 di Genn.°L. V. 



502 



LlTTERAE QUADRIMESTRES 



CXIX 



P. Adrianus Adriaenssens 
Patri Ignatio de Loyola. 
Lovanio, 8 Januarii 1552 

t 

IHS 

Gratia Domini Nostri Jesu X. • cum omnibus nobis. Amen. 

Amantissime Pater : intellexeram 20 Decembris postam 
quemdam ad urbem profecturum. Sic paraveram 17 ejusdem 
litteras 2 , quas nunc mitto, quia ille posta non fuit profectus. 
Referam ergo quae interea contigerint. 

Rector hujus Universitatis multum laboravit ut placaret Re- 
gentem, cujus in aliis litteris saepissime memini, inducendo 
eumdem ne contra nos aut hic aut in curia Reginae institueret 
litem. Regens vero fuit contentus, sed hac conditione: ut ego 
scriberem litteras quibus fratres emissos, in virtute obedientiae 
revocarem et eaedem hae litterae firmarentur sigillo Universita- 
tis , et ita ipse Regens cum his litteris insequeretur fratres eos- 
que reduceret. Ego saepius ad haec et similia respondi non esse 
in mea potestate aliquid injungere in virtute obedientiae , nec 
nos eam habere consuetudinem; deinde dictos fratres non am- 
plius esse sub obedientia mea sed ejus seu eorum cum quibus 
sunt. Sed ista intelligere nequeunt. Post haec idem Regens ea- 
dem contulit cum quodam doctore theologiae, unico amico no- 
stro , et cum lachrimis multa illi dixit , ita ut idem doctor jam 



* Autographae litterae Adriani sunt in duplici folio n. 140,— Ex his, ut moris erat, 
quaedam excerpsit Polancus in Societatis domos transmittenda. Horum autem excer- 
ptorum habemus exemplaria duo: unum in Historia varia, voi. i, fol. 298; alterum in 
Cod. 1551, fol. 5. 

* Eas habes ^upra, n. CX, pag. 452. 



An. 1552 



pene mutatus ei adhaereret. ligo, casu statini post diseessum 
Regentis superveniens, cum codera contuli. Proposuerat Re- 
féns in primis quod si ego illas litteras scribere vellem , para- 
tus esset etiam juramento affirmare in primis quod parentes di- 
ctorum fratrum non impedirent eos a nostra Societate. 2.° Quod 
nec ipse impediret ullo modo, quin potius foveret. 3.° Quod suis 
sumptibus eos reduceret; et similia: addens, cura ego possem 
illi tantopere prodesse, videlicet, non dubitans quin unus illo- 
rum, Jacobus videlicet, futurus esset primas Universitatis, a me 
charitas exigat et ratio ut hoc faciam , etc. 

Ego haec videns et audiens, et Domino fiduciam praestante, 
respondi me istis bene contentum, immo nihil aliud optare; sed 
scribantur conditiones istae et polliceatur mihi ista Regens co- 
ram Rectore, notario et testibus. Itaque statini scriptae sunt 
o >nditiones. Addidi ego pro majori declaratione et securitate, in 
primis quod Regens primo impetrarei a parentibus fratrum 
certiíicationem quod ipsi permitterent eos nobis cohabitare , et 
eis in temporalibus providebunt, sicut hactenus fecerunt , et 
nullo modo impedient eos a sua vocatione. ínterim dixi eidem 
Doctori: ecce ego ista facio et in istis condescendo; sed timeo et 
non puto quod Regens ista volet faceré. Ule vero putabat im- 
possibile quod Regens dicta sua coram ilio retractarei. Post 
haec missa sunt haec scripta ad Regentem et interrogatus an 
illis stare vellet, respondit Regens in primis quod clausulam il- 
lam de parentibus non posset nobis addicere. 2.° quod est con- 
tra juramentum suum facultati artium praestitum; quod videli- 
cet aliquem promoverei ad religionem; juravit enim quod fove- 
ret eos in studiis et non in religione. 3.° Quod duos quidem ex 
illis fratribus suis sumptibus vellet reducere, novellos videlicet 
fratres, sed duos alios non. Et ita isti contractus cessarunt et 
cessant, et nihil amplius audio, neque in jus vocor; existimo 
quia omnia quiescent. 

De patre Otthonis significatum est mihi a quodam singulari 
amico, ibidem habitante, quod pater omnino velit sibi a me vel 
a filio polliceri et certus esse quod Ottho non resignabit suum 
-canonicatum ante suam professionem, vel nonnisi Consilio pa- 
tris sui. 2.° Ut Ottho Coloniae vel Lo vanii perficiat studia sua; 
quod si fiat, pater erit bene contentus et Otthoni in omnibus 
suecurrere ut decet patrem. Alioquin nisi amicus sese obstitis- 



504 



LlTTERAE QUADRI MESTRES 



set, et nisi hoc fiat, omnino vult exponere querelas de nobis 
apud Episcopum, cui est familiaris, et in curia Caesaris et Re- 
ginae nostrae. Ego autem statim scripsi litteras ad patrem Ot- 
thonis ut si quid circa filium suum a nobis requirat, inveniet nos 
in omni re rationabili paratissimos; cogebar enim dissimulare 
id quod ab ilio amico ad me scriptum erat. Sic spero quocì 
omnia bene cedent. Nihil interea audivi. 

Proinde referam quid interea Dominus operatus sit. In pri- 
mis neminem audio deaedificatum ex hac captivitate mea vel 
ex factis seu dictis nostris; quin potius omnes condolent nobis 
et Dominus laudatur, qui nobis dedit tanta pro se pati, nec 
quisquam intelligere potest quomodo possibile fuerit haec ita 
contingere. Omnes, etiam adversarii, dolent et condolent no- 
bis. Ipse Rector quoque a se rejicit, dicens suo jussu non esse 
factum. Sic quisquam alteri imputai et a se culpam rejicit , sic 
ut neminem, ñeque parvum neque magmi m, ñeque virum neque 
mulierem, neque puerum, aliud audiam sentire aut dicere. 

Deinde numerus confitentium ac ad nos accedentium interea 
non solum non est diminutus sed plurimum auctus; neque quis- 
quam a nobis ob ista recessit, et plus video in istis persecutio- 
nibus operatum Dominum quam toto tempore quo hic fui. Sit 
Dominus in omnibus benedictus. Ad haec Dominus movit corda 
omnium praecipuorum concionatorum totius oppidi hujus, qui 
omnes, unanimiter et fortissime, latine et germanice, publice et 
privatim videntur nos nostraque excusare et defendere et ad si- 
milia omnes exhortari, ita ut sit quasi miraculum in cordibus 
nostris. Numquam enim aut valde obiter et raro solent de his 
rebus concionari, videlicet, de ingressu religionis , de resigna- 
tione sui ad omnia et ad omnem statum, de offerenda juventute 
sua Christo, de auscultatone ad inspirationes Domini et earum- 
dem sequela non differenda, et similibus; novit Dominus quam 
exultent corda nostra in istis. Sit Dominus in omnibus bene- 
dictus. 

Istis quoque diebus jam tertio invitatus ad prandium cujus- 
dam sacrae theologiae licentiati cum dicto doctore et alio bono 
et docto domino , inter comedendum incidit disputado de elee- 
mosyna et fundatione collegiorum, pro studiosis, inquam. Ad 
quod dixi Dominum diu multumque rogandum , quo possimus 
habere voluntatem fundandi aliquid pro illis, cum unus stet pro 



As. 1552 



minibus. Deinde, finito prandio, idem lieentiatus serio explica- 
vit nobis animum suum et dixit in praesentia dictorum duorum: 
ecce, inquit, causa cur vocaverim vos et praecipue te dominum 
Adrianum, mihi loquens; vidi, inquit, patientiam vestram in 
omnibus istis adversis et jam a multo tempore cogitavi et deli- 
beravi istud, videlicet; procurate vos domum, seu licentiam ex- 
struendi seu emendi domum pro collegio fratrum vestrorum. 
Ego ita eamdem domum dotabo, ut quinqué, sex aut septem 
fra tres inde possint sustentan; et istud firmitér statui et in prae 
sentia duorum jam explico. Ego opere ostendam me fautorem 
et patrem Societatis hujus. Video enim quod nihil nisi nudum 
Christum et mortificationem propriam quaeratis, et similia; et 
dixit mihi quod haec indicarem P. V. Proinde rogo P. V. ut fiat 
id, quod in aliis litteris scripsi, vel ut Societas approbetur a 
Concilio Tridentino. Alioquin pro hoc tempore non est spes 
c xstruendi collegium , ncque spes libere utendi privilegiis no- 
stris admittendi aliquem ad exercitia Societatis aut ad Socie- 
tatem. 

Cum hoc quoque posta nihil prorsus litterarum a P. V. aut 
romanis accepimus. Aliam néscio causam, nisi quod tanta con- 
solatione non sum dignus, et quia fortassis nimis multa ad vos 
scribam et variis dubiis obruere videar. Sed rogo propter Je- 
sum ignoscite mihi, quia nihil mihi sapit, nihil audeo nisi a vo- 
bis prius instructus et edoctus. 

Remansimus domi quinqué fratres. Unus licenciatus Quin- 
tinus 1 nondum est publicus frater, et reversus est ad suum ca- 
nonicatum et ibidem fructificat donec aliud ei a P. V. vel a 
nobis dicatur. Noster Sardus 2 recte, laus Deo, valet, cum an- 
tequam se nobis adjunxisset, saepe ab infamia et ubique loco- 
rum consueverit male habere , et valde est aedificativus et fer- 
vidus, promptus et obediens in omnibus. Pergit in studiis philo- 
sophicis et magnum gustum in illis brevi invenire coepit. 

Habuimus unum Hispanum Valentinum istis diebus in exer- 
citiis, nobilem; sed sicut Parisiis semel defecit, ita et apud nos, 



1 Quintinus Char